Santa Fiora, tra castagni e dolci acque (1° giorno)

Questa settimana Ricette di Viaggio vi porta alla scoperta di uno dei borghi più belli della toscana. Accoccolato sulle pendici del Monte Amiata, cela n’anima antica. E vi proponiamo la ricetta del Castagnaccio, il tipico dolce autunnale

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Mancano pochi giorni all’autunno, la stagione migliore per andare alla scoperta di borghi antichi, castelli medievali, mura imponenti e musei che celano tanti piccoli tesori. Ricette di Viaggio vi accompagna allora alla scoperta di piccoli grandi gioielli del nostro territorio, con un occhio speciale alle specialità enogastronomiche locali, che proprio grazie ai frutti dell’autunno, come funghi e castagne, si fanno più corpose e gustose.

Una storia antica e avventurosa

Santa Fiora sorge sul versante meridionale del Monte Amiata, nella provincia di Grosseto, ed è annoverato tra i Borghi più belli d’Italia per il suo ricco passato e per le bellezze paesaggistiche. Insignito dalla Bandiera Arancione, sorge infatti tra una distesa di castagneti e le acque del fiume Flora e deve il suo sviluppo alle miniere di mercurio, la cui storia è raccontata nel piccolo museo.

Tuttavia, andando ancora più indietro nel tempo, scopriamo che il borgo è stato a lungo la capitale della Contea di Santa Fiora, passando dal dominio degli Aldrobrandeschi a quello degli Sforza prima e a quello degli Sforza Cesarini poi. Tra il IX e il X secolo, e fino al XVII, è stato addirittura uno Stato autonomo, per poi venire ceduto ai Granduchi di Toscana, mantenendo, comunque, una certa autonomia.

Passeggiando tra i Terzieri: Castello

Il borgo si sviluppa su un colle di trachite ed è diviso in tre terzieri: Castello, Borgo e Montecatino. Il primo giorno del nostro itinerario parte proprio da Castello, la parte più antica di Santa Fiora. Il cuore del borgo è la piazza medievale, dove spiccano i resti delle antiche fortificazioni del periodo aldobrandesco, la torre, la torretta dell’orologio e i basamenti.

La sede comunale è invece ospitata del Palazzo dei Conti Sforza Cesarini, del XVI secolo, costruito su una precedente rocca degli Aldobrandeschi. Tra i “tesori” del palazzo ci sono gli affreschi cinquecenteschi della scuola del Cavalier d’Arpino, come le allegorie de Le ore del giorno e delle Quattro stagioni.

Da non perdere una visita al Museo delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata, ospitato nei sotterranei del palazzo, che documenta la storia delle miniere e il duro lavoro dei minatori attraverso un allestimento che ripercorre le fasi della discesa nelle miniere.

Proseguiamo quindi alla volta di Piazza del Suffragio e attraversiamo Piazza dell’Olmo e Piazza San Michele, dove ammiriamo una statua a grandezza naturale del santo intento a calpestare la testa del demonio, risalente al XVII secolo. La nostra meta è la bella pieve dedicata alle sante Fiora e Lucilla che conserva la più grande collezione al mondo di terrecotte di Luca e Andrea Della Robbia.

Da Borgo a Montecatino

Raggiungiamo piazza dell’Arcipretura e, attraverso la Porticciola, la porta medievale che collega il terziere di Castello a quello di Borgo, arriviamo qui, ammirando il panorama dal parapetto a sinistra della porta. Lo sguardo spazia dalla vallata del fiume Fiora al Monte Calvo, mentre, sulla destra si stagliano i profili del Monte Labbro e di Poggi La Bella.

Raggiungiamo poi il Santuario del SS Crocifisso, dove, nel coro, è custodito un crocifisso cinquecentesco di grande venerazione popolare. Attraversiamo poi il parco di Sant’Antonio, dove un tempo sorgeva una chiesa dedicata al santo con annesso un convento delle clarisse. Prendiamo poi via Lunga e raggiungiamo il ghetto ebraico, in auge dal XVI al XVIII secolo. Dalla Sinagoga arriviamo alla piazzetta e, da qui, alla chieda di Sant’Agostino, risalente al XIV secolo, e custode di uno splendido crocifisso ligneo quattrocentesco.

Ancora un passaggio, porta San Michele, ci conduce nel terziere di Montecatino, la parte più “recente” del centro storico. In epoca antica, grazie soprattutto all’abbondanza di corsi d’acqua, qui erano sorte diverse manifatture, che sfruttavano l’energia fluviale.

Spicca lo specchio d’acqua della splendida Peschiera del XVI secolo, un luogo fiabesco che vale da solo la visita. È circondata da un giardino rigoglioso, risalente all’epoca degli Sforza. Poco distante, proprio sopra alle sorgenti del fiume Fiora, si trova la suggestiva chiesa della Madonna delle Nevi. La sua peculiarità è che le sorgenti sono visibili dal pavimento in vetro, da dove è possibile osservare le trote macrostigma che vengono qui per riprodursi. Accanto alla Peschiera merita una visita la Galleria delle Sorgenti del fiume Fiora.

Terminata la visita al borgo, vi aspettiamo domani per la seconda parte del nostro itinerario, per andare alla scoperta dei dintorni. Intanto, vi svegliamo la ricetta del castagnaccio, uno dei piatti autunnali tipici dell’area dell’Amiata e di tutta la Toscana.

Castagnaccio

Ingredienti

  • 250 gr farina di castagne dolce
  • 100 gr uvetta
  • 80 gr pinoli
  • 1 tazza circa di acqua calda
  • 1 cucchiaio da tavola di olio d’oliva
  • 1 Pizzico di sale
  • Rosmarino fresco
  • ricotta fresca o panna montata, leggermente zuccherate (a piacere)

Mettete l’uvetta in ammollo nell’acqua calda per circa un quarto d’ora. Setacciate la farina di castagne in un recipiente ampio e aggiungete l’acqua un po’ alla volta mescolando affinché non si formino grumi. Aggiungete l’olio d’oliva, un pizzico di sale, l’uvetta ben strizzata e 2/3 dei pinoli lasciandone un po’ per guarnire. Versate il composto in una teglia dai bordi bassi, precedentemente unta. Uniformate l’impasto e guarnite con il resto dei pinoli e qualche ago di rosmarino. Ungete con un goccio d’olio la superficie, poi infornate per circa 35 minuti in forno preriscaldato a 180°C. Sfornate quando la crosta sarà croccante e servite caldo con ricotta o panna montata.

COME ARRIVARE

In auto: da Nord A1 con uscita Firenze Certosa, proseguire per Siena poi prendere la SS322 in direzione Grosseto fino a Paganico. Voltare a sinistra per “Monte Amiata” e seguire le indicazioni per Castel del Piano e poi per Santa Fiora. Da sud: Autostrada Roma-Civitavecchia, poi prendere la SS 1 Aurelia fino a Grosseto, poi la SS322 in direzione di Siena, poi come sopra. Da est: A1 fino a Chiusi, poi SS 478 per Abbadia S.Salvatore, proseguire per Piancastagnaio e seguire le indicazioni per Santa Fiora.

DOVE MANGIARE

*Enoteca Aldobrandesca, Piazza Garibaldi 36, Santa Fiora (Gr), tel 0564/978042, www.enotecaaldobrandesca.com Locale ricavato nel fossato della medievale rocca aldobrandesca. La scelta di materiali come vetro e acciaio consente di ammirare le antiche costruzioni. Il menù offre bruschette toscane, taglieri di salumi e formaggi tipici, polenta cacioppa (con cacio e pepe) e al gorgonzola. Carta dei vini con più di 100 etichette.

*Agriturismo Le Citte, SP Azzarese 1, Santa Fiora, tel 0564/971107, www.lecitteagriturismo.it Propone una cucina tradizionale e raffinata con piatti preparati solo con prodotti del territorio stagionali. I sapori del passato si coniugano con la ricerca e l’innovazione offrendo un’esperienza unica.

DOVE DORMIRE

*Agriturismo Casa Dondolini, loca Casa Dondolini, Selva (GR), tel 329/4921402, www.agriturismocasadondolini.it Ricavata in un casale di pietra del 1800 la struttura si trova alle pendici del Monte Amiata, immersa nel verde. Dispone di camere e appartamenti tutti con bagno privato. Doppia con colazione da € 60, appartamento da € 70.

*Hotel Il Fungo & Dea Wellness***, via dei Minatori 10, Santa Fiora (Gr), tel 0564/953025, www.hotelfungo.com Hotel con spa sul Monte Amiata per un soggiorno rilassante nella natura. Dispone di 20 camere di diversa tipologia con possibilità di pacchetti. Ristorante con cucina tipica toscana. Doppia da € 70.

INFO

www. santafioraturismo.it/