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Napoli, le luci di Natale diventano poesia

Eppure lo sentiamo già nei nostri pensieri, nel nostro tempo che verrà …lo sentiamo nei sorrisi che regaleremo e in quelli che ci regaleranno… sì,  Natale è già fra noi.
 
 Dalla mia finestra, lo sento, quasi lo vedo che vola  fra i grattacieli di City Life e  li fa splendere come con magica carezza. E i grattacieli  si accendono di luci e diventano grandiosi alberi di  Natale, e le facce milanesi tese, concentrate, si distendono e diventano sorrisi.
 
Dalla mia finestra, i grattaceli diventano grandiosi alberi di Natale
 
LE LUCI, DALLE BANCARELLE AL CUORE
 
Sì, qui a Milano, che è la mia città, la mia casa, la mia coperta-di-Linus-, il Natale già si sente,  già si vede con le tante luci…ma se amo Milano, che è casa mia, non posso dimenticare le luci di Napoli, quelle delle bancarelle che splendevano nelle strade e nei vicoli insieme alle facce allegre di chi vendeva e di chi comprava. A Natale era festa per tutti, e anche i “bassi” che non vedevano mai la luce diventavano piccole regge. Le arance vi portavano il sole di Sorrento, le vongole il profumo del mare e gli struffoli erano i giorni  dell’anno che arrivava, con il miele  millefiori che li addolciva con la primavera.
 
A via San Gregorio Armeno anche il pastore,  gli umili artigiani  e perfino un bue e un asinello avevano le loro statue come se fossero re e principesse. A Natale tutti avevano delle statue a loro dedicate. Piccole ma  sempre statue erano.
 
Napoli le luci te le accende anche nel cuore.
 
Sono ricordi. Napoli si lascia ma non si dimentica.
 
 
NAPOLI, IERI OGGI, DOMANI E SEMPRE
 
Napoli che canta fra due vulcani,
 
 che ha messo il sole in una pizza
 
e nella miseria la filosofia, 
 
Napoli, da cui partire
 
per sognare di poterci ritornare.
 
Napoli che ride davvero quando ride
 
 e piange davvero quando piange, 
 
che non ha ricchezze
eppure sa sorridere.
 
Napoli dove anche il dolore è vita, 
 
dove la bontà è bellezza
e il buono diventa bello.
 
Napoli che non ha forti ali 
 
eppure vola 
 
perché non è grattacieli e casseforti
 
ma è una canzone, un sentimento,
una mano tesa che qualcuno prende
 
 ieri, oggi, domani e sempre.
 
Raffaele d’Argenzio