Viaggi In Europa

Skopelos, l’isola balsamica

Di Vittorio Giannella.

Quando in primavera ci si avvicina all’isola di Skopelos e l’erba non è del tutto verde, l’aria si impregna di profumi delle migliaia di pini che a causa della poca pioggia caduta emanano essenze balsamiche inconfondibili anche quando, scrutando l’orizzonte, l’isola appare  solo come una sagoma scura.

In questa stagione i voli giornalieri che collegano Atene all’unico aeroporto delle Sporadi, Skiathos, sono sempre pieni e noi in alternativa abbiamo raggiunto con un comodo autobus il porto di Agios Konstantinos, distante 165 chilometri dalla capitale, e da qui con un  aliscafo, in due ore, navigando lentamente su un mare di tavola stiamo per raggiungere Skopelos. Si intuisce, guardando la faccia dei locali, che la Grecia in questo momento, sta attraversando un periodo di tensioni sociali, crisi economica e scontri politici, ma nonostante tutto, la culla della cultura europea è da sempre una delle mete preferite dai turisti di mezza europa e le Sporadi, da qualche anno, stanno brillando in quanto a presenze e ospitalità. L’aliscafo entra nel porticciolo di Skopelos, una sorta di anfiteatro con la chora in alto, formata da tante case bianche a tinte pastello, costruite dall’uomo, senza stravolgere la bellezza del luogo.

La pioggerellina che ci ha accompagnato per tutto il tragitto, grazie alle forti folate di vento si smorza, sulla panchina una manciata d’anime aspetta parenti o clienti, sorseggiando beveroni di caffè, e nonostante il vento spazzi velocemente le nuvole, questo grigiore ci fa apparire una Grecia fuori dagli schemi. Ci incamminiamo sul lungomare costellato di bar e taverne tipiche. Qui a Skopelos non troverete la vita brulicante della vicina e più mondana Skiathos, ma non faticherete a trovare ottime e caratteristiche taverne, molte delle quali immerse in giardini, o con i tavoli all’ombra di secolari alberi. Bastano pochi passi e ci attrae al centro della piazzetta una taverna con le tovaglie linde, dove un platano frondoso ombreggia i tavoli; gyros e tzatziki sono ottimi. Prima di tuffarci alla scoperta di quest’isola gioiello, ricca di spiagge e baie, i suoi mille sentieri  nelle pinete e le sue acque color smeraldo, facciamo un giro tra la fitta rete di viuzze, tutte in salita, che portano alla sommità dove domina, su tutto, il kastro, e così, inaspettatamente e quasi mimetizzate tra una casa e l’altra incontriamo una moltitudine di chiesette, alcune davvero piccole, altre, come la Agios Nikolaos, grande e piena di fedeli.

Il tour tra le stradine bianche di calce, con i gatti che sonnecchiano sui davanzali, ci porta al punto più alto della chora, dove il vento sempre presente, ci rinfresca la fronte e porta un forte odore di salsedine. Da qui la vista è davvero incomparabile: giù, il porto vitale e rumoroso, a sinistra il mare aperto con in fondo, lontana, Alonissos. Seguendo la scalinata in discesa, a metà del tragitto, incontriamo la chiesetta di Pirgou, seicentesca con il tetto lastricato di ardesia, costruita con le fondamenta su uno sperone roccioso a picco sul mare profondo. Basta soffermarsi sulla piccola piazzetta per godere del suono della risacca e del tramonto che allunga le ombre nella baia. Stasera andremo a mangiare alla taverna di Anatoli, dove a lume di candela, riparati dalle maestose mura del kastro, ceneremo ascoltando la tipica musica locale epica e melodiosa, la rembetika, portata dai profughi greci che lasciarono l’Anatolia nel 1922. Il gestore Denis, tra una pausa e l’altra, ci racconta, che qualche tempo fa, è stata fatta una scoperta archeologica interessante che certifica il fatto che Skopelos, è stata abitata anticamente dal popolo minoico, e governato da Staphilos, figlio dei leggendari Dioniso e Arianna. La mattina un salto per affittare la moto, e poi via per raggiungere la nostra prima spiaggia nella riparata baia di Ghisleri.

Qui il mare è ideale per nuotare quando il meltemi soffia forte, e se la sete si fa opprimente un piccolo bar a conduzione famigliare, vi offrirà occasione per assaggiare ottime insalate greche e sorseggiare ouzo o birra locale. All’alba il monte Delfi s’infiamma dei primi raggi di sole, i pescatori animano già il porto e vendono scampi che si muovono ancora, il primo aliscafo della giornata scarica gente ancora assonnata. Dobbiamo raggiungere Agnondas, un piccolo borgo di pescatori avvolto letteralmente dalla pineta, reso famoso dalle cronache, perché qualche anno fa divenne una delle location per alcune scene del film “Mamma mia!”, con Merlyl Streep, tratto dal celeberrimo musical degli Abba, che tanta notorietà ha regalato a Skopelos. L’aria fresca e tersa del mattino, l’erba che emanava un profumo inebriante, un rapace che si librava nel cielo, creava in noi uno stato d’animo di serenità, raramente verificabile nelle nostre metropoli.

Dopo aver scollinato cominciamo la discesa verso Agnondas, e, dopo una curva, ci  appare il piccolo borgo situato in un’incantevole baia, colorata da decine di gozzi da pesca, e taverne specializzate in piatti di pesce. Qui sono state girate le scene del film, a Capo Amarandos, un piccolo promontorio con un pino isolato e molto scenografico, dove il silenzio è interrotto solo dalle folate di vento. La strada per arrivarci è sterrata, prodiga di buche profonde che ci fanno sobbalzare, ma all’arrivo l’incanto del sito ci ripaga di tutti i lividi. Pini piegati dal vento dominante, i rami che rasentano l’acqua turchese del mare, qui sempre calmo perché riparato da tutti i venti. Un piccolo sentiero ci porta in alto e ci permette di affacciarci su una baia dove è all’ancora una piccola barca, in fondo il promontorio di Limnonari, raggiungibile con una strada che regala grandi vedute e serpeggia  tra una fitta macchia di rosmarino e mirto. A ovest lunghe spiagge ombreggiate da pinete, e, proseguendo qualche chilometro, si arriva alla più bella delle spiagge isolane: Milia. Appare tra i pini, lunga e sabbiosa ma ha un difetto; è perfetta solo in condizioni di mare calmo, ed essendo esposta ai forti venti di meltemi la cosa non è molto frequente.

La giornata volge al termine, i gabbiani sono macchie nere che galleggiano e ondeggiano sull’acqua indorata dal tramonto, le cime dei monti catturano piccole nuvole vaganti,  e anche le cicale smettono di frinire.

Torniamo alla base. La mattina seguente un cielo terso color cobalto e cirri sfilacciati, preannunciano una giornata ventosa, il mare s’increspa di piccole schiume, gli steli dell’avena selvatica si piegano flessibili indicandoci la direzione del vento. Entriamo a Glossa, piccolo borgo marinaro, ci colpiscono i colori delle sue case addossate le une alle altre, delle finestre e delle edicole votive, tutte bianche e azzurre, gli stessi che troviamo nella bandiera nazionale. Due anziani seduti davanti al bar ci salutano sollevando un bicchierino di odoroso ouzo, approfittiamo per chiedergli indicazioni su come arrivare alla piccola e famosa chiesetta di Aghios Ioannis, poco distante, e Nicholas, il più anziano, che mastica un po’ di italiano appreso durante la guerra, ci ricorda che anche questo piccolo promontorio era stato scelto come location del film “mamma mia” nella scena finale del matrimonio. Proseguiamo sulla strada che scivola fra vigne e albicocchi carichi di frutta matura, fino a quando, d’improvviso, ci appare l’enorme masso, una sorta di chiglia di nave che sta li da secoli a sfidare le frequenti tempeste, e sulla sommità, la chiesetta che si raggiunge salendo 105 scalini scavati nella roccia. La luce e il vento mutano continuamente, le onde si infrangono ma il rumore è attutito dall’altezza.

Prima di tornare in paese decidiamo di fare un bagno a Kastani, una delle spiagge cinque stelle di Skopelos, e nelle sue acque cristalline calme, sento il corpo tonificarsi e la mente risvegliarsi.

Un pastore a dorso d’asino e il suo gregge di capre spettinate, fa ritorno su un sentiero polveroso a dir poco accidentato. Questa è Skopelos, ma ci siamo ripromessi di tornare per scoprire le altre.