Per una volta

Isola del Corvo, la più selvaggia delle Azzorre

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C’è una parte d’Europa sparso nell’Oceano Atlantico. Sono le isole Azzorre, nove “sorelle” (São Miguel, Pico, Terceira, São Jorge, Faial, Flores, Santa Maria, Graciosa e Corvo) che costituiscono una regione autonoma, ma che politicamente e culturalmente appartengono al Portogallo. Dalla madrepatria, tuttavia, distano ben 1500 km, mentre altri 4000 le separano dalla Nuova Scozia, in Nord America. Le Azzorre, insomma, sono un mondo a sé, creato dall’isolamento, dalla distanza tra le isole stesse e da una cultura che, nei secoli, si è sviluppata in maniera autonoma, dopo essere stata “importata” dalla vecchia Europa.

Ognuna delle isole, poi, ha sviluppato peculiarità e caratteristiche proprie, alcune aprendosi al turismo, altre preservando gelosamente il proprio ambiente naturale e basandosi su un’economia di sussistenza in cui pesca, agricoltura e allevamento danno cibo e lavoro ai pochissimi abitanti. La più selvaggia, e meta scelta da Weekend Premium tra i luoghi del mondo da vedere “per una volta”, è l’Isola del Corvo, Riserva Mondiale della Biosfera UNESCO e la più piccola dell’arcipelago.

Storia e leggende dell’”Isola nera”

L’isola del Corvo è stata scoperta attorno al 1452 dal navigatore portoghese Diogo de Teive, insieme all’isola di Flores, che dista appena 24 km. La chiamò Insula Corvi, per il colore prevalente delle sue spiagge e della sua terra, il nero, simile alle piume del corvo, dovuto alle sue origini vulcaniche. In realtà, si pensa che già i Cartaginesi fossero giunti qui, come dimostrano i ritrovamenti archeologici si una statua raffigurante un cavallo, recante un’iscrizione con un alfabeto simile a quello fenicio e di alcune monete databili attorno al 300 a.C.

Alle Azzorre e a Corvo, poi, è strettamente legata anche la leggenda di Atlantide. Già i greci parlavano di alcune terre presenti al di là delle Colonne d’Ercole, che gli antichi avevano fissato presso lo Stretto di Gibilterra e rappresentavano, allora, il confine del mondo allora conosciuto. Secondo la leggenda, le Azzorre sarebbero quel che rimane dell’enorme continente scomparso.

Il fascino discreto del Corvo

Il paesaggio dell’isola del Corvo si distingue da quello delle altre isole per i muri di pietra scura che dividono le singole proprietà. Qua e là, si trovano diversi palheiros, i pagliai dalle pareti di basalto, che vengono utilizzati per la conservazione del foraggio e degli utensili agricoli e che, insieme alle terre scure delle spiagge e del terreno vulcanico, sul quale crescono cedri e ginepri, alternati al verde scuro dei pascoli e alle sfumature bionde dei campi di cereali, hanno contribuito a fare attribuire a Corvo l’appellativo di “isola nera”.

Che si arrivi a Corvo via aria o via mare, il primo approccio con l’isola è la cittadina di Vila Nova do Corvo, l’unico centro abitato dell’isola e il più piccolo delle Azzorre. Le case sembrano accatastarsi a grappolo le une sulle altre, circondate da un labirinto di vicoli e stradine (canadas) di ciottoli, dove le auto passano a malapena e, in verità, i veicoli a motore si contano sulle dita di una mano.

Le abitazioni di quello che ha tutto l’aspetto di un antico borgo medievale, sono un vero e proprio museo all’aperto, in cui gli abitanti conservano e tramandano le tradizioni e la cultura locale. A sud della città, nella baia di “Nostra Madonna del Rosario”, si trovano tre moli, dove attraccano le barche dei pescatori e le lance dei turisti: il Porto Nuovo, il Porto e il Porto detto “Bocca della casa”. Nelle vicinanze dell’aeroporto, a ovest, si trova, invece, l’unica spiaggia dell’isola, dalle inconfondibili sabbie nere, chiamata Portinho, dove convergono turisti e locali per nuotare nelle acque dell’oceano e prendere il sole.

La cittadina non può che essere visitata a piedi, assaporandone l’atmosfera antica, gli scorci, gli anfratti e la storia. Merita sicuramente una visita la bella Chiesa di Nostra Signora dei Miracoli la cui costruzione, su un edificio preesistente, risale al 1795. All’interno, si possono vedere alcune opere di rara bellezza, come la statua del Santo patrono, un dipinto della scuola fiamminga di Malines del XVI secolo e un’immagine dell’Immacolata Concezione, scolpita nel legno.

A pochi passi dalla chiesa, in Largo Outeiro, di trova la Casa dello Spirito Santo, una delle tipiche case simmetriche delle Azzorre, risalente al 1871. In prossimità dell’aeroporto, vicino a Porta Negra, si possono, invece, avvistare alcuni mulini a vento in stile arabo, caratteristici dell’Isola di Corvo.

Dei sette presenti, ne funzionano solo tre. Le figure coniche svettano sulla riva del mare e sembrano quasi punteggiare di bianco l’orizzonte azzurro. Le cupole di legno si muovono attraverso un meccanismo, che impone loro un moto rotatorio che, a sua volta, fa girare le vele triangolari di stoffa.

Trekking sul vulcano

Il cuore e l’anima dell’isola del Corvo è il Monte Gordo, un vulcano estinto il cui perimetro, di circa 3,7 km, che determina la zona detta del Caldeirão, è una delle più belle di tutte le Azzorre. Sulla sua superficie, infatti, si aprono due splendidi laghi d’altura dalle acque cristalline e alcune paludi, mentre le pareti rocciose sono ricoperte da muschio verde brillante. Qui, le mucche pascolano tranquille, mentre le dorsali sono suddivise in piccoli appezzamenti di terreno, circondati dalle splendide e variopinte ortensie, i fiori simbolo delle Azzorre.

La salita al Caldeirão si presta a camminate e trekking per gli amanti delle passeggiate. I sentieri, infatti, sono ben segnalati, alcuni percorsi, poi, sono molto brevi e consentono di effettuare la salita anche autonomamente. Il percorso più breve, di circa 1 o 2 ore a seconda del passo, segue il sentiero di 3,5 Km denominato Cara do Indio, poiché, ad un certo punto, si incontra una roccia che assomiglia al profilo di un indiano. L’itinerario ad anello inizia a Cova Vermelha, a est di Vila do Corvo, e termina nel capoluogo. Si cammina in direzione della costa, su antiche viuzze fiancheggiate da argini di pietra. Il paesaggio, qui, dà il meglio di sé.

In questa zona, infatti, si trovano la Farm ed il Fojo, due aree pianeggianti, forse le uniche dell’isola, dove si possono coltivare alberi da frutto, tra cui i dolcissimi ananas delle Azzorre, per cui le isole sono famose e le variopinte ortensie, pennellate di colore che spiccano tra il verde della vegetazione e il cupo colore scuro del terreno vulcanico.

Proseguendo, il sentiero arriva fino alla scogliera. Da qui, si può fare una piccola deviazione sulla destra, per vedere la roccia che “ritrae” il profilo di un indiano. Tornando sui propri passi, si torna a lambire la scogliera fino a che, seguendo le indicazioni, si imbocca la discesa per ritornare, dalla parte opposta a Vila do Corvo.

Questa parte del sentiero è particolarmente suggestiva: si possono, infatti, incontrare vecchi bivacchi dei pastori, bizzarre formazioni geologiche, rigogliosi cespugli di ginepro ed estese macchie di licheni. Il sentiero, infatti, attraversa due aree protette, dichiarate Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale UNESCO.

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