RENZO PIANO: IL RINASCIMENTO SOSTENIBILE DELLE PERIFERIE

Rigenerare le città e il territorio, a partire dalle periferie urbane: dal manifesto di Renzo Piano l’idea di un nuovo Rinascimento.

Bergamo, 24 gennaio 2015. Molti spunti interessanti nel convegno di Fondazione Italcementi: dagli esempi concreti di città che hanno saputo rigenerarsi alla riflessione sul indispensabile ruolo dell’innovazione nei materiali e nelle tecnologie per un nuovo rinascimento del Paese.

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L’Architetto Renzo Piano e una immagine del Convegno 

Rammendare le periferie attraverso la rigenerazione urbana, per un nuovo Rinascimento del nostro Paese. È partita dal manifesto di Renzo Piano (Senatore a vita per meriti architettonici) la riflessione promossa dall’annuale convegno di Fondazione Italcementi: Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. Sono sempre stato convinto che il grande tema per i prossimi decenni sono le periferie: sono stati centri storici negli anni ’60; subito dopo la guerra i centri storici venivano considerati come qualcosa da dimenticare, poi finalmente è stato chiarito che invece erano essenziali. E quella è stata una battaglia vinta in qualche maniera negli anni ’60, ’70, ’80 è diventato chiaro; oggi negli anni 2010, 2020, 2030, 2040, 2050, tutti questi anni, la grande scommessa sarà quella delle periferie. Le periferie sono la città che sarà, o che non sarà, è ma se non sarà saranno guai grossi, perché è lì che è la forza, l’energia delle città.

London_(Panorama)_(8162101805)_cropped_Steve CollisLondra – Foto: Steve Collis

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 Mediamente l’80, 90% delle persone vivono in periferia,  in tutte le città, e non c’è niente di male, se non che la  parola “periferia” è sempre associata al aggettivo  “degradato”, lontana, abbandonata, triste. E non è  immaginabile perché è lì dove le città hanno il loro  futuro, ed è la grande scommessa. La prima cosa  ovviamente da fare è non crearne di nuove, per la  semplice ragione che sono insostenibili. Si parla tanto di  sostenibilità, beh quella è la prima insostenibilità: non si  possono fare altre periferie. Allargare le città a macchia  d’olio, per esplosione, significa fare sostanzialmente dei  quartieri che poi devono essere serviti da strade, da  servizi, da impianti, dalla raccolta dei rifiuti, dalle  fogne, da mille cose per cui la città diventa insostenibile,  diventa dispersa, perde anche di forza. Questo è un  aspetto che è al tempo stesso, come dire, tecnica, cioè economica, ma poi anche umano, perché evidentemente a questo punto queste periferie continuano a essere periferie, periferiche per l’appunto, monofunzionali. Questa è la ragione per cui e non l’ho certo deciso io – l’economia stessa della terra, di tutti i paesi, ha deciso che non si possono continuare a fare nuove periferie. Anzi, quel che è successo, in molte città, Londra credo che sia stata la prima a dotarsi della cosiddetta “green belt”, cioè la “cintura verde”; cominciò ben prima di Ken Livingstone, poi continuò con Ken Livingstone, ma oggi è acquisita. Londra si è dotata di una cintura, di una linea verde tutta attorno alla città, oltre alla quale non si deve costruire, oltre alla quale la campagna resta campagna. Cosa vuol dire questo? Perché qualcuno lo interpreta come un’impossibilità di crescere? Questo è un errore.

Costruire sul costruito Basta capire che si deve crescere per implosione, non per esplosione, non facendo ancora altre periferie, ma completando il tessuto che già esiste, costruendo sul costruito, andando a occupare tutti quegli spazi che normalmente vengono definiti in inglese “brown field”, definiamoli spazi compromessi, spazi cementificati. Ecco, questa famosa cementificazione, abbiamo cementificato tanto. Bisogna smettere di farlo esternamente, ma possiamo trasformare tranquillamente molto cemento all’interno delle città in quartieri, in qualcosa di diverso, possiamo urbanizzarli. Questi luoghi sono come dei buchi neri all’interno delle città, sono le aree industriali dismesse, quelle ferroviarie dismesse, talvolta quelle militari, ce ne sono tante; nella mia carriera ne ho incontrati di tutti i colori, comprese quelle politiche, perché nel bel mezzo di Berlino c’era tutta l’area dismessa del muro di Berlino. E stranamente quello era proprio mittel, cioè il centro, il cuore di Berlino.

Cercasi bellezza E poi c’è un’altra cosa di cui voglio parlare ad ogni costo, perché, mentre dei centri storici nelle battaglie avvenute ormai negli anni ’60, ’70, ’80 del secolo scorso si parlava; i centri storici sono belli, sono direi fotogenici.

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Rio De Janeiro – Santa Teresa – Foto: Chensiyuan

Le periferie non sono fotogeniche; si dice che sono brutte, e non è vero. Le periferie talvolta godono di una bellezza per la quale non sono state costruite. Sono state fatte male, sono state fatte senza affetto, quasi con disprezzo talvolta. E, nonostante ciò, c’è una bellezza che riesce a spuntar fuori; e non è solo la bellezza umana degli sguardi dei ragazzini, e questo è molto romantico, è proprio una bellezza dovuta al fatto che ci sono degli orizzonti, che c’è una bella luce; la natura spesso aiuta. Almeno questo, perché è chiaro che, mentre in città gli spazi verdi sono pochi, nella periferia possono essere molti di più, il verde può aiutare. E quindi c’è questa interessante avventura alla quale assisteremo nei prossimi 50 anni – se riusciamo a smettere di fare nuove periferie – di trasformare quelle che ci sono in luoghi felici, luoghi belli e in luoghi urbani, in città. E dare ai centri urbani delle funzioni che non sono solo quelle dello shopping centre: perché a questo punto sono diventati spesso, stanno purtroppo diventando sempre di più dei luoghi di consumo, molto chic, molto snob, ma dei luoghi di consumo. E questa è la via della scommessa e, altro piccolo dettaglio, se evitiamo di ampliare ancora ulteriormente le periferie, questo significa che la campagna al di là della linea verde non troppo immaginaria ci deve essere davvero sui piani regolatori; la campagna continua a essere campagna, se no questo luogo di confine tra la città, la periferia, la campagna diventa qualcosa di impossibile, perché non è più città, ma non è ancora campagna. Non è più niente, ha perso tutti i valori. E per questo poi è degradata. È degradata fisicamente, moralmente, perché non è più niente. Bisogna avere il coraggio di stabilire che fino ad un certo punto la città è città, ci sono i servizi, poi la campagna torna a essere campagna, e specialmente in un paese come il nostro, dove, se non si fa così, consumiamo il territorio a un ritmo assolutamente folle. Ecco, quindi vorrei sfatare la teoria per cui questo ragionamento impedisca alle città di crescere. No, gli consente di crescere, ma secondo una crescita sostenibile.

 




FIORI IN-NATURALI

Siamo ancora sicuri di poter distinguere con certezza tra ciò che la natura crea e le modificazioni corporee e genetiche, che sempre più spesso industria e scienza introducono nell’ambiente e negli essere viventi?

Questo è stato il punto di partenza per la riflessione “artistica” di Claudia Botta*, da cui è scaturito il Progetto “In-naturale”. Come racconta l’artista: “In-naturale si basa sulla manipolazione e modificazione di fiori veri, ai quali sono state aggiunte o sostituite alcune parti, anche mediante l’inserimento di oggetti completamente estranei alla natura. Il risultato è stato poi fotografato per documentare e fissare nel tempo queste microsculture.

Gli interventi attuati, spesso sono quasi impercettibili a prima vista, ma una didascalia indica e svela tutti gli “ingredienti” utilizzati  e ciò impone allo spettatore uno sguardo più attento. A questo punto, appare chiaro che esiste una contraffazione del fiore, realizzata attraverso l’uso di materiali artificiali, che sono tranquillamente colti come naturali nonostante l’immagine fotografica sia notevolmente ingrandita. Ne nasce uno stupore, ma anche il disagio di fronte ad una perdita, constatando quanto ci si sia allontanati dalla natura, tanto da viverla superficialmente e in modo scontato, non distinguendo oramai più ciò che è vero da ciò che è finto, ciò che è mutevole da ciò che è inerte.”

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Sterlizia reginae (bird-of-paradise), ossa di pollo, aglio verniciato

 

Il reame del nato (tutto ciò che è natura) e il reame del prodotto (tutto ciò che è costruito dall’uomo), si stanno trasformando in una cosa sola. Le macchine assumono connotati biologici, e ciò che è biologico diventa meccanizzato. L’ingegneria genetica, le nanotecnologie, la biochimica, sono alcuni esempi di questa realtà. Le nostre vite sono oggi totalmente pervase da un insieme di elementi, la cui presenza ci sfugge completamente: composti chimici, nuovi materiali, molecole di sintesi, organismi trasformati geneticamente, nuovi sensori, protesi, microprocessori, campi elettromagnetici e tutto questo all’insegna dell’immaterialità e impercettibilità, perché questa miniaturizzazione e microscopizzazione, il più delle volte si generalizza a nostra insaputa. Su questa idea di una nuova relazione creativa tra artificiale e naturale, lavorano già molti artisti tra i quali Orlan, Stelarc, Kac, ecc… ed è su questi concetti che si basa il lavoro di “ibridazione dei fiori” di Claudia Botta. “…Con grande ammirazione verso i tutti i pittori di nature e morte e fiori, che con suprema maestria riproducevano sulla tela attraverso una tecnica straordinaria, la naturalezza di ciò che ritraevano, ho iniziato a ricercare quali colori e quali materiali potessi usare per  riprodurre alcune parti esistenti in natura; agendo come un apprendista di bottega che copia il Maestro, prima di fotografare. Nonostante prediliga l’aspetto simbolico della pittura, ho scelto la fotografia, perché restituisce più fedelmente la realtà, dando ad una natura morta, un’ulteriore valenza di morte, tema questo, che ho sempre trattato in tutto il mio percorso artistico.”

“La natura è bella quando ha l’apparenza dell’arte, e a sua volta l’arte non può essere chiamata bella se non quando noi, pur essendo consci che è arte, la consideriamo come natura” (Kant).

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Iris, coriandoli da bagno

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Beassica Oleracea, tessuto di cotone, colori, scotch, vinavil

 

(*) Claudia Botta, Bioartista e Docente presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano 




DI CAPRIO IN DIFESA DEL LUPO AMERICANO

Dopo il film documentario sul tema del riscaldamento globale, “The 11th hour” che nel 2007, che negli States aveva dato vita ad un vero e proprio movimento attivista per la sensibilizzazione rispetto ai temi del riscaldamento globale, Leonardo Di Caprio avvia un nuovo bellissimo progetto in difesa del pianeta.

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Nel 2014 ha infatti annunciato la prossima produzione del “American Wolf”, un flm-inchiesta che racconta le vicende di una famosa lupa alpha del Parco di Yellowstone, che in seguito alla esclusione dei Lupi dalla lista delle specie a rischio venne uccisa dai cacciatori subito fuori dal parco.

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Tiger_in_the_waterTra le numerose iniziative di Leonardo Di Caprio in difesa dell’ambiente ricordiamo inoltre:

– a novembre 2013:  in occasione del Historic Global Tiger Summit, la donazione di 3 milioni di dollari da parte della , in favore del World Wildlife Fund (WWF).  Una coraggiosa iniziativa volta a contrastare il bracconaggio di questa specie protetta in Nepal, con lo scopo di raddoppiare il numero delle tigri nepalesi  entro il 2022 (prossimo anno cinese della tigre).

– a settembre 2014: viene annunciata la joint venture tra l’attore e il team di FormulaE Venturi Automobiles di Monaco, monoposto  simili alle  Formula uno, che  corrono nel primo campionato FIA, basato su auto esclusivamente elettriche.

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ACQUE REFLUE=ENERGIA!!

In Norvegia alcuni ricercatori sono riusciti ad alimentare una cella a combustibile utilizzando batteri.

Il “carburante” utilizzato deriva da acque reflue e i risultati di questo processo sono goccioline di acqua purificata ed elettricità. La cella a combustibile biologica è alimentata da processi interamente naturali, con l’aiuto di microrganismi viventi.

Si tratta di un processo ecologico per la depurazione delle acque di scarto provenienti da processi industriali e simili, capace di generare anche piccole quantità di energia elettrica, sufficienti per alimentare un piccolo ventilatore, un sensore o un diodo luminescente.

In futuro, i ricercatori sperano di sviluppare questa metodologia per la produzione di energia, in modo da poterla utilizzare anche per alimentare il processo di purificazione dell’acqua, che comunemente si svolge in numerose fasi, con diversi passaggi di decontaminazione meccanica, e conseguente dispendio di energia.

Oggi l’impianto dimostrativo ideato dal Biologo Netzer e dall’Elettrochimico Colmenares è attivo e funzionante. In poche parole, questo tipo di cella a combustibile funziona perché i batteri consumano i materiali di scarto trovati nell’acqua, spiega il ricercatore SINTEF Luis Cesar Colmenares: “Mentre mangiano, i batteri producono elettroni e protoni. La tensione che nasce tra queste particelle genera energia che noi possiamo sfruttare. L’acqua si purifica in quanto i rifiuti contenuti nelle acque reflue (materiale organico) vengono consumati e quindi rimossi”.

“La nostra sfida è stata quella di trovare i batteri che meglio possono attivare questo processo di purificazione dell’acqua,” dice Netzer. “Per cominciare,abbiamo dovuto trovare un batterio che è non stato solo in grado di consumare i prodotti di scarto nell’acqua, ma anche capace di trasferire elettroni ad un elettrodo di metallo”.

I reflui utilizzati derivano dal Caseificio locale Tine e sono ricchi di acidi organici, ideali per questo tipo di processo. “Al momento, non stiamo parlando di produrre grandi quantità di energia”, dice Netzer, “ma il sistema è molto interessante perché i processi di depurazione dell’acqua, con le attuali tecnologie, sono molto energivori.

Articolo tratto da sciencedaily.com

Foto: Böhringer Friedrich (commons.wikimedia.org)




CON LA TESTA TRA LE FRONDE

Passare un weekend o una vacanza immersi nella tranquillità di un albero può essere davvero la realizzazione di un sogno per un bambino, e una sicura occasione di divertimento e serenità anche per un adulto o una coppia.

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Immagine: Hilary Green copyright – Wikimedia commons

Diversi film hanno rappresentato questi luoghi della fantasia, come “Zeppelin, la casa sull’albero” di Lasse Glomn, del 1981. Questo sogno può ora essere realizzato con una spesa contenuta. Infatti diversi sono i siti, come ad esempio iha.com, piuttosto che airbnb.com, che tra le proposte di luoghi insoliti per vacanze offrono, sia in Italia che in Europa, sistemazioni simili. Esistono anche ostelli, come il Kadir’s Tree Houses in Turchia, a pochi passi dalla stupenda o dalla spiaggia di Olympos, sulla costa di Antalya.

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Immagine: Kadir’s Tree Houses

Una delle nuove sfide della Bioarchitettura di avanguardia, consiste proprio nella realizzazione di sistemi innovativi di alloggio, altamente sostenibili, sospesi tra gli alberi. Ciò può condurre a favolosi progetti, in tutti i sensi. In Italia interventi simili, sono al momento ostacolati da un buco legislativo e allo stesso tempo, la loro realizzazione senza titolo abilitativo può comportare sanzioni e l’obbligo di demolizione.

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Immagine: Satheesan.vn copyright – Wikimedia commons
Immagine di copertina: flickr.com/photos/emdot/9672473 copyright – Wikimedia commons

Le case sugli alberi possono anche essere un luogo simbolico di protesta per gli ambientalisti, infatti è oramai di uso comune il “Tree sitting”, cioè il protestare stando seduti su piattaforme sospese tra gli alberi a grandi altezze, per opporsi ad esempio ad interventi di disboscamento, piuttosto che alla realizzazione di strade in area di rilevanza ambientale, ecc…

Julia Butterfly Hill, nota ambientalista, come descrisse nel suo libro “La ragazza sull’albero” (Editore Corbaccio), occupò una sequoia in California per 738 giorni, con lo scopo di salvare l’albero. Visse infatti per due anni e otto giorni a 60 metri dal suolo, su due piattaforme da 3 mq. sulle quali scrisse il suo romanzo.

 

 

 

 




SI PUO' MISURARE IL GRADO DI SOSTENIBILITA' DI UN AUTO?

LifeGate e Gente Motori hanno elaborato una scala di valori che può essere applicata ad ogni auto, si chiama Mobility Revolution.

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La scala Mobility Revolution, permette di quantificare l’impatto che ogni auto può avere sull’ambiente, in base alle sue caratteristiche. Il punteggio, espresso in centesimi, è dato da 5 indicatori: ambiente, risparmio, innovazione tecnologica, serenità di guida.

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La quantità di co2 emessa è espressa in numero di foglioline. Le auto che hanno emissioni inferiori a 50g.co2 per km, hanno 6 foglioline e da li a scendere fino ad una fogliolina, il pessimo voto delle vetture che emettono più di 131g. co2 per km.

Attraverso l’applicazione on line “Road app”, in pochi secondi è possibile confrontare due auto in base ai 5 indicatori di Mobility Revolution.
Questo è il link: http://www.lifegate.it/road-app

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Il Manifesto della Mobility Revolution

Il World Business Council for Sustainable Development definisce così la mobilità sostenibile: “Significa dare alle persone la possibilità di spostarsi in libertà, comunicare e stabilire relazioni senza mai perdere di vista l’aspetto umano e quello ambientale, oggi come in futuro”.
Oggi la mobilità sostenibile è un modello ideale, un obiettivo, una prospettiva che incentiva le migliori energie, lo sviluppo sostenibile, l’innovazione. Perché sostenibilità significa rispetto per l’uomo e per l’ambiente, risparmio, benessere personale, informazione.
Se anche tu senti l’esigenza di un ambiente più sano, vivibile, di automobili più in linea con le tue esigenze e aspirazioni, di tecnologie sempre più al servizio di una migliore qualità della vita, aderisci a Mobility Revolution. LifeGate propone un ‘manifesto’ Mobility Revolution: scegli in quale punto ti riconosci di più, e condividilo con noi.
http://www.lifegate.it/imprese/progetti/mobility-revolution

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Mobilità a impatto zero e un’altra applicazione on line che permette invece di capire, tramite l’inserimento di pochi dati, qual’é l’impatto dei nostri spostamenti in termini di produzione di co2 e ci offre la possibilità di creare una compensazione.
http://www.lifegate.it/mobilita-a-impatto-zero

 




ECCO ALCUNI OGGETTI CHE PROBABILMENTE TRA 10 ANNI NON USERETE PIU’

Vi starete domando quali tra gli oggetti che usate quotidianamente sono destinati a scomparire? Eccone alcuni:

LE CHIAVI:

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Un oggetto simbolico: dare le chiavi di casa o dell’auto al figlio per sancire la maturità, al proprio fidanzato o fidanzata, qualcosa da desiderare, possedere e legare a un oggetto come un portachiavi. Qualcosa da perdere, che non si ricorda mai dove sono state posate, dimenticatevi tutto questo, tra qualche tempo questo oggetto che ha fatto la sua storia scomparirà, probabilmente basterà un’impronta digitale o una retina nel visore d’ingresso. E’ decisamente un oggetto che è destinato a scomparire.

 I CD:

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Esiste una statistica sul tempo che abbiamo sprecato nella nostra vita, sommando secondi che diventano ore, giorni. Pare si buttino settimane sbagliando strada, mesi aspettando mezzi di trasporto, e quasi un’ora è andata sprecata nel tentativo di spacchettare i cd. Sigillati e impossibili da aprire. Ormai la vita del cd è destinata a morire, per ora ci sono ancora un po’ di sopravissuti ma hanno i giorni contati. Se un’indomani dovremo rimpiangere qualcosa quelli saranno i vinili.

 

LE LIBRERIE:

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Lentamente stanno lasciando un vuoto incolmabile alle pareti del salotto, quelle dove veniva esposto il nostro grado di cultura. E’stata l’Ikea a sancire l’inizio della fine delle librerie. Per anni immancabile in tutte le case ora lentamente sta scomparendo per lasciare posto a un kindle, a un kobo o a un qualunque dispositivo dallo spessore di un portafoglio magari appoggiato su qualche ultima mensola a ricordare agli ospiti che qui si legge. E alla parete? Semplicemente il muro.

 

LE MONETE:

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Anche le monete ormai hanno i giorni contati. Rimarrà qualche banconota per i patiti del genere che starà ai pagamenti elettronici come ai pagamenti elettroinici come il vinile al download. I pagamenti avverranno tramite un app che detrarrà dal conto la somma con un bip.

 LE SIGARETTE:

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Hanno tentato in tutti i modi di sostituirla ma i tabagisti accaniti sono sempre tornati da lei dalla sigaretta. Ci hanno provato con la sigaretta eletrronica ma dopo qualche settimana in cui si vedevano in giro improbabili coppie con pipette e caricatori in tinte abbinate, la novità e andata in fumo. Non le cancellerà la volontà né la tecnologia, lo farà la legge in nome della salute pubblica.

 

GLI ASSEGNI:

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Spariranno anche loro: gli assegni come hanno fatto prima di loro quelle varianti in scala che furono i miniassegni. Qualcuno li collezionerà sperando che un giorno valgano qualcosa ma alla fine come le banconote, saranno solo carta straccia.

IL CELLULARE:

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Dirlo ora sembra assurdo ma un giorno diremo addio anche a lui al nostro amato cellulare. Come sembrava impossibile la sua esistenza e onnipresenza cinquant’anni fa eppure ora fa parte della nostra vita in ogni singolo momento della giornata. A quanto pare il nostro amato dispositivo è destinato non a sparire ma a trasformarsi diventando chissà quale diavoleria da mettere a parete, in tasca al polso.

 

 

 

 

 




KLIMAHOUSE 2015, IL MEGLIO PER L'EFFICIENZA ENERGETICA

29 gennaio – 1 febbraio 2015 – Fiera Bolzano – Piazza Fiera 1

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Anche quest’anno vi è l’immancabile appuntamento con una interessantissima fiera, portavoce di una cultura del vivere consapevole, che bene rappresenta gli aspetti più innovativi nel settore edilizio in fatto di materiali, impianti, sostenibilità e risparmio energetico.

Giunta alla sua decima edizione, Klimahouse 2015 è la vetrina per oltre 400 aziende che espongono le ultime novità nei prodotti e nei servizi più all’avanguardia del settore.

Propone un ricco programma di appuntamenti formativi: congressi, convegni, workshop, seminari mostre e visite guidate, utili e stimolanti sia per i tecnici, che per i privati.

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Occasione anche per visitare una bellissima città e per chi volesse approfondire, vi è la possibilità di visitare le numerose realizzazioni all’avanguardia in fatto di sostenibilità. Klimahouse, infatti già da alcuni anni offre il Klimahouse City Parcour, una vera e propria “living experience”, dedicata a tutti i visitatori della fiera, in particolare a famiglie e privati, che possono accedere ad abitazioni energeticamente riqualificate secondo gli standard CasaClima. Gli inquilini illustrano personalmente ai visitatori gli interventi di risanamento, raccontando le sfide affrontate, i costi sostenuti e soprattutto il modo in cui è cambiata la qualità di vita in termini di comfort abitativo e di risparmio energetico.

Esistono inoltre gli “Enertour”, interessanti escursioni alle più moderne architetture altoatesine.

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In programma 16 visite guidate sul territorio a edifici nuovi costruiti secondo alti standard di efficienza energetica e a edifici riqualificati energeticamente secondo gli standard CasaClima.

https://enertour.bz.it/it/news-it/nuovo-programma-enertour-per-klimahouse-2015-2013-iscriviti-adesso

Visto il successo riscontrato l’anno scorso, ritorna Go to Klimahouse per i visitatori che desiderano godere di una visita in fiera in pieno relax senza preoccuparsi dell’organizzazione del viaggio e dell’intera giornata. Klimahouse, offre un servizio  agevolato “all inclusive” comprensivo di trasferimento in pullman da diverse città del nord Italia, Italia (Milano, Bergamo, Brescia, Bologna, Mantova, Verona) con ingresso ai padiglioni espositivi e visita guidata al quartiere ecosostenibile “Le Albere” di Trento, progettato da Renzo Piano Building Workshop.

Nei giorni centrali della Fiera, Venerdì 30 e Sabato 31 Gennaio, saranno presenti tre ospiti d’onore: l’Arch. Mario Cucinella con il suo intervento “Architettura sostenibile: un cambiamento rivoluzionario”, il Prof.Dr.Wolfgang Feist, precursore internazionale delle Case Passive e l’Architetto Chiara Tonelli, professore all’università ROMA TRE.

Come arrivare a Klimahouse

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In auto:

– Autostrada Brennero A22, uscita Bolzano Sud.
– Strada statale SS 12 da Trento e Brennero.
– Strada statale SS 38 da Passo Resia.
– Superstrada MeBo Bolzano – Merano.
– Seguire sempre le indicazioni “Fiera – Messe”

In treno:

– Stazione Centrale di Bolzano-Bozen (in centro a Bolzano a 2,5 Km dalla fiera).

– Stazione di Bolzano Sud-Fiera, sulla linea Bolzano – Merano (informazioni e orari)

In aereo:

– Aeroporto di Bolzano a 1,5 Km dalla sede di Fiera Bolzano.
ABD Airport Bolzano Dolomiti
Airport Verona, a 1 ora e 15 minuti d’auto da Bolzano
Airport Innsbruck, a 1 ora e 30 minuti d’auto da Bolzano
http://www.fierabolzano.it/klimahouse

 




ARRIVA L’APP SONGKICK, NON VI PERDERETE MAI PIU’ UN CONCERTO

Se anche voi siete amanti delle musica e dei concerti, l’arrivo del nuovo anno vi regala un app grazie alla quale non vi perderete mai più un concerto del vostro cantante preferito o della vostra band. Si chiama songkick, ed è la app ufficiale di uno dei siti migliori per cercare eventi in tutto il mondo.

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Dalla app si possono cercare i concerti in base alla location: selezionate diverse città, cliccando sulla città compaiono i concerti previsti per i prossimi mesi, divisi per giorni. Nella sezione Artist invece compaiono i cantanti “trackati” ovvero quelli seguiti. Effettuando la sincronizzazione con Facebook e con la propria Music Library, la app riconosce i nostri artisti preferiti e automaticamente li inserisce in questa sezione, ma si possono poi aggiungere manualmente tutti gli altri. E non ci sono solo i big,  ma anche band più sconosciute. Se un cantante o una band sono in tour compare la bandina rosa “on tour” e cliccandola compare l’elenco delle date del tour.

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Se invece non sono ancora previste le date dei concerti di un artista, la app le segnalerà non appena disponibili. Infine la sezione Concerts raggruppa i concerti a cui parteciperai (I’m going) o a cui vorresti partecipare (I might go) e rimanda ai link per comprare i biglietti. La app è gratis per iOS e Android.




IL TAR RIAPRE VENEZIA ALLE GRANDI NAVI

Le polemiche che ormai da tempo infuocano l’Italia e in modo particolare i veneziani sul passaggio di quei “palazzi galleggianti” nel bacino di San Marco per ora sembrano appianate. Infatti in teoria se oggi la nave passeggeri più grande del mondo passasse per il canale della Giudecca o di San Marco avrebbe tutte le carte in regola per passare.

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Con la sentenza depositata il Tar sancisce che è illegittimo alle grande navi i limiti voluti a dicembre 2013 dalla capitaneria del Porto di Venezia, ma tutto questo in teoria appunto perché le grandi compagnie di crociera a causa dei problemi sollevati, hanno scelto altri scali per il 2015 come Grecia, Trieste o Genova. Le compagnie potranno riportare davanti a Piazza San Marco le grandi navi a partire dal 2016.

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Unico modo per risolvere la questione ed evitare la deregulation è realizzare in tempo un percorso alternativo: una delle ipotesi sarebbe quella di utilizzare il canale Contorta ma per renderlo praticabile sono necessari lavori che richiedono lunghi tempi. Il Tar ha annullato lo stop alle grandi navi sulla base di tre principi chiave: il primo riguarda i rischi ambientali che i divieti di transito avrebbero dovuto contenere, i quali non sono stati qualificati e non sono valutabili perché sono solo presunti. Il secondo ha a che fare con le vie di comunicazioni alternative senza le quali il divieto non poteva essere applicato.

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L’ultimo è il difetto assoluto di istruttoria, poiché non è stata svolta alcuna valutazione degli interessi pubblici e privati interessati dai divieti. Molte le razioni critiche al provvedimento: Legambiente evoca “lo spettro di incidenti” che in un ipotetico caso potrebbero essere di dimensioni inimmaginabili. Una cosa è certa, la discussione sul passaggio delle grandi navi è destinata a tenere banco ancora a lungo.




LETTURE GREEN

Oggi vi vogliamo consigliare questo libro di Armando Pezzarossa  “Di roccia e di acqua”, che ci racconta l’Adamello. Armando Pezzarossa è un fotografo GREEN, della natura incontaminata, vive attualmente a Milano e si occupa da oltre vent’anni di fotografia naturalistica e commerciale nonché di progetti di conservazione della natura. Ha collaborato con diversi Parchi e Riserve. Dal 1994 al 2001 ha gestito l’oasi WWF dei Ghirardi in provincia di Parma.
Nel 1996 ha pubblicato il volume Silva Arimannorum;
nel 2009 ATMOSFERE – le stagioni al Campo dei Fiori;
nel 2011 ATMOSFERE D’ACQUA – Varese land of lakes.
Gli ultimi due come coautore con Alessia Susani.”
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Scheda libro
“Di roccia e di acqua”
126 pagine – colori
Formato A4
Italiano/inglese
32,00 euro
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2014 Editoriale  Jouvance (Milano)
isbn 9788878014695
Via Monfalcone,  17/19 20099
Sesto San Giovanni  (MI)
Phone: +039 0289403935
email:: info@jouvence.it
Www.jouvence.it

 

PREFAZIONE

“Quando ho iniziato questo lavoro conoscevo l’Adamello solo dalle cronache storiche e da qualche escursione effettuata molti anni prima sul versante trentino. Poi sono entrato nelle sue valli, ho scoperto le sue altezze e, poco alla volta, questo massiccio è diventato per me un posto familiare e ospitale. Ho scoperto una montagna che forse, ancor più di altre, merita di essere vissuta con calma e oserei dire in contemplazione, senza l’ansia di arrivare per forza da qualche parte. Questo grande massiccio dona emozioni ad ogni angolo, a patto però di “fermarsi” a osservare. Il viavai delle nuvole attraversate dai raggi del sole, i profili seghettati delle creste, le ombre delle foreste di larici e abeti, lo scorrere incessante di torrenti e cascate sono condizioni certo ricorrenti in montagna, ma che sull’Adamello assumono un significato “superiore”, complice la memoria della grande guerra bianca, che su queste montagne ha vissuto una delle sue pagine più cruente. Forse la mia storia di fotografo naturalista mi ha favorito nel coglierne i valori, nel leggerne e interpretarne, a mio modo, alcuni dei suoi contenuti
fondamentali. Ho quindi cercato di trasformare la mia percezione in immagini che potessero far vivere in altri, almeno in parte, le sensazioni vissute personalmente. Infine la scelta del titolo, “Di roccia e di acqua”…In questi due elementi, nel loro perpetuo interagire, è racchiusa l’essenza dell’Adamello. Neve, ghiaccio e pioggia lavorano queste montagne da milioni di anni, ingentilendone i tratti più aspri, ma rispettandone il rigore. Di questo equilibrio di forze primordiali, che suscita sgomento e rispetto, ho voluto raccontare l’incomparabile, talvolta minimale, bellezza.
Armando Pezzarossa”




MILANO VERDE VINCE CON IL BOSCO VERTICALE!

Milano diventa verde e vince con il bosco verticale!

Milano si fregia di un primato: quello di avere il grattacielo più bello del mondo, il bosco verticale. E finalmente troviamo un pò più di verde anche nel duro grigio dei grattacieli. Si tratta di due edifici, uno alto 80 metri e l’altro 120, rispettivamente da 19 e 27 piani, che ospitano 111 appartamenti, di cui finora è stato già venduto il 60 per cento. Nel bosco verticale gli appartamenti , con tagli da 70 a 500 metri quadrati e prezzi da uno a dieci milioni di euro, sfoggiano un giardino verticale con ben 800 alberi con altezze comprese fra i tre e i nove metri, 11 mila sempreverdi e tappezzanti e 5.000 arbusti per un totale di 17 mila piante di oltre cento specie diverse. In buona sostanza Milano ricrea letteralmente un bosco in città di 20 mila metri quadrati ma proiettato in altezza.

BOSCO VERTICALE

E Milano verde così vince! Infatti questo bosco in altezza ha decretato la vittoria dei due grattacieli nella votazione dei giurati del museo di architettura di Francoforte che hanno consegnato, lo scorso 19 novembre, l’International Highrise Award, il premio biennale come miglior architettura urbana da almeno cento metri d’altezza. I due edifici, disegnati dagli architetti Gianandrea Barreca, Stefano Boeri e Giovanni La Varra di Boeri Studio, ha superato il De Rotterdam di Rem Koolhaas, due palazzi di Jean Nouvel a Sydney e Barcellona e altre costruzioni finaliste di un concorso che vedeva in lizza oltre 800 edifici in tutto il mondo.

All’architetto Boeri sono arrivate anche le congratulazioni del sindaco di Milano Giuliano Pisapia…”complimenti”, ha affermato il primo cittadino, “ premiata anche Milano”. 

Milano verde vince con il bosco verticale!




MERCEDES CLASSE B: NUOVE FORME CON DIESEL, METANO O ELETTRICHE

Nuove forme per la Mercedes Classe B con l’ampia gamma diesel, metano o elettrica! Nata nel 2011 con un forte salto generazionale rispetto alla precedente, elegante ma non troppo decisamente monovolume e con oltre 350mila esemplari venduti, la nuova Classe B, appena rinnovata e in consegna da fine novembre 2014, si è evoluta nelle forme, inventando una categoria con nuove forme per aerodinamica, eleganza e praticità. Perché, riconosciamolo, le ultime creazioni della Stella in quanto a coraggio di innovare non hanno mezzi termini.

classe b ok

L’ultimissima Mercedes Classe B, ha aspetto ancor più dinamico e sportivo (l’aerodinamica è vincente, con Cx di 0,25), con interni più esclusivi e tecnologici. “Classe B si presenta oggi sotto una veste nuova e nella sua forma migliore”, ha dichiarato Ola Källenius, responsabile vendite Mercedes-Benz Cars, “Classe B è la soluzione ideale per tutti coloro che cercano in un’automobile praticità, comfort e sicurezza e, allo stesso tempo, non vogliono rinunciare a sportività e dinamica di marcia”. Abitacolo funzionale e curato, con grande display da 8″ sospeso al centro della plancia; sicurezza con frenata autonoma in caso di rischio d’impatto. Ricca la gamma, con quattro motori diesel e altrettanti a benzina: da 24.410 euro (B180) a 37.357 (B250 4Matic Automatic), anche a metano B 200 Natural Gas Drive ed elettrica Classe B Electric Drive; allestimenti Executive, Sport e Premium. www.mercedes-benz.it

INTERNO CLASSE B

Mercedes Classe B 220 CDI 4Matic

Dimensioni: 439/179/156 cm

Potenza: 177 Cv a 3.600 giri/minuto

Coppia: 350 Nm da 1.400 giri/minuto

Velocità massima: 220 km/h

0-100 km/h: 8,3 secondi

Consumo medio: 5,0 l/100 km (20 km/l)

Emissioni di CO2: 130 g/km




CON UN CLICK IL MONDO CAR2GO E’ SUL TUO CELLULARE

Car2go è pronta per il cellulare: un click e il suo mondo è mobile!

Car2go, la più grande società di car sharing mondiale in continua e rapida crescita, annuncia oggi il lancio dello Smartphone Based Rental, una funzionalità aggiornata della app che consente agli utenti non solo di cercare e prenotare un veicolo car2go, ma anche di dare inizio al viaggio attraverso il cellulare. A partire da oggi, quindi, la possibilità di attivare un noleggio tramite un click da Smartphone rappresenta un’alternativa alla membercard, che è stata, fino ad ora, l’unico modo per accedere alle smart car2go e per terminare il viaggio.

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L’accesso via Smartphone permette di sbloccare in un click la car2go e di dare avvio al proprio viaggio come accadeva prima con la tessera personale, che i clienti possono tuttavia continuare ad utilizzare se preferiscono. Per usufruire del noleggio tramite Smartphone, è necessario effettuare prima l’aggiornamento dell’App per dispositivi iOS e Android.

Per iniziare il viaggio:

  1. Arriva al tuo veicolo car2go
  2. Seleziona la smart sulla app car2go per Smartphone
  3. Clicca sui dettagli del veicolo
  4. Clicca su “Inizia Noleggio” per cominciare il tuo viaggio

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Per terminare il noleggio:

  1. Clicca su “Termina Noleggio” sullo schermo del navigatore nel veicolo car2go
  2. Posiziona la chiave della smart nel rispettivo lunotto
  3. Chiudi tutte le portiere e dopo 15 secondi il veicolo si chiuderà in automatico

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Maggiori info sull’app e sugli step per la procedura di avvio e chiusura del noleggio al link:https://toolbox.car2go.com/index.php?id=480&L=3

car2go è oggi presente in 29 città tra Europa e Nord America con più di 900.000 clienti che hanno a disposizione circa 12.000 automobili (1.250 delle quali elettriche) per un totale di più di 27 milioni di noleggi. Ogni 2 secondi nel mondo ha inizio un noleggio con car2go. La storia di car2go è una storia unica di movimento e libertà che rende il trasporto in città più facile ed ecologico.

Ulteriori informazioni su :
www.car2go.com




AUDI Q3: NUOVA FACCIA, STESSA RAZZA MA CON MENO CONSUMI

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Qualche ritocco anche alle Q3 con motori a quattro cilindri, tutti turbo con iniezione diretta: tre TFSI a benzina, e altrettanti TDI a gasolio, che contemporaneamente limitano anche le emissioni: assortimento motoristico da 1.4 a 2.0 litri con potenze da 120 a 220 CV. E un paio riescono a conseguire la “certificazione” ambientale “Audi ultra”, riservata alla migliore efficienza.

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La nuova Audi Q3 conferma maneggevolezza e stabilità, aumentando anche il comfort, il pregevole sistema Audi drive select consente al guidatore di selezionare le configurazioni dell’auto, che con le sospensioni attive opzionali, riguardano anche l’assetto. Da Comfort ad Auto, da Efficiency a Dynamic: e per chi guidasse in montagna, su neve, o anche fuori asfalto, la frenatura automatica in discesa è disponibile a richiesta.

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Oltre la tecnologia, i contenuti della nuova Q3 rimarcano la personalità da compatta premium: i designer hanno perfezionato la linea da coupé con il caratteristico portellone avvolgente, enfatizzando la larghezza di frontale e coda, con maggior personalità. Nuova la calandra “single frame” che appare più scolpita e si collega alle luci con maggior effetto tridimensionale. Queste, offrono gruppi anteriori xeno plus con luci diurne led di serie, in opzione l’alternativa full led, con maggior potenza luminosa ed efficienza, abbinate agli indicatori di direzione dinamici: una freccia che scocca indicando in sequenza la direzione, in due soli decimi di secondo.

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Sicurezza evoluta, con assistenza alla frenata in caso di collisione multipla di serie, tra gli optional più importanti Audi side assist, che tramite un indicatore a led ai retrovisori laterali segnala la presenza di un veicolo nell’angolo cieco o in rapido avvicinamento da dietro, Audi active lane rileva tramite videocamere le linee di demarcazione e interviene con lievi impulsi sullo sterzo per aiutare il conducente se il veicolo si avvicina troppo alle linee e non si attivano preventivamente gli indicatori di direzione, il riconoscimento dei limiti di velocità, basato su telecamere, riconosce anche i divieti di sorpasso e li mostra in forma grafica nel display.

Audi Q3 011

Infotainment con MMI navigation plus, Audi connect con wi-fi integrata per i passeggeri che possono navigare o sfruttare servizi e-mail, con alcuni servizi per il conducente, come Audi music stream per l’ascolto delle web radio, informazioni sul traffico on-line e navigazione con Google Earth e Street View.

Audi Q3 014

Allestimenti design e sport, più i pacchetti S line, S line exterior, Audi exclusive design package e Audi exclusive exterior design package. In consegna da febbraio (un paio di mesi più avanti la RS Q3), con prezzi da 31.900 euro (1.4 TFSI con trazione anteriore), 34.800 (2.0 TDI 150 CV quattro) a 43.200 (2.0 TFSI 220 CV quattro), mentre i prezzi di RS Q3 saranno comunicati in seguito.Dedicata a chi voglia un’auto di qualità, dall’immagine raffinata, guizzante in città e in montagna, con contenuti da vera Audi. Alternativa, molto diversa e personale, a Bmw X1 e Mercedes GLA, conferma personalità e il successo che la rende la più apprezzata del segmento.

www.audi.it

Audi Q3 2.0 TDI quattro

Dimensioni: 439/183/160 cm

Potenza: 150 CV a 4.000 giri/min

Coppia: 340 Nm da 1.750 giri/min

Velocità massima: 204 km/h

0-100 km/h: 9,3 secondi

Consumo medio: 5,1 l/100 km (19,6 km/l)

Emissioni di CO2: 134 g/100 km