Viaggi In Europa

Giamaica, Blu Mar …ley

Testo e foto di Vittorio Giannella.

“Che l’aereo in ritardo, di rientro da Montego Bay sia atterrato ormai è sicuro”, dice una ragazza in attesa come me di espatriare in quel di Giamaica. Una fiumana di ragazzi, mogli e figli con treccine inconfondibili, e magliette con la faccia di Bob Marley stampigliate su, effettivamente ormai non lascia alcun dubbio. Otto ore di volo e sono immerso in un mare blu e caldo, con la musica reggae che fa da colonna sonora vibrando ovunque, l’odore del jerk,carne di pollo arrostita e marinata con spezie, e decine di pesciolini a pizzicare la pelle bianca, squisita, del turista occidentale di turno.

Dopo il relax e tanti cartelli letti sugli ombrelloni a ricordarti il motto locale”Jamaica, no problem”, io un problema me lo pongo: che Giamaica va cercando il turista? Quella delle foreste pluviali con i fiumi argentei da percorrere in canoa o la Giamaica di Bob Marley, mito intramontabile, più di quanto lo sia il Che per Cuba. Da quello che ho capito essendo venuto qui già tre volte, la Giamaica più gettonata è quella delle lunghe spiagge, dei resort di lusso All Inclusive dove si passa il tempo a spalmarsi creme protettive, bagnandosi in piscine con l’odore del cloro, e bevendo a più non posso rum o mohito. Questo turista sappia però che così facendo tralascia quello che davvero è l’anima di quest’isola, a 150 chilometri da Cuba e a 960 dagli Stati Uniti.

Il viaggio per andare a Nine Miles comincia a Ocho Rios, salendo su un pulman stracolmo di gente con diversi tipi di capigliature, la strada per portarci al paese natale di Bob Marley è talmente butterata di buche che il mezzo è costretto ad avanzare zig zagando. Dopo sessanta chilometri arriviamo in un ampio parcheggio dove veniamo accolti da uno stuolo di guide locali, ma uno in particolare mi colpisce, col suo cappello di lana multicolore che trattiene i suoi quasi due metri di capelli e la onnipresente sigaretta di ganja (marijuana). Mi dice che “la ganja è il miglior modo per comunicare con Dio”e, a giudicare dal fumo che espelle e che lo circonda, capisco che deve essere uno dei comunicatori più assidui. Lo scritturo e mi porta subito a vedere una pietra con inciso una frase molto bella del grande Bob: “Alzati, fatti sentire, combatti per i tuoi diritti, prete non dirmi che il paradiso è sottoterra so che non sai quanto la vita valga davvero”,estratto dalla canzone Get up, stand up.”

La musica reggae come lingua universale per tutti gli oppressi e maltrattati”, questo continua a ripetere Paul, la guida, che mi porta a vedere la camera da letto, umilissima dove è venuto alla luce nel 1945 Marley, altra camera con il primo pallone di cuoio preso a calci e la prima chitarra con qualche corda rotta ,i primi appunti scritti per una canzone . Più in là una piastra di marmo di Carrara bianchissimo copre la tomba del cantante, morto nel 1981, a soli 36 anni per un male trascurato e incurabile.” Due anni fa la moglie Rita”, mi dice Paul “avanzò la proposta di trasferire la salma di Marley in Africa, ma l’isola fu sull’orlo di una crisi di nervi, più di quanto possa accadere per una caduta del governo. A sera si rientra nel comodo resort, a Ocho Rios, ma nel contempo mentre ceno guardando il sole tuffarsi laggiù in qualche parte dell’Oceano mi rendo conto che davvero bisogna mischiarsi fra la gente dei villaggi, assistere magari a una messa protestante o girovagare per i mercati coloratissimi per comprendere appieno lo spirito dell’isola.

E’mattina presto e mi avvio a piedi per andare a visitare un altro luogo che ha reso indispensabile una sosta a Ocho Rios, le cascate del Dunn’s river. Scalarle è un’impresa imperdibile, avvolti dalla foresta pluviale, con un’umidità al 90%, e dal rumore assordante dei numerosi salti d’acqua, vi farà sentire come un avventuriero di qualche secolo fa, anche se poi a guardar bene, decine di persone attorno a voi, tenendosi per mano e con scarpette ultimo grido, risalgono la parete di travertino viscido, urlando ad ogni scivolata che li riporta al punto di partenza.

Qui sulla costa nord ci sono vari luoghi sfruttati come location per set cinematografici. Oltre alle cascate Dunn’s river, a pochi chilometri da qui c’è la spiaggia di Oracabessa, famosissima perché dalle sue acque, emerse Ursula Andress a caccia del suo 007, Sean Connery nel film Licenza di uccidere, o il Blu Hole dove Brooke Shields bagnò le sue grazie nel film Laguna Blu. La barriera corallina puntellata di isolotti completamente ricoperti da una fitta vegetazione, alle spalle si innalzano fino ai tremila metri le pareti delle Blue Mountains di un verde intenso con enormi foreste di bambù, con varie cime che solleticano le nuvole, ferita solo in piccola parte da una sterrata che fra un’ora dovrò fare con una guida locale, e che mi porterà a conoscere una parte poco nota della Giamaica e della sua storia, la roccaforte dei Maroons, gli eredi degli schiavi fuggiti nel XVII secolo dalle grinfie degli Inglesi.

La salita a Moore Town, il villaggio dei Maroons, è panoramicissima e attraversa verso i 1000 metri di quota, estese piantaggioni di caffè, per gli esperti, della migliore qualità al mondo, e prima di arrivare alla meta gruppi di ragazzini di ritorno da scuola, salutano e ci rincorrono per un po,’ felici di vedere qualcuno “di fuori”. Il villaggio è, nel vero senso della parola, chiusa in una valle scurissima e foltissima, ma costruita con casette colorate, abitata da gente molto accogliente, e, dopo un giro per le viuzze mi portano dietro una casetta a farmi vedere il luogo dove” riposa in pace Nanny, eroina nazionale, condottiera dei Maroons, fondatrice di questa città”così è scritto sulla lapide di pietra scura. A Kingston, continua la seconda puntata della storia del re del reggae Bob Marley.

In questa enorme città, che non gode di buona fama, è meglio muoversi di giorno e con i taxi, mi dicono alla hall del resort. Preso alla lettera il consiglio, arrivo alla cittadella celebrativa del Bob Marley Museum, protetta dalla vicina strada a scorrimento veloce, con una sorta di muro tappezzato di murales che ritraggono il musicista nelle varie fasi di un concerto. All’entrata una statua del ex padrone di casa, e l’avviso che  è tassativo  lasciare le macchine fotografiche, non fanno nessuno sconto su questo, nelle apposite cassettiere, poi una guida comincia a portarci in questa sorta di dimora fabbrica soldi, con un odore di fondo che non è certamente camomilla. Tutti in fila cominciamo a vedere la sala di registrazione, una parete interamente ricoperta dai dischi d’oro vinti, come LP Legend che ha venduto 20 milioni di dischi sicuramente il migliore disco reggae inciso, e dalle centinaia e centinaia di articoli di giornali, tra cui spicca per noi italiani di turno, il Corriere della Sera con il concertone di San Siro del 1980, indimenticabile per chi ha avuto la fortuna di andarci.

Questo è sicuramente il luogo più visitato di Kingston, ma avendo alcune ore ancora da sfruttare scelgo di visitare la Devon House, una lussuosa villa in stile coloniale, bianca e con un magnifico giardino decorato con belle fontane. Intorno alla villa sono sorti negozietti che vendono oggetti artigianali e di pregio, si può mangiare bene e i piatti tipici dell’isola, come l’ackee and satfish, il piatto nazionale. L’ackee è un frutto che viene cotto, e alla fine assomiglia molto, con la sua polpa giallastra, a delle uova strapazzate. Al tavolo se lo scegliete, (consigliato vivamente), viene servito con gnocchi fritti, callalloo(verdura simile agli spinaci) e pesce. Da bere in questi casi, oltre al rum,se vi piace, alla fine di ogni pasto, assolutamente indispensabile l’ottima birra nazionale Red Stripe.

Il giorno dopo mi ritrovo su un barcone a ovest di Kingston circondato da mangrovie statuarie ed enormi, luogo eletto per i coccodrilli. Sono sul fiume Black River, un’ area protetta dove si proteggono gli ultimi coccodrilli caraibici,e mentre avanziamo in questa palude si sollevano di tanto in tanto stormi di aironi bianchi che qui nidificano. Qualche chilometro più avanti, mi ritrovo a bagnarmi e a tuffarmi nelle decine di cascate delle mitiche e imperdibili Ys falls. Presa la rincorsa con le liane penzolanti dagli alberi ci si tuffa nella spumeggiante cascata superiore, la luce del sole fatica ad arrivare, le rive sono colorate da piante di ginger rosso e giunchiglie. Lasciate le cascate, mi avvio lentamente verso l’estremo ovest della Giamaica, il posto del divertimento più sfrenato e gettonato, Negril.

Negli anni settanta era il ritrovo degli hippie di mezzo mondo, la Woodstock caraibica. Una lunghissima striscia di sabbia con la battigia costellata senza soluzione di continuità da resort storici e hotel da pochi soldi, con gli altoparlanti che non riposano mai, come gli abitanti del villaggio,se non,  quando il sole comincia a spuntare all’alba e gli ultimi nottambuli vanno a nanna.

Qui si possono gustare le migliori aragoste dei Caraibi, si può fare il bagno nel mare con tutte le sfumature del blu e del verde, affondando i piedi nella sabbia borotalco, e, per esperienza diretta, non dovete assolutamente perdervi una capatina al Ricks cafè, dove tra una birra e l’altra potrete vedere ragazzi locali, impegnati a fare tuffi da altezze vertiginose, imitati dai numerosi turisti, però da un trampolino messo loro a disposizione alto al massimo tre metri.

In questo luogo dei vizi e del divertimento merita una visita anche la manciata di cottages a picco sul mare, del costosissimo ed esclusivo hotel The Caves, dove a volte si vedono aggirarsi gli U2, Madonna e ultimamente il Principe Carlo, ospiti qui per rilassarsi. E come si fa a non crederci.

Il mio giro attorno alla mitica Giamaica termina a Montego Bay, nota come Mobay, sul suo splendido lungomare, tra luminosi e piccoli locali che si affacciano su esclusive spiagge, dove praticare lo snorkelling è d’obbligo, voglia che mi tolgo avendo l’aereo fra cinque ore, ma sicuramente in ritardo.

Documenti

Passaporto con almeno sei mesi di validità

Info

www.giamaica.it

Moneta

Dollaro giamaicano accettati ovunque i dollari USA

Elettricità

110 volts,prese americane

Fuso orario

-6 ore rispetto all’Italia, -7 quando da noi è in vigore l’ora legale

Il movimento Rasta è un culto che nacque per  una protesta sociale dei neri di Giamaica, portato avanti da Marcus Garvey, dove si afferma che i rasta,la razza nera africana, è la prediletta da Dio,che ha come suo messia l’imperatore Hailè Selassiè, incoronato nel 1930 e morto nel 1975. L’etimologia del credo Rastafari (da Ras,principe, e Tafari,da temere) dice che un giorno Dio condurrà il suo popolo dalla Giamaica alla Terra promessa (l’Etiopia).La storia poi che la ganja o marijuana sia il mezzo per comunicare con Dio, in realtà veniva usata per attenuare i morsi della fame e della fatica.Oggi la marijuana viene fumata da circa il 70% della popolazione giamaicana,e nei luoghi più turistici la polizia chiude un occhio,ma attenzione perché volendo la legge dice che  comporta una multa salata e addirittura qualche giorno di detenzione.

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