Weekend Italy

L’avventura rosa elettrico prosegue in Asia

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On the road
On the road

Asia Centrale

Giunte in Uzbekistan, decidiamo di visitare la città di Moinaq, sul lago Aral, per vedere i relitti dei pescherecci incagliati sul fondo di quello che un tempo era un lago. Dopo aver vagato all’avventura, li scorgiamo in lontananza, in mezzo a chilometri e chilometri di deserto sabbioso. Poi, cerchiamo disperatamente il gasolio che in Uzbekistan è pressoché sconosciuto. Lo troviamo solo presso un albergo. Ora siamo pronte per il Pamir, ma il Pamir non è pronto per noi.
Per la seconda volta dobbiamo rinunciare ad attraversarlo perché il giorno prima del nostro arrivo scoppia una guerra tra Pamiri e governo Tajiko ed è assolutamente impossibile attraversare la zona. È difficile per noi accettare questo cambio di programma ma ancora peggio è ascoltare i lamenti di una ragazza che ha tutta la famiglia proprio nell’area dei violenti combattimenti che causeranno oltre 200 morti!
Così dobbiamo compiere un lungo giro di oltre duemila chilometri per raggiunge lo stupefacente Kirghizistan, ma prima dobbiamo affrontare il tunnel della morte.
Per un errore umano il tunnel della morte, lungo circa sette chilometri, è praticamente un fiume sotterraneo. Lo si attraversa con l’acqua alla portiera e con l’incertezza di cosa ci sia sotto le ruote. La strada, infatti, è disseminata di veri e propri crateri che mettono a dura prova la nostra Peugeot. Quando vediamo la luce che ci indica la fine di questo inferno, urliamo di gioia…

161 Mariella cinese 

Cina

Appena arrivate in Cina ci viene imposta la guida Zhang Bin (ma preferisce che lo chiamiamo David), che in realtà ha il compito di impedirci di entrare in certe parti del Paese. Il nostro itinerario non subisce variazioni sostanziali e quando ci sono situazioni in cui si prospetta la possibilità di attraversare strade proibite dal governo, per recuperare il tempo perso, David va letteralmente nel panico.
Lo Xinjiang ci riserva la città vecchia di Kashgar, il mercato di Giada, il deserto Taklamakan con le sue dune di sabbia, Turpan e la valle dell’uva irrigata con il sistema Karez fino ad arrivare, al limite della regione, nel posto che più ci colpirà nell’intero viaggio: la ghost city.
È una specie di Monument Valley in miniatura.
Una distesa di sabbia con formazioni rocciose qua e là dalle mille forme (tartaruga, cavallo, sfinge, castello). Ci arriviamo al tramonto e ci godiamo le sfumature di rosso che assumono queste rocce mentre prepariamo il nostro campo per la notte. Ci godiamo anche un po’ di privacy, cosa che in Cina sembra non esistere. Probabilmente sono talmente tanti che sarebbe impossibile riuscire a restare soli, soprattutto nei momenti più intimi…
Entrate nel Ganzou, visitiamo le altissime dune di Dunhuang, le grotte di Mogao, la fortezza di Jiayuguan, da dove inizia la Grande Muraglia, il Buddha sdraiato più lungo di tutta la Cina (ben 35 metri), il Tempio tibetano di Labrang, l’esercito di Terracotta, il Tempio Shaolin, la città vecchia di Pingyao, il Tempio sospeso, le grotte di Datong, la Grande Muraglia e poi la meravigliosa Pechino.
Dopo 21 giorni di viaggio in questo immense paese dobbiamo, per la prima volta, abbandonare la nostra 3008 Hybrid4.
Abbiamo provato in tutti i modi a viaggiare in nave con lei fino al Sud Corea e poi in Giappone ma le pratiche burocratiche e I costi elevatissimi non ce lo hanno permesso.
Così la portiamo a Tianjin e la mettiamo personalmente dentro un container che la trasferirà a Fukuoka, in Giappone.
Ce la faremo a rivedere la nostra amata compagna di viaggio?