Come vincere insieme per un futuro Outdoor

Tre siti uniti per un futuro outdoor. Sono Weekend Premium, Action Magazine e Ladra di biciclette. Che hanno dato vita insieme al network 3×1 Outdoor & More.

Non è passata, ma quando passerà dovremo essere pronti ad affrontare un  mondo diverso.

A noi la parola resilienza non  piace. Invece ci piace la parola insieme, che significa non resistere ma correre in  avanti uniti per essere più forti. Anche se 3 è il numero perfetto, non era sufficiente. Bisognava scegliere tre “pezzi giusti”, capaci non solo  di sommare le loro energie, ma di moltiplicarle.

È un discorso che vale per tutti, soprattutto in questo momento in cui bisogna per forza lavorare al presente e pensare al futuro. Ma quello di cui stiamo parlando in questo caso è l’unione di tre siti che vogliono realizzare un progetto green. Tre siti che hanno capito una cosa: mettendosi insieme e unendo le forze, questo futuro green può davvero diventare un obiettivo raggiungibile.

futuro outdoor
3×1 Outdoor & More è il network media creato da Weekend Premium, Action Magazine e Ladra di Biciclette.

Siamo tre siti diversi, abbiamo sempre lavorato in modo indipendente uno dall’altro. Ma ci siamo cercati e alla fine ci siamo trovati.

Il domani sarà Outdoor per tornare a respirare, sarà green per tornare a correre, a vivere finalmente di nuovo a contatto con la natura. Quella natura che – soprattutto a chi vive in città – sta mancando terribilmente in questo periodo.

Ecco allora i magnifici tre:  Weekendpremium.it, per scegliere il meglio (anche delle e-auto), Actionmagazine.it, per tornare a far  vivere il  nostro corpo grazie al ritrovato benessere, e Ladradibiciclette.it che, pensato per le donne e letto soprattutto dagli uomini, rispecchia il boom sempre più forte delle due ruote.

Tre siti che si uniscono e mettono insieme un mondo. Il mondo green del futuro. Non abbiamo concessionaria per vendere pubblicità, ma mettiamo a disposizione la nostra competenza e la nostra voglia di lavorare per un mondo nuovo, sostenibile, consapevole e solidale. Il mondo di domani. Tre strade parallele, un unico obbiettivo.

 




Non è vero che i volontari non ricevono nulla

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di Santa Ragazzini, a proposito del nostro editoriale A chi dedicare il 2021? Noi lo dedichiamo a tutti i volontari

Caro Raffaele
da più di un anno sia io che mio marito Lino D’Alò seguiamo la tua idea nuova di aiutare i ragazzi fragili ad uscire dalla prigione della loro malattia per un weekend, un viaggio di serenità e spensieratezza.

Ed ora seguiamo Weekend Dreamers e troviamo molto bella la vostra idea di far raccontare i loro sogni per premiare poi i racconti più belli con un weekend e di dedicare il 2021 ai Volontari.

Ma hai torto quando dici che i Volontari non ricevono nulla! Noi ci siamo avvicinati al mondo di questi ragazzi fragili a Predazzo (Trento) quando abbiamo conosciuto SportAbili, una Onlus che aiuta questi ragazzi a fare per una settimana all’anno tutti gli sport possibili, e che ha come motto “Se faccio questo, posso fare tutto”.

volontari
Lino D’Alò, che da anni è volontario per SportAbili di Predazzo, accompagna a sciare un ragazzo dell’associazione.

Abbiamo  partecipato con loro e con altri Volontari alle loro attività sportivo/ludiche in maniera molto empatica e ti posso assicurare, caro Raffaele, che stare con loro è bellissimo. Vivere con loro la gioia per essere riusciti a fare cose che mai avrebbero pensato di poter fare (immagina cosa significa sciare per un non vedente o per un amputato o per un tetraplegico…).

Sono emozioni che mai avremmo potuto immaginare ma che hanno scaldato i nostri cuori. Vedere nei loro occhi la  felicità  per essere riusciti CON TE a superare tutte quelle barriere che incontrano ogni giorno, e che il più delle volte li costringono a vivere una vita diversa dai loro coetanei, è bellissimo. È bellissimo anche,  dopo una giornata di attività, andare tutti insieme a mangiare una pizza.

Insieme a un disabile dopo una gara sportiva. Il rapporto tra volontari e disabili è all’impronta della gioia e della condivisione di momenti spensierati.

Si  creano rapporti molto particolari ed intensi, che si alimentano, anche dopo la settimana trascorsa insieme, con telefonate. Incontri che esulano dalle attività organizzate da SportAbili, ma che si fanno solo per il piacere, il grande piacere, di stare con loro.

Vedere che loro amano stare con noi, che ci cercano, ci gratifica più di qualsiasi compenso. Ci arricchisce interiormente, ci dà un senso di serenità impagabile e proprio per questo non vediamo l’ora di tornare da loro.

volontari
Lo sci è una delle attività preferite dai ragazzi disabili. I volontari sono riconoscibili per la giacca gialla che indossano.

Noi rispettiamo i ragazzi senza distinzione di età o di disabilità, e sentiamo dentro di noi un grande calore che inconsapevolmente riversiamo su di loro e che ci torna immediatamente indietro.
Potrei dirti molte altre cose, ma mi sembra che esternarle tolga un po’ del piacere intimo che proviamo ogni volta che pensiamo a loro.
Un abbraccio
Santa Ragazzini

 

 




Intervista con Licia Colò: come ritrovare l’Eden

Dal 9 gennaio torna su LA7 Eden, un pianeta da salvare, il programma di Licia Colò di cui abbiamo sentito molto la mancanza. Perché ci ricorda quanto sia bella (e fragile) la Terra in cui viviamo.

Una bella notizia: il nuovo anno  ci riporta Licia Colò sullo schermo de LA7, con il suo programma Eden, un pianeta da salvare, ancora più atteso perché ci ricorda che lì, fuori  dalle nostre case, c’è un mondo intero che ci aspetta, con tutte le sue meraviglie.

Il 9 gennaio partirà infatti la seconda edizione di Eden. “È stato un periodo molto complicato per tutti, ma in questi otto mesi di lavoro abbiamo viaggiato molto – racconta Licia Colò nel video di presentazione – e abbiamo dedicato buona parte dello spazio della trasmissione al nostro Paese, l’Italia”. L’obiettivo non è cambiato: accendere i riflettori sulla bellezza che ci circonda e sulla sua fragilità.

Abbiamo intervistato Licia, e abbiamo parlato con lei di televisione, viaggi, consigli per i weekend, e anche di Covid. Ecco che cosa ci ha raccontato.

intervista a licia colò
Nella nuova edizione di Eden sarà dedicato ampio spazio all’Italia.

Bentornata, Licia. Innanzitutto ci sei mancata. Ma in questo periodo hai avuto il tempo per pensare e fare alcune scelte. Hai in mente altri programmi? 

I prossimi programmi sono quelli che faccio adesso. Sono sempre impegnata. Il mondo insieme su TV200 e Eden su LA7. Io vivo qui e ora, non faccio programmi troppo a lungo termine, guardo e vivo il presente. E ora appunto c’è Eden.

– Oggi si parla tanto di turismo esperienziale. Secondo te quali sono le esperienza più importanti da fare in viaggio?

Io faccio esperienze tutti i giorni quando viaggio. Provo a raccontare il mondo non solo tramite immagini e apparenza, ma spiegando cosa c’è dietro la superficee. Esperienza è conoscere le persone che vivono il territorio. Cercare gli artisti che creano opere legate al proprio territorio. Ma ognuno sceglie le proprie esperienze. Ognuno ha le proprie preferenze.

 – Qual è una meta che vorresti visitare, che ancora vuoi scoprire?

Troppe ce ne sono, ma io preferisco la natura. Posti come New York non mi interessano. Ad Itinerando, la Fiera di Padova, ho visto delle proposte in bicicletta lungo il fiume, sulle barche… quindi caricare la bici su una barca e poi scendere lungo il fiume e farsi riprendere dalla barca… Queste per esempio sono esperienze che non ho mai fatto.

licia colò
Le mete preferite di Licia Colò? Quelle a contatto con la natura.

– E la bicicletta elettrica? 

Beh, pedalata assistita (ride). Io non sono per niente un’atleta. Con la pedalata assistita fai movimento e ti facilita le cose.

– Durante I tuoi tanti viaggi hai trovato delle difficoltà?

Ho trovato di  tutto. Ma anche se ho 57 anni, faccio delle cose che non riescono a fare i venticinquenni. Non per merito del mio fisico, ma perché noi abbiamo un motore meraviglioso che è il nostro cervello. Quando faccio le cose, è perché le voglio fare. Il cervello sopperisce all’età.

– Il covid  ha bloccato I viaggi. Bisogna davvero fermarsi?

È giusto essere attenti quando si viaggia, ma ora fermarsi mi sembra esagerato. Certo bisogna ascoltare gli esperti, i medici, i ricercatori. Personalmente non sto chiusa in casa, ma scelgo delle mete sicure.

Qual è il weekend che ti ricordi di più e quale quello che consigli?

Non ti posso rispondere (ride), perché i weekend devono essere vicini alla località in cui ci si trova. Non si può sprecare troppo tempo. Per un weekend bisogna allontanarsi il meno possibile e scoprire le cose belle più vicine a casa. Ti posso citare Civita di Bagnoregio, dal momento che io vivo a Roma.

– Rimani a Roma?

Se dovessi scegliere dove vivere, non vivrei a Roma ma in posti molto più tranquilli. Magari nel futuro cambierò idea. In ogni caso non voglio fare confronti. Ognuno deve scegliere dove vuole vivere. I luoghi sono come fidanzati o fidanzate, i confronti sono sbagliati.

Quale auto usi adesso e quale vorresti nel futuro?

Sono alla ricerca di un’auto elettrica che ancora non ho trovato. Ho bisogno di fare tanta strada e la Tesla… costa un botto! Per ora uso la Volvo XC60, che consuma una media di 6,4 l/100 Km, a detta del computer. Ma  mi prendono in giro perché dicono che non è possibile. Comunque sono alla ricerca di un’auto elettrica che mi soddisfi.

 




A chi dedicare il 2021? Noi lo dedichiamo a tutti i volontari

Non so se Babbo Natale e gli angeli esistono. Ma so che esistono i volontari. È soprattutto a loro che noi di Weekend Dreamers – insieme all’associazione SportAbili Predazzo – vogliamo dedicare il nuovo anno che sta per cominciare.

Gli angeli e Babbo Natale esistono? Forse sì, forse no. Io certo non lo so. Ma so che ci sono dei papà e delle mamme, qui sulla nostra vecchia Terra, che  davvero sono angeli. E questo io posso dirlo e lo dico a gran voce.

dedica del nuovo anno
La weekend dreamer Chiara Bruzzese con i suoi genitori-angeli, Delia e Sergio.

E ci sono anche angeli che aiutano senza nulla avere in cambio, che abbracciano  e fanno volare chi ha perso le ali, che festeggiano le loro domeniche e  i loro Natali insieme a chi non è nè loro fratello nè loro padre. Lo fanno solo perchè sono dei veri angeli.

Li chiamano volontari, perchè è solo la loro volontà a spingerli a far del bene, ad essere amico, fratello e padre anche di chi non conoscono, ma di chi ne ha bisogno. Ad accarezzare
chi chiede di sentir vicino un altro cuore battere insieme al proprio. Di chi ha fame di un sorriso.

dedica del nuovo anno
Un volontario di SportAbili Predazzo pedala in tandem con un ragazzo non vedente.

Ma pochi di noi si ricordano di loro, pochi accarezzano le loro facce stanche quando chiudono le loro ali  e cercano  riposo.

Non so se Babbo Natale a cavallo della renna esiste, e non so se esistono gli angeli con una lunga veste bianca e la coroncina in testa. Ma so che esistono davvero uomini e donne, giovani e non più
giovani, che donano il loro tempo e la loro energia a chi ne ha bisogno, senza nulla chiedere e nulla avere in cambio. Vogliono soltanto ascoltare la propria volontà che suggerisce di fare la cosa giusta. Questi per me sono i veri angeli, e  li chiamano volontari.

Noi di Weekend Premium, con i Weekend Dreamers e SportAbili Predazzo (l’associazione trentina con cui collaboriamo), dedichiamo a loro questo nuovo anno. A loro che lo meritano più di tutti.

dedica del nuovo anno
Volontari dell’associazione SportAbili Predazzo accompagnano una ragazza a praticare rafting.




“Nulla dies sine linea”, nessun giorno senza far qualcosa di buono. E noi?

Ultima settimana del 2020 e inizio della prima del 2021. Settimana di bilancio su quello che succede in Italia e anche nel mondo: disastroso, drammatico, tragico.  E del nostro  bilancio Weekend Premium, meglio non parlarne, meglio dimenticare? No, a prescindere dal risultato economico, bisogna chiedersi se abbiamo fatto tutto quello che potevamo per guardarci nello spietato specchio della nostra coscienza ed essere in pace con noi stessi.
Nulla dies sine linea, nessun giorno senza tracciare una linea, lo diceva Apelle, sì quello di “Apelle, figlio di Apollo, che fece una palla di pelle di pollo…” della filastrocca,  che in realtà è stato il più grande  pittore greco del IV secolo avanti Cristo. Non ci sono rimasti i suoi capolavori, ma questa massima, che rifletteva  il suo modo di vivere e lavorare. Non lasciava passare alcun giorno senza tracciare una linea, senza mettere un colore sulle sue opere. E così ci dice che non ci si deve  mai fermare, che ogni giorno bisogna far qualcosa di buono. Noi non siamo pittori, ma qualcosa di buono possiamo farlo? Io, noi , Weekend Premium se lo è chiesto, abbiamo messo linee in quest’anno, anche se è stato un anno difficile?
Un veloce sguardo nella colonna dei ricavi del 2020.
-I WEEKEND PREMIUM AWARDS, con cui abbiamo premiato i borghi, i resort, gli  agriturismi green sostenibili.

Sentiero dei Bersagli valsugana
Borgo Valsugana, eletto Borgo Green Premium 2020.

-Il Black In the World,  il premio  maglia nera vinto dagli Stati Uniti di Trump, per essere usciti dal protocollo  internazionale per la riduzione dei gas inquinanti. Trump non ha ritirato il premio.
-Il premio Eco-Weekendcar  e la nostra  preferenza per le  weekend car meno inquinanti, come  le elettriche e le ibride.

auto eco Audi E-tron
Audi E-Tron, eco weekendcar premium 2020

– L’Outdoor, dare sempre più spazio ai  weekend green, in Camping e Glamping.

Camper Van
Van Camper Ford transit Nugget, vincitore weekend in Van 2020

-La scoperta di Val Masino, una preziosa valle a poco più di un’ora da Milano

Val Masino veduta autunnale
Val Masino

-La nascita dei WEEKEND DREAMERS:  una “linea” importante  è stata quella che abbiamo cominciato a tracciare nel 2019, aiutando  ragazzi fragili a realizzare i loro sogni di un viaggio, di un weekend desiderato. Prima da soli, poi fondando un’associazione (che ho dovuto lasciare subito per essermi reso conto che gli obbiettivi degli altri soci in realtà erano diversi da miei). Ma importante è aver proseguito, con WEEKEND PREMIUM, a tracciar linee, a realizzare sogni  in questo anno difficile, e non a parlarne soltanto.

weekend dreamers i ragazzi
I Weekend Dreamers

Sì, nei ricavi del nostro bilancio di Weekend Premium  ci sono delle linee positive  e, seppure
il  2021 non sarà facile, noi promettiamo che  continueremo a tracciare le nostre linee e a guardarci allo specchio senza arrossire. Con il vostro aiuto.



I nostri prossimi weekend: conosci davvero la tua città?

Conosci davvero la tua città? Dal momento che non possiamo viaggiare, i prossimi weekend dedichiamoli a riscoprirla.

Passerà, deve passare. Ma non possiamo aspettare che passi stando fermi in poltrona a sgranocchiare salatini, aspettando che  il forno ci sbatta sul  tavolo la solita pizza, gustosa ma banalmente solita.

Qualche tempo fa pensai che bisognava tornare ai fondamentali, da dove avevo cominciato. Mi sono chiesto: CONOSCI DAVVERO LA TUA CITTA’?

La risposta è stata che sarebbe meglio, non solo per me ma per tutti, prendere un paio di scarpe comode e scendere in strada, ricominciando da dove l’avevamo lasciata quella conoscenza: da una strada del nostro borgo, della nostra città.

conosci davvero la tua città
La Galleria Vittorio Emanuele II a Milano.

Siccome abito a Milano, mi sono chiesto: da quanto tempo non vedi il Duomo, questa meravigliosa opera in cui il marmo si è fatto merletto? Da tanti anni, troppi. E il Cenacolo di Leonardo? Sì, l’ho visto venti, trenta, quaranta anni fa, forse di più… Sì, quando  ero venuto a Milano da giovane turista, poi aspirante giornalista, ma dopo…

Forse il Duomo e anche i musei sono chiusi…ma Piazza Duomo non è chiusa, e adesso è ancora più bella, senza centinaia di persone che brulicano. Più autentica, immacolata, come un disegno, un quadro.

conosci la tua città
Un suggestivo scorcio dei Navigli a Milano.

È vero, anche  l’Accademia di Brera è chiusa, e non puoi rivedere Il bacio di Hayez, ma le strade del quartiere sono aperte, e anche  i Navigli sono aperti, quei Navigli che hanno visto Leonardo da Vinci lavorare alle grandi opere di idraulica.

Le scarpe sono comode, puoi camminare, e se qualche bar è aperto ricomincia dai caffè storici, quelli che hanno visto grandi personaggi sedersi ai loro tavolini. Caffè come Cova, il bar Jamaica, il Savini, Al Camparino. E  se prendi un caffè o un cappuccio, con una fetta di panettone, sentirai il sapore di Milano. Forse  è solo suggestione? Ma credici. È un gusto completo, vivo, pieno di grintosa dolcezza, di cuore  ma anche di forza. Il gusto di Milano.

conosci la tua città
Una vista di Napoli, con il vesuvio sullo sfondo.

E se sei a Napoli, con le solite  scarpe comode, torna al Museo Archeologico, nelle cui preziose sale è incastonato  il meglio di Pompei e di Roma, e risali le scale della semi-sconosciuta  Chiesa di San Giovanni a Carbonara, con la cappella dei Caracciolo.

E se le chiese e i musei sono chiusi, sali per le suggestive scale che portano verso i Camaldoli, verso il Vomero, e poi girati e guarda. Vedrai un paradiso. E se hai tempo rifletti sul fatto che  Neapolis e New York, due città “nuove”, sono sullo stesso parallelo, il 41°.

 

san giovanni a carbonara
L’ingresso della chiesa di San Giovanni a Carbonara, a Napoli (foto Wikipedia).

Ma dovunque sei, con le tue scarpe comode e il cervello acceso, sarai un viaggiatore. Per conoscerla o riconoscerla, pensa anche tu prima all’origine del nome della tua città. Esempi? Marsala: marsa-Allah, porto di Dio; Caserta: casa-irta, perchè  la prima Caserta era su un colle…

E comincerai a viaggiare nel tempo e nella storia, e sarai turista-viaggiatore a casa tua.

 




Perché la prima della Scala in tv è stata meravigliosa democrazia

Ieri con lo splendido spettacolo di lirica e balletti, Milano si è ripresa la scena. La scena era quella della Scala, il teatro famoso nel mondo, forse il più famoso e prestigioso. E lì è stato creato il meraviglioso spettacolo di lirica e balletto in cui si sono esibiti grandi artisti che ci hanno commosso e inorgogliti. E così siamo tornati ad essere il Paese del bel canto, per cui eravamo conosciuti e osannati.

Ricordi della lontana infanzia mi arrivano portati dalle onde delle romanze, quelle più facili e conosciute. Un contadino che cantava nei campi per trovar forza al suo lavoro, il ciabattino che picchiava sulle suole a ritmo di Domani vincerò.

prima della scala in tv
Quella del 7 dicembre 2020 è stata la prima della Scala che per la prima volta nella storia si è tenuta senza pubblico.

Voci rudi, stonate ma ugualmente meravigliose, voci di un popolo a cui la musica sapeva arrivare.
Come non ricordare una ragazza coreana che veniva dall’altra parte del mondo e prendeva lezione di canto dalla signora Marilena, che l’accompagnava al pianoforte in viale Abruzzi a Milano, dove io giovane aspirante giornalista avevo una stanza in affitto.

 

La serata inaugurale del teatro ha schierato 24 artisti con le arie più note e popolari. Sul podio il maestro Chailly,regia di Davide Livermore

Meravigliosa fu anche la visione che ebbe mia nonna, quando a fine Ottocento fu portata dal mio bisnonno a vedere l’opera al San Carlo di Napoli (il più antico Teatro lirico in Europa). Era ragazza, e dopo il viaggio da Caserta a Napoli – forse in treno o forse su un calesse – stanca si addormentò. E quando si svegliò all’interno del meraviglioso teatro, esclamò: “Ma sono in paradiso?!”.

Non era il paradiso. Ma io le invidio quella meravigliosa emozione che il teatro del bel canto seppe donarle. Ricordi, emozioni, che lo spettacolo della Scala trasmesso dalla tv ha saputo dare, non a pochi ma a tanti, all’intera Italia, al Paese del Bel canto. Ecco perché la Scala in tv è stata Meravigliosa Democrazia.

prima della scala
“Ho avuto l’impressione che tutto il mondo dell’opera volesse darci una mano in segno di affetto alla Scala e all’Italia”, ha detto il sovrintendente della Scala, Dominique Meyer.




Quel caffè con Maradona a Napoli

In una vita on the road capita di incontrare persone che non si dimenticano. A me è capitato di conoscere quel campione ancora ragazzo che sapeva buttare il cuore oltre se stesso, colui che il mondo avrebbe conosciuto come “el pibe de oro”, anche se io gli ho stretto solo la mano.

Ero a Napoli, credo alla Mostra d’Oltremare per un evento. Allora dirigevo Intrepido Sport, ed Enrico, un giovane e intraprendente giornalista, me lo ha presentato. La prima cosa che me lo rese simpatico fu la sua spontaneità e il fatto che fosse alto come me, cioè “poco alto”.

Presi un caffè con quel ragazzo, sì un ragazzo come forse è rimasto per tutta la vita. Con la sua gloria e anche con i suoi errori, ma mai in male fede, mai per far male a qualcuno.

Chi è stato il più bravo calciatore del mondo, Maradona o Pelè?  Non sono certo io a poterlo dire. Ma so che mentre Pelè è stato la bandiera di se stesso, Maradona ha preso da terra la bandiera della sua nazione, l’Argentina, e della “sua” città, Napoli e le ha sollevate, sbandierate, nel cielo del mondo intero.

E ha regalato loro finalmente il sapore della vittoria. Era solo calcio? No, era anche dignità, orgoglio, vittoria di popolo e non di un singolo. Lui prima che un campione sapeva essere argentino e napoletano.

Allora in Argentina c’era la dittatura militare e Napoli, era una città per certi aspetti poverissima. Diego diventò subito l’alfiere che trascinava in alto sia l’Argentina che Napoli. Lui sapeva amare e far amare. Non ho dati alla mano, ma posso tranquillamente affermare che, grazie a Diego Armando Maradona, sia l’Argentina che Napoli forse cominciarono ad avere più turisti, ad essere più amate.

Lui sapeva buttare il cuore oltre se stesso, sapeva battersi per gli altri.  Un esempio? Doveva ricevere un premio nei ricchi e potenti Stati Uniti e uno a Cuba. Diego andò nella Cuba di Fidel Castro che aveva liberato un pezzo d’America dalla dittatura di Battista. Diego era sempre dalla parte del più debole, per dargli un po’ della sua forza.

Oltre che mettersi in gioco negli stadi, si metteva in gioco anche nella vita. Per far vincere il più debole, e se sbagliava perdeva per se stesso. Si vergognava dei suoi errori, come confessare che era schiavo della cocaina, una maledizione da cui non si sarebbe liberato mai. Maradona sapeva fare del bene agli altri e, se faceva del male, lo faceva solo a se stesso.

Maradona amava il calcio, ci ha insegnato ad amarlo, ma ci ha insegnato anche a volere bene alla propria terra, alle proprie radici, alla propria città e a spendersi per farla amare anche agli altri.




Milano? Meglio di New York. Dove visitare il mondo in Italia

Nella foto di apertura: Milano, 23 novembre, i grattacieli di Citylife al tramonto.

L’Italia è bella, uno dei Paesi più belli del mondo. Un Paese incredibile per tutto quello che ha in così poco spazio, con gli stessi siti Unesco della  Cina, che è un continente. Già il fatto di esserci nati e di viverci è un privilegio, ma…

Ma fuori dall’Italia c’è davvero il mondo, con tanti Paesi, luoghi che meritano di essere visitati. E come con il lockdown ci sentiamo prigionieri e abbiamo bisogno di uscire dalle nostre case, dalle nostre città, così il non potere uscire dall’Italia ci crea un’ansia, un senso di prigione che fa crescere in noi  la voglia di visitare il mondo che ora ci è precluso.

visitare il mondo in Italia
Anche in Val Masino i colori del foliage autunnale incantano come nel Nord America.

Mentre tornavo da Val Masino, dove avevo visto un magnifico foliage, pensai che in fondo
avevo assistito a questo miracolo della natura come se fossi andato in Canada o  nel Vermont. Allora mi sono ricordato che una sensazione simile l’avevo provata quando ero andato  a Castelluccio di Norcia, e mi era sembrato di essere in Mongolia.

visitare il mondo in Italia
I paesaggi intorno a Castelluccio di Norcia ricordano gli altipiani della Mongolia.

Ma dove altro si può trovare “il Mondo” in Italia? Ne ho parlato con la nostra squadra, Manuela, Paola…,  e allora ecco che in Sicilia si può trovare il mondo orientale, in Sardegna le dune del deserto, in Liguria il Santuario delle balene come in Islanda
Abbiamo trovato 10 posti, ma credo che ne troveremo altri. Quindi per ora possiamo organizzarci ben  10 weekend  per conoscere il mondo  restando nelle nostre regioni. Certo sono soltanto  trailers, anteprime, antipasti che ci possono incuriosire e  far pensare: se l’altipiano di Castelluccio di Norcia  ci piace, figurarsi la vera Mongolia. Se i grattacieli di Milano ci stupiscono, figurarsi quelli di NewYork. Se il foliage di Val Masino ci fa innamorare e ci affascina, figurarsi quello del Canada…
E così appena potremo partiremo per la Mongolia, il Canada, New York  o l’Oriente. Ma oggi è ancora la nostra incredibile Italia che ci stupisce e ci affascina facendoci visitare  il Mondo in 10 weekend.

 

Lo skyline di Milano non ha nulla da invidiare a quello di New York.




Uniti per un futuro green e per i sogni di Weekend Dreamers

Ci eravamo illusi, volevamo ripartire, volevamo ripartire insieme. Ma l’illusione che poi ci disillude non deve colpirci, abbatterci. L’illusione è una speranza che deve rinascere più forte, fortificata dai colpi subiti sul ring della vita.

Appunto colpi inferti da uno sparrig partner come il Covid, che alla fine ci insegna a difenderci e a risollevarci più forti. E noi ora dobbiamo raccogliere le forze e puntare al futuro, pronti a scattare quando il nemico abbasserà la guardia.

Ma questo infausto periodo inviatoci da dei nefasti ci insegna che bisogna lottare non per falsi obiettivi, ma per le cose che davvero ci possono dare qualcosa che conta, per cui ne vale la pena. E ci insegna anche che bisogna lottare uniti, perché uniti è più facile vincere. Sì, bisogna unirsi, far rete, e noi ci proviamo avvicinandoci, unendoci ad altri due siti, actionmagazine.it ladradibiciclette.it, che come noi credono nell’outdoor e nell’ambiente, anche se lo decliniamo in tre modi diversi.

Il nostro obiettivo comune è un futuro green, per salvare questo mondo che ci ospita e soprattutto la  nostra Italia. Per conoscerla di più, per rispettarla e onorarla come merita. Se può servire, vuole essere anche un piccolo esempio per indicare la strada dell’unione per essere più forti e pronti per un futuro che certo arriverà. Fra giorni, settimane, mesi, ma certo arriverà.

Con Weekend Dreamers, non per raccogliere soldi ma per regalare sorrisi

Come è nata la pagina Facebook di Weekend Dreamers, lo avete già letto in un precedente editoriale. L’ho scritto perché bisogna sempre sapere la storia, la nascita di ogni cosa per capirne il perché, per trovarne  l’anima.

Forse anche le nostre azioni, i nostri progetti e le speranze hanno un loro Dna che prima o poi viene fuori. Quante persone sono falsi perbenisti che si commuovono delle disgrazie altrui, ma in effetti le sfruttano. Quante associazioni raccolgono soldi e donazioni non per usarle davvero per chi ne ha bisogno, ma per farne una dimostrazione di potere, di ascesa sociale. Alcune volte per dare un senso alla propria vita sterile.

E quanto più diventano grosse diventano anche grasse, e consumano per se stesse le donazioni usandone soltanto una parte per chi ne ha bisogno davvero. Raccolgono molti soldi vendendo il dolore altrui, ma distribuiscono pochi sorrisi. Weekend Dreamers non vende nulla, non raccoglie donazioni, ma regala i weekend che può a chi li sogna. Per catturarne il sorriso.

 




I nostri weekend azzerati da quelli che…il virus era una bufala

E invece il virus non era una grossa bufala con le corna, ma era un essere piccolissimo che sa fare molto più male. Un essere che – anche se non lo vedi – ti spedisce a letto e a volte purtroppo al cimitero.

Quelli che quest’estate hanno detto che bisognava aprire le discoteche, sennò l’Italia perdeva tanti soldi. Ed ora  mentre loro (vedi Briatore) vanno al “San Raffaele” e li rimettono in piedi, tanto poveri cristi loro dipendenti chissà dove sono finitI, e se sono ancora vivi. E da quelle discoteche tanti giovani, e meno giovani,  hanno poi infettato l’Italia. Ed ora sì che si perdono tanti soldi.

Quelli che “vieni, bambino, vieni dallo zio che il virus non esiste, respira forte, non dar retta a quei porta nella, vieni bambino, vieni…”.

Quelli che sono medici e dicevano “Ma togli la mascherina, che non serve a nulla, te lo dico io che sono medico…”.

Quelli che sono professoroni e quest’estate sentenziavano in tv: “Il virus è clinicamente sparito”.

Quelli che “Abbassa quella mascherina, che altrimenti respiri anidride carbonica”.

Quelli che “A noi con la testa rasata il virus non fa nulla, è solo un’influenza…sono tutte balle come quando ci dicono che la terra è tonda, e invece è piatta”.

Quella che voleva fare affari comprando e vendendo mascherine che non esistevano. Quelli che negli anni scorsi hanno tagliato i medici di base e che ora vogliono fare affari vendendo camici.

Quelli che prima dicevano che il governo esagerava per farci paura…e ora dicono che doveva far di più.

Vergognatevi e chiedete scusa a noi e a tutto il tessuto economico del weekend.

 




ABBIAMO “BRUCIATO” IL NOBEL ALL’ETIOPIA

E’  vero, già il 25 settembre, durante il nostro evento  WEEKEND PREMIUM AWARDS 2019, abbiamo consegnato il nostro riconoscimento all’Etiopia, o meglio all’opera che il primo ministro Abiy Ahmed Alì sta realizzando in nome del suo popolo, come la pace con l’Eritrea, con cui erano in guerra.

L’Etiopia ha fatto altre grandi riforme, ma  una è importantissima per noi: LA PACE CON LA NATURA, facendo piantare 350 milioni di alberi, il un giorno solo, il 30 luglio scorso, mentre altri Paesi come il Brasile li lasciano bruciare.

Perciò quando l’11 ottobre  è stato dato il Nobel al primo ministro, potevamo ben dire che li avevamo “bruciati” consegnando il nostro premio ben 15 giorni prima.

Certo, non possiamo competere con il Nobel, ma questo ci dà ugualmante gioia ed orgoglio per essere dalla parte giusta, per aver riconosciuto  prima di altri il merito che va a questa nuova Etiopia, che tra l’altro ha l’unico presidente di sesso femminule, in  tutta l’Africa.

Come ha due religioni,  la cristiana ortodossa e l’islam che convivono.

Ma il riconoscimento deve andare anche al suo passato, l’Etiopia può essere davvero definita la Culla dell’Umanità, in quanto è lì che è stata trovata Lucy, l’anello di congiunzione fra la scimmia e l’uomo, è lì che la scimmia diventò uomo. ed è da lì che arrivò l’Homo Sapiens da cui noi discendiamo. Anche se non sempre di mostriamo d’essere davvero Sapiens. Ma stavolta lo siamo stati.




“PER UNA VOLTA” CON FABRIZIO DE ANDRE’

Di Raffaele D’Argenzio

La nostra strada, la nostra vita è un viaggio formato da tanti momenti, alcuni importanti da ricordare, altri da dimenticare. Sono vent’anni che un grande poeta ci ha lasciati. Un poeta che sapeva far arrivare le sue parole al grande pubblico, al Popolo con la P Maiuscola. I poeti lagnosi che scrivono in fumose soffitte, con capelli bianchi arruffati e una tazza di caffè non finita servono a poco.

La poesia deve volare e le ali di Fabrizio erano quelle della musica, della sua voce. E dall’alto del suo volo sapeva cogliere poesia nei carruggi di Genova, nei rovi della Sardegna dove era stato rapito, nella sua Genova e nella Napoli verso cui aveva lanciato un ponte attraverso il mare che unisce le due città.

Di De Andrè tutti parlano in questi giorni, certamente di più e meglio di me. Ma io ho un ricordo, un regalo che la vita mi ha dato, una di quelle cose che accadono solo per una volta. Ed anche a me è accaduto. In che anno di preciso non ricordo, ma era uno di quegli anni in cui scrivevo di musica. Non di battute e semicrome, ma delle persone che creavano la musica e le parole che sapevano arrivare al cuore.

Per la presentazione di un suo disco, eravamo nella grande sala di un ristorante milanese, con un tavolo ad U, e Fabrizio era a capo di questo tavolo e rispondeva alle tante domande, e mangiava qualcosa … alle tante domande, risposte sempre gentili, ma asciutte, annoiate… Io gli avevo fatto una breve intervista telefonica qualche mese prima, poi avevo scritto un pezzo sulle sue parole, sulle sue canzoni…

E quella sera arrivò anche per me “Per una volta” un regalo, un ricordo che non si dimentica. Fabrizio si alza dal suo posto, prende una sedia e viene a sedersi davanti a me dicendo: “Ora voglio parlare un po’ con Lello d’Argenzio”. Ero giovane, forse arrossii, forse sbiancai. C’erano giornalisti di testate davvero importanti, personaggi illustri, ma lui venne da me.

Il perché non glielo chiesi, forse aveva capito che io avevo capito che voleva raccontare a tutti senza insegnare nulla a nessuno, che aveva un cuore grande che riusciva a trovare la poesia anche nelle “signore” dei carruggi. Poi non ci siamo più visti, né sentiti. Ma, Per una volta, mi aveva regalato un attimo che non si dimentica.




Il 2019 noi lo dedichiamo ad Antonio Megalizzi, un giornalista viaggiatore, che voleva un’Europa unita dalla conoscenza e dalla fratellanza

di Raffaele d’Argenzio

Quest’anno lo dedichiamo ad Antonio Megalizzi, il giovane reporter trentino che credeva nell’Europa, nell’unione dei popoli, un ragazzo che, come tanti della sua generazione, voleva creare un futuro europeo senza confini e divisioni.

Insieme ad Antonio è morto anche il suo amico Barto Pedro Orent-Niedzielski, 35 anni, detto Bartek, un collega franco-polacco che gli aveva offerto alloggio e che aveva il sogno di creare un ostello linguistico per i giovani come loro. Non per fare tanti soldi per se stesso, ma per creare una casa per i giovani, per accogliere, non respingere. E loro due, giovani con obbiettivi di pace e conoscenza, sono stati uccisi in una città simbolo dell’Europa da un fanatico il cui unico scopo era quello di fare del male e di uccidere per dare senso alla propria vita.

Antonio invece era un giovane giornalista che aveva un obbiettivo e credeva nella propria missione. Qui sotto pubblichiamo il ricordo dell’Ordine dei giornalisti del Trentino/Alto Adige: “Voleva raccontare il mondo e favorire la conoscenza di quelle diversità e differenze che sono la ricchezza dell’Europa unita. Diversità e differenze che sono, invece, odiate dall’integralismo fanatico di ogni natura e colore. Il nome di Antonio Megalizzi entra, purtroppo, di diritto nell’elenco di chi ha perso la vita perché aveva scelto di essere “guardiano di verità”.

Ma la mano che ha ucciso Antonio, insieme al suo “fratello” Bartek, è stata armata da lontano, da chi predica divisioni, da chi accende focolai di guerre, da chi divide per poter imperare. Da chi giocando sulle divisioni dei popoli ha armato la mano dell’ignoranza e della violenza.

Noi di Weekend Premium, noi stessi viaggiatori, dedichiamo questo 2019 ad Antonio, che credeva nel viaggio come conoscenza, unione, fratellanza. Antonio non voleva barriere e confini, era un viaggiatore per cui il paese futuro dei nostri giovani è l’Europa e il futuro del nostro pianeta è un unico grande Paese chiamato TERRA.




RIDATECI L’ORGOGLIO D’ESSERE…

Subito vien voglia di gridare “Ridateci l’orgoglio d’essere italiani”, vien voglia di gridarlo ai politici, alle istituzioni, agli altri… Siamo stufi di sentirci fra gli ultimi nelle classifiche, di sopportare la puzza sotto il naso dei francesi, l’alterigia degli inglesi, il cowboismo degli americani, l’asfissiante gentilezza dei giapponesi… Siamo stufi di sentirci “non all’altezza”, di rifugiarci nella furbizia…
Ma secondo me questa non è la strada giusta. Quella giusta è un’altra, più faticosa, più lunga, ma è quella che potrà portarci a riconquistare il nostro orgoglio. Passa per prima cosa attraverso la propria casa e attraverso il palazzo in cui abitiamo… e quindi mettiamo fiori alle nostre finestre, non gettiamo cartacce nelle nostre strade, e non permettiamo che altri lo facciano. Portiamo i cani nel verde, ma lasciandolo pulito. Non facciamo vergognare anche loro.

Dopo la nostra strada, rendiamo dignitoso e pieno di vita anche il nostro quartiere, il nostro borgo, la nostra città. Partecipiamo, aiutiamo, facciamo la nostra parte.
Soltanto così potremo riavere l’orgoglio della nostra stessa casa, del nostro stesso quartiere, della nostra stessa città. Della nostra Italia. Solo così riavremo l’orgoglio d’essere italiani

 

L’ORGOGLIO DI APPARTENERE ALL’ECCELLENZA

Ora pare che anche i grandi chef stiano riscoprendo le ricette tradizionali del territorio: certo, le adatteranno ai gusti di oggi, le renderanno preziose aggiungendovi quella particolare alga, raccolta al mattino alle 07.45, non un minuto prima né dopo…
Ma credo che per sentire profondamente, visceralmente il vero sapore di quella terra dove la ricetta è nata, bisognerebbe lasciarla così com’è. Gustarci un’eccellenza che molti ci invidiano e di cui noi dobbiamo essere orgogliosi.
È vero: ci hanno tenuti divisi per tanti secoli, ci hanno invasi, oppressi, derisi, ma nelle nostre cucine c’erano delle donne, a volte anche degli uomini, orgogliose che salvavano la loro dignità con le ricette povere, fatte con l’erba selvatica, con il pesce azzurro, con un pugno di farina condita con pomodoro. È in quella povertà creativa che è nata la nostra cucina, che va rispettata e di cui dobbiamo essere orgogliosi. Da Napoli, quel pugno di farina, con un cucchiaio di salsa di pomodoro ha invaso il mondo: si chiama Pizza. Da Treviso (qualcuno dice dal Friuli), un dolce fatto soltanto con marzapane, caffè e biscotti ha addolcito il mondo: si chiama Tiramisù. Siamone orgogliosi.




FRANSCESCHINI UN MINISTRO AL POSTO GIUSTO

Per chi si occupa di Turismo, ecco una buona notizia, Franceschini che torna ai Beni Culturali.
Era marzo 2018, quando in ON THE ROAD scrivemmo perchè ci dispiaceva che dovesse lasciare quel dicastero,
aveva svecchiato un mondo di mummie che sembrava una sala del museo egizio, aveva portato nei musei italiani, dall’estero,
direttori manager per insegnarci che la cultura poteva produrre guadagni e non solo spese.
Ora speriamo che acceleri il ritmo delle macchina di questa splendida fabbrica che produce la bellezza italiana. Siamo il paese che che ha il maggior numero di siti Unesco, siamo quelli che hanno il diritto e il dovere di essere PRIMI.
Forse vale la pena di rileggere Il nostro editoriale del marzo 2018.

La notizia è questa:”Il Cipe ha approvato un piano di investimenti del valore di 740 milioni di euro per rafforzare l’offerta culturale e potenziare i sistemi urbani e di promozione turistica. 59 interventi che rispondono a un approccio sinergico che vede nell’integrazione….”

Sì, finalmente il turismo è stato diretto con passione e con  visione manageriale mondiale. Finalmente ci si è accorti che i soldi non vanno spesi per tenere in piedi la baracchetta degli assunti per parentele ed amicizia, tanto di turismo  se ne può occupare chiunque, E cosa ci vuole?

Un cugino che fa il depliant, la segretaria carina e procace che fa pr, la sovvenzione per la sagra dei fagioli con le cotiche  per far contenti gli elettori periferici.  E se c’è un museo, il direttore sarà un raccomandato del vescovo o eal capo partito…

Invece oggi i direttori dei musei devono saper fare il proprio lavoro, non basta aver importantissimi resti archeologi, o Regge che il mondo ci invidia, bisogna valorizzarli, gestirli e se non sei capace fatti da parte.

Ed ecco che invece di far capire che si è all’altezza dei direttori venuti dall’estero, si fa reclamo, si fa causa…che tristezza! Dimostra quello che sai fare nel turismo non negli studi degli avvocati.

Quante volte ho visto stand di regioni il cui unico scopo era farsi la gita tutti insieme e parlarsi addosso, e se vai a proporre qualcosa di interessante per incentivare il turismo, per far conoscere le eccellenze che hanno la fortuna d’avere nel proprio territorio, ti rispondono che non hanno tempo, che i tempi sono lunghi, non ci sono soldi,,,e tornano ad investire  nelle sagre, ad assumere il cugino, e a portare in giro  la segretaria procace e  sculettante.

Non semore è così, ora finalmente qualcosa sta cambiando, anche in alto lo han capito che con il turismo e la cultura si può far mangiare tanta gente, dai giovani laureati  nei musei ai  camerieri nei ristoranti e negli  alberghi  se sono pieni.

Bisogna investire per avere servizi migliori da offrire. La concorrenza oggi è mondiale: la Thailandia, il Messico, il Perù e forse anche Timbuctu  sono nostri concorrenti, tutti i Paesi del mondo sono concorrenti. Speriamo che coloro che  gestiscono il turismo  capiscano che i turisti non vengono quì in  Italia per le sagre dei fagioli ma per vedere meraviglie etrusche o abbazje che noi dimentichiamo.

Non mi interessa di che partito è   Dario Franceschini, ma lo ringrazio per il lavoro che ha fatto per il  nostro turismo e la nostra cultura. Per aver indicato una strada, che spero venga seguita