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W.P. in tour: a Ischia “oltre l’estate” con la Citroën C3 Aircross

Nel 2026 il viaggio cambia passo: si evita il sovraffollamento turistico, si scelgono i mesi meno affollati e si torna ai luoghi autentici. Ischia non è solo mare e stabilimenti termali: è un’isola che vive di un’energia sostenibile che arriva dal cuore della Terra, e d’inverno questo si sente ancora di più. Ischia, oltre l’estate, è l’esempio migliore: l’isola ha conservato identità e misura, con un’anima naturalmente sostenibile che nasce dalla sua energia profonda, la geotermia, capace di scaldare acque e vapori termali. Qui la macchia mediterranea sembra una vegetazione che non conosce autunno: il verde resta vivido anche in inverno, e l’aria si fa più trasparente. È il posto giusto per svernare, senza andare ai tropici: meno rumore, più luce, la possibilità di scandire le giornate su ritmi umani. Intanto l’isola si sta vestendo di luci e addobbi per le feste di Natale e per l’ingresso nel 2026, che qui molti vivono come l’anno della svolta. Le strade ischitane sono bellissime, ma spesso strette, con parcheggi millimetrici e tanti passaggi a senso unico alternato. La Citroën C3 Aircross nasce comoda proprio qui: relativamente compatta fuori, spaziosa dentro, disponibile alimentata a  benzina, ibrida 48V (Hybrid 136 e-DCS6) e anche 100% elettrica (il diesel non è più in gamma). Nel traffico lento dei porti e dei centri, lo spunto elettrificato dell’ibrido addolcisce le ripartenze; lo sterzo leggero e la posizione di guida rialzata rendono naturale “leggere” i margini, mentre le sospensioni morbide smussano le buche di un asfalto non sempre in ottime condizioni. Il bagagliaio fa la sua parte: 460 litri utili (fino a ~1.600 litri abbattendo gli schienali) per accappatoi termali, zaini da trekking e qualche ricordo da riportare a casa.

L’arrivo: da Pozzuoli a Casamicciola Terme, l’oro del tramonto

Partenza nel tardo pomeriggio da Pozzuoli: l’imbarco è rapido, l’aria ha già quella nota minerale che racconta l’arcipelago flegreo. Lo sbarco a Casamicciola Terme coincide con un tramonto che cala come un sipario rosato sulle banchine; le finestre si accendono una a una e il porto diventa una quinta teatrale. Fuori stagione l’isola ha un altro respiro, più sincero, più lento, più vero. La notte ci spostiamo a Forio: fuori stagione la si vive al passo dei residenti, tra insegne discrete, passi sui vicoli e il mare che torna metronomo. Subito utile la compattezza della C3 Aircross: tra auto in sosta “creativa” e rientranze improvvisate, telecamera posteriore e sensori sono alleati preziosi. Il cambio e-DCS6 accompagna le andature lente senza strattoni, e il boost elettrificato dà quella elasticità che evita di “strappare” nelle strettoie.

Lo spettacolo del tramonto a Forio, con la silhouette della chiesa del Soccorso

Punta Caruso e Zaro, con il mare in controluce

Il primo mattino lo dedichiamo a Punta Caruso, un balcone di lava scura e macchia profumata che guarda un blu senza confini. Alle spalle, nel bosco di Zaro, la Colombaia riporta alla stagione ischitana di Luchino Visconti; tutt’intorno, ville appartate – tra cui storiche dimore come quella legata alla famiglia Gancia – continuano a celebrare il tramonto come un rito quotidiano. In inverno il silenzio è quasi fisico: il rumore delle onde, il fruscio dei pini, i passi sul sentiero. È il Mediterraneo come si immagina, ma più vero. Fondo talvolta mosso e curve cieche invitano alla delicatezza. La taratura soffice dell’assetto filtra bene avvallamenti e giunti, mentre lo sterzo leggero evita correzioni brusche. Nelle zone più panoramiche conviene parcheggiare dove c’è spazio e proseguire a piedi: il paesaggio, e il paraurti, ringraziano.

Uno scorcio dell’isola, da Punta Caruso

Lacco Ameno, Casamicciola, Ischia Ponte: la linea del Castello

La litoranea ricuce Lacco Ameno – con il celebre Fungo lavico che emerge dall’acqua – e Casamicciola, per poi distendersi verso Ischia Porto e tendersi come una riga di pietra fino a Ischia Ponte. Qui ti accoglie il Castello Aragonese, simbolo dell’isola: nato come roccaforte in età greca, nel Quattrocento Alfonso V d’Aragona lo collega alla terraferma con il ponte in muratura. Oltre il varco, una città nella città: chiostri, antiche celle, passaggi sospesi sul mare, terrazze che spalancano lo sguardo su Ischia e Procida e, nelle giornate cristalline, su Capri. In novembre l’aria è tersa, i dettagli tornano nitidi; il passo si fa contemplativo e la storia appare più leggibile. Traffico lento e ZTL chiedono pazienza. Proprio qui l’ibrido mostra il suo lato migliore: lo spunto elettrificato rende morbide le ripartenze, la rigenerazione aiuta a guidare “puliti” senza insistere sui freni. La seduta rialzata vale oro quando la corsia reale è “quella che resta” tra sosta laterale e passaggio a senso alternato.

La Citroën C3 Aircross sulla strada panoramica che porta a Casamicciola; sullo sfondo il monte Epomeo

Verso l’alto: Serrara Fontana e Monte Epomeo, osservatorio della luce

Dalla costa si sale tra castagneti e muretti a secco fino a Fontana, porta del Monte Epomeo (789 m). Da qui parte il sentiero più battuto: circa un’ora a piedi su tufo verde, tra volti scolpiti nella roccia e improvvisi scorci verso i golfi. In cima il 360° è cinematografico: Procida e i Campi Flegrei a nord, Capri e la penisola sorrentina a sud; nelle giornate terse si intuisce Ventotene. Molti salgono con il sacco a pelo per restare in quota: tramonto che spegne i golfi, cielo stellato senza rumore, alba che incendia il mare. È il punto in cui l’isola si fa calendario della luce. Tornanti corti e pendenze regolari: il boost elettrificato della C3 Aircross rende naturali le ripartenze in salita, e in discesa la rigenerazione riduce lo sforzo sull’impianto frenante. Utile salvare una mappa offline: tra boschi e vallonate il segnale può essere incerto.

Nelle giornate limpide da monte Eponeo si può ammirare un panorama a 360°, che si spinge ben oltre le isole di Procida e di Capri

L’acqua che guarisce. Barano e la Sorgente di Nitrodi

La discesa porta a Barano d’Ischia e alla Sorgente di Nitrodi, dove l’acqua è storia e rito: docce tiepide su pietra calda, bassorilievi che ricordano le Ninfe, racconti di benessere che passano di voce in voce da secoli. Fuori stagione i tempi sono più umani: ci si ferma, si conversa, si ascolta. È una parentesi che riconcilia con l’idea stessa di “cura”. Le strade si stringono, le svolte hanno raggio corto: sensori e retrocamera tornano utili. Meglio scegliere stalli ampi anche se più lontani e fare gli ultimi metri a piedi: meno stress, più scenografia.

Il promontorio e uno scorcio del borgo di Sant’Angelo, la località più mondana dell’Isola

Maronti e Sant’Angelo, il borgo pedonale, mondano e senza tempo

La litoranea si apre sulla Spiaggia dei Maronti: sabbia dorata, dune e fumarole che al mattino ricamano vapore. Poche curve e appare Sant’Angelo, pedonale e mondano, ma in inverno sorprendentemente intimo: una piazzetta raccolta, il molo come passerella, vicoli bianchi che scivolano al mare. In novembre restano luce, silenzio e spazio, il privilegio di guardare senza fretta un luogo che d’estate è un piccolo teatro. Qui l’auto si lascia a monte. La compattezza della C3 Aircross aiuta a infilarsi nei pochi posti disponibili; poi si scende a piedi, come è giusto che sia in un borgo fatto per farsi camminare.

L’ingresso dei giardini termali Poseidon, a Forio

Citara, Poseidon e Forio, dove il tramonto non finisce

A Baia di Citara i Giardini Poseidon disegnano un ventaglio di venti vasche termali tra 28 e 40 °C immerse nel verde. È la preparazione perfetta al tramonto alla Chiesa del Soccorso: prua bianca sul Tirreno, un minuto di luce che attraversa la facciata e cambia il colore dell’acqua. Qui il tramonto è un rito che si ripete, mai uguale a sé stesso. Il rientro serale è l’ultima carezza della giornata: traffico scarso, sospensioni morbide e sedute accoglienti tolgono fatica, mentre il bagagliaio si riempie di accappatoi ancora tiepidi e limoni che profumano l’abitacolo.

Hospitality: dormire e mangiare (anche d’inverno)

Hotel Terme San Lorenzo (Lacco Ameno)

Classico indirizzo ischitano immerso nel verde, il San Lorenzo unisce il respiro dei giardini alle vedute sulle baie tra Lacco Ameno e Forio. Qui il tempo scorre lento: al mattino ci si affaccia sulle terrazze, poi si sceglie tra la piscina esterna riscaldata e le vasche interne, prima di scendere verso il mare o di concedersi i trattamenti del reparto termale curativo convenzionato ASL/SSN. La cucina guarda al territorio senza appesantire, pensata anche per chi sta seguendo percorsi benessere. In bassa stagione, quando l’isola si svuota, la qualità dell’ospitalità emerge ancora di più: meno folla, più attenzione, e quella sensazione “di casa” che rende piacevole fermarsi anche solo per leggere, camminare, respirare. Una base ideale per itinerari tra terme, passeggiate e tramonti al Soccorso, con un rapporto qualità/prezzo che fuori stagione diventa il vero punto di forza.
Tel. +39 081 994115 — Web albergosanlorenzo.com
Offerta bassa stagione: pensione completa + accessi area termale da €449 (verifica periodi)

Hotel La Villa Resort & Spa (Forio)

Quattro stelle “essential-chic” che punta su comfort intelligenti e prezzi corretti, La Villa è una scelta pratica per vivere Forio senza rinunciare al relax. Il cuore è un giardino rigoglioso che avvolge gli spazi comuni e le tre piscine: una coperta riscaldata per le giornate più fresche e due esterne per quando il sole apre finestre d’inverno. Le camere sono luminose, molte con balcone/terrazzino, e la posizione è perfetta per raggiungere la spiaggia della Chiaia e il centro a piedi, riducendo l’uso dell’auto. In bassa stagione le tariffe concorrenziali e i pacchetti dinamici rendono facile allungare il soggiorno: due notti diventano tre, magari alternando un giorno di terme, un trekking verso l’Epomeo e un tramonto alla Chiesa del Soccorso. Servizio cordiale, buona connettività, parcheggio e una sensazione generale di ordine che invoglia a tornare.
Tel. +39 081 3332046 — Web parkhotellavilla.it
Prezzi offerte/pacchetti variabili (consultare struttura/sito)

La Vigna di Alberto (Barano d’Ischia)

Un cancello tra i filari, il rumore leggero delle foglie, il profumo della legna: La Vigna di Alberto è un’esperienza più che un ristorante. Si entra solo su prenotazione e ci si siede “come a casa”, perché qui il menù lo decide Ciccio giorno per giorno, seguendo mercato e stagione. La sequenza di piatti è generosa: antipasti caldi e freddi che raccontano l’isola, primi che rispettano i tempi del sugo e della pasta, secondi di mare e di terra cucinati senza orpelli. Anche se qualcosa non è nelle corde di tutti, il rischio non è uscire affamati: semmai l’opposto. L’atmosfera è informale e sincera, i ritmi sono lenti, la vista sui filari aggiunge quella nota campestre che d’inverno diventa poesia. È il posto giusto per capire Ischia oltre le cartoline, tra storie di famiglia e sapori veraci.
Tel. +39 081 901193 — Info menù fisso variabile, prenotazione obbligatoria

Daní Maison (Ischia)

Nel giardino intimo progettato come un’opera d’arte, la cucina di Nino Di Costanzodue stelle Michelin – è un racconto d’isola tradotto in alta gastronomia: memoria e tecnica si incastrano in piatti che sorprendono senza mai perdere il legame con il territorio. Il percorso si muove tra classici reinterpretati (una pasta e patate che diventa capolavoro, un coniglio che sa di macchia e vigne) e invenzioni contemporanee costruite su materia prima impeccabile. Il servizio è millimetrico, la carta vini profonda e coerente con l’identità mediterranea. Non è “solo” un ristorante premium: è un’esperienza che merita di essere programmata, specie d’inverno quando l’isola si fa discreta e il tempo rallenta. Prenotare con anticipo è essenziale; lasciarsi guidare, quasi obbligatorio.
Web danimaison.it
Prezzo menù degustazione da ~€280 a persona (verificare calendario stagionale)

Il porto di Forio

Ischia d’inverno: pacchetti terme + ospitalità (e perché conviene)

Per anni Ischia è stata raccontata quasi solo d’estate. Ma l’isola sta cambiando passo: oggi i mesi “fuori stagione” possono diventare mesi di benessere, con terme aperte, pacchetti dedicati e un ritmo che si gode davvero solo d’inverno. Sono in avvio aperture fuori stagione per alcuni parchi termali, con pacchetti integrati tra ospitalità, accessi alle vasche e “esperienze lente” (sentieri, degustazioni, visite guidate). Sommando tariffe di bassa stagione e offerte termali, spesso si spende meno che restando a casa — e si riporta con sé un benessere reale. Per Ischia è l’occasione giusta per destagionalizzare; per chi viaggia, il privilegio di un’isola che respira dodici mesi l’anno.

La cabinovia che saliva a Montagnone in un’immagine d’epoca

Una nota sul passato (e un’idea per il futuro): la funivia

C’è un’Ischia che sarebbe potuta essere ancora più leggera e sostenibile: la funivia che in passato collegava l’area del porto alla zona del Montagnone (verso l’Epomeo). La linea fu chiusa per lasciare spazio ai lavori della superstrada e, una volta terminati, non è stata più riattivata. Eppure, su un’isola fatta di strade strette, parcheggi contesi e saliscendi, un collegamento a fune oggi avrebbe un senso nuovo: silenzioso, elettrico, a emissioni locali zero, capace di togliere auto dalla litoranea e di restituire tempo e aria a residenti e viaggiatori. Immaginare una cabinovia moderna significa pensare a stazioni integrate nel tessuto urbano (porto e cintura collinare), con percorsi rapidi — pochi minuti di ascesa — e accessibilità totale: cabine “flush floor” per passeggini e persone con mobilità ridotta, posti per zaini e piccole bici pieghevoli, informazione in tempo reale integrata con traghetti e bus. L’impatto visivo si governa con l’architettura: pali “mimetici”, stazioni leggere, vetri anti-riflesso e segnalazioni anti-collisione per l’avifauna, paesaggistica che parla la lingua della macchia mediterranea. Nel quadro di “Ischia d’inverno”, la funivia sarebbe anche un ponte stagionale: unirebbe porto, terme e sentieri con una frequenza costante, accompagnando i pacchetti ospitalità + acque termali + cammini lenti e moltiplicando i punti di accesso a parchi e belvedere senza congestionare i borghi. Per l’ospite significa viaggio esperienziale già nel trasferimento — il mare che si allontana, la chioma dei pini sotto i piedi, l’Epomeo che si avvicina — e tempi certi indipendenti dal traffico; per l’isola è destagionalizzazione intelligente: meno code, meno rumorosità, più qualità dell’aria, più valore ai percorsi pedonali. In una meta che rivendica autenticità e sostenibilità, ripensare la funivia non è nostalgia: è un progetto contemporaneo che mette in fila mobilità, paesaggio e benessere, restituendo al viaggiatore quello che viene qui a cercare: silenzio, luce, tempo.