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10 cose da vedere in Sardegna prima che inizi l’estate

C’è un momento dell’anno in cui la Sardegna assomiglia a un segreto sussurrato: la fine della primavera. Il mare ha già la temperatura giusta per fare il bagno, le giornate si allungano, la macchia mediterranea profuma di cisto e mirto, ma i traghetti non sono ancora pieni e i prezzi degli alloggi sono ancora umani. Il periodo che va da metà maggio a metà giugno è la finestra perfetta per godersi l’isola prima che le spiagge più belle diventino a numero chiuso, prima che i sentieri si riempiano, prima che i ristoranti del lungomare raddoppino i coperti. Ecco dieci tappe per chi vuole giocare d’anticipo: dalle spiagge (compresa la più bella del mondo), ai siti archeologici da capogiro, un canyon spettacolare, borghi da cartolina, un paese di vino e maschere ancestrali e un’esperienza gastronomica nel cuore della Barbagia. Mettete in valigia scarpe da trekking, un costume e fame: la Sardegna autentica si svela proprio adesso.

1. Cala Goloritzé (Baunei), la spiaggia più bella del mondo

Siamo nel Golfo di Orosei, sulla costa orientale, nel comune di Baunei. Cala Goloritzé è quella mezzaluna di ciottoli bianchi sormontata dalla guglia calcarea di Punta Caroddi, alta 143 metri, con un arco di roccia proteso sull’acqua color turchese. Nata nel 1962 da una frana, è Monumento Naturale dal 1995 e nel 2025 è stata incoronata spiaggia più bella del mondo. Ci si arriva solo a piedi (la navigazione è interdetta fino a 500 metri dalla riva) attraverso un sentiero di 3,5 km con 500 metri di dislivello che parte dall’altopiano del Golgo, in località Su Porteddu: circa un’ora e mezza in discesa, due in risalita.

Ed è proprio questo a salvarla: dal 2020 l’accesso è contingentato a 250 persone al giorno, con prenotazione obbligatoria sull’app o sul sito Heart of Sardinia e ticket di 7 euro. Andateci prima di giugno: i posti si esauriscono in pochi minuti in alta stagione, mentre a maggio si trovano ancora con un giorno di preavviso. Indossate scarpe da trekking con buona aderenza e portate acqua a sufficienza: lungo il sentiero non ci sono fontane, in spiaggia non esistono servizi, bar o ombrelloni. L’ultimo ingresso al sentiero è alle 14, la chiusura della spiaggia alle 16.

INFO: www.heartofsardinia.com, www.turismobaunei.eu

2. La Pelosa (Stintino), i Caraibi sardi

Nella punta nord-occidentale della Sardegna, a venti minuti di auto da Alghero, La Pelosa è quella spiaggia con la sabbia bianca come borotalco, l’acqua bassa e turchese e la torre aragonese cinquecentesca a fare da sentinella sull’isolotto di fronte. Protetta dall’Isola Piana e dal profilo dell’Asinara, è un fondale poco profondo dove anche i bambini possono camminare per metri senza che l’acqua arrivi al ginocchio: per questo è uno degli arenili più fotografati d’Italia, ma anche uno dei più fragili. Da anni l’amministrazione di Stintino ha imposto un sistema rigido per proteggere le dune: tra il 15 maggio e il 15 ottobre l’ingresso è contingentato a circa 1.500 persone al giorno con ticket di 3,50 euro a persona (gratuito sotto i 12 anni), prenotazione obbligatoria online, obbligo di stuoia sotto l’asciugamano e divieto di asportare sabbia o conchiglie.

Per il 2026 le prenotazioni aprono il 13 maggio. Tradotto: andateci nell’ultima settimana di maggio o nei primi giorni di giugno, quando i 700 posti rilasciati 48 ore prima si trovano ancora senza affanno e il vento di maestrale è meno costante. Lasciate l’auto nei parcheggi a pagamento sulla strada o, meglio, prendete la navetta dal centro del paese.

INFO — Sito ufficiale prenotazioni: https://spiaggialapelosa.it  — Comune di Stintino: www.comune.stintino.ss.it e  https://visitstintino.it

3. Tuerredda (Teulada), il turchese del Sud

Tra Chia e Capo Malfatano, sulla costa sud-occidentale, Tuerredda è la cala che assomiglia di più ai Caraibi: sabbia dorata e finissima, mare cristallino con sfumature dal turchese al blu cobalto, un isolotto al centro raggiungibile a nuoto e una corona di colline coperte di ginepri. Se oggi è ancora così intatta, è anche grazie alla battaglia di un pastore, Ovidio Marras, che negli anni Duemila si oppose alla costruzione di un resort di lusso e la Cassazione gli diede ragione. Anche qui dal 2020 è scattato il numero chiuso: massimo 1.100 persone al giorno tra spiaggia libera e stabilimenti, dal 1° giugno al 30 settembre.

Dal 2025 il sistema è diventato ancora più stringente, con prenotazione obbligatoria tramite app dedicata e ticket di 1 o 2 euro a persona; il vecchio “chi prima arriva meglio si sistema” è solo un ricordo. La buona notizia è che fino agli ultimi giorni di maggio l’ingresso è ancora libero e potete arrivare la mattina presto con l’asciugamano sotto il braccio. Vietate plastica monouso, animali fuori dalle aree dedicate e l’asportazione di sabbia e ciottoli. Parcheggi a pagamento crescenti man mano che ci si avvicina alla spiaggia.

INFO — Verifica posti in tempo reale e prenotazioni: https://tuerredda.spacli.it  — Portale ufficiale: https://www.visitteulada.it  — Comune di Teulada: +39 070 9270029

4. Su Nuraxi di Barumini — il villaggio nuragico patrimonio UNESCO

Ai piedi dell’altopiano basaltico della Giara di Gesturi, nel cuore del Sud Sardegna a un’ora di auto da Cagliari, Su Nuraxi è il complesso nuragico più importante dell’isola e dal 1997 l’unico iscritto nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO. La torre centrale, alta in origine oltre 19 metri e composta da tre tholos sovrapposte, risale al XV secolo a.C., mentre le quattro torri laterali poste ai punti cardinali furono aggiunte intorno al XIII secolo a.C. Tutto attorno si sviluppa un villaggio di centinaia di capanne di pietra, abitato e modificato per oltre mille anni fino all’arrivo dei Cartaginesi e poi dei Romani.

Riportato alla luce dall’archeologo baruminese Giovanni Lilliu negli scavi degli anni Cinquanta, è un monumento da capogiro: si entrava nel mastio centrale attraverso una piccola apertura a sette metri da terra, una fortezza praticamente inespugnabile. La visita è esclusivamente accompagnata da una guida, le partenze sono ogni mezz’ora e durano circa un’ora. Il biglietto unico permette di vedere anche Casa Zapata, palazzo nobiliare aragonese del Cinquecento costruito sopra un altro nuraghe (oggi visibile da un pavimento di vetro), e il Centro Giovanni Lilliu, dedicato all’archeologo. Andateci in maggio, quando il caldo non è ancora torrido: il sito è completamente all’aperto.

INFO: www.fondazionebarumini.it  — Tel. +39 070 9368128, prenotazioni@fondazionebarumini.it Biglietto cumulativo: 15 € intero, 12 € ridotto, 9 € bambini 7-12 anni

5. Area Archeologica di Nora (Pula), la città fenicia sul mare

A trenta chilometri da Cagliari, sul promontorio di Capo di Pula, sorge la città archeologica più antica della Sardegna: Nora. Fondata dai Fenici nell’VIII secolo a.C., poi punica e infine romana, fu abbandonata definitivamente nell’VIII secolo d.C. sotto la pressione delle incursioni piratesche. Da qui proviene una delle iscrizioni più importanti dell’archeologia mediterranea: la Stele di Nora, datata fine IX-inizi VIII secolo a.C., che contiene la più antica attestazione conosciuta del nome “Sardegna” (oggi conservata al Museo Archeologico di Cagliari). Si cammina tra mosaici romani che si tuffano nel mare, le terme, il foro, il teatro ancora utilizzato in estate per la rassegna “La notte dei Poeti”, le case con il peristilio, il quartiere abitativo a ridosso del “colle di Tanit”.

L’area è gestita dalla Fondazione Pula Cultura Diffusa e si visita con guida qualificata inclusa nel biglietto, oppure autonomamente con l’audioguida gratuita Norapp. La cornice è una delle più belle dell’isola: alle spalle la torre spagnola del Coltellazzo, davanti la spiaggia di Nora, di fianco la piccola chiesa di Sant’Efisio dove ogni 1° maggio approda la più antica processione religiosa d’Italia. A maggio si visita in maglietta e si pranza con un piatto di fregola ai frutti di mare in uno dei ristoranti di Pula a pochi minuti.

INFO www.fondazionepulacultura.it   Tel. area archeologica: +39 329 6715230 — Segreteria (lun-ven 9-13): +39 392 0448674 — Orari maggio: 9:00-19:00

6. Gola di Gorropu, il “Grand Canyon d’Europa”

Tra Barbagia e Ogliastra, al confine fra Orgosolo e Urzulei, si apre uno dei canyon più profondi del continente: pareti calcaree verticali alte fino a 500 metri, una lunghezza di un chilometro e mezzo, e in alcuni punti una larghezza di appena quattro metri. Lo ha scavato in milioni di anni il rio Flumineddu, che oggi scorre placido sul fondo formando piccole pozze cristalline. È un capolavoro geologico e un santuario di biodiversità: qui vive l’aquilegia nuragica, un fiore endemico che non cresce in nessun altro luogo al mondo (la fioritura, da non perdere, è tra metà maggio e inizio giugno), e nidificano aquile reali, mufloni, geotritoni.

Si raggiunge da tre versanti diversi: il più panoramico è la discesa dal passo di Genna Silana sulla SS125 (circa 1 ora e mezza in discesa, due ore in salita, 700 metri di dislivello), il più dolce parte dal Campo Base Gorropu su strada sterrata. L’ingresso al canyon costa 5 euro; per il tratto interno più tecnico è obbligatoria la guida e l’attrezzatura da ferrata. Maggio è il mese perfetto: temperature ideali, fioritura di oleandri, e si può anche organizzare un’escursione notturna per ammirare il Supramonte dal tramonto all’alba. Scarpe da trekking robuste, acqua in abbondanza, pranzo al sacco.

INFO: https://gorropu.info  — Tel. +39 328 8976563 — Cooperativa Goloritzé per il Selvaggio Blu: https://coopgoloritze.com — Pacchetto con guida da circa 30 € a persona

7. Bosa, il borgo arcobaleno

Sulla costa occidentale, a metà strada tra Alghero e Oristano, Bosa è uno di quei luoghi che sembrano dipinti. Le case di Sa Costa, il quartiere medievale, salgono in fila a strapiombo sul colle di Serravalle, ognuna verniciata di un colore diverso — rosa, giallo limone, azzurro polvere, verde acqua — fino al Castello dei Malaspina, costruito nel 1112 dalla nobile famiglia ligure. Il fiume Temo, l’unico navigabile della Sardegna, scorre ai piedi del centro storico costeggiato dalle antiche concerie (Sas Conzas), monumento nazionale di archeologia industriale: per secoli Bosa esportò pelli in tutta Europa.

Il borgo è inserito tra “I Borghi più belli d’Italia” e si visita rigorosamente a piedi: vicoli stretti, scalinate di ciottoli, signore sedute sull’uscio di casa a lavorare il filet, l’antico ricamo tramandato di madre in figlia. Dal castello, biglietto di 5 euro, la vista sulla valle e sul mare è da cartolina. A pranzo provate l’aragosta alla bosana — il piatto storico — accompagnata dalla Malvasia di Bosa DOC, vino dorato da meditazione che si degusta nelle cantine storiche del centro. A maggio si gira praticamente da soli, con la luce dorata del tramonto che esalta i colori delle facciate.

INFO: https://www.sardegnaturismo.it/it/luoghi/nord-ovest/bosa  — Pro Loco Bosa: tel. +39 0785 376107 — Castello Malaspina, biglietto 5 €

8. Castelsardo, la fortezza medievale affacciata sull’Asinara

Sulla costa nord, in provincia di Sassari, Castelsardo è uno dei profili più riconoscibili della Sardegna: un promontorio di trachite rossa che si tuffa nel Golfo dell’Asinara, sormontato dal Castello dei Doria, costruito nel XIII secolo dalla potente famiglia genovese che dominò questa parte d’isola. Il borgo cambiò nome più volte — Castel Genovese, Castel Aragonese — fino ad assumere quello attuale nel 1769 con i Savoia. Il centro storico è un dedalo di carrugi (i vicoli, eredità genovese), botteghe artigiane e terrazze panoramiche; passeggiando sui Bastioni di Manganella e sul camminamento delle sentinelle si gode una delle viste più spettacolari della costa settentrionale.

All’interno del castello vale assolutamente la visita al MIM, il Museo dell’Intreccio Mediterraneo, dedicato all’antica arte cestaia ancora praticata dalle donne del paese, che intrecciano palma nana, fieno marino e rafia. Non perdetevi la Concattedrale di Sant’Antonio Abate con la cupola maiolicata e il retablo del Maestro di Castelsardo, capolavoro del Quattrocento sardo, e la Roccia dell’Elefante in località Multeddu, masso scolpito dagli agenti atmosferici che custodisce due domus de janas preistoriche. A tavola dominano aragosta, granseole e ricci di mare.

INFO: Museo MIM: https://www.mimcastelsardo.it  — Tel. +39 079 6014769 — Cell. +39 347 1118547 —direzione.museointreccio@gmail.com

9. Mamoiada, Mamuthones, Cannonau e l’anima della Barbagia

A sedici chilometri da Nuoro, nel cuore della Barbagia di Ollolai, Mamoiada è un piccolo borgo di 2.500 anime adagiato a 650 metri di altitudine al confine tra Gennargentu e Supramonte. Lo conoscono in tutto il mondo per due cose: le maschere ancestrali dei Mamuthones e Issohadores e il vino. I primi indossano una visiera nera intagliata in legno pregiato e una pelle di pecora con trenta chili di campanacci sulla schiena; i secondi un corpetto rosso e una maschera bianca, e catturano gli spettatori con la soha (la fune). Il rito esce in strada per Sant’Antonio Abate il 17 gennaio, ma a maggio si può comunque entrare nel mondo di queste maschere visitando il Museo delle Maschere Mediterranee, che le mette in dialogo con i carnevali di mezzo Mediterraneo (Grecia, Bulgaria, Spagna, Portogallo, Slovenia). Il biglietto cumulativo dà accesso anche al MATer (archeologia e territorio) e al Museo della Cultura e del Lavoro.

Ma la vera scoperta è il vino: il territorio conta oltre 25 cantine che producono Cannonau strutturati e profondi, e un raro vitigno autoctono a bacca bianca, la Granazza. Quasi tutte le cantine — Sedilesu, Cadinu, Montisci, Pìttiri, per citarne alcune — accolgono i visitatori per degustazioni guidate. Abbinatele a pane carasau, pecorino stagionato e prosciutto di pecora.

INFO: https://www.museomaschere.it  — https://www.mamoiada.org .Biglietto cumulativo 3 musei: 10 € intero, 7 € ridotto

  1. Orgosolo, i murales e il pane carasau nel cuore della Barbagia

A venti chilometri da Nuoro, nel Supramonte, Orgosolo è il borgo dei murales: oltre 150 dipinti murali coprono ogni facciata del centro storico, raccontando lotte contadine, eventi politici, vita pastorale, ingiustizie sociali. La tradizione nacque a cavallo tra fine anni Sessanta e inizio Settanta, su impulso del gruppo teatrale anarchico Dioniso di Milano e poi del pittore e professore Francesco del Casino, e ha trasformato un paese famoso per la fama di “terra di banditi” (raccontata nel film Banditi a Orgosolo di Vittorio De Seta, 1961) in un museo a cielo aperto. Si gira a piedi, partendo da Piazza dei Caduti in Guerra (su Muntilhu), e si può scegliere tra visita libera, audioguida noleggiabile in piazza o tour con guida locale (circa 7 € a persona, durata due ore).

Ma la vera scoperta è il vino: il territorio conta oltre 25 cantine che producono Cannonau strutturati e profondi, e un raro vitigno autoctono a bacca bianca, la Granazza. Quasi tutte le cantine — Sedilesu, Cadinu, Montisci, Pìttiri, per citarne alcune — accolgono i visitatori per degustazioni guidate. Abbinatele a pane carasau, pecorino stagionato e prosciutto di pecora.

INFO: https://www.museomaschere.it  — https://www.mamoiada.org .Biglietto cumulativo 3 musei: 10 € intero, 7 € ridotto

10. Orgosolo, i murales e il pane carasau nel cuore della Barbagia

A venti chilometri da Nuoro, nel Supramonte, Orgosolo è il borgo dei murales: oltre 150 dipinti murali coprono ogni facciata del centro storico, raccontando lotte contadine, eventi politici, vita pastorale, ingiustizie sociali. La tradizione nacque a cavallo tra fine anni Sessanta e inizio Settanta, su impulso del gruppo teatrale anarchico Dioniso di Milano e poi del pittore e professore Francesco del Casino, e ha trasformato un paese famoso per la fama di “terra di banditi” (raccontata nel film Banditi a Orgosolo di Vittorio De Seta, 1961) in un museo a cielo aperto. Si gira a piedi, partendo da Piazza dei Caduti in Guerra (su Muntilhu), e si può scegliere tra visita libera, audioguida noleggiabile in piazza o tour con guida locale (circa 7 € a persona, durata due ore).

Ma Orgosolo non è solo arte di strada: è anche il regno del pane tostu, il pane carasau, croccante come una “carta da musica” (da cui il nome), tradizionalmente preparato dalle donne in tre fasi rituali. Il Museo del Pane Carasau, ospitato in una casa dell’Ottocento, propone laboratori in cui si mettono letteralmente le mani in pasta e si conclude con degustazione di carasau caldo, pecorino, salumi e un calice di Cannonau locale. Da non perdere la purpuzza, salsiccia tipica della zona, e una sosta in agriturismo nei dintorni per il vero porceddu allo spiedo.

INFO: https://www.visitaorgosolo.it  — https://www.sardegnaturismo.it/it/la-voce-silenziosa-dei-murales-di-orgosolo   — Comune di Orgosolo: tel. +39 0784 401005