In The World Ricette di viaggio

Zanzibar, colori e sapori dell’isola delle spezie. E vi sveliamo il dolce tipico, la Torta alle spezie

Prima che un luogo fisico, Zanzibar è un luogo della mente, un luogo di cui molti hanno sentito parlare, senza però, essere in grado di indicarne l’esatta posizione geografica.Il suo nome deriva da zandj barr, ossia “terra dei neri”, termine con il quale i mercanti arabi e persiani del Medioevo erano soliti indicare tutta la costa dell’Africa Orientale da loro conosciuta e frequentata durante i loro viaggi commerciali.

Fin dall’antichità, infatti, questo arcipelago dell’Oceano Indiano, composto da due isole principali, Unguja e Pemba e da un insieme di isole minori, è stato un importante scalo commerciale, attorno al quale si sono sviluppate lotte per la supremazia, che hanno visto alternarsi dinastie africane, persiane ed arabe.

Nell’Ottocento, Seyyid Said, governatore dell’Oman, “promuove” Zanzibar da sultanato a capitale dell’intera regione. Zanzibar Town, figlia del boom economico ottocentesco, diventa ben presto la città più grande dell’Africa Orientale. Le alterne vicende storiche fanno sì che Zanzibar diventi, nel 1963 un sultanato indipendente e, l’anno successivo, una Repubblica. Sempre nel 1964, nasce l’Unione delle Repubbliche di Tanzania, nome coniato dalle prime tre lettere dei due paesi interessati: Tanganika e, appunto, Zanzibar.

Passeggiando per Stone Town

Ancora oggi, Zanzibar Town è il capoluogo dell’isola, conta circa 150.000 abitanti e si presenta agli occhi del visitatore curioso, che non cerca solo il relax delle splendide spiagge bianche ed assolate, come una città ricca di suggestioni e brulicante di lingue, culture ed architetture eterogenee.

La parte più interessante e più bella dell’intera isola di Unguja è certamente Stone Town, la città vecchia, un tempo sede del più importante mercato di schiavi e città natale di un certo Farrokh Bulsara, più noto come Freddie Mercury, indimenticabile leader dei Queen.

Tra i luoghi della città che meritano una visita c’è il Palazzo delle Meraviglie, uno splendido edificio che si affaccia sull’orizzonte, eretto nel 1883 dal sultano Sayyd Bargashch bin Said. Valgono una sosta anche la Cattedrale Anglicana e la Chiesa Cattolica, ed il Forte Arabo, dove si può ascoltare la musica taarab od assistere alle danze ngoma.

Ricchissima è anche la presenza di musei: il Peace Memorial Museum, il Palace Museum e il Natural History Museum offrono uno spaccato della storia e della cultura multietnica e poliedrica dell’isola.  Tuttavia, a Stone Town rimane vive l’antica vocazione di città commerciale. Lungo le strade della città, infatti, si trovano pressoché ovunque bancarelle che offrono a prezzi modici parei, tinga tinga, i tipici quadri ad olio, ma anche specialità della cucina locale, come spiedini di carne, enormi aragoste e granchi cotti alla griglia.

Lo stesso spirito si ritrova anche presso il mercato Darajani, situato in Creek Road e, paradossalmente, anche all’interno del Forodhani Garden, i giardini pubblici più grandi dell’isola, luogo di incontro della popolazione, che qui trova anche un luogo per fare compere.

Tra foreste e piantagioni di spezie

Non appena si lascia l’atmosfera coloniale e multietnica di Stone Town per addentrarsi nell’interno di Zanzibar si viene subito a contatto con realtà diverse tra loro ed estremamente affascinanti. Le piantagioni di spezie di Kizimbani sono davvero suggestive, tanto che, per i turisti, vengono organizzati dei veri e propri Spice Tour.

Le spezie qui hanno un aspetto davvero diverso da quello a cui noi occidentali siamo abituati. Senza l’aiuto del gusto e dell’olfatto, non si potrebbe riconoscere in uno strano frutto dalla copertura rosso vivo la noce moscata e nemmeno si direbbe che una contorta pianta rampicante dà il pepe nero. Anche la pianta del caffè si presenta con bacche inaspettatamente rosse, mentre la citronella viene utilizzata dai locali per deodorare le case e per scacciare le zanzare.

Tuttavia, la cosa più è la produzione di schiuma si sapone, ottenuta strofinando tra le mani delle piccole bacche verdi. Un sapone che – ci assicurano – è in grado di pulire anche lo sporco più insistente!

Sempre nell’interno, merita una visita anche la Jozani Forest, un’intricata foresta equatoriale che ospita i colobi rossi, una rara specie di scimmie presente solo qui. Le splendide porte intagliate che abbiamo visto a Stone Town, invece, si producono nel villaggio di Dunga Mitini, dove ci si imbatte in una vera e propria falegnameria nella foresta, con tanto di rotatrici a pedali per la lavorazione del legno grezzo e del successivo intarsio.

Le spiagge da non perdere

Zanzibar è famosa anche per le sue spiagge dalla sabbia bianchissima e dalle acque cristalline, in genere circondate da piante di cocco. Le spiagge delle località più vicine a Stone Town, come Bububu, Cuhini, Mbweni e Mtoni sono, forse, meno belle di quelle della costa orientale, ma sono più attrezzate secondo gli standard occidentali e consentono, al calar della sera, di frequentare locali molto belli.

Da non perdere anche la visita a Prison Island, piccola isola di fronte a Stone Town, sede di una curiosa colonia di tartarughe giganti e centenarie, dono del presidente delle Seychelles. Le spiagge più belle dal punto di vista ambientale e paesaggistico, invece, si trovano sulla costa est dell’isola. Grandi spazi aperti verso l’orizzonte, sabbia candida e la superba visione della barriera corallina ne fanno il luogo ideale per chi desidera una vacanza di completo relax, ma anche per i curiosi che vogliono andare alla scoperta delle tradizioni locali e per gli amanti delle immersioni.

Il villaggio di Nungwi, che sorge nell’estremità nord dell’isola, è famoso per le spiagge bianchissime e per il mare turchese, ma qui si possono anche visitare i cantieri per la costruzione dei dhow, le caratteristiche imbarcazioni arabe a vela latina, che per secoli hanno solcato le acque dell’Oceano Indiano. Utilizzate per il trasporto di merci e persone, ancora oggi, sono costruite interamente a mano, interponendo tra un’asse e l’altro strato di cotone naturale imbevuto di olio di cocco, mentre per rendere impermeabile il legname si usa il mafuta na papa, una sostanza a base di grasso di squalo.

La costa est è famosa anche per il fenomeno delle maree, regolate dalle fasi lunari. La bassa marea consente di camminare su distese di sabbia disegnata fino alla barriera corallina. La “secca” deposita sulla spiaggia una grande quantità di alghe che le donne dei villaggi provvedono a raccogliere in covoni, per poi farle seccare al sole e venderle come fragranze per i profumi. Gli uomini, invece, si dedicano alla pesca. Non è raro intravedere gruppi di pescatori che si recano al lavoro in bicicletta, oppure assistere ad una caratteristica asta del pesce, in cui turisti e locali concorrono per aggiudicarsi il pesce migliore, naturalmente freschissimo.

Nella zona meridionale dell’isola, invece, si può realizzare il sogno di un bagno insieme ai delfini. La spiaggia di Kizimkazi, infatti, si affaccia sulla splendida Dolphins Bay, una distesa di acque turchesi popolate da delfini e tartarughe marine, pronte ad accogliere i visitatori nella loro dimora blu.

Una cucina “mondiale”

Le dominazioni che si sono succedute a Zanzibar hanno lasciato la loro eredità culturale anche nella cucina, che può considerarsi tra le più multiculturali del mondo. Nel piatto si incontrano sapori africani, arabi ed europei, ma anche influenze che provengono dall’India e dalla Cina.

 

Il mar fornisce gli ingredienti per molti piatti zanzibarini. In particolare, è il polpo il re delle tavole. Uno dei piatti tradizionali è il Pwewa wa Nazi, il polpo cucinato con latte di cocco, patate e spezie. La pesca fornisce abbondante aragoste e cicale di mare, che vengono cucinate alla griglia.

 

Dall’entroterra africano arrivano poi le specialità swahili, come l’ugali, il piatto nazionale della Tanzania, una polenta fatta con la manioca, servita con salse, pesce e verde. Con la manioca si prepara anche un gustoso “street food”, le patatine vendute in sacchetto nei chioschi dell’isola.

Ottimo anche il riso pilau, un riso speziato introdotto dagli omaniti, servito con carne e fagioli. Abbondano ovviamente le spezie, come pepe, cannella, curcuma, zenzero, vaniglia, zafferano e cumino, con cui si prepara il boku boku, un piatto a base di carne di manzo e frumento con pomodoro, cipolle e peperoncino.

Da non perdere la famosa pizza zanzibarina, una torta salata ripiena di verdure o pesce, formaggio e spezie e preparata con il pane chapati, una sfoglia sottile e saporita di origine indiana. Il chapati si può consumare anche con la marmellata o il formaggio, oppure viene utilizzato come base per il vitambua, un dolce che ricorda il pancake.

Tra i dolci, spiccano le banane fritte con lo zucchero, le andazi, frittelle dolci molto diffuse nei chioschi di strada, i dolcetti aromatizzati alla cannella e alla vaniglia, anche se il dolce nazionale è la Torta Speziata, che si può fare anche a casa con la nostra ricetta.

Torta di spezie di Zanzibar

È il dolce più famoso dell’isola, preparato con ingredienti semplici e reperibili facilmente anche alle nostre latitudini. Per una merenda “speziata”.

Ingredienti

  • ½ tazza di burro
  • 1 tazza e ½ di zucchero
  • 4 uova
  • 3 tazze di farina
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 cucchiaino di chiodi di garofano
  • 1 cucchiaino di cannella
  • ½ cucchiaino di noce moscata
  • 1 tazza di latte
  • 2/3 di tazza di cioccolato fondente grattugiato

Fate ammorbidire il burro a temperatura ambiente, poi mescolatelo con lo zucchero. Unite poi i tuorli delle uova, che avrete separato dagli albumi. Setacciate insieme la farina, il lievito e le spezie. Mescolate la miscela di burro e zucchero con il latte, poi aggiungete il cioccolato. Montate gli albumi a neve e versateli nell’impasto mescolando fino a renderlo liscio e omogeneo. Imburrate una tortiera da plumcake o da ciambella e versate l’impasto. Infornate a 200 °C per circa 30 minuti, verificando la cottura con uno stecchino. Servite con una pallina di gelato alla vaniglia.

Come arrivare

L’Italia è collegata a Zanzibar con voli charter diretti. Come Blue Panorama (www.blue-panorama.com) da Milano, Roma, Verona e Bologna e Neos (www.neosair.it ) con collegamenti da Milano e Verona.

Dove Mangiare

*Emerson on Hurumzi and the Tea House Restaurant, 236-240 Hurunzi Street, Stone Town, tel. +255 779 854 225, www.emersononhurumzi.com  Il ristorante è ospitato sulla terrazza di un’antica dimora nei pressi della cattedrale di Saint Joseph. Offre menù di carne e pesce.

*Emerson Spice, Tharia St, Stonetown, tel +255 774 483 483, www.emersonspice.com Splendida location nel quartiere storico di Stonetown, in un edificio antico. Il ristorante dispone anche di una terrazza da cui sig ode di un superbo panorama della città. Il menu degustazione propone piatti locali con ingredienti freschi.

Dove dormire

*Ras Nungwi Beach Resort****, 1784 Nungwi, Zanzibar, Tel. +255 24 223 3767. www.rasnungwi.com  Villaggio turistico sulla costa est che si affaccia su una bellissima spiaggia. Le sistemazioni si rifanno alle costruzioni tradizionali e sono realizzate in materiali naturali. Splendida piscina con fondale a mosaico. Doppia da € 195.

*Zanzibar Serena Inn*****, Shangani Street, tel. +255 24 223 3567, http://serena-inn.zanzibar-hotels.net/it/ Cinque stelle in posizione centrale, comodo a tutto, dispone di 451 camere arredate con gusto raffinato e una piscina sulla veranda che guarda sul mare. A disposizione SPA con centro termale, piscina riscaldata, giardino, trasferimenti per le spiagge e l’aeroporto. Doppia da € 190.

INFO

www.tanzaniatourism.go.tz