C’è un’Italia che sta sulla soglia tra la mappa e la leggenda: comuni con un solo campanile, una sola strada, a volte un solo bar aperto la domenica mattina. Sono i borghi con meno di 100 abitanti, gli ultimi avamposti umani prima che la montagna, il bosco o il silenzio riprendano tutto lo spazio. Eppure resistono: ci vive ancora qualcuno, c’è ancora chi apre la chiesa per la messa una volta al mese, chi munge le vacche all’alba, chi tiene accesa l’unica luce del paese quando cala la nebbia. Abbiamo scelto dieci di questi luoghi, dalle Alpi al Mediterraneo, per raccontare come si vive davvero quando il tuo comune ha meno abitanti di una classe di scuola media. Borghi da fotografare, certo, ma soprattutto da ascoltare: ogni pietra ha una storia, ogni sagra paesana è un piccolo miracolo di comunità. Preparatevi a innamorarvi di posti che, statisticamente, non dovrebbero nemmeno esistere più — e invece sono lì, ostinatamente vivi.
1. Morterone (Lecco-Lombardia)
Morterone è, ufficialmente, il comune meno popoloso d’Italia: appena 31 abitanti registrati all’anagrafe. Arroccato ai piedi del Resegone, il monte reso immortale da Alessandro Manzoni nell’incipit dei Promessi Sposi, questo paese si raggiunge percorrendo un’unica strada che si inerpica tra i boschi della Val Taleggio. Negli anni Trenta del Novecento Morterone contava quasi 400 abitanti; poi lo spopolamento montano, la fame di città e il boom industriale hanno svuotato le case una dopo l’altra, fino a stabilizzarsi sulla trentina scarsa che resiste oggi, per lo più famiglie legate all’allevamento e al turismo lento.

Chi arriva fin quassù scopre però un paese sorprendentemente vivo culturalmente: un museo a cielo aperto di arte contemporanea, gratuito, dissemina più di trenta opere di artisti italiani e internazionali lungo le vie e i prati del paese, in un contrasto affascinante tra pietra antica e installazioni moderne. Gli amanti del trekking hanno pane per i loro denti: si può salire al Resegone (1.875 metri) con un panorama che spazia dalla Grigna al Monte Rosa, percorrere il Sentiero dei Grandi Alberi in circa tre ore, oppure fare un anello più semplice fino all’agriturismo Costa del Palio, con vista a 360 gradi sulle Prealpi orobiche. Fermatevi a mangiare in uno dei piccoli agriturismi locali: formaggi di malga e salumi di montagna raccontano meglio di ogni guida la fatica e la dolcezza di vivere quassù.
INFO: www.comune.morterone.lc.it
2. Pedesina (Sondrio, Lombardia)
Chiamato affettuosamente “il borgo dall’aria fina”, Pedesina è il secondo comune meno popoloso d’Italia con soli 36 abitanti, adagiato a 1.032 metri sui fianchi del Monte Rotondo, in Valgerola. È un paese di poche case in pietra, un campanile e un panorama che si apre improvviso sulle Orobie valtellinesi. La sua storia è quella di tante comunità alpine lombarde: un’economia di sussistenza fatta di pascoli, fienagione e piccoli allevamenti, che nel Novecento ha ceduto il passo allo spopolamento verso il fondovalle e le città.

Oggi Pedesina vive un piccolo rilancio grazie al turismo escursionistico: da qui partono sentieri verso il Rifugio Trona Soliva e verso le vette che separano la Valgerola dalla Val Brembana, mete perfette per chi cerca silenzio vero, non quello patinato delle località più note. Il vero motivo per cui vale la pena salire fin qui, però, sta nel piatto: la Valgerola è la patria del Bitto DOP, uno dei formaggi di alpeggio più pregiati d’Italia, prodotto ancora oggi secondo un disciplinare che impone la lavorazione in calecc, i rudimentali ripari in pietra a quota 1.400-2.000 metri. Assaggiatelo con i pizzoccheri o semplicemente a scaglie, magari seduti su una panca di legno con vista sulla vallata: capirete perché la gente qui non ha mai voluto andarsene del tutto.
INFO: www.prolocodipedesina.it
3. Moncenisio (Città Metropolitana di Torino, Piemonte)
Con una manciata di abitanti stabili, Moncenisio è il comune più piccolo del Piemonte, incastonato quasi al confine con la Francia, sull’omonimo colle attraversato dalla Via Francigena. Per secoli è stato uno dei valichi alpini più strategici d’Europa: mercanti, pellegrini, eserciti e persino Napoleone Bonaparte, che a inizio Ottocento fece costruire la Strada Reale per rendere il passo transitabile tutto l’anno, sono passati da qui. Una curiosità che affascina sempre i visitatori: l’antico ospizio fatto edificare nell’800 dall’imperatore Ludovico il Pio giace oggi sul fondo del lago artificiale, sommerso quando negli anni Sessanta fu costruita la diga per la centrale idroelettrica italo-francese.

Sulle sue sponde sorge oggi la Piramide Napoleonica, un monumento eretto proprio in concomitanza con la diga. Il paese conserva anche un piccolo ma prezioso museo dedicato ai mestieri di montagna, che racconta la storia dei “marrons”, le guide che un tempo trasportavano viaggiatori e merci su slitte di legno chiamate ramasse lungo i pendii innevati. Da fare: il giro del lago blu cobalto a piedi o in bicicletta, l’escursione ai forti militari ottocenteschi (Varisello, Malamot, Roncia) e, in tavola, l’assaggio dei formaggi di alpeggio prodotti nei pascoli circostanti, tra i migliori delle Alpi occidentali.
INFO: www.comune.moncenisio.to.it
4. Briga Alta (Cuneo, Piemonte)
Briga Alta è probabilmente il comune più “diviso” d’Italia: 41 abitanti in tutto, sparsi fra le tre frazioni di Piaggia, Upega e Carnino, che d’inverno si riducono a poco più di una dozzina di anime pronte ad affrontare mesi di neve e isolamento. La sua storia è un caso più unico che raro di geopolitica alpina: fino alla Seconda Guerra Mondiale, il territorio era unito a Briga Marittima, oggi La Brigue, in Francia. Il trattato di pace del 1947 tracciò il confine proprio in mezzo a queste montagne, separando famiglie e tradizioni condivise da secoli — una vicenda così surreale da ispirare nel 1958 il film “La legge è legge“, con Totò e Fernandel nei panni di un doganiere e di un contrabbandiere alle prese proprio con questo confine.

Oggi Briga Alta ricade quasi interamente nel Parco Naturale delle Alpi Marittime e nell’area del Marguareis, un paradiso per chi ama camminare: di qui passa l’Alta Via del Sale, l’antica strada militare che regala alcuni dei panorami più spettacolari delle Alpi Liguri. Da provare assolutamente le tome di alpeggio prodotte nelle poche baite ancora attive e, in autunno, i funghi porcini che crescono abbondanti nei boschi di faggio circostanti.
INFO: www.comune.brigaalta.cn.it — tel. 0174 393829, briga.alta@ruparpiemonte.it
5. Rondanina (Genova, Liguria)
Rondanina è il comune meno popoloso della Liguria, con circa 60 residenti che custodiscono un borgo di pietra straordinariamente ben conservato, immerso nel verde del Parco Naturale Regionale dell’Antola. A differenza di molti paesi abbandonati dell’Appennino ligure, qui le case in pietra a vista, i tetti in ardesia e i vicoli stretti non sono rovine da fotografare con nostalgia, ma abitazioni ancora vive, curate con amore da chi non ha mai voluto lasciare la valle.

La Val Trebbia, celebrata a più riprese come una delle vallate più belle d’Italia, fa da cornice perfetta: acque turchesi, spiagge fluviali e sentieri che si arrampicano fino al Monte Antola, punto panoramico che d’estate regala viste che spaziano fino al mare. È il luogo ideale per chi cerca un weekend lento, fatto di passeggiate tra i boschi di castagno e faggio e pranzi a base di piatti poveri e genuini: la torta di erbe, le focaccette cotte sul testo e i funghi porcini raccolti in zona, spesso protagonisti di sagre paesane che animano l’estate di questo angolo di Appennino altrimenti silenzioso.
INFO: www.comune.rondanina.ge.it
6. Zerba (Piacenza, Emilia-Romagna)
Con 92 abitanti, Zerba è il comune più piccolo dell’Emilia-Romagna, arroccato in una delle zone più selvagge e spopolate dell’Appennino piacentino, al confine con la Liguria. La toponomastica locale conserva tracce leggendarie affascinanti: una mulattiera che ancora oggi porta il nome di “sentiero di Annibale“, legata al passaggio del generale cartaginese durante la sua marcia verso Roma, e nel 1954 fu ritrovata nella zona una spada di epoca gallica, a conferma di quanto questo territorio fosse già attraversato in tempi remoti.

Nel Medioevo i castelli di Zerba e di Pey, oggi in gran parte ruderi, appartennero prima ai Visconti, che li ottennero tra il 1361 e il 1384, e poi ai Malaspina, che ne mantennero il controllo fino al Novecento. Oggi il paese vive un lento ma dignitoso spopolamento, mitigato dal turismo naturalistico legato al Parco Fluviale Regionale del Trebbia: acque limpide, sentieri per il trekking e un cielo notturno tra i più bui e stellati dell’Emilia, perfetto per chi cerca astroturismo lontano dall’inquinamento luminoso. A tavola, i sapori sono quelli tipici della Val Trebbia: salame piacentino DOP, funghi porcini in stagione e i mirtilli selvatici che crescono spontanei sui crinali circostanti.
INFO: www.comune.zerba.pc.it
7. Poggiodomo (Perugia, Umbria)
Poggiodomo è il comune più piccolo dell’Umbria, con appena 84 abitanti sparsi tra il capoluogo e le piccole frazioni della Valnerina, la valle scavata dal fiume Nera tra abbazie benedettine, boschi di castagno e borghi in pietra rimasti quasi immutati nei secoli. Nonostante le dimensioni minuscole, questo paese ha un carattere sorprendentemente dinamico: proprio in questi giorni, dal 28 al 30 agosto 2026, ospita la manifestazione “Poggiodomo Taste Experience“, tre giorni che intrecciano enogastronomia, natura e cultura con una cena sotto le stelle a base di prodotti locali, genuini e di stagione, una conferenza sui vini d’alta quota, laboratori artistici con pigmenti naturali ricavati dai prodotti della terra e passeggiate in bicicletta fino alle cascate della zona — la prova che anche i paesi più piccoli sanno reinventarsi per non scomparire.

La Valnerina è terra di eccellenze gastronomiche: tartufo nero pregiato, prosciutto di montagna stagionato secondo tradizione e formaggi di malga sono i protagonisti delle tavole locali, spesso proposti nelle piccole trattorie a conduzione familiare che restano aperte tutto l’anno proprio grazie alla fedeltà di chi qui è rimasto. Un luogo perfetto per chi cerca un turismo lento, fatto di cammini tra Cascia, Norcia e Spoleto, con Poggiodomo come sosta silenziosa e autentica.
INFO: www.comune.poggiodomo.pg.it
8. Civita di Bagnoregio (Viterbo, Lazio)
Soprannominata “la città che muore“, Civita di Bagnoregio è forse il borgo più fotografato d’Italia, eppure ha appena una dozzina di residenti stabili, saliti a quel numero dopo decenni di lenta erosione geologica che ha isolato il paese su uno sperone di tufo scavato dai calanchi. Fondata dagli Etruschi oltre 2.500 anni fa, Civita è oggi raggiungibile solo a piedi, attraverso un ponte pedonale lungo circa 300 metri che si staglia sospeso sul vuoto: un’immagine che ha reso questo borgo un’icona globale, condivisa milioni di volte sui social media.

Le frane continue, che nei secoli hanno inghiottito interi quartieri, sono raccontate nel piccolo ma istruttivo Museo Geologico e delle Frane, mentre le vie del centro, silenziose all’alba prima dell’arrivo dei turisti giornalieri, regalano ancora l’atmosfera di un paese fermo nel tempo: la bottega di ceramiche, l’unico ristorante storico, l’orto curato da uno degli ultimi abitanti. L’accesso è a pagamento, 5 euro a persona (gratuito sotto i 6 anni), un piccolo contributo che finanzia la manutenzione del ponte e del borgo stesso. Da assaggiare i prodotti della Tuscia laziale: olio extravergine, vino locale e i celebri fagioli del Purgatorio di Onano, poco distante.
INFO: www.comune.bagnoregio.vt.it , www.civitadibagnoregio.cloud
9. Montelapiano (Chieti, Abruzzo)
Con 67 abitanti, Montelapiano è il comune più piccolo di tutta l’Italia meridionale, aggrappato alle pendici del Monte Vecchio con vista sulla media Val di Sangro e sul lago di Bomba. La sua storia affonda le radici nel Medioevo, quando era conosciuto come Monte Ursario e passò di mano tra feudatari normanni e francesi; nel 1476 entrò a far parte della dote di Giovanna di Trastámara, sposa di Ferrante d’Aragona, per poi passare alle famiglie Colonna, Carafa e Caracciolo. Nell’Ottocento, con l’eversione della feudalità, gli ex baroni divennero borghesi benestanti e si spartirono le terre migliori a scapito dei contadini, un capitolo di storia sociale che ha segnato profondamente questi luoghi.

Un monumento nel cuore del paese ricorda una pagina più recente e drammatica: i martiri trucidati dai nazisti il 16 novembre 1943. Da vedere la Chiesa di Sant’Antonio da Padova, con il suo portale in pietra del 1849, e da ascoltare la leggenda locale secondo cui il vicino borgo di Montevecchio sarebbe stato abbandonato secoli fa a causa di una spaventosa invasione di formiche. La cucina è quella semplice e robusta della montagna abruzzese: pecora al cotturo cotta lentamente in caldaie di rame, formaggi pecorini stagionati e legumi coltivati sugli altipiani circostanti.
INFO: www.comune.montelapiano.ch.it
10. Baradili (Oristano, Sardegna)
Baradili è il comune più piccolo della Sardegna, con meno di 100 abitanti custoditi in un pugno di case in pietra disposte “a corte”, secondo la tipica architettura rurale della Marmilla. Le sue origini sono antichissime: sul territorio sono stati ritrovati i resti di un edificio romano di 25 vani in località Cibixia e alcune tombe di epoca precedente, ma il nome del paese, allora “Baratuli”, compare per la prima volta in un documento del 1342. Poco fuori dal centro abitato si trova il Nuraghe Candeu, un’imponente torre nuragica risalente all’Età del Bronzo, circondata da una sorgente che secondo la tradizione locale non si è mai prosciugata.

Il paese si stringe ogni anno attorno a due appuntamenti che ne raccontano l’anima più autentica: la festa patronale di fine maggio, “sa festa manna“, e soprattutto la Sagra del Raviolo a metà luglio, nata da un’antica leggenda locale, che celebra i culurgiones e i ravioli sardi in tutte le loro varianti — ricotta e zafferano, limone, spinaci, patate — preparati a mano dalle famiglie del paese e serviti nelle strade illuminate a festa. Un’occasione imperdibile per scoprire quanto un borgo minuscolo possa custodire un’identità gastronomica fortissima.
INFO: www.ardegnaturismo.it/it/esplora/baradili — www.comune.baradili.or.it , tel. 0783 95095, comune@comune.baradili.or.it







