Viaggio “gourmet”in Sicilia, colori, profumi, sapori e tre ricette stellate

(italian and english versions)

A tavola!

La Sicilia ha un grande patrimonio culinario che riflette le tradizioni degli antichi sovrani e che può essere trovato in ricette locali come cous cous, sorbetto, marzapane, frutta candita e miele, oltre alla tipica salsa con sardine, pinoli, uvetta e zafferano, i classici arancini. pesce spada, pesce azzurri e le squisite ‘zuppe povere’ di verdure dell’orto.

Nel cielo della Sicilia brillano 14 Stelle Michelin

Archi – Zash
Bagheria – I Pupi
Caltagirone – Coria
Catania – Sapio interv
Linguaglossa –  Shalai
Lipari –  Il Cappero
Malfa –  Signum

Il famoso mercato del pesce a Catania

Taormina –  La Capinera
Modica –  Accursio
Ragusa – La Fenice
Ragusa – Locanda Don Serafino
Taormina – St. George by Heinz Beck
Terrasini –  Il Bavaglino
Taormina –  Otto Geleng

L’Etna

I classici, anche “on the road”

Tre protagonista dello street food siciliano:a popolarissima arancina,  polpettina di riso fritta e ripiena di ragù o di prosciutto e mozzarella o … di quello che pare al cuoco., mentre per le strade di Palermo trionfano le panelle, pane farcito con frittelle di ceci aromatizzate al prezzemolo e… una mia passione, pani câ meusa, panino con la milza, che diventa “maritato” se sposa un’abbondante grattuggiata di caciocavallo.

Street food spettacolari: arancino al nero di seppia, panelle e la meuza
Street food spettacolari: arancino al nero di seppia, panelle e la meuza

Ancora fame?
Ecco la caponata di melanzane, ricco piatto in sugo agrodolce con pomodoro, cipolle, olive, capperi, sedano. Pasta con le sarde e finocchietto in un sugo bianco con zafferano uvetta e pinoli. Le primedonne della strada sono però le famose spremute ” dal vivo” delle succose arance siciliane.

Le favolose spremute d’arancia sicilana …anche in versione “street food” .

La tradizione del riciclo

Paladine della politica ” no waste”,  le nonne e le antenate palermitane usavano tutti gli avanzi di pasta rotta  per realizzare una minestra con i tenerumi tipiche zucchine lunghe estive. Amano l’acqua e si trovano d’estate e i primi di autunno.

La Brigata delle Signore di Menfi, paladine della tradizione, dei prodoti del territorio e del risparmio

Una delizia , che troviamo anche nel menu e nella ricetta dello Chef stellato Roberto Toro, al timone di Otto Geleng a Taormina. Toro ha creato un coloratissimo risotto con seppia, foglie di tenerumi e peperone crusco.
Ecco la ricetta

Chef Roberto Toro e il suo risotto con la partecipazione straordinaria dei tenerumi!
Chef Roberto Toro e il suo risotto con la partecipazione straordinaria dei tenerumi!

Il pesce

I ricci. erotici ma… centellinati
Prendete un riccio di mare, tagliatelo in due, spremete ci sopra un po’ di limone e concedetevi questa libidine, considerata un afrodisiaco anche dagli antichi Greci.  Molti mercati marini offrono succulenti ricci da mangiare crudi sul posto, ma attenzione: è vietato il prelievo di più di 50 esemplari per pescatore e mai in maggio e giugno, proprio per dare la possibilità all’animale di potersi riprodurre sotto costa.
Dall’Africa e dalla storia arriva il cous cous di pesce, che a San Vito lo Capo è  addirittura festeggiato in un Festival internazionale, mentre i messinesi celebrano stoccafisso alla ghiotta in umido con patate, olive, capperi e pomodoro.
Irrestibili sono gli involtin di sarde a beccafico, anche lo sgombro profuma la tavola siciliana, lo chef stellato Pietro D’Agostino, al timone della Capinera di Taormina lo propone “a modo mio”
Curiosi? Ecco la sua ricetta

“o sgombro mio” il piatto di Pietro D’Agostino

Dolcezze sicule

Come non menzionare i cannoli, ormai famosi in tutto il mondo  le ruote del carretto e la tradizionale cassata di ricotta? Irresistible torta glassata con crema di ricotta, canditi e glassa, e poi ancora le sfinci di San Giuseppe, il natalizio buccellato, grossa ciambella farcita da moltissimi tipi di frutta secca e gocce di cioccolato, infine Il bianco mangiare classico budino di latte di mandorla.

Dolcezze sicule: le ruote, la cassata e i cannoli  famosi in tutto il mondo

Lo chef stellato Alessandro Ingiulla lo ha rivisitato e ne è uscito un bianco mangiare con rosmarino, ficodindia e latte croccante. Ecco per voi, la ricetta

Chef Ingiulla e il suo Dolcemangiare
Chef Ingiulla e il suo Dolcemangiare servito da Sapio a Catania

Sua Maestà la Granita

 La tradizione dice che furono gli arabi a portare in Sicilia lo sherbet, bevanda ghiacciata aromatizzata con frutta o acqua di rose. Oggi è l’incontrastato drink ghiacciato, simbolo della Trinacria. c’è da sbizzarrisi: dalla classica alla frutta fragole, lamponi, limone, gelso, alla versione al caffè accompagnato da panna e brioche, alle versoni trendy con menta, zenzero o nella nuova versione “wine slushie” al vino.

Le mille versioni della granita; ovvero la semplicità e creatività

Tra le osterie consigliate:

Gente di mare Acicastello.
Terracotta Agrigento.
Oasi osteria del mare Licata.
Quattro archi Milo.
La rusticana Modica.
Lo scrigno dei sapori Palazzolo Acreide.
Corona Palermo
Al ritrovo San Vito lo capo.
Cantina siciliana Trapani.

… e per un calice di vino “Made in Sicily”?

Risposta ovvia: Mandrarossa, eccellenza vinicola siciliana con i suoi vini nati nel “Menfishire”, il territorio di Menfi e nelle 2 contrade scelte, per una produzione che va dai vini classici a un’ intensa varietà di vini nuovi, alcuni dei quali unici per il panorama siciliano.

tre eccellenze Madrarossa

Si passa dal classico e popolare Grillo,il bianco siciliano per eccellenza, fresco e giovane, con sentori di agrumi e fico d’india che richiamano immediatamente l’atmosfera della vera Sicilia, al Grecanico Dorato, dall’intenso profumo di zagara, limoni e cedri fino a chiccherie come il Chenin Blanc Brut ottenuto con metodo Charmat da uve di Chenin Blanc che, con la sua freschezza, esalta tutti i momenti di festa e convivialità. Sapido ed elegante, con un finale lungo e persistente, invita a sperimentare nuovi abbinamenti.
Brindiamo!

Una scena della Cavalleria ©Foto Franco Lannino

Una scena della Cavalleria Rusticana ©Foto Franco Lannino
INFO
(Per infomazioni sui ristoranti, dettagli, menu e indirizzi clicca il nome in rosso)
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At the table!

Sicily has a great culinary heritage that reflects the traditions of the ancient rulers and that can be found in local recipes such as cous cous, sorbet, marzipan, candied fruit and honey, as well as the typical sauce with sardines, pine nuts, raisins and saffron, the classicarancini. swordfish, blue fish and the exquisite ‘poor soups’ of garden vegetables.

14 starred restaurants shine in the sky of Sicily

Archi – Zash
Bagheria – I Pupi
Caltagirone – Coria
Catania – Sapio
Linguaglossa –  Shalai
Lipari –  Il Cappero
Malfa –  Signum
Taormina –  La Capinera
Modica –  Accursio
Ragusa – La Fenice
Ragusa – Locanda Don Serafino
Taormina – St. George by Heinz Beck
Terrasini –  Il Bavaglino
Taormina –  Otto Geleng

I classici, anche “on the road”

3 protagonists of Sicilian street food: a very popular arancina, a fried rice ball stuffed with meat sauce or ham and mozzarella or … whatever the cook thinks., While in the streets of Palermo panelle triumph, bread stuffed with pancakes of chickpeas flavored with parsley and … a passion of mine, pani câ meusa, sandwich with spleen, which becomes “married” if combined with a generous grated caciocavallo cheese.

Street food spettacolari: arancino al nero di seppia, panelle e la meuza
Street food spettacolari: arancino al nero di seppia, panelle e la meuza

Still hungry?
Here is the eggplant caponata, a rich dish in sweet and sour sauce with tomato, onions, olives, capers, celery.Pasta with sardines and fennel in a white sauce with saffron, raisins and pine nuts. The prima donnas of the street, however, are the famous “live” juices of the juicy Sicilian oranges.

Le favolose spremute d’arancia sicilana …anche in versione “street food” .

La tradizione del riciclo

Paladins of the “no waste” policy, the grandmothers and ancestors of Palermo used all the leftovers of broken pasta to make a soup with the typical tenerumi long summer courgettes. They love water and can be found in summer and early autumn.

La Brigata delle Signore di Menfi in azione

A delight, which we also find in the menu and in the recipe of starred Chef Roberto Toro, at the helm of Otto Geleng in Taormina. Toro has created a colorful risotto with cuttlefish, tenerumi leaves and crusco pepper. Here the recipe

Chef Roberto Toro e il suo risotto con la partecipazione straordinaria dei tenerumi!
Chef Roberto Toro e il suo risotto con la partecipazione straordinaria dei tenerumi!

Il pesce -The fish

Sea urchins,. erotic but … few

Take a sea urchin, cut it in two, squeeze a little lemon on it and treat yourself to this delicacy, considered an aphrodisiac even by the ancient Greeks.Many marine markets offer succulent hedgehogs to eat raw on the spot, but beware: it is forbidden to take more than 50 specimens per fisherman and never in May and June just to give the animal the opportunity to reproduce under the coast.

In San Vito lo Capo fish couscous is celebrated in an international festival, while the people of Messina celebrate stewed stockfish with potatoes, olives, capers and tomatoes. The rolls of beccafico sadines  are Irrestible as well those of veal or lamb entrails. Even mackerel perfumes the Sicilian table, the starred chef Pietro D’Agostino, at the helm of the Capinera di Taormina proposes it “my way”
Are you curious? Here the recipe

“o sgombro mio” il piatto di Pietro D’Agostino

Dolcezze sicule

How not to mention the cannoli, now famous all over the world, the cart wheels and the traditional ricotta cassata? Irresistible cake glazed with ricotta cream, candied fruit and icing. The biancomangiare is a classic almond milk pudding.

Dolcezze sicule: le ruote, la cassata e i cannoli  famosi in tutto il mondo

The starred chef Alessandro Ingiulla has revisited it and the result is a white to eat with rosemary, prickly pear and crunchy milk. Here for you, the  recipe

Chef Ingiulla e il suo Dolcemangiare
Chef Ingiulla e il suo Dolcemangiare servito da Sapio a Catania

“Osterie”

Gente di mare Acicastello.
Terracotta Agrigento.
Oasi osteria del mare Licata.
Quattro archi Milo.
La rusticana Modica.
Lo scrigno dei sapori Palazzolo Acreide.
Corona Palermo
Al ritrovo San Vito lo capo.
Cantina siciliana Trapani.

… and for a glass of “Made in Sicily” wine?

Obvious answer: Mandrarossa, Sicilian wine excellence with its wines born in “Menfishire”, the territory of Menfi and in the 2 selected districts, for a production that ranges from classic wines to an intense variety of new wines, some of which are unique for the Sicilian landscape.

tre eccellenze Madrarossa

We spam from the classic and popular Grillo, the Sicilian white par excellence, fresh and young, with hints of citrus and prickly pear that immediately recall the atmosphere of the real Sicily, to Grecanico Dorato, with an intense scent of orange blossom, lemons and cedars to chiccherie such as the Chenin Blanc Brut obtained with the Charmat method from Chenin Blanc grapes which, with its freshness, enhances all moments of celebration and conviviality. Sapid and elegant, with a long and persistent finish, it invites you to experiment with new combinations. Let’s toast!

Una scena della Cavalleria ©Foto Franco Lannino

Una scena della Cavalleria Rusticana ©Foto Franco Lannino




Weekend a Bronte, la capitale del pistacchio (1° giorno)

Due interi fine settimana, quelli che vanno dal 28 al 30 settembre e quello del 5,6 e 7 ottobre, all’insegna del pistacchio. A Bronte, il Comune della provincia di Catania che sorge alle pendici dell’Etna, si tiene infatti la Sagra del Pistacchio, una grande festa per celebrare “l’oro verde”, tra incontri culinari, intrattenimento, spettacoli e, naturalmente, degustazioni di ricette a base di pistacchio, nelle versioni dolci e salate.

Si va dalla salsiccia alla pasta al pistacchio, dal salame al formaggio, dalla crema da spalmare al liquore, e perfino il caffè. Cavallo di battaglia sono i dolci, tra cui paste, torte, gelati, torroni, granite e tutto quanto la fantasia di chef e pasticceri suggerisce.

Una cittadina ricca di storia

Chi arriva a Bronte in occasione della Sagra del Pistacchio non può lasciarsi sfuggire l’occasione per visitare la cittadina e le sue eccellenze artistiche e architettoniche che fanno di questo Comune di circa 20 mila abitanti alle pendici dell’Etna un vero e proprio gioiello.

La sua nascita risale al 1520, quando Carlo V d’Asburgo, con decreto imperiale, di fatto “riunisce” in un unico nucleo ventiquattro piccoli agglomerati urbani, i “casali”. Durante il Risorgimento, da Bronte passò anche Giuseppe Garibaldi che si accingeva a unificare l’Italia. A Bronte, tuttavia, si imbatté i n una rivolta cittadina, poi soffocata nel sangue da Nino Bixio, che fece fucilare brontesi ribelli.

Da vedere in centro

Bronte è famosa anche per il grande numero di edifici religiosi. Impossibile visitarli tutti in un weekend, ma ne abbiamo selezionati alcuni che valgono certamente una visita. Tra questi c’è la Chiesa Madre della SS Trinità, la più antica di Bronte, che sorge tra via Matrice, via Santi e via San Giuseppe. La cattedrale è stata costruita così come la vediamo oggi nella prima metà del Cinquecento (1505 -1579) accorpando la chiesa Maggiore di Santa Maria e la vicina chiesa della SS Trinità. Al suo interno conserva un prezioso crocifisso ligneo del Cinquecento. Il campanile, invece, risale al 1579.

La seconda tappa è il Santuario dell’Annunziata, che sorge nella parte ovest del paese. Incerta la data precisa della sua costruzione, anche se l’origine è cinquecentesca. Sulla campana grande è incisa una data, 1505, e sempre in quell’anno si fa menzione della chiesa nei registri matrimoniali. Alcuni storici, tuttavia, sostengono che il santuario fu costruito dopo l’arrivo a Bronte di un’immagine sacra della Madonna, nel 1543, e che la datazione deve quindi essere posticipata al 1595.

Il santuario si presenta con una facciata sobria sulla quale spiccano un portone in arenaria e una finestra in pietra lavica. Al suo interno, sono conservati capolavori come La Madonna insieme a San Francesco, Sant’Orsola e Santa Chiara, e l’Annunciazione di Maria. Lungo la parete sinistra della chiesa di trova anche l’Oratorio di Gesù e Maria, sede dell’omonima Confraternita fondata nel XVI secolo.

In Corso Umberto si trova anche il complesso settecentesco del Real Collegio Capizzi, voluto da Monsignor Ignazio Capizzi e divenuto poi uno dei centri di istruzione più importanti della Sicilia. Il complesso include la Chiesa del Sacro Cuore, la Cappella dell’Immacolata, la Biblioteca Borbonica, che custodisce alcuni preziosi volumi donati dai Gesuiti prima della loro fuga dalla Sicilia, e una Pinacoteca, dove si trovano, tra gli altri, l’autoritratto del filosofo Nicola Spedalieri del XVIII secolo e un quadro di Agostino Attinà che ritrae gli uomini illustri di Bronte del XIX secolo.

Dopo aver visitato il centro storico, vi lasciamo alla Sagra del Pistacchio, consigliandovi di fermarvi per il pranzo o per la cena in una delle trattorie che offrono gli ottimi piatti della cucina locale. Noi vi diamo appuntamento a domani, quando vi accompagneremo alla scoperta dei dintorni di Bronte e del Parco dell’Etna.

La sostanziosa cucina di Bronte

Se il pistacchio è “l’oro verde” di Bronte, lo stesso colore potrebbe essere assunto a simbolo della cucina tipica brontese. Di chiara tradizione contadina, spicca per la stagionalità degli ingredienti e per la loro origine “povera”, ma sostanziosa.

Asparagi, funghi, ortaggi, fichi d’India e legumi sono tra gli ingredienti principe. Con fagioli, ceci, lenticchie e fave si preparano minestroni e zuppe, ma anche farine che fanno da base per la polenta. Il frumento si consuma bollito e condito con un filo di olio d’oliva. Ottima la minestra maritata, una frittura di verdure selvatiche cotte e saltate in padella con aglio e peperoncino.

Nei piatti tradizionali si utilizza poi la pasta fatta in casa, come i maccaruni, bastoncini di circa 20 cm arrotolati a mano su una tavola di legno, conditi con il sugo di coniglio selvatico, oppure la pasta ‘ncasciata, maccheroni conditi con mollica fritta, finocchietti selvatici, sarde e sugo di pomodoro.

Quando le temperature di abbassano, l’ideale sono i frascaturi, polenta di farina di ceci servita con carne di maiale a pezzetti e verdure miste, tra cui cavolfiori e finocchietti selvatici. Da non perdere, le pennette ai pistacchi, che potete provare a fare anche voi con la nostra ricetta, che possono essere arricchite, a seconda dei gusti, anche con gamberetti, salmone o vongole.

Tra i secondi piatti, spicca la carne, tra cui coniglio, agnello e capretto, come da tradizione contadina, la salsiccia con finocchietto selvatico o pistacchi, da gustare in umido o con la salsa di pomodoro. Da provare il castrato alla brace e la caponata, a base di melanzane, olive, sedano, zucchine, capperi, cipolla e pomodoro. Accompagnata dal pane di Bronte, cotto nei tradizionali forni a pietra.

Tra i dolci, troviamo le paste di mandorle, i ravioli fritti con la ricotta fresca, la filletta, le nuvolette, i cosza ruci, dolci a forma di cuore con pasta di mandorle e glassa bianca, i panitti, che si consumano nel periodo natalizio, e hanno un impasto di mandorle, pistacchi, mele e fichi secchi. C’è poi il vino cotto, che si ottiene prolungando il tempo di ebollizione del succo dei fichi d’India, e i mastazzori, anch’essi a base di fichi d’India.

Pennette al pistacchio di Bronte

Ingredienti

  • 200 gr di pistacchi di Bronte Dop sgusciati
  • 300 ml di panna da cucina
  • 150 gr di prosciutto cotto in una sola fetta
  • 350 gr di penne rigate
  • 1 cipolla media
  • 1 noce di burro
  • Sale e pepe

Tritate finemente la cipolla e macinate i pistacchi sgusciati servendovi di un frullatore o di un mortaio. Fate sciogliere una noce di burro in una padella antiaderente e fate saltare la cipolla. Aggiungete poi il prosciutto cotto tagliato a cubetti e fate rosolare il tutto per 3/4 minuti. Unite poi la panna, il sale e il pepe. Mescolate, poi unite anche i 3/4 dei pistacchi tritati e mescolate finchè la panna non avrà assunto una colorazione verde. Mettete a cuocere le pennette in abbondante acqua salata. Scolatele e gettatele nella padella insieme alla salsa ai pistacchi. Mescolate a fuoco lento per qualche minuto. Servite con una spolverata di granella di pistacchi.

COME ARRIVARE

In auto: Bronte dista circa 50 km da Catania. Si può percorrere la A18 o la A19 con uscita Bronte, oppure la Superstrada Paternò -Catania e proseguire sulla SS284 in direzione di Bronte.

DOVE MANGIARE

*Il Fiorentino, contrada Serra Sp 87, Bronte, tel 095/691800, www.ilfiorentinoristorante.it Offre piatti della cucina locale con ingredienti rigorosamente freschi. Specialità piatti a base di pistacchi. Prezzo medio a persona € 30/35.

*Pepe Rosa, Corso Umberto I 226, Bronte, tel 095/7724476, cucina tradizionale e creativa con piatti a base di pistacchio, dai primi al dolce. Prezzo medio  € 35.

DOVE DORMIRE

*Agriturismo Rurale Oro Verde, Contrada Rivolia, Bronte, tel 095/691389, www.agriturismoruraleoroverde.it  Dispone di 10 comode camere con vista sull’Etna, dotate di bagno privato, TV, wi fi, asciugacapelli. A disposizione sala lettura e ristorante con piatti tipici. Doppia con colazione da € 65.

*Azienda Agricola Cuntarati, via Plutone sn, Bronte, tel 095/693131, www.aziendagricolacuntarati.com, struttura immersa nel verde, tra ulivi secolari e il fiume Simeto. Dispone di 7 camere di cui una per disabili, provviste di climatizzatore, TV, bagno privato, doccia. Ampia terrazza. Doppia da € 60.

INFO

www.prolocobronte.it




A San Vito lo Capo per il Cous Cous Fest (1° parte)

Tutto è pronto a San Vito lo Capo (TP) per l’edizione 2018 del Cous Cous Fest, la manifestazione che ogni anno porta sulla costa nord occidentale della Sicilia i sapori del mondo, tra sfide gustose, degustazioni, concerti, spettacoli, con un unico denominatore: il cous cous, il piatto di origine nordafricana a base di pasta di semola che si presta a centinaia di varianti…per tutti i gusti. Quest’anno, l’appuntamento è dal 21 al 30 settembre. Venite con noi!

San Vito, tra storia e leggenda

San Vito lo Capo dista appena 39 km da Trapani, sulla costa nord occidentale della Sicilia. Racchiusa nella baia compresa tra la Riserva Naturale dello Zingaro e la Riserva Naturale di Monte Cofano, vanta un territorio di rara bellezza, che si affaccia su un mare cristallino dalle intense tonalità del blu.

Numerose testimonianze archeologiche fanno pensare a insediamenti umani in questa zona già dal Paleolitico. Tuttavia, il primo nucleo di quello che sarebbe diventato San Vito lo Capo, risalirebbe al 300 d C attorno alla cappelletta dedicata a San Vito Martire, patrono della città.

A spasso per il centro

Il nucleo storico si snoda attorno a via Savoia, la strada principale, che conduce direttamente al mare. Nel tratto chiuso alla circolazione a motore si possono ammirare scorci suggestivi, tra coloratissimi murales, splendide piante rampicanti, antichi abbeveratoi in pietra trasformati in fioriere e panchine di ferro battuto.

La nostra prima tappa è presso il Santuario di San Vito, in stile arabo normanno, dalle dimensioni imponenti: ben 104 metri base e 16 di altezza, con mura spesse da 2 metri e mezzo a 20 centimetri. Poco distante, si può vedere anche il tempietto di Santa Crescenzia, dedicato alla nutrice del santo.

Procedendo ancora lungo via Savoia vale la pena fare una visita al Museo del Mare, che conserva importanti reperti archeologici recuperati dai fondali marini, tra cui i resti della nave arabo-normanna che giace ancora nella zona antistante il Faro. Proprio questo è un altro dei simboli di San Vito lo Capo. Si tratta, infatti, di uno dei fari più importanti della Sicilia. La sua potente luce, di notte, arriva oltre le venti miglia marine.

Un altro edificio degno di nota è Palazzo La Porta, sede del Municipio. Costruito nel XIX secolo, conserva ancora oggi gli antichi pavimenti di maiolica e l’atrio basolato con pietra locale secondo l’uso ottocentesco. Lo splendido giardino alle spalle del palazzo ospita ogni anno mostre e iniziative culturali.

Ci spostiamo invece verso Ovest rispetto alla via principale e ci troviamo nella zona della città un tempo abitata dalla classe agricola. I portoni delle abitazioni mantengono ancora una struttura molto ampia per permettere il passaggio di piccoli carri. Dirigendosi, invece, verso est rispetto a via Savoia si trovano invece ampi marciapiedi ornati da fiori variopinti e aiuole colorate.

Infine, per godere del sole ancora caldo di inizio autunno, ci spostiamo nella spiaggia di San Vito, frequentatissima nella piena stagione estiva. Ma è proprio “lontano dalla pazza folla”, che i suoi fondali bassi e le sue acque cristalline offrono il meglio di sé. Vale di certo una sosta prima di immergersi nelle atmosfere cosmopolite del Cous cous Fest.

Tutto il bello del festival: le case del cous cous

È una festa, ma, soprattutto, un modo per condividere gustose ricette e confrontarsi con culture diverse. Algeria, Brasile, Costa d’Avorio, Eritrea, Francia, Israele, Italia, Marocco, Mauritania, Senegal, Tunisia, Turchia sono i paesi che si sfidano all’ultimo cous cous circondati da un pubblico sempre più numeroso e affezionato. Più di 40 le ricette, tutte diverse, che si potranno assaggiare.

Il piatto della pace si può gustare presso le 6 case del Cous Cous (dalle 12 alle 24), dislocate lungo le vie del centro, oppure in una tenda berbera o al Waha dove avrete la sensazione di trovarvi tra le dune del deserto.

 Presso la Casa del Cous Cous dal Mondo, in via Regina Margherita, angolo via Abruzzi, si potranno gustare i sapori internazionali. Spostandosi presso la Casa del Cous Cous del Mediterraneo, in piazza Carlo Berbera, ci aspettano invece piatti della cucina nordafricana. Sulla spiaggia si trovano invece la Casa del Cous Cous del Maghreb, all’altezza dell’hotel Capo San Vito, che offre i piatti più autentici di cous cous, Al Waha, nei pressi di via Savoia, che propone ricette di cous cous per tutti i gusti, dalle varianti internazionali a quelli del territorio al riso. All’altezza della Villetta Faro si trova infine la Casa del Cous Cous di San Vito lo Capo, che vede protagoniste le varianti locali.

La novità dell’edizione 2018 è il nuovo punto di degustazione Cous Cous & Friends, all’altezza di piazza Barbera, che propone specialità mediterranee, come la moussaka e le kolokythokeftedes (le polpette di zucchine e feta) greche, il tajine marocchino di pollo e verdure o le le casarecce con pesto alla trapanese.

Inoltre, con un ticket di 2 euro, acquistabile presso lo stand Dolcemente Sicilia, si potranno degustare le più appetitose ricette della pasticceria siciliana, dalla cassatella al cannolo, dalla pignolata alla cassata, passando per le sfince, i bigné e le macedonie di frutta.

I “Campionati” e gli show cooking

Due gli eventi principe della manifestazione, che radunano ogni anno chef provenienti da tutto il mondo: il Campionato Italiano di Cous Cous e la Cous Cous World Championship, in cui gli chef concorrono per il premio di miglior cous cous. Lo scorso anno il primo posto è stato conquistato dalla Palestina con la ricetta del cous cous con finocchio e melograno crumble, filetto di orata alla griglia e spolverata di sommacco selvatico degli chef George Suheil Srour di Ramallah ed Elias Bassous di Betlemme.

Per tutta la durata del festival, poi, acquistando un ticket da 10 euro si potrà partecipare ai cooking show presentati da Andy Luotto ed Eliana Chiavetta, dove si potranno degustare le ricette preparate dagli chef, ascoltando, nel contempo, le loro storie e i loro aneddoti, tentando di carpirne i segreti.

Presso l’Expo Village, nelle vie principali di San Vito, si potranno invece trovare le bancarelle di un coloratissimo mercato dove poter ammirare e acquistare prodotti di artigianato locale e provenienti da terre lontane. Non mancheranno nemmeno incontri, talk show e spettacoli gratuiti a tema enogastronomico con giornalisti, chef ed esperti di fama internazionale.

 Cous Cous alla marocchina

 Ingredienti

  • 250 gr di cous cous
  • 2 carote
  • 2 zucchine
  • 150 gr di ceci
  • 1 litro di brodo vegetale
  • 200 gr di carne di manzo
  • 200 gr di carne di agnello
  • ½ cipolla
  • Olio EVO q.b
  • Coriandolo, zenzero, paprika in polvere q.b

In un tegame versate un filo di olio e la cipolla tritata, fatela appassire, poi fate scottare la carne a pezzetti. Ricoprite la carne con il brodo vegetale, tenendone da parte un po’ per il cous cous. Fate sobbollire per almeno 30 minuti, aggiungendo a metà cottura il sale, lo zenzero e la paprika. Nel frattempo, tagliate per il lungo le zucchine e le carote e aggiungeteli alla carne insieme ai ceci precotti. Fate cuocere per altri 30 minuti. Disponete il cous cous in una teglia fino a creare uno strato sottile e irroratelo con qualche mestolo di brodo. Lasciate riposare per 3 minuti ricoprendolo con una pellicola trasparente. Sgranatelo poi con una forchetta per evitare grumi. Disponete poi il cous cous su un piatto di portata e aggiungete le verdure, insieme al sugo dello stufato di carne. Mettete la carne al centro e servite con una spolverata di coriandolo.

DOVE MANGIARE
*Profumi del cous cous, via Regina Margherita 80, San Vito Lo Capo, tel 0923/974155, www.ghiblihotel.it  Offre un menù con ricette a base di cous cous e di specialità siciliane. Bella location nella corte interna tra piante di agrumi. Costo alla carta da € 29 a € 63.

*Rais, via Principe Tommaso 8, San Vito lo Capo, tel 340/0902838, www.sanvitolocaporais.it, locale elegante a ridosso della via principale. Offre un menù a base di pesce fresco, primi piatti raffinati e cous cous. Ampia scelta di vini.

DOVE DORMIRE
*Calampiso Sea Country Resort****
, Contrada Sauci Grande, San Vito lo Capo (TP), tel 0923/1875116, www.calampiso.it Doppia da € 127,50, tripla da € 140,25, family da € 182, 75. Pacchetto di 3 notti in ½ pensione, volo a/r Roma-Trapani e ticket per il cous cous festival da € 599 a persona

*Hotel Achibea***, Via Verdesca 26, San Vito Lo Capo, tel 0923/975383,  www.hotelachibea.it Nella splendida cornice della Riserva dello Zingaro, offre camere climatizzate con vista sulla piscina o sulla montagna. Doppia con colazione da € 139, tripla da 169.

INFO

www.couscousfest.it