Torino non è solo eleganza sabauda, caffè storici e portici raffinati. È anche una città sospesa tra luce e oscurità, scienza e mistero, sacro e profano. Una Torino che sussurra storie millenarie attraverso le pietre dei suoi palazzi e il silenzio dei suoi musei. È questa la Torino magica ed esoterica, una città che secondo studiosi e appassionati di occulto si colloca su due triangoli energetici: quello della magia bianca (insieme a Praga e Lione) e quello della magia nera (con Londra e San Francisco). Due anime opposte, che convivono l’ignoto.

Le mummie del Museo Egizio
Il nostro viaggio inizia tra i corridoi silenziosi del Museo Egizio, secondo al mondo solo a quello del Cairo. Qui il tempo si è fermato: sfilano sarcofagi dipinti, papiri di magia funeraria, amuleti e mummie conservate da oltre 3.000 anni. Sono presenze immobili, eppure vive: sembrano osservare, come se volessero ricordarci che il culto della morte – e della vita oltre la morte – è parte integrante della storia umana. È proprio tra queste ombre antiche che nasce la leggenda di Torino come città custode di segreti esoterici fin dall’epoca dei faraoni.

Piazza Statuto: il cuore oscuro della città
Spostandoci verso ovest, eccoci in Piazza Statuto, considerata il centro delle energie oscure di Torino. Il luogo dove un tempo sorgevano necropoli romane, patiboli per le esecuzioni pubbliche e – secondo alcune tradizioni – crocevia di anime inquiete. Qui si erge il Monumento al Frejus, dedicato ai minatori morti durante lo scavo del traforo ferroviario. Ma basta guardarlo con occhi diversi per coglierne il lato simbolico: la montagna di pietra che sale verso il cielo, figure umane che faticano per ascendere e, in cima, un angelo nero. Non un angelo qualsiasi: per molti è Lucifero, custode della conoscenza proibita, che tiene a bada gli uomini pronti a sfidare il divino. È il primo passo del nostro viaggio “dall’ombra alla luce”.

Torino è anche città di equilibrio. È attraversata dal 45º parallelo, la linea che divide idealmente il mondo tra Nord e Sud. Un punto che, secondo gli esoteristi, rende la città perfetta per l’incontro tra dimensione umana e dimensione divina. Proprio qui, nel Settecento, il fisico Giovan Battista Beccaria installò un piccolo obelisco sormontato da un astrolabio: un simbolo di rigore scientifico, ma anche di armonia cosmica.
Il Nuovo Museo della Stregoneria: quando il passato sussurra
Il nostro percorso continua con una tappa insolita e inquietante: il Museo della Stregoneria Contemporanea di Torino, una vera rarità nel panorama museale europeo dedicato all’esoterismo. Luogo affascinante e misterioso, nato dalla passione di Norak Odal, runologo, e Daniela Surleti, esperta di arti divinatorie.
Qui pareti, oggetti rituali, testimonianze processuali e antichi strumenti raccontano secoli di superstizione, paura e persecuzioni. La visita nasce dal desiderio di verificare un sospetto: i rumori, i mormorii dei palazzi di Torino nascondono ancora tracce di antiche pratiche magiche? Le incisioni sulle pietre, i simboli apotropaici, gli alfabeti arcani… tutto parla, se si è disposti ad ascoltare. È un viaggio emotivo: si passa dall’angoscia della caccia alle streghe al fascino dell’alchimia e della sapienza popolare.
Il museo non è una semplice esposizione di oggetti: è un centro di ricerca, formazione e scoperta dei saperi magici antichi e moderni. Ospita oltre 1.000 reperti autentici: amuleti, libri di magia, strumenti rituali, tarocchi, specchi neri, oggetti sciamanici nordici, erbe magiche e perfino un rarissimo amuleto mesopotamico del demone Pazuzu (2000-2500 a.C.).

Il percorso culmina nella suggestiva “Casa della Strega”: un ambiente ricostruito con altari, erboristeria rituale, specchi magici, pentoloni e banchi di lavoro. Oggetti come la radice di mandragora, il tavolo dei tarocchi, il ritratto inquietante della “padrona di casa” i cui occhi ti seguono nella stanza e lo specchio nero più grande d’Europa rendono la visita indimenticabile.
L’attività del Museo, il più grande d’Italia sul tema della stregoneria, comprende visite guidate multisensoriali in gruppi ristretti, laboratori per bambini (creazione di “pozioni magiche”), seminari su runologia, cristallologia, simbolismo esoterico. Ma anche consultazioni rituali individuali su appuntamento ed altri eventi organizzati dal Circolo delle Streghe, centro studi permanente.
Verso la luce: la Mole Antonelliana e il Museo del Cinema
Dopo aver ammirato il portone del diavolo all’angolo di Via Alfieri ci si sposta in Piazzetta Reale, per scavalcare la catena posta là dove la Casa Reale esponeva la Sacra Sindone senza rischiare di inciampare: ci si esporrebbe ad incalcolabili sfortune! Da qui il nostro viaggio iniziatico volge a Oriente, nella luce che si espande e abbraccia il cielo dalla Mole Antonelliana.
Monumento simbolo di Torino e uno dei luoghi più fotografati d’Italia, la Mole è una torre magica che svetta verso il cielo. Un tempo pensata come sinagoga, oggi custodisce il sorprendente Museo Nazionale del Cinema, dove l’immaginazione sfida la realtà. Lanterne magiche, set cinematografici, effetti speciali e l’ascensore panoramico che porta a 85 metri d’altezza, per guardare la città dall’alto, come fosse un immenso palcoscenico. Un viaggio simbolico: dal buio delle necropoli alla luce dell’arte e della conoscenza.

Ed è proprio quando l’autunno arriva che Torino rivela un’altra delle sue magie. I viali alberati del centro – Corso Vittorio, Corso Re Umberto, i Giardini Reali e il Parco del Valentino – si tingono d’oro. Le foglie cadono lente, trasformando la città in un quadro impressionista. È una bellezza silenziosa, malinconica, che dialoga con l’anima più intima della città.

Accanto a questo splendore naturale, resistono i caffè storici, veri salotti dell’anima torinese: il Caffè Fiorio, dove si ritrovavano Cavour e Nietzsche; il Baratti & Milano, sotto le volte della Galleria Subalpina con i suoi specchi e i profumi di gianduiotti; il Caffè Mulassano, patria del tramezzino. Qui il tempo rallenta, le tazze di bicerin fumano sotto i soffitti affrescati e sembra quasi di poter ascoltare le conversazioni dei secoli passati.
A conferma di quanto l’industria torinese della caffetteria e pasticceria sia ancora viva, appena una settimana fa la ditta Galup, proprietaria anche dello storico marchio Streglio, ha inaugurato il suo primo flagship store in Via Andrea Doria, cuore del centro cittadino. E per chi vuole approfondire la storia del caffè il Museo Lavazza nel quartiere Aurora è il posto giusto per fare un viaggio in una delle eccellenze industriali torinesi.

Torino è anche innovazione e futuro. Lo dimostra la Pista 500 del Lingotto, un giardino pensile sospeso sul tetto dell’ex fabbrica Fiat. Un tempo pista di collaudo per le auto che nascevano nella fabbrica sottostante, oggi è uno spazio verde di oltre 6mila piante e installazioni d’arte contemporanea, da cui si abbraccia con lo sguardo tutta la città e le montagne che la circondano. Un simbolo perfetto della metamorfosi torinese: dal mistero alla razionalità, dalla pietra al cielo.








