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Ponza e Palmarola: “isolarsi” al tempo del Covid (3° puntata)

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Testo e foto di Vittorio Giannella

 Continua il nostro viaggio alla scoperta delle isole italiane minori, che proprio per questa loro caratteristica sono le prime a essere candidate come Covid free, sia per la copertura vaccinale estesa a tutta la popolazione, sia per poter garantire maggiore sicurezza chi arriva. Questa settimana andiamo a Ponza e a Palmarola, gioielli del Lazio.

La meravigliosa isola di Ponza

 Ponza, l’isola di Circe

All’alba il sole radente indora di luce i faraglioni, e il primo traghetto proveniente da Formia scarica nel porticciolo dominato dall’anfiteatro di case color pastello, i turisti ancora assonnati. Ponza è la più grande dell’arcipelago Ponziano, con Palmarola e Ventotene, e dista 23 miglia dalla costa laziale, isole prese a dimora dalla maga Circe, figura mitologica dell’Odissea che qui viveva in un grande palazzo, trasformando gli umani in animali.

Rocce vulcaniche a Ponza

Ponza incanta con le sue case addossate le une alle altre che si riflettono sul mare, e Palmarola per la sua selvaggia bellezza, nata da un’esplosione vulcanica dove il mare regna incontrastato. Ponza, turistica quanto basta, ma che dà la sensazione di essere ancora tutta da scoprire con la ragnatela di sentieri che portano, a chi si avventura, in calette appartate, o in cima al monte della Guardia, la “vetta isolana” alta poco più di 200 metri dove è posto uno scenografico faro, aiuto essenziale per chi naviga in queste acque.

Il Monte della Guardia e la fioritura delle ginestre

Ponza ammalia per le sue insenature incorniciate da ginestre e regala scenari di rara bellezza, come Chiaia di luna, con la sua falesia a strapiombo sul mare. Al tramonto si passeggia in corso Pisacane con affaccio sul via vai del porto, e nei vicoli con i caratteristici passaggi scavati nel tufo che portano in via Dante. Storia e natura sono le carte vincenti dell’isola, che regala un mare pulito e calette tutte da scoprire affittando un gommone, perché solo cosi si riesce ad apprezzarla appieno.

La splendida Chiaia di Luna

Per non farvi mancare nulla, Ponza è considerata un paradiso per i sub grazie ai suoi fondali ricchi di pesci di tutti i colori e fogge. Da non perdere assolutamente un’immersione ai piedi dei leggendari faraglioni di Lucia Rosa, il nome di una fanciulla che per amore si lasciò cadere dagli scogli, dove non mancherà di vedere ricci, gorgonie e posidonie con guizzi di decine di specie ittiche.

Palmarola e il faraglione di San Silverio

Al rientro, affamati, rifarsi delle calorie perse è semplice: il borgo nasconde tra i suoi vicoli ottimi ristorantini dove si possono gustare spaghetti al tonno, alla granseola, il merluzzo all’acqua pazza o la cernia al forno. Ma la tradizione gastronomica di Ponza non si ferma qui: del mondo contadino si possono assaggiare piatti di lenticchie, fave e cicerchie, il vino poi, prodotto dall’autoctono vitigno Biancolella, coltivato sul fertile terreno vulcanico. Non è pregiatissimo, ma con un retrogusto che sa di antico, d’Omero e di Ulisse, sensazione che si ha, quando di sera, si cena in riva al mare di Cala Feola sotto un cielo stellato.

Di rigore una gita alla vicina isola di Palmarola, con la sua primitiva bellezza (è disabitata) ha ammaliato un grande intenditore di mare, l’indimenticato Folco Quilici, che la reputava l’isola più bella del mondo. Un passato di eruzioni vulcaniche rimasta intatta da millenni, regno incontrastato di gabbiani reali, berte, rapaci, e un privilegio per chi può godere della sua mitica solitudine, con le sue baie profonde e le falesie basaltiche simili a canne d’organo, che la rende interessante per la storia geologica. Insomma due isole, Ponza e Palmarola, dove è possibile ritagliarsi un proprio spazio e ognuno può trovare il suo piccolo paradiso sospeso nel blu