RIDATECI L’ORGOGLIO D’ESSERE…

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Subito vien voglia di gridare “Ridateci l’orgoglio d’essere italiani”, vien voglia di gridarlo ai politici, alle istituzioni, agli altri… Siamo stufi di sentirci fra gli ultimi nelle classifiche, di sopportare la puzza sotto il naso dei francesi, l’alterigia degli inglesi, il cowboismo degli americani, l’asfissiante gentilezza dei giapponesi… Siamo stufi di sentirci “non all’altezza”, di rifugiarci nella furbizia…
Ma secondo me questa non è la strada giusta. Quella giusta è un’altra, più faticosa, più lunga, ma è quella che potrà portarci a riconquistare il nostro orgoglio. Passa per prima cosa attraverso la propria casa e attraverso il palazzo in cui abitiamo… e quindi mettiamo fiori alle nostre finestre, non gettiamo cartacce nelle nostre strade, e non permettiamo che altri lo facciano. Portiamo i cani nel verde, ma lasciandolo pulito. Non facciamo vergognare anche loro.

Dopo la nostra strada, rendiamo dignitoso e pieno di vita anche il nostro quartiere, il nostro borgo, la nostra città. Partecipiamo, aiutiamo, facciamo la nostra parte.
Soltanto così potremo riavere l’orgoglio della nostra stessa casa, del nostro stesso quartiere, della nostra stessa città. Della nostra Italia. Solo così riavremo l’orgoglio d’essere italiani

 

L’ORGOGLIO DI APPARTENERE ALL’ECCELLENZA

Ora pare che anche i grandi chef stiano riscoprendo le ricette tradizionali del territorio: certo, le adatteranno ai gusti di oggi, le renderanno preziose aggiungendovi quella particolare alga, raccolta al mattino alle 07.45, non un minuto prima né dopo…
Ma credo che per sentire profondamente, visceralmente il vero sapore di quella terra dove la ricetta è nata, bisognerebbe lasciarla così com’è. Gustarci un’eccellenza che molti ci invidiano e di cui noi dobbiamo essere orgogliosi.
È vero: ci hanno tenuti divisi per tanti secoli, ci hanno invasi, oppressi, derisi, ma nelle nostre cucine c’erano delle donne, a volte anche degli uomini, orgogliose che salvavano la loro dignità con le ricette povere, fatte con l’erba selvatica, con il pesce azzurro, con un pugno di farina condita con pomodoro. È in quella povertà creativa che è nata la nostra cucina, che va rispettata e di cui dobbiamo essere orgogliosi. Da Napoli, quel pugno di farina, con un cucchiaio di salsa di pomodoro ha invaso il mondo: si chiama Pizza. Da Treviso (qualcuno dice dal Friuli), un dolce fatto soltanto con marzapane, caffè e biscotti ha addolcito il mondo: si chiama Tiramisù. Siamone orgogliosi.