Vissani, gusto verace

Non solo chef stellati, ma anche “cuochi” di ristoranti, trattorie e rifugi che amano il loro lavoro al punto da ricercare in ogni piatto gli ingredienti della loro terra e la tradizione, che arriva a tavola grazie alla loro arte culinaria, ma anche a una storia ricca e di gesti, strumenti, sapienza, stagionalità. Cominciamo con Gianfranco Vissani, scrittore, presentatore televisivo, chef stellato, ma, soprattutto, amante della sua terra, l’Umbria. Che ci svela una delle sue celebri ricette.

Di Beba Marsano

Rimpiange il tempo dei pomodori concimati col letame (“che gusto quelli di mio padre!”). E anche le vacche di stalla, “quelle vere, quando facevano 4/5 litri di latte al giorno e non 70 come adesso, mostri geneticamente modificati”. Detesta la manipolazione, l’artificio, il sotterfugio, “dal cibo alla politica”, Gianfranco Vissani, gigante “schietto, genuino, diretto”. Che parla come mangia, pardon, come cucina. Con passione incontenibile. Gustave Flaubert dei fornelli (“Madame Bovary sono io”, diceva lo scrittore francese), Vissani mette in tavola soltanto quello in cui si identifica senza, però, limitarsi alla cultura gastronomica della sua terra, l’Umbria.

Uomo di gusto e anche di buon gusto, ama l’arte (“Velázquez, il più grande pittore di tutti”), la lettura (Il cimitero di Praga di Umberto Eco), le bellezze dell’Italia: il colore di Napoli, il dinamismo avanguardista di Milano e, da seduttore incorreggibile, Venezia, “città femmina”.

Dopo il Covid cosa cambia?

Molte piccole aziende a conduzione familiare non riapriranno più, a tutto vantaggio delle multinazionali. Perderemo un patrimonio costituito da trattorie, osterie, locali storici, custodi di un sapere tramandato da padri, madri, nonni. Il Covid sta facendo danni, ma un disastro ancora maggiore è stata l’Europa, la più grande minaccia alle diversità in nome dell’uniformità, dell’omologazione.

Piatto della gola?

Piccione allo spiedo.

Vino più amato?

Spinning Beauty, Sagrantino di Montefalco di Arnaldo Caprai, prodotto in edizione limitata in meno di mille bottiglie l’anno.

Gli indirizzi del cuore?

Vicino a casa, Mamma Angela a Orvieto e Nostrano a Perugia. Fuori, Sensi ad Amalfi e Gennaro Amitrano a Capri: due esempi di quella grande cucina del Sud, che negli anni Sessanta ha fatto furore.

Tutti paladini della tradizione regionale e nessuno stellato…

Chi sono gli stellati?

Per chi sogni di cucinare?

Per i poveri, in una mensa aperta agli ultimi. Mi è passata la voglia di cucinare per i grandi della Terra; mi hanno deluso tutti, con le loro parole fondate sulla menzogna.

A cena con…

Mario Draghi, l’unico che potrebbe salvare l’Italia. Oppure con i Tre Moschettieri, per fare D’Artagnan e salvare la corona dagli intrighi di Richelieu.

La tua giornata tipo?

Mi sveglio alle 7. Guardo fuori per vedere come è il tempo. Prendo un caffè in camera e scendo in ufficio. Un’occhiata all’agenda e poi un impegno dietro l’altro fino a tarda sera.

Nei giorni liberi?

Resto a casa a riposare o vado con gli amici a mangiare fuori porta.

E nei weekend?

Fammi un’altra domanda. Con questo lavoro, weekend liberi non ne ho mai avuti.

Viaggi?

Qualche giorno, mai troppo lontano: il Conero, la Costiera, la Puglia.

Vissani e le quattro ruote…

Guido molto, e volentieri. Il concessionario dice che i cerchioni me li mangio. Ha ragione: macino 150mila chilometri l’anno. Ho sempre avuto la passione per le auto sportive; da giovane avevo una Porsche, oggi una Mercedes Classe S. Con gli anni, all’amore per la velocità ho sostituito quello per la comodità.

Un sogno (ir)realizzabile?

Vorrei tornare in carrozza, come i viaggiatori del Grand Tour, nei luoghi d’Italia che più mi hanno colpito quando facevo Linea Verde. Due per tutti, la reggia di Caserta e il complesso monumentale delle seterie di San Leucio, entrambi patrimonio UNESCO.

LA RICETTA DI VISSANI: Lepre, cappelletti di ventresca di tonno, ravioli di scampi al caviale

Ingredienti per 4 persone

  • 1 sella di lepre disossata
  • 2 Costolette di lepre
  • 2 gamberoni rossi
  • 30 g di caviale
  • 40 gr ventresca di tonno in scatola
  • 20 gr panna
  • 100 gr pasta fresca all’uovo
  • 200 gr di purea di papaya
  • 50 gr Brodo vegetale
  • Aglio 1 testa
  • Bacche di ginepro Q.B
  • Sale Q.B
  • Pepe Q.B
  • Alloro 2 foglie
  • Rosmarino
  • Olio EVO

Procedimento:

Porzionare la sella di lepre per 4 persone, scalzare per bene gli ossicini delle costolette, legare la carne e mettere da parte. Setacciare la ventresca di tonno, unirvi un po’ di panna fresca, regolare di sale e pepe e formare i cappelletti di pasta fresca. Sgusciare i gamberoni Rossi, privarli dell’intestino e batterli tra due fogli di carta forno. Mettere il battuto in congelatore e d una volta sodo coppare con un coppa pasta. Creare dei ravioli, farcendo il battuto con del caviale. Mettere da parte. Cuociamo la purea di papaya per qualche istante aggiungendovi un po’ di brodo vegetale, regolare di sapore. In una padella facciamo insaporire l’olio Evo con l’aglio, l’alloro, rosmarino e le bacche di ginepro e facciamo cuocere la nostra lepre al “rosa”.

L’Umbria di Gianfranco Vissani

 Da Baschi, sede di Casa Vissani, tre visite imperdibili. Orvieto, che merita una sosta anche solo per il Duomo, con la facciata che è un ricamo di pietra e la Cappella di San Brizio, affrescata dal grandioso ciclo apocalittico di Luca Signorelli.

Montegabbione, dove in un solitario sito francescano il celebre architetto Tomaso Buzzi creò la sua città ideale, La Scarzuola (1957-77), scenografico affastellamento di architetture di tufo, replica in scala ridotta di edifici storici (dal Partenone al Colosseo) e immaginari (dalla torre di Babele alla scala di Giobbe).

E Perugia, sede della Galleria Nazionale dell’Umbria in Palazzo dei Priori. Le sue sale? Una folgorante sequenza di opere: ecco i marmi di Arnolfo di Cambio, le Madonne di Duccio di Buoninsegna e Gentile da Fabriano, i polittici di Beato Angelico, Piero della Francesca, Pinturicchio e di quel “divin pittore” maestro di Raffaello, Perugino.

I due lavorarono a quattro mani all’affresco della Trinità e santi nell’incantevole cappella segreta di San Severo, mentre il solo Perugino lasciò la più compiuta testimonianza del suo genio nella Sala delle Udienze del Collegio del Cambio, trasformando la sede dell’arte dei cambiavalute nella “banca più bella del mondo”.

INFO

Casa Vissani, SS 448 Km 6600, Baschi (TR), tel 0744/950206, www.casavissani.it




ITALIA DEL GUSTO. Tre TOP RICETTE da Monterosso (SP), Torre di Palme (FM) e Alghero (SS)

Stiamo per ri-partire. Molte regioni dal prossimo 18 maggio apriranno le spiagge e, se tutto andrà bene, dal prossimo 1°giugno potremo pensare a programmare le vacanze. Anche se saranno diverse, con qualche precauzione in più, potremo viaggiare e godere dei paesaggi e dei sapori della nostra bella Italia. Intanto, nella nostra rubrica “ITALIA del Gusto” vi diamo un assaggio, come sempre con tre TOP RICETTE da altrettante località a Nord, Centro e Sud.

Monterosso (SP) e la “sua” Torta di riso

Amata da Montale, Byron e Shelley, che a Monterosso, hanno lasciato segni del loro passaggio, la più occidentale delle Cinque Terre è un gioiello incastonato tra alte scogliere, un mare cristallino e un ricco entroterra fatto di terrazzamenti dove crescono viti, olivi e alberi di limone.

Da non perdere le sue spiagge, belle in tutte le stagioni. Chi arriva in treno si troverà, appena fuori dalla stazione, sul lungomare Fegina. Qui si trovano subito due piccole spiagge libere di sabbia e ciotoli, mentre altre dotate di stabilimenti si trovano presso l’attracco dei traghetti che portano alle altre Cinque Terre e al Golfo dei Poeti.

Camminando fino alla fine del lungomare di Fegina, in direzione di Levanto, invece, si incontra un’altra spiaggetta. Alla fine di questa, dove comincia il piccolo porto, si trova l’imponente scultura del Gigante, un’opera di ferro e cemento armato di 14 metri, opera di Arrigo Minerbi e dell’ingegner Levacher del 1910. La gigantesca scultura è stata commissionata da Giovanni e Juanita Pastine, due monterossini tornati in patria dall’Argentina.

La passeggiata nel centro storico può invece partire dalla duecentesca Chiesa di San Giovanni Battista, con la facciata di marmo bianco e serpentino verde e un rosone gotico traforato in marmo. Dietro la chiesa si trova l’Oratorio della Confraternita dei Neri, in stile barocco. che risale al XVI secolo, quando, durante la Controriforma, nacquero confraternite laiche dedite alle opere di bene. Poco distante si trova anche l’Oratorio della Confraternita dei Bianchi, che deve il suo nome al colore dell’abito utilizzato durante le cerimonie dagli adepti.

Vale una visita anche il Castello di Monterosso, con le sue belle torri merlate. La posizione è davvero mozzafiato. Sorge infatti su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare. Visitatelo al tramonto, è ancora più suggestivo.

Tra le escursioni da non perdere, invece, c’è quella a Punta Mesco, a cui si arriva attraverso un sentiero panoramico che passa dal vecchio semaforo. Quasi sulla cima, si incontra la villa “Delle due Palme” di Eugenio Montale, dove il Premio Nobel per la Letteratura amava trascorrere lunghi periodi e nella quale ha scritto capolavori come Ossi di Seppia, Mediterraneo e Meriggi di Ombre.

Altre due belle escursioni sono quelle che portano al Colle dei Cappuccini, dove, nella Chiesa di San Francesco è custodita una Crocifissione attribuita a Van Dick. La seconda invece porta al Santuario di Nostra Signora di Soviore, appena sopra Monterosso, il più antico santuario mariano di tutta la Liguria.

Tra i sapori di Monterosso, invece, c’è la tipica torta di riso, che potete fare anche voi con la nostra ricetta.

Torta di riso di Monterosso

Ingredienti
• 400 gr di farina
• 300 gr d riso
• 3 uova
• 100 gr di grana grattugiato
• 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
• 150 gr di ricotta
• 15 gr di funghi secchi
• Sale q.b

Mettete a bagno i funghi secchi in acqua tiepida. Lessate il riso in acqua salata e scolate al dente. Lasciatelo raffreddare, poi versatelo in una terrina e unite la ricotta, le uova, i funghi tritati e un pizzico di sale. Amalgamate il tutto. Preparate l’impasto per la base con la farina, il sale e un cucchiaio di olio di oliva. Ricavatene 4 sfoglie sottili. Stendetene due in una teglia unta di olio. Ungete anche le sfoglie, poi versatevi sopra il composto e livellatelo. Ricoprite con le altre due e richiudete facendo un orlo. Ungete la superficie con una pennellata di olio e infornate a 180° per circa 45 minuti.

INFO
www.lecinqueterre.org

Torre di Palme (FM) e il Brodetto di Porto San Giorgio

Sorge sulla cima di un colle, a 100 metri sul livello del mare Adriatico, sul quale si affaccia, regalando panorami e scorci mozzafiato. Siamo a Torre di Palme, nella provincia di Fermo, nelle Marche. Lasciate l’auto nel parcheggio all’ingresso del borgo e incamminatevi nel centro storico, che si può visitare con una rilassante passeggiata di un’ora. Gli edifici più interessanti si affacciano su via Piave, che taglia il borgo da est a ovest.

Da non perdere la splendida Torre merlata, risalente al XIII secolo, facente parte di un complesso difensivo che comprendeva altre cinque torri e una cinta muraria con camminamenti coperti. Bellissimo anche il Palazzo Priorale, attuale sede del Municipio, con il suo campanile a forma di vela, un arco a tutto sesto murato nella facciata e una splendida meridiana.

Fermatevi per una visita alla Chiesa di Sant’Agostino, in stile tardo gotico, una bella costruzione in mattoni a vista che custodisce al suo interno tesori come il Polittico di Vittore Cribelli, un sarcofago di età longobarda, una tavola di Vincenzo Pagani e una reliquia della croce.

Proseguendo lungo la via, arriviamo poi alla Chiesa di Santa Maria a Mare, costruita tra il XII e il XIII secolo. L’interno è in stile neoclassico, abbellito con splendidi affreschi della scuola giottesca e di quella dei fratelli Sanlimbeni.

Di fronte alla chiesa sorge poi l’Oratorio di San Rocco del XII secolo, sulla cui facciata cinquecentesca campeggia lo stemma di Torre di Palma. Infine, fermatevi in Piazza Amedeo Lattanzi per ammirare dalla terrazza panoramica una vista mozzafiato sul mare Adriatico e su tutto il litorale.

Tra le escursioni da non perdere c’è quella al Bosco del Cugnolo, che si raggiunge attraverso un facile sentiero di 2 km segnalato dal CAI, dal quale si arriva alla Grotta degli Amanti, che deve il suo nome alla vicenda di due innamorati, Antonio e Laurina. Durante le guerre coloniali del XX secolo, Antonio tornò a casa per una licenza di pochi giorni, ma, anziché tornare al fronte, fuggì con l’amata Laurina. I due si nascosero in una piccola grotta di arenaria scavata nelle pareti di tufo, circondata dal bosco.

Tra i piatti di mare da non perdere, c’è il Brodetto di Porto San Giorgio, un piatto “povero” che costituiva il pasto dei pescatori dell’Adriatico. Con il tempo, ha raggiunto un alto valore gastronomico e culturale, al punto che il Comune di Porto San Giorgio, che dista appena 12 km da Torre di Palme, ha codificato il brodetto come De.Co (Denominazione Comunale).

Il Brodetto di Porto San Giorgio

Ingredienti

  • 1,5 kg di pesce misto tra sgombro, gattuccia di mare, merluzzo, suro, scorfano, pesce di San Pietro, gronco, rosciolo, sogliola, arfanciu, razza, rana pescatrice, tracina, gallinella di mare, pesce prete, cicala di mare, totani, seppie, calamati, moscardini, scampi, gamberi e mazzancolla
  • 380 gr di olio extravergine di oliva
  • ½ peperoncino tagliato sottile
  • Acqua di mare o sale marino q.b
  • ¼ di aceto di vino
  • 5 spicchi di aglio, 1 rametto di prezzemolo
  • 1 cipolla
  • 1 peperone
  • Salsa di pomodoro + 2 pomodori rossi
  • Pane raffermo a fette

Tritale finemente il prezzemolo e l’aglio e metteteli a rosolare in una casseruola. Tagliate a cubetti i pomodori rossi e aggiungeteli. Aggiungete le cozze e le vongole pulite e lavate e lasciate bollire finché non si saranno aperti. Unite poi la seppia e i calamari tagliati a pezzetti. Coprite la pentola e lasciate bollire a fuoco medio per circa 10 minuti. Unite quindi tutti i pesci a eccezione degli scampi e delle triglie, che cuociono più in fretta. A questo punto unite l’aceto e la salsa di pomodoro. Aggiungete anche il peperoncino e il peperone tagliato a cubetti e aggiustate di olio. Lasciate cuocere il brodetto per circa 30 minuti, a fuoco moderato e coperto. Nel frattempo, tagliate il pane a fette e servite insieme al brodetto quando sarà pronto e ben caldo.

INFO

www.comune.fermo.it
www.fermoturismo.it

Alghero e l’aragosta alla catalana

 Viene chiamata anche Barceloneta per la sua storia, ma anche per le architetture e persino nel dialetto, retaggio della dominazione spagnola. Alghero è una delle perle della Sardegna, tra monumenti, paesaggi mozzafiato, un mare da sogno e una cucina che risente degli influssi regionali e spagnoli, come la celebre aragosta alla catalana.

La visita alla città comincia con una passeggiata lungo i Bastioni, per ammirare le torri difensive tra cui San Giacomo, San Giovanni, Vincenzo Sulis e della Maddalena. Dopo aver ammirato il panorama dalla Torre di Sant’Elmo, una scalinata conduce alla Piazza Civica, sulla quale si affacciano Palazzo de Ferrera, Casa de la Ciutat, e la Duana Real.

Nel centro storico si trova la Cattedrale di Santa Maria, in stile catalano. Tra gli edifici religiosi, meritano una sosta anche la Chiesa di San Michele con la cupola policroma e la Chiesa della Misericordia. Da visitare anche il suggestivo Museo del Corallo, ospitato nell’elegante Villa Costantino. Splendida anche la passeggiata serale sul Lungomare Dante e Valencia, circondati da ville in stile liberty.

Tra le escursioni da non perdere c’è quella alle Grotte di Nettuno, formazioni naturali di origine carsica, che si raggiungono scendendo una scalinata di 654 gradini chiamata la Escala del Cabirol. In alternativa, dal porto turistico partono i traghetti che consentono di raggiungere le grotte via mare.

Le Grotte di Nettuno si snodano per 4 chilometri sotto il Promontorio di Capo Caccia, un’altra eccellenza naturalistica da non perdere, ma non solo. Qui, infatti sono stati rinvenuti importanti reperti archeologico, mentre i fondali sono un paradiso per gli amanti delle immersioni. Sotto le acque cristalline si trova infatti la Grotta di Nereo, la più estesa grotta sommersa di tutto il Mediterraneo, culla del prezioso corallo rosso. Il promontorio fa parte dell’Area Marina di Capo Caccia che ha tra i suoi “abitanti”, il regale grifone.

Tra le bellezze naturali da non perdere c’è anche Punta Giglio, un promontorio di roccia calcarea dove si trovano diverse roccaforti con postazioni per i cannoni usati durante la Seconda Guerra Mondiale. Qui si trovano alcune grotte marine, che si possono visitare con un’immersione. Se amate il mare, dirigetevi invece verso Porto Conte, che fa parte di un parco naturale di oltre 5000 ettari e ospita diverse specie di animali.

Tra le spiagge più famose ci sono Le Bombarde, Il Lazzaretto, Mugoni, Cala Dragunara, la Spiaggia della Speranza, Punta Giglio e la Spiaggia del Porticciolo.

Non dimentichiamo, poi, che la zona è ricca di complessi nuragici, come quello di Palmavera, che include insediamenti successivi. La parte più antica è stata realizzata tra il 1600 e il 1300 a.C, la seconda tra il 1300 e il 1150 a.C, mentre la più recente attorno all’anno 1000 a.C.

Da non perdere anche una visita alla Necropoli di Anghelu Ruju, la più grande necropoli della Sardegna con 31 tombe a ipogeo. L’altra sua caratteristica è quella di essere una Domus de Janas, cioè una “casa delle fate” (o delle streghe) con la tipica forma a pozzetto.

Durante gli scavi per costruire l’acquedotto di Alghero, poi, è emersa la Necropoli di Santu Pedru, composta da dieci tombe, tra cui spicca la Tomba dei Vasi Tetrapodi, composta da nove celle. Di seguito, invece, vi sfidiamo a preparare la celebre aragosta alla catalana.

Aragosta alla catalana

Ingredienti

  • 2 aragoste da 500 gr cadauna
  • 300 gr di cipolle
  • 600 gr di pomodori
  • 1/3 di litro di olio extravergine di oliva
  • Succo di limone q.b
  • Sale e pepe nero macinato

Mettete a bollire le aragoste in acqua bollente per circa 45 minuti. Affettate le cipolle, mettetele a bagno in e tagliate i pomodori a spicchi. Preparate la vinaigrette sbattendo l’olio, il limone, il sale e il pepe macinato. In una pirofila mettete uno strato di cipolle e pomodori e versate sopra una parte della vinaigrette. Tagliate l’aragosta in pezzi ed eliminate il carapace. Versate sull’aragosta il rimanente delle vinaigrette. Lasciate riposare un paio d’ore prima di servire.

INFO

www.algheroturismo.eu




Un weekend a Otranto, la città più orientale d’Italia

I Greci la chiamavano ùdor kai derento (acqua a monte), i Romani Hydruntum, e da qui sono passati, nel corso dei secoli, bizantini, goti, normanni, svevi, angioini e aragonesi che hanno lasciato testimonianze storiche e artistiche della loro presenza.

Siamo a Otranto, annoverata tra i “Borghi più belli d’Italia” e Bandiera Blu del Touring, che vanta anche il primato di “città più orientale d’Italia”. La città e la sua costa, tuttavia, colpiscono per gli scorci naturali, per le scogliere candide su cui si riflette la luce del sole, regalando riflessi di rara bellezza, per il mare cristallino che non ha nulla da invidiare alle mete esotiche. Senza dimenticare la ricca e gustosa tradizione culinaria salentina, un perfetto connubio di ingredienti di terra e di mare.

Visitiamo il Castello d’Otranto

Prima di dedicarci alle bellezze naturali e al mare azzurro della costa salentina, dedichiamo il primo giorno alla visita del centro storico di Otranto, ricco di testimonianze storico artistiche secolari. Entriamo in città attraverso la Porta Alfonsina, un varco che si apre tra le imponenti mura difensive fatte costruire dagli Aragonesi dopo l’invasione turca del 1480.

Ci troviamo immersi in un’atmosfera senza tempo, fatta di stradine lastricate di pietre, vicoli minuscoli che corrono fino al mare e scorci dai quali irrompono all’improvviso la luce e i colori del Mediterraneo.

Immancabile una visita al castello aragonese (orario: mar-dom 9-13 e 16-19), che ha ispirato il primo romanzo gotico della storia, Il castello di Otranto di Horace Walpole, scritto nel 1764. La costruzione della fortezza, invece, iniziò su impulso di Alfonso d’Aragona, duca di Calabria, dopo il Sacco di Otranto da parte dei Turchi, nel 1480. Del periodo aragonese, oggi rimangono solo parte delle mura e un torrione. L’aspetto attuale, invece, risale ai Viceré spagnoli che ne fecero un esempio d’eccellenza di architettura militare.

Nel 1535, Don Pedro da Toledo, il cui stemma campeggia sul portale di ingresso e sulla cortina esterna, fece aggiungere opere di difesa straordinaria. Nel 1578 furono aggiunti due bastioni poligonali sul versante che volge verso il mare. Un’ulteriore aggiunta difensiva venne aggiunta alla metà del secolo successivo. Oggi, il castello che ci troviamo ad ammirare è un massiccio edificio a pianta pentagonale, scandito da quattro torri difensive, mentre sul lato scoperto spicca il ponte levatoio. Il castello è circondato da un ampio fossato.

La basilica di San Pietro, gioiello bizantino

Ci fermiamo poi a visitare la basilica bizantina di San Pietro, costruita tra i X e l’XI secolo. L’interno è a croce greca, suddivisa in tre navate scandite da quattordici colonne di granito sormontate da capitelli romanici. La cripta è decorata sulle pareti da pitture bizantine. Nell’abside della navata destra, invece, sono custodite le spoglie degli 800 abitanti uccisi dai turchi per non aver voluto rinnegare la fede cristiana.

Splendido il mosaico del 1166 che ricopre il pavimento della chiesa suddiviso in tre parti: “L’albero della vita”, che va dalla navata centrale alle due laterali, il “Pavimento musivo”, che va dal transetto all’altare maggiore, e le Figure disposte attorno al primitivo altare circolare.

Percorrendo la litoranea in direzione di Santa Maria di Leuca, a circa un chilometro e mezzo dal centro storico, si arriva all’abbazia di San Nicola di Casole, di cui non rimangono che poche vestigia a causa dell’attacco dei turchi.

Il litorale e le spiagge più belle di Otranto

Se Otranto è la città più orientale d’Italia, c’è un luogo che potremo definire “il più a est della città più a est”. È Punta Palascìa, nota anche come Capo d’Otranto. In estate, il sole sorge alle 5.30 del mattino colorando il cielo e il mare di riflessi multicolori di rara bellezza, per poi ripetersi al tramonto. Una curiosità: la notte di San Silvestro, il 31 dicembre, qui si radunano residenti e turisti per salutare il nuovo anno al cospetto del maestoso faro che svetta tra le rocce.

Non possiamo, poi, dimenticare le favolose spiagge di sabbia candida, lambite da un mare di cristallo. Tra le più belle c’è la Spiaggia degli Alimini, circondata da dune di sabbia finissima e dalla macchia mediterranea. Famosissima la Baia dei Turchi, una lingua di sabbia bianca che regala atmosfere tropicali, e Porto Badisco, un’insenatura dove, secondo la leggenda, approdò Enea dopo la fuga da Troia in fiamme.

La seconda parte del nostro itinerario sarà on line domani, intanto, di seguito vi sveliamo la ricetta della Pitta di patate Salentina.

PITTA DI PATATE SALENTINA

È una delle ricette salentine più antiche e non manca mai sulle tavole. Le massaie del Salento si sono tramandate la ricetta nel corso degli anni utilizzando sempre gli stessi ingredienti, semplici e genuini.

Ingredienti

  • 1 kg di patate a pasta gialla
  • 2 uova
  • 200 gr di pecorino o parmigiano
  • 2 cipolle grandi
  • 1 bicchiere di passata di pomodoro
  • Una manciata di capperi e olive senza nocciolo
  • 2 o 3 acciughe sottolio
  • Olio EVO, sale e pepe q.b.
  • Pangrattato q.b.
  • 2-3 foglioline di mentuccia

Affettate le cipolle e soffriggetele in abbondante olio EVO, poi aggiungete i capperi, le olive, l acciughe, il sale e il pepe. Mescolate poi unite anche la passata di pomodoro e fate cuocere il tutto per circa 20 minuti. Nel frattempo lessate le patate, sbucciatele e schiacciatele, unite le uova, il formaggio grattugiato, sale, pepe e le foglie di mentuccia tritate fini. Amalgamate bene fino a ottenere un composto omogeneo. Con un filo di olio ungete il fondo di una pirofila antiaderente, poi bagnatevi le mani e stendete uno strato del composto di patate, poi uno strato del composto di cipolle e pomodoro. Spolverate con il formaggio grattugiato e stendete poi un altro strato di composto di patate. Livellate bene la superficie e completate con una spolverata di pangrattato. Infornate a 200°C per circa 20 minuti.

Come arrivare a Otranto

In auto: Autostrada A16 con uscita Bari Nord. Proseguite poi lungo la superstrada per Brindisi, poi ancora in direzione di Lecce. Poco prima di entrare in città, imboccate la tangenziale Est con direzione Otranto-Santa Maria di Leuca – Maglie

Dove dormire a Otranto

*Hotel Palazzo Papaleo*****, via Roncadi 1, Otranto, tell 0836/802108, www.hotelpalazzopapaleo.com Nel centro storico di Otranto, a pochi metri dal mare, dispone di camere di diversa tipologia con vista mare, una splendida terrazza con piscina jacuzzi e centro benessere. Doppia con colazione da € 136.

*Vittoria Resort & SPA****S, via Catona, Otranto, tel 0836/237280, www.vittoriaresort.it . A pochi passi dal centro storico, dispone di 66 camere disposte su tre piani. A disposizione centro benessere, palestra, piscina e servizio navetta per la spiaggia. Doppia con colazione da € 98

Dove mangiare a Otranto

*Peccato Divino, via Roncadi 7, Otranto, tel 0836/801488, www.peccatodivino.com. Nella città vecchia, a pochi passi dalla cattedrale, offre piatti della cucina tradizionale pugliese con ingredienti a km zero. Il menù varia ogni giorno. Buona carta dei vini provenienti da cantine locali. Prezzo medio, bevande incluse € 46 pp.

*Vecchia Otranto, Corso Garibaldi 96, Otranto, tel 0836/801575.Locale caratteristico con volte a botte e muri in pietra  nel centro storico. Propone piatti di pesce fresco, ma anche di terra, della tradizione pugliese, ma anche creativi.

Info su Otranto

www.comune.otranto.le.it

 




ITALIA DEL GUSTO. Bellezze e sapori di San Leo (RN), Rasiglia (PG) e Polignano a Mare (BA). Con tre TOP RICETTE

Seconda puntata del nostro nuovo appuntamento settimanale alla scoperta dell’Italia del Gusto, tra le bellezze del nostro paese e i piatti da mettere in tavola, con altre tre TOP RICETTE dal Nord, dal Centro e dal Sud. Se in questo periodo in cui i nostri spostamenti sono ancora limitati non si è ancora pronti a partire, nell’attesa potremo dire “Pronto in tavola!”.

San Leo (RN) e la Pasticciata alla Cagliostro

Per chi ama i misteri e gli intrighi di ambientazione medievale, San Leo, in provincia di Rimini, è uno dei luoghi assolutamente da non perdere. La storia, e le leggende, del borgo ruotano attorno alla figura del Conte di Cagliostro, avventuriero, alchimista e sedicente mago, ma tante sono le bellezze da scoprire.

Potete cominciare dalla possente rocca, che domina la valle del Marecchia e sembra in bilico sullo sperone di roccia che domina il centro abitato. Queste mura hanno assistito all’assedio del Re d’Italia Berengario da parte di Ottone I di Germania, ai domini dei Malatesta e dei Montefeltro che ampliarono la rocca. Nel 1631, con il passaggio di San Leo allo Stato Pontificio, la fortezza militare diventa carcere. Infine, qui vi fu rinchiuso il Conte di Cagliostro, dal 1791 alla morte, avvenuta nel 1795.

Scendete poi nel cuore del borgo per una visita all’antica pieve, di epoca carolingia e successivamente ricostruita in stile romanico tra il VIII e il X secolo. Splendida anche la cattedrale in pietra arenaria e con elementi romani, in stile romanico longobardo, con la vicina torre campanaria in stile bizantino.

Arrivando in Piazza Dante si ammira invece Palazzo Della Rovere, residenza dei conti di Montefeltro prima e dei duchi di Urbino poi, oggi sede del Municipio, Palazzo Nardini, che nel 1213 ha ospitato San Francesco, e il Palazzo Mediceo, che ospita oggi il bel Museo di Arte Sacra, che conserva dipinti, sculture e arredi dal XIV al XVIII secolo. In fondo alla piazza si trova la bella chiesa della Madonna di Loreto.

E proprio il Balsamo di Cagliosto si chiama il digestivo a base di liquirizia ed erbe tipico di San Leo, che si produce ancora artigianalmente. Tra gli altri prodotti da non perdere ci sono anche il miele, il formaggio alle foglie di noce, le ciliegie e le patate della Valmarecchia, il Mandolino del Montefeltro, un salume ricavato dalla spalla del maiale stagionata, il tartufo bianco e nero e i celebri vini di Romagna Sangiovese e Trebbiano. Tra i piatti della tradizione troviamo il coniglio al finocchio selvatico, i Tortelloni di San Leo e la pasticciata alla Cagliostro di cui trovate qui sotto la ricetta.

Pasticciata alla Cagliostro

Ingredienti

  • 1,5 kg di girello di manzo
  • 1 l di vino Sangiovese di Romagna
  • 1 l di passata di pomodoro
  • sale e pepe q.b.
  • 2 dl di olio extra vergine di oliva
  • 6 chiodi di garofano
  • 2 kg di spinaci
  • 200 gr di pistacchi sgusciati
  • 200 gr di uva passa
  • 200 gr di burro

Mettete il girello di manzo a marinare nel vino per circa 12 ore. Toglietelo poi dalla marinatura, conditelo con sale e pepe, rosolatelo in una padella con olio extra vergine di oliva a fuoco medio alto. Quando avrà raggiunto una doratura scura, levatelo dalla padella e sistemate il girello in una pentola in cui avrete precedentemente messo il vino della marinatura con la passata di pomodoro. Unite poi i chiodi di garofano e fate cuocere a fuoco lento per circa 2 ore. Ultimata la cottura, tagliate la carne a fette sottili e servite coprendo con la salsa di cottura. Decorate con gli spinaci scottati e saltati in padella con il burro, l’uvetta e i pistacchi.

INFO

www.san-leo.it

www.comune.san-leo.ps.it

Rasiglia (PG) e la sua Rocciata

La tappa nel centro Italia è Rasiglia, splendido borgo montano nel Comune di Foligno (PG) che sembra uscito da una fiaba tra case di pietra, mulini ad acqua e boschi verdeggianti ma, soprattutto sorgenti e ruscelli che sembrano penetrare nelle abitazioni disposte ad anfiteatro, formando cascatelle e rivoli che donano al borgo un aspetto unico.

Passeggiando tra le vie del borgo, si può ammirare quel che resta del Castello, che domina la sorgente del Capovena, a 636 metri slm. Oltrepassando l’antico lavatoio e salendo poco sopra si trova invece il Santuario di Santa Maria delle Grazie, fondato nel 1450 dopo il ritrovamento di una statuetta della Vergine col Bambino, oggetto di eventi prodigiosi.

Nei dintorni del borgo, poi, vi consigliamo una visita alle Cascate del Menotre e alle Grotte dell’Abbadessa, con suggestive formazioni carsiche. Nelle vicinanze, si trova anche il Castello di Scopoli e il Parco dell’Altolina.

Per una pausa golosa, poi, lasciatevi tentare da una schiacciata al rosmarino o dalle bruschette, servite con cavoli e fagioli, dalle frittelle di baccalà o dai pomodori ripieni. Tra i primi piatti, provate la pasta fatta in casa al tartufo, la zuppa di farro o di lenticchie, la minestra di lumache o i bucatini al Sagrantino.

Passando ai secondi, i carnivori possono optare per il cinghiale alla cacciatora, per l’agnello al tartufo nero, per la lepre al forno o per il piccione ai funghi. Ottima anche la torta al formaggio e la fojata, una versione salata della Rocciata a base di foglie di cavolo.

I veri protagonisti della tavola sono i dolci, come la fregnaccia, simile a una frittella, oppure cicerchiata, il panpepato, a base di cacao, mandorle e pepe nero, le pere al Sagrantino, gli struffoli, palline di pastafrolla ricoperte di miele, il castagnaccio e la Rocciata, uno strudel di mele a cui viene aggiunto cacao e noci. E se volete mettervi alla prova in cucina, eccovi la ricetta.

ROCCIATA

 Ingredienti per la sfoglia

  • 500 gr di farina
  • 300 gr di acqua
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 1 pizzico di sale
  • 1 spruzzata di Alchermes

Per il ripieno

  • Zucchero
  • Cacao
  • Cannella
  • Anice
  • Scorza di ½ limone
  • 2 manciate di noci
  • 1 manciata di pinoli
  • 3 o 4 mele
  • 1 manciata di uvetta

Preparate la sfoglia setacciando la farina a fontana. Poi impastatela con gli altri ingredienti fino a ottenere un impasto morbido ed elastico. Coprite con una pellicola e lasciate riposare mezz’ora. Poi stendete a pasta con il mattarello fino a ottenere una sfoglia sottile. Mettetela su una tovaglia per agevolare l’arrotolamento successivo. A questo punto mettere sopra alla sfoglia, distribuendo in maniera uniforme: una spolverata di zucchero, una di cannella e una di cacao. Poi aggiungere una manciata di anice e la buccia del limone grattugiata, continuate con le mele tagliate a dadini, l’uvetta, le noci spezzettate grossolanamente e i pinoli. Arrotolate la sfoglia dai due lembi opposti verso l’interno, aiutandovi con a tovaglia. Trasferitela poi in una teglia ricoperta di carta da forno e date alla Rocciata la forma di una C. Cuocete a 200°C per circa 25 minuti. Sfornate e spruzzate sulla sfoglia l’Alchermes.

Polignano a Mare (BA) e la Tiella Barese

Il viaggio a sud fa tappa invece a Polignano a Mare, il borgo marittimo che ha dato i natali a Domenico Modugno, la cui statua situata sul lungomare, lo ritrae a braccia spalancate, intento ad abbracciare la città o, forse, quel “blu dipinto di blu” in cui si fondono il cielo e il mare.

La visita al centro storico comincia dall’Arco della Porta Marchesale, fino al XVII secolo unico punto di accesso alla città. Merita una sosta la bella chiesa Matrice, del 1295, dedicata all’Assunta, che si trova accanto alla bella Piazza Vittorio Emanuele II.

Da non perdere una passeggiata sul Ponte dei Due Lungomari che unisce il Lungomare Ardito al Lungomare Cristoforo Colombo, per una visione superba della costa. Tra i monumenti naturali più suggestivi c’è lo Scoglio dell’Eremita, un isolotto divenuto emblema cittadino.

Andando per spiagge, tra le più belle c’è Lama Monachile, una distesa di sassi bianchi che si trova a due passi dal centro storico e prende il nome dal ponte che la sovrasta, vestigia dell’antica via Traiana. La selvaggia Cala Grottone è invece meta degli appassionati di tuffi, che amano cimentarsi in evoluzioni dalla scogliera.

Per chi invece preferisce le immersioni, c’è Cala Incina, dai fondali spettacolari. Al punto che molte coppie li scelgono per un insolito matrimonio sottomarino con muta e bombole! Per le famiglie, invece, l’ideale sono le spiagge sabbiose di Porto Cavallo e Lido San Giovanni, a tre km dal centro.

Polignano è anche un borgo tutto da gustare: è Presidio Slow Food per le sue celebri carote, che spaziano dall’arancione alle diverse gradazioni di giallo fino al viola. Questa è anche la zona in cui si produce il Negramaro, il celebre rosso pugliese, senza contare l’olio, i formaggi e il gelato, per cui Polignano è famosa.

Il piatto tradizionale della provincia di Bari, poi esteso a tutta la Puglia, è la Tiella barese, che si consuma come piatto unico per la ricchezza dei suoi ingredienti che ne fanno un pasto completo. Volete provare?

Tiella barese

Ingredienti per 6 persone

  • 300 gr di riso Carnaroli
  • 500 gr di cozze
  • 500 gr di patate
  • 3 pomodori tondi
  • 2 spicchi d’aglio, prezzemolo tritato
  • ½ cipolla bianca
  • 50 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 30 gr di pangrattato
  • 5 cucchiai di olio EVO
  • Sale e pepe nero

Pulite bene le cozze. Pelate le patate, i pomodori e le cipolle e tagliateli a rondelle sottili. Tritate anche l’aglio e il prezzemolo. Oliate una pirofila tonda in ceramica del diametro di circa 28 cm e cominciate a comporre la tiella mettendo sul fondo la cipolla, l’aglio e le patate disposte a raggiera coprendo tutto lo spazio, fate lo stesso con i pomodori, salate, pepate e spolverate con il prezzemolo e un filo di olio EVO. Disponete anche le cozze crude e una manciata di riso crudo, ricoprendo tutta la superficie. Versate due cucchiai d’acqua per agevolare la cottura. Realizzate un altro strato di patate e pomodori, aglio e prezzemolo. Salate, pepate e irrorate con l’olio evo. Terminate gratinando con il parmigiano e il pangrattato, Versate altra acqua da un lato della pirofila fino ad arrivare appena al di sotto della gratinatura. Infornate a 200° per 60 minuti.

INFO

www.polignanoamare.com




Weekend con i nostri TOP CHEF. Ecco le ricette da sperimentare

Noi di Weekend Premium non ci fermiamo mai. Stiamo infatti preparando una speciale guida dedicata ai TOP CHEF. Nel frattempo, però, ve ne diamo una golosa anticipazione in questa sfiziosa TOP FIVE, nella quale abbiamo incluso alcuni chef “stellati” che lavorano sì in un ristorante, ma ospitato in un hotel di lusso. E, mentre ve li presentiamo, vi lasciamo anche una delle loro famose ricette, da sperimentare, magari proprio in occasione della Pasqua.

Al Villa Eden Leading Park Retreat di Merano la cucina “green” di Philipp Hillebrand

Un piccolo gioiello di 29 camere e suite, ma che concentra eleganza, comfort e benessere. Lo Small Luxury Hotel Villa Eden Leandin Park Retreat, è più che un soggiorno di lusso, ma un viaggio “esperienziale” tra cura dell’alimentazione, stile di vita attivo, bellezza e cura di sé, intesa anche come piacere di concedersi una vacanza di charme nel cuore di Merano.

In questo contesto si inserisce il mindfull restaurant Eden’s Park, fruibile anche dagli ospiti esterni, in cui poter assaporare i piatti dello chef Philipp Hillebrand, classe 1991. Agli inizi del 2019 la famiglia Schmid, proprietaria di Villa Eden, intercetta il suo talento e lo chiama per ricoprire il ruolo di Executive Chef sposandone la vision culinaria.

The Mindful Restaurant” vuole essere espressione di una gastronomia raffinata che si traduce in piatti salutari, dai sapori unici realizzati con ingredienti di assoluta qualità. Riusciamo a proporre tre tipologie di menù: detox, cucina à la carte che prevede ingredienti internazionali come l’astice, le cappesante e gourmet che include solo prodotti del territorio. Il menù detox, prevede qualche restrizione alimentare senza sacrificare il gusto. Ogni giorno viene proposto in diverse varianti al fine di facilitare una profonda purificazione dell’organismo. Ecco, allora, tutta da provare, una delle sue ricette “green”.

Zuppa di cocco e curry

 Ingredienti

  • 6 pezzi di scalogno,
  • 4 pezzi di citronella (Lemon grass)
  • 10 foglie di limone.
  • 50 grammi di curry Anapurna (piccante)
  • 100 gr di curry Mumbai (medio)
  • 400 ml. di vino bianco
  • 3 lt. di brodo di pollo
  • 3 mele
  • 2 banane
  • 1 mango
  • 500 gr. di ananas
  • 5 lt. di latte di cocco
  • 1 lt. di panna

A piacere

  • 100 ml. di vermouth francese Noilly Prat,
  • 50 gr. di crème fraîche
  • succo di limone

Scaldare un giro d’olio nella casseruola e soffriggere lo scalogno tagliato sottile, la citronella e le foglie di limone. Aggiungere al soffritto 50 gr di curry Anapurna (piccante) e 100 gr di curry Mumbai (medio). Unire al composto e quindi ridurre 400 ml. di vino bianco e 3 lt. di brodo di pollo. Nel frattempo tagliare le mele, le banane, il mango e l’ananas e aggiungere il tutto al composto. Quindi versare il latte di cocco e la panna e continuare a cuocere finché il composto risulterà cremoso. Passare il tutto con il mixer. Aggiustare con sale e pepe.

Il consiglio dello chef : per dare un sapore più deciso al composto aggiungete, a piacere, il vermouth francese Noilly Prat, la crème fraîche e il succo di lime.

INFO

Villa Eden Leading Park Retreat *****L

Via Winkel 68/70, Merano

Tel 0473/236583

www.villa-eden.com

Villa Crespi, il regno di Antonino Cannavacciuolo

Una magnifica villa in stile moresco, immersa in un parco lussureggiante, con vista strepitosa sul Lago d’Orta (NO). É Villa Crespi, hotel Cinque Stelle Lusso che ospita il ristorante dello chef Antonino Cannavacciuolo, insignito di 2 Stelle Michelin. La struttura, che dal 2012 fa parte del network Relais et Châteaux, include 14 camere tra Classic e Suites, che portano il nome di principesse arabe, disposte su tre piani. È incluso anche un quarto livello, che corrisponde all’imponente minareto.

La storia di Villa Crespi ha inizio alla fine dell’Ottocento, nel 1879, per la precisione, quando Cristoforo Benigno Crespi, ricco industriale nel ramo cotone, ispirandosi ai suoi viaggi in Medioriente, commissiona all’architetto Angelo Colla una villa magnifica. I lavori durano ben trent’anni, ma il risultato è unico al mondo: un capolavoro in stile moresco-eclettico con intarsi arabeggianti e stucchi, per un effetto “da mille e una notte”.

Nel 1999, Antonino Cannavacciuolo e la moglie Cinzia iniziano la loro avventura, partendo proprio dalla ristrutturazione della villa. E mentre Cinzia si occupa dell’ospitalità, facendola diventare un punto di riferimento in Italia, Antonino “si mette ai fornelli”, facendo del Ristorante Villa Crespi un “tempio” dell’alta cucina e del buon gusto, unendo nei suoi menù i sapori del Nord, in particolare del Piemonte, sua regione d’adozione, e del Sud, (lo chef è originario di Vico Equense). Vi proponiamo, allora, uno dei suoi piatti più famosi.

La parmigiana di melanzane in stile Cannavacciuolo

Ingredienti

  • 200 gr di mozzarella di bufala o fiordilatte
  • 1/2 cipolla bianca piccola
  • 2 melanzane medie
  • 1 mazzetto di basilico
  • 500 ml di olio di semi di arachide
  • 500 ml di passata di pomodoro fresca
  • 80 gr di parmigiano
  • 4 uova
  • Farina q.b

Affettate sottilmente le melanzane quindi adagiatele in uno scolapasta ponendole a strati intervallati da sale. Copritele con un peso e farle riposare per un’ora. Nel frattempo preparate il sugo: soffriggete la cipolla in poco olio, unite la passata di pomodoro, del basilico fresco spezzettato e sale quanto basta. Fate cuocere per 15 minuti. Nel frattempo tagliate a fette anche la mozzarella o il fiordilatte facendoli riposare per fare perdere l’acqua. Tamponate le melanzane con della carta da cucina e infarinate (lo chef utilizza il metodo del sacchetto). Passatele quindi in una ciotola contenente 4 uova sbattute con un pizzico di sale e friggetele in olio bollente scolandole in una pirofila rivestita di carta assorbente da cucina. Create la parmigiana posizionando strati di salsa, melanzane, mozzarella, parmigiano, foglie di basilico fresco, e continuando così fino ad esaurimento. Coprite con la salsa, del parmigiano grattugiato e la mozzarella e infornate a 180 °C in forno preriscaldato ventilato per 20 minuti.

INFO

Villa Crespi Relais & Châteaux*****L,

Via Giuseppe Fava, 18, 28016 Orta San Giulio NO

Tel 0322/911902, www.villacrespi.it

All’Hassler Roma, cucina “stellata” sotto le stelle con Andrea Antonini

L’Hassler Roma non è solo un hotel, ma una leggenda. In questo Cinque Stelle Lusso situato in cima alla Scalinata di Trinità dei Monti hanno soggiornato personalità celebri, tra cui Audrey Hepburn, Madonna, Tom Cruise, George Clooney e la Principessa Diana che in un’intervista dichiarò di aver gustato il miglior Bellini di sempre presso l’Hassler Bar.

Questo gioiello del lusso, situato nel cuore della Città Eterna, a pochi passi dalle vie dello shopping d’elite, come via Condotti, e dalle principali eccellenze storiche e culturali, come il Pantheon, la Basilica di San Pietro, la Fontana di Trevi, il Colosseo e i Giardini di Villa Borghese offre 87 lussuose camere e suites, ognuna arredata e decorata con stile diverso e ricercato. A rendere indimenticabile il soggiorno, poi, sono le sue terrazze con vista.

Fiore all’occhiello dell’Hassler Roma è il ristorante panoramico Imago, una Stella Michelin, che mantiene orgogliosamente da dieci anni, locato al sesto piano. Arredi ricercati, una vista mozzafiato sulla capitale e una musica rilassante di sottofondo creano il mix perfetto per un’esperienza unica e indimenticabile.

Al timone dell’Imago c’è l’Executive Chef Andrea Antonini, 28 anni, che propone un menù che segue la stagionalità e in grado di soddisfare anche i palati più esigenti combinando la tradizione della cucina italiana con ingredienti tipici della storia e della cultura nel nostro Paese. Come nella ricetta che ci ha lasciato.

Insalata di capesante, pomodori e finocchi

LECHE TIGRE ALL’ITALIANA:

8 gr peperoncino dolce senza semi
40 gr zenzero pelato
12 gr basilico
12 gr prezzemolo
7 gr sale
40 gr acqua

Lavorare tutti gli ingredienti al mortaio pestando bene tutti gli elementi. Lasciar riposare 10 minuti. Passati i 10 minuti, incorporare 180 gr di succo di lime e 100 gr succo di limone. Lasciar riposare 10 minuti. Preparare 50 gr di dentice tagliati a cubetti e, a seguire, versare sopra il composto precedentemente filtrato. Lasciare riposare il tutto ancora 10 minuti. Frullare il tutto, passare allo chinoix fino ed incorporare 40 gr di olio EVO e 20 gr di base xantana. Una volta completa, marinare per 10 minuti le capesante, precedentemente tagliate a metà.

Gelatina acqua pomodoro
Frullare grossolanamente i pomodori datterini e lasciar filtrare in carta 1 notte. Ottenuta l’acqua, legare con l’1% di agar-agar e stendere il composto (spessore di circa 1mm) su placche (dopo aver portato ad ebollizione). Tagliare della forma desiderata.

Salsa pomodoro bruciato
Tostare in forno a 200 G i pomodori datterini con olio, sale, aglio, timo, scalogno. Una volta caramellato frullare i pomodori solamente con lo scalogno. Passare allo chinoix fino.

Pickle liquid
225 ml aceto bianco
100 gr zucchero
anice stellato 1 pz
1 bacca cannella
3 chiodi garofano

Portare tutto a bollore. Lasciar raffreddare e filtrare. Tagliare i cetrioli dello spessore di 1 mm, ricavarne dei rettangoli di 2×3 cm e marinare 3 ore nel pickle liquid. Tagliare i baby finocchi dello spessore di 2 mm e marinare 5 minuti nel picke liquid.

Impiattamento
Disporre un coppapasta di 7 cm di diametro nel centro del piatto (fondina), e collocare 4 fettine di capasanta marinata. Aggiungere poca marinata e aggiungere dei cristalle di sale maldon. Coprire completamente le capesante con le lamelle di pomodoro trasparente. Coprire il tutto con la gelatina di acqua di pomodoro e decorare con salsa di pomodoro arrostito, cetrioli e finocchi marinati. Completare aggiungendo aneto e nepitella.

INFO

Imago, c/o Hotel Hassler*****L

Piazza Trinità dei Monti 6, Roma

Tel 06/6789991 (booking hotel), 06/69934726 (ristorante)

www.hotelhasslerroma.com

Al Grand Hotel Parker’s di Napoli brilla la stella di Domenico Candela

Lusso, fascino ed eleganze d’altri tempi. Tuttavia, il Grand Hotel Parker’s, Cinque Stelle lusso di Napoli, non è solo questo. Prima di tutto perché è l ‘hotel più antico della città, poi perché tra le sue mura, hanno soggiornato personaggi del calibro di Robert Louis Stevenson, Virginia Wolf e Oscar Wilde. Inoltre, dalle sue finestre si gode di uno dei panorami più belli del mondo, da Posillipo al Golfo di Napoli e fino al Vesuvio.

Situato nel quartiere di Chiaia, il Grand Hotel Parker’s è stato fondato nel 1870 dallo scienziato e biologo marino inglese George Parker Bidder III. Il nobiluomo britannico decise di rilevare la proprietà dell’albergo dove era solito alloggiare durante i suoi studi presso la Stazione Biologica della Real Villa e, in pochi anni, ne fece meta privilegiata dei viaggiatori provenienti sia dal Nord Europa che dal resto d’Italia. Una curiosità: la biblioteca personale di George Parker, con volumi del XIX secolo, si trova ancora oggi nella Parker’s Suite. Dopo diverse vicissitudini storiche, l’hotel è stato rilevato dalla famiglia Avallone, ancora oggi unica proprietaria.

Al sesto piano dell’hotel si trova poi il George Restaurant, inaugurato nel 2018 dopo un importante restyling, guidato dal giovane chef Domenico Candela, classe 1986, che in meno di un anno ha conquistato la prestigiosa Stella Michelin. La cucina di Candela coniuga sapientemente la sua esperienza francese con la tradizione e i sapori mediterranei, con un tocco di esotico. Troviamo, per esempio, il suo ‘omaggio a Napoli’ con crema di cipolla bruciata, yogurt greco e crema di menta, oppure le candele ‘alla genovese‘ di coniglio ischitano, fino al San Pietro marinato con alghe combu, carote di Polignano e limone di Sorrento.

Rombo chiodato cotto alla brace con purea di zucchini affumicata, ravioli vegetali di daycon con ostriche e aglio nero di Voghera

Preparazione del rombo
Iniziate ad eviscerare e lavare bene il rombo. Quando il pesce e ben pulito iniziare a sfilettare i 4 filetti del dorso e dalla pancia ben precisi.

Per la purea di zucchine
200g di zucchine vari colori
4g sale
1g pepe
2g aceto di Lampone
Per il raviolo di Daycon
300g Ostriche Fines de Claire Marennes
100g di Zucchine
5g erba cipollina
100g Daycon
4 g aglio nero di Voghera
Olio di semi di zucca
Per la salsa
250g Fumetto Pesce
100g Mata Rose’ Villa Matilde
100g Latte
10g Burro 1 limone
Per il rombo
560g Rombo
5g olio Evo
10g erbe aromatiche
40 g di burro demi sel

Preparazione della purea di zucchine
Tagliare le zucchine in 3 parti ognuno grigliarli per darle un sapore affumicato e amarostico. In seconda fase mettere le zucchine a cuocere avvolte in carta stagnola con olio e sale e pepe a 200 gradi al forno per circa 30 minuti. Quando tutto e ben cotto frullare a caldo nel bimby aggiustando di olio e sale ed aceto di lampone.

Preparazione del raviolo
Pelare il Daycon con l’aiuto di una mandolina giapponese ottenere dei dischi di 4 cm per poi farcirli con il ripieno ottenuto dalle varie brunoise di ostrica, zucchine, aglio nero ed erba cipollina

Preparazione della salsa
Mettere a ridurre il fumetto con il Mata Rosè e in secondo momento aggiungere il latte e il burro ed emulsionare il tutto aggiustando di acidità con qualche goccia di succo di limone fresco.

Finitura
Cuocere il filetto del rombo in un primo momento in padella con il burro demi sel, per poi finire la cottura alla griglia. Quando il pesce è cotto alla goccia posizionare nel piatto i 3 ravioli di daycon e le 3 quenelle di purea di zucchine affumicata. Guarnire con foglie di oxalis e un filo di olio di semi di zucca.

INFO

George Restaurant

c/o Grand Hotel Parker’s*****L

Corso Vittorio Emanuele 135, Napoli

Tel 081/7612474

www.georgerestaurant.it

www.grandhotelparkers.it

A Salina (ME), nel Signum di Martina Caruso

Le isole Eolie si dice siano figlie del vento e del mare. E proprio qui, sull’isola di Salina, si trova l’Hotel Signum, un quattro stelle dotato di SPA ricavato da un piccolo borgo sapientemente ristrutturato dalla famiglia Caruso. Curatissimi i particolari, con ogni camera dotata di un proprio stile, ma sempre con attenzione al design, alla qualità dei materiali, all’illuminazione e al rispetto per l’ambiente. E, intorno, le tonalità calde del paesaggio, fatto di spiagge di roccia lavica, scorci sul mare dalle mille sfumature di blu, i colori vivaci delle bouganville e due splendide terrazze con vista panoramica su Panarea e Stromboli.

Proprio le terrazze sono la location perfetta per il Ristorante Signum, una Stella Michelin conquistata dalla giovane chef Martina Caruso, vincitrice nel 2019 del Premio Michelin Donna Chef. La sua cucina raffinata è fatta di sapori tradizionali, ma con grande importanza conferita alla scelta dei prodotti e alle materie prime, alle quali si aggiungono la fantasia e la creatività.

Martina Caruso ci ha regalato una sua ricetta golosa fatta di ingredienti preziosi come il formaggio Ragusano D.O.P. Un condimento straordinario che parla della sua Sicilia per un primo piatto da mettere in tavola per il pranzo in famiglia o in situazioni più formali.

Pasta mista con crema di zucchine, cozze scapece e ragusano D.O.P.

Ingredienti per la pasta

320 gr pasta mista di Gragnano

3 zucchine verdi

Olio extra vergine d’oliva

Pepe nero

1 kg di cozze

Brodo di pesce

Ingredienti per le cozze Scapece (salsa)

500 gr acqua delle cozze

100 g olio extra vergine d’oliva

50 gr aceto di vino bianco

2 cucchiai di paprika

4 chiodi di garofano

3 foglie di alloro

1 cucchiaio di concentrato di pomodoro

Ingredienti per preparare la spuma al Ragusano D.O.P.:

225 gr latte

110 gr panna fresca

225 gr Ragusano D.O.P. tritato

Pepe nero

Procedimento

Preparazione della crema di zucchine In padella soffriggere le zucchine tagliate a fette, aggiungere un mestolo di acqua e farle cucinare.  Al termine frullarle. Regolare il composto di sale e pepe nero.

Preparazione delle cozze

In una padella a parte procedete con la preparazione delle cozze. Mettere 1 kg di cozze in padella e chiudere con il coperchio tenendo la fiamma alta per farle aprire. Al termine raffreddarle e sgusciarle.

Preparazione della salsa Scapece

In un pentolino portare ad ebollizione gli ingredienti indicati sopra e aggiungere l’acqua delle cozze filtrata e le cozze senza guscio.

Preparazione della spuma di Ragusano D.O.P.

In un pentolino portare ad ebollizione il latte e la panna. Aggiungere al composto il formaggio Ragusano D.O.P. tritato facendolo sciogliere bene. Aggiungere il pepe nero.

Preparazione della pasta mista di Gragnano

In una pentola portare ad ebollizione del brodo di pesce aggiungere la pasta mista e cucinarla aggiungendo, di tanto in tanto, qualche mestolo di brodo. Negli ultimi minuti di cottura aggiungere la crema di zucchine. Terminata la cottura, lasciando la pasta al dente, mantecare con l’olio extra vergine d’oliva e il parmigiano fino a ottenere un’emulsione cremosa. Servite la pasta, aggiungendo un cucchiaio di Ragusano D.O.P. e le cozze leggermente scolate dal condimento. Un rinforzo di pepe nero e voilà la Sicilia è nel piatto.

INFO

Hotel Signum****

Via Scalo, 15, Malfa Salina ME

tel 090/9844222

www.hotelsignum.it




Dalle Eolie al mondo per celebrare il buon cibo. Il talento e la vivacità di Martina Caruso, DONNA CHEF DELL’ANNO, partono da Salina

Di Vittorina Fellin

È in occasione della presentazione dell’Associazione de Le soste di Ulisse a Siracusa, che ho modo di incrociare lo sguardo vulcanico di Martina Caruso, appena incoronata dalla Guida Michelin e dalla maison Veuve Clicquot Donna Chef del 2019 entrando, di diritto, a far parte dell’Atelier des Grandes Dames, la prestigiosa rete di donne chef impegnata nella valorizzazione del talento femminile.

Martina è una giovane donna di 29 anni ed il suo primo importante riconoscimento, la stella Michelin, è arrivato quando lei di anni ne aveva appena 26.  Oggi è una delle 43 chef a capo di ristoranti stellati in Italia: in tutto il mondo le chef sono 169 e l’Italia è il primo paese al mondo per ristoranti a guida femminile.

Il ristorante di famiglia Signum nell’Isola di Salina, è il suo approdo lavorativo per sette mesi all’anno, ma d’inverno gira il mondo. Me la presentano e la trovo subito piacevolissima, un mix tra l’esuberanza siciliana e la riservatezza nordica. Nel darle la mano mi assale un sentimento di orgoglio – perché lei è donna proprio come me con pregi e difetti connaturati alla nostra natura – ma anche di ammirazione per quella sua tenacia che l’hanno portata ad eccellere.

Esperienze vissute all’estero, mi raccontano di lei, che non le hanno impedito di tornare e di raccontare i sapori della sua Isola attraverso la sua personale visione del mondo, anche a tavola. Quello ottenuto è un riconoscimento prestigioso, ma anche un fardello pesante da portare per un giovane talento, perché dopo una cosa così niente può essere come prima. Di lei vorrei sapere tutto, ma mi limiterò a scoprire come fa a conciliare quell’attività ai fornelli che l’ha portata tanto lontano e quella voglia di libertà che traspare dai suoi occhi.

Quando hai ricevuto la stella Michelin te l’aspettavi? C’è una formula segreta che può essere replicata?

Non c’è una ricetta ma è l’insieme di elementi che fanno la differenza. La mia vita è improntata al vivere alla giornata, sia sul lavoro che nelle scelte personali.  Ma la dedizione e la professionalità sono totali. Sono concentrata sull’obiettivo e sul lavoro che sto facendo in quel momento. L’altro elemento fondamentale è il gioco di squadra, quell’intreccio di professionalità che ha visto me in cucina e mio fratello Luca ad occuparsi della sala e della cantina. La stella Michelin si ottiene così, grazie all’unione di queste due cose. A tutto va aggiunta anche una buona dose di umiltà e la capacità di rimanere con i piedi per terra. E poi ci sono la mia amata Sicilia e Salina in particolare, che mi hanno regalato il resto. Se fossi nata a Milano o in un altro luogo, non so se avrei potuto ottenere gli stessi risultati.

Quando non lavori quali sono le tue mete preferite?

Riesco a viaggiare solo nei mesi invernali, nel periodo di chiusura del Signum. Mi piace andare in posti dove riesco a imparare qualcosa di nuovo, da applicare anche alla mia professione. Recentemente sono stata a Copenaghen, in Francia, Spagna, Australia a Bangkok, dove tornerò in autunno per lavoro, ma anche in luoghi esotici come Mauritius. Quando sono in paesi che non conosco amo girare per i mercati locali per comprare prodotti di ogni genere, vaniglia, te, granaglie per esempio negli ultimi.  Durante un viaggio non si finisce mai di imparare. È la curiosità che muove l’azione.

Sei stata molto all’estero per la tua professione. Che cosa ti ha insegnato viaggiare?

In questi anni ho viaggiato molto e questo è stato essenziale per la mia crescita. A diciannove anni sono partita per Londra, principalmente per imparare la lingua ma anche per affinare le tecniche in cucina. Poi sono volata a Lima in Perù nel ristorante di Pedro Miguel Schiaffino, il Malabar, dove ho trascorso un periodo interessante. Ho passato una settimana anche nella foresta Amazzonica alla ricerca di sapori e profumi nuovi. Un mondo diverso, ricco di biodiversità che si mantiene in perfetto equilibrio. In Perù ho imparato tecniche nuove sulla conservazione, sulle cotture veloci sulla fermentazione dei prodotti. La cucina peruviana ha un potenziale evolutivo enorme, sapori molto forti che assomigliano, per caratteristiche, alla tradizione gastronomica siciliana. Mi sono portata a casa tutto questo e ho cercato di metterlo a frutto.

Tradizione o innovazione. Quale termine preferisci in cucina?

La tradizione come base, abbinata alla possibilità di giocare sui contrasti e sui sapori. L’innovazione non deve essere intesa nel senso classico del termine, ma come libertà di giocare in cucina.

Indicami un posto lontano, in cui “per una volta” vorresti andare?

Dopo l’esperienza del Perù, mi affascina molto il Sud America. Con questa parte del mondo, pur lontana, ho in comune l’uso delle spezie e degli agrumi.

I Weekend in Italia che vorresti fare?

Mi sono ripromessa di visitare meglio la mia Sicilia perché voglio conoscerne ogni luogo. L’Etna, per esempio, è un’emozione unica, in ogni stagione per i colori e le sensazioni che può trasmettere. Lo stesso vale per l’entroterra, per quella parte ancora agricola e il territorio dei Nebrodi, per i suoi innumerevoli prodotti.

Martina Caruso ci ha regalato una sua ricetta golosa fatta di ingredienti preziosi come il formaggio Ragusano D.O.P. Un condimento straordinario che parla della sua Sicilia per un primo piatto da mettere in tavola per il pranzo in famiglia o in situazioni più formali.

Pasta mista con crema di zucchine, cozze scapece e ragusano D.O.P.

Ingredienti per preparare la pasta

320 gr pasta mista di Gragnano

3 zucchine verdi

Olio extra vergine d’oliva

Pepe nero

1 kg di cozze

Brodo di pesce

Ingredienti per preparare le cozze Scapece (salsa)

500 gr acqua delle cozze

100 g olio extra vergine d’oliva

50 gr aceto di vino bianco

2 cucchiai di paprika

4 chiodi di garofano

3 foglie di alloro

1 cucchiaio di concentrato di pomodoro

Ingredienti per preparare la spuma al Ragusano D.O.P.:

225 gr latte

110 gr panna fresca

225 gr Ragusano D.O.P. tritato

Pepe nero

Procedimento

Preparazione della crema di zucchine In padella soffriggere le zucchine tagliate a fette, aggiungere un mestolo di acqua e farle cucinare.  Al termine frullarle. Regolare il composto di sale e pepe nero.

Preparazione delle cozze

In una padella a parte procedete con la preparazione delle cozze. Mettere 1 kg di cozze in padella e chiudere con il coperchio tenendo la fiamma alta per farle aprire. Al termine raffreddarle e sgusciarle.

Preparazione della salsa Scapece

In un pentolino portare ad ebollizione gli ingredienti indicati sopra e aggiungere l’acqua delle cozze filtrata e le cozze senza guscio.

Preparazione della spuma di Ragusano D.O.P.

In un pentolino portare ad ebollizione il latte e la panna. Aggiungere al composto il formaggio Ragusano D.O.P. tritato facendolo sciogliere bene. Aggiungere il pepe nero.

Preparazione della pasta mista di Gragnano

In una pentola portare ad ebollizione del brodo di pesce aggiungere la pasta mista e cucinarla aggiungendo, di tanto in tanto, qualche mestolo di brodo. Negli ultimi minuti di cottura aggiungere la crema di zucchine. Terminata la cottura, lasciando la pasta al dente, mantecare con l’olio extra vergine d’oliva e il parmigiano fino a ottenere un’emulsione cremosa. Servite la pasta, aggiungendo un cucchiaio di Ragusano D.O.P. e le cozze leggermente scolate dal condimento. Un rinforzo di pepe nero e voilà la Sicilia è nel piatto.

I nostri consigli per l’abbinamento

Per questo piatto è perfetto un vino bianco fermo, di media struttura, rigorosamente siciliano come un Grillo Sicilia DOC o un Alcamo Catarratto DOC o, in omaggio alla nostra amica Chef, un Salina bianco IGT




Gualtiero Marchesi, ricordando il Maestro con la sua ricetta più celebre: il Risotto Oro e Zafferano

Non poteva mancare, nella nostra sezione TOP CHEF un omaggio a Gualtiero Marchesi, lo chef , l’artista, che per primo e più di ogni altro ha portato la cucina italiana alle vette più alte. Noi lo vogliamo ricordare riproponendovi l’intervista in cui ci ha parlato di felicità, di viaggi, di buona cucina e della valorizzazione dei piatti regionali, punto di forza della tradizione italiana nel mondo e con una delle sue ricette più celebri e copiate, il Risotto Oro e Zafferano.

Maestro, ci sono luoghi in Italia e all’estero che le trasmettono una carica di energia, anche a tavola?
“Sì. L’Italia è un Paese meraviglioso. Sto per iniziare un viaggio in Lombardia, seguendo le tracce culturali di alcuni cibi. Dai vai tipi di riso – ingrediente centrale nella mia cucina – alle diverse zone di produzione: Parco del Ticino, Lomellina, Lodigiano, Basso Pavese, Basso Mantovano, al grano saraceno in Valtellina, passando dal formaggio Bitto e dai pesci di lago. Quelli di Como sono diversi dal quelli del Garda o del lago d’Iseo. Per non parlare dei salumi, e dei vini della Val Tidone, a due passi da Milano. All’estero mi lascio guidare dalla curiosità. Il Giappone è un Paese da visitare, una cultura così diversa che lascia spazio all’immaginazione pura; la Francia, ovviamente, e la Svizzera. La Cina mi ha entusiasmato. Mi piacerebbe, ora, andare in Marocco, patria di una cucina regale, di altissimo rango”.

Un uomo come lei ha certamente una grande sensibilità artistica: quali sono i borghi d’arte, o le città, anche all’estero, in cui ha passato i migliori weekend?

“Li ho trovati soprattutto in Umbria e in Toscana: Assisi, Volterra, tanto per citarne due. All’estero, Shanghai, che ho visitato per l’Expo, New York. In Europa: Strasburgo, Roanne, dove ho imparato a cucinare, Salisburgo, peri concerti, e Cannes”.

Ha preso delle idee dai suoi viaggi all’estero?

“Sempre e non solo all’estero. Io prendo idee ovunque. Sono curioso, può colpirmi una frase, un paesaggio, un quadro, un oggetto, lo scorcio di una piazza, una foto scattata cento anni fa”.

Lei ha dato la linea all’attuale alta cucina italiana. Secondo lei oggi si eccede in qualcosa?  

“I virtuosismi, l’entrata in scena che chiama l’applauso, l’agonismo fine a se stesso”.

Quasi tutti i grandi chef di oggi sono stati suoi allievi: la cosa più importante che ha insegnato loro?

“Le tecniche per poter essere se stessi ed esprimersi. Agli allievi dell’Alma insegniamo a diventare cuochi, grandi semmai lo diventeranno dopo, con l’esperienza. Personalmente, cerco di insegnargli l’umiltà e la curiosità, la curiosità per tutto. Due stati d’animo che mi contraddistinguono. Ma la cosa più importante è farsi una cultura a prescindere dal mestiere. Le faccio un esempio a proposito della curiosità. Recentemente a Milano ho riscoperto uno scorcio: dando le spalle alla Scala e guardando in direzione di Palazzo Marino e della Galleria, mi sono accorto che proprio in mezzo spunta la Madonnina. Di notte fantastica”.

Si è pentito di qualcosa durante la sua carriera?

“Di tutto, ma soprattutto di non aver fatto abbastanza. Avrei bisogno di una seconda vita per tirare fuori tutto quello che ho ancora dentro”. 

Quali sono i ritrovi della Milano da batticuore da scoprire?

“Il vicolo dei Lavandai, piazza dei Mercanti, il tetto del Duomo, gli spazi del Castello, ma soprattutto ciò che resta di Milano città d’acqua. Mi ricordo sui Navigli i venditori ambulanti di gamberi d’acqua dolce”.

Un ristorante preferito del Nord Italia?

“Oggi, il mio ristorante preferito è Ai Due Platani a Coloreto di Parma. In cucina c’è una mano dolce, l’organizzazione è perfetta e l’accoglienza più che gentile”.

Come scegliere il ristorante in una città sconosciuta e qual è il piatto etnico più originale che ha assaggiato all’estero?

“Un piatto che mi viene subito in mente lo assaggiai nel 1969, nel ristorante dei Troigros, in Francia: scaloppa di salmone (appena pescato) all’acetosella. E poi ricordo una saletta in Giappone, dove fui gentilmente introdotto, in cui sul tavolo troneggiava una grande lisca di tonno e i commensali, armati di conchiglie, la ripulivano vertebra per vertebra. In Giappone ho trovato nella pura e semplice esaltazione della materia una corrispondenza con la mia cucina”.

Una vita dedicata alla buona cucina

Gualtiero Marchesi è nato a Milano il 19 marzo 1930 nell’albergo “Mercato” di proprietà dei genitori. Dopo importanti esperienze all’estero, ha inaugurato nel 1977 il suo ristorante a Milano, in via Bonvesin de la Riva. È stato il primo cuoco in Italia a ricevere le tre stelle Michelin (1985) e il primo al mondo a rifiutare il giudizio delle guide (2008). Ha fatto parte delle principali associazioni mondiali che promuovono l’alta cucina: Les Grandes Tables du Monde, Les Grands Chefs Relais & Chateaux, Le Soste.

Nel settembre 1993 ha trasferito il “Ristorante Gualtiero Marchesi” a Erbusco e per oltre vent’anni si è dedicato alla diffusione della cucina italiana nel mondo anche avviando ristoranti in Giappone, Inghilterra, Russia e Francia. Nel gennaio 2004 ha aperto ALMA, Scuola Internazionale di Cucina Italiana. Nel maggio 2008 ha aperto nel Teatro alla Scala il Ristorante “Il Marchesino”.

Il 18 giugno 2014 ha inaugurato l’Accademia Gualtiero Marchesi in via Bonvesin de la Riva numero 5. Per iniziativa della Fondazione Gualtiero Marchesi, il Maestro era riuscito anche a realizzare il sogno di una Casa di riposo per cuochi, che sorgerà a Varese. L’idea era quella di un luogo dove “i cuochi anziani – aveva spiegato – potrebbero portare il loro bagaglio di esperienze al servizio di giovani studenti. L’importante è che abbiano veramente fatto sempre i cuochi. Non i ristoratori. E nemmeno i dilettanti, indipendentemente dal livello dei locali in cui lavoravano: cuochi veri, che hanno dato la vita a questo mestiere”. Come lui.

Gualtiero Marchesi si è spento il 26 dicembre 2017 nella sua casa di Milano. Vogliamo ricordare il grande chef con la sua ricetta più celebre.

RISOTTO ORO E ZAFFERANO

Ingredienti

  • 300 gr di riso Carnaroli
  • 80 gr di burro
  • 20 gr di Parmigiano reggiano grattugiato
  • 5 gr di stigmi di zafferano
  • 50 gr di cipolla tritata
  • 2 dl di vino bianco secco
  • 1 l di brodo leggero
  • Sale e pepe bianco

Rosolate la cipolla tritata con 20 gr di burro. Tostate il riso. Aggiungete 1 dl di vino bianco secco e lasciate evaporare. Poi aggiungete lo zafferano, bagnate con il brodo bollente e portate a cottura mescolando di tanto in tanto. A parte, in una casseruola, ammorbidite la cipolla in 10 gr di burro. Aggiungete il restante vino e lasciate ridurre il liquido per metà. Aggiungete il burro rimasto a fiocchetti ed emulsionate con la frusta. Filtrate la salsa con un colino. A cottura ultimata, regolate di sale e mantecate il riso con la salsa e il Parmigiano. Stendete il risotto a velo su piatti piani e disponete un foglio d’oro alimentare al centro di ogni piatto.




Lisbona, alla scoperta della capitale del fado (1° parte). Con la ricetta del baccalà alla portoghese

Mettete un cd di fado come colonna sonora della vostra serata, preparate, seguendo la nostra ricetta, il baccalà alla portoghese, chiudete gli occhi e immaginate di essere a Lisbona, tra quartieri antichi e nuovi, locali pittoreschi e una cucina che mescola sapori atlantici e mediterranei. Questa settimana Ricette di Viaggio vi porta proprio alla scoperta della capitale portoghese. Venite con noi!

Uno sguardo d’insieme

Lisbona si sviluppa su sette colli e si estende sulla sponda settentrionale del fiume Tago (Rio Tejo). Il centro storico è relativamente piccolo e si può tranquillamente visitare a piedi, mentre per visitare le zone collinari si possono prendere i tram o le funicolari. Il quartiere di Alfama, a est, sorprende per le sue viuzze medievali, accanto ad esso, si trova il quartiere di Baixa, che si estende da  Praça de Comércio, lungo il fiume, fino a Praça de Figueira. Si estende, invece, verso ovest la zona del Chiado, il quartiere commerciale.

Il Barrio Alto, invece, è la zona residenziale e centro della vita notturna e del divertimento. Prendendo, infine, un tram o un treno in direzione ovest, si arriva a Belém, mentre, viaggiando in direzione nord est, si arriva al Parque das Nações, sede dell’Expo Internazionale del 1998. L’aeroporto, invece, è situato a 4 km dal centro cittadino, dal quale è facilmente collegato dai mezzi pubblici.

Lungo le strade della Baixa

L’itinerario parte dal cuore pulsante di Lisbona, la Baixa, la “città bassa”, sede di uffici governativi, e negozi, attraversata da strade pedonali. pLa orta di ingresso della città è la Praça do Comércio, circondata da edifici classici provvisti di portici, retaggio del Palazzo Reale. Sotto ai portici si trova anche il celebre Martinho do Arcada il caffè ristorante tra i più amati da Fernando Pessoa che, proprio qui, scrisse gli appunti per comporre il suo celebre Mensagem. E, proprio Pessoa descrisse il municipio o Camara Municipal, che sorge nella piccola e adiacente Plaça do Municipio, come “uno degli edifici più belli della città”.

Da  Praça do Comércio si snoda un percorso pedonale lungo Rua Augusta, inaugurato dall’Arco da Vitoria, sul quale si trovano decorazioni dedicate a Vasco de Gama. Per ammirare la città dall’alto, basta raggiungere Rua Santa Giusta e salire sull’Elevador (tutti i gg dalle 8 alle 20) per scorgere da oltre 30 metri di altezza i quartieri di Baixa, Mouraria ed Alfama.

Le piazze più animate e vitali della Baixa, tuttavia, sono il Rossio e la Praça da Figueira. Il Rossio, in realtà Plaça Dom Pedro IV  , è stata, fin dal Medioevo, la piazza più importante della città. Nel XIX secolo, i numerosi caffè che si affacciano sulla piazza hanno cominciato ad attrarre scrittori ed intellettuali, cha amavano sedere ai tavolini all’aperto, per ammirare le fontane barocche zampillanti e lo splendido pavimento a mosaico con tessere grigie e bianche. Al centro del Rossio si trova il monumento a Dom Pedro IV, a cui la piazza è dedicata. In realtà, la storia tramanda che la statua sarebbe stata pensata per celebrare Massimiliano D’Asburgo ma, in seguito al suo assassinio, venne “riciclata” per Pietro IV.

Con una breve passeggiata e est del Rossio si arriva alla Plaça de Figueira, circondata da caffè caratteristici, tra cui, al n° 188, la Confeitaria Nacional  (www.confeitarianacional.com ), fondata nel 1829, la più antica della Baixa e una dei locali storici di Lisbona.

Oltre il Rossio si apre, invece, Praça dos Restauradores, il cui nome si deve alla proclamazione di indipendenza, avvenuta qui nel 1640. Sulla piazza si erge il Palacio de Foz, un tempo sede del Ministero della Propaganda di Salazar e, oggi sede dell’Ufficio del Turismo. Proseguendo verso nord, si incontra l’ Élevador da Gloria che conduce a Barrio Alto mentre, in direzione est, alla fine di Rua das Portas Santo Antão, si trova l’Elevador do Lavra.

L’Alfama, qui è nato il fado

Proprio qui, inizia l’ascesa alle colline che circondano lo splendido quartiere medievale dell’Alfama, dove, fin dagli anni Trenta del Novecento, sono sorte le prime casa do fado.  Le colline si innalzano intorno alla Cattedrale di Santa Maria Maggiore, la chiesa più antica  di Lisbona. La chiesa ha l’aspetto di una fortezza ed è in stile romanico, anche se sono evidenti interventi successivi. All’interno della cattedrale sono custodite le reliquie di São Vicente.

In Largo do Chafariz de Dentro é d’obbligo una sosta alla Casa do Fado e da Guitarra Portoguesa (www.museudofado.pt) indispensabile per conoscere la storia della musica tradizionale portoghese. Sono molti, poi, i locali dell’Alfama che propongono spettacoli di fado dal vivo.

 

Nel cuore della Lisbona medievale

Salendo la strada che parte dalla Chiesa di Santa Luzia si arriva, invece al Mirador de Santa Luzia, dal quale parte la strada che conduce al superbo Castelo de São Jorge (www.castelodesaojorge.pt; marzo). Il castello, dichiarato monumento nazionale nel 1910, ha origini antichissime. Si pensa che il primo nucleo fu fatto costruire dai Visigoti nel V secolo. Successivamente, nel IX secolo, i Mori lo fortificarono con una cinta muraria lunga circa 2 km.

Il castello fu teatro, nel 1147, di un assedio di 17 settimane, passato alla storia come “L’assedio di Lisbona”, durante le quali i cristiani, in realtà un esercito di mercenari ed ex crociati al soldo del conte di Porto Alfonso Henriques, se ne riappropriarono. La fortezza, a pianta quadrata, è circondata da mura e si compone di undici tra bastioni e torri di guardia.

Il viaggio nel tempo continua nel quartiere di Santa Cruz, a nord del castello, un villaggio medievale pressoché intatto, con scorci suggestivi ed immagini di vita quotidiana d’altri tempi. Un minuscolo arco conduce, invece, al quartiere della Mouraria, dove furono relegati i mori superstiti dopo l’assedio della fortezza. Oggi, è un quartiere d’atmosfera, dove si concentrano i migliori ristoranti africani della città.

Da non perdere, invece, una visita alla Feira de Ladra (Mercato dei ladri!), il celebre “mercatino delle pulci” di Lisbona, che si trova in Campo de Santa Clara. Nelle vicinanze, svetta anche l’inconfondibile cupola bianca della chiesa di Santa Engracia, la cui costruzione fu iniziata nel 1682 per concludersi solo nel 1966! Nella chiesa riposano diverse personalità della storia di Lisbona, tra cui la “regina del fado” Amalia Rodrigues.

Merita una visita anche il pittoresco Museu Nacional do Azulejo, in Rua da Madre de Deus 4, ospitato nel convento di Madre de Deus, una cornice perfetta per le collezioni di azulejos, le caratteristiche piastrelle moresche con tessere in ceramica di colori brillanti, risalenti al XV secolo. Il museo offre una panoramica sulla lavorazione di queste caratteristiche “piastrelle portoghesi”.

Se fin qui vi abbiamo incuriosito, vi diamo appuntamento a domani con la seconda parte dell’’itinerario e con i suggerimenti su che cosa gustare della ricca e gustosa cucina portoghese. Intanto, di seguito, vi sveliamo la ricetta del bacalhau à portuguesa.

Baccalà alla portoghese

Ingredienti

  • 1 kg di baccalà
  • 1 kg di patate
  • 2 bicchieri di latte
  • 40 gr di burro
  • 2 spicchi di aglio
  • 1 ciuffetto di prezzemolo
  • 50 gr di parmigiano grattugiato
  • 100 gr di olive nere
  • Pan grattato q.b.
  • Olio EVO
  • Sale e pepe

Mettete in ammollo il baccalà per circa 24 ore, cambiando l’acqua almeno 4 volte. Dopo l’ammollo, eliminate la pelle, poi mettetelo a bollire per circa 15 minuti in una pentola insieme a qualche foglia di alloro. Scolatelo e fatelo intiepidire, poi ricavatene dei pezzetti non troppo piccoli. Lavate le patate e bollitele in acqua salata per circa 30 minuti. Poi scolatele, sbucciatele e schiacciatele con lo schiacciapatate. Aggiungete il latte, l’aglio spremuto, il prezzemolo tritato, il burro, le olive a pezzetti. Mescolate, poi unite anche il baccalà e il parmigiano grattugiato. Mescolate ancora, poi mettete il composto ben livellato in una teglia da forno precedentemente imburrata e cosparsa di pangrattato. Condite la superficie con un filo di olio EVO e un’altra spolverata di pangrattato. Infornate a 200 °C per circa 30 minuti e fino a doratura. Sfornate, lasciate intiepidire e servite.

DOVE MANGIARE

*Alcantara, Rua Maria Luisa Holstein, 15, 1300-388 Lisboa, tel. 00351 917 5680554 www.alcantaracafe.com. Locale ricavato in una vecchia fabbrica con arredi che mescolano armoniosamente pilastri di acciaio, mobili eleganti, architettura neoclassica e art decò con statue di bronzo. Offre un menù di cucina internazionale, ma propone, ogni giorno, specialità della tradizione portoghese.

 *Cervejaria da Trindade , Rua Nova da Trindade 20-C, 1200-303, tel 00351. 213 423 506, www.cervejariatrindade.pt , Nel quartiere di Barrio Alto, è la più antica birreria di Lisbona. Risale, infatti, al 1834 ed è ricavata in un convento.  Le pareti sono decorate con magnifiche azulejos ( le mattonelle tradizionali) raffiguranti gli sale sono ricavate dai locali del convento e sono assai suggestiva. Specializzato in frutti di mare e crostacei, ffre anche piatti di carne e pesci più economici. Tra le specialità della casa il bife picado à trindade (bistecca alla birra).

DOVE DORMIRE

*Fenix Lisboa****, Praça Marquês de Pombal 8, tel +351 213 716660, www.hfhotels.com/hotels-it/hf-fenix-lisboa-it/  A poca distanza dal Bairro Alto e dall’ Avenida da Liberdade, la via più famosa di Lisbona. dispone di camere recentemente rinnovate con bagno privato, wi fi gratuito. Doppia da € 140.

*Hotel Tivoli Jardim****, Rua Júlio César Machado 7-9, 1250 – 135 Lisboa, tel +351. 213.591000, www.tivolihotels.com. Hotel moderno, recentemente ristrutturato, che sorge nel centro di Lisbona. Le camere e suite sono provviste di bagno privato con doccia, accesso internet, TV e minibar. A disposizione, servizio baby sitting, bar e ristorante, servizio lavanderia. Doppia standard da € 208.

INFO

www.visitlisboa.com




Santa Fiora, tra castagni e dolci acque (1° giorno)

Mancano pochi giorni all’autunno, la stagione migliore per andare alla scoperta di borghi antichi, castelli medievali, mura imponenti e musei che celano tanti piccoli tesori. Ricette di Viaggio vi accompagna allora alla scoperta di piccoli grandi gioielli del nostro territorio, con un occhio speciale alle specialità enogastronomiche locali, che proprio grazie ai frutti dell’autunno, come funghi e castagne, si fanno più corpose e gustose.

Una storia antica e avventurosa

Santa Fiora sorge sul versante meridionale del Monte Amiata, nella provincia di Grosseto, ed è annoverato tra i Borghi più belli d’Italia per il suo ricco passato e per le bellezze paesaggistiche. Insignito dalla Bandiera Arancione, sorge infatti tra una distesa di castagneti e le acque del fiume Flora e deve il suo sviluppo alle miniere di mercurio, la cui storia è raccontata nel piccolo museo.

Tuttavia, andando ancora più indietro nel tempo, scopriamo che il borgo è stato a lungo la capitale della Contea di Santa Fiora, passando dal dominio degli Aldrobrandeschi a quello degli Sforza prima e a quello degli Sforza Cesarini poi. Tra il IX e il X secolo, e fino al XVII, è stato addirittura uno Stato autonomo, per poi venire ceduto ai Granduchi di Toscana, mantenendo, comunque, una certa autonomia.

Passeggiando tra i Terzieri: Castello

Il borgo si sviluppa su un colle di trachite ed è diviso in tre terzieri: Castello, Borgo e Montecatino. Il primo giorno del nostro itinerario parte proprio da Castello, la parte più antica di Santa Fiora. Il cuore del borgo è la piazza medievale, dove spiccano i resti delle antiche fortificazioni del periodo aldobrandesco, la torre, la torretta dell’orologio e i basamenti.

La sede comunale è invece ospitata del Palazzo dei Conti Sforza Cesarini, del XVI secolo, costruito su una precedente rocca degli Aldobrandeschi. Tra i “tesori” del palazzo ci sono gli affreschi cinquecenteschi della scuola del Cavalier d’Arpino, come le allegorie de Le ore del giorno e delle Quattro stagioni.

Da non perdere una visita al Museo delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata, ospitato nei sotterranei del palazzo, che documenta la storia delle miniere e il duro lavoro dei minatori attraverso un allestimento che ripercorre le fasi della discesa nelle miniere.

Proseguiamo quindi alla volta di Piazza del Suffragio e attraversiamo Piazza dell’Olmo e Piazza San Michele, dove ammiriamo una statua a grandezza naturale del santo intento a calpestare la testa del demonio, risalente al XVII secolo. La nostra meta è la bella pieve dedicata alle sante Fiora e Lucilla che conserva la più grande collezione al mondo di terrecotte di Luca e Andrea Della Robbia.

Da Borgo a Montecatino

Raggiungiamo piazza dell’Arcipretura e, attraverso la Porticciola, la porta medievale che collega il terziere di Castello a quello di Borgo, arriviamo qui, ammirando il panorama dal parapetto a sinistra della porta. Lo sguardo spazia dalla vallata del fiume Fiora al Monte Calvo, mentre, sulla destra si stagliano i profili del Monte Labbro e di Poggi La Bella.

Raggiungiamo poi il Santuario del SS Crocifisso, dove, nel coro, è custodito un crocifisso cinquecentesco di grande venerazione popolare. Attraversiamo poi il parco di Sant’Antonio, dove un tempo sorgeva una chiesa dedicata al santo con annesso un convento delle clarisse. Prendiamo poi via Lunga e raggiungiamo il ghetto ebraico, in auge dal XVI al XVIII secolo. Dalla Sinagoga arriviamo alla piazzetta e, da qui, alla chieda di Sant’Agostino, risalente al XIV secolo, e custode di uno splendido crocifisso ligneo quattrocentesco.

Ancora un passaggio, porta San Michele, ci conduce nel terziere di Montecatino, la parte più “recente” del centro storico. In epoca antica, grazie soprattutto all’abbondanza di corsi d’acqua, qui erano sorte diverse manifatture, che sfruttavano l’energia fluviale.

Spicca lo specchio d’acqua della splendida Peschiera del XVI secolo, un luogo fiabesco che vale da solo la visita. È circondata da un giardino rigoglioso, risalente all’epoca degli Sforza. Poco distante, proprio sopra alle sorgenti del fiume Fiora, si trova la suggestiva chiesa della Madonna delle Nevi. La sua peculiarità è che le sorgenti sono visibili dal pavimento in vetro, da dove è possibile osservare le trote macrostigma che vengono qui per riprodursi. Accanto alla Peschiera merita una visita la Galleria delle Sorgenti del fiume Fiora.

Terminata la visita al borgo, vi aspettiamo domani per la seconda parte del nostro itinerario, per andare alla scoperta dei dintorni. Intanto, vi svegliamo la ricetta del castagnaccio, uno dei piatti autunnali tipici dell’area dell’Amiata e di tutta la Toscana.

Castagnaccio

Ingredienti

  • 250 gr farina di castagne dolce
  • 100 gr uvetta
  • 80 gr pinoli
  • 1 tazza circa di acqua calda
  • 1 cucchiaio da tavola di olio d’oliva
  • 1 Pizzico di sale
  • Rosmarino fresco
  • ricotta fresca o panna montata, leggermente zuccherate (a piacere)

Mettete l’uvetta in ammollo nell’acqua calda per circa un quarto d’ora. Setacciate la farina di castagne in un recipiente ampio e aggiungete l’acqua un po’ alla volta mescolando affinché non si formino grumi. Aggiungete l’olio d’oliva, un pizzico di sale, l’uvetta ben strizzata e 2/3 dei pinoli lasciandone un po’ per guarnire. Versate il composto in una teglia dai bordi bassi, precedentemente unta. Uniformate l’impasto e guarnite con il resto dei pinoli e qualche ago di rosmarino. Ungete con un goccio d’olio la superficie, poi infornate per circa 35 minuti in forno preriscaldato a 180°C. Sfornate quando la crosta sarà croccante e servite caldo con ricotta o panna montata.

COME ARRIVARE

In auto: da Nord A1 con uscita Firenze Certosa, proseguire per Siena poi prendere la SS322 in direzione Grosseto fino a Paganico. Voltare a sinistra per “Monte Amiata” e seguire le indicazioni per Castel del Piano e poi per Santa Fiora. Da sud: Autostrada Roma-Civitavecchia, poi prendere la SS 1 Aurelia fino a Grosseto, poi la SS322 in direzione di Siena, poi come sopra. Da est: A1 fino a Chiusi, poi SS 478 per Abbadia S.Salvatore, proseguire per Piancastagnaio e seguire le indicazioni per Santa Fiora.

DOVE MANGIARE

*Enoteca Aldobrandesca, Piazza Garibaldi 36, Santa Fiora (Gr), tel 0564/978042, www.enotecaaldobrandesca.com Locale ricavato nel fossato della medievale rocca aldobrandesca. La scelta di materiali come vetro e acciaio consente di ammirare le antiche costruzioni. Il menù offre bruschette toscane, taglieri di salumi e formaggi tipici, polenta cacioppa (con cacio e pepe) e al gorgonzola. Carta dei vini con più di 100 etichette.

*Agriturismo Le Citte, SP Azzarese 1, Santa Fiora, tel 0564/971107, www.lecitteagriturismo.it Propone una cucina tradizionale e raffinata con piatti preparati solo con prodotti del territorio stagionali. I sapori del passato si coniugano con la ricerca e l’innovazione offrendo un’esperienza unica.

DOVE DORMIRE

*Agriturismo Casa Dondolini, loca Casa Dondolini, Selva (GR), tel 329/4921402, www.agriturismocasadondolini.it Ricavata in un casale di pietra del 1800 la struttura si trova alle pendici del Monte Amiata, immersa nel verde. Dispone di camere e appartamenti tutti con bagno privato. Doppia con colazione da € 60, appartamento da € 70.

*Hotel Il Fungo & Dea Wellness***, via dei Minatori 10, Santa Fiora (Gr), tel 0564/953025, www.hotelfungo.com Hotel con spa sul Monte Amiata per un soggiorno rilassante nella natura. Dispone di 20 camere di diversa tipologia con possibilità di pacchetti. Ristorante con cucina tipica toscana. Doppia da € 70.

INFO

www. santafioraturismo.it/




Il grande Chef a tre stelle Michelin si ricorda ancora i Passatelli della mamma

Di Silvia Terraneo

In Italia abbiamo un patrimonio gastronomico enorme e anche i grandi chef non se lo dimenticano. Lo chef Italo Bassi, tre stelle Michelin conquistate durante i 27 anni di permanenza all’Enoteca Pinchiorri di Firenze e oggi alla guida del “Confusion Boutique Restaurant” di Porto Cervo, in prima persona ha aperto alla grande la seconda edizione del tour Strade Stellate, sotto l’insegna dell’Alfa Romeo, in Veneto.

Siamo al Byblos Art Hotel Villa Amistà di San Pietro in Cariano. L’esclusivo luxury hotel è ospitato in una delle più belle ville del veronese, nella quale i colori accesi e le forme plastiche degli arredi, del noto designer Alessandro Mendini, si fondono con gli affreschi e i marmi dei saloni settecenteschi dando vita ad un’unica ed esclusiva esposizione permanente di arte contemporanea e design.

Ma con Italo Bassi parliamo di un altro tipo di arte.

Noi siamo alla ricerca delle RICETTE DI VIAGGIO, quelle da ritrovare appunto nei nostri weekend in auto. Qual è la tua ricetta preferita di questo territorio?

Una delle mie ricette legate a questo territorio veronese può essere il classico risotto all’Amarone con radicchio rosso stufato; mettiamoci una fonduta di formaggio Monteveronese e manteghiamo il tutto con olio d’oliva extra vergine del Garda. Però dobbiamo mettere qualcosa di particolare, così ho pensato a della polvere di liquirizia per far volare la gente un po’ più lontano.

Ma le tue origini non sono venete?

No, sono romagnolo e fiero di esserlo. Il mio piatto preferito sono i passatelli in brodo della mamma, cucinati con amore e passione.

La tua passione ora ti ha portato lontano,  in Sardegna?

Sì, con il mio ristorante Confusion Restaurant,  nato dall’amore del territorio della Costa Smeralda dove propongo  una visione di Grande Cucina, basata sulla tradizione italiana e arricchita da profumi esotici e ingredienti pregiati, con particolare attenzione ai prodotti tipici sardi e un forte accento sulle cruditè di mare.

 

Sardegna.

Dal gusto nel piatto al piacere di guida: qual è il tuo rapporto con l’auto?

L’auto è un mezzo che mi caratterizza molto perchè mi sposto molto quindi deve essere comoda, confortevole, bella  e potente.

Come la Stelvio?

Un amore maniacale,  fantastico, è stata una bella sorpresa. Guidando la Stelvio si sente un motore sportivo in una condizione di comodità e di  elegante lusso.

Un piatto prima di mettersi alla guida?

Penso sempre ad una ricetta nata dall’emozione, da un momento, da una esperienza alla guida. Di solito penso alla strada e all’obiettivo da raggiungere.

Dopo le tre stelle Michelin dove punti ad arrivare?

Ad essere felice.

 

Ricetta dei Passatelli in brodo

Ingredienti per 4 persone:

– 130 g pane grattugiato;

– 3 uova;

– 1 noce di burro;

– noce moscata q.b.;

– pepe q.b.;

– sale q.b.;

– 1L brodo di carne;

– 1/2 scorza di limone;

– 130 g parmigiano.

Fate il composto dei passatelli. Miscelate il pane grattugiato con il parmigiano reggiano in una ciotola e poi aggiungete il burro ammorbidito a crema e la scorza di limone. Mescolate in modo omogeneo.

Sbattete le uova in una ciotola con sale, pepe e noce moscata grattugiata. Versatele poi a filo nella miscela di pane, mescolando. Lavorate quindi l’impasto con le mani sulla spianatoia: questa dovrà risultare un composto piuttosto sodo. Avvolgetelo nella pellicola e mettetelo in frigo per mezz’ora.

Preparate ora i passatelli. Dividete il composto di pane e formaggio in 3-4 pezzi. Metteteli, 1 alla volta, nello schiacciapatate e premete con decisione, finchè usciranno tanti cilindretti. Tagliateli con il coltello alla lunghezza di 4-5 cm e distribuiteli su carta da forno infarinata.

Portate ad ebollizione il brodo in una casseruola. Appena il brodo bolle aggiungi i passatelli, mescolate delicatamente e cuocete per circa 2 minuti.

…buon appetito!




Da Stintino all’Asinara. Gustando il polpo alla stintinese

Ha rappresentato la Sardegna per concorrere al “Borgo dei Borghi 2018”, ma Stintino, e, in particolare la Spiaggia della Pelosa, con l’inconfondibile sagoma della Torre della Pelosa, che si staglia sul Golfo dell’Asinara. vanta il primato di spiaggia più fotografata dell’isola.

Tuttavia, Stintino è un borgo marinaro tutto da scoprire, a cominciare dai suoi tre porti, Porto Mannu (Porto Grande), Porto Minori (Porto Piccolo) e il Porto dell’Isolotto, da cui partono escursioni in barca e uscite di pescaturismo.

Quattro passi nel borgo antico

Cominciamo la visita del borgo con una prima sosta al Museo della Tonnara (MUT), che si affaccia sul Porto Minori. Allestito in un ex stabilimento di lavorazione ittica, propone un “viaggio” multimediale, tra foto, documenti, abiti e utensili, delle diverse fasi della pesca e lavorazione del tonno.

L’unico edificio religioso del borgo è invece la Chiesa dell’Immacolata Concezione che custodisce una statua della Madonna della Difesa, patrona della cittadina. Chi lo desidera può compiere un piccolo tour per ammirare le quattro torri difensive, realizzate nel Cinquecento dagli Spagnoli. La più famosa è la Torre della Pelosa, di 10 metri, che si raggiunge anche a nuoto dalla vicina spiaggia della Pelosetta.

Con una passeggiata su un agevole sentiero si può invece arrivare a Torre Falcone, che domina l’omonimo promontorio, per ammirare uno splendido panorama al tramonto. Valgono una visita anche la Torre delle Saline e la Torre della Finanza, che svetta solitaria sull’Isola Piana, tra Stintino e l’Asinara.

Da non perdere un’escursione alla Valle della Luna, un tratto di costa modellata dal vento in scogliere e forme affascinanti, che sorge sulla parte occidentale del promontorio di Capo Falcone.

Le spiagge da non perdere

Imperdibili le spiagge: oltre alle già citate Spiaggia della Pelosa e della Pelosetta, sono da non perdere la Spiaggia delle Saline, con gli stagni di Cesaraccio, Saline e Pilo, tra le zone umide più importanti e ricche di avifauna dell’isola, dove incontrare fenicotteri rosa, aironi rossi e martin pescatore.

Proseguendo sul litorale si incontra la bella spiaggia di quarzo della Pazzona e, più avanti, quella di Ezzi Mannu. Sul lato occidentale della penisola, invece, si possono scorgere alcune calette incontaminate, tra cui Cala Coscia di Donna e Cala Vapore.

SECONDO GIORNO: Nel Parco Nazionale dell’Asinara

Dal Porto Mannu di Stintino diverse compagnie effettuano trasferimenti al Parco Nazionale dell’Asinara (www.parcoasinara.org). L’isola è area protetta dal 2002 dopo essere stata carcere di massima sicurezza e colonia penale.

Si può optare per un giro in barca con soste nelle calette più nascoste, oppure visitare l’isola a bordo del Trenino Asinara (www.treninoasinara.it) o, ancora, prenotare un’escursione guidata in jeep o un trekking.

Consigliamo una sosta a Fornelli per una visita all’ex Carcere di massima sicurezza. Nella zona si possono già avvistare i celebri asinelli bianchi, che hanno dato il nome all’isola. Si possono poi vedere i resti delle undici colonie penali, dove i detenuti erano suddivisi in base alle “specializzazioni”. Qui era presente anche una stazione sanitaria dove i malati venivano messi in quarantena.

Presso il Centro Recupero Animali Marini si possono invece incontrare le tartarughe. Tra i centri abitati, vale una visita Cala Reale, con in suoi edifici sabaudi. Nel centro di Cala Oliva, invece, si trova la “casa rossa” che ospitò Falcone e Borsellino mentre preparavano il processo contro la mafia.

Salendo su Punta Scorno si può poi ammirare uno splendido panorama e incontrare cinghiali, capre e mufloni sardi. Infine, ci si ferma a Cala Sabina per un bagno nelle sue acque cristalline.

I Sapori del golfo

Alla base della cucina di Stintino c’è il pesce, tra cui frutti di mare, crostacei e, soprattutto, l’aragosta, con cui si prepara la zuppa oppure si gusta accompagnata dalle patate. Famosa in tutta l’isola la bottarga di tonno. Principe della tavola è il polpo che si prepara “alla Stintinese” o “all’agliata”.

Tra i piatti di terra troviamo le tipiche paste fresche, come i malloreddus e i culurgiones e il maialetto sardo. Il dolce tipico di Stintino invece è la tumbarella, una variante della seada farcita con la ricotta, che viene fritta e cosparsa di zucchero a velo. Ottimi anche gli altri dolci regionali, tra cui tiricchie, papassine e formaggelle.

Polpo alla stintinese

Ricco di proteine, ma povero di calorie, il polpo è ingrediente cardine di molti piatti della Sardegna. La versione “alla stintinese” prevede l’uso di erbe e aromi e l’accompagnamento con le patate, nelle varianti al forno o fritte, a seconda dei gusti.

Ingredienti

  • 1 polpo di circa 1 kg
  • 5/6 patate
  • Aglio
  • Prezzemolo
  • Peperoncino
  • Vino bianco
  • Sale
  • Olio di oliva

Fate sobbollire il polpo in acqua salata per circa 50 minuti. Nel frattempo, tagliate le patate a cubetti, disponetele in una taglia e mettetele a cuocere in forno preriscaldato a 200°C per circa 50 minuti, finché non abbiano assunto un colorito dorato. In una scodella, preparate un pinzimonio con olio, sale, prezzemolo tritato e un pizzico di peperoncino. Scolate il polpo, poi tagliatelo a pezzettini e conditelo con il pinzimonio. Unitelo poi alle patate al forno. Lasciate raffreddare per circa 15 minuti e servite come antipasto o piatto unico.

Il vino:. Vermentino di Sardegna Doc, un bianco dal colore giallo paglierino e i riflessi verdognoli, il profumo delicato e il sapore secco, fresco e acidulo con retrogusto amarognolo. Si abbina ai piatti di pesce, dagli antipasti, al pesce alla griglia, ai primi piatti regionali e ai molluschi.

DOVE COMPRARE

*Market Mura, via Sassari 53/55, Stintino. Enoteca e vendita al dettaglio di prodotti tipici sardi di qualità, tra cui birre di produzione locale, formaggi tipici, bottarga di tonno e muggine, miele, dolci sardi, tra cui il famoso torrone morbido di Tonara, pane carasau e gutiau.

*Biscottificio Demelas, via Marconi 3, Stintino, tel 079/534016, www.biscottificiodemelas.com Negozio con annesso laboratorio di pasticceria artigianale. Si possono trovare dolci tipici sardi, come le Seadas con il miele, le tiricche, i savoiardi, la papassine, il croccante e le formaggelle. Produce anche pasta fresca tra cui culurgiones, malloreddus, ravioli di patate e di ricotta di pecora.

COME ARRIVARE  

In auto: traghetto Genova- Porto Torres. Da Porto Torres percorrere la SP57 per circa 17 km, poi al bivio di Pozzo San Nicola proseguire sulla SP34. Seguire indicazioni per Stintino che dista circa 12,5 km. Da Sassari: SS131 per Porto Torres, poi come sopra. Da Cagliari, Nuoro, Oristano e Olbia raggiungere Sassari tramite la SS131, poi seguire per Porto Torres e Stintino come da precedenti indicazioni.

DOVE MANGIARE

*Ristorante La Calanca, Lungomare Cristoforo Colombo 3, Stintino, tel 340/6634029. Offre piatti della cucina marinara e piatti tipici sardi in una splendida veranda panoramica all’aperto. Ottimo rapporto qualità prezzo.

*La Perla del Golfo, Loc. Nodigheddu, Stintino, Tel 079/523646, propone un menù tradizionale come il polpo con le patate, il risotto alla crema di scampi e la fregola con le vongole. Tra i piatti di terra, il tradizionale maialetto al forno.

DOVE DORMIRE

*Le Tonnare Village****, loc. Le Tonnare, Stintino, tel 079/52231, www.letonnarevillage.com

Resort con 182 sistemazioni di diverse tipologie, in splendida posizione panoramica tra l’antico borgo marinaro e il golfo dell’Asinara. Doppia da € 200.

*Cala Rosa Club Hotel****, via dei Ginepri, Stintino, tel 079/520006, www.hotelcalarosa.it

In bella posizione, con camera affacciate su giardini e sul mare. Offre navette gratuite per una spiaggia privata e per la spiaggia della Pelosa. Doppia da € 131 

INFO

www.comune.stintino.ss.it

www.sardegnaturismo.it




La ricetta del waterzooi scoperta a Bruges, la “Venezia del Nord”

Uno scorcio, una prospettiva, un particolare che sfugge al primo sguardo…Bruges, chiamata anche “La Venezia del Nord” per i suoi angoli segreti, i suoi ponti e le sue vie d’acqua, è una città dalle mille sfaccettature. Per assaporarla a pieno potete scegliere una gita lungo i suoi canali. La città offre ben cinque punti di imbarco, dai quali si parte per un tour di circa un’ora e mezzo lungo i canali e sotto i ponti. Un’ esperienza che vi consentirà di ammirare gli angoli più nascosti da un altro…punto di vista.

Per ritornare alle atmosfere medievali, potete optare, invece, per un tour della città a bordo di una carrozza trainata da cavalli. Se, infine, amate il comfort, non c’è niente di meglio che accomodarvi su uno coloratissimo minibus, che vi porterà a zonzo per la città. Durante il tour, potrete ascoltare un commento ai principali monumenti e siti nella vostra lingua, grazie ad un comodo paio di cuffie. Noi abbiamo deciso di visitare il centro storico a piedi, per andare alla scoperta degli angoli più suggestivi.

Una storia romantica

Bruges è una signora dal fascino antico ed intatto, grazie ad una politica di investimenti che hanno consentito la conservazione e il restauro degli edifici, mantenendo, in questo modo, l’aspetto urbanistico che la città aveva all’epoca in cui furono gettate le sue fondamenta. Correva l’anno 850 e, dietro alla fondazione della città, si cela una leggenda romantica.

Si racconta, infatti, che Baldovino, innamorato della figlia del Re dei Franchi, arrivò a rapire la giovane, che ne ricambiava i sentimenti. Il padre di lei, infuriato, in un primo tempo si mise sulle tracce dei due amanti, con l’obiettivo di punirli severamente. Ma l’amore di un padre per la propria figlia fa miracoli. Così, perdonati i due fuggitivi, il re diede a Baldovino il compito di fondare una città fortificata sulle sponde del fiume Zwin, per difendere la zona dalle frequenti incursioni dei pirati che infestavano il Mar Baltico.

Di sicuro, il cuore innamorato di Baldovino per la sua dama influenzò l’aspetto della città, fatta di canali e parchi, ma anche del suggestivo Minnewater, il lago dell’amore, che collega Bruges alla vicina cittadina di Gand. Naturalmente, da buon stratega, non dimenticò la posizione favorevole che tra il XIV ed il XV secolo, trasformarono Bruges in una delle più importanti rotte commerciali d’Europa, crocevia delle merci che, dal continente, prendevano la via della Russia, della Scandinavia e dell’Oriente.

Sintomatica del benessere economico della città, membro influente della Lega Anseatica, fu la nascita del termine “borsa”, nel senso economico e finanziario quale lo intendiamo oggi. Il neologismo si deve ad alcuni mercanti italiani, che erano soliti condurre le proprie trattative davanti al palazzo della famiglia Van der Beurse, nella cui araldica comparivano tre borse.

Le magiche atmosfere del centro storico

Oggi, il centro storico della città è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. La nostra visita inizia dalla Piazza del Mercato, cuore della città. Circondata da gruppi di case in stile medievale e percorsa da carrozze trainati da cavalli, era il luogo in cui i mercanti provenienti da tutta Europa, e non solo, si scambiavano le merci, soprattutto spezie, pietre preziose, profumi e stoffe pregiate.

In particolare, merletti, per i quali la Fiandra era assai celebre. L’arte del ricamo si era affinato dall’originaria necessità delle donne di proteggere gli orli dei loro abiti dall’usura diventando, nei secoli una vera e propria arte. Una dimostrazione pratica della perizia con cui vengono, ancora oggi, confezionati i merletti, si può ammirare nelle botteghe del Kantcentrum, che sorge a fianco della Chiesa di Gerusalemme, costruita nel XV secolo dalla famiglia Adorno, sul modello della Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Gli interni sono del XVI secolo e sono arricchiti da splendide finestre istoriate.

La chiesa ospita anche la tomba del fondatore, Anselmo Adorno, e di sua moglie. La Basilica è dotata di una “doppia anima”; romanica, nella cappella di San Basilio, situata nel piano più basso, e gotica, nella parte superiore, dove è conservata la reliquia che, nel giorno della festa dell’Ascensione, viene tolta dalla teca e portata in processione per le vie della città.

Vale una visita anche il Museo Gruuthuse, un lussuoso palazzo appartenuto ai nobili Gruuthurse, che ospita una splendida collezione di tappeti, una cucina di 500 anni e una cappella. In esposizione anche diversi oggetti della vita quotidiana tra i secoli XV e XIX.

Presso il museo Groeninge, si trova invece una ricca collezione di capolavori pittorici, risalenti ai secoli dal XV al XX. In particolare, si possono ammirare i capolavori dei primi pittori fiamminghi, tra cui Jan van Eyck e Hans Memling ed una collezione davvero unica dei lavori degli Espressionisti fiamminghi. Di sicuro, rimarrete impressionati dal “Giudizio finale” di Hieronymous Bosch.

Il Mercato del Pesce e la torre Beffroi

Per ritrovare le atmosfere di un tempo, ci spostiamo al Mercato del Pesce, un antico edificio davvero unico, costruito tra il 1815 ed il 1830. Qui, dal lunedì al venerdì, si vende ancora il pesce e la vicinanza del mare del Nord (meno di 10 miglia) è una garanzia della sua freschezza!

A pochi passi, non lasciatevi sfuggire il romanticissimo Bonifacius Bridge, assolutamente da immortalare in una foto ricordo da conservare in due. Un altro luogo “da far battere il cuore” è il canale di Rozenhoedkaai, lo scorcio più fotografato di Bruges. Il suo nome si deve ai numerosi banchetti che vendevano i rosari, confezionati con pezzi di ambra ed avorio, importati dall’Est Europa, che sorgevano numerosi lungo le sue sponde. Infine, per un arrivederci alla città, non vi resta che tornare dove tutto è iniziato, nella piazza del mercato. Qui, a vegliarla da molti secoli, c’è la magnifica Beffroi, la torre campanaria che misura più di 80 metri. Per giungere alla cima, dovrete percorrere 350 gradini, ma la vista della città dall’alto vi ricompenserà della fatica. Lasciate correre lo sguardo sopra ai canali ed alle guglie, ai ponti ed ai monumenti antichi. Questa volta, i protagonisti siete proprio voi…

Una cucina dal gusto antico

La tradizione gastronomica belga, molto vicina a quella francese, anche se meno elaborata, offre un’infinità di specialità per accontentare tutti i palati. Da non perdere la waterzooi, la tipica zuppa fiamminga, gli asparagi à la flamande, le  croquettes crevettes,, crocchette ai gamberetti, la bistecca in salsa tartara con patatine fritte, il coniglio alle prugne e, grazie alla vicinanza con il Mare del Nord, tutte le pietanze a base di pesce o frutti di mare, dalle aringhe (maatjes), alle cozze (moules).  Il tutto annaffiato con una scelta di oltre 600 birre, dense, aromatizzate, leggere o ad alta gradazione, a base di luppolo o malto.

Siete poi siete tra coloro che non sanno resistere ad un cioccolatino o ad una pralina a Bruges vi aspettano ben 40 diversi negozi dedicati al cioccolato. E al cioccolato è dedicato anche un vero e proprio museo.

Choco Story (www.choco-story.be) offre al visitatore un vero e proprio viaggio nella storia, a partire dagli Aztechi, inventori della ricetta del cioccolato. Per la gioia dei golosi, oltre ad imparare come si fa il cioccolato, il museo offre la possibilità di assaggiarlo, immergendovi direttamente le dita!

WATERZOOI DI PESCE

Ingredienti

  • 400 gr di patate
  • 30 gr di burro
  • 1 gambo di sedano, 1 carota, 1 cipolla
  • 1 porro
  • 500 ml di brodo di pesce o vegetale
  • 500 gr di filetti di pesce a scelta tra platessa, merluzzo, coda di rospo (almeno due tipi)
  • 30/40 cozze
  • 2 tuorli d’uovo
  • 50 ml di panna fresca
  • 10/12 gamberetti
  • Erba cipollina macinata q.b
  • Sale e pepe

 Lessate le patate, poi pelatele e tagliatele a spicchi. In una padella, mettere a soffriggere insieme al burro la carota, il sedano e la cipolla tritate per circa 5 minuti. Versate il brodo e fate bollire per qualche minuto. Aggiungete i filetti di pesce e lasciate cuocere per 10 minuti. Spegnete la fiamma, togliete i filetti e metteteli da parte. In una casseruola fate aprire le cozze, poi staccatele dal guscio e mettetele da parte con i filetti. Filtrate il liquido e unitelo al brodo. Sbattete i tuorli con la panna e allungate con mezza tazza di brodo mescolando bene. Poi riscaldate il brodo rimasto, unitevi il composto di panna e amalgamate finché il tutto non si sia addensato. Poco prima di spegnere, aggiungete i gamberetti sgusciati, il trito di erba cipollina. Spegnete e regolate di sale. Mettete poi in una zuppiera i filetti di pesce e le patate, poi versatevi sopra il brodo addensato bollente. Servite con una spolverata di erba cipollina e una macinata di pepe. Potete accompagnare il piatto con pane tostato.

COME ARRIVARE

Dall’Italia si può raggiungere Bruxelles in aereo o in treno. Nel primo caso, è disponibile un servizio di bus navetta che collega l’aeroporto Charleroi Sud  a Bruges. Dall’aeroporto di Bruxelles si può raggiungere Bruges anche in treno. Il tragitto dura circa 1 ora e 30. (www.b-rail.be). Per chi raggiunge la capitale belga in treno dall’Italia è disponibile la coincidenza per Bruges.

DOVE MANGIARE

*Patrick Devos, Zilverstraat 41B, 8000 Bruges, Tel. 0032 50335566, www.patrickdevos.be

Situato in un edificio storico nel centro della città, presenta saloni decorati in Art Nouveau ed art Decò. Piatti della migliore tradizione belga.

*De Karmeliet, Langestraat 19, 8000 Bruges, tel 0032 50338259, www.dekarleliet.be . Tre stelle Michelin per questo locale ricavato in un palazzo del 1830. Le sale sono arredate con raffinate opere d’arte moderna. Da provare a bistecca di merluzzo in crosta di mandorle, gamberetti e cavolfiore o i ravioli con vaniglia e mele candite.

DOVE DORMIRE

*B&B Côté Canal, Hertsbergestraat 8, 8000 Bruges, tel 0032 475457707, www.bruges-bedandbreakfast.be Lussuosa guesthouse nel cuore della città vecchia, si affaccia su uno dei canali più pittoreschi della città. Le camere sono decorate con gusto e godono di una splendida vista sui canali o sul giardino. Doppia da € 103.

*Flanders Hotel****, Langestraat 38, 8000 Bruges, tel 0032 50338889, www.hotelflanders.com Inaugurato nel 1905, si trova a pochi minuti dalla stazione ferroviaria e dalla Piazza del Mercato. La colazione a buffet viene servita in una sala vista giardino. Disponibile una piscina coperta riscaldata. Doppia da € 108 con colazione.

INFO

www.visitbruges.be




L’avena abbassa il colesterolo. Ed è anche buona per fare i biscotti. Con la nostra ricetta

Amica del cuore, ma anche dell’intestino, l’avena è un cereale gustoso e versatile, dalle molteplici proprietà benefiche che aiutano l’organismo a mantenersi in salute. Secondo uno studio del Canadian Centre of Functional Medicine, infatti, consumare avena tutti i giorni aiuta a tenere sotto controllo le infiammazioni, che sono alla base di molte patologie, incluse i tumori.

Grazie al suo basso indice glicemico e al contenuto di fibre, poi, aiuta a ridurre i livelli di colesterolo cattivo nel sangue. Inoltre, regolarizza il transito intestinale, combattendo la stitichezza. L’avena è anche il cereale più ricco di proteine vegetali, vitamine del gruppo B e acidi essenziali, come l’acido linoleico. È poi adatta per gli sportivi, perché è molto energetica: apporta infatti 385 calorie per 100 grammi. Tuttavia, il suo contenuto di fibre solubili aiuta a contenere l’appetito ed è consigliata nelle diete finalizzate alla perdita di peso.

Come si usa in cucina

L’avena è molto versatile e si può consumare in ognuno dei pasti principali. A colazione, per esempio, si può gustare sotto forma di fiocchi, da aggiungere al latte o allo yogurt. Si trova poi nel muesli, la preparazione che include anche frutta secca ed essiccata, come prugne e fichi.

Una buona abitudine è seguire l’esempio degli inglesi e cominciare la giornata con un pudding, cioè una crema dolce, a base di fiocchi d’avena bolliti in acqua o latte, al quale si possono aggiungere miele, cannella o frutti di bosco.

Da non dimenticare poi il latte d’avena che, tra le bevande vegetali è particolarmente ricco di vitamina B ed E, potassio e zuccheri complessi. A differenza del latte vaccino, tuttavia, non contiene né grassi né colesterolo. In più è nutriente e poco calorico, adatto quindi a chi segue una dieta finalizzata alla perdita di peso. Contiene beta glucano, che aiuta a ridurre il colesterolo e i trigliceridi nel sangue.

L’avena si presta anche per preparare piatti salati, come zuppe, minestre e vellutate, oppure, lessando i chicchi in acqua salata, li si può aggiungere alle insalate o ai legumi, da gustare freddi.

Dall’avena macinata si ottiene poi la farina, con la quale si possono preparare prodotti da forno, come il pane d’avena e la pasta all’avena. Se non contaminata da altri cereali, infatti, l’avena ha dimostrato un’alta tolleranza in chi, invece, è intollerante al glutine o celiaco. Infine, con l’avena si possono preparare anche dolci gustosi, come i biscotti. Provateli con la nostra ricetta.

Biscotti ai fiocchi d’avena

Ingredienti

  • 300 gr di fiocchi d’avena
  • 125 gr di zucchero
  • 125 gr di burro
  • 1 uovo intero + 1 tuorlo
  • 50 gr di mandorle
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • Buccia di limone grattugiata

Tritate le mandorle e metà dei fiocchi d’avena, mescolateli e unite il burro ammorbidito. Mettete il tutto in un mixer, poi toglietelo e mettetelo in una ciotola capiente. Aggiungete lo zucchero, la bustina di lievito per dolci, un uovo intero, un tuorlo, la cannella e la buccia di limone grattugiata. Mescolate fino a ottenere un composto omogeneo. A questo punto, unite anche l’altra metà dei fiocchi di avena rimasti e lavorate il tutto con le mani. Ricoprite l’impasto con una pellicola trasparente e lasciate riposare in frigorifero per 30 minuti. Quando l’impasto si sarà indurito, suddividetelo in palline, schiacciatele leggermente e disponetele in una teglia ricoperta di carta da forno, lasciando un po’ di spazio tra una e l’altra poiché l’impasto lieviterà aumentando di volume. Infornate a 180° per 20 minuti (in forno ventilato a 160° per 15 minuti). Se preferite, potete aggiungere all’impasto anche frutti di bosco essiccati, bacche di goji o gocce di cioccolato.

 

 




Sambuca di Sicilia e il suo fascino orientale. Con la ricetta delle “minni di virgini”

Sorge a pochi chilometri da Sciacca, dai templi del Parco Archeologico di Selinunte e dal mare di Menfi. Questa settimana, Ricette di Viaggio vi porta alla scoperta di Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento, che nel 2016 si è aggiudicato il titolo di “Borgo dei Borghi” nella competizione indetta dal programma TV “Alle falde del Kilimangiaro”.

Una storia “orientale”

Adagiata su una collina, Sambuca sorge nella Valle del Belice, a 350 mslm. La sua fondazione risale all’epoca della dominazione araba, di cui reca ancora la struttura urbana e numerose testimonianze. Era infatti l’’830 d.C quando l’emiro arabo Al Zabut costruisce il castello a cui dà il proprio nome. La dominazione araba, tuttavia, dura solo fino al 1185, quando Guglielmo II Il Buoo dona alla chiesa di Monreale la “Chabuta seu Zabut”, cioè “la splendida ovvero Zabut.

Una minoranza islamica, tuttavia, rimane a Zabut fino al 1225, quando si arrende all’esercito dell’imperatore Federico II. Alcuni segni della cultura araba, tuttavia, rimangono presenti nell’impianto urbanistico e della cultura del borgo. Nel 1411, i superstiti si trasferiscono sulle colline, nella fortezza di Zabut, e ampliano quello che oggi è il Quartiere Arabo, che comprende l’acropoli e un’area assai suggestiva, fatta di vicoli stretti e reminiscenze orientali.

Dopo essere passata più volte di mano, nel 1863, per distinguersi dall’omonima cittadina toscana, Sambuca diventa Sambuca-Zabut, per poi assumere il nome di Sambuca di Sicilia nel 1923. Secondo alcune teorie, Sambuca deve il suo nome alla presenza di piante di sambuco, o alla forma dell’impianto urbano, che ricorderebbe la sambuca, uno strumento simile all’arpa tipico della Grecia.

Visitando chiese, palazzi e cortili

Partiamo dalla parte inferiore di Corso Umberto I, dove si trova ‘ottocentesco Teatro Idea, e camminiamo lungo la via, circondati da splendidi palazzi signorili, caratterizzati da facciate in pietra arenaria e da archi passanti che li collegano a suggestivi cortili (sono ben 250!), spazi che sembrano aprirsi dal nulla, come luoghi segreti dalle atmosfere antiche.

Circa a metà di Corso Umberto I ci fermiamo ad ammirare Palazzo di Leo e Palazzo Oddo, poco più avanti, scorgiamo la bella facciata con il portale in pietra bianca della Chiesa di San Giuseppe. A Sambuca di Sicilia ci sono ben tredici edifici di culto. Svoltiamo in via Marconi, dove si trova la Chiesa della Concezione, con il suo portale a sesto acuto, che proviene dalla chiesa di San Nicolò, nell’antico borgo di Adragna. Sempre lungo via Marconi incontriamo i palazzi Rollo, con un cortile e lo scalone loggiato, Giacone con la caratteristica scala catalana, e l’imponente Palazzo Fiore.

Torniamo su Corso Umberto per visitare la splendida Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, in stile barocco, caratterizzata da statue allegoriche, stucchi, colonne tortili e blasoni. Il pavimento è realizzato con le maioliche prodotte nella vicina Burgio. Il barocco primeggia anche sul balcone del Casino dei Marchesi Beccadelli, che si affaccia su Piazza della Vittoria, mentre il cortile, in stile catalano, testimonia la presenza spagnola in Sicilia. Il palazzo fa parte di un complesso che include anche la chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano, la torre e l’ospedale, che ci portano fino a via Caruso.

Da non perdere una visita alla seicentesca Chiesa del Carmine, che custodisce le sepolture delle più importanti famiglie nobili di Sambuca. Spiccano all’interno anche alcune pregiate statue lignee di Sant’Anna e della Madonna dell’Udienza.

Torniamo ancora su Corso Umberto I e, dopo aver ammirato Palazzo Ciaccio, in pietra arenaria, con il suo cortile cinto da un colonnato, ci fermiamo per una visita al Museo di Arte Sacra, ospitato nella Chiesa del Purgatorio del 1631. Presso il Settecentesco Palazzo Oddo si trova la sede del Municipio.

Qui, alle soglie della “Città Murata” finisce la nostra prima giornata di visita. Vi diamo appuntamento a domani con la seconda parte dell’itinerario, che comincerà in mattinata con una visita al quartiere arabo e proseguirà con un’escursione che ci porterà fino alle sponde del Lago Arancio.

Nel frattempo, vi suggeriamo una pausa golosa per gustare la specialità locale, le irresistibili “minni di virgini”, un dolce di pasta ripiena alla crema dalla caratteristica forma di…seni. E se vi piaceranno, potete provare a farle anche voi con la nostra ricetta.

Minni di virgini

Dolce tipico di Sambuca, i “seni di vergine”, secondo la tradizione, sono stati inventati nel 1725 da Suor Virginia, una monaca del Collegio di Maria, che aveva ricevuto dalla Marchesa di Sambuca l’incarico di preparare dei dolci per il matrimonio del figlio. La religiosa, si dice, prese ispirazione dalla forma delle colline che circondano Sambuca, e solo successivamente al dolce viene attribuito il nome “impudico”, come viene sottolineato anche dal Principe di Salina nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.

Ingredienti per l’impasto

  • 400 gr di farina 00
  • 150 gr di zucchero
  • 150 gr di strutto
  • 1 uovo
  • 1 bustina di vanillina
  • Latte q.b.

Per il ripieno

  • 800 ml di latte
  • 160 gr di zucchero
  • 130 gr di amido per dolci
  • 100 gr di zuccata
  • 80 gr di cioccolato fondente
  • cannella in polvere q.b.

Per decorare

  • 200 gr di zucchero a velo
  • 1 albume
  • Acqua q.b
  • Confettini di zucchero

Impastate la farina setacciata con lo zucchero, lo strutto tagliato a pezzetti, l’uovo e la vanillina. Se l’impasto dovesse risultare troppo secco, aggiungete un po’ di latte finché non sarà liscio e omogeneo. Formate poi una palla, avvolgetela nella pellicola trasparente e lasciate riposare in frigo per almeno un’ora. Nel frattempo, preparate il ripieno. Versate tutto il latte, tratte un bicchiere che terrete da parte, in un pentolino insieme allo zucchero e alla cannella, lasciatelo cuocere a fiamma moderata. Intanto, versate l’amido setacciato in una scodella e scioglietelo con il latte freddo che avete messo da parte. Unitelo poi al latte scaldato nel pentolino e mescolate bene con una frusta per circa 15 minuti, finché il composto non si sarà addensato. Togliete la crema dal fuoco e, continuando a mescolare, versatela a raffreddare in una ciotola. Quando sarà tiepida, unite qualche scaglia di cioccolato fondente.

Togliete l’impasto dal frigo e stendetelo con il mattarello finché non abbia uno spessore di circe 5 mm. Ritagliate un numero pari di dischi di pasta, metà con un diametro di circa 16 cm, l’altra con un diametro di circa 10 cm. Spalmate su ciascuno dei dischi piccolo uno strato di zuccata, poi ricopritela con scaglie di cioccolato e una dose abbondante di crema. Ponete anche su questa altre scaglie di cioccolato, un piccolo fiocco di zuccata e un ciuffo di crema. Coprite la farcitura con uno dei dischi più grandi, sigillando tutto attorno premendo con l dita. Spennellate con un po’ di albume. Ripetete con le altre “minni”, poi cuocete per 20 minuti circa, o a doratura raggiunta, in forno preriscaldato a 200°C. Sfornate, raffreddate a temperatura ambiente, poi spennellate con una glassa ottenuta mescolando acqua e zucchero a velo. Cospargete con i confettini di zucchero colorati e lasciate asciugare.

COME ARRIVARE

In auto: da Palermo prendere la SS624 Palermo Sciacca. Al km 70 uscire al Bivio Gulfa in direzione di Sambuca di Sicilia. In alternativa A29 Palermo-Mazara del Vallo con uscita Gallitello, seguire per la SS624 Palermo-Sciacca e poi SS624 come sopra.

Da Trapani, A29 Palermo-Mazara del Vallo in direzione di Mazara. Al m 49 uscite a Gallitello, poi seguire per la SS624 Palermo-Sciacca e uscire al Bivio Gulfa, seguendo indicazioni per Sambuca.

Da Agrigento, Strada Europea E931 in direzione di Mazara del Vallo. Dopo Sciacca prendere l’uscita San Bartol al km 63 e proseguire sulla SS624 Palermo-Sciacca in direzione di Palermo. Uscire al Bivio Gulfa e indicazioni per Sambuca di Sicilia.

DOVE DORMIRE

*Hotel Don Giovanni****, Contrada Pandolfina, Sambuca di Sicilia (AG), tel 0925/942511,

www.dongiovannihotel.it Struttura che ricalca l’architettura degli antichi bagli siciliani, con un cortile interno con pergolati. In splendida e comoda posizione, dispone di 22 camere doppie e 2 quadruple, ristorante e spa. Doppia con colazione da € 100, tripla da € 120, quadrupla da € 160. Possibilità di mezza pensione e pensione completa.

*B&B Del Corso, Corso Umberto I 86, Sambuca di Sicilia (AG), tel 349/8028426. Nel centro storico di Sambuca, dispone di camere ampie con aria condizionata. TV a schermo piatto, bagno privato con doccia o vasca, accappatoio, asciugacapelli e set di cortesia. A diposizione un salone comune. Doppia con colazione da € 60.

DOVE MANGIARE

*Ristorante La Pergola, Contrada Adragna, Sambuca di Sicilia (AG), tel 0925/946058. Ristorante con piatti della cucina regionale e nazionale con un buon rapporto qualità prezzo.

*Ristorante Masseria Ruvettu, Contrada Galluzzo, Sambuca di Sicilia (AG), tel 0925/946059, www.ruvettu.it Locale rustico e familiare, in splendido contesto naturale. Dispone di una grande sala e di un menù con piatti della cucina siciliana, tra cui frittatine, salumi, cacciagione, formaggi, arrosti, carne alla brace e pasta fatta in casa. L’olio e il vino sono prodotti nel comprensorio.

INFO

www.comune.sambucadisicilia.ag.it

www.prolocosambuca.it

 




Con Ricette di Viaggio a San Sebastián, la capitale dei ristoranti stellati e dei pinchos.

Se vi piace “fare l’aperitivo” spostandovi da un locale all’altro, assaggiando di volta in volta stuzzichini, mini sandwich, crocchette e altre prelibatezze in miniatura, sappiate che questa tendenza arriva dalla Spagna, dove questi piccoli capolavori culinari dalle dimensioni ridotte si chiamano tapas. Ricette di Viaggio vi porta invece a Donostia San Sebastián, dove le tapàs si chiamano pintxos o pinchos e sono un vero e proprio fiore all’occhiello della tradizione enogastronomica. Sono considerate, infatti, le migliori di tutta la Spagna.

Pinchos o tapas?

Entrambi seguono la filosofia del finger food, cioè il cibo da mangiare con le dita, la differenza sta nella complessa elaborazione, nella fantasia nel proporre combinazioni di ingredienti sempre diversi e il risultato, anche visivo di questi capolavori gastronomici in miniatura.

Un pincho può essere uno spiedino, una crocchetta, un crostino, una tartina con acciughe, olive e peperoni sottaceto, ma nella città basca vengono privilegiati gli ingredienti locali, come baccalà, prosciutto, acciughe, funghi, maiale e formaggio. Il nome, poi, deriva dallo stuzzicadenti con cui in genere sono servite le mini pietanze.

La capitale dei ristoranti “stellati”

In tutta la Spagna ci sono sette ristoranti che possono vantare le prestigiose 3 stelle Michelin. Di questi, tre si trovano a San Sebastiàn. Considerando anche i locali “decorati” dalla famosa “guida rossa” con 2 stelle o 1 sola, la città ha nel suo medagliere un totale di 17 stelle Michelin, che la rendono una delle municipalità con la più alta concentrazione di Stelle Michelin per metro quadrato.

Ma che cos’ha di speciale la cucina basca? L’arte culinaria si è sviluppata nel corso dei secoli e la posizione “di frontiera” della città di Donostia – San Sebastiàn ha concentrato nelle sue ricette tradizionali influenze spagnole e francesi, in particolare quella della nouvelle cuisine.

Un’ influenza importante ha avuto anche la tradizione culinaria importata dagli ebrei in fuga da Spagna e Portogallo nel XV secolo. In seguito alla scoperta dell’America, poi, sono arrivati ingredienti quali le patate, il peperoncino ed il merluzzo, in particolare nella sua versione “conservata”, il baccalà. Dal mare antistante il Golfo di Biscaglia arrivano altri tipi di pesce, mentre, dall’entroterra, le verdure, i funghi, i legumi e la carne bovina, che viene cucinata alla brace e al sangue.

I piatti tipici di San Sebastiàn

Tra i piatti di pesce, assai diffuso è il marmitako, una zuppa di patate e tonno bianco. Ottima anche la zurrukutuna, una crema di baccalà, uova e peperoni. Il baccalà si trova spesso cucinato anche in umido, oppure accompagnato da deliziose salse, come il bacalao al pil-pil , oppure “a la vizcaina” . Ottime anche le txipirones, seppioline in salsa a base del loro inchiostro, e le celebri kokostas, una specialità a base di guance di pesce.

I baschi, poi, hanno un vero e proprio culto per la cottura alla brace. Sulla griglia si preparano le sardine, il pagello e la ventresca, ma anche enormi costate di manzo ed il villagodio, un particolare tagli ricavato dalla parte alta del lombo del bovino. Dalla tradizione dell’entroterra arrivano i piatti a base di selvaggina, verdure e funghi (perretxikos), come la piperrada, preparato con pomodori, cipolle e peperoni verdi, con l’aggiunta di olio di oliva e pepe. Si tratta di un piatto molto amato e “patriottico”, poiché i colori dei suoi ingredienti, il rosso, il bianco ed il verde, sono quelli della bandiera nazionale.  Il talau, invece, è un tipo di pane fritto, servito con le uova.

I prodotti della terra costituiscono la base di squisiti dolci e dessert. Con il latte coagulato si prepara la mamía, oppure la intxaursalsa, crema di latte e farina di noci. Da non perdere i cannoli alla crema fritti e la pantxineta, una millefoglie alla crema. Assai simile, ma preparato con crema di mandorle e scaglie di torrone è il franchipán, mentre, la sopa cana, è una robusta zuppa di pane, latte, miele, cannella e grasso di cappone. Legato alla tradizione è anche il Gateau Basco, un dolce a strati che alterna pasta di farina di mandorle ad un ripieno di crema pasticcera e ciliegie sciroppate.

Che cosa vedere in città: la Parte Veja

Nel 2016, San Sebastiàn è stata Capitale Europea della Cultura. La sua storia, la sua posizione invidiabile, a mezzaluna sulla Bahia de La Concha, che si affaccia sull’Oceano Atlantico, i suoi musei, le sue splendide architetture e i suoi locali ne fanno una città tutta da scoprire.

Vi suggeriamo di cominciare la visita alla città dalla Parte Vieja, che si sviluppa attorno alla centrale Plaza de la Constitución, caratterizzata da uno splendido colonnato e da palazzi dai colori vivaci e balconi che. Sulla piazza di affaccia il Palazzo del Municipio che, durante la Belle Époque, è stata la sede del Grand Casino e ritrovo per artisti, scrittori e notabili. Proseguendo in direzione nord est, merita una visita il Museo San Telmo (www.santelmomuseoa.com), ospitato in un antico convento domenicano risalente alla metà del XVI secolo. Splendido il chiostro che espone dipinti dal Rinascimento al Barocco. Nelle vicinanze, si trova la Iglesia de San Vicente, il più antico luogo di culto della città.

Attraversando, invece, Plaza de la Constitución è muovendosi in direzione est si incontra la Iglesia de Santa Maria del Coro che spicca per l’imponente facciata barocca, sulla quale si staglia una statua di San Sebastiano Martire. La cattedrale, inaugurata nel 1897, è in stile neogotico ed è l’edificio religioso più grande di San Sabastian. La torre campanaria, alta 75 metri, è il simbolo della città.

Passeggiando sul lungomare

Dalla Parte Vieja parte il lungomare che costeggia la superba Playa de La Concha, una delle spiagge urbane più famose, spettacolari e fotografate d’Europa. Proseguendo in direzione ovest, la collinetta del Pico del Loro segna il confina tra la Playa de La Concha e la Playa de La Ondarreta, un’altra splendida striscia di sabbia bianca di circa 500 metri, racchiusa tra i lussureggianti giardini del Palacio Real Miramar, che domina la collina, e il Monte Igueldo.

Non si può visitare all’interno, ma vale la pena fermarsi per scattare qualche bella foto, il Palacio Real Miramar, costruito per la regina Maria Cristina nel 1888. Oltre all’edificio principale, fanno parte del complesso anche la Casa de los Oficios, il Cuerpo de Guardia e la Porteria.  Sono invece accessibili i giardini, opera di Pierre Ducasse, che sembrano scivolare dolcemente verso la baia, come un tappeto di fiori colorati e aiuole variopinte.

Proseguendo ancora verso ovest, si trovano le indicazioni per la Funicular del Monte Igueldo, la più antica dei Paesi Baschi, attiva dal 1912, che conduce sulla cima del monte omonimo, uno dei punti panoramici più suggestivi della città.

Nelle vicinanze della stazione di arrivo si può ammirare il Torreón de Igeldo, un antico faro del XVIII secolo, con una terrazza panoramica dove ammirare una superba vista della baia e dell’Isola di Santa Clara. Una volta presa la funicolare per tornare a livello del mare, vale la pena proseguire la passeggiata fino a Punta Torrepea, l’estremità occidentale della spiaggia, per ammirare il Peine de Viento (Il pettine del vento), opera dello scultore Eduardo Chillida (1924 – 2002), una scultura astratta in ferro che nelle giornate ventose, quando il vento penetra nei fori emettendo un suono musicale.

Verso est, il porto e l’Acquario

Tornando nella Parte Vieja, un altro bell’itinerario è quello che conduce nella parte est della città, compresa tra l’estremità orientale della Bahia de La Concha ed il Parco del Monte Urgull. Da qui, attraversando il Ponte di Zurriola, si attraversa il fiume Urumea e si raggiunge il Gros, la parte nuova di San Sebastián, dove si trovano diversi ristoranti, locali, edifici moderni e la bella e più isolata Playa de Gros.

Poco distante, una delle attrazioni più interessanti della città è l’Acquario ( www.aquariumss.com); uno dei più moderni musei oceanografici d’Europa. Il pezzo forte è il tunnel subacqueo, completamente realizzato in vetro, che consente di effettuare una vera e propria “passeggiata marina” circondati da squali, mante, razze ed altri pesci.

Dal retro dell’Acquario parte un sentiero che conduce alla cima del Monte Urgull, dalla quale si può ammirare uno splendido panorama. Sulla vetta si trovano le mura difensive e quel che resta del Castello de La Mota. Sul lato nord del monte si può vedere anche il Cimitero degli Inglesi, mentre, sulla cima, si trova la scultura del Sagrado Corazón, un’imponente statua di Cristo alta 12 metri, opera di Federico Coullaut del 1950.

Il Gros, la parte nuova della città

Per raggiungere, invece, il Gros, la parte nuova della città, dal porto occorre prendere Calle Mayor e poi voltare in Alameda del Boulevard. Al civico 5, si trova il singolare Museo del Whisky (tel www.museodelwisky.com) un locale su due piani che ospita un bar e, al piano superiore una collezione di 3000 bottiglie di whisky provenienti da tutto il mondo.

Dal museo, si prosegue fino a Blv Reina Regente, per poi arrivare al Puente de Zurriola, che attraversa il fiume Urumea a conduce al Gros.  Sulla destra, in Plaza de la  República Argentina, si può ammirare lo splendido Teatro Victoria Eugenia ( www.victoriaeugenia.com), del 1912, che spicca per la superba facciata in arenaria decorata con colonne doriche e quattro gruppi scultorei che rappresentano la Tragedia, la Commedia, l’Opera ed il Dramma.

Dopo aver attraversato il ponte, procedendo sempre dritto, si arriva in Avenida. de la Zurriola, dove si trova il Kursaal (www.kursaal.org,), il Centro Congressi, che ospita, ogni anno, oltre 300 tra eventi, festival e manifestazioni. Capolavoro dell’arte contemporanea, il Kursaal è opera dell’architetto Rafael Moreo ed è il simbolo della città che guarda al futuro.

Dove passa il Camin de Santiago

L’ultima tappa dell’itinerario parte da una passeggiata sul Paseo de la Zurriola, il lungomare che costeggia la suggestiva Playa de Zurriola, la più amata e frequentata dai surfisti di tutto il mondo.

Percorrendo tutta la spiaggia fino alla sua estremità orientale, si giunge al Monte Ulia, un vero e proprio parco naturale “cittadino” che offre una splendida vista sulla città e sulla baia, grazie a due punti panoramici, utilizzati, in passato, per l’avvistamento delle balene, la Peña del Ballenero e la Peña del Rey.

Dal Monte Ulia passa anche il Camino de Santiago, che attraversa la città da est a ovest, passando dalla Bahia de la Concha .  Ritornando verso il Gros, a poca distanza dalla Stazione Nord della Renfe, merita una visita anche lo splendido Parque Cristina Enea (www.cristinaenea.org), un giardino di 94.960 mq, con sentieri, specchi d’acqua, boschetti. Nel parco sono ospitati anche pavoni, picchi, diverse specie di anfibi ed insetti e alberi di pregio come sequoie, ginko biloba e cedri del Libano.

Che dite, vi abbiamo fatto venire fame, o voglia di visitare San Sebastiàn? Nell’attesa, vi proponiamo di seguito una delle ricette più famose e facili da preparare: la Pipperada

PIPERRADA

Ingredienti

  • 2 peperoni rossi
  • 4 pomodori maturi
  • 1 peperone verde
  • 4 cipolle
  • 2 spicchi di aglio
  • ½ cucchiaio di origano
  • 4 fette di pane casereccio tostato
  • 4 uova
  • Olio EVO
  • Sale e pepe

Lavate e pulite i pomodori e i peperoni, sbucciate le cipolle e l’aglio, poi tritate grossolanamente il tutto e mettete le verdure in una padella grande insieme all’olio di oliva, il sale e il pepe. Lasciate cuocere a fuoco medio e senza coperchio per circa 20-25 minuti. Nel frattempo, tostate le fette di pane. Poco prima di ultimare la cottura, ricavate nella verdura, aiutandovi con un cucchiaio, quattro piccole conche. Rompete le uova e versatene uno per ogni conca portandolo a cottura. Spolverate le uova con sale e pepe. Servite disponendo una fetta di pane casereccio su ogni piatto e disponendo sopra di esso la piperrada.

DOVE MANGIARE

*Arzak, Av. Alcalde J.Elosegi 273, tel 0034 943 28 55 93, www.arzak.es. Con le sue tre Stelle Michelin è considerato da molti il miglior ristorante di tutta la Spagna grazie all’estro dello chef Juan Mari Arzak, che propone piatti tipici della tradizione basca, della nouvelle cuisine e piatti all’avanguardia.

*Akelarre, P. Padre Orkolaga 56 (Igeldo), tel 0034 943 31 12 09, www.akelarre.net . Tre Stelle Michelin anche per questo prestigioso locale situato su un lato del Monte Igueldo con vetrate panoramiche e vista sull’oceano. Menù degustazione € 170 a persona, bevande incluse.

*Martin Berasatequi, Loidi Kalea 4, Lasarte-Oria, tel 0034 943 36 64 71, www.martinberasatequi.com Terzo “tre stelle” di San Sebastian, si trova a circa 8 km dal centro e offre una cucina fantasiosa e leggera, con ingredienti locali e fantasia. Prezzo medio € 185

I MIGLIORI PINCHOS BAR

*La Cepa, 31 de Agosto 7, tel 0034 943 42 63 94, www.barlacepa.com, è uno dei locali più popolari con possibilità di mangiare anche seduti oltre al tipico aperitivo in piedi. Oltre ai pinchos offre anche piatti di carne e di pesce

*A Fuego Negro (31 de Agosto 31, tel 0034 650 135 373, www.afuegonegro.com. Locale alla moda molto caratterizzato dall’arredamento total black. Offre diverse ed innovative varietà di pinchos alla carta o sotto forma di piccoli menù, ed un’ampia scelta di vini e bevande.

*Meson Martin, Elkano 7, tel 0034 943 42 28 66 , www.mesonmartin.com) Locale specializzato in piatti della cucina tradizionale basca preparati con ingredienti di stagione. Ampia varietà di pintxos sia caldi che freddi

DOVE DORMIRE

*Astoria 7****, Sagrada Familia 1, tel 0034 943 44 50 00, www.astoria7hotel.com A pochi minuti dalle principali attrazioni turistiche e dalle vie dello shopping. Tutte le stanze sono provviste di aria condizionata, minibar, asciugacapelli, accesso a internet wireless gratuito. Doppia da € 67

*Hotel Barcelò Costa Vasca***, Paseo de Pio Baroja 15, tel 0034 943 31 79 50, www.barcelocostavasca.com) Hotel di design situato nella zona residenziale di Ondarrera, a soli 300 metri dalla spiaggia. Doppia da € 90.

INFO

www.sansebastianturismo.com

www.donostiasansebastian.com




Orta San Giulio, romantiche atmosfere sul lago

Un’atmosfera romantica e fiabesca, fatta di tetti di ardesia, vicoli silenziosi che scendono fino alle placide acque del lago. Siamo a Orta San Giulio, sulle sponde del Lago d’Orta, in provincia di Novara. Cominciamo la nostra visita da Piazza Motta, chiusa su tre lati dai portici, su cui si affacciano botteghe e caffè.

Spicca il Palazzo della Comunità della Riviera del 1582, che testimonio il periodo di autogoverno della piccola comunità del luogo. Proseguiamo lungo via Olina, dove si incontrano alcuni importanti edifici storici, come Casa Olina, l’antico Ospedale seicentesco e, ai piedi di una piccola salita Casa Monti Caldara, del XVII secolo. Poco più avanti, scorgiamo Casa Bossi, sede del Comune.

Procedendo ancora, troviamo l’Oratorio di San Rocco, alcune dimore ottocentesche. Prendiamo la salita della Motta, sul lato destro della quale si trova la quattrocentesca Casa dei Nani, così chiamata per le quattro piccole finestre che sovrastano l’architrave. Sulla sinistra, poco più avanti, ecco Palazzo De Fortis Penotti, dalla facciata neoclassica.

Gli fa da contraltare, sul lato destro, Palazzo Gemelli, in stile tardo rinascimentale. La salita conduce alla chiesa di Santa Maria Assunta, che risale al 1485. Costeggiamo poi le mura di Palazzo Gemelli per arrivare alla salita che porta prima al Sacro Monte di Orta. Dedicato a San Francesco, è composto da 21 cappelle collegate da sentieri che si inoltrano nel bosco. Al loro interno conservano più di 900 affreschi e 376 sculture di terracotta.

Non può ovviamente mancare una sosta golosa. Il prodotto principe di Orta è la mortadella di fegato di maiale, a cui vengono aggiunte carni suine miste, cotenna, pancetta e una percentuale di carne di vitello. La carne viene salata e speziata, poi bagnata con il vin brulé prima di venire insaccata. Si consuma stagionata, a fette, oppure bollita e servita con polenta o puré.

Un altro piatto tipico ella zona è il Tabulon, uno spezzatino che nella ricetta originale prevede carne di asino, ottimo anche il Risotto al Pesce Persico. Il tutto accompagnato dagli ottimi vini locali, tra cui il Boca, il Gattinara, l’Erbaluce e il Bonarda.  

SECONDO GIORNO: SULL’ISOLA DI SAN GIULIO

Sorge a 400 metri dalla riva e sembra nascere direttamente dalle acque del lago. L’Isola di San Giulio si raggiunge in battello (www.navigazionelagodorta.it) o in motoscafo in pochi minuti. A essa è legata la leggenda che la vuole abitata da serpenti e mostri finché, nel 390 d.C San Giulio attraversò il lago sopra il suo mantello e vi fondò una chiesa facendone un luogo di culto.

Arriviamo sull’isola da una breve scalinata, che conduce alla Basilica, che occupa quasi tutta l’isola. Ultimata nella seconda metà dell’Ottocento, conserva ancora parti delle versioni precedenti, tra cui un’abside medievale di una costruzione del X secolo, un magnifico ambone dl XII secolo in pietra locale scolpita e quattro colonne diverse tra loro che sorreggono un parapetto decorato da un complesso scenario di sculture.

Dalla chiesa, una strada, chiamata “la via del silenzio e della meditazione”, percorre ad anello tutta l’isola. Tra i vicoli, incontriamo anche il Palazzo dei Vescovi e l’Abbazia Benedettina Mater Ecclesiae, abitato dalle monache di clausura che vivono qui stabilmente, pregando, meditando e preparando il “pane di San Giulio”.

Tapulon

È una delle ricette più antiche del territorio tra Novara e la riviera del Cusio. Risalirebbe infatti al XIII secolo e sarebbe contemporanea alla fondazione di Borgomanero. La ricetta originale prevede la carne di asino, ma oggi si prepara anche con carne di cavallo o manzo tagliata finemente.

Ingredienti

  • 1 kg di polpa magra di cavallo o vitellone macinata
  • 1 cipolla
  • 1 noce di lardo
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 cucchiai di olio extravergine di olivva
  • ½ bicchiere di vino rosso piemontese
  • Chiodi di garofano, foglie di lauro q.b.
  • Sale e pepe

Mescolate la carne macinata con il lardo. Tritate e rosolate la cipolla nell’olio di oliva poi unite il composto di lardo e carne macinata. Sbucciate e pestate l’aglio, aggiungetelo nella pentola insieme al sale e al pepe. Fate sobbollire per circa 20 minuti, poi aggiungete il vino rosso, i chiodi di garofano e qualche foglia di lauro. Alzate la fiamma e lasciate evaporare il liquido portando a cottura. Servite ben caldo accompagnato da polenta, purè di patate, oppure da fette di pane abbrustolito.

Il vino: Gattinara DOCG, un rosso corposo dal colore granato tendente all’arancio, dal profumo d viola e dal sapore asciutto e armonico, con il tipico fondo amarognolo. Si abbina a salumi, formaggi, carni stufate e brasate, salsicce e insaccati di fegato come la Mortadella di Orta.

DOVE COMPRARE

*Pan&Vino, Piazza Mario Motta 37, Orta San Giulio (NO), tel 393/8583293, www.panevino-orta.it  Degustazioni di formaggio, salumi e vini con possibilità di acquisto di prodotti tipici.

*Al Bouec, via Bersani 28, Orta San Giulio (NO), tel 339/5840039, www.albouec.beepworld.it Enoteca e vendita vini dove fermarsi anche per uno spuntino o un aperitivo a base di prodotti tipici, salumi, formaggi, salsicce e dolci.

COME ARRIVARE  

In auto: A26 Genova – Voltri con uscita Gravellona Toce, seguire in direzione di Omegna sulla SR229, poi per Borgomanero sulla SR229. Prendere poi la SR229 per Orta. Oppure: A8/A26 Milano Laghi con uscita Arona, seguire per Borgomanero, poi proseguire fino a Orta sula SR229.

DOVE MANGIARE

*Locanda di Orta, via Olina 18, Orta San Giulio (NO), tel 0322/905188, www.locandaorta.com . Una stella Michelin per lo chef Fabrizio Tesse che propone piatti con ingredienti di prima qualità, finezza nelle preparazioni e sapori caratteristici. Carta dei vini con 600 etichette. Prezzo medio alla carta € 51/105, menù € 45/75.

*Ai Due Santi, Piazza Motta 18, Orta San Giulio (NO), tel 0322/90192, www.aiduesanti.com Locale che si affaccia sulla piazzetta davanti all’imbarcadero per l’isola di San Giulio. Offre piatti della cucina mediterranea con ingredienti di stagione, locale e nazionale. Carta dei vini con più di 200 etichette. Prezzo medio alla carta € 28/56

DOVE DORMIRE

*Hotel La Contrada dei Monti***, via dei Monti 10, Orta San Giulio (NO), tel 0322/905114, www.lacontradadeimonti.it/. Nel centro storico di Orta, è ricavato in una casa del Settecento restaurata. Ogni piano si apre su logge ad arco e piccoli corridoi ed è caratterizzato da un colore. Le camere sono provviste di bagno con doccia o vasca idromassaggio, TV satellitare, wi fi. Doppia da € 110, junior suite da € 160.

*B&B Al Dom, via Giovanetti 57, Orta San Giulio (NO), tel 335/249613, www.aldom57.com. Splendida struttura che si affaccia direttamente sul Lago d’Orta. Le camere, arredate nei toni del bianco, hanno la vista sul lago. Doppia con colazione da € 165.

INFO

www.comune.ortasangiulio.no.it