NAPOLI SACRA E PROFANA: DALLA SFOGLIATELLA AL CRISTO VELATO. DA SANTA CHIARA ALLA RICETTA DE “LA GENOVESE”

2° giorno

Spread the love

Il primo giorno del nostro weekend a Napoli lo abbiamo già raccontato.  Ecco il secondo: mette allegria alzarsi presto, scendere e trovare le sfogliatelline calde, qui all’Hotel Palazzo Caracciolo. Un bel modo di far colazione e poi correre a mettersi in fila all’entrata della Cappella San Severo, via Francesco De Sanctis 19, per vedere il Cristo Velato scolpito nel 1753 da Giuseppe Sanmartino. Una delle sculture più belle del mondo, ammirata dai grandi fra cui anche Canova che dichiarò che avrebbe dato 10 anni della sua vita  per esserne l’autore.

CRISTO VELATO
01) Cristo velato (Giuseppe Sanmartino, 1753)
Foto di Marco Ghidelli
© Archivio Museo Cappella Sansevero

Ma nella cappella c’è anche un’altra scultura, “Disinganno” di Francesco Queirolo, che sbalordisce per la maestria con cui è scolpita nel marmo la rete dell’inganno. Anch’essa è una delle opere più importanti al mondo per il suo virtuosismo scultoreo.

DISINGANNO
01) Disinganno (Francesco Queirolo, 1753-54)
Foto di Marco Ghidelli
© Archivio Museo Cappella Sansevero

E ci sono ancora le macchine anatomiche, i simboli della massoneria, altri misteri, dovuti alla personalità di Raimondo di Sangro, settimo principe di San Severo, che senza dubbio sapeva influenzare i suoi artisti e sapeva spingerli verso il loro più alto valore artistico.

Entusiasti ma anche sopraffatti dai troppi turisti. Certe Opere andrebbero viste da soli per assaporarne tutta la grandezza.

Usciti dalla Cappella, si gira a sinistra e si trova piazza San Domenico Maggiore, ed anche la pasticceria Scaturchio, dove si gustano le migliori, o tra le migliori, sfogliatelle di Napoli. Dal Cristo Velato di Sanmartino alla sfogliatella riccia di Scaturchio.

Per tornare ad elevarci, prendiamo un taxi per andare al Monastero di Santa Chiara, a Piazza del Gesù. La basilica, dopo essere stata bombardata nel ‘43, è stata ricostruita secondo il disegno originale di architettura gotica del 1318, riacquistando la primitiva eleganza.

Chiostro di Santa Chiara

Il chiostro è di una bellezza paradisiaca, commovente nella serenità che riesce a trasmettere.

Portico affrescato di Santa Chiara

Bellissimi affreschi nel maestoso porticato e bellissime le migliaia di maioliche dipinte a mano, nel giardino ristrutturato da Domenico Antonio Vaccaro dal 1742 al 1769. In questa stagione anche fiori e glicini. Mancano gli angeli.

Chiostro Maiolicato di Santa Chiara

Per restare nel sacro, una visita al Duomo, dove si scioglie il sangue di San Gennaro, prossima volta il 19 settembre, ricorrenza della decapitazione. Si scioglierà?

E poi via Toledo, oggi isola pedonale, anzi più che un’isola è un mare di gente e di negozi. Una sosta la troviamo al numero 185, dove si trova Palazzo Zevallos Stigliano, una delle Gallerie d’Italia della Banca Intesa Sanpaolo, dove tra l’altro si trova “Il Martirio di Sant’Orsola” del Caravaggio, “Sansone e Dalila” di Artemisia Gentileschi, “Il Ratto di Elena” di Luca Giordano… E poi, gradita sorpresa, che è correntista della suddetta banca non paga.

 

Ma non potevamo andar via senza rubare una ricetta napoletana. Una ricetta di cui s’ignora l’origine e la storia: la “genovese”. Infatti a Genova non la conoscono, ma fra le varie versioni dell’origine mi pare attendibile quella per cui fu inventata da un cuoco di corte francese, di Ginevra (Geneve), che alla famosa zuppa di cipolle francese aggiunse la carne. Non so se la storia sia vera, ma è vera la bontà di questo piatto, che molti invidiano, ma solo a Napoli lo sanno fare. Eccola.

Ziti alla genovese

LA GENOVESE

Ingredienti per 10 persone:

  • 1 kg e mezzo di carne di vitello, il girello.
  • Pancetta 1 etto
  • 2 gambetti di sedano
  • Una carota
  • 1 kg e mezzo di cipolle
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • Olio EVO
  • Un kg di penne o di ziti spezzati.
  • Parmigiano q.b.
  • Pepe q.b.

Preparazione:

In un tegame dal bordo alto fate rosolare la carne avvolta nella pancetta, poi aggiungete un po’ di sale e le verdure tagliate e proseguite per qualche minuto. Innaffiate con vino bianco e fate sfumare. Aggiungete le cipolle tagliate sottili e un bicchiere e mezzo d’acqua. Fate cuocere a fuoco basso, per tre ore, avendo cura di mescolare di tanto in tanto e di aggiungere acqua calda se occorre.

Dopo tre ore avrete una salsa densa, cui aggiungere pepe.

La carne va tagliata a parte e coperta da salsa, per il secondo.

Nel tegame versate la pasta che intanto avete cotto al dente, e a fuoco alto mescolatela con la salsa che si attaccherà all’amido e riempirà le penne, o gli ziti. Impiattate e spolverate con parmigiano e pepe.

Vino in abbinamento: vino bianco Coda di Volpe del Sannio.

 

L’indomani siamo pronti a partire da Palazzo Caracciolo con la nostra AUDI Q5, saluti e promesse di ritorno. Ma ci accorgiamo che quella strana chiesa con strane scale, quasi di fronte all’albergo, è aperta.

Scala di San Giovanni a Carbonara

Scopriamo che è San Giovanni a Carbonara, costruita dal 1339 al 1343. Di stile gotico, contiene anche le cappelle con le tombe dei Caracciolo. Le scale esterne furono fatte nel 1700 per raccordare il convento degli agostiniani, la chiesa al primo livello e quella superiore con le cappelle.

Interni di San Giovanni a Carbonara

 

Interni di San Giovanni a Carbonara

Da vedere, anche perché è un’opera d’arte semisconosciuta. Solo il caso ci ha portati a visitarla. Ce ne saranno di certo tante altre, le conserviamo per il prossimo weekend.

Print Friendly, PDF & Email