6. Roma – Cimitero del Verano
Con i suoi 83 ettari è una vera e propria “città dei morti”, con una storia antichissima. Già venti secoli fa, infatti, dove oggi sorge il cimitero monumentale di Roma c’era una necropoli e anche il nome, Verano, deriva dalla nobile gens romana dei Verani.
L’attuale configurazione viene predisposta lungo la via consolare Tiburtina durante il regno napoleonico (1805-14) dopo che l’Editto di Saint Cloud del 1804 aveva imposto le sepolture fuori dalle mura della città. L’espansione continuò anche dopo che Roma divenne Capitale d’Italia, nel 1870-71. Spettacolare l’ingresso principale, a tre fornici, e presidiato da quattro statue monumentali che rappresentano la Meditazione, la Speranza, la Carità e il Silenzio, a cui segue lo spettacolare quadriportico di Vespignani del 1880.
Il Cimitero del Verano è talmente grande che da una zona all’altra ci si sposta con navette dedicate. Si tratta di un vero e proprio museo a cielo aperto, impossibile da visitare in un giorno solo. Per questo è bene studiare un itinerario mirato, oppure usufruire di una delle visite guidate tematiche messe a disposizione dal Comune di Roma. Spiccano per particolarità i dipinti di Filippo Severati, vissuto nell’Ottocento, su pietra lavica, talmente realistici da sembrare fotografie. Al Verano se ne trovano circa un centinaio, compreso quello dello stesso Severati, che fu sepolto insieme ai genitori.
Tantissime, invece, le personalità sepolte al Verano. Per citarne solo alcune: Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Eduardo e Peppino de Filippo, Vittorio De Sica, Vittorio Gassman, Giuseppe Ungaretti, Ciccio Ingrassia, Natalia Ginzburg, Bud Spencer, Marcello Mastroianni.
E poi Alberto Moravia, Roberto Rossellini, Palmiro Togliatti, Giulio Andreotti, Nino Manfredi, Alberto Moravia, Lando Fiorini, Goffredo Mameli, autore dell’inno d’Italia, Nilde Iotti, Don Lurio, Trilussa e Raimondo Vianello, la cui inseparabile moglie, Sandra Mondaini, è invece sepolta a Milano.
7. Roma – Cimitero Acattolico
Si trova dietro la Piramide Cestia, al Testaccio, ed è uno dei cimiteri più belli e romantici della capitale. Forse non ha le dimensioni degli altri cimiteri monumentali citati sopra, ma è uno dei più visitati, anche attraverso tour guidati.
La ragione è che qui sono sepolti grandi poeti e scrittori della letteratura inglese, tra cui John Keats, morto a Roma di tubercolosi. Davanti alla sua tomba c’è una panchina immersa nel verde, che invita quasi a sedersi a leggere il suo epitaffio.
Altro nome celebre è quello di Percy Shelley, che morì annegato nell’amata Portovenere. La vedova, Mary Shelley, autrice del celeberrimo Frankenstein, volle però che il cuore del marito fosse sepolto con lei. Passeggiando tra le sepolture si incontrano anche quella del figlio di Goethe e di Antonio Gramsci. Ultimo arrivato, ma solo in ordine di tempo, poiché non ha nulla da invidiare alla fama degli altri ospiti illustri, l’amatissimo Andrea Camilleri, “papà” del commissario Montalbano.
Il cimitero acattolico si compone di una parte più antica, settecentesca, costruita quando i non cattolici non potevano essere sepolti insieme ai cattolici, e una più moderna, ottocentesca. Splendide le statue romantiche, che sembrano spuntare dalla folta vegetazione di quello che sembra a tratti un bosco, ad altri un giardino. Tanto che qui ha trovato casa una colonia di gatti, veri custodi del riposo dei defunti.
8. Napoli – Cimitero delle Fontanelle
Si trova nella via omonima del Rione Sanità ed è uno dei cimiteri più singolari del mondo. Qui, infatti, non è sepolto nessun personaggio famosi, bensì centinaia di migliaia di sconosciuti. Al punto che il cimitero delle Fontanelle è anche conosciuto come cimitero “delle anime pezzentelle”.
Il cimitero è ricavato in profonde cave di tufo dove, fin dal Cinquecento, venivano sepolti le vecchie ossa di sepolture precedenti nelle chiese di Napoli, poi, dal Seicento, i napoletani più poveri vittime di epidemie di peste e colera, morti durante le rivolte popolari o durante le eruzioni del Vesuvio.
Solo nell’Ottocento un sacerdote e alcune pie donne si presero l’impegno di pulire, disporre e catalogare quei poveri resti, disponendoli in maniera ordinata nelle cave di tufo, tra nicchie naturali e piccoli altari improvvisati. Subito i napoletani cominciarono a sviluppare nei confronti delle “anime pezzentelle” una vera e propria devozione popolare, che dura ancora oggi.
Tantissimi sono infatti, gli ex voto, i fiori, i biglietti, i pensieri che vengono lasciati alle ossa senza nome. Un modo per prendersene cura, perché probabilmente tra esse potrebbe esserci qualche antenato, oppure per ricordarci che la vita e la morte sono le facce di una stessa medaglia.
9. Capri – Cimitero acattolico
Piccolo, ma con un panorama straordinario, il Cimitero acattolico di Capri, a Marina Grande, conta appena 208 tombe, per lo più di letterati, poeti e uomini di cultura inglesi, tedeschi, americani e russi. Personaggi che, nell’Ottocento, scelsero Capri per trascorrere un “soggiorno della salute”, tra buon clima e bellezze paesaggistiche in grado di ispirare le loro opere.
Molti decisero di rimanere, e qui vi trascorsero fino all’ultimo dei loro giorni, altri, invece, furono troncati dalla tubercolosi, dalla quale speravano di guarire proprio grazie al clima mediterraneo di questa splendida isola.
Tra i personaggi famosi che qui riposano ci sono il barone francese Jacques Fersen, lo scrittore Norman Douglas e la cantante inglese Gracie Fields.
10. Palermo – Catacombe dei Cappuccini
Nel quartiere Cuba, nei sotterranei del Convento dei Cappuccini che sorge accanto alla chiesa di Santa Maria della Pace, in Piazza Cappuccini, si trovano le singolari catacombe, un “cimitero” unico nel suo genere. Qui si trovano più di ottomila corpi mummificati, a partire dal Cinquecento e fino agli inizi del Novecento, disposti in piedi in nicchie, anfratti e corridoi, e vestiti dei loro abiti migliori, catalogati a seconda del rango, oppure del mestiere o di appartenenza a una famiglia.
La storia delle catacombe inizia nel 1500, quando furono istituite per dare sepoltura ai frati del vicino convento. Il primo ospite, nel 1599, fu un certo Frate Silvestro da Gubbio. I corpi all’epoca venivano “mummificati” naturalmente grazie al particolare microclima presente nelle catacombe. Tuttavia, nei secoli, le tecniche di conservazione si affinarono.
Al punto che venire sepolti qui divenne un vero e proprio status symbol e le famiglie più abbienti elargivano generose donazioni al convento per trascorrere qui l’eternità, oltre a pagare la costosa mummificazione, esposti nei loro abiti migliori, ed essere visitati da parenti e posteri.
Nelle catacombe dei Cappuccini si trova poi la “mummia più bella del mondo”. È quella della piccola Rosalia Lombardo, una bambina di due anni morta di polmonite nei primi anni del Novecento e imbalsamata con una tecnica innovativa che, ancora oggi, la fa sembrare addormentata.









