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Weekend d’Autunno a Massa Marittima, tra il Duomo storto e i segreti della Maremma

Di Beba Marsano

Il cuore monumentale di Massa Marittima è piazza Garibaldi, un invaso irregolare che asseconda l’andamento del terreno e regala un gioco di prospettive volutamente sbilenche, dominato dalla mole della cattedrale di San Cerbone, che i massetani chiamano da sempre il “duomo storto” per l’asse leggermente disallineato tra facciata e corpo dell’edificio. Costruita a partire dall’XI secolo in forme romaniche e completata tra Duecento e Trecento con l’aggiunta di elementi gotici, la cattedrale racconta nella sua stessa architettura l’incontro di culture diverse: la parte bassa della facciata, con le sue arcate cieche, guarda al romanico pisano, mentre la grande quadrifora ogivale superiore rivela l’influenza della vicina Siena, circondata da un tratto delle antiche mura duecentesche ancora perfettamente conservate, che regalano una piacevole passeggiata panoramica lungo il perimetro del centro storico.

All’interno, tra le tre navate scandite da alte colonne, si custodiscono autentici capolavori: la Maestà attribuita a Duccio di Buoninsegna, una delle Madonne in trono più celebri della pittura senese del primo Trecento, e l’Arca di San Cerbone, scolpita nel 1324 da Goro di Gregorio, che nella parte inferiore narra in otto episodi la leggenda del santo patrono – protettore, secondo la tradizione, anche delle oche che lo avrebbero seguito fedelmente in vita – e nella copertura si arricchisce di raffinati medaglioni marmorei.

A pochi passi dalla cattedrale, un’altra sorpresa attende i visitatori più curiosi: l’antica fonte pubblica dell’Abbondanza, risalente al Duecento, sulle cui pareti interne un ignoto scultore medievale affrescò un gigantesco e sorprendente Albero della Fecondità, dai cui rami pendono, come frutti maturi, decine di falli in erezione, mentre ai piedi dell’albero due donne sembrano contendersene uno: un’immagine enigmatica, probabilmente legata a riti di fertilità o a una satira politica contro ordini religiosi rivali, che continua a interrogare storici dell’arte di tutto il mondo.

Chi ha tempo per allontanarsi dal centro può salire fino alla Torre del Candeliere, unita alle mura cittadine da un ponte panoramico, per ammirare dall’alto l’intreccio di tetti in cotto e le colline maremmane che digradano verso il mare, punteggiate dai resti delle antiche miniere che per secoli hanno fatto la ricchezza di questa “città delle miniere”, oggi raccontate nel suggestivo Museo della Miniera, allestito in parte nelle vere gallerie sotterranee scavate nella roccia.

Massa Marittima fa parte della rete internazionale delle Città Slow, un riconoscimento che premia la qualità della vita, la difesa delle tradizioni locali e un turismo rispettoso dei ritmi lenti del territorio. Lo spirito identitario della città si esprime al meglio nel Balestro del Girifalco, la rievocazione medievale che due volte l’anno – la quarta domenica di maggio e la seconda di agosto – vede sfidarsi con la balestra antica gli otto tiratori dei tre storici Terzieri cittadini, in una gara preceduta da un corteo storico di circa centocinquanta figuranti in costume e da esibizioni di sbandieratori: al vincitore va una freccia d’oro, al suo Terziere un pregiato palio di seta dipinto ogni volta da un artista diverso.

Massa Marittima da gustare

 Siamo nel cuore della Maremma, e la cucina di Massa Marittima resta profondamente legata alla terra, ai boschi e alla cacciagione che ancora oggi popola le colline circostanti. Mattatore indiscusso della tavola autunnale è il cinghiale, protagonista della celebre ricetta “alla maremmana“: uno spezzatino cotto a lungo e a fuoco basso con vino rosso corposo, pomodoro, alloro, ginepro e le tipiche erbe aromatiche della macchia mediterranea, fino a ottenere una carne che si scioglie e un sugo denso e profumato. Proprio da questo sugo di cinghiale nasce uno dei primi piatti più identitari della zona, i tortelli maremmani, ripieni di ricotta di pecora fresca e bietole o spinaci di stagione, dalla pasta sottile che trattiene perfettamente il condimento robusto. Accanto ai tortelli, le pappardelle al cinghiale restano un classico intramontabile: una pasta all’uovo tagliata larga e ruvida, pensata apposta per accompagnare sughi corposi come questo.

Non mancano, sulle tavole autunnali maremmane, i funghi porcini raccolti nei boschi delle vicine Colline Metallifere, spesso semplicemente trifolati o uniti proprio ai tortelli, e i formaggi pecorini delle piccole aziende agricole del territorio, da abbinare a un calice di Monteregio di Massa Marittima, il rosso DOC che porta il nome stesso della città. Il territorio massetano è terra di ottimo vino: il Monteregio si affianca a produzioni più recenti di bianchi freschi e minerali, figli dei terreni ricchi di minerali che per secoli hanno alimentato anche l’attività estrattiva locale. Non è raro trovare, nei ristoranti del centro, abbinamenti arditi tra la cacciagione e questi vini dal carattere deciso, capaci di reggere il confronto con sapori intensi come quelli del cinghiale in umido.

INFO: www.comune.massamarittima.gr.it

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