Weekend con gusto

Sant’Agata dei Goti, perla del Sannio e “Città del vino” (1° giorno)

In questa terra antica, il cui primo nucleo è stato il villaggio romano di Saticula, nascono alcuni dei vini più pregiati e famosi del Sannio. Siamo a Sant’Agata dei Goti, in provincia di Benevento, zona di produzione del Sant’Agata dei Goti Falanghina DOC, ma anche dell’Aglianico DOC, del Piedirosso DOC, del Falanghina Passito DOC. Basti pensare che proprio nel Sannio si produce un terzo dei vini di tutta la Campania, celebrati in tutto il mondo.

Al punto che Sant’Agata dei Goti ha ottenuto a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo, l’ambito riconoscimento di Città del Vino 2019, insieme alle altre città sannite di Guardia Sanframondi, Castelvenere, Solopaca e Torrecuso.

Seguendo allora la Strada del Vino del Sannio, arriviamo in questo splendido borgo medievale che si affaccia su una terrazza di tufo, circondato da una fitta boscaglia. In questo vivace comune di circa 12 mila abitanti, è nato anche un Papa, Sisto V, al secolo Felice Peretti, ma è il movimentato passato che ha lasciato testimonianze delle dominazioni che si sono susseguite nei secoli. Scopriamole insieme, prima di incamminarci per una passeggiata nel centro storico.

Perché “dei Goti”?

La prima ipotesi fa derivare il toponimo, che tuttavia fu aggiunto nel XIV secolo, dalla travagliata storia antica, e, in particolare, dalle scorrerie dei barbari, tra cui, appunti i Goti, unitamente agli Unni e ai Vandali. Prima di essi il villaggio originario era di origine sannita, poi venne conquistato dai Romani. Allo “scricchiolare” dell’Impero e con le prime invasioni barbariche l’antica Saticula venne prima conquistata dai Longobardi poi, quando ormai si entra nel Medioevo, qui si sono alternati Normanni, Svevi e Angioini.

Una visita nel centro storico

Prendiamoci almeno tre ore per passeggiare per le vie del centro storico, che recano testimonianze ancora vive del susseguirsi delle epoche. Tra le più antiche c’è la Cattedrale dell’Assunta, il Duomo della città, la cui costruzione risale al 970 d.C, con rimaneggiamenti e restauri successivi nel XII e nel XVIII secolo.

La Chiesa di San Menna, invece, è ancora più antica. Risale infatti al VII secolo e custodisce al suo interno le reliquie del santo a cui è dedicata, un eremita vissuto nel IV secolo sul monte Taburno, le cui spoglie vennero trasferite in città dopo la sua morte.

Di epoca medievale anche la splendida Chiesa dell’Annunziata, che spicca per le sue vetrate policrome e per i preziosi affreschi trecenteschi e quattrocenteschi custoditi al suo interno.

Merita una visita anche la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, del XVIII secolo, fatta edificare come sede vescovile da Alfonso Maria de’ Liguori, poi divenuto santo. Il municipio, invece, è oggi ospitato nella sede di un antico convento francescano.

I palazzi e i musei

Merita sicuramente una sosta Palazzo Parisi, la cui costruzione risale al XII secolo. La vera “sorpresa”, tuttavia, sono le sue “segrete”, formate da un complesso sistema di grotte e cunicoli di tufo che ospitano una mostra sugli strumenti di tortura utilizzati durante la Santa Inquisizione. L’ingresso al museo è gratuito e gli orari sono dal lunedì al sabato 10.30-12.30 e 16.30-19.30, la domenica dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 20.

Tra i simboli della città c’è invece il Palazzo Ducale, dimora di principi e nobili che si sono alternati nel governo nel corso dei secoli. Originariamente contava quattro torri, ma oggi ne è rimasta solo una, in stile aragonese, adibita a carcere fino a pochi decenni or sono.

Se avete tempo, potete fare una puntata al Museo Diocesano, dislocato in due diverse sedi. Presso la Chiesa della Madonna del Carmine sono conservate i cimeli archeologici e artistici, mentre in Piazza Umberto I, in un’ala del Palazzo Vescovile, sono radunati oggetti e testimonianze legate alla figura di Sant’Alfonso, santo patrono della città insieme a Sant’Agata e a Santo Stefano.

Prima di lasciare Sant’Agata è d’obbligo una sosta per gustare i deliziosi piatti della cucina sannita. Domani, invece, visiteremo insieme Guardia Sanframondi, un’altra delle neo elette “Città del Vino 2019”.

La cucina sannita, sapori antichi

C’è tutta la storia in ogni assaggio e in ogni prodotto della cucina sannita. Tra le eccellenze, ci sono le paste fatte a mano, come i fusilli, le tagliatelle, le lagane e i cicatielli. Nel periodo invernale, e in particolare sotto Natale, si prepara il cardone, un piatto unico a base di brodo di pollo e cappone, formaggio, uova, polpette e cardoni, cioè i gambi di carciofo del Sannio.

Tra i secondi, troviamo invece i muniatelli, involtini di interiora di agnello conditi con spezie e aromi. Ottimi anche i saluti e le soppressate, preparate secondo tradizioni antichissime.

Come contorni, o, se volete, piatti vegetariani, troviamo i peperoncini verdi fritti, detti friarielli, i peperoni imbottiti, di cui vi lasciamo la ricetta, oppure i funghi porcini e i carciofi del Sannio impanati e fritti. Il dolce tipico del Sannio è invece il torrone, già esistente in epoca romana.

Un liquore “magico”: lo Strega

C’è un prodotto che dal Sannio ha raggiunto una fama mondiale, con successi trasversali, dal cinema alla letteratura. È lo Strega, un distillato di più di cinquanta erbe provenienti da tutto il mondo. La sua ricetta comprende infatti erbe sannite, tra cui la menta selvatica, erbe mediterranee, come lavanda, corteccia d’arancio e ginepro, e spezie come cannella, chiodi di garofano, pepe e zafferano. A rendere unico il suo sapore, tuttavia, è il dosaggio dei diversi ingredienti, che rimane tutt’ora segreto (se no, che magia è?).

A inventare il liquore, e a conferirgli il celebre nome, è stato Giuseppe Alberti, nel 1860, imprenditore del ramo liquori, e, verrebbe da dire, con termini moderni, un vero “esperto di marketing”. Per il suo distillato, decise infatti di sfruttare una leggenda popolare, famosa oltre i confini del beneventano, secondo la quale a Benevento si trovava un grande noce, sotto al quale erano solite radunarsi donne dotate di poteri sovrannaturali, in combutta con il Demonio: le Streghe di Benevento.

Alberti chiamò il suo distillato “Strega”, e mise in giro la diceria che si trattava di un’antica ricetta di un filtro d’amore inventato dalle Streghe per tenere legata a sé la persona amata per sempre. Da allora, la ricetta “segreta” dello Strega viene tramandata solo ai discendenti della famiglia Alberti.

Il successo del liquore ha poi travalicato il confine “gastronomico”. Da più di sessant’anni, infatti, è legato a uno dei più importanti premi letterari d’Italia, mentre, al cinema, è comparso in Matrimonio all’Italiana con Marcello Mastroianni, in Ieri, oggi e domani con Sophia Loren e in Ossessione di Luchino Visconti.

Inoltre, è diventato ingrediente di specialità come i babà allo Strega, il torrone, i cioccolatini con il cuore al liquore, i famosi Goccioloni,  un gusto di gelato oltre a essere aggiunto a cocktail e alle ricette dolci.

Peperoni imbottiti

Ingredienti

  • 4 peperoni abbastanza grandi
  • 50 gr di capperi
  • 2 pomodorini
  • 5 alici salate
  • 250 gr di mollica di pane raffermo
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 mazzolino di prezzemolo
  • Olio extravergine di oliva
  • Sale e pepe

Pulite i peperoni eliminando i semi e il torsolo, avendo cura di lasciarli interi. In una ciotola unite il pane raffermo, i pomodorini tagliati a pezzetti, i capperi dissalati, le acciughe tagliate a pezzetti, l’aglio e il prezzemolo tritato. Salate e pepate a piacere. Aggiungete anche l’olio di oliva e amalgamate bene gli ingredienti fino a ottenere un impasto compatto. Riempite poi i peperoni, poi metteteli a friggere in una padella con abbondante olio bollente. Scolateli e servite tiepidi. Per una versione più ricca potete aggiungere un uovo all’impasto. Per una più leggera, potete cuocere i peperoni al forno (a 180°C per circa 30 minuti).

COME ARRIVARE

In auto: Prendere l’A1 Autostrada del Sole in direzione di Caserta Sud-Marcianise. Seguire poi per Maddaloni-Benevento e proseguire quindi sulla SS265 seguendo le indicazioni per Telese Terme – Sant’Agata dei Goti. Per chi arriva da Benevento, prendere l’uscita dell’A1 Caianello e proseguire sulla SS372 Telesina.

DOVE MANGIARE

*La Cantina dei Briganti, via Parco 3, Sant’Agata de’Goti (BN), tel 0823/953668, www.lacantinadeibriganti.it Sulla strada che porta al borgo, è specializzato in piatti di carne ed offre ricette della tradizione preparate con ingredienti freschi e di qualità. Ottimi i dolci della casa, tra cui tiramisù alla frutta, crépes e panna cotta. Fornita carta dei vini con oltre 90 etichette. Anche pizzeria. Prezzo medio a persona € 25 bevande escluse.

*Antica Osteria Zi Pauluccio, via Roma 27, Sant’Agata de’Goti (BN), tel 389/1360141, www.anticaosperiazipauluccio.it Locale con una tradizione che risale al 1927, in un ambiente rustico e familiare. Il menù offre piatti stagionali della cucina tradizionale e nazionale. Prezzo medio € 30 a persona.

DOVE DORMIRE

*B&B Le Rocce, via Parco 82019, Sant’Agata de’ Goti (BN), tel 328/1698641, www.lerocce.it Bella struttura con camere arredate e decorate con stile e diversi colori, diverse l’una dall’altra. Provviste di aria condizionata, wi fi gratuito, TV a schermo piatto e bagno con doccia. A disposizione giardino e piscina. Non sono ammessi animali. Doppia con colazione da € 83.

*B&B La Perla del Sannio, via Riello 178, Sant’Agata de’ Goti (BN), tel 0823/953375, www.laperladelsannio.it Ideale per chi viaggia in coppia, la struttura offre diverse tipologie di camere con aria condizionata, TV a schermo piatto, bagno con vasca o doccia, accappatoi e set di cortesia, wi fi gratuito e servizio di deposito bagagli. Doppia da € 50 a € 72. Suite da € 100.

INFO

www.santagatadegoti.net

www.eptbenevento.it/

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