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Per una volta

KENYA, sulle orme del leopardo – 2^ parte

Eccoci nel vivo dell’avventura alla scoperta del feroce leopardo.

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Alle 20.30 da Milano Malpensa è partito il mio volo Neos con destinazione Mombasa. Dopo 8 ore di volo, alle 5.40 del mattino mi trovo sbalzata in una realtà completamente diversa da quella cui generalmente sono abituata. Al di là del clima (ho lasciato Milano a -12°C e Mombasa segna +30°C) è il ritmo di vita che mi lascia perplessa. Tutto scorre lentamente. Tanto che la frenesia della meneghina si fa subito sentire già in aeroporto dove inizio qualche rimostranza per la lungaggine dei controlli. L’addetto mi sorride calmo e mi sussurra “Pole Pole” una sorta di… piano piano, con calma. Ho imparato proprio qui in Kenya che il tempo non ha molta importanza e che in risposta al loro pole pole sentirete spesso hakuna matata (non c’è problema). Dunque entro immediatamente nel contesto keniota e mi adeguo. Dopo un’ora incontro la mia guida e ha inizio la mia avventura. Il primo impatto è un pugno in pieno stomaco: le case che costeggiano l’areoporto sono fatiscenti, una lunga fila di baracche a bordo strada dove un via vai di persone trasportano frutta, sacchi di cibo, legna, contenitori colmi d’acqua e animali in libertà circolano tranquillamente.

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L’auto suona e frena continuamente su una strada sterrata e dissestata. Dal finestrino osservo quello che per me è tutto nuovo. Ecco però alcuni bambini che rincorrono l’auto su cui viaggio e mi lanciano saluti e baci.

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Stiamo viaggiando per raggiungere il parco TSAVO WEST dove alloggerò al lodge NGULIA. Questo parco, che prende il nome dal fiume che lo attraversa, è il più grande parco naturale del Kenya, è considerato una delle riserve naturali più preziose del mondo visto la sua eccezionale biodiversità ed è suddiviso in due parti : lo Tsavo Est e lo Tsavo Ovest.

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Osservo sbalordita gli scenari meravigliosi punteggiati di altissimi baobab e palme tra cui si muovono tantissimi animali che pascolano indisturbati: babbuini con i loro piccoli, elefanti, giraffe, zebre, impala. Mi sembra impossibile dovermi fermare per farli passare. Sono a 100 metri dall’auto. Se volessi potrei accarezzarli. Sono bellissimi e in particolare è la zebra che mi colpisce con quelle righe nere sul corpo che sono così perfette da sembrare finte. Sembra quasi indossi un pigiama. Rido a questo pensiero e solo sporgendo la testa al di fuori del finestrino riesco a vedere per intero la giraffa. È altissima e bellissima con occhi grandi ed espressivi.

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Poco dopo sono al lodge e a parte la grande ospitalità nel ricevimento noto che è sistemato in un’ottima posizione e non è recintato. È al momento del pranzo che ho un problema. Un grosso problema. Chi vi scrive ama da impazzire gli animali di tutte le dimensioni e le specie, bacia i ghepardi, accarezza le tigri, si arrotola serpenti sul collo, si fa trasportare da gigantesche tartarughe centenarie ma ha una sola fobia… i ratti e tutti quegli animaletti che assomigliano alla specie.

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Intorno a me una marea di pro cavie (sono molto simili ai topi) si aggirano indisturbati per i tavoli e chiamati dagli altri commensali accorrono per avere un pezzetto di pane. Entro totalmente in panico e mi chiedo come farò a proseguire. Il personale chiaramente mi dice hakuna matata… sono innocui. “Oh mio Dio”, ripeto in continuazione. Decido di farmi coraggio e pranzo con le gambe incrociate sulla sedia. I kenioti mi guardano esterrefatti.  Dopo il pranzo, attraversando il parco, giungo a una sorgente molto interessante dove vivono babbuini, coccodrilli e ippopotami. Scatto tantissime foto in compagnia della guida.

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Mi attardo a fare scatti per immortalare le scimmie che si spostano da un ramo all’altro ma la guida mi spiega che è indispensabile uscire dal parco con molta velocità e lo dobbiamo fare quando ancora c’è luce: è molto pericoloso girare per il parco al buio e con gli animali che approfittano del fresco per cacciare. Partiamo e a velocità sostenuta inizia un viaggio all’insegna del brivido. A un certo punto un gigantesco elefante con il suo piccolo attraversano la strada. Freniamo bruscamente, solleviamo un polverone che non mi permette di vedere più nulla. Anche l’elefante si ferma. Ci guarda e, sarà stata la tensione, ma mi dà l’impressione che non abbia gradito l’intrusione. Nasce una sorta di sfida a chi si sposta prima. La guida inizia a battere sulla portiera dell’auto facendo un baccano infernale pensando di allontanare il pachiderma. Evidentemente però sbaglia perché l’elefante si innervosisce ancora di più. Noto le enormi orecchie che si muovono continuamente, la proboscide si alza e allora inizia la nostra fuga. Retromarcia e aspettiamo pazientemente che l’elefante si sposti. Sarà sicuramente solo un’impressione ma ho avuto la netta sensazione che l’elefante fosse soddisfatto di aver vinto la sfida.

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Arrivata al lodge credo di aver dato, in termini di tensione, tutto quello che una milanese può dare e invece no, perché in piena notte sento bussare alla mia porta e una voce che urla LEOPARD MADAME LEOPARD. Penso di sognare ma la voce si fa imperiosa: LEOPARD. Qualche secondo per decidere e apro. È un locale addetto alla reception che mi dice che c’è un leopardo che sta mangiando davanti alla zona ristorante. Mi chiedo che si aspetti da me. Non vorrà mica che lo vado a cacciare via? Sono venuta proprio per vedere il leopardo da vicino. Lo seguo in silenzio, sono in pigiama e a piedi scalzi, mi sembra tutto così paradossale sino a quando davanti a me non vedo quella creatura maculata di una bellezza sconvolgente. Il leopardo è su una struttura in legno dove i proprietari del lodge hanno appeso della carne.

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È in posizione dritta, i denti affondano e staccano la carne. Ammutolisco e osservo ammaliata questo animale così bello ed elegante.  Torno in camera ma dopo l’esperienza appena vissuta ho difficoltà ad addormentarmi. Mille pensieri girano vorticosamente in testa. Analizzo mentalmente cosa vedo ogni giorno della mia vita e cosa ho visto in 3 giorni in Kenya e mi chiedo come sarebbe vivere qui.

La mattina dopo all’alba si parte per un nuovo parco l’AMBOSELI che significa “territorio della polvere” questo per via del lago di Amboseli che è praticamente sempre asciutto. Oltre all’autista siamo accompagnati, per motivi di sicurezza, da una guardia armata.  Arrivati al parco ci appare uno scenario paradisiaco: la terra è chiara, piatta con alcuni pezzi di prateria dove va in onda la vita della savana. Gazzelle, impala, zebre, elefanti, struzzi, rinoceronti e ancora lui, il …….  leopardo.

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Armata di teleobiettivo è un sussulto ogni volta: li vedo così vicini che riesco a vedere persino le mosche appoggiate al loro corpo. Ed ecco che alzo gli occhi dagli animali e vedo il Kilimangiaro. Che bellissimi colori. Le due cime vulcaniche sono quasi rosa. Ecco spiegata l’alzataccia del mattino: è con lo spuntare del sole che si riescono a vedere questi colori.

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È il momento della visita ai Masai. Intorno alle 10 del mattino sono al loro villaggio. Le case sono costruite con rami e sterco di animali. Sono piccole e alte poco più di un metro. L’interno ospita un fuoco e pelli di bufalo dove i Masai riposano.

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Vengo intrattenuta da una danza tipica. Fanno salti altissimi ed è molto bello osservarli nei loro abiti tipici, gli shuke, teli dalle trame rosse. Alcuni Masai hanno lobi allungati, tatuaggi e strani tagli. Chiacchiero piacevolmente con alcuni di loro che mi spiegano i gravi problemi della malaria e mi invitano a visitare la scuola. I bimbi sorridono e mi ringraziano per le penne portate loro. Intonano un canto in inglese e scattiamo alcune foto insieme.

È bellissimo interagire con gli abitanti, è il modo migliore per comprendere, per conoscere.  Riparto per arrivare al campo tendato Sentrim Amboseli che si trova subito fuori dal parco.  Le tende sono spaziose e molto pulite.

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Verso le 16 parto per un nuovo safari fotografico e oltre a zebre, gazzelle, elefanti, bufali ecco una bellissima leonessa.

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Tante le emozioni. Rientrata al campo tendato mi chiudo all’interno della mia tenda. Il generatore di corrente viene staccato alle 22 e sino alle 5 del mattino il buio è assoluto.

La mattina dopo parto per il parco Tsavo Est attraversando nuovamente l’Amboseli dove avvisto una leonessa con i suoi piccoli oltre a ghepardi e iene. Viaggio per 5 ore nel parco Tsavo Est e arrivo allo NDOLOLO CAMP, il campo tendato che mi ospiterà per la notte. La particolarità? Non ha recinzioni per cui sono in mezzo alla savana. Meraviglioso! Sono in mezzo a tanti animali protetta solo da una tenda! E intanto sento il barrito degli elefanti, i leoni che si aggirano indisturbati nel campo e le scimmie che atterrano sulla tenda. È arrivato il momento dell’ultimo safari fotografico e lo faccio costeggiando un fiume. Due ghepardi sono davanti alla mia auto, li seguo e noto che nel fiume accanto a me ci sono degli ippopotami.

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Sono enormi ma allo stesso tempo molto buffi. Osservo e cerco di fotografare con gli occhi e non con la macchina fotografica ogni istante perché so che sono gli ultimi. La mattina dopo dovrò rientrare in Italia ma porterò con me l’esperienza più forte e particolare vissuta. Un’altra esperienza africana, un altro  safari e il mio primo leopardo.

Per la prima parte dell’articolo clicca: Kenya, emozioni senza fine

Informazioni di viaggio

Viaggio organizzato tramite agenzia nel mese di febbraio. Acquistato un pacchetto completo che prevedeva volo di linea Malpensa/Mombasa, auto con guida di lingua italiana, pernottamento in lodge/campi tendati/villaggio, pranzi cene, ingresso ai parchi. Euro 1.980,00.

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