Pensieri on the road

Weekend a Padova, città bella e colta, dove le donne non sono “rosa”

image_pdfimage_print

Di Raffaele d’Argenzio

 È da tempo che vado dicendo che Padova deve diventare una preziosa meta turistica che merita di essere onorata, una meta di pellegrinaggio (oltre che per Sant’Antonio) per la cultura di cui è intrisa. Come spesso mi accade, ne parlavo con alcuni colleghi e, in particolare, con Maurizio Drago, padovano che, naturalmente, era d’accordo.

Veduta di Padova

Padova la Dotta che ama e onora le donne che valgono. Quelle che non hanno bisogno delle quote rosa. Proprio con Maurizio ricordavamo qualche giorno fa che fu proprio a Padova che nel 1678 la sua università, in nome della Patavina Libertas (cioè autonomia dalla Chiesa, che a quei tempi non accettava donne laureate), permise che la sua cittadina Elena Lucrezia Cornèr diventasse la prima donna laureata al mondo.

Ritratto di Elena Lucrezia Corner, la prima donna laureata al mondo

Qualche ricercatore pare dica che forse c’è stato un altro caso precedente, ma per ora amo pensare che sia stata una padovana, anche perché, appena il giorno dopo, abbiamo saputo che proprio l’Università di Padova, dopo 800 anni dalla sua fondazione (avvenuta nel 1.222), aveva eletto come rettrice una donna, la professoressa Daniela Mapelli, ordinaria di neuropsicologia, nata a Lecco 56 anni fa,  ma residente a Padova fin da quando vi era venuta per studiare. E ora si ritrova proprio lei a guidare le celebrazioni dell’800° anniversario dell’ateneo, lei prima donna a dirigere questa Università dove ci fu la prima donna che si laureò.

Daniela Mapelli, prima donna rettrice dell’Università di Padova a 800 anni dalla fondazione

E mentre Lucrezia Cornèr nel 1678 rifiutò che le fosse data la laurea per acclamazione e pretese la discussione segreta come lo era per i maschi, così nel 2021 la neo rettrice Daniela Mapelli ha dichiarato “Mi piacerebbe molto che in un futuro non lontano la distinzione fra uomo e donna non fosse più qualcosa su cui soffermarsi, anche perché credo di essere arrivata qui per merito della mia esperienza e delle mie competenze e non invece per il fatto di essere una donna.”

Qui a Padova, a distanza di secoli, mi pare che le donne continuino a non avere bisogno di quote rosa. Questa è una delle tante ragioni per un “pellegrinaggio” in questa città che con la sua storia, la sua arte e la sua cultura, onora il Veneto.