Weekend con gusto

IL MONDO IN UN BICCHIERE: TEQUILA, TUTTO IL FASCINO DEL MESSICO

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Dai templi aztechi ai deserti, dalle spiagge assolate alle feste dei campesinos, la tequila che è distillato di agave sintetizza colori, paesaggi e sapori di un Paese magico nell’immaginario collettivo

Di Micol Bonazzoli

Il Messico è uno dei Paesi più visitati al mondo. Le bellezze naturali e storiche sono tante: dalle rovine dei templi atzechi alle spiagge di Tuloum, dalle megalopoli come Mexico City e Cancun, dalla perla di Acapulco alle zone desertiche ai villaggi dei campesinos che traboccano di bar con musica, cibi piccanti e tequila.

Bevetela in qualsiasi parte del mondo ma la tequila accende, nel palato e nell’inconscio, innumerevoli immagini di quel Paese straordinario. Perché’ la tequila è lo spirito del Messico e la sua origine si intreccia con la storia delle popolazioni azteche, che abitavano il Paese prima dell’arrivo dei conquistadores di Cortez.

Come si produce

La tequila è un distillato ottenuto dalla fermentazione e distillazione dell’agave blu. Il processo produttivo prevede che le agavi Azul cresciute per 6 anni (spesso anche dagli 8 ai 12), al raggiungimento della maturità “sessuale”, vengano tagliate prima che incomincino a produrre il caratteristico stelo, alto anche 5 metri, con in cima il tipico fiore giallo.

I jimadores, contadini specializzati nel taglio delle agavi, eliminano le foglie esterne liberando così il cuore della pianta che assomiglia ad un gigantesco ananas o pigna chiusa che pesa dai 10 ai 50 kg. Queste pigne vengono ancora tagliate e cotte a vapore, in modo che gli zuccheri si possano liberare. Prodotta da oltre un centinaio di aziende con 130 brand diversi, la tequila messicana si suddivide in diverse tipologie: Premium, Mixto, Blanco, Joven, Reposado, Anejo, extra Anejo.

Qualche curiosità sulla Tequila

Prima dell’arrivo dei conquistadores spagnoli nel 1500 i sacerdoti consumavano succo di agave fermentato, per entrare in una sorta di trance necessario per “parlare” con Dio. Con gli spagnoli e la distruzione della casta sacerdotale e nobile, il consumo si diffuse fra gli strati più bassi della popolazione, mentre gli spagnoli non apprezzarono mai tale bevanda.

Nel 1753 viene fondata la “Antigua Cruz”, prima distilleria della storia che verrà chiusa non per suoi demeriti ma per decreto spagnolo nel 1785. Paradossalmente questo divieto, decaduto dieci anni dopo, permise di avere eccezionali acquaviti in vendita nei locali. Difatti le taverne non gettarono il distillato ma lo stoccarono dentro le botti in attesa di tempi migliori, cosa che si rivelò vincente per l’invecchiamento. La tequila ha avuto un successo planetario grazie al turismo americano ed europeo, che riversava ogni anno, lungo le coste assolate migliaia di vacanzieri in cerca di sole e divertimento.

Altro momento importante fu la Seconda Guerra Mondiale: poiché era impossibile approvvigionarsi di pregiati distillati dall’Europa e le industrie americane erano impegnate ad ottenere alcol per autotrazione e per il sostentamento dell’esercito, la tequila divenne il prodotto più consumato nei locali, specie di confine, per la mancanza di Bourbon e Gin.

Come si consuma la Tequila

Tradizionalmente in bicchieri piccoli, con sale e lime da spalmarsi sul dorso della mano e sulle labbra. A parte quelle invecchiate, da bere lisce, i cocktail a base di tequila hanno avuto un’importanza fondamentale per la diffusione del distillato negli Stati Uniti (da solo assorbe il 60% della produzione), e dunque per la preparazione di cocktail.

Tra i più famosi il Margarita, Tequila Sunrise e Long Island. Senza dimenticare i mitici chupitos, o tequila bum bum (con 1/3 di acqua tonica), sbattuti sul tavolo e inghiottiti tutto d’un fiato.

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