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Weekend d’Autunno a Mondovì, tra funicolari buoni sapori

Di Beba Marsano

Arroccata su un altopiano che domina la pianura cuneese, Mondovì si presenta al viaggiatore come una città doppia: Mondovì Piazza, il nucleo alto e nobile, e Mondovì Breo, il quartiere ai piedi del colle, un tempo animato da botteghe e mercati. A unirle, dal 1886, una delle funicolari più antiche d’Italia, che in pochi minuti sale dal Breo fino al cuore della città storica, regalando già dal finestrino i primi scorci sui tetti in cotto e sulle guglie barocche. Chi preferisce salire a piedi può inerpicarsi lungo la ripida Costa di Breo, tra muri di pietra e scorci improvvisi sulla pianura.

La Piazza di Mondovì

In città alta il tempo sembra essersi fermato a qualche secolo fa. I portici medievali corrono lungo le vie principali, sorreggendo palazzi nobiliari dalle facciate austere: uno di questi, il settecentesco Palazzo di Città, ospita oggi il Museo della Ceramica, che racconta una tradizione locale antica, quella del cosiddetto “bianco di Mondovì“, una maiolica smaltata che nei secoli ha reso celebri le fornaci monregalesi in tutta Europa. Poco distante, la chiesa della Missione custodisce uno dei capolavori dell’illusionismo pittorico barocco: la volta dipinta a trompe l’oeil da Andrea Pozzo, gesuita e scenografo prima ancora che pittore, capace di trasformare un soffitto piatto in una prospettiva vertiginosa che si apre verso un cielo dipinto, popolato di angeli e architetture immaginarie. Non lontano, la cattedrale dedicata a San Donato e le altre chiese barocche completano un percorso che testimonia la ricchezza religiosa e artistica raggiunta dalla città tra Sei e Settecento, quando Mondovì era una delle piazze più importanti del Piemonte sabaudo, sede di una delle prime università della regione e di una fiorente attività tipografica.

La Cattedrale di San Donato

Un capitolo meno noto ma sorprendente della storia cittadina riguarda l’editoria: fu infatti a Mondovì che, nel 1472, uscì il primo libro stampato in Piemonte, il “Confessionale” di Sant’Antonino, per mano dello stampatore Antonio di Mattia di Anversa. Quella vocazione tipografica, favorita nel Cinquecento dall’apertura dell’Università in città alta, rivive oggi nel Museo della Stampa, allestito nel seicentesco complesso del Collegio delle Orfane – già convento carmelitano progettato dall’architetto Francesco Gallo – che custodisce la più completa collezione pubblica italiana di torchi e caratteri tipografici, tra cui un prezioso torchio del Seicento appartenuto all’Università di Torino.

La Chiesa di San Francesco Saverio

Ma è dall’alto che Mondovì regala l’emozione più grande. Dai giardini del Belvedere, un tempo terrapieno difensivo e oggi passeggiata panoramica, lo sguardo abbraccia un orizzonte che spazia dalle dolci colline delle Langhe, patrimonio Unesco per i suoi paesaggi vitivinicoli, fino alla sagoma inconfondibile del Monviso, il “Re di Pietra” da cui nasce il Po. Ed è proprio questo panorama, unito a correnti ascensionali favorevoli, ad aver reso Mondovì la capitale italiana del volo in mongolfiera: la città ospita uno dei più attivi aeroclub del settore e, ogni gennaio, il celebre Raduno internazionale dell’Epifania richiama piloti da tutta Europa per un weekend in cui decine di aerostati colorati si alzano in volo sopra i tetti barocchi, in un festival che unisce spettacolo, gastronomia e tradizione. Anche in autunno, però, chi sceglie Mondovì può regalarsi un volo panoramico su prenotazione, magari all’alba, quando la nebbia si dirada tra le colline e la luce dorata accarezza portici e campanili: un modo di vedere il Piemonte che difficilmente si dimentica.

Mondovì da gustare

A Mondovì ogni occasione è buona per una o più risòle, fagottini di pasta sfoglia friabile e dorata, a forma di mezzaluna, un tempo preparati esclusivamente per il Carnevale e oggi sfornati tutto l’anno nelle pasticcerie del centro. La ricetta originale li vuole farciti con confettura di mele renette, la varietà antica e leggermente acidula che meglio si sposa con la fragranza della sfoglia; ma negli ultimi decenni i pasticceri monregalesi ne hanno moltiplicato le varianti, proponendo ripieni di albicocche, pesche, prugne, fichi, fino alle versioni più golose con zabaione, chantilly o creme a base di cacao e nocciole, ingrediente principe di tutto il Piemonte. Le risòle sono diventate un simbolo identitario tale che alcune botteghe storiche ne custodiscono gelosamente la ricetta di famiglia, tramandata da generazioni.

Le Risole di Mondovì

Il resto della tavola monregalese affonda le radici nella cucina di montagna e di confine: si comincia con gli agnolotti al plin, piccoli ravioli pizzicati a mano e conditi semplicemente con burro e salvia o con il sugo d’arrosto, per proseguire con la bagna cauda nelle prime sere fredde d’autunno, quando le verdure di stagione – cardi, peperoni, topinambur – vengono intinte nella salsa calda a base di aglio, acciughe e olio. Non mancano i formaggi d’alpeggio delle valli monregalesi, da abbinare a un bicchiere di Dolcetto o di Nebbiolo delle vicine Langhe, per chiudere un weekend d’autunno con il gusto pieno e rotondo di questa terra piemontese.

INFO: www.visitmondovi.it