Almeno una volta

SOLOMEO, BORGO DELLO SPIRITO E DEL CAPITALISMO UMANISTICO

Testo di SALVATORE GIANNELLA, immagini tratte dal sito solomeo.it  della Cucinelli Spa

Almeno una volta lasciate stare le mete fascinose e le isole esotiche e dedicate i vostri weekend a scoprire dieci piccoli borghi italiani che profumano di futuro e che io considero idealmente uniti, come se fossero una piccola, grande Italia da visitare almeno una volta nella vita.

Io l’ho fatto per un anno, scegliendo un borgo per ogni regione (trovate i miei racconti del Viaggio italiano sul mio blog Giannella Channel). Più di recente sono sbarcato a Solomeo, un minuscolo villaggio dell’Umbria che, come la piccola molecola del DNA, contiene tutte le informazioni indispensabili alla vita di un organismo, così lì ho trovato informazioni utili per il domani della nostra Italia.

Direte voi: come ha fatto un agglomerato di una ventina di case e 400 abitanti, frazione di Corciano, a dieci chilometri da Perugia, a conquistare la maglia d’oro di luogo esemplare nella mia classifica di instancabile viaggiatore? Certo, aiuta il fascino della natura delle colline umbre, unito alle radici della storia e delle tradizioni di questo borgo-gioiello del Trecento che fa da cerniera tra Terra e Cielo, con la sua chiesa di san Bartolomeo e il castello, con il suo romantico e solitario camposanto e la settecentesca villa Antinori. Ma la chiave dell’attrazione sta in una parola: Utopia.

Ricordate Oscar Wilde? “Una mappa del mondo che non preveda il Paese dell’Utopia non merita nemmeno uno sguardo”.

LA RESURREZIONE DI SOLOMEO

Solomeo è l’Utopia realizzata, il sogno concreto di un imprenditore, Brunello Cucinelli, 65 anni, famoso nel mondo per una definizione comune nei resoconti giornalistici: “Re del cashmere”. Nel 1985 Cucinelli scelse questo borgo, che si stava spopolando, come centro della sua vita familiare, imprenditoriale e sociale. Anno dopo anno, guidato dalla bussola del Bello e dalle parole di San Benedetto da Norcia e Socrate, Spinoza e Marco Aurelio, Seneca e Kant, con il suo Progetto Bellezza ha stupito i tanti scettici dimostrando che le persone visionarie sono persone pratiche. A Solomeo ha piantato la sua fabbrica, qui ha messo in pratica un sapiente restauro che ha saputo unire la spiritualità del luogo alle tradizioni fatte di tecniche artigianali e di costante lavoro. uiQui, alimentato Sono risorti così edifici antichi e nuove meraviglie.

Ho avuto la fortuna di essere guidato da lui al Foro delle Arti, con l’annessa Accademia Neoumanistica Aureliana, sede formativa ricca di libri e di incontri con lo scopo di promuovere “la cura dei valori umani”; di entrare nell’elegante e ritrovato Teatro, il tempio laico da 200 posti ispirato ai teatri Farnese di Parma e di Sabbioneta e inaugurato con uno spettacolo di Ronconi; di stupirmi nel grande Anfiteatro, dedicato alle grandi manifestazioni culturali e alle rievocazioni storiche; di passeggiare nel Giardino dei filosofi, complesso di terrazze digradanti verso le dolci colline umbre.

GIARDINI E FRUTTETI INVECE DEI CAPANNONI

La visita ha incluso, all’interno dell’azienda che impiega 1.700 lavoratori, la Scuola dei mestieri dove da 30 anni, a gruppi di 60 ragazzi alla volta provenienti da ogni parte d’Italia, con il classico contratto di apprendistato (“credo che ridare dignità morale all’artigianato significhi anche dargli dignità economica”) si formano gli artigiani in quelle arti e mestieri da tempo vanto della creatività italiana.

Visita all’interno dell’azienda

L’ultima trovata di questo mecenate che ha tracciato una via personale al mecenatismo made in Italy è il Parco agrario di cento ettari con annesso Oratorio laico dotato di uno stadio per far giocare i bambini. Il parco sorge ai piedi di Solomeo e completa per ora il Progetto Bellezza varato con fondi della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli (e non dalla società, che è quotata in Borsa).

Nel giro di mille giorni sono scomparsi i sei capannoni grigi di cemento cresciuti negli anni 70-90 che Cucinelli ha comprato per poterli demolire e riportare la valle alla bellezza di un secolo fa, con giardini, orti e frutteti che riforniscono il ristorante dell’azienda.

Tributo alla Dignità dell’Uomo

Accompagnato dal suo amico e maestro Massimo De Vico, l’architetto e paesaggista che ha dato concretezza ai suoi sogni, Cucinelli scandisce i passi della visita fino al monumento con il Tributo alla Dignità dell’Uomo con un linguaggio che viene da lontano: “Custodire la terra e ridare dignità alla campagna è il sogno della mia vita. Eravamo contadini e io avevo negli occhi e nel naso forme e odori di quel mondo”. Una bellezza oggi minacciata. “Quando guardo la mia nipotina, da nonno mi chiedo ‘ma che mondo ti lasceremo?’. Da qui il senso di responsabilità verso un territorio da custodire, da curare, da tramandare più bello di come lo si è ereditato.

Tributo alla Dignità dell’Uomo

Chi si riconosce in queste idee, segni in agenda una visita a Solomeo. Almeno una volta. E giri in questo borgo amabile, modello per i custodi della bellezza nel terzo millennio, lasciando stare al lavoro lui, l’imprenditore mecenate con la passione per la filosofia e il restauro, che dopo una sveglia all’alba “con cinque esercizi tibetani per rafforzare spirito e corpo”, si applica alla sua azienda. Dice: “Il conto economico è sacro, ma secondo etica e morale”. In pratica giusti profitti così ripartiti: “Una parte al consolidamento dell’impresa. Una per me, Brunello, senza barche ma con una bella casa in un borgo bello e convinto che il vero lusso è vivere una vita che il nostro smartphone non conosce. Un’altra perché i dipendenti stiano meglio. E la quarta, il 30 per cento degli utili, all’umanità”.

Consiglio di dedicare il sabato alla visita a Solomeo e la domenica al “borgo-padre”, la medievale Corciano, di cui è una frazione.

Il borgo-padre: Corciano

Corciano è incluso tra i borghi più belli nel Progetto Borghi del Ministero dei Beni culturali e del Turismo “Viaggio italiano”: da vedere sono il torrione di porta Santa Maria, la piazza Coragino con il suo pozzo del ‘500, il palazzo Municipale, il palazzo del Capitano del Popolo e il palazzo dei Priori, la chiesa di Santa Maria Assunta che custodisce la tavola dell’Assunta del Perugino e il Gonfalone di Benedetto Bonfigli dipinto nel 1472, e infine la chiesa museo di San Francesco, in stile gotico. Il passato parla, a Corciano. La magia sta nel saperlo ascoltare.

Insieme a un borgo amabile, scoprirete così nel cuore dell’Umbria mistica di San Francesco, il DNA del capitalismo umanistico contemporaneo con forti radici antiche. E’ un borgo che ci restituisce irrobustito l’orgoglio di essere italiani. Vi pare poco, di questi tempi confusi?

 

CHI E’ SALVATORE GIANNELLA

Salvatore Giannella, classe 1949, è un giornalista più volte premiato per il suo impegno e la capacità di scavare nella Storia e nelle storie. E’ stato direttore di Genius (1984), L’Europeo (1985-86) e Airone (1986-1994). Dal 2012 al 2017 ha curato una rubrica (“Il mio eroe”) su Sette. Ha sceneggiato docu-film per la Rai, per il popolare programma La storia siamo noi.  Ha curato libri di Tonino Guerra ed Enzo Biagi. Tra i suoi libri pubblicati: Un’Italia da salvare (Atlas, 1978), L’Arca dell’Arte (Delfi), Voglia di cambiare e Operazione Salvataggio (Chiarelettere), dedicati al diario di viaggio nell’Europa eccellente e agli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre, Guida ai paesi dipinti di Lombardia (Booktime, con Betty Rutigliano e Vittorio Giannella) e In viaggio con i maestri (Minerva). Ha ideato e coordina nel Montefeltro marchigiano il Premio Rotondi ai salvatori dell’arte.Cura un seguitissimo blog, “al positivo”: Giannella Channel.

CHI E’ BRUNELLO CUCINELLI

Credit: GIACOMO GIANNELLA/STREAMCOLORS

Brunello Cucinelli è nato nel 1953 a Castel Rigone (Perugia) da una famiglia contadina. Nel 1978 ha fondato un’impresa con l’idea di colorare il cashmere, coltivando fin dall’inizio l’ideale di un lavoro rispettoso della dignità morale ed economica dell’uomo. Per il suo capitalismo umanistico ha ricevuto molti riconoscimenti in Italia e all’estero. Ha scritto “Il sogno di Solomeo” (Feltrinelli, 2018). Quotata in Borsa sei anni fa, l’azienda del cashmere made in Solomeo nel 2017 ha superato la soglia dei 500 milioni di euro di ricavi, raggiungendo quota 503,6, in crescita del 10,4% rispetto all’anno precedente: vi lavorano 1700 persone, l’85% del prodotto viene esportato. Sposata con Federica, due figlie: Camilla e Carolina.

 

SOLOMEO E GLI ALTRI 9 BORGHI CHE PROFUMANO DI FUTURO

In Italia i borghi abbandonati o in via di spopolamento, censiti dal Censis, sono oltre 6.000, dalle Alpi all’Ogliastra. Per la loro rinascita civica possono essere d’aiuto le esperienze di altri borghi “avamposti di resistenza e di utopia” (prendo in prestito da Andrea Scanzi) che, da me “testati” durante il 2017 Anno dei Borghi indetto dal Ministero dei Beni culturali, possono indicare ognuno una esperienza che funziona, una formula vincente de replicabile da adottare per assicurare un miglior futuro anche al resto dell’Italia.

Ai viaggiatori raffinati di Weekend Premium, amanti di quel turismo lento sostenibile e consapevole cui sarà dedicato il 2019, ne indico altri nove:

1)Solomeo

un minuscolo villaggio dell’Umbria, frazione di Corciano, a dieci chilometri da Perugia

2) Montefalco

in Umbria, che con il suo modello cult & colt (cultura e coltivazioni, in particolare per il vino Sagrantino) si pone come modello ideale per la piccola Italia;

3) Santo Stefano di Sessanio

 in Abruzzo: come fare affari e cultura con un borgo resuscitato;

4) Praiano

sulla costiera amalfitana, modello di ingegneria civica per abbellire il paese con fondi europei;

5) Varese Ligure

il borgo pioniere della green economy (e per questo già premiato da Weekend Premium);

6) Arpino

in Ciociaria, che fa scendere in campo per i successi d’oggi Cicerone e i tanti suoi Grandi Spiriti del passato;

7)Scicli

vivificata come scenario televisivo, per mettersi a tavola con il commissario Montalbano e Andrea Camilleri;

8) Sassocorvaro e lo storico Montefeltro marchigiano

 sulle orme di Pasquale Rotondi, salvatore dell’arte italiana durante l’ultima guerra;

9) Pennabili

e i borghi nell’entroterra di Rimini, lungo la strada Marecchiese, paesi vivificati dal tocco di Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore di fama internazionale;

10) Cassinetta di Lugagnano

dieci anni fa, primi in Italia, gli amministratori del piccolo borgo sul Naviglio Grande, nel Parco del Ticino, investirono sul territorio fertile, approvando un piano regolatore a crescita zero di consumo di suolo. Una ricetta vincente, adottata da un centinaio di altri comuni in tutt’Italia.

 

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