Weekend con gusto

Paolo Massobrio, goloso dei “Weekend con gusto”

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Dopo il successo di Golosaria, uno dei più grandi conoscitori del Gusto Italiano rivela che la regione da scoprire è il Molise e approva i Weekend con il gusto del cibo e del bello.

Di Beba Marsano

È il papà de ilGolosario, annuario delle cose buone d’Italia; di Golosaria, vetrina d’eccellenza del piccolo artigianato alimentare italiano; di Papillon, associazione nazionale votata alla riscoperta dei sapori dimenticati. Lui è Paolo Massobrio, enogastronomo, sommelier, giornalista, scrittore, profeta del (buon)gusto dagli interessi sterminati. Un esempio? Il vino da messa, a cui ha dedicato seminari internazionali.  Per noi si confessa attraverso la geografia del cuore. Eccola.

Paolo Massobrio con lo chef Carlo Cracco

Quali territori, attraverso iniziative tipo consorzi, strade del vino o dei sapori, sono riusciti meglio di altri a lavorare sull’immagine nel rispetto dell’identità?

 Mi ha colpito molto l’iniziativa della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Longobardi nel bresciano, che per festeggiare i suoi vent’anni ha mostrato che la chiave del successo è quella dell’arte, del gusto e della storia. Un grandissimo lavoro, che ha fatto emergere l’identità di un territorio di nove comuni che difficilmente avrebbero lavorato insieme. Poi ho apprezzato le iniziative della Camera di Commercio di Viterbo e di Confartigianato Cuneo: hanno messo insieme tanti piccoli produttori e sono riusciti a farli conoscere durante il lockdown con efficaci iniziative a distanza. Ma soprattutto hanno realizzato libri e depliant molto belli, curati, non banali.

I tuoi luoghi “con gusto”, capaci di coniugare natura, buona tavola e arte?

Il mio luogo del cuore è il Monferrato: natura a pieni polmoni fra le colline, arte con le chiese che custodiscono i dipinti del Moncalvo, i castelli, le pievi romaniche o le abbazie come quella clamorosa di Santa Maria di Vezzolano.

Paolo Massobrio e Marco Gatti con le nuove borse di Golosaria

Gli indirizzi della gola?

La pasticceria Gallina ad Alessandria, suoi i Baci di Gallina, irresistibili; la trattoria I Bologna a Rocchetta Tanaro; la macelleria Micco a Moncalvo.

I luoghi del mangiare e bere bene ancora da scoprire?

Il Molise! Ogni anno, d’estate, dedico tre giorni per scoprire palmo a palmo questa regione misteriosa e bellissima, che ha una propria identità enogastronomica; pensiamo alla Tintilia, vino rosso autoctono, o alla pampanella, piatto tipico di alcuni paesi dell’entroterra. E poi, in un borgo che si chiama Agnone, c’è una scuola di pasticceria di altissimo livello. Infine pochi sanno che il Molise è la regione che commercializza più tartufo bianco, per questo ho voluto portarlo a Milano a Golosaria.

Il borgo di Agnone, in Molise, è Bandiera Arancione

Il tuo Golosario disegna una mappa delle cose buone d’Italia; cosa emerge da questa nuova edizione?

L’innovazione che non si ferma mai, ma soprattutto la spinta di tanti giovani a reinterpretare la tradizione con prodotti davvero straordinari.

Dove la cucina è oggi più attenta alla sostenibilità?

Se mi chiedi in quale regione, ti direi la Valle d’Aosta, ma anche l’Altopiano di Asiago, Cortina, la montagna italiana in genere. Lo dico pensando a tanti esempi di recupero di antichi saperi, soprattutto in fatto di raccolta nei boschi, di conoscenza della natura che poi finisce nel piatto. È l’imprinting di una nuova generazione di cuochi, sotto i trent’anni, che stanno facendo innovazione con uno sguardo attento a ciò che hanno intorno.

Il più bel museo del cibo in Italia?

Quello della cantina Lungarotti a Torgiano, in Umbria, che racconta la civiltà dell’olio e del vino.

Paolo Massobrio con i relatori di Golosaria

Piatto e vino più amati?

Il mio piatto preferito è la bagna cauda; il vino, in assoluto, la Barbera.

L’albergo prediletto?

Villa Quaranta in Valpolicella.

La bagna cauda, piatto preferito di Paolo Massobrio

Il tuo buen retiro?

L’Hotel Giamperduto a Bernalda, in Basilicata.

L’emozione più grande legata a un viaggio?

Quando sono stato la prima volta in Giappone e le colleghe giornaliste, che si erano preparate venendo tre anni a Golosaria, mi hanno fatto incontrare contadini, produttori di vino, cuochi che avevano i medesimi valori di quelli che gli feci scoprire io. È stata un’emozione forte, che mi ha aperto gli orizzonti: certi valori legati al gusto, all’ambiente, alla cura della ruralità sono planetari.

La delusione?

Non ricordo viaggi deludenti. Soste al ristorante, invece, sì.

Cosa vale un viaggio nel tuo Piemonte?

Il silenzio al mattino presto camminando nei vigneti; la gente che non è chiusa come tanti dipingono; ciò che bevi e mangi e quel genius loci per cui ogni paese ti racconta una grande storia.

Il viaggio nel cassetto?

In Argentina, nella Pampa, perché lì sono emigrati i miei nonni (mio nonno Paolo che imparò a fare il macellaio) e lì nacque mia mamma, a Unanuce.

La Pampa argentina, il viaggio da sogno di Paolo Massobrio

Ti piace guidare e con che auto ti sposti per i viaggi di lavoro e non?

Mi piace moltissimo, e anche quando devo andare a Roma preferisco l’auto perché facilita la scoperta e ti rende più libero, anche di conoscere. Io viaggio con un Volvo XC40 super accessoriata che è un modello di sicurezza impressionante. Faccio almeno 60mila chilometri l’anno e l’auto mi ha aiutato spesso a viaggiare sicuro.

La Volvo XC40, l’auto che Paolo Massobrio usa per il suo lavoro e per i suoi weekend