Si sta avvicina il periodo più pazzo e divertente dell’anno: il Carnevale! Quest’anno, Giovedì Grasso sarà il 12 febbraio, mentre Martedì Grasso il 17 febbraio. Se in Italia spiccano per fama e bellezza il Carnevale di Venezia, o quello di Viareggio, ogni regione, città, paese, ha il suo Carnevale. Anche se spesso non finiscono sulle copertine o non fanno notizia, queste feste raccontano l’anima più profonda dei territori, tra maschere arcaiche, riti pagani, danze e piatti tradizionali. Ecco, allora, in questa curiosa TOP 10 i 10 Carnevali più strani, affascinanti e identitari d’Italia, dove il folklore incontra la storia. E la tavola non resta mai vuota!
1. Mamoiada (Nuoro) –Sardegna (17 gennaio – 17 febbraio)
Il Carnevale di Mamoiada non fa ridere: ipnotizza. Le maschere dei Mamuthones e Issohadores affondano le radici in riti precristiani legati alla fertilità e al ciclo della natura. I Mamuthones avanzano lenti, curvi sotto decine di chili di campanacci, vestiti di pelli scure e con maschere nere di legno, mentre gli Issohadores, più agili, “catturano” il pubblico con una fune, gesto di buon auspicio. Il silenzio è parte del rito.Inizia tradizionalmente il 17 gennaio con la festa di Sant’Antonio Abate e culmina con le sfilate principali di Giovedì e Martedì Grasso. In tavola regnano pane carasau, formaggi di pecora, salsiccia secca e il vino cannonau, bevuto come sigillo di comunità. Più che una festa, è un’esperienza ancestrale.

Bagolino (Brescia) –Lombardia (15–17 febbraio)
Elegante e colto, il Carnevale di Bagolino è una rarità alpina. I protagonisti sono i Balarì, danzatori vestiti con abiti ricamati, cappelli fioriti e maschere bianche, che eseguono danze rituali accompagnate da violini. La tradizione risale al Cinquecento e racconta di corteggiamenti, gerarchie sociali e riti di passaggio. Accanto a loro ci sono i Maschér, figure grottesche e provocatorie. Il piatto simbolo è il Bagòss, formaggio DOP allo zafferano, servito con polenta e burro fuso. Un carnevale che sembra uscito da un affresco rinascimentale.

Montemarano (Avellino) –Campania (13–22 febbraio)
Durante il Carnevale di Montemarano si balla senza sosta. La protagonista è la tarantella montemaranese, ipnotica e circolare, che accompagna carri e maschere per giorni interi. Le origini sono contadine, legate ai riti dionisiaci e alla fine dell’inverno. Non esistono spettatori: chi arriva, balla. Il tempo si perde tra musica, vino e risate. In tavola trionfano cavatelli al ragù, soffritto di maiale, zeppole dolci e il Taurasi DOCG, che qui scorre come benzina rituale. È uno dei carnevali più fisici d’Italia.

Tricarico (Matera) –Basilicata (12 febbraio – 3 marzo)
Il Carnevale di Tricarico sembra una favola pastorale. Le maschere delle Mucche e dei Tori rappresentano il mondo agricolo: campanacci, muso decorato, abiti bianchi o neri. La sfilata racconta il corteggiamento, la fatica e la vita nei campi. Le origini risalgono all’epoca medievale, con evidenti echi pagani. Il cibo è parte del rito: lagane e ceci, peperoni cruschi, pane di grano duro e dolci fritti al miele. Tutto profuma di terra e memoria.

- Ronciglione (Viterbo) –Lazio (8–17 febbraio)
Il Carnevale di Ronciglione è spettacolo puro. Le corse a vuoto dei cavalli, senza fantino, attraversano il centro storico tra un boato di folla. La tradizione risale al periodo dei Farnese. Accanto alle corse, carri satirici e maschere popolari. Il dolce simbolo è il naccherino, biscotto speziato secco, accompagnato da vino dei Colli Cimini. Un carnevale adrenalinico, medievale e sorprendentemente elegante.

Sant’Eraclio di Foligno (Perugia) –Umbria (1-8–15 febbraio)
Il Carnevale di Sant’Eraclio di Foligno nasce come rito agricolo: si celebra la fine dell’inverno e l’abbondanza futura. I carri sono enormi, artigianali, costruiti dalle famiglie del paese. La maschera simbolo è il Re Carnevale, che viene processato e “condannato”. In tavola dominano strangozzi, salumi umbri, frittelle di riso e vino novello. Una festa corale, dove tutto il paese è protagonista.

Sauris (Udine) – Friuli Venezia Giulia (13-14 febbraio)
Il Carnevale di Sauris è oscuro e misterioso. Le maschere lignee, scolpite a mano, hanno tratti inquietanti. Le figure principali, come il Rölar, fanno rumore con campanacci per scacciare gli spiriti dell’inverno. Tradizione di origine germanica, conservata in un isolamento quasi mistico. Il piatto rituale è il celebre prosciutto di Sauris, affumicato, servito con crauti e grappa. Qui il Carnevale sembra un racconto dei fratelli Grimm.

Offida (Ascoli Piceno) –Marche (17 gennaio–17 febbraio)
Tre giorni di follia controllata con i Vlurd, fasci di canne infuocate portate in processione notturna. Il Carnevale di Offida mescola sacro e profano, luce e caos. Di giorno domina la Caccia al Bove Finto, corsa goliardica che coinvolge tutto il paese. In tavola regnano chichì ripieni, fritti misti, vino rosso locale. È un carnevale viscerale, teatrale, irresistibile.

Scanno (L’Aquila) –Abruzzo (12–17 febbraio)
Elegante e malinconico, il Carnevale di Scanno è famoso per le maschere femminili mute, vestite con l’abito tradizionale. Un tempo servivano alle donne per muoversi liberamente senza essere riconosciute. Tradizione antica, quasi femminista ante litteram. Si mangiano ferratelle, ravioli dolci, agnello e vino Montepulciano. Un Carnevale che parla sottovoce, ma lascia il segno.

Rocca Grimalda (Alessandria) –Piemonte (7-8 febbraio)
Pochi lo conoscono, ma il Carnevale di Rocca Grimalda è uno dei più rituali d’Italia. La Lachera è una danza mascherata di origine seicentesca, con personaggi simbolici che rappresentano il potere, il popolo e la ribellione. Tutto è coreografato, ma carico di significati politici e sociali. Il piatto simbolo è la polenta con sughi di carne, accompagnata da dolci secchi e vino rosso locale. Un Carnevale colto, ribelle e sorprendente.









