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Tremiti, “isolarsi” al tempo del Covid (4° puntata)

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Testo e foto di Vittorio Giannella

Dopo avervi suggerito Procida, Lampedusa e Linosa e Ponza con Palmarola come isole che potrebbero essere presto Covid free e quindi ideali per una vacanza sicura e rilassante, in questa ultima puntata andiamo alle Tremiti, di fronte alle coste della Puglia, altra meta da mettere in agenda.

Tremiti, cinque sorelle selvagge

 Se oltre al mare cercate passeggiate immersi nella natura, le Tremiti sono per voi. A dieci miglia dalla costa garganica e a ventiquattro da quella molisana di Termoli, queste cinque briciole di terra pugliese incastonate nell’Adriatico, danno il meglio di sé a chi sa scoprire passo dopo passo i suoi angoli nascosti, per inebriarsi di profumi e incantarsi davanti al colore del mare. Avvicinandosi con l’aliscafo, San Domino, l’isola più grande, appare come una groppa verde di pini d’Aleppo con poche case sparse, San Nicola su uno spettacolare bastione di roccia calcarea abbellita da una chiesa fortezza e le sue mura, Caprara, un tavolato glabro tappezzato da macchia mediterranea, il Cretaccio, poco più di uno scoglio sgretolato dalle onde e dal vento. La quinta, Pianosa, non è raggiungibile se non con imbarcazioni private, essendo la più lontana e disabitata.

San Nicola vista da San Domino

Isole mito, legate a Diomede, l’eroe omerico che la leggenda vuole sia pianto dalle berte maggiori, uccelli marini simili ai gabbiani, che, nelle notti senza luna, “piangono” il loro eroe, morto nel naufragio tra questi scogli, incarnazione dei guerrieri del sovrano, che emettono un garrito simile al pianto di un neonato.

Le acque cristalline di Cala delle Arene

San Domino (208 ettari) è quasi interamente ricoperta da un fitto bosco di pini d’Aleppo, lecci e da una rigogliosa macchia mediterranea. Da sempre le Tremiti hanno ammaliato persone illustri e artisti, tra cui l’indimenticato Lucio Dalla, e, a chi veniva a trovarlo, diceva: “questi scogli sono il mio posto dell’anima”. Qui aveva trovato la sua dimensione artistica più profonda, e che tanta luce ha dato alle isole.

Cala Diamante a San Domino

Per conoscere più intimamente San Domino esiste un sentiero perimetrale, da cui si dipartono brevi sterrati che, immersi nella pineta, conducono alle calette più nascoste come quella di Zio Cesare. Da non perdere l’affaccio su Cala Diamante con le sue trasparenze e i caratteristici faraglioni chiamati “pagliai”. Un cielo terso mi accoglie quando mi affaccio sulla punta dell’Elefante, dove la scogliera di calcare bianco ricorda un pachiderma che immerge la proboscide in mare, sullo sfondo l’isola di San Nicola. Prima di completare il periplo dell’isola c’è un bel colpo d’occhio su Cala delle Arene, unica spiaggia delle Tremiti.

Lo Scoglio dell’Elefante

Un barcone del comune fa la spola fra San Domino e San Nicola, dove mi trasferisco, e qui mi attende una ripida salita per arrivare all’imponente abbazia fortificata e alla chiesa di S. Maria a mare, eretta dai Benedettini nel XI secolo ma più volte rimaneggiata. Al suo interno si può ammirare una croce lignea alta tre metri del XII secolo, il soffitto ligneo e uno splendido mosaico romanico del XII secolo. L’isola di San Nicola è stata anche casa penale fino al 1943, ospitando assassini, ladri e politici antifascisti. Chiuso il carcere che dava da vivere alle poche centinaia di abitanti, i tremitesi dovettero cercare nel turismo un’altra risorsa per poter sopravvivere. Ma per gli attuali 460 abitanti non è stata impresa difficile vista la bellezza dei luoghi.

La chiesa fortezza di San Nicola

Sull’isola di Caprara invece bisogna farsi accompagnare da un gozzo taxi e farsi venire a prendere all’ora prestabilita. Glabra, la seconda per grandezza dell’arcipelago è interamente ricoperta da una macchia mediterranea profumata di elicrisi gialli ed euforbie arboree. Un ambiente questo, fragile e prezioso, riservato a chi ama la natura e ha la sensibilità di capirne il valore straordinario. La sera, quando l’ultimo aliscafo riparte, sull’arcipelago e sul piccolo porticciolo cala il silenzio, rotto solo dal vento e dal ritmo delle onde.