BHUTAN
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Buthan, dove si misura la felicità

Cari amici lettori oggi vi proponiamo un viaggio particolare, il viaggio alla scoperta del luogo felice. Il Bhutan. Perché vi chiederete? Semplice, a differenza dell’Italia dove ci si affatica per fare alzare il PIL (Prodotto Interno Lordo), in Bhutan ci si affatica per alzare il FIL (felicità interna lorda). Sembra impossibile ma è proprio così. Tutto ha avuto inizio nel 1972 quando un giornalista ha chiesto al giovanissimo re del Bhutan, Jigme Singye Wangchuck quali fossero i risultati del PIL all’interno del suo paese. La risposta del giovane re è stata disarmante per tutti: “PIL? A me interessa la felicità interna lorda”. Da questa affermazione si è iniziato a parlare di FIL e a legarlo a questo splendido paese. Pensate che dal 2008 il FIL è entrato a far parte della costituzione bhutanese.

 

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Ma come è possibile misurare la felicità di un paese e della sua popolazione? Forse è un po’ effimero ma almeno l’iniziativa è lodevole e soprattutto sembra che momentaneamente funzioni. Ci sono 4 elementi cardini che permettono di misurare il FIL in Bhutan:

  • Il rispetto e la tutela dell’ambiente
  • il rispetto delle tradizioni locali
  • una buona amministrazione
  • uno sviluppo sostenibile

Su questi criteri , basati su principi di grande valore, poggia la politica della felicità. Ma non pensate che è tutto merito delle amministrazioni perché gli abitanti sono coinvolti nel progetto rispondendo attraverso questionari consegnati, ogni 5 anni, ad abitante campione. Le domande sono tra le più disparate una tra tutte:

  • ha dei sentimenti di gelosia per il suo vicino di casa?

Quasi nessuna tocca l’argomento denaro. Sarà un caso? L’obiettivo comunque non è certo quello di dare felicità alle persone ma quello di trovare le condizioni adatte per poterla raggiungere. La filosofia buddista insegna che la cosa più importante è l’uomo e l’ambiente in cui vive aiuta sicuramente. Nei paesi occidentali con il consumismo sarebbe impossibile e inapplicabile.

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Con queste premesse vi raccontiamo, se pur in poche righe, le bellezze di un paese che ancora oggi, vuoi per questa politica volta alla felicità vuoi perché qui i soldi degli occidentali non sono ancora arrivati, è riuscito a mantenere la sua autenticità nella cultura e nelle tradizioni e anche paesaggi strepitosi con eccezionali scorci su montagne, valli, pianure. Visitare il Bhutan significa essere catapultati in un altro mondo. E in una dimensione spirituale sottolineata dai bellissimi monasteri, alcuni unici per la loro incredibile posizione, come quello della foto qui sotto a strapiombo sul fianco di una montagna. Si tratta del Monastero Nido della Tigre, conosciuto in Bhutan con il nome di Taktsang, diventato ora un simbolo del paese. È il monastero per antonomasia, il più fotografato di tutto il Bhutan. La leggenda narra che, chi portò il buddismo in questo paese, Guru Rimpoche, arrivò al monastero per meditare a dorso di una tigre volante.

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Monastero Nido della Tigre

Bellissimi anche gli Dzong, templi, monasteri, fortezze, centri amministrativi con varie funzioni a carattere religioso, militare, amministrativo e sociale cui gli abitanti si rivolgono per avere un permesso o per sbrigare questioni legali. Sono ovunque ma il più importante è lo dzong di Punakha al cui interno sono conservati i resti di colui che ha fondato il paese.

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Si trova in una bellissima posizione e ci si arriva attraverso un ponte coperto risalente al XVII secolo dove sventolano tante bandiere di preghiera. Le risaie, coltivate con metodi tradizionali, fanno da cornice.

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Le donne che non riescono ad avere bambini si recano al tempio della fertilità, il Chimi Lhakhang, per ricevere dal lama la sua benedizione.

Passando per il ponte sospeso Mitesgang si arriva alle grotte GEON TSEPHU dove sorge un tempio ed è qui, si dice, che il Guru Rimpoche ha visto il Buddha di lunga vita.

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Il Dochula Pass è il tratto himalayano che va da Phunaka a Thimpu . Percorrendolo si ammirano scorci spettacolari fatti da panorami mozzafiato ravvivati da tante bandierine colorate: blu per rappresentare il cielo, bianche per le nuvole, rosse per il fuoco, verde per l’acqua e gialle per la terra. Su di esse sono incisi i mantra. Attraverso il vento queste si muovono portando la preghiera per il mondo.

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E cosa dire delle foreste di bambù? Celano una natura rigogliosa conservata grazie agli abitanti che, per mantenere i propri boschi e foreste, rinunciano a sviluppi rapidi e selvaggi. In questi boschi con un po’ di fortuna si possono vedere i takin, animali appartenenti alla famiglia dei bovini che si nutrono di erba e foglie e che durante le giornate estive stanno tranquilli a godersi il sole.

Per gli amanti degli animali c’è il santuario di Sakteng che ha il compito di proteggere il migoi, una sorta di yeti. Scientificamente non vi è conferma della sua esistenza ma per gli abitanti del posto non ci sono dubbi, lo yeti esiste e vive lì. La fauna comprende anche il leopardo delle nevi, l’orso nero, il panda rosso e tanti altri animali alcuni di essi conosciuti solo nell’immaginario.

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Una rappresentazione di Guru Rimpoche

Ma per conoscere l’essenza di questo Paese bisogna prender parte alla vita quotidiana dei suoi abitanti con i loro usi e costumi e magari assistere a uno dei tanti tshechu, eventi in cui si danza con costumi e maschere tradizionali. Uno dei più spettacolari, e uno degli eventi religiosi più importanti per i bhutanesi, è quello che si tiene a Paro in primavera in onore di Guru Rinpoche. Si tiene il decimo giorno del mese lunare. In zona, nella valle di Paro si può visitare lo Dzong Rinpung per vedere le antiche maschere cerimoniali utilizzate per gli eventi.

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Paro

Bisogna anche ricordare che il Bhutan è luogo di trekking per eccellenza e che lo sport bhutanese tradizionale è il tiro con l’arco.

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Il Bhutan è un museo a cielo aperto dove tutto è conservato in maniera impeccabile e dove la popolazione, così ospitale, non vede l’ora di raccontarvelo. Non resta che accertarvi in prima persona se è possibile misurare la felicità.

QUANDO ANDARE:

La primavera è ottimale si evita il freddo molto rigido dell’inverno e la pioggia copiosa dell’estate.

CON CHI ANDARE:

Sempre per la politica di conservazione dello stile di vita tradizionale solo operatori certificati dal governo possono condurre i turisti dall’esterno all’interno del paese. Noi segnaliamo EVANEOS la prima piattaforma che mette in contatto i viaggiatori con le agenzie di viaggio locali selezionate in tutto il mondo. Per contatti dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.30

Tel (+39) 02 94 75 54 99 – https://www.evaneos.it/informazioni/chi-siamo/

COME ARRIVARCI

Le principali compagnie aeree sono DrukAir e Bhutan Airlines che collegano il mondo al Bhutan.

DOCUMENTI NECESSARI

Oltre al passaporto è necessario un visto di ingresso che deve essere richiesto al Tourism Council del Bhutan, tramite l’agente di viaggi autorizzato dal governo. È il visto più caro al mondo: 250 $ al giorno

SANITA’

Consigliamo di rivolgervi alla ASL della vostra città per un consiglio su eventuali vaccini.

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