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Top Ten Weekend Premium

I 10 musei dell’artigianato più belli e curiosi d’Italia

C’è un’Italia che non si visita soltanto con gli occhi, ma con le mani. È l’Italia del saper fare: il merletto che nasce dall’ago, il legno che diventa violino, la corteccia che si fa tappo, la carta che torna a vivere sotto la spinta dell’acqua. Sono mestieri antichi, spesso a rischio di estinzione, che alcuni musei hanno scelto di salvare e raccontare. Li abbiamo cercati da una punta all’altra della Penisola — dal Lago Maggiore alla Gallura — privilegiando i luoghi più sorprendenti, dove la visita diventa esperienza e si lega indissolubilmente al territorio, alla sua storia e alla sua tavola. Ecco i dieci da non perdere, ognuno custode di un’arte diversa.


1. Museo dell’Arte del Cappello — Ghiffa (Verbano-Cusio-Ossola, Piemonte)

Affacciato sulle sponde del Lago Maggiore, il Museo dell’Arte del Cappello è una piccola gemma che racconta un mestiere quasi dimenticato: la fabbricazione del cappello in feltro. Ha sede negli ambienti dello storico Cappellificio Panizza, fondato nel 1881 e attivo per esattamente cento anni, fino al 1981, quando — accanto alla più celebre Borsalino — rappresentava una delle eccellenze italiane del settore. Merita questa Top 10 perché conserva intatto il fascino di una fabbrica del feltro: macchinari e attrezzi originali, campionari, manifesti pubblicitari e marchi di fabbrica, oltre a una preziosa raccolta di copricapi etnici da tutto il mondo (la collezione “Vittorio Fesce”) e di cappelli femminili artigianali di fine Ottocento.

Il percorso, diviso tra le sale della feltrazione e del finissaggio, svela i segreti di come dal pelo animale nascesse un cappello. A tema, la zona regala un’altra meraviglia: il Sacro Monte della SS. Trinità di Ghiffa, patrimonio UNESCO immerso nei boschi, con una vista magnifica sul lago. A pochi minuti, in battello, le Isole Borromee e i giardini botanici di Villa Taranto a Verbania. A tavola, ci si concede i filetti di pesce persico del lago e, come dolce, le delicate margheritine di Stresa.

INFO: Corso Belvedere 279, 28823 Ghiffa (VB), www.museodellartedelcappello.com, tel. 0323 840809 / 333 1272563.

2. Museo del Violino — Cremona (Lombardia)

A Cremona la musica non si ascolta soltanto: si respira. Il Museo del Violino celebra i cinque secoli di liuteria che hanno reso celebre la città nel mondo, un’arte iscritta dal 2012 nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO. È in classifica per una collezione semplicemente unica: lo “Scrigno dei Tesori”, che custodisce i dodici strumenti più significativi della scuola cremonese — dal Carlo IX di Andrea Amati del 1566 fino al celebre “Cremonese” di Stradivari del 1715 — e la sala “Friends of Stradivari“, con capolavori di Amati, Stradivari e Guarneri. Solo qui si possono ammirare gli oltre 700 disegni, forme e attrezzi usati da Stradivari nella sua bottega.

Il percorso, multimediale e coinvolgente, comprende la ricostruzione di una bottega liutaria e l’Auditorium Giovanni Arvedi, dove a calendario si tengono le emozionanti audizioni degli strumenti storici. Uscendo dal museo, a tema, le botteghe dei maestri liutai profumano di legno e vernici; imperdibili la Cattedrale con il Torrazzo (il campanile in muratura più alto d’Italia, con l’orologio astronomico) e Piazza del Comune. Sulla tavola cremonese regnano i marubini in brodo, il torrone e la celebre mostarda.

INFO: Piazza Marconi 5, 26100 Cremona, www.museodelviolino.org, tel. 0372 801801 · biglietteria 0372 080809, info@museodelviolino.org , Aperto da martedì a domenica (lunedì chiuso); martedì–venerdì 11–17, sabato, domenica e festivi 10–18.

3. Museo del Merletto — Burano (Venezia, Veneto)

Sull’isola più colorata della laguna veneziana, il Museo del Merletto custodisce un’arte fragile e raffinatissima, tramandata di generazione in generazione. Ha sede negli ambienti della storica Scuola dei Merletti, fondata nel 1872 dalla contessa Andriana Marcello per rilanciare una tradizione secolare; il museo, aperto nel 1981, è entrato a far parte dei Musei Civici di Venezia. Vi si entra in classifica perché espone oltre duecento preziosi esemplari di merletto veneziano dal Cinquecento al Novecento, ma soprattutto perché, al mattino, è possibile osservare dal vivo le abili maestre merlettaie all’opera, ancora oggi depositarie di quest’arte.

A disposizione degli studiosi anche un ricco archivio di disegni e fotografie. Tutto intorno c’è Burano, con le sue case dipinte, il campanile pendente di San Martino e la vicina, silenziosa Torcello, con la basilica di Santa Maria Assunta e i suoi mosaici bizantini; a un passo, Murano e i suoi maestri vetrai. L’esperienza a tema è completa: tra una calle e l’altra si gustano i bussolà buranelli (i biscotti a esse) e un risotto di gò, il ghiozzo di laguna.

INFO: Piazza Galuppi 187, 30142 Burano (VE), www.museomerletto.visitmuve.it, tel. 041 730034  museo.merletto@fmcvenezia.it,  prenotazioni CoopCulture 848 082 000. Orari prolungati estivi (1 maggio–26 settembre 2026): venerdì e sabato fino alle 17.

4. Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie — Maniago (Pordenone, Friuli-Venezia Giulia)

Maniago è conosciuta in tutto il mondo come la “città dei coltelli“, e il Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie ne racconta l’anima d’acciaio. Ha sede in un luogo simbolo: il grande stabilimento Coricama, la più importante fabbrica del paese, attiva dal 1907 al 1972. La tradizione fabbrile locale è però ben più antica e affonda le radici nel 1453, quando il conte Nicolò di Maniago fece costruire una roggia per alimentare i primi battiferro. Conquista un posto in classifica per il fascino quasi cinematografico delle sue sale: macchinari imponenti, il battiferro, la bottega del favri da fin con mola, magli e banco da lavoro, e un percorso che esalta forme, design e funzionalità del coltello e della sua “sorella” forbice.

Il museo organizza anche laboratori in cui costruire il proprio coltello. A tema, da non perdere sono le botteghe artigiane e gli outlet delle coltellerie cittadine; nei dintorni, i suggestivi Magredi e l’imbocco delle Dolomiti Friulane. In tavola, il prodotto-principe è la pitina IGP, una polpetta di carne affumicata della pedemontana, accompagnata da frico e da un calice di Friuli Grave.

INFO: Via Maestri del Lavoro 1, 33085 Maniago (PN), www.museocoltelleriemaniago.it  tel. 0427 709063, museocoltellerie@maniago.it Aperto tutti i giorni tranne il mercoledì (orario 10–13 / 14.30–17.30; martedì solo mattina).

5. MIC- Museo Internazionale delle Ceramiche — Faenza (Ravenna, Emilia-Romagna)

Non a caso il termine internazionale faïence deriva proprio dal nome della città: Faenza è la capitale mondiale della maiolica, e il MIC è uno dei più importanti musei di arte ceramica del pianeta. Fondato nel 1908 da Gaetano Ballardini, ricostruito dopo il bombardamento del 1944 con il motto Post fata resurgo, è stato riconosciuto dall’UNESCO come “monumento testimone di una cultura di pace”. È in Top 10 per l’ampiezza vertiginosa delle sue collezioni: oltre 60.000 opere su 15.000 metri quadri, che spaziano dalle ceramiche precolombiane, islamiche e orientali ai capolavori della maiolica rinascimentale italiana, fino al Novecento con opere di Picasso, Matisse, Chagall, Léger, Burri e Fontana.

Ospita una biblioteca specialistica, un laboratorio di restauro e il celebre spazio didattico “Giocare con la ceramica” fondato da Bruno Munari. A tema, vale la pena perdersi tra le botteghe ceramiche del centro e ammirare la Piazza del Popolo e il neoclassico Palazzo Milzetti. La sosta golosa è tutta romagnola: cappelletti, passatelli e piadina, da innaffiare con un Sangiovese o una dolce Albana.

INFO: Viale Baccarini 19, 48018 Faenza (RA) · www.micfaenza.org, tel. 0546 697311 info@micfaenza.org Orario estivo (1 aprile–20 ottobre): martedì–domenica 10–19; invernale: martedì–venerdì 10–13.30, sabato, domenica e festivi 10–17.30. Chiuso il lunedì.

6. Museo del Tessuto — Prato (Prato, Toscana)

Nel cuore di uno dei più importanti distretti tessili d’Europa, il Museo del Tessuto è il maggiore centro italiano dedicato all’arte e alla cultura del tessuto, antico e contemporaneo. Nato nel 1975 all’interno dell’Istituto Tecnico Tessile “Tullio Buzzi” grazie alla donazione di 600 tessuti, dal 2003 ha trovato casa nella suggestiva ex Cimatoria Campolmi, fabbrica ottocentesca e splendido esempio di archeologia industriale racchiuso nelle mura medievali. Entra in classifica per la sua doppia anima — storica e tecnologica — e per una collezione che conta migliaia di reperti, dai frammenti di epoca paleocristiana agli abiti e ai materiali tecnici di oggi, con un percorso che si apre nella scenografica sala dell’antica caldaia a vapore.

A tema, Prato offre il Castello dell’Imperatore di Federico II, il Duomo con il pulpito di Donatello e il Sacro Cingolo, e il Palazzo Pretorio con la sua pinacoteca. Per chiudere in dolcezza, i biscotti di Prato (i cantuccini IGP) inzuppati nel Vin Santo sono d’obbligo; tra i salati, la profumata mortadella di Prato.

INFO: Via Puccetti 3, 59100 Prato (PO) www.museodeltessuto.it, tel. 0574 611503 info@museodeltessuto.it  Orari: martedì–giovedì 10–15, venerdì e sabato 10–19, domenica 15–19. Chiuso il lunedì.

7. Museo della Carta — Amalfi (Salerno, Campania)

Tra gli agrumeti e le cascate della Valle dei Mulini, sopra il centro di Amalfi, un’antica cartiera duecentesca custodisce uno dei mestieri più affascinanti della Costiera: la fabbricazione della “charta bambagina“, la pregiata carta a mano di Amalfi, ancora oggi usata anche dal Vaticano. Il Museo della Carta di Amalfi entra nella nostra Top 10 per un motivo straordinario: i secolari macchinari esposti non sono soltanto conservati, ma funzionanti, azionati durante la visita dalla forza delle acque del torrente Canneto. Si ammirano gli antichi magli in legno mossi dalla ruota idraulica, la “macchina olandese” installata nel 1745, le presse settecentesche; e si può persino provare l’emozione di realizzare con le proprie mani un foglio di carta secondo il metodo tradizionale.

A tema, la passeggiata fino al museo attraversa il centro storico e regala lo spettacolo del Duomo di Sant’Andrea con il suo Chiostro del Paradiso; per gli amanti del trekking, la Valle delle Ferriere prosegue tra cascate e vegetazione rara. In tavola, gli scialatielli ai frutti di mare e l’immancabile delizia al limone, con lo sfusato amalfitano protagonista anche del limoncello.

INFO: Via delle Cartiere 23, 84011 Amalfi (SA), www.museodellacarta.it   Dal 1° marzo al 2 novembre aperto tutti i giorni 10–19 (ultimo ingresso 18.20); biglietti e visite guidate prenotabili sul sito.

8. Museo della Cartapesta — (Lecce, Puglia)

Nel cuore barocco del Salento, ospitato al piano terra del maestoso Castello Carlo V, il Museo della Cartapesta celebra una delle arti più identitarie di Lecce. Considerata a lungo una versione “povera” della scultura in legno o pietra, a partire dal Settecento trovò qui una vera e propria scuola, con maestri divenuti celebri in tutta Italia e all’estero per le loro figure devozionali. Merita la classifica per una collezione di circa ottanta opere dei più grandi cartapestai leccesi — Caretta, Guacci, Malecore, Indino e altri — che dal XVIII secolo arriva fino alla sperimentazione contemporanea, con ricostruzioni di bottega che mostrano scheletri impagliati, mani e teste in terracotta e la carta plasmata con ferri arroventati.

 

La cornice è essa stessa parte dell’esperienza: il castello svela sale rinascimentali, la Sala Maria d’Enghien, i sotterranei e i camminamenti. A tema, basta uscire per ammirare la Basilica di Santa Croce, trionfo del barocco leccese, l’Anfiteatro Romano e le botteghe dove i maestri lavorano ancora. La pausa golosa è il celebre pasticciotto, accompagnato dal caffè leccese in ghiaccio con latte di mandorla.

INFO: Castello Carlo V, Viale XXV Luglio, 73100 Lecce, www.museipuglia.cultura.gov.it  · www.ilcastellodilecce.it, tel. 0832 244845 museo.cartapesta@comune.lecce.it  Visitabile anche con i tour guidati del castello (consigliata la conferma di giorni e orari).

9. Museo Internazionale delle Marionette “Antonio Pasqualino” — Palermo (Sicilia)

Nel centro antico di Palermo, alla Kalsa, dentro l’ex Hôtel de France a due passi da Piazza Marina, vive un luogo magico dedicato a un’arte dichiarata dall’UNESCO Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità: l’Opera dei Pupi. Il museo nasce nel 1975 dalla passione di Antonio Pasqualino, medico e antropologo che salvò dall’oblio una tradizione teatrale in declino, quella che da secoli narrava le gesta dei Paladini di Francia. È in Top 10 — e nel 2017 è stato Museo dell’anno per ICOM Italia — per la sua collezione sterminata: oltre cinquemila pezzi tra pupi siciliani delle scuole palermitana e catanese, marionette, burattini e teatri d’ombre provenienti da tutto il mondo, dal Giappone a Bali.

Qui non si guarda soltanto: dal martedì al sabato vanno in scena veri spettacoli dei pupi, e a novembre il celebre Festival di Morgana anima la città. A tema, tutt’intorno c’è il quartiere della Kalsa con Palazzo Abatellis, la Cala e i mercati storici. Per la strada, l’arte si fa anche cibo: pane con la milza, arancine, pasta con le sarde e un cannolo a chiudere.

INFO: Piazzetta Antonio Pasqualino 5 (traversa di Via Butera), 90133 Palermo, www.museodellemarionette.it , tel. 091 328060, mimap@museomarionettepalermo.it  · Orari: martedì–sabato 10–18; domenica, lunedì e festivi 10–14. Spettacoli da martedì a sabato alle 17, lunedì alle 11.

  1. Museo del Sughero — Calangianus (Sassari, Sardegna)

Nel cuore della Gallura, ai piedi del Monte Limbara e circondato da immense sugherete, Calangianus è la capitale mondiale del sughero. Difficile credere che un borgo dell’entroterra sia stato, nel secolo scorso, tra i cento comuni più industrializzati d’Italia: il merito è tutto della corteccia della quercus suber. Il Museo del Sughero, aperto al pubblico nel 2012 e gestito con passione dall’associazione locale, racconta quell’epopea, ed è in classifica perché custodito in una cornice sorprendente — l’ex convento settecentesco dei Cappuccini, interamente in granito, con un bellissimo chiostro.

Lungo le sale del piano terra si ammirano i macchinari d’epoca, portoghesi, marsigliesi e galluresi, che illustrano ogni fase: la decortica, la stagionatura, la bollitura, fino al prodotto finito (non solo tappi, ma scarpe, borse, pannelli e perfino un presepe interamente di sughero). Al piano superiore, una sezione multimediale e profumi che evocano le antiche fatiche. A tema, lo staff può mettere in contatto con le botteghe artigiane del paese; nei dintorni meritano la Tomba dei Giganti di Pascaredda e la termale Tempio Pausania. A tavola, la zuppa gallurese e i culurgiones, con un calice di Vermentino di Gallura DOCG.

INFO: Via San Francesco 3, 07023 Calangianus (SS), tel. 346 3693859 · Facebook · Aperto dal lunedì al sabato (orario 10–13 / 15–18); domenica su prenotazione.