Un weekend per tutti i gusti

Ce ne sarà davvero “per tutti i gusti” nel weekend del 23 e 24 novembre, dove da Nord a Sud si moltiplicano gli eventi dedicati ai buoni sapori della tradizione. Volete partecipare alla più grande bagna cauda collettiva? La vostra metà è Asti per il Bagna Cauda Day. Voglia di Natale? A Bardolino (VR) inaugura il tradizionale Villaggio di Natale tra Mercatini e sapori delle feste. Non sapete resistere al cioccolato?

A Bologna torna Cioccoshow. Se invece non sapete resistere a un buon olio extravergine di oliva e alle antiche tradizioni, a Giano dell’Umbria (PG) si festeggia la Rievocazione della Frasca. Infine, se non volete aspettare Natale per gustare un buon panettone, anzi, una selezione dei migliori d’Italia, a Palermo c’è “Panettone senza confini”.

 Ad Asti c’è il Bagna Cauda Day

Dal 22 al 24 novembre torna ad Asti il Bagna Cauda Day, un’occasione unica per prendere parte alla più grande bagna cauda collettiva e contemporanea al mondo, con oltre 150 locali aderenti e 16 mila posti a tavola.

Si comincia venerdì 22, alle 19.30, nella centrale Piazza Statuto di Asti con l’accensione del fujot gigante. Per l’occasione, l’accensione di questa golosa “fiamma olimpica” è affidata a Carlin Petrini, fondatore di Slow Food e padre di Terra Madre, che riceverà anche il premio Testa d’Aj 2019, assegnato ogni anno a chi ha dimostrato di andare controcorrente.

L’apertura della golosa maratona sarà preceduta alle 16, dall’incontro nell’ex Sala Consiliare del Comune “La bagna cauda merita l’Unesco?” dove si parlerà della candidatura della bagna cauda a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

La formula, poi, prevede un prezzo della bagna cauda fisso di 25 euro, in qualsiasi dei 150 locali aderenti, dal ristorante stellato alla trattoria, con il vino proposto a 12 euro. Chi lo desidera, poi, può scegliere il “Finale in gloria con tartufo”, che prevede la cottura di un uovo di gallina o di quaglia nel fujot, arricchito da una grattatina di Tartufo Bianco d’Alba. Il prezzo della maggiorazione sarà quello della quotazione corrente dei tartufi.

Sul sito della manifestazione è possibile scegliere il ristorante e prenotare direttamente. I “semafori” indicano il tipo di bagna cauda proposta: il rosso per la versione classica, il giallo per la versione con aglio stemperato e verde per quella senz’aglio.

Per tutti i commensali, ci sarà poi il bavaglione d’autore disegnato da Giacomo Ghiazza e un vademecum di 96 pagine con ricette, storia e testimonianze sulla bagna cauda. Sarà poi possibile portarsi a casa una versione unica e fatta a mano di Acciù, l’acciuga portafortuna della manifestazione, disponibile in diversi formati.

INFO: www.bagnacaudaday.it

A Bardolino (VR) apre il Villaggio di Natale

Apre i battenti sabato 23 novembre, e si potrà visitare fino al 6 gennaio 2020, il Villaggio di Natale di Bardolino, in provincia di Verona, un fantastico viaggio tra atmosfere incantate, sapori e tradizioni.

Non può mancare il tradizionale Mercatino di Natale, con stand che offriranno il meglio dell’enogastronomia e dell’artigianato del territorio, nelle magiche atmosfere del Lago di Garda. Sarà aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.

Torna anche la pista di pattinaggio sul ghiaccio, di 200 mq al coperto, per pattinare in una scenografia unica. Ci sarà anche l’Igloo Bar per rifocillarsi e riscaldarsi, e un’Area Food coperta e riscaldata dove assaporare, ogni fine settimana, un menù diverso con vista lago. I più piccoli, invece, potranno divertirsi con i laboratori dell’Area Kids.

E che Natale sarebbe senza l’albero? Quest’anno il Bardolino Christmas Tree è alto più di otto metri e sarà ricoperto da una cascata di luci per regalare un’atmosfera unica.

Non mancherà nemmeno la Casa di Babbo Natale, una ruota panoramica per ammirare panorami mozzafiato da un’altra prospettiva, la Giostra cavalli e il Trenino di Natale.

La Chiesa di San Severo, poi, farà da contenitore per la mostra Presepi dal mondo, con decine di presepi provenienti dall’Africa all’Asia, dall’Europa alle Americhe. (apertura dal 6 dicembre).

INFO: www.comune.bardolino.vr.it

Cioccoshow, a Bologna un weekend al sapor di cioccolato

Un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti del cioccolato. È Cioccoshow, che torna in Piazza XX settembre, a Bologna, per la sua XV edizione, dal 21 al 24 novembre.

In tutti i giorni della manifestazione, dalle 10 alle 20, si potrà curiosare tra gli stand di 65 aziende dolciarie artigianali provenienti da tutta Italia, a cui si aggiungono gli ospiti del Belgio, che proporranno degustazioni, assaggi, showcooking ed eventi con un unico denominatore: il cioccolato di qualità. Sabato 23, poi, gli stand rimarranno aperti fino a mezzanotte in occasione della Ciocconight.

Tra gli eventi più attesi c’è il laboratorio ludico Pianeta Cacao, dedicato ai più piccoli, in cui il maestro cioccolatiere torinese Davide Appendino proporrà un divertente gioco per raccontare ai bambini il meraviglioso mondo del cioccolato, dalla pianta del cacao, la Theobroma cacao, alle nostre tavole.

I più grandi, invece, potranno assistere alla lavorazione artigianale nella Fabbrica di cioccolato, dove si alterneranno anche gli showcooking. In occasione della Ciocconight, poi, arriverà da Zelig il duo comico formato da Marta e Gianluca.

Ma il cioccolato non solo è buono, ma anche solidale. Chi acquisterà più di 10 euro di cioccolato, infatti, potrà partecipare a una lotteria benefica a favore della Fondazione Sant’Orsola Onlus, che mette in palio 25 kg del goloso prodotto.

INFO: www.cioccoshow.it

A Giano dell’Umbria (PG) per la rievocazione della Festa della Frasca

Nel weekend del 23 e 24 novembre, nello splendido borgo di Giano dell’Umbria (PG), nell’ambito della manifestazione “Le vie dell’Olio” è in programma la Rievocazione della Festa della Frasca con un ricco programma tra degustazioni, visite ai frantoi, escursioni guidate, sfilate e dimostrazioni delle tradizioni di una volta.

Per tutto il weekend, poi, per le vie del castello di Giano si alterneranno le raccoglitrici e i raccoglitori di olive in abiti tradizionali. Le visite guidate si potranno poi effettuare presso il Frantoio Speranza, Il Frantoio dell’Azienda Agricola Moretti Omero, il Frantoio Filippi e il Frantoio Flamini, con degustazioni di olio extravergine appena franto e accompagnamento di musica e canti popolari.

Sabato 23, presso Villa Pompili, alle 12.30, ci sarà un gustoso brunch (prenotazioni al 353/3448117) all’ombra del secolare olivo di Macciano, con accompagnamento di musica country e degustazione guidata di olio extravergine di oliva.

Nel pomeriggio, alle 14.45, si può invece partecipare alla passeggiata guidata fra gli ulivi, al termine della quale è prevista una degustazione di olio presso il Frantoio Filippo.

Alla sera, invece, si tiene il Galà dell’Olio, una cena a tema per valorizzare l’olio extravergine di oliva Monocultivar San Felice, con piatti raffinati dello chef Massimo Infarinati dell’Università dei Sapori.

Domenica 24, sveglia alle 6 per la commemorazione di Santa Cecilia, protettrice dei musicisti, lungo le vie del borgo con la Banda Musicale di Giano dell’Umbria. Fin dal mattino, poi, si potrà visitare il Mercato del Contadino con prodotti a Km 0. In occasione della Festa della Frasca, poi, sfileranno i tradizionali “Carri della Frasca”.

In mattinata, poi, si potrà partecipare a “Oleovagando tra castelli e abbazie”, un itinerario guidato alla scoperta del territorio, tra il borgo di Giano dell’Umbria, il castello di Castagnola e l’Abbazia benedettina di San Felice, da cui proviene la cultivar San Felice che caratterizza l’olio EVO della zona.

INFO: www.visitgianoumbria.it

A Palermo arriva il “Panettone senza confini”

Domenica 24 novembre, fa tappa a Palermo “Panettone senza confini”, la manifestazione che porta in Sicilia i panettoni artigianali di qualità prodotti in tutta Italia, che si sfideranno in una golosissima gara.

Si comincia alle 10.30 presso la Sala de Seta, ai Cantieri Culturali della Zisa, con il convegno di Igino Massari, recentemente confermato come miglior pasticcere d’Italia dal Gambero Rosso per il nono anno consecutivo, Achille Zoia e fabrizio Donatone sul tema Lievitati e ingredienti di qualità in pasticceria. La partecipazione è gratuita, con prenotazione online, posti limitati fino a 400.

A partire dalle 16.15, a Palazzo Sant’Elia, apriranno al pubblico le sale del Piano Nobile, dove, previa l’acquisto di un biglietto dal costo di 15 euro, si potranno degustare tutti i panettoni in gara e i prodotti delle numerose aziende del territorio presenti.

Alla kermesse, infatti, sono stati invitati 12 maestri in rappresentanza di 10 pasticcerie, a cui si aggiungono i vincitori del contest nazionale dedicato ai professionisti.

INFO: www.eventbrite.it




A Milano il Riso Testa è davvero…Particolare

Un menù creato per l’occasione a base di riso, anzi di Riso Testa, in una location davvero…particolare. Come Particolare è il nome del ristorante che ha fatto da splendida location per questo evento dalle sfumature “green” e dal sapore etico e attento all’ambiente.

Una scelta “green”, dall’ambientazione al menù

Aperto da soli sei mesi, il ristorante Particolare si trova in via Tiraboschi, al civico 5, a Milano, in una location di sicuro effetto, con 26 coperti al suo interno e circa 40 nel giardino di oltre 100 mq, decorato con piante e luci soffuse.

Nonostante l’apertura recente, si è già ritagliato il proprio “posto al sole” nel panorama milanese grazie alla sua cucina creativa e mediterranea, basata su un’attenta selezione di piccoli produttori e una forte attenzione a privilegiare l’allevamento italiano ed etico per gli ingredienti della sua cucina.

Anche per la carta dei vini, il Particolare privilegia i piccoli produttori, ma anche grandi realtà legate al territorio nazionale, per una scelta da nord a sud che punta a soddisfare anche l’ospite più esigente.

Completa la scelta “green” del locale la filosofia “plastic free” che prevede asciugamani riciclabile nei bagli, una lotta allo spreco dei rifiuti in cucina e al risparmio energetico.

Il percorso di gusto

Il ristorante Particolare è stato scelto da Riso Testa per una degustazione di riso in diverse varietà prodotte nell’azienda agricola Cascina Grampa di San Pietro Mosezzo (NO): Riso Baldo, Riso Carnaroli e Riso Apollo RISOTESTA.

Lo chef Andrea Cutillo ha guidato i commensali in un percorso di gusto inedito e stimolante, che ha previsto un’Entrata di riso Apollo Testa, latte di cocco, curry e chips di pollo. A seguire, un Risotto con Baldo Riserva Testa, pesto in polvere, tartare di gambero rosso di Mazara del Vallo e crème fraîche. E, per finire, risotto risotto faux alla milanese con zafferano Azienda Agricola Rita Sala e riso Carnaroli Testa.

Il tutto accompagnato da una degustazione di vino bianco Dioniso, dell’azienda Agricola Mazara Francesco.

Alla Cascina Grampa, il riso…come si faceva una volta

La particolarità del Riso Testa è quello di essere coltivato, prodotto e lavorato utilizzando macchinari antichi e perfettamente funzionanti, attraverso il recupero di antiche tradizioni abbinate a processi moderni per garantire un riso organico e integro.

Nei terreni della cascina Grampa, dove nasce il Riso Testa, la produzione di riso risale al 1600 e, fino agli anni Settanta del secolo scorso, il riso veniva sbramato dai pestelli della pista in pietra e, successivamente, anche sbiancato e brillato con macchine a elica azionate dalla forza propulsiva della ruota ad acqua.

Oggi il vecchio mulino idraulico è tornato in funzione insieme alla macina (molazza) e la pista da riso, un’antica macchina in pietra e legno per la pilatura del risone. Si tratta di uno dei pochi mulini in Italia, forse l’unico, riattivato per la produzione di riso.

Per chi volesse approfondire e “toccare con mano”, come nasce il Riso Testa, la Cascina Grampa apre su appuntamento, ma ci sono anche alcune date fisse per le visite. Si potranno così vedere le antiche stalle, i fienili, le case delle mondine, dove ancora sembra di sentire risuonare i loro canti di lavoro.

Nel piccolo punto vendita, poi, si può acquistare il riso nelle varietà prodotte: Baldo, Carnaroli, entrambi anche in versione Riserva, e Apollo, brillato o integrale.

INFO

www.risotesta.it

www.particolaremilano.com




Il castello degli Acaia a Fossano (CN), decorazioni inaspettate e panorami mozzafiato

Di Benedetta Rutigliano

Quando si pensa alle aree intorno a Cuneo, affiorano subito alla mente le eccellenze enogastronomiche, ma questo meraviglioso territorio è in grado di rendere felici non solo i palati di chi li visita, ma anche lo sguardo, con la bellezza del patrimonio culturale.

Per esempio Fossano, in provincia di Cuneo, è un borgo storico immerso tra affascinanti paesaggi naturali e monumenti, tra cui spicca il Castello degli Acaia, imponente struttura a pianta quadrata con torri quadrangolari.

Edificato per volere del principe Filippo d’Acaia nel 1324 a scopo difensivo, il castello divenne residenza signorile sotto il dominio sabaudo, a cui risale la decorazione degli interni (XVI-XVII secolo).

Il visitatore, partendo dal cortile a loggiato e camminando per le ampie sale, giunge alla splendida Sala delle Grottesche, affrescata da Giovanni Caracca in occasione della visita di Carlo Emanuele e Caterina I, durante il loro viaggio nuziale, per poi salire su una torre da cui ammirare il panorama mozzafiato.

All’esterno la Porta di San Martino offre l’accesso a un suggestivo percorso lungo il fossato e la cinta muraria. Il castello ospita l’Archivio storico e la Biblioteca oltre ad attività culturali, la mostra di modellismo aeronavale, e gli storici Palio dei Borghi e Giostra dell’Oca.

COME ARRIVARE

In auto: dalla Liguria autostrada A6 Torino-Savona con uscita Fossano. Dal Piemonte Orientale, autostrada A33 Asti-Cuneo, uscite Fossano – Sant’Albano Stura. Dal Centro Sud, autostrada A21 Torino-Piacenza con uscita Asti Est, poi seguire per Fossano.

DOVE MANGIARE

*Ristorante Antiche Volte, via Giovanni Negri 20, Fossano (CN), tel 0172/666666, www.palazzorighini.it. Incantevole location nelle cantine di Palazzo Righini a Fossano questo ristorante propone la cucin ricercata dello chef Diego Solazzo.

*Vineria in Piazzetta, via Garibaldi 40, Fossano (CN), tel 0172/633706, www.vineriainpiazzetta.com.Per un menu tipico piemontese che soddisfi tutti i palati, da provare questo locale accogliente, nel centro storico di Fossano.

DOVE DORMIRE

*Palazzo Righini****, via Negri 20, Fossano (CN), tel 0172/666666, www.palazzorighini.it Per un’esperienza da sogno memorabile si può alloggiare nelle camere e suite di un’antica casa nobiliare.

*B&B Torre dei Frati, via Castelrinaldo 23, Fossano (CN), tel 0172/693425, www.torredeifrati.it Immerso nel verde questo B&B è ricavato in un rustico chic con camere di diversa tipologia, appartamenti e piscina.

INFO

www.visitfossano.it




L’avventura in Namibia di “AUTO&DONNA” continua. In 4×4 sulle dune più alte del mondo

Di Francesca Sirignani

Ciò che veramente rende la Namibia differente da tanti altri Paesi è il suo spazio: uno spazio ricco di panorami epici e di una bellezza spettacolare a perdita d’occhio che la rendono una delle realtà predilette dai turisti. La Namibia è un’esplosione di colori e di emozioni in grado di provocare il famoso “Mal d’Africa”.

Il mio viaggio a bordo di una Nissan Patrol (non è più in commercio, ma è un ottimo fuoristrada) in Namibia è stato puro divertimento, scoperta e avventura. Un itinerario avvincente e selvaggio con un grado di difficoltà media che ha previsto una lunghezza complessiva di 2.295 KM (di cui 800 km in Off Road e 1495 km su strada), tra asfalto, piste veloci, dure o insabbiate, pietraie, savana e dune di sabbia con alcuni tratti impegnativi e con la possibile presenza di animali selvaggi.

6 ° giorno: da Sesfontein a Twyfelfontein

Dopo aver gustato una deliziosa colazione al lodge, si parte per Damaraland dove visitiamo le incisioni rupestri a Twyfelfontein.

Situato nella regione del Kunene, nel nord-ovest della Namibia, Twylfelfontein è una zona spettacolare, con una delle più grandi e importanti concentrazioni di arte rupestre in Africa. Il nome “Twyfelfontein” si traduce in “Fountain of Doubt“, che si riferisce alla primavera perenne situata nell’imponente valle Huab fiancheggiata dalle pendici di una montagna in pietra arenaria.

È stata questa primavera ad attirare i cacciatori dell’Età della Pietra, oltre seimila anni fa, ed è stato durante questo periodo che è stato prodotto l’ampio gruppo di incisioni rupestri e dipinti.

Che si guidi una 4×4 o un’auto normale, le strade di ghiaia (pads) richiedono attenzione e prudenza. Sui pads è bene non viaggiare mai a più di 80 km/h. Il loro ottimo stato, a prima vista, invoglierebbe a sfruttare completamente i 100 km/h consentiti, ma il terreno è scivoloso e offre molta meno aderenza dell’asfalto.

7° giorno: da Twyfelfontein a Swakopmund

Situata lungo la spettacolare costa della Namibia, la città balneare di Swakopmund è nota per i suoi viali ampi, l’architettura coloniale ed è circondata da un terreno desertico. Fondata nel 1892 come porto principale per l’Africa del Sud Ovest tedesco, Swakopmund è spesso descritta come più tedesca della Germania.

Oggi Swakopmund è una città balneare, capoluogo della zona turistica di Skeleton Coast e ha molto da offrire ai visitatori. Il mix eccentrico di influenze tedesche e namibiane, le opzioni di avventura, l’atmosfera rilassata e la fresca brezza marina rendono la destinazione namibiana molto popolare.

Una parte della pista, che in realtà non è presente ed è priva di segnaletica, corre lungo la costa attraverso la sabbia profonda. L’unico orientamento è costituito dalle tracce di chi è passato prima.

Se possibile, sarebbe meglio andarci quando c’è la bassa marea. Questo tratto è uno dei tour in fuoristrada più impegnativo della Namibia.

Distanza di viaggio: 331,9 km

8° giorno: Swakopmund

Dopo la colazione andiamo a Walvis Bay per una crociera in barca di 3 ore nella laguna di Walvis Bay, che ci porta in un altro mondo.

Alcuni pellicani e fenicotteri notturni vengono avvistati e, regolarmente, delfini e foche nuotano a fianco della barca, con la possibilità che uno o due foche saltino sulla barca per essere nutriti.

La natura è sempre meravigliosa e il contrasto fra le dolci dune e l’acqua della laguna regala foto bellissime. Grazie alla fonte di acqua dolce, che un tempo alimentava anche dei piccoli laghetti, Sandwich Bay era un punto di attracco assai frequentato da cacciatori di balene, contrabbandieri e pirati.

9° giorno: Finalmente le dune del Namib

Eccoci finalmente al deserto del Namib, patrimonio UNESCO, che dà il nome a questo Paese. Si scopre la maestosità e la mistica del “deserto vivente”, con le sue famosissime dune che raggiungono i 300 metri d’altezza e si tingono delle sfumature dal rosa al rosso, quando il sole tramonta.

La sua estensione, che da sud a nord è di circa 2000 km (va da Port Nolloth in Sudafrica fino al territorio angolano), ne fa uno dei più grandi deserti del mondo e anche uno dei più aridi: per anni in vaste regioni non piova per nulla. Le sue enormi dune si formano e si modificano costantemente modellate dal vento. Quelle nel Sossusvlei sono fra le più alte del mondo (350 metri circa).

L’aridità del deserto del Namib, le dune color rosso fuoco, le pianure ondulate, gli altopiani, le spettacolari formazioni geologiche, le splendide riserve, che arrivano alle coste disabitate tuffandosi sull’Oceano Atlantico, sono un puzzle di colori ed emozioni in grado di lasciare il segno, nel cuore e nella memoria di ogni viaggiatore.

Guidare un 4×4 sulle dune

Per prima cosa, è sempre meglio affrontare la duna non perpendicolarmente ma aggirarla, dato che il 4×4 in salita perde subito velocità per l’elevato attrito con la sabbia, il peso del fuoristrada etc. Da tener sempre presente che l’eventuale slargo che ci si stampa davanti prima di superare una duna, spesso non è altro che “una pozzanghera di sabbia mollissima” (comunemente nota come fesh fesh), formata da granelli leggerissimi trasportati dal vento, anche se appare come una bella spianata dove prendere un’ottima rincorsa!

Importante è vedere da quale parte tira il vento, generalmente. Perché il versante della duna battuto dal vento ha sicuramente la sabbia più compatta. Se il tratto sabbioso diventa lungo diventa categorico infilarsi dentro solchi lasciati dagli automezzi precedenti in modo da sfruttarne “l’effetto binario”.

A me è successo di rimanere con il fuoristrada bloccato in un mare di sabbia. È bene ricordare che è necessario staccare subito il gas! Il momento in cui si sente il veicolo bloccato vuol dire che, avendo perso la velocità di galleggiamento, si sta già scavando nella sabbia e se non si toglie al più presto il gas, anche il telaio del 4×4 rimarrà incastrato nella sabbia, con conseguente maggior bagno di sudore per uscirne fuori!

Se ci si blocca nella sabbia

Una volta bloccati nella sabbia, l’unica manovra da tentare è quella d’innestare la marcia indietro e tornare dolcemente sulle proprie tracce, sfruttando i binari scavati precedentemente, fino a raggiungere un tratto di sabbia più compatto. Da lì si riparte, sempre dosando il gas dolcemente, cercando di sfruttare il motore per poter galleggiare, oppure cercando un’altra traiettoria.

Anche la partenza da fermo sulla sabbia ha i suoi piccoli segreti: è ben accetta una 2° o 3° ridotta, rilasciando velocemente la frizione e lavorando con il gas, molto dolcemente, aumentando i giri del motore piano piano.

Cena, pernottamento e colazione al Desert Hills Lodge

Distanza di viaggio: 354,4 km

10° giorno: Sossusvlei, dalle dune ai Boscimani

Il Sossusvlei ha le dune alte fino a 350 metri che circondano un’enorme padella prosciugata. Le dune si estendono a perdita d’occhio e le loro tinte variano da albicocca pallida a rossi vividi e arancioni.

Durante la stagione delle piogge, il fiume Tsauchab scorre nella padella e crea un paradiso per gli uccelli acquatici. Anche durante la stagione secca, Oryx, springbok e struzzi possono essere visti nutrirsi della vegetazione lungo il corso d’acqua.

All’ingresso di Sossusvlei si trova il Canyon Sesriem, dove secoli di erosione hanno inciso una stretta gola lunga circa 1 km. Ai piedi della gola, profonda da 30 a 40 metri, ci sono profonde pozze d’acqua che si riempiono dopo le piogge.

11 ° giorno: da Sossusvlei a Mariental

Il viaggio di oggi ci porta nel cuore del deserto del Kalahari, che è relativamente pianeggiante, fatto di sabbia, steppa e savana, caratterizzato soprattutto da dune rosse. Il deserto del Kalahari forma gran parte del lato orientale della Namibia.

A causa dell’elevata evaporazione in quest’area, il suo terreno è caratterizzato come un deserto. In realtà è una natura selvaggia e sulle pianure erbose si vedono enormi mandrie di antilopi e altri animali al pascolo.

Arrivo in tempo per il pranzo nel nostro bellissimo lodge. Il pomeriggio può essere trascorso a piacimento. Cena, pernottamento e colazione al Zebra Kalahari Lodge

Distanza di viaggio: 310.2 km

12° e 13°giorno: da Mariental a Windhoek

Spuntino veloce e partenza al mattino presto per un tour a piedi nella riserva Intu Afrika Kalahari, con una guida locale che ci mostrerà gli usi e le usanze dei Boscimani e le loro tecniche di caccia.

La riserva Intu Afrika Kalahari, situata a Kalkrand, offre agli ospiti un’entusiasmante passeggiata che di solito si svolge al mattino per evitare il duro sole di mezzogiorno. Il termine Boscimano, ora indicato come il popolo San, si riferisce ai cacciatori-raccoglitori nomadi di quest’area, che conoscono il deserto del Kalahari meglio di qualsiasi altro, dove sono sopravvissuti per generazioni.

Sanno dove trovare cibo e acqua, cacciano con archi e frecce, intrappolano piccoli animali e mangiano radici e bacche commestibili. E lo dimostrano con entusiasmo agli ospiti. Cena, pernottamento e colazione al Safari Court Hotel

Distanza di viaggio: 245,7 km

Dalla capitale Windhoek all’Italia

Situata nella Namibia centrale, la città cosmopolita di Windhoek è la capitale del paese. È sede di un aeroporto internazionale e di una pletora di ristoranti, negozi, luoghi di intrattenimento e alloggi.

La città è pulita, sicura e ben organizzata, con un’eredità coloniale che si riflette nei suoi numerosi ristoranti e negozi tedeschi e l’uso diffuso della lingua tedesca. Windhoek ha un interessante mix di architettura storica ed edifici moderni, molti dei quali meritano una visita, tra cui l’Alte Feste un vecchio forte, la Christuskirche Christ Church del 1896 e la Corte Suprema più contemporanea.

Prima colazione e trasferimento in tempo utile al vicino aeroporto internazionale di Hosea per il volo di ritorno in Italia.

In conclusione…

Se si sta progettando un safari di questo tipo nella Namibia nord-orientale, bisognerà tenere conto della stagione delle piogge (da dicembre a marzo), nel corso della quale alcune piste vengono completamente allagate e guidare diventa estremamente pericoloso.

La guida su un fuoristrada, soprattutto in Namibia, deve essere prudente, avendo sempre le cinture allacciate, fari accesi anche di giorno, rimanendo se possibile sotto i limiti indicati e non affrettandosi per fare foto a determinate ore dell’alba o del tramonto rischiando di stancarsi e guidare con scarsa visibilità. I paesaggi della Namibia sono meravigliosi in qualsiasi orario! La propria sicurezza viene, inutile dirlo, sempre prima di tutto!

I tramonti in Namibia, inoltre, sono un vero e proprio spettacolo, ma anche la notte riserva molte sorprese affascinati. Non è infatti necessario essere un fanatico delle stelle o un appassionato di astronomia per poter godere di questa meraviglia. L’altitudine e il minimo inquinamento atmosferico garantiscono una perfetta visione del cielo stellato. La Via Lattea sembra così vicina da poterla quasi toccare…

Un viaggio da non perdere: emozioni bellissime, natura selvaggia e libera, paesaggi che tolgono il fiato e popoli affascinanti che vivono con niente ma che sono intimamente ricchi. Un viaggio in Namibia è un’esperienza unica e ci sarebbe ancora molto da scrivere, ma l’importante è che si possa partire per trovare meraviglie ogni volta che siamo disposti a scovarle.

COMPAGNA DI VIAGGIO: NISSAN PATROL Y61

È stata una gloriosa Nissan Patrol della serie Y61. Nata nel 1997, ha ricevuto un significativo restyling a cavallo tra il 2011 e il 2012, proprio quando è stata fermata l’esportazione in Italia. Fedele, solida e inarrestabile, non ha mai manifestato incertezze sia sulla sabbia sia sulle dure piste della Namibia.

La meccanica e la struttura sono solide, meno sofisticate della versione Y62 in produzione dal 2010, che si è piegata alla moda dei SUV con allestimenti e dotazioni molto più ricche ma altrettanto inutili nell’impiego heavy duty nel deserto africano. L’abitacolo è grande e ampio il vano di carico agevolato nell’accesso dalla presenza delle due porte al posto dello scomodo portellone dei SUV moderni. Rattrista un po’ l’idea di non poterla avere anche in Italia, così spartana e quasi essenziale, ma estremamente robusta e funzionale.

Prezzo della versione che era venduta in Italia: da € 40.000 a €46.000.




In Namibia con un autentico 4X4

La Namibia è la vera Africa, di cui ormai parlano tutti e di cui abbiamo già parlato anche noi, ma stavolta è “Auto&Donna” a raccontarvela in una meravigliosa avventura 4×4.

Di Francesca Sirignani

La magia di un paesaggio unico al mondo, le emozioni della scoperta, gli occhi pieni della bellezza di una natura selvaggia che lascia senza parole: un viaggio in Namibia non è tale senza trascorrere qualche tempo immersi in questo scenario surreale, un viaggio che permette di ammirare i principali parchi nazionali, le città caratterizzate da architetture coloniali e le dune del Namib.

E stavolta “AUTO&DONNA” ha voluto vivere l’Africa in fuoristrada. Un tour in 4X4 è sempre un’esperienza meravigliosa: che si tratti di un’impresa epica di più anni o di una vacanza di un paio di settimane. Si tratta di rievocare un senso di libertà, sperimentare una vita pura, fare nuove amicizie, esplorare luoghi diversi che fanno parte della lista dei desideri di molti viaggiatori.

La dilagante moda dei SUV ha negli anni imborghesito sempre più le vetture 4×4 da cui derivano. I SUV moderni, ormai, sono vetture sofisticate che non si prestano certo ai duri impieghi africani. Lo sanno bene le guide di queste parti che utilizzano ancora vetture 4×4 progettate nel secolo scorso e principalmente prodotte in Giappone. Come il glorioso Nissan Patrol, protagonista del nostro viaggio, con tanti chilometri sulle spalle, ma privo di tutto ciò che può rompersi. Il Patrol ha un telaio convenzionale a longheroni, traverse e ponti rigidi come quelli di camion, caratteristiche heavy duty perfette per rompersi il meno possibile

La Namibia è la destinazione giusta per chi non si accontenta del mare e della vacanza organizzata, poiché sa regalare numerose occasioni di scoperta e di avventura alla ricerca della libertà: dai deserti, il Namib e le dune del Kalahari, che si tuffano verso l’Atlantico, alla savana con colonie di leoni, zebre, antilopi, elefanti e giraffe. Dal suo canyon, all’alba sulla Duna di sabbia 45, con i suoi 390 metri di altezza (la più alta del mondo), dal surf sulle dune al kayak nelle lagune, da un volo in mongolfiera sul deserto a percorsi divertenti a bordo di un 4×4.

Namibia del nord. 1° e 2° giorno: Roma – Windhoek – Windhoek – Otjiwarongo

Ci troviamo all’aeroporto di Roma Fiumicino e partenza per Windhoek con voli Qatar, facendo uno scalo a Doha, per una durata complessiva del viaggio di 15 ore circa. Arrivati in Namibia, il giorno dopo iniziamo il nostro tour a bordo di un Nissan Patrol, da Windhoek, per poi arrivare a Okahandja, fino al nostro alloggio a Otjiwarongo.

Un tour in questo affascinante Paese, generalmente, inizia proprio con la visita della sua capitale Windhoek: moderna ed europea nel centro e nelle zone residenziali dei bianchi, povera e africana nei sobborghi dei neri. Poco per volta, fortunatamente, la rigida separazione tra bianco e nero si sta allentando.

Windhoek non è solo la capitale del Paese bensì anche l’unica grande città della Namibia: sede del governo, importante nodo stradale e centro economico e culturale. Vi si trova l’unica università della Namibia e, alle porte della città, si trova l’unico aeroporto internazionale.

Windhoek è dunque la prima tappa del viaggio per la maggior parte dei turisti provenienti dall’Europa. La città si trova a circa 1.600 metri sopra il livello del mare. D’estate non fa quindi molto caldo mentre d’inverno, talvolta, fa sensibilmente freddo.

Per gli standard africani, la Namibia dispone di una rete stradale molto ben sviluppata. Il 90% delle strade, tuttavia è costituito da piste di ghiaia (pads) che vengono regolarmente curate con imponenti pialle. Inoltre bisogna ricordare che in Namibia si guida sul lato sinistro quindi il volante è sempre a destra. Sulle strade asfaltate di grande comunicazione il limite di velocità è pari a 120km/h, sulle strade in ghiaia a 100 km/h. Nei centri abitati il limite si abbassa a 60 km/h.

Guidare in fuoristrada

Attenzione: anche in Africa i radar si trovano proprio dove uno non se li aspetta. Ma guidare un fuoristrada non ha niente a che vedere con la velocità, sui terreni difficili contano molto di più la sicurezza e l’obiettivo di non bloccarsi. Per riuscirci ci vogliono prudenza e soprattutto esperienza.

Fondamentale è tracciare una traiettoria ideale ed essere pronti a sterzare in tempo alle infinite buche e cercare, quindi, di risparmiare botte troppe decise e sassi taglienti, ricordandoci che il più semplice guasto può provocare ritardi e problemi enormi in Namibia.

Non bisogna neanche farsi indurre dagli autoctoni a sfrecciare a gran velocità perché loro hanno anni di esperienza su queste piste. Non si devono, inoltre, ignorare i cartelli di pericolo, ad esempio curva o dosso, e non bisognerebbe mai guidare sulle piste di notte. Carretti non illuminati, trainati da asini, possono comparire improvvisamente, i dissesti della strada sono pressoché invisibili e si deve mettere in conto di trovarsi degli animali sul percorso. Inoltre, sarebbe bene sfruttare ogni possibilità di rifornirsi di carburante: talvolta la stazione di servizio a cui si puntava è chiusa o è rimasta anch’essa a secco.

Un viaggio in fuoristrada in Namibia è anche divertimento, scoperta, avventura. Ci si può fermare quando si vuole per fare una foto o per ammirare un paesaggio mozzafiato. Non occorre una particolare preparazione, ma è indispensabile avere spirito di adattamento, godersi ogni momento del viaggio inclusi gli imprevisti, che ne danno un valore aggiunto!

3 ° e 4° giorno: da Otjiwarongo all’ Etosha National Park

Dopo una colazione, partiamo con il nostro fuoristrada verso il Parco Nazionale di Etosha. La guida del Nissan Patrol continua a essere molto piacevole, seppur diversa da molte moderne vetture: il cambio e lo sterzo sono precisi, ma un po’ duri per una donna. La frenata, garantita da 4 dischi, è ottima.

Solidità e affidabilità sono verificate. Sia davanti che dietro, possono sedersi comodamente anche i più alti e robusti. Il baule, poi, è veramente ampio con un accesso comodo grazie al doppio portellone posteriore, largo, alto, profondo e di forma regolare con ganci per fermare il carico.

Entriamo nel cuore della Namibia, arrivando all’Etosha National Park: il più grande parco del Paese e anche uno dei più famosi in Africa. Situato a nord, non lontano dal confine con l’Angola, ha una superficie di circa 22.000 chilometri quadrati e ospita una gran varietà di animali. Gli “inquilini” più illustri in cui ci si imbatte sono elefanti, rinoceronti, zebre, giraffe, struzzi, antilopi e, soprattutto, i leoni.

Qui è possibile avvistare un gran numero di animali nello stesso luogo, grazie al numero esiguo di pozze d’acqua durante la stagione secca (la nostra estate) che costringe così gli animali a concentrarsi insieme per bere.

Il parco si può percorrere con auto in lungo e in largo nelle aree riservate al pubblico rispettando i limiti di velocità (60 km/h) e il divieto assoluto di scendere dal veicolo: qui infatti è l’uomo a essere ingabbiato. I momenti migliori per avvistare gli animali sono solitamente le prime luci dell’alba e il tardo pomeriggio.

All’interno del parco si trovano tre campi ottimamente gestiti dove è possibile mangiare e pernottare in confortevoli “bungalow”, con camere singole o doppie, acquistare anche generi alimentari, benzina, ufficio postale e un centro di informazioni.

L’Etosha National Park, però, è molto di più. Quasi in nessun altro luogo si incontrano mandrie così grandi. Ecco perché i safari nell’Etosha National Park sono fra le esperienze più forti di un viaggio in Namibia.

Il parco nazionale misura oltre 300 km da est a ovest e 110 km da nord a sud. La sua estensione è pari a quella di metà della Svizzera. L’altitudine media è di circa 1.100 metri. Su questo ampio paesaggio non soffia alcuna brezza rinfrescante. Il sole brucia incandescente e anche l’aria sembra provenire da un phon…

Distanza di viaggio: 183,7 km

5 ° giorno. Etosha Sud a Sesfontein

Dopo colazione lasciamo l’Etosha Park e guidiamo, via Kamanjab, verso un villaggio Himba. La visita a questa straordinaria tribù sarà un punto culminante del nostro viaggio attraverso la Namibia. Nessuna fotografia o parola sono in grado di catturare la dignità e l’orgoglio con cui tali individui veri vivono in armonia con la natura.

Gli Himba sono persone semi-nomadi e sono uno dei gruppi etnici più fotografati della Namibia, grazie al loro aspetto unico. Le donne Himba hanno un aspetto particolare e possono dedicare molte ore alla loro cura di bellezza ogni mattina, sfregando i loro corpi con una crema a base di grasso e di polvere di ocra che dà al corpo una sfumatura rossastra.

Si tratta di un miscuglio fantastico che protegge la pelle dal sole e persino dal freddo della notte. Cosa inimmaginabile per gli europei, visto il caldo: presso gli Himba lavarsi è vietato, una consuetudine che si spiega con la cronica mancanza di acqua.

Ci sono circa da 20.000 a 50.000 persone Himba che vivono nel nord della Namibia, nella regione del Kunene. Parlano la stessa lingua degli Herero e allevano prevalentemente bovini e capre. Abiti, acconciatura e gioielli sono di particolare importanza per l’Himba.

Sul territorio della Namibia vivono, attualmente, nove maggiori gruppi etnici. I popoli Bantu, che parlano le lingue Bantu (tra cui gli Ovambo e i Kavango), costituiscono più dell’80% della popolazione. Ai popoli Bantu appartengono anche gli Herero. Le donne Herero, in particolare, sono interessanti, perché ancora oggi indossano gli abiti ampi e i grandi cappelli che hanno adottato in epoca vittoriana dalle donne delle missioni.

Gli Himba, invece, sono il popolo africano che ha saputo, forse, preservare al meglio le sue tradizioni e i suoi riti. Se le donne di questo popolo di pastori, in passato seminomade, sono in gran parte diventate stanziali, gli uomini si spostano ancora con le loro greggi per le savane.

Distanza percorsa: 390,5 km

E domani…la seconda parte




È il weekend dei festival e dei sapori d’autunno

Il mese di novembre è più vivace che mai. Non solo assaggi di Natale, ma anche tanti festival e sagre che animano centri storici, strade e piazze di tutta Italia. Per esempio, a Cremona torna la celebre Festa del Torrone, un evento imperdibile per tutti i golosi. Curiosi su che cosa ci riserverà il futuro? A Verona si tiene la prima edizione del Festival del Futuro. Se, invece, siete appassionati di gialli, Bologna ospita la prima edizione di Giallo Festival.

Avete sempre sognato di visitare il Giappone? Non dovete per forza prendere un aereo. Un piccolo assaggio di Sol Levante lo potete trovare al Festival Giapponese di Scandicci (FI). Infine, se non riuscite a resistere alla sfiziosità dello street food, ma di qualità, a Napoli si tiene l’edizione autunnale di DeGusta. Ecco allora i dettagli degli eventi del weekend del 16 e 17 novembre che abbiamo selezionato per voi.

Cremona celebra il torrone

Dal 16 al 24 novembre, Cremona rinnova la tradizione della Festa del Torrone, tra le più importanti d’Italia, per celebrare il suo prodotto tipico più dolce e gustoso.

In calendario ci sono più di 250 appuntamenti, tra iniziative culturali, kermesse gastronomiche, laboratori, giochi e intrattenimento di vario tipo. Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è “Genio e creatività”, ed è dedicato a Leonardo da Vinci, di qui si celebrano quest’anno i 500 anni della morte. Per l’occasione, si potrà ammirare un uomo vitruviano alto 2 metri, interamente realizzato in torrone croccante dal maestro cioccolatiere Mirco della Vecchia.

Tra le curiosità di questa edizione anche una versione per cani del delizioso manicaretto e la staffetta con i ragazzi di ThisAbility che porterà da Milano a Cremona una fiaccola di torrone.

Non può mancare, poi, domenica 17, la rievocazione storica che ricorda il matrimonio tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza, con un corteo di più di cento figuranti in costume rinascimentale. Fu durante queste nozze blasonate, infatti, che fu creato per la prima volta il torrone. A seguire, alle 17.30, spettacolo di sbandieratori e giochi di fuoco.

In Piazza Stradivari, via Gramsci, Cortile Federico II, Largo Boccaccino e via Lombardini, dalle 9 alle 20, ci saranno bancarelle e stand che proporranno torrone, cioccolato e dolci da produttori di tutta Italia.

INFO: www.festadeltorrone.com

A Verona c’è il Festival del Futuro

Prima edizione, nel weekend del 16 e 17 novembre, per il Festival del Futuro, che sarà ospitato nell’auditorium della Fiera di Verona, nel quale si alterneranno 38 “future makers” tra scienziati, medici, imprenditori, economisti, esperti di geopolitica e ambientali.

Pubblico ed esperti sono chiamati a confrontarsi su otto grandi temi di attualità, che riguarderanno tutti nel prossimo futuro: nutrizione, clima, intelligenza artificiale, longevità, robotizzazione del lavoro, governo dei processi di digitalizzazione, prospettive economiche e orizzonti della scienza.

In programma anche focus tematici sul futuro dell’Italia nel mondo del digitale, sul futuro della ricerca medica, sulla radioterapia per la cura dei tumori. Ci sarà poi uno spazio espositivo in cui provare di persona i dispositivi innovativi realizzati da alcune startup. La partecipazione è gratuita, ma occorre prima registrarsi sul sito del festival.

INFO: www.festivaldelfuturo.eu

Bologna si tinge di giallo con Giallo Festival

Un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti del giallo, declinato in tutte le sue sfumature, dal noir al crime. È la prima edizione di Giallo Festival, che si tiene a Bologna nel weekend del 16 e 17 novembre.

La location è quella suggestiva del Sympò di via Lame 83, una chiesa cinquecentesca sconsacrata e riconvertita in spazio per eventi. Letteratura, cinema e televisione rigorosamente “in giallo”, ma anche dibattiti, incontri con registi e autori, presentazioni di libri, concorsi letterari, giornate di studio e cene a tema fanno parte del ricco programma della due giorni.

Tra gli ospiti, il regista Alessandro D’Alatri, che parlerà della nuova fiction che vede come protagonista il commissario Ricciardi, nato dalla penna dello scrittore napoletano Maurizio De Giovanni, e che in TV avrà il volto dell’attore Lino Guanciale.

Ci saranno anche Carlo Lucarelli, “papà” dell’ispettore Coliandro, Marco Malvardi, che parlerà del suo ultimo libro “Vento in scatola”, Sofia Assirelli, sceneggiatrice della fiction poliziesco-soprannaturale “La porta rossa” e Veit Heinichen, autore tedesco che per ambientare i suoi gialli ha scelto Trieste.

Stefano Bicocchi, in arte Vito, smette le vesti del comico e mostra la sua “anima nera”. È infatti il protagonista del libro giallo “Buono da morire”, edito da Damster – Edizioni del Loggione.

La stessa casa editrice, ideatrice e organizzatrice del festival, presenterà la nuova collana Gialli Damster, che include anche un’antologia di racconti tra i più meritevoli del concorso omonimo. Nel corso della manifestazione è in programma anche la premiazione dei migliori.

In programma anche un incontro sul tema della banda della Uno Bianca, che tra il 1987 e il 1994 terrorizzò il bolognese, tra rapine a mano armata e agguati, mietendo 24 vittime. L’ingresso alla manifestazione è libero e gratuito.

INFO: www.giallofestival.it

A Scandicci (FI) torna il Festival Giapponese

Ventunesima edizione per il Festival Giapponese, che si tiene dal 15 al 17 novembre (dalle 11 alle 20) presso l’auditorium del Centro Rogers, in Piazza della Resistenza, a Scandicci.

Al piano terra sono in programma dimostrazioni e intrattenimento a ingresso libero, mentre per accedere al primo piano è richiesto un biglietto da 2 euro (bambini fino a 10 anni gratis). Qui si trova il palco sul quale si alterneranno gli spettacoli, un’area intrattenimento, la zona ristoro con piatti della cucina giapponese, il bazar orientale e una mostra fotografica.

Ricchissimo il programma, con oltre 40 ospiti provenienti direttamente dal Giappone. Per esempio, in tutti e tre i giorni della manifestazione, alle 18.30, sabato e domenica anche alle 14.30) ci sarà un’esibizione dei danzatori Manjushaka, che in costumi spettacolari proporranno danze tra l’antico e il moderno. Si potranno poi incontrare 18 maestre di vestizione del kimono, il tradizionale abito giapponese che si potrà anche noleggiare, ed esperte di cerimonia del tè.

Venerdì 15, alle 14.30 e 18.30, e sabato 16 alle 17, Natsuko Nakamura, direttrice di una delle più prestigiose scuole di cucina di Ginza terrà un incontro per parlare del tipico pranzo giapponese e svelerà come si preparano i tradizionali zuccherini da tè.

Sabato 16, alle 17, sarà poi la volta dei giovanissimi danzatori del Circolo Shimen Soka dell’Università di Yamagata, che proporranno una versione contemporanea dell’antichissima danza Hanagasa. In Piazza della Resistenza, invece, si alterneranno spettacoli e dimostrazioni di arti marziali, tra cui Judo, Aikido, Kendo e Karaté.

Per arrivare al festival da Firenze si può prendere la linea 1 della tramvia in direzione Villa Costanza e scendere alla fermata “Resistenza”.

INFO: www.festivalgiapponese.it

A Napoli si DeGusta l’Autunno

Fino al 16 novembre, dalle 9.30 alle 22, torna a Napoli DeGusta, la festa dello Street Food dedicato, in questa occasione, ai colori, ai sapori e ai profumi dell’autunno.

Lungo via Diaz si potranno trovare bancarelle e stand gastronomici, che proporranno prodotti provenienti dalla Campania e da altre regioni italiane, dalle castagne al miele, dal torrone al pomodoro del Vesuvio, senza dimenticare formaggi, salumi, dolci e prodotti da forno.

Non mancheranno nemmeno tisane, conserve, liquori artigianali, spezie, frutta secca e altri prodotti tipici autunnali.

DeGusta aderisce al progetto Scegli Napoli promosso dal Comune per rafforzare l’immagine di Napoli e il connubio tra prodotti di altre regioni e prodotti simbolo della Cultura Gastronomica Partenopea. L’ingresso è gratuito.

INFO: www.facebook.com/degustaeccellenza/




La chiesa di San Fiorenzo a Bastia Mondovì (CN), la Cappella Sistina del Piemonte

Di Benedetta Rutigliano

È con immenso stupore che, a pochi chilometri dalla zona viticola della Langa, nei pressi di Bastia Mondovì, ci si imbatte nella chiesa di San Fiorenzo, un autentico gioiello d’arte gotica immerso nel verde della campagna.

All’interno dell’edificio religioso è custodito un ciclo di affreschi per i quali la chiesa è denominata anche “la Cappella Sistina del Piemonte”. Costruita sulla tomba del Santo agli inizi del II millennio, fu dapprima “cappella del pellegrino”, poiché si affacciava su una delle più importanti vie del sale, con l’immagine del San Cristoforo dipinta sull’ingresso invitava i viandanti alla sosta.

La chiesa fu affidata nel 1409 alla famiglia Della Torre, e fu Bonifacio Della Torre ad ampliarla e commissionare un nuovo ciclo pittorico al di sopra di antiche pitture bizantine ora parzialmente visibili.

Entrando si è immersi in 326 metri quadrati di affreschi datati 24 giugno 1476, e realizzati a più mani dalle migliori scuole popolari del XV secolo: una vera e propria Biblia pauperum che racconta le storie dei Santi, della Vita e della Passione di Cristo, del Paradiso e dell’Inferno.

DOVE MANGIARE

*Il Ristorantino Michelis, via Vigevano 12, Mondovì (CN), tel 0174/43818, www.michelis.it Nel cuore del laboratorio di pasta fresca e prodotti da forno, l’azienda Michelis Egidio, presente negli store Eataly ha dato vita a uno spazio adibito a cucina tutta a vista.

*Agriturismo Acquadolce, Strada San Biagio 13, Fraz. San Biagio, Mondovì (CN), tel 0174/686835, www.acquadolce.net .Nelle campagne del monregalese, in un mulino del ‘700, si gustano menù ricercati a base di pesce di acqua dolce allevato nella struttura, che espone opere e manufatti di artisti e artigiani della zona.

DOVE DORMIRE

*B&B Residence La Rocca, vicolo Della Rocca 8, Carrù (CN), tel 0173/75194, www.laroccadicarru.it La vista del paesaggio e l’ospitalità dei Sigg. Gianni e Giuseppina, che gestiscono anche l’Osteria del Borgo, sapranno deliziarvi questo B&B, a Carrù, paese soprannominato “Porta della Langa”.

*Hotel-Ristorante Palazzo di Mezzo***, Via Garibaldi 4, Carrù (CN), tel 0173/779306, www.palazzodimezzo.com. Affascinante dimora storica del XVIII secolo, sempre a Carrù, farà rivivere i sogni del passato con mobili d’epoca e soffitti a cassettoni .

INFO

www.bastiamondovi.info




A Madonna di Campiglio, è arrivata la neve…e non solo. Ecco tutte le novità della stagione “bianca”

Grazie alle abbondanti nevicate di questi giorni, che hanno fatto registrare 80 cm in quota e 40 in paese, gli impianti di Madonna di Campiglio, apriranno nel weekend del 16 e 17 novembre nell’area del Grosté. Un anticipo della stagione invernale, che continuerà anche nel weekend del 23 e 24 novembre. Dal 30 novembre, invece, si potrà sciare in tutta l’area di Campiglio, mentre dal 5 dicembre, anche sulle piste di Folgarida Marilleva e Pinzolo.

In questa prima parte della stagione invernale, poi, anche lo skipass giornaliero è scontato: 31 euro per gli adulti, 22 euro per la categoria junior (nati dopo il 30 novembre 2003) e 16 per la categoria baby (nati dopo il 30 novembre 2011).

Una skiarea di 150 km

Con i suoi 150 km di piste, la Skiarea Campiglio Dolomiti di Brenta Val di Sole Val Rendena è la più ampia del Trentino e vanta discese per tutti i guri, e impianti di risalita hi-tech, tra 850 e 2500 metri di altitudine, che scendono fino al centro di Madonna di Campiglio, la “perla delle Dolomiti”, a pochi passi dagli hotel.

La pista più famosa è il Canalone Miramonti, sede della storica e prestigiosa tappa di Coppa del mondo di sci alpino, che la notte si illumina per discese mozzafiato anche sotto le stelle.

I 150 km di piste, poi, sono connessi tra loro “sci ai piedi”, e distribuiti sui tre comprensori di Madonna di Campiglio, Pinzolo e Folgarida-Marilleva. Le prime due località sono collegate, in soli 16 minuti, dalla moderna telecabina panoramica Pinzolo-Campiglio Express, che durante il tragitto regala emozioni grazie alla spettacolare vista sui paesaggi più belli e suggestivi del Parco Naturale Adamello Brenta.

Dal Doss del Sabion, a Pinzolo, la telecabina porta poi a Madonna di Campiglio, in località Cinque Laghi, pochi a nord del Canalone Miramonti. La telecabina compie un percorso di circa 5 km, per un dislivello di 1100 m ed è articolata in quattro stazioni, due in partenza/arrivo e due intermedie.

La neve, poi, è assicurata, grazie all’innevamento programmato, che copre il 95% dei tracciati. Gli sciatori potranno quindi scegliere tra 100 piste, tra cui 43 blu, 37 rosse e 21 nere, e 4 snowpark, incluso l’Ursus Snow park del Grosté, annoverato tra i migliori cinque di tutte le Alpi. Il tutto con uno skipass unico per tutta la Skiarea.

Madonna di Campiglio, fascino senza tempo

Non solo neve. Perché dopo una bella sciata sono molte le opportunità che Madonna di Campiglio offre a ospiti, sportivi e visitatori, anche a coloro che non indossano gli sci.

Incastonata a 1550 metri di altitudine, tra i campanili rocciosi delle Dolomiti del Brenta, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, e le distese di ghiaccio dell’Adamello-Presanella, Madonna di Campiglio, alla fine dell’Ottocento, è stata scelta come meta per le vacanze invernali dall’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe e dalla sua consorte, l’imperatrice Elisabetta di Baviera, più nota come Sissi. Da allora, la vocazione turistica non è mai venuta meno, passando dall’atmosfera aristocratica del passato a quella raffinata e internazionale dei nostri giorni.

Oggi, passato, presente e futuro si incontrano in quelli che possono essere considerati i punti cardini dell’identità campigliana. Tra questi c’è il Salotto Hofer con la sua architettura mitteleuropea e i suoi dipinti liberty, la chiesa di Santa Maria Antica, testimonianza della presenza degli Asburgo, il Museo delle Guide e delle Genti di Campiglio, dedicato sui miti dell’alpinismo e alle personalità illustri della “perla delle Dolomiti”. Fulcro della vocazione turistica è anche la centrale Piazza Righi, rimasto immutato, o quasi, dagli anni Sessanta a oggi.

L’ospitalità è green

Lusso e sostenibilità. È questo il binomio che caratterizza l’offerta alberghiera di qualità del comprensorio Madonna di Campiglio-Pinzolo- Val Rendena. Le nuove realizzazione alberghiere e le ristrutturazioni, infatti, sono state tutte fatte all’insegna della sostenibilità e della bio-edilizia, valorizzando i materiali locali, come legno e pietra.

Il concetto di lusso, poi, è stato rivoluzionato e inteso come declinazione del tempo per se stessi, spazio per rigenerarsi, responsabilità verso l’ambiente, bellezza della natura, buon cibo ed esperienze. Gran parte delle strutture include infatti un centro benessere con piscina, spa con trattamenti di bellezza naturali e innovativi, palestre e zone relax.

Ben 14 strutture, poi, sono state insignite del marchio “Qualità Parco”, una certificazione rilasciata dal Parco Naturale Adamello Brenta alle strutture che dimostrano di aver intrapreso una riduzione dell’impatto ambientale.

Destinazione gourmet

Una vera a propria “rivoluzione food” quella che ha caratterizzato Madonna di Campiglio negli ultimi dieci anni. Al punto che, da novembre 2018, ben tre ristoranti sono stati insigniti da 1 stella Michelin.

Si tratta del Gallo Cedrone dell’Hotel Bertelli, capitanato dallo chef Sabino Fortunato, del Dolomieu (chef Davide Rangoni) dell’Hotel DV Chalet Boutique Hotel e della Stube Hermitage (chef Giovanni D’Alitta) del Bio Hotel Hermitage, già primo ristorante “stellato” di Madonna di Campiglio tra il 2008 e il 2014.

Oltre agli “stellati”, poi, si può contare sui ristoranti gourmet che propongono menù di alta cucina. Tra questi ci sono il Convivio e i Due Pini, dello chef Stefano Righetti, ospitati rispettivamente all’Hotel Alpen Suite e allo Chalet del Sogno. Merita una sosta golosa anche La Parzif, presso il Dolomeet Boutique Hotel di Pinzolo, e il Mildas, in Val Rendena, che vanta una lunga tradizione di buona cucina.

Non dimentichiamo, poi, i rifugi in quota, che offrono menù legati a specialità locali e a km zero, mentre, la sera, propongono cene tipiche, immersi nella calda e avvolgente atmosfera della montagna invernale. E, per raggiungerli, vi aspetta un romantico viaggio a bordo di un “gatto delle nevi” o in telecabine.

Non mancano nemmeno enoteche e wine bar, dove apprezzare le etichette più raffinate, mentre i golosi potranno soddisfare il palato nelle numerose pasticcerie e cioccolaterie.

Gli eventi da non perdere

Si comincia con il Capodanno, che si festeggia in Piazza Sissi a Campiglio, con una grande festa. Il giorno dopo, 1° gennaio, ci sarà la tradizionale Fiaccolata con i maestri delle scuole di sci sul Canalone Miramonti, tra luci, musica e slalom sulla neve.

Il 18 gennaio ci si sposta a Pinzolo con la Tulot Vertical Up, gara internazionale tra i migliori skyrunner e scialpinisti che affronteranno la pista nera Tulot Audi Quattro con sci da fondo con le pelli, ramponi e scarpe chiodate.

Gli appassionati di motori non possono perdere poi la Winter Marathon (23-26 gennaio) una gara tra storiche auto da collezione costruite prima del 1968 che attraverseranno undici passi dolomitici lungo un percorso di 400 km.

Tra gli appuntamenti del mese di febbraio, invece, dal 24 al 28, torna il Carnevale Asburgico, la rievocazione storica in costume per ricordare i soggiorni dell’imperatore Francesco Giuseppe e dell’imperatrice Sissi a Madonna di Campiglio. Tra sfilate di dame e ussari e balli d’epoca, le atmosfere principesche di fine Ottocento avranno il loro culmine nel Gran Ballo dell’Imperatore nello storico Salone Hofer.

In marzo, tornano anche gli appuntamenti gastronomici di Slow Food tra le Dolomiti, che avranno come protagonista la Razza Rendena, nuovo presidio Slow Food con carni e formaggi: il 14 marzo presso il Rifugio Malga Cioca di Pinzolo, il 21 presso il rifugio Patascoss di Madonna di Campiglio e il 28 presso il ristorante Cascina Zeledria di Madonna di Campiglio.

INFO

www.campigliodolomiti.it




Bergamo è “Città Creativa UNESCO” grazie ai suoi formaggi

Bergamo ce l’ha fatta! Lo scorso 30 ottobre è stata dichiarata dall’UNESCO “Città creativa” per la gastronomia, grazie al valore della sua produzione casearia, che vanta ben 30 formaggi tradizionali, di cui 9 DOP e 3 Presidi Slow Food. Un’eccellenza dal valore inestimabile, basti pensare che in Italia i formaggi DOP sono solo 50 e Bergamo da sola ne produce quasi un quinto.

Si tratta per la città del secondo importante riconoscimento UNESCO. Nel 2017, infatti, le Mura che circondano la Città Alta sono state inserite nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Il recente riconoscimento, quindi, offre una buona, anzi, un’ottima occasione per trascorrere nella città lombarda un weekend con gusto!

Le DOP che valgono un…patrimonio

Tra i 9 formaggi DOP della produzione casearia bergamasca troviamo il Bitto DOP, ricavato dal latte vaccino intero a cui è possibile aggiungere al massimo il 10% di latte caprino crudo. Ha la forma cilindrica, con una crosta giallo paglierino, liscia e compatta. Il sapore è salato con una sfumatura dolce-amara, che si fa più intensa nei formaggi più stagionati.

Altra DOP è il Formai de Mut dell’Alta Val Brembana, che si presenta in forme di 8/12 kg dalla crosta sottile, asciutta e rugosa e la pasta giallo grigiastra a seconda della stagionatura. Ha un sapore dolce e salato e un profumo che ricorda il burro fresco. Come non citare poi il Gorgonzola, nelle versioni dolce e piccante, con stagionatura minima di 50 od 80 giorni. La pasta è tipicamente cremosa, morbida con le tipiche venature verdi.

Il territorio di Bergamo è poi zona di produzione del Grana Padano, dal sapore dolce, sapido e acido nella bassa stagionatura e più intenso con note piccanti nell’alta stagionatura. Altra deliziosa DOP è il Provolone Valpadana, dalla tipica pasta filata e dal sapore dolce o piccante. Si presenta in forme e peso variabili.

Troviamo poi il Quartirolo Lombardo, un formaggio di latte vaccino intero o parzialmente scremato, dalla forma di parallelepipedo. Nella versione fresca non presenta crosta, che è invece presente in quella più stagionata. Il sapore è acido e sapido per il formaggio più fresco e più dolce e piccante nelle forme stagionate.

Le altre DOP sono il Taleggio, dalla crosta umida e commestibile e dalla pasta saporita e morbida, il Salva Cremasco, prodotto in due pezzature: piccola, fino a 2 kg, e grande, fino a 5 kg e dal sapore salato, leggermente acido, e il Strachitunt, dalla crosta giallo rossastra e rugosa e dal sapore dolce con sfumature amarognole.

Quattro passi nel centro storico…aspettando l’ora di pranzo

Lo sapevate? Bergamo sorge su sette colli, proprio come Roma! La città, poi, è caratterizzata da scale e scalette di varie dimensioni, che conducono a piazzette, passaggi stretti, strade di ciottoli fiancheggiate da muretti. La città è divisa in due parti, Bergamo Alta e Bergamo Bassa.

Il nostro itinerario a piedi parte da Bergamo Bassa, con subito una sosta golosa alla storica Pasticceria Balzer (www.balzer.it), nei pressi della stazione dei treni, per rifornirci di energia. La scelta imprescindibile? Una fetta di Torta Donizetti, dedicata al celebre compositore e concittadino.

Proseguiamo quindi lungo via Tasso fino a incrociare via Pignolo, una suggestiva strada acciottolata sulla quale si affacciano botteghe artigiane, atelier di artisti e palazzi nobiliari. Da via Pignolo arriviamo prima in Piazzetta Delfino e poi voltiamo in via San Tommaso seguendo le indicazioni per Piazza Carrara.

Qui troviamo l’Accademia Carrara, istituita nel 1794, e oggi Pinacoteca di alto livello, custode di capolavori di grandi maestri, tra cui Raffaello, Tiziano; Botticelli, Mantegna e Lorenzo Lotto. Proprio di fronte alla Pinacoteca si trova invece la Galleria d’Arte Moderna (GAMeC), per chi preferisce gli artisti contemporanei.

Dall’Accademia prendiamo quindi via della Noca, dove di trova una scaletta che conduce a Porta Sant’Agostino, una dei quattro accessi a Bergamo Alta.

Bergamo Alta, tra le storiche mura e…la stracciatella!

Bergamo Alta è uno delle poche città capoluogo ad avere il centro storico circondato completamente da mura. Le Mura Veneziane, così chiamate perché fatte erigere dalla Repubblica di Venezia tra il 1561 e il 1588 per difendersi dai nemici, si estendono per un perimetro di circa 5 km e dal 2017 fanno parte del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Una volta arrivati a Bergamo Alta, imbocchiamo via della Fara, tenendo la rocca a sinistra per ammirare il Complesso di Sant’Agostino. Circa a metà strada, ci imbattiamo nella bella Fontana del Lantro, una grande cisterna sotterranea cinquecentesca, anche se le origini sarebbero medievali, che riforniva d’acqua tutta la città. Si può visitare da aprile a ottobre, ma ne vale la pena per immergersi in un affascinante città sotterranea fatta di cunicoli e anfratti.

Dalla fontana prendiamo via Boccola e arriviamo davanti a Porta Sant’Alessandro. Qui si trova un altro locale “storico”, la gelateria La Marianna, dove, nel 1961, è stato inventato uno dei gusti di gelato più amati: la stracciatella.

Nel cuore di Bergamo Alta

Percorrendo via Colleoni arriviamo poi nel cuore della città, Piazza Vecchia, dall’aspetto un po’ retrò, fulcro del potere politico della municipalità nei secoli. Al centro spicca la barocca Fontana Contarini, mentre tra gli edifici che si affacciano sulla piazza ci sono il Palazzo della Ragione, la più antica sede comunale di tutta la Lombardia, e la Torre Civica, detta “Il campanone”. Se avete tempo, potete salire sulla torre, alta 43 metri, e ammirare uno splendido panorama della città e del Castello di San Vigilio.

Passiamo oltre il portico che costeggia Piazza della Ragione e arriviamo in Piazza Duomo, dove si trova la splendida Cattedrale di Sant’Alessandro (Duomo) che fa restare a bocca aperta per il contrasto tra le sue candide mura esterne e l’interno decorato di arazzi, dipinti e la spettacolare Cappella del Crocefisso.

Ancora più bella è la vicina Basilica di Santa Maria Maggiore, il cui nucleo originario risale al 1137 e che presenta alcuni elementi gotici all’esterno, tra cui i leoni siti vicino alle porte laterali. All’interno, invece, sono custoditi preziosi arazzi del XVI secolo. Qui si troverebbe anche il sepolcro del compositore Donizetti.

Sulla piazza si affaccia anche la splendida Cappella Colleoni, fatta costruire dal capitano di ventura Bartolomeo Colleoni nel Quattrocento. In stile rinascimentale, colpisce per la sua facciata variopinta in marmo rosso e bianco e per le decorazioni, tra cui spicca la statua equestre di Colleoni. All’interno si trovano anche i sarcofagi dei membri della famiglia tra cui la splendida tomba dell’amata figlia Medea. Sempre in Piazza Duomo, date un’occhiata anche al Battistero.

Se avete tempo, da Piazza Duomo incamminatevi verso la Rocca per ammirare un altro splendido panorama della città. La Rocca è circondata dal Parco delle Rimembranze, dove si trova il Museo Storico.

In funicolare al Castello di San Vigilio e ritorno a Bergamo Bassa

Subito dopo Porta Sant’Alessandro si trova la stazione della funicolare che conduce al colle di San Vigilio a 500 metri di altezza. Qui, oltre al panorama mozzafiato, si trova il Castello di San Vigilio, che merita una sosta.

Dopo aver visitato il castello, potete riscendere con la funicolare oppure tornare a piedi fino ad arrivare in Via Borgo Canale, una strada caratteristica con ciottoli e case colorate, dove sorge la Casa Natale di Gaetano Donizetti.

Scendiamo poi di nuovo verso Bergamo Bassa con la funicolare che prendiamo in Piazza Mercato delle Scarpe.

È ora di fare un po’ di shopping. Ci dirigiamo in via XX settembre, dove si trovano negozi e botteghe dove trovare davvero di tutto. Cuore della movida, invece è Piazza Matteotti, dove si trovano diversi locali e ristoranti.

Prima di ripartire, fermatevi a pranzo o a cena per gustare i casoncelli, la tipica pasta ripiena di carne, simbolo della cucina bergamasca insieme alla polenta, oppure le foiade, un primo piatto fatto di una sfoglia sottile, tagliata a quadretti e condita con formaggio o funghi.

Qui sotto, invece, vi lasciamo la ricetta delle lasagne con pesto e Bitto DOP.

LASAGNE CON PESTO E BITTO DOP

Ingredienti

  • 200 gr di farina 00
  • 70 gr di farina di grano saraceno
  • 2 uova
  • 600 gr di coste sbollentate in acqua salata
  • 1 litro di latte
  • 80 gr di burro
  • 80 gr di farina 00
  • 200 gr di Bitto Dop
  • 2 patate lesse
  • Noce moscata q.b
  • Sale

Preparate la pasta per le lasagne unendo le due farine, le uova, un po’ d’acqua. Impastate fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo, poi avvolgetela in una pellicola e lasciate riposare per 30 minuti. Nel frattempo, mettete a lessare le patate, poi tagliatele a cubetti. Fate altrettanto con il Bitto DOP. Preparate la besciamella facendo fondere il burro e gli 80 gr di farina, completate con il latte, il sale e la noce moscata. Fate bollire mescolando per non fare formare i grumi. Riprendete la pasta e ricavate una sfoglia sottile, dallo spessore di circa 0,3 mm. Tagliatela in rettangoli poco più piccoli della teglia da forno e cuocetela per circa 7/8 minuti in acqua salata. Scolatela e mettetela ad asciugare su un canovaccio da cucina. Ricoprite il fondo della teglia con un velo di besciamella, appoggiatevi sopra la pasta, ricoprite ancora con la besciamella, poi con le foglie delle coste, un po’ di patate lesse e il Bitto a cubetti. Procedete con altri due strati e finite con il Bitto. Infornate a 180°C per 30 minuti. Servite le lasagne calde.

COME ARRIVARE

In auto: autostrada A4 Milano-Venezia con uscita Bergamo. Poi seguire per il centro città.

DOVE MANGIARE

*Osteria Al Gigianca, via Broseta 113, Bergamo, tel 035/5684928, www.algigianca.com Segnalato sulla Guida Slow Food-Osterie d’Italia propone i piatti della cucina bergamasca e lombarda, tra cui casoncelli, risotti, paste ripiene, coniglio alla bergamasca, stracotti e il pescato del Lario e del Sebino. Carta dei vini con più di 150 etichette.

*Trattoria Sant’Ambroeus, Piazza Vecchia 2, Bergamo, tel 035/237494, www.trattoriasantambroeus.it, Il locale si affaccia sulla suggestiva Piazza Vecchia, cuore di Bergamo Alta. Ricavato in un edificio del XI secolo, propone piatti della cucina tradizionale bergamasca e milanese, sia di carne che di pesce, alcuni rivisitati con fantasia. Le paste fresche e la pasticceria sono giornalmente fatte in casa.

DOVE DORMIRE

*Best Western Hotel Cappello d’Oro****, viale Papa Giovanni XXIII 12, Bergamo, tel 035/4222711, www.bwhotelcappellodoro-bg.it/ Ricavato in un’antica locanda ristrutturata, trasformata in albergo nel 1900, vanta una tradizione di 150 anni. Al fascino della tradizione antica aggiunge tutti i comfort più moderni. Doppia da € 161.

*Hotel Città dei Mille***, via Autostrada 3/C, Bergamo, tel 035/317400, www.hotelcittàdeimille.it A 900 metri dal centro storico, a 3 minuti dal casello dell’A4 e a 7 dall’aeroporto di Orio al Serio, l’hotel ha uno stile ispirato alla storica spedizione di Garibaldi. Colazione a buffet con dolci e salati. Doppia da € 99

INFO

www.visitbergamo.it




Un weekend per tutti i gusti, tra tecnologia, sapori, mercatini e marionette

Chi l’ha detto che novembre non è un mese “vivace”? Date un’occhiata agli appuntamenti che abbiamo selezionato per voi nel weekend dall’8 al 10 novembre. Ce n’è davvero per tutti i gusti. Appassionati di tecnologia? La vostra destinazione è Torino in occasione della prima edizione del festival dedicato. Preferite i buoni sapori?

A Imperia si festeggia l’olio nuovo, mentre a Castelnuovo di Garfagnana (LU) i sapori toscani. Se non vedete l’ora che arrivi Natale, invece, al Castello di Limatola (BN), apre i battenti uno dei mercatini di Natale più belli d’Europa. A Palermo, invece, c’è la 44 edizione del Festival di Morgana, dedicato alla tradizione dei pupi e del teatro di figura.

A Torino per il primo Festival della Tecnologia

In occasione dei 160 anni dalla sua fondazione, il Politecnico di Torino promuove il primo Festival della Tecnologia, che si tiene dal 7 al 10 novembre, nelle aule dell’istituto e in varie sedi della città e prevede la presenza di oltre 300 relatori provenienti da tutto il mondo, che si alterneranno in più di 150 incontri.

La rassegna di respiro internazionale e a partecipazione gratuita intende proporre un’ampia e articolata riflessione sul rapporto tra tecnologia e società, utilizzando linguaggi artistici, come letteratura, cinema, musica, ed esplorando ambiti come la disabilità, l’educazione, le città, la politica e l’informazione.

Si parlerà di intelligenza artificiale, big data, hackeraggio, blockchain, low tech, ma anche di mobilità sostenibile, ecologia, cibo, sport, religione, sport, religione e spiritualità.

Tra i tanti appuntamenti in programma, sabato 9 novembre, segnaliamo l’incontro con Samantha Cristoforetti, a cui il Politecnico conferirà la Laura ad honorem in Ingegneria Aerospaziale e che, per l’occasione, terrà una lectio dal titolo “Esplorazione umana dello spazio: sfide tecnologiche”. Domenica 10, invece, Piero Angela parlerà di Tecnologia, cultura e informazione, sull’importanza della diffusione delle conoscenze scientifiche.

INFO: www.festivaltecnologia.it

A Castelnuovo di Garfagnana (LU) un weekend con “Garfagnana Terra Unica”

Quinta edizione, da venerdì 8 a domenica 10 novembre, a Castelnuovo di Garfagnana (LU) per la rassegna “Garfagnana Terra Unica”, che propone tutte le eccellenze del territorio, con ben 23 spazi dedicati al Local Street Food.

Passeggiando nella grande tensostruttura si potranno così assaggiare specialità come frittelle e cagio, crisciolette, mondine, necci e ricotta, fogacce leve, pane e biroldo, trota, tigelle, porchetta, patate, farro, grano saraceno, salsicce, accompagnate da Vino di Montagna e Birra di farro.Da non perdere il mercato contadino e dell’artigianato locale, che propone anche prodotti tipici locali.

Grazie alla collaborazione con le associazioni del territorio, si potranno sperimentare diverse attività guidate, tra cui tour in MTB alla scoperta della valle, self Guide Trips, passeggiate lungo il sentiero dell’Ariosto, visite al centro storico, animazione per i più piccoli e giri in carrozza. Tra le novità di questa edizione, ci sono le visite guidate al Parco del Battiferro di Fornovolasco.

Per conoscere da vicino mucche, maiali, pecore, capre, asinelli, cavalli e altri animali c’è la Mostra zootecnica di animali da allevamento. Non mancheranno nemmeno concerti e spettacoli, mentre, in Piazza Umberto, si terrà la divertente rievocazione di giochi della cultura contadina, tra cui la palla elastica e il Tiro della forma.

INFO: www.castelnuovogarfagnana.org/evento/garfagnana-terra-unica/

Imperia festeggia OliOliva

XIX edizione per OliOliva, che si tiene a Imperia dall’8 al 10 novembre e propone un ricco programma di eventi e attività con un unico comune denominatore: l’olio extravergine.Il tema di quest’anno è legato alla candidatura della cultura olivicola a Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO e vede coinvolti, oltre all’Italia anche diversi paesi del Mediterraneo.

Durante la manifestazione, si potrà prendere parte ad assaggi dell’olio nuovo, ci saranno gare di cucina, laboratori per bambini e corsi di assaggio per imparare a riconoscere qualità e difetti dell’’olio extravergine, uno dei cardini della dieta mediterranea. Non mancheranno nemmeno le visite guidate a frantoi e oliveti, incontri tra buyer internazionali e aziende agroalimentari.

Nello spazio espositivo della Regione Liguria, poi, si potranno conoscere, degustare e acquistare i prodotti agricoli a Denominazione d’Origine, tra cui il Basilico Genovese DOP, l’Olio DOP Riviera Ligure e vini DOP liguri.

INFO: www.promimperia.it/it/eventi/olioliva-2019/

Al Castello di Limatola (BN), la X edizione di “Cadeaux al castello”

È annoverato tra i mercatini di Natale più belli d’Europa ed è tra i più grandi e famosi del centro sud. È Cadeaux al castello, che si tiene al Castello di Limatola (BN), dall’8 novembre all’’8 dicembre, tutti i giorni dalle 10 alle 23.

La X edizione è dedicata al tema Italian Crafts in Europe e propone un percorso tra i mercatini di Natali più belli e famosi d’Europa. Gli oltre 120 espositori ripropongono nelle zone esterne al castello e in quelle interne, gli chalet tipici dei mercatini di Rovaniemi, Edimburgo, Bruges, Dresda, Aix-en-Provence, Tallinn e Salisburgo. Ogni stand, poi, propone le tipicità culinarie, artigianali e artistiche ispirate ai diversi mercatini europei.

I più piccoli potranno invece visitare la Grande Baita di Babbo Natale e avranno la possibilità di scattare una fotografia con Santa Claus. Un elfo consegnerà poi loro un codice per scaricare gratuitamente la foto da internet.

Grande attenzione anche all’ambiente. Nei punti food, infatti, tutto sarà servito utilizzando piatti, bicchieri e posate in cartone e canna di bambù.

INFO: www.mercatinodinatale-castellodilimatola.it

A Palermo per il Festival di Morgana

Per due weekend, dall’8 al 17 novembre, Palermo si trasforma in un teatro diffuso in occasione della 44° edizione del Festival di Morgana, dedicato alla tradizione dei pupi e del teatro di figura siciliano.

Il ricco programma prevede decine di spettacoli realizzati da dieci compagnie siciliane di opera dei pupi e di teatro di immagine, con alcuni ospiti stranieri provenienti da Francia, Spagna e Irlanda.

Gli spettacoli andranno in scena presso il Museo delle Marionette “Antonio Pasqualino” e in altri suggestivi luoghi culturali della città, tra cui il teatro Garibaldi, l’ex chiesa di San Mattia Apostolo dei Crociferi, il teatro Carlo Magno e l’oratorio San Lorenzo.

INFO: www.festivalmorgana.it




Giorgio Rosato, cuoco “Diversamente C.H.E.F.” a trazione integrale

Dal 4×4 ai fornelli, dalle marce ridotte alle ricette d’Autore. Questo, in sintesi il percorso professionale che ha portato in cucina Giorgio Rosato, giornalista automotive ed ex-direttore di Autoruote 4×4 che, appesa al chiodo la leva della trazione integrale, ha preso in mano mestoli e padelle per reinventarsi in una nuova professione. Oggi partecipa a numerose trasmissioni televisive su Alice TV, pubblica ricette certificate su “MySocialRecipe” e ha presentato il suo primo “Menù degustazione” in un noto ristorante della Langhe.

Quando hai deciso di trasformare la tua passione per la cucina in una professione?

Due anni fa, quando mi sono iscritto a un corso per diventare chef. Subito dopo ho iniziato a partecipare alle trasmissioni di Alice TV e a pubblicare le mie creazioni su MySocialRecipe, dove ho presentato le mie prime ricette “Diversamente C.H.E.F.” basate sulla mia idea di “global creative cousine“, molto diversa sia da quella fusion sia da quella etnica, che nasce dalle idee e dagli ingredienti acquisiti nel corso dei miei viaggi intorno al mondo.

Quanto ha influito sulla tua cucina il fatto che hai viaggiato moltissimo in tutto il mondo?

Indubbiamente molto, finora ho visitato 71 paesi in tutti e cinque i continenti e da ogni viaggio, da ogni esperienza gastronomica a essi legata, sono scaturiti spunti, idee o ingredienti che, successivamente elaborati e sviluppati, hanno dato origine alle mie ricette fuori dal coro.

Cos’è “Diversamente C.H.E.F”?

Nel mondo dell’alta cucina è in corso da alcuni anni un fenomeno per cui il contenitore (chef stellati e vetrine televisive) è diventato di gran lunga più importante del contenuto (bontà delle ricette, qualità delle materie prime e abilità nella preparazione). Diversamente C.H.E.F. è un progetto gastronomico che nasce proprio con l’obiettivo di proporre e divulgare una serie di ricette “fuori dal coro” che riconducano l’attenzione dei buongustai, e degli appassionati di cucina, soprattutto sul cibo piuttosto che sulle rockstar dei fornelli e sulle vetrine televisive.

E perché hai scritto chef con la punteggiatura, come fosse una sigla?

Perché in questo caso il termine chef è utilizzato come acronimo della locuzione “i Cuochi Hanno Esautorato i Fornelli”, e la mia cucina auspica il recupero del piacere del cibo con l’intento di far riscoprire una nuova dimensione degli alimenti. Sia attraverso una inedita e inconsueta lettura delle ricette tradizionali, sia mediante la creazione di piatti originali e insoliti dove le regole esistono solo per essere stravolte, anche se gli ingredienti sono sempre più o meno gli stessi.

Mi sembra un progetto molto ambizioso, non ti spaventa navigare nelle insidiose acque dell’arte culinaria di oggi?

Certamente, ma la mia è una sorta di cucina corsara che cercherà di navigare nelle insidiose acque dell’arte culinaria, dove solo le portaerei e le corazzate delle star mediatiche dell’alta cucina riescono a restare a galla. Ma anche un vascello corsaro riesce a volte a librarsi in aria come il gabbiano Jonathan Livingstone, costantemente alla ricerca di nuove soluzioni di volo.

Un grande chef ha infatti dichiarato che in cucina non bisogna mai dare niente per scontato…

È vero, infatti in cucina tutte le combinazioni sono possibili e anche le prospettive risultano flessibili in base al tipo di approccio che si ha con il cibo. Pensiamo alla pizza: l’impasto di preparazione è una sfera formata da lievito e farina, quando esce dal forno la sua forma è rotonda, la scatola che la trasporta è quadrata e la fetta che arriva nel piatto è triangolare.

Come sei approdato sugli schermi di Alice TV?

Nella maniera più semplice, ho inviato una richiesta via mail e dopo due settimane mi hanno convocato. E poiché è andata bene, mi hanno chiamato per registrare anche altre trasmissioni. Ho iniziato con “Casa Alice Insieme” e poi con “20 Anni Insieme“, la serie che celebra i primi venti anni del network che ricorrono proprio quest’anno. Nel frattempo, ho iniziato a pubblicare le mie ricette su MySocialRecipe,il sito più importante del settore.

Non c’è il rischio che qualcuno possa rubare qualche idea da una tua ricetta, o addirittura riproporla integralmente spacciandola per propria?

Anche se la cucina è condivisione e piacere di spartire i piatti con tutti i gastronauti, le ricette d’Autore pubblicate su MySocialRecipe garantiscono un minimo di tutela da predatori del “copia&incolla” che, in ogni caso, non rappresentano un’insidia. Del resto, la storia ce lo insegna, non basta avere tra le mani uno Stradivari per suonare come Paganini…

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Non tutti i cuochi lo ammettono, ma nella maggior parte dei progetti nel cassetto si insinua sempre, prima o poi, l’idea dell’apertura di un proprio ristorante. Anch’io non sono immune da questa ambiziosa tentazione. Nel mio caso, però, sarei orientato verso un locale molto esclusivo, con al massimo 25/30 coperti, in grado di offrire una cucina di qualità che, pur rimanendo nel solco della tradizione italiana, non sia estranea da contaminazioni varie e dall’utilizzo di tecniche innovative.

Il tuo weekend preferito che consigli di fare agli altri?

Uno dei luoghi ideali per un breve weekend rigenerante è senz’altro il lago di Viverone., tra Milano e Torino. Un’oasi di pace e tranquillità dove il tempo non sembra essere scandito dagli orologi, ma solo dall’alternarsi delle albe nebbiose disegnate sulle acque del lago e dai profumi del pesce grigliato che invadono l’aria all’approssimarsi del tramonto. Oltre ai weekend sul lago di Viverone e sul lago d’Orta, ogni tanto mi concedo anche qualche scappatella marina, come nella scorsa estate quando, partendo da Alassio, ho circumnavigato l’isola di Gallinara.

Il paese da visitare?

Tra i quelli visitati recentemente, uno dei più interessanti è l’Armenia, sia per il suo immenso patrimonio storico, artistico e culturale che per la relativa vicinanza all’Italia. Ottima la cucina e le strutture recettive che, grazie alla florida condizione economica, offrono ristoranti e alberghi di altissimo livello, in grado di soddisfare anche le richieste dei più esigenti globetrotter occidentali. Il livello di benessere, molto elevato, è tangibile anche dalle auto che circolano per le strade della capitale dove ho incrociato persino una Maybach e una Rolls-Royce Ghost. Alcuni anni fa, inoltre, il governo, per limitare il traffico a Yerevan, ha introdotto una legge speciale che limita a un massimo di quattro il numero delle auto di scorta al seguito del vip di turno.

L’auto con cui fai i tuoi weekend?

Fin da bambino ho sempre amato le auto anfibie, da quando mio padre un giorno tornò a casa dal lavoro con l’ultima copia di “Quattroruote” sulla cui copertina campeggiava l’immagine di un Maggiolino VW in acqua impegnato nella traversata dello stretto di Messina. Questa passione è letteralmente esplosa alcuni anni fa, quando mi sono recato presso un’azienda specializzata inglese per farmi costruire un veicolo anfibio su misura, allestito ovviamente su meccanica 4×4, con trazione integrale e marce ridotte, che ho portato in Italia e immatricolato tra mille difficoltà, sostenendo costi da capogiro.

La ricetta: EscargBurger con fondutina di Castelmagno

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 g di carne di chiocciola
  • 300 g di maiale
  • 200 g di Castelmagno
  • 200 ml di panna liquida
  • 300 g di patate dolci
  • 4 baby mais
  • 200 g di germogli di soia
  • 3 uova
  • 1 lime
  • 1 carota • 1 cipolla • 2 spicchi d’aglio •
  • prezzemolo
  • 100 g di
  • burro chiarificato
  • olio evo
  • 1/2 lt di olio di arachidi
  • sale e pepe
  • 4 foglioline di vene cross

Bollire le chiocciole per un’ora e mezza in acqua salata e, a fine cottura, tritarle finemente nel frullatore a immersione insieme a 1-2 cucchiai di olio. Tritare la carne di maiale e scottarla leggermente in padella con aglio, cipolla, prezzemolo e carota finemente tagliuzzati. Mettere a bollire le patate dolci e, una volta trasformate in purè, inserire il composto in una sac à poche, mentre nel frattempo si fonde il Castelmagno in un pentolino antiaderente, aggiungendo la panna liquida e un pizzico di sale e pepe.

Friggere in olio di arachidi i germogli di soia e i baby mais tagliati a metà nel senso della lunghezza e preparare l’impasto per l’hamburger unendo la carne di chiocciola a quella di maiale, aggiungendo le uova (strapazzate) e un po’ di sale e pepe. Inserito il composto in un coppapasta (8 cm) si procede alla cottura (4/5 minuti per lato) in una padella antiaderente con burro chiarificato, aromatizzando con del succo di lime e un po’ di scorza grattugiata. Adagiare l’escargburger nel piatto versandovi sopra la fondutina di Castelmagno e la vene crosse, completando il dressage con i germogli di soia e una duchesse di patate dolci sormontata dai baby mais.




Merano Wine Festival, al via la 28° edizione per celebrare il vino e le tendenze gastronomiche

Di Vittorina Fellin

Quest’anno il “WineHunter” e patron della manifestazione Helmuth Köcher ha ideato un programma ricco di novità imperdibili, appuntamenti d’intrattenimento e mondanità ‘fuori salone’.

Per chi volesse approfondire le proprie conoscenze enologiche, appuntamento presso l’Hotel Terme Merano, dove si svolgeranno le Charity Wine Masterclasses, degustazioni verticali il cui ricavato sarà devoluto, come ogni anno, in beneficienza.

Chef rinomati, ospiti d’eccezione e focus sulle tendenze culinarie del momento, animeranno lo spazio in Piazza della Rena, centro delle “cucine in fermento” di Wild Cooking, l‘evento dedicato al mondo dei cibi naturali e delle fermentazioni spontanee, quest’anno dedicato alla tematica “Muffe, spore e batteri – The Italian Gran Tour”.

Come ogni anno, le splendide volte in stile Liberty del Kurhaus saranno il cuore pulsante dell’evento The Official Selection – Wine dove gli ospiti, bicchiere alla mano, potranno degustare etichette italiane e internazionali selezionate dalle commissioni d’assaggio The WineHunter.

Per gli amanti dei prodotti gastronomici e culinari sarà d’obbligo una visita agli spazi della GourmetArena, l’area adiacente al Kurhaus, che ospiterà le sezioni Culinaria, Beerpassion e Aquavitae, oltre a Territorium e Consortium.

Con le 950 case vitivinicole presenti, tra le migliori in Italia e nel mondo e gli oltre 120 artigiani del gusto, il Merano Wine Festival rimane, come sempre, l’appuntamento da segnare in agenda per l’autunno.

INFO

www.meranowinefestival.com




A Bolzano è tempo di Natale!

Tutto è pronto. Bolzano sta per vestire l’abito delle feste e si prepara all’Avvento e alle festività natalizie con un ricco calendario di appuntamenti ed eventi. Sì, perché l’Avvento a Bolzano è qualcosa di veramente speciale.

Per l’occasione, le vie del centro, i cortili e le piazze, il parco e la stazione si accendono in un allegro carosello di luci, decori, alberi, presepi, cori e note di suonatori di corno alpino, profumi e sapori della tradizione.

Emozioni d’Avvento, torna il “mercatino”

Il 28 novembre, alle 17, si accendono le luci del Mercatino di Natale, che quest’anno festeggia la sua 29° edizione. Fino al 6 gennaio, tornano le famose casette di legno e il gigantesco albero di Natale di piazza Walther, illuminato da 1300 luci.

Uno spettacolo che ogni anno attira a Bolzano migliaia di visitatori provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa e trasforma la città nella protagonista di una magica fiaba d’’inverno.  Oltre agli immancabile chalet in legno, si potrà ammirare lo splendido presepe con la Sacra Famiglia, ricavato in una vera stalla in miniatura, riprodotta con legno antico e tetto a scandole, proprio come un maso d’alta montagna.

Imperdibile, poi, l’occasione di vedere all’opera gli artigiani, che di generazione in generazione portano avanti la loro arte secolare. Nello stand di Piazza Walther si potranno ammirare, dal vivo, i “live show” dei maestri che si alterneranno nella dimostrazione della loro arte.

Tra le novità di questa edizione, poi, c’è la Corte delle Stelle, allestita nel cortile interno di Palazzo Mercantile dove, fino a Natale, ogni venerdì, sabato e domenica il protagonista sarà l’artigianato artistico degli Artigiani Altoatesini.

A Bolzano il mercatino di Natale è green

Il verde non è solo quello degli alberi di Natale, del vischio e dell’agrifoglio, ma anche quello del Mercatino di Natale, che si avvale della certificazione Green Event, un riconoscimento all’impegno in favore dell’ambiente e del rispetto della natura.

Non solo i prodotti regionali sono realizzati a basso impatto ambientale, ma tutto l’evento si svolge all’insegna del risparmio energetico, della gestione efficace dei rifiuti e del rispetto della natura.  Per esempio, tutte le brochure del mercatino sono state stampate su carta riciclata al 100% e gli stand venderanno solo acqua in bottiglie di vetro con il marchio “Mercatino di Bolzano”.

A Bolzano una festa anche per il palato!

Non possono mancare, naturalmente, i sapori della tradizione enogastronomica. Negli stand si potranno trovare specialità tirolesi e piatti alpini, preparati con ingredienti locali freschi: dallo speck al vin brulé, dalle frittelle al succo di mele, allo strudel.

Senza dimenticare il buon vino. I visitatori del Mercatino avranno a disposizione la Wine Lounge, uno stand dove poter degustare e acquistare una selezione di vini tipici di Bolzano. Oltre ai vini locali, come il Santa Maddalena e il Lagrein si potranno trovare anche spumanti e distillati dell’Alto Adige. Lo stand sarà aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19 e nel weekend dalle 10 alle 22.

La festa dei bambini

Natale è soprattutto la festa dei più piccoli. E a Bolzano non possono mancare le iniziative dedicate a loro. Nel parco della Stazione, per esempio, i bambini potranno divertirsi nel magico Parco di Natale, con la pista di pattinaggio e la Stella di Natale colorata.

Per vivere tutta la magia del Natale, poi, tornano anche la giostra¸ il trenino elettrico e la possibilità di fare un giro in carrozza. Inoltre, potranno assistere al Teatro dei burattini e, tra le novità di quest’anno, visitare la mostra C’era una volta…giochi e giocattoli d’altri tempi, allestita dal 7 dicembre a Palazzo Mercantile. Insieme ai loro genitori potranno ammirare pezzi unici e giocattoli rari e giochi di una volta. Nel weekend, poi, ci sarà un’area dedicata a laboratori e attività.

Un Natale di cultura

Visitare Bolzano e i suoi mercatini di Natale può essere anche l’occasione per conoscere la storia e il ricco passato della città, crocevia della cultura mediterranea e mitteleuropea. Il 29 novembre l’occasione è offerta da La lunga notte dei musei, un evento che invita a scoprire il lato culturale, storico e artistico della città. Per l’occasione, anche le casette del mercatino resteranno aperte fino alle 21.

Visitare i musei di Bolzano, poi, è anche divertente. I visitatori sono invitati a partecipare a un divertente gioco a premi, che consiste nello scoprire quante tazze del mercatino sono nascoste nei musei che aderiscono all’iniziativa, compilare l’apposita cartolina e…incrociare le dita per vincere uno dei tanti premi in palio, tra cui un soggiorno nella provincia di Bolzano. Chi visiterà uno dei musei, inoltre, riceverà l’esclusivo Bolzano Bozen Museum Passport.

Torna anche, per il quinto anno consecutivo, il Natale di Libri, una rassegna letteraria con scrittori di fama, tra cui Dacia Maraini, Massimo Cacciari e Ferruccio de Bortoli. Tra gli appuntamenti da segnalare, quello del 30 novembre con Stefano Cavada, che presenta il suo libro “La mia cucina altoatesina” con un live cooking.

A Bolzano, che spettacolo l’Anno Nuovo!

Le casette di Natale del Mercatino continuano a rallegrare l’atmosfera anche dopo aver scartato i regali di Natali. Si potranno visitare, infatti, fino al 6 gennaio. In occasione dell’Anno Nuovo, poi, in calendario si aggiungono altri eventi imperdibili.

Per esempio, il 28, 29 e 31 dicembre, al Palasport va in scena lo spettacolo Le Cirque World’s Top Performers, che riunisce i migliori interpreti del Cirque du Soleil de del Cirque Nouveau, tra i maggiori esponenti del circo contemporaneo.

Il 31 dicembre, invece, il centro storico sarà teatro della tradizionale BOClassic, la corsa amatoriale di San Silvestro aperta a tutti. Infine, il 4 gennaio, tutti gli appassionati di pattinaggio su ghiaccio, potranno applaudire i campioni nel corso del Passion Gala, uno spettacolo che unisce sport, musica e danza.

INFO

Il mercatino di Natale di Bolzano sarà aperto dal 28 novembre al 6 gennaio dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 19. Orari straordinari: 28/11 ore 17-19; 29/11 ore 10-21; 24/12 ore 10-14; 25/12 chiuso, 31/12 ore 10-18; 1/1 ore 12-19.

Per informazioni e pacchetti turistici: Azienda di Soggiorno e Turismo Bolzano, tel 0471/307040, www.bolzano-bozen.it




Sacro Monte di Varallo (VC). Una nuova Gerusalemme, tra le più antiche d’Italia

Di Benedetta Rutigliano

Non tutti sanno che a Varallo, in Valsesia, sorge il Sacro Monte di Varallo, il più antico tra i Sacri Monti di Piemonte e Lombardia, all’interno della Riserva Naturale omonima.

Il complesso fu ideato nel 1491 dal frate Bernardino Caimi in ritorno dalla Terra Santa proprio sul modello di una nuova Gerusalemme, ma molteplici furono gli interventi da fine Quattrocento a metà Ottocento.

I Sacri Monti, riproduzioni di alcuni luoghi della Terra Santa, cominciarono a diffondersi in Occidente verso la metà del ‘400, quando, a causa dei Turchi, il pellegrinaggio in quelle aree iniziò a diventare sempre meno sicuro.

Il Sacro Monte di Varallo si compone di una basilica ben 45 cappelle affrescate e popolate da oltre ottocento statue di terracotta policroma a grandezza naturale. Eccezionali i nomi degli artisti che operarono, tra cui Bernardino Lanino, Tanzio da Varallo, il Morazzone, Benedetto Alfieri, ma a rendere unico il complesso religioso fu Gaudenzio Ferrari, tra i massimi esponenti di pittura e scultura del Cinquecento.

Di un realismo innovativo gli affreschi nella Cappella della Crocefissione, per cui trasse ispirazione da personaggi della vita di tutti i giorni, favorendo l’immedesimazione dei fedeli. Collocato a circa 600 metri di altezza, il complesso è immerso in un’atmosfera mistica dal panorama mozzafiato.

Per la sua unicità, dal 2003 è riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO.

COME ARRIVARE

Autostrada A4 Milano-Torino. Da Milano, dopo il casello Biandrate- Vicolungo prendere la A26 in direzione di Gravellone e uscire a Romagnano Ghemme. Poi seguire per Varallo. Da Torino, dopo il casello di Greggio, prendere la A26 in direzione di Gravellona e uscire a Romagnano Ghemme.

DOVE MANGIARE

*GREM Le Club Restaurant, Piazza Calderini 12, Varallo (VC), tel 0163/52654, www.gremleclubrestaurant.it. Dalle ceneri dell’ex tribunale civile di Varallo di epoca medioevale, sorge questo ristorante elegante, un sapiente mix tra arte, storia e haute cuisine per vivere una serata unica in un ambiente raffinato.

*Nuova Osteria dei Cacciatori Trattoria Valsesia Sacromonte, loc. Solivo 2, Varallo (VC), tel 0163/54698.Ideale per assaggiare ottimi piatti della tradizione valsesiana in un ambiente familiare e rustico.

DOVE DORMIRE

*Vecchio Albergo Sacro Monte****, Regione Sacro Monte 14, Varallo (VC), tel 0163/54254, www.albergosacromonte.it Voluto dal Vescovo Bascapè nel 1594 per gli artisti ed i pellegrini, è un punto di riferimento per chi vuole visitare il Sacro Monte, in un’atmosfera di familiare eleganza.

*B&B Land Wasser, SP9 13020, fraz. Bocciolaro, Varallo (VC), tel 348/0452909, www.landwasser.it Realizzato in pietra e legno questo B&B nella Frazione Bocciolaro a Varallo, è perfetto per un’immersione nella natura.

INFO

www.sacromonte-varallo.com




A Este (PD) una mostra dedicata a “Veleni e magiche pozioni”

Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti”, è questo il titolo della mostra che si può visitare, fino al prossimo 2 febbraio, presso il Museo Nazionale Atestino di Este (PD). Un viaggio affascinante alla scoperta di come, nei secoli, erbe, piante, fiori, ma anche estratti di animali, hanno avuto la duplice valenza di cura e di portatori di morte.

Curata da Federica Gonzato e Chiara Beatrice Vicentini, un’archeologa e un’esperta di Farmacia, la mostra consente di andare alla radice di leggende, storie e tradizioni, riconducendo alla scienza ciò che spesso si ritiene solo frutto della fantasia popolare.

Un viaggio dal Paleolitico al Giappone

Il percorso di visita è una miniera di scoperte e curiosità. Per esempio, si può scoprire che già nel Paleolitico si faceva largo uso di ocra per le sue proprietà antisettiche, mentre per curare il mal di denti si ricorreva alla propoli. Risalgono invece al Neolitico le prime notizie di uso di oppio nell’Europa continentale.

Successivamente, l’interesse scientifico in campo salutistico, sia farmacologico che cosmetico, si è lentamente spostato dal regno vegetale a quello animale, con un crescente interesse verso veleni e tossine ricavati da insetti, rettili e anfibi.

Dal veleno al mito

Allo stesso tempo, lo studio dei veleni di origine animale, vegetale e minerali può spiegare scientificamente la nascita di miti e leggende. Dai metallurghi dell’antichità che, sottoposti a fumi velenosi emessi dalla fusione, diventavano deformi o ipovedenti, passando per il mito di Medusa o alle streghe di età medievale, che si alimentavano con farine di graminacee infestate dalla Segale Cornuta (Claviceps purpurea), un fungo ricco di alcaloidi con effetti allucinogeni. E queste intossicazioni venivano scambiate per possessioni demoniache.

Fu poi fatale a Cangrande della Scala, nel 1329, una dose troppo elevata di digitale, che in tempi moderni è stata la base per i farmaci per curare i disturbi cardiaci.

Veleni, farmaci e storie in vetrina

Nelle vetrine, accanto a rarissimi reperti archeologici, trovano spazio confezioni storiche di veleni e farmaci, ma anche importanti dipinti con immagini di magie che si affiancano ad affiches storiche che pubblicizzano unguenti e medicamenti miracolosi.

Assai interessanti anche manoscritti e rare edizioni di testi che trattano argomenti che spaziano dalla magia, vista da prospettive diverse, alla dottrina esoterica, passando per quella ermetica e alchemica.

Ci sono poi testimonianze sulle streghe “lamie”, temute artefici di pozioni magiche e, al tempo stesso, vittime della superstizione e delle persecuzioni dell’Inquisizione che si avvaleva di compendi e manuali repressivi, anch’essi in mostra.

Di particolare rilievo, infine, la sezione con materiali provenienti dal Giappone che raccontano una storia analoga, ma da una prospettiva completamente diversa.

INFO

La mostra si può visitare fino al 2 febbraio 2020, nei seguenti orari: lun-sab 9-13 e 14.30 – 19.30. Domenica 14.30-19.30. Per informazioni Museo Nazionale Atesino, tel 04292085, www.polomusealeveneto.beniculturali.it