In bicicletta lungo i navigli
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In bicicletta lungo i Navigli alla scoperta di cascine e abbazie

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Il nuovo DPCM ci ha messo in lockdown, ma ci consente l’attività motoria e lo sport. Niente di meglio allora, per rinfrancare lo spirito, di una lunga pedalata in bicicletta lungo i Navigli. Tra cascine e abbazie della pianura lombarda.

Non è necessario essere ciclisti provetti, per godersi mezza giornata sui pedali. E perfino nella metropoli più europea d’Italia, cioè Milano, non mancano le opportunità per lasciarsi alle spalle il traffico e il cemento. Tanto più ora che il lockdown sancito dal recente DPCM ci ha chiuso in casa, ma per fortuna non ci ha privato (ancora) del diritto di muoverci all’aperto.

Basta poco: una bicicletta, un paio di pantaloni comodi (meglio se con imbottitura), uno zainetto sulle spalle con il necessario per trascorrere qualche ora all’aperto… e per riporre eventuali acquisti gastronomici che si possono fare pedalando in bicicletta lungo i Navigli.

in bicicletta lungo i navigli
La pista ciclabile è asfaltata, quindi si può percorrere con qualsiasi tipo di bicicletta (foto: secelhofattaio.it)

Non importa di quale bicicletta si sia dotati (mountain bike, da corsa, gravel o city bike), perchè le ciclabili che corrono lungo i Navigli sono perfettamente asfaltate. Montare in sella a una bici piuttosto che a un’altra fa la differenza solo in termini di velocità o di comfort.

In bicicletta lungo i Navigli, si parte dalla Darsena

Il “via” è nel cuore della città, cioè alla Darsena, che prima del lockdown era una delle mete top della movida milanese. Da qui partono due ciclabili: quella di sinistra porta in 30 km fino a Pavia (Alzaia Naviglio Pavese), mentre quella di destra corre verso Abbiategrasso (Alzaia Naviglio Grande) ed è più consigliabile per cominciare. Sia perché si possono fare diverse tappe lungo il percorso, sia perché il fondo stradale è migliore.

in bicicletta lungo i Navigli
La Darsena di Milano è il punto di partenza del nostro itinerario.

Una volta presa dunque l’Alzaia Naviglio Grande, si pedala con l’acqua a sinistra e un’infilata di localini (al momento chiusi) sulla destra. Si supera il famoso Vicolo delle Lavandaie, che conserva gli antichi lavatoi, e nel giro di un paio di chilometri si raggiunge la suggestiva chiesa quattrocentesca di San Cristoforo sul Naviglio.

In circa 5 km di pedalata si arriva a Corsico, e da lì un altro paio di chilometri portano a Trezzano. Qui, proprio lungo la ciclabile, si può fare una sosta per riempire le borracce alla Casa dell’Acqua, dove in un piccolo giardino ombreggiato si trovano una fontana e alcuni rubinetti che distribuiscono acqua potabile.

casa dell'acqua
La Casa dell’Acqua di Trezzano.

Gaggiano, un paesaggio ad acquerello

Ancora tre chilometri, ed ecco che il panorama cambia decisamente. Siamo arrivati a Gaggiano, dove le casette colorate che si affacciano sul Naviglio si specchiano nell’acqua (foto di apertura), creando un magico gioco di luci e di riflessi. Qui vale la pena fare una breve sosta nella piazzetta, anche per ammirare la bella facciata del Santuario di Sant’Invenzio, rifacimento secentesco di un’antica chiesa del Duecento.

sant'Invenzio a gaggiano
La facciata del Santuario di Sant’Invenzio a Gaggiano.

A questo punto, chi è stanco può tornare sui propri passi (anzi, sui propri pedali). Perché per rientrare alla Darsena bisogna macinare altri 12 chilometri. Chi invece ha voglia di proseguire, deve attraversare il ponte sul Naviglio: la pista ciclabile infatti prosegue a questo punto dall’altra parte del canale. Da qui in poi, i paesaggi urbani lasciano posto a quelli agresti.

Un’infilata di cascine

Sulla destra l’acqua che scorre placida, sulla sinistra campi coltivati e antiche cascine. Alcune sono in vendita, altre invece sono abitate da agricoltori che vendono ai passanti latte, formaggio, frutti di bosco. Chi ha portato con sè lo zaino o ha la bici dotata di cestello, può approfittarne per fare acquisti.

stalla con mucche a Vermezzo
Una stalla con le mucche lungo il tratto di ciclabile tra Gaggiano e Vermezzo.

Un tagliere di salumi per calmare i morsi della fame

Proseguendo lungo la ciclabile, in corrispondenza di Vermezzo si raggiunge il locale Naviglio Grande. In epoca pre-Covid era un ristorante con balera, dove al sabato sera era ben difficile trovare posto. Adesso è aperto – come da prescrizioni DPCM – fino alle 18 e propone golosità da asporto. Come i taglieri con degustazione di salumi.

ristorante naviglio grande
L’ingresso del ristorante Naviglio Grande.

A questo punto, chi non è ancora stanco può proseguire fino ad Abbiategrasso (mancano da qui un paio di chilometri) e concedersi magari un caffè in uno dei bar del paese.

Ad Abbiategrasso, il Naviglio si biforca. Il ramo di destra costeggia la pista ciclabile che punta verso Oleggio e il fiume Ticino (da cui il Naviglio nasce), coprendo in tutto una cinquantina di chilometri dalla Darsena. Si tratta di un percorso molto scenografico, ma poco adatto ai bambini perché non ci sono parapetti.

Il ramo di sinistra, invece, prende il nome di Naviglio di Bereguardo. È un canale artificiale realizzato in epoca quattrocentesca per volere di Francesco Sforza, Duca di Milano. Seguendo questo corso d’acqua, che corre in aperta campagna e regala bellissimi scorci panoramici, si può arrivare fino all’Abbazia di Morimondo. Tutto il percorso è ciclabile, ad esclusione di un ultimo breve tratto.

naviglio ad abbiategrasso
Ad Abbiategrasso il Naviglio si biforca.

 

Un ultimo sforzo per arrivare all’Abbazia di Morimondo

Una volta arrivati ad Abbiategrasso, bisogna sapere che per tornare alla Darsena il conteggio totale dei chilometri sarà di circa 44. Quindi meglio valutare bene le proprie forze, prima di decidere di proseguire.

Se si hanno più tempo e più energie a disposizione, vale sicuramente la pena di andare oltre. Sia per la bellezza dei paesaggi che si attraversano. Sia per poter ammirare l’Abbazia di Morimondo. L’edificio, uno dei più famosi esempi di architettura cistercense, si deve a un gruppo di monaci provenienti dalla casa madre di Morimond, in Francia.

A Morimondo è d’obbligo – oltre alla visita dell’abbazia – una sosta rigenerante a uno dei bar che si trovano lì intorno. Anche perché per il rientro bisogna mettere in preventivo di pedalare circa 36 chilometri (che insieme a quelli dell’andata portano il totale a oltre 70).

abbazia di morimondo
L’Abbazia di Morimondo. La costruzione fu iniziata nel 1134.