Almeno una volta

Arcipelago di Guadalupa: Come Robinson Crusoe, ma mangiando aragosta

Guadalupa 2° Giorno. All’alba il rumore del primo battello ci sveglia, oggi impiegheremo tutto il tempo a conoscere Marie Galante interna con i suoi caratteristici paesaggi rurali, con le grandi estensioni coltivate a canna da zucchero che alimentano uno dei più grandi zuccherifici di tutto l’arcipelago. Dalla collina pare un paesaggio “cristallizzato” che lo riporta indietro a mezzo secolo fa, con i suoi cabrouet, i tipici carri trainati da enormi buoi usati per movimentare grandi quantità di canne, affiancati sempre da stuoli di garzette bianche, uccelli comuni nei campi coltivati.

Da non perdere a Marie Galante l’arco naturale di Gueule Grande Gouffre sulla costa orientale, esposto a grandi ondate che, per sentinella, ha la piccola isola di Desirade.

Ma ci si può divertire anche a lasciare orme sulla sabbia finissima di Anse Feuillard, ombreggiata da enormi alberi che arrivano a lambire il mare dalle acque sempre calme perché protette dalla barriera corallina. Bisogna fare cambusa e per questo leviamo gli ormeggi di buon ora per raggiungere, sempre sull’isola di Marie Galante, il porticciolo di Grand Bourg, la cittadina capoluogo. Un grumo di case vivace, pittoresco, e un mercato che fa a caso nostro.

Frutta tropicale, verdure a chilometro zero, sul molo alcuni ragazzi ci aiutano a caricare il tutto a dimostrazione della semplicità e accoglienza, innate in questa gente. Saliamo sulla collina che domina il borgo per visitare quello che rimane dell’Abitation Murat, rovine di un enorme zuccherificio sorto nel momento d’oro dello zucchero, attorno al 1600, ora ecomuseo, dove 200 schiavi con il loro sudore coltivavano gli oltre 200 ettari della fazenda.

Dall’alto del mulino, una visione d’insieme di Grand Bourg variopinta, sullo sfondo le sfumature della barriera corallina . Tra i muri scrostati si sono insinuate le radici di giganteschi ficus che hanno saldato le pietre fra di loro in un unico intreccio molto grafico.

Come Robinson Crusoe

Facciamo il bagno in una delle calette dove rimanere soli non è raro, proprio come Robinsn Crusoe: Anse Canot , un incanto con l’acqua turchese e all’orizzonte, lontana, Guadalaupa.

Con gli occhi pieni di questa meraviglia, facciamo rotta sul piccolo arcipelago di Les Saintes, nove isolette di origine vulcanica, ma solo due abitate. Sono a 15 miglia da qui ma la loro orografia tormentata la si intuisce per le loro cime aguzze e alte. In mare aperto Anne, la nostra skipper, pronuncia parole tipo scotta, stramba, cazza, poi il silenzio e il vento, che dà il senso del navigare, dell’avanzare lentamente con lo sciabordìo delle onde sulla chiglia e la sensazione di arrivare in terre selvagge, come i primi esploratori.

Sentirsi fuori dal mondo, appagati e sconnessi totalmente. Sfilano davanti a noi falesie e grotte di scorrimento lavico, testimoni di grandi eruzioni vulcaniche che hanno forgiato Les Saintes.

Sulle pareti più ripide, nidi di albatros e poi l’entrata nella piccola baia di Terre de Haut, alquanto difficoltosa per la presenza di una grossa nave da crociera. Contrasto forte con le piccole casette colorate del borgo, in puro stile coloniale e meta preferita dei turisti, incuriositi dalle luccicanti vetrine piene di bigiotterie e dalle botteghe di artisti. Molti pescatori con rudimentali bilance vendono pesce appena pescato a 10 euro al chilo senza distinzione di specie e, come una baia che si rispetti, (questa è considerata una delle tre più belle al mondo), anche qui non manca il Pan di Zucchero, un promontorio di trachite vulcanica a colonne, che contrasta col verde della foresta e del mare, ottimo punto anche per ancorare e passare la notte.

Con pochi minuti di strada sterrata, si arriva a piedi alla più nota spiaggia dell’isola : Pompierre. Una spiaggia a mezzaluna molto frequentata da giovani, ombreggiata da un bosco di raisinier e palme, il mare non è mai mosso perché parzialmente riparata da due isolotti che impediscono mareggiate.Dalla parte occidentale, non perdete un tuffo nella splendida baia di Marigot, abbastanza larga per ancorare, e con la costa abbellita da formazioni rocciose simili a mostri preistorici, e a ben guardare abitate da numerose iguane.

La sera raggiungiamo col tender il molo e abbiamo l’imbarazzo della scelta a decidere in quale ristorantino, quasi tutti pieds dans l’eau, cenare.

La scelta cade sul Triangle con un terrazzino dove le onde arrivano a lambire i tavoli. Racconti e storie di viaggi fatti e da fare animano il gruppo davanti ad un ottimo blaff, una zuppa speziata di pesci e crostacei, poi a nanna davanti all’isolotto di Cabrit illuminato dalla luce della luna che il mare riflette.

Solo chi viaggia e conosce terre lontane
sa capire lo spirito e la mente
di ciascuno.
Costui è un vero saggio
detto indiano

 


La mia TOP TEN dei luoghi da visitare “almeno una volta”

1°Arcipelago di Guadalupa

Un sogno realizzato navigare tra queste isole, col solo rumore del vento tra le vele e delle onde che s’infrangono sulla chiglia del catamarano, staccato dai pensieri che ci assillano quotidianamente. Impagabile l’esperienza di girare nei mercati colorati caraibici e fare il bagno nelle calette più nascoste delle innumerevoli isolette.


2°- Piangrande sui Sibillini

dominata dal borgo di Castelluccio di Norcia, ferito gravemente dall’ultimo terremoto. Un angolo multicolore d’Italia tra Umbria e Marche a 1450 metri. Un autentico “elogio della primavera” quando, a fine giugno, la piana si trasforma in un luogo spettacolare di fioriture multicolori che fa esultare i visitatori da tanta bellezza.


3° -Arcipelago delle Seychelles

schegge di granito sparpagliate nell’Oceano Indiano con un biglietto da visita invidiabile: una natura benevola, e di una bellezza struggente: il paradiso in terra.


4°- L’Alta valle Pusteria, in Alto Adige

un luogo dove il tempo scorre senza fretta, dove assorbire tutta l’energia sprigionata dalla bellezza delle Dolomiti, sito UNESCO, dai fiori e dai torrenti di acqua pura.


5°- Il Madagascar

la quarta isola al mondo per grandezza, un luogo dove dimora la bellezza, e che conserva tutto il fascino dell’Africa con la sua ammaliante bellezza. Qui l’evoluzione, ancora in atto, da spettacolo.


6°-La Garfagnana

la valle del bello e del buono, così la definiva il poeta Giovanni Pascoli, una valle stretta tra le Alpi Apuane e l’Appennino. Struggente quando si capita qui in autunno col suo strabiliante “foliage”che di giorno in giorno si tramuta in una tavolozza titanica.


7° Isole Far Oe

diciotto isole di terra vulcanica appena sotto l’Islanda, ora acuminate, ora addolcite sotto cieli mutevoli di ora in ora, con la luce del nord che esalta il verde delle praterie e il viola delle brughiere. Gli impetuosi fiumi spumeggianti attendono ogni anno l’arrivo dei salmoni.


8°- Le Cinqueterre d’inverno

per me un’ottima occasione di scoprirle ogni volta in modo più autentico e intimo. Lontano dalla pazza folla chiassosa estiva, dal caldo torrido. Con le mareggiate e le lunghe passeggiate posso godere dei benefici della salsedine e del clima che qui è sempre gradevole anche in pieno inverno, magari leggendo le rime indimenticabili di Eugenio Montale che qui visse.


9°- I parchi nazionali del Cile del nord

ovvero una salita infinita per arrivare ai quattromila metri del Lauca National park e Isluga. Per me, fotografo, un delirio che mio fa consumare schede fotografiche a gogò. Vulcani dalla perfetta forma conica e ammantati di nevi perenni, laghi scintillanti che riflettono un cielo blu cobalto e geyser, che trasformano il paesaggio in un girone infernale.


10°- Laos

un viaggio entusiasmante tra natura e storia, religione e avventura. Stretto tra il Vietnam e la Thailandia il paese apre i suoi meravigliosi templi, città storiche come Luang Prabang, l’antica capitale, e, nella parte nord al confine con la Cina, una babele di etnie con costumi e usi diversissimi, una palestra per chi fotografa scene di vita quotidiana e ritratti.


Chi sono

Vittorio Giannella, 57 anni, pugliese, ma residente a Bussero (MI) collabora con importanti riviste del settore viaggi e turismo come Touring, Bell’Italia, Bell’Europa, Weekend Premium, Travelglobe…All’estero ha collaborato con Terre Sauvage, Geo, NewYork Times magazine, e con la collaborazione dell’UNESCO ha realizzato un reportage della Micronesia per la rivista Airone. Vincitore di alcuni premi, tra cui il “Tourism Photo of the Year” di Singapore, cioè la foto più rappresentativa pubblicata tra tutte le riviste mondiali nel 1995. Una sua foto è stata utilizzata come manifesto per il Film Festival della Montagna di Trento. Fa parte dei venti fotografi di Alinari Contemporary, per il rilancio della più antica agenzia fotografica del mondo.

La Prossima settimana un nuovo articolo/racconto della serie ALMENO UNA VOLTA, scritto da una importante firma del giornalismo italiano

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