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Tornano i Trani che legavano alla Puglia

Chi si ricorda dei “Trani“?

Se oggi pensiamo alla parola “Trani”, ci viene in mente la celebre e bella città pugliese famosa per la cattedrale di San Nicola, ma anche alle mescite di vino da cui hanno preso il nome.

Trani

Pochi, invece, sanno che il termine “Trani” veniva usato come sinonimo per definire la bettola, l’osteria o la cantina, con una forte venatura popolare. Ma è anche usato per definire proprio il vino di Trani, rosso e corposo, e utile alle case vinicole del Nord per dargli una maggior robustezza alcolica.

Da termine trani deriva anche il termine tranatt, cioè “frequentatore abituale delle osterie”, un termine reso celebre da una famosa canzone di Giorgio Gaber, il cui titolo, molto eloquente, era Trani a gogo. Una canzone degli anni 60 in cui si descriveva in modo ironico la Milano popolare di quegli anni.

 

«Seconda traversa / a sinistra nel viale / ci sta quel locale / abbastanza per male / che chiamano/ trani a gogò / si passa la sera / scolando barbera / scolando barbera / nel trani a gogò / c’è un vecchio barista /dall’aria un po’ triste / che si gratta in testa / poi serve il caffè / e un toast a me / nel trani a gogò / ci son quattro dischi / due tanghi una polka / un’antica mazurka / due mosci foxtrot / e il twist non c’è / nel trani a gogò / si passa la sera / scolando barbera / nel valpolicella / la vecchia zitella / cerca l’amor / nel trani a gogò».

Estratto da “Milano perduta e dimenticatadi Marina Moioli, Newton Compton Editori, pagine 288. Euro 9,90

Questo vino si poteva consumare in svariate osterie di Milano, che all’epoca erano veri e propri ritrovi in cui si poteva fare di tutto, come chiudere affari, si beveva e si cantava, si consumavano intrighi e congiure, e si giocava anche a bocce su un tipo di campo che veniva definito “alla milanese” perché era ondulato e rendeva più difficile il gioco

Una delle osterie storiche più famose è stata certamente la Cassina de’ Pomm (delle mele), una locanda con mulino del Quattrocento sul Naviglio della Martesana che nel Settecento fu osteria frequentata perfino da Giacomo Casanova e da Stendhal, il quale scrisse che «La Cascina delle Mele è il Bois de Boulogne milanese».

Un ritratto della vecchia Cassina de Pomm – credits: Wikipedia

In altre, come l’Osteria dei Tre Re o al Rebecchino, gli avventori andavano per ubriacarsi ma anche per giocare a dadi, all’Osteria del Galletto si riuniva la Compagnia della Teppa. Invece alla Nos (la Noce), fuori del dazio di Porta Ticinese, ritrovo della Scapigliatura, Carlo Porta aveva un suo tavolo fisso.

A Milano, quindi, queste osterie erano dei veri e propri punti di ritrovo, l’equivalente degli attuali locali dove consumare l’aperitivo. Dei veri e propri pezzi di storia milanese, di cui ancora oggi ci sono ancora delle tracce in giro per la città.