Milano in palcoscenico. Volete godere anteprime e novità? Grandi autori e grandi attori? Ecco la carrellata ideale
Franca Dell’Arciprete Scotti
Al Teatro Strehler in PRIMA ASSOLUTA Miracolo a Milano
Una nuova produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa diretta da Claudio Longhi con Lino Guanciale e Giulia Lazzarini
Grande attesa per Miracolo a Milano: a 75 anni dall’uscita nelle sale del capolavoro cinematografico di De Sica – Zavattini, debutta, in prima assoluta, nella trasposizione teatrale di Paolo Di Paolo, mercoledì 4 marzo e rimarrà in scena fino al 1° aprile 2026
La nuova produzione del Piccolo, allestita nella grande sala del Teatro Strehler, omaggio a una città, al suo mito, al suo serbatoio d’immaginario e all’umanità che la abita, vede in scena Lino Guanciale, nei panni di Totò, e Giulia Lazzarini in quelli di Lolotta. Insieme a loro, Daniele Cavone Felicioni, Michele Dell’Utri, Diana Manea, Mario Pirrello, Sara Putignano, Giulia Trivero le allieve e gli allievi del corso “Luca Ronconi” della Scuola di Teatro del Piccolo. Le scene sono realizzate da Guia Buzzi.

Lo spettacolo rimane in scena fino al 1° aprile 2026 ed è anticipato da un calendario di iniziative, una sorta di variegato preludio, tra proiezioni, letture e laboratori, diffuso in tutta la città.
Otto febbraio 1951, in un’Italia stordita dall’intenso profumo dei fiori cantati da Nilla Pizzi a Sanremo e dalla riforma Vanoni, che rende obbligatoria per la prima volta la dichiarazione dei redditi, approda sui grandi schermi Miracolo a Milano, quinta “fatica” cinematografica della premiata ditta De Sica-Zavattini.
A dispetto di ogni incauta valutazione, le avventure di Totò e Lolotta ed Edvige e Brambi e Mobbi, con il loro improbabile corteggio di angeli e spiantati, entra poco a poco nel cuore degli spettatori per non uscirne più.

A settantacinque anni dalla sua prima comparsa sul grande schermo, Claudio Longhi e Lino Guanciale, con la complicità drammaturgica di Paolo Di Paolo, invitano il pubblico a far ritorno a questa indimenticabile “favola bella”, – «che ieri ci illuse, che oggi ci illude» – a ritrovare, nello specchio ossidato dagli anni di questa epopea fantastica in odor di realismo magico, i tratti più veri del nostro volto, le ragioni profonde del nostro sentire. Ma che cos’è un miracolo?
Un omaggio alla Milano del passato e del presente: al suo mito, al suo serbatoio d’immaginario – sfruttato, inespresso, deflagrato? – e alla complessità dell’umano che ogni città porta iscritta nei suoi abitanti. Un umano di carne e sangue, di cervello ed emozioni, di favola e storia, pronto a spiccare il volo, a cavallo di una scopa, dalla cronaca all’eternità.
Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi – M2 Lanza), dal 4 marzo al 1° aprile 2026
Miracolo a Milano
realizzato con il contributo di Fondazione di Comunità Milano
al Teatro Arcimboldi NOTRE DAME DE PARIS
Lo spettacolo italiano più internazionale e longevo della cultura europea
NOTRE DAME DE PARIS, l’opera popolare moderna più famosa al mondo e spettacolo tra i più imponenti mai realizzati, torna a Milano al Teatro Arcimboldi.
Andato in scena per la prima volta in Italia nel 2002, NOTRE DAME DE PARIS nel 2027 celebrerà il venticinquesimo anniversario, un traguardo che segnerà un quarto di secolo di emozioni, musica e poesia. Riccardo Cocciante, autore delle musiche dello spettacolo, è al centro di questo incredibile progetto che vede il magistrale adattamento in italiano di Pasquale Panella dei testi di Luc Plamondon, dell’omonimo romanzo di Victor Hugo che racconta la drammatica storia d’amore tra Esmeralda e Quasimodo, sullo sfondo della maestosa Cattedrale di Notre-Dame di Parigi.

Fin dalla prima messa in scena, NOTRE DAME DE PARIS ha conquistato il pubblico italiano, diventando un fenomeno popolare e una delle opere più longeve della cultura italiana, raggiungendo 4,5 milioni di spettatori. La sua forza risiede nei temi universali: la storia mette al centro l’emarginazione, la paura del diverso e il peso dei pregiudizi per ricordarci quanto la diversità rappresenti una risorsa e non una minaccia. A rendere lo spettacolo così attuale è la capacità di restituire la fragilità e le contraddizioni dell’essere umano: la ricerca di un posto nel mondo, il bisogno di giustizia, il desiderio d’amore. Elementi che, dopo decenni, continuano a confermare questa opera popolare moderna come un classico capace di attraversare generazioni e confini.

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A rendere l’opera senza tempo contribuiscono anche la danza, che fonde balletto classico e breakdance, e la musica, composta da brani diventati vere hit indipendenti dallo spettacolo. Questa combinazione crea una forma di opera popolare contemporanea, che unisce la tradizione europea del dramma in musica alle tecniche moderne dei concerti e delle grandi produzioni live.
Fino al 15 marzo 2026 – Milano @ Teatro Arcimboldi
www.vivoconcerti.com
Al Teatro Carcano MONI OVADIA in MOBY DICK
dal 3 all’8 marzo MOBY DICK di Herman Melville con Moni Ovadia produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Quirino, Compagnia Molière
Moby Dick é la storia di un’ossessione epica che ha la fisionomia di una tragedia shakesperiana, tale é il senso drammatico dei suoi personaggi. Moby Dick non é una balena, é una condanna, una maledizione che diventa sfida tra uomini. Il Pequod é il vascello stregato che porta la ciurma verso la perdizione. Il doblone d’oro sull’albero del Pequod e il patto di sangue dei marinai sono la chiamata mefistofelica verso gli abissi della non-conoscenza.
Achab é ossessionato dalla vendetta, é uomo empio che disconosce Dio, l’uomo dell’oltre e della violazione. Starbuck é il suo alter ego, voce della prudenza, della coscienza, testimone di una visione teocentrica che si scaglia contro la blasfemia dell’odio di Achab verso la balena bianca.

In questo Moby Dick diretto da Guglielmo Ferro, che vede in Moni Ovadia lo straordinario protagonista, la narrazione teatrale inizia sul Pequod, dove si consumera? la tragedia di tutti i personaggi – Queequeg, Pip, Ismaele, Lana caprina, Tashtego, Flask, Daggoo, Stubb, Fedallah – in un susseguirsi frenetico di tempeste, battute di caccia, avvistamenti, bonacce, canti, riti pagani e preghiere.
E se nella ricerca maniacale di Moby Dick e? la follia a guidare il capitano Achab, e? sul piano del conflitto umano contro Starbuck che Achab conosce l’orrore: la parte recondita della sua stessa coscienza.
La malattia di Achab e? Moby Dick, ma Starbuck ne é la manifestazione clinica. Moby Dick gli fa male con la sua “assenza” lì dove Starbuck lo fa con la sua “presenza”.
Un conflitto posto sullo stesso piano, uno specchio dove galleggia il peccato originale…una balena bianca in un abisso nero. E poi lo specchio si crepa.
Non c’é redenzione sul Pequod, solo una fitta nebbia.
Al Teatro Manzoni Massimiliano Gallo in Malinconico
Fino all’8 marzo MALINCONICO Moderatamente felice di Diego De Silva e Massimiliano Gallo
Questo progetto teatrale nasce dall’idea di portare sulla viva scena del palco la voce (e il corpo) narrante di un personaggio letterario, e successivamente televisivo, che negli anni ha conquistato un vasto pubblico di lettori e di spettatori.
Vincenzo Malinconico, l’avvocato d’insuccesso dalla carriera sgangherata e dalla vita sentimentale instabile (e forse proprio per questo gradita a un pubblico che non ama identificarsi con i vincenti, in fondo prevedibili e noiosi), affida il racconto delle sue storie – ma soprattutto del suo inciampare nelle complicazioni della vita comuni a noi tutti – alla macchina attoriale di un interprete capace come pochi di assimilare e rendere l’intima essenza di un personaggio letterario.

Massimiliano Gallo, già noto al grande pubblico per la sua attitudine ad attraversare cinema, teatro e televisione con una versatilità figlia di una lunga gavetta, fin dall’esordio della serie prodotta e trasmessa dalla prima rete televisiva nazionale ha incarnato con un senso dell’umorismo geneticamente napoletano l’attitudine filosofica e rigorosamente autodidatta di Malinconico, coniugando con leggerezza e musicalità l’indole al tempo stesso riflessiva e astratta, disorientata e confusa, adulta e infantile, di un uomo alle prese con le difficoltà del vivere, che con un senso del ridicolo costantemente acceso sulla realtà (e soprattutto su se stesso) lotta col disagio di non sentirsi a suo agio nei ruoli che la vita gli assegna. Perché non è facile sentirsi all’altezza dei vari compiti a cui le giornate ci chiamano, interpellandoci di volta in volta in veste di lavoratori, professionisti, genitori, coniugi, amanti, amici: le tante, complesse categorie della vita in cui dobbiamo reinventarci ogni volta, sottoponendoci a quegli esami del nostro stare al mondo che, come ci ha insegnato un maestro del teatro, non finiscono mai.
Uno spettacolo essenziale e coinvolgente dove letteratura e teatro s’incontrano, e che darà modo al pubblico di ritrovare, nella causticità fisica del palcoscenico, un personaggio dalla vita sgangherata e irrisolta che ci fa più ridere proprio quando la scopriamo improvvisamente simile alla nostra.
al Teatro Menotti Pinocchio. che cos’é una persona?
«Pinocchio è il diverso, è tutti i diversi, con la loro carica anarchica e dirompente».
Dal 5 all’8 marzo, al Teatro Menotti non va in scena uno spettacolo, ma un evento irripetibile: Pinocchio. Che cos’è una persona? di Davide Iodice arriva in prima milanese come un’esperienza collettiva da attraversare, un appuntamento raro in cui il teatro diventa comunità, presenza, responsabilità condivisa,
Infatti il nuovo, potente lavoro di Davide Iodice è un attraversamento teatrale che prende le mosse dal capolavoro di Collodi per interrogare il concetto di normalità, di genitorialità, di comunità.
Davide Iodice nelle sue note spiega che «Pinocchio pone la questione del rapporto con la genitorialità; l’ispirazione è connessa al momento in cui Pinocchio ritrova suo padre nella pancia della balena. Geppetto gli dice che tra un po’ la candela si spegnerà e rimarranno al buio.

Pinocchio risponde: “E dopo?” e Geppetto non riesce a trovare la risposta, la soluzione la troverà Pinocchio. Questo “dopo” è un po’ la domanda principale che si pone qualsiasi genitore di un ragazzo ‘straordinario’, come preferisco dire, nel senso di extra-ordinario, cioè fuori dall’ordinario». «La risposta – prosegue e sottolinea il regista – non spetta solo alla famiglia, ma anche alla società, alla comunità, a chi si occupa di assistenza. Geppetto è un genitore che ha un figlio generato da un pezzo di legno e vuole a tutti i costi renderlo “normale”. Noi che lavoriamo con la diversità e la fragilità, sappiamo come il concetto di normalità sia molto malinteso e pericoloso».
A proposito dell’impegno progettuale della Scuola che dirige, Davide Iodice scrive: «Il lavoro di ridefinizione delle identità attraverso lo strumento dell’Arte, la centralità della persona e delle sue fragilità, sono i principi alla base della pedagogia della Scuola Elementare del Teatro, conservatorio popolare per le arti della scena. Più volte in questi anni la figura del burattino Pinocchio ci è stata di ispirazione. Da sempre ci siamo rivolti a lui come a un fratello simbolico dei ragazzi con sindrome di Down o di autismo, o Williams, o Asperger che compongono l’articolato gruppo di lavoro. Pinocchio e l’intera compagine simbolica della favola sembrano incarnare tutte le caratteristiche di un’adolescenza incomprensibile e incompresa, nel cui tormento si specchia una società di adulti in rovina. Pinocchio è il diverso, è tutti i diversi, con la loro carica anarchica e dirompente».
al Teatro Elfo La lingua langue ovvero come imparare l’italiano e vivere felici
fino al 15 marzo in sala Fassbinder torna in scena all’Elfo Puccini la lezione-spettacolo che dal 2017 coinvolge il pubblico di ogni generazione. Come a scuola, anche in teatro la campanella segna l’inizio e da quel momento, per un’ora, spettatrici e spettatori (anzi allieve e allievi) vengono coccolati, sedotti e maltrattati (quanto basta) dal professor Stravalcioni che li porta, risoluto, verso l’ultima frontiera, là dove nessuna grammatica è mai giunta prima. Ma niente paura, per rispettare la privacy, il prof. non farà l’appello.
«Insegnare è un lavoro faticoso come scaricare cassette di frutta al mercato e delicato come aggiustare i minuscoli meccanismi di un orologio – riflette Francesco Frongia che ha ideato questo spettacolo con la complicità di un interprete inimitabile, Nicola Stravalaci. Ma se è così difficile, perché gli esseri umani continuano a salire in cattedra?

Gli insegnanti sono insieme vittime e carnefici dei loro indomabili studenti? Lo stesso discorso vale per il teatro: cosa spinge gli artisti ad affrontare il pubblico ogni sera?».
Da questo cortocircuito tra arte teatrale, insegnamento e maieutica, sono emerse sorprendenti analogie tra il lavoro del docente e quello del performer. E da questa intuizione è nato otto anni fa La lingua langue e il successo è stato immediato.
«Un corso di recupero atipico, divertente e illuminante, che attraverso la lingua italiana prova a raccontare come evolve la nostra società. A prima vista il linguaggio sembra ancorato a regole fisse, eppure, se lo osserviamo da vicino, ci accorgiamo che con il mutare della società cambiano anche le piccole e fondamentali sfumature che usiamo per descrivere il mondo.
Questa nuova edizione della Lingua langue, arricchita da giochi, esempi e quiz, è ancora più accurata nel guidarci alla scoperta delle delizie dell’uso consapevole dell’italiano. Grazie alle cure ‘amorevoli’ del professor Stravalcioni».
Al Teatro Litta GLI UCCELLI da Aristofane
Fino al 15 marzo GLI UCCELLI da Aristofane drammaturgia e regia Filippo Renda
“Forse il compito oggi non è più quello di scoprire ciò che siamo, ma di rifiutare ciò che siamo.”
Michel Foucault
Una commedia che reimpagina il desiderio di evasione come gesto politico e poetico. Un viaggio attraverso cieli immaginari e utopie ribelli alla ricerca di un altrove possibile.
Il protagonista Spietaldo è un uomo anziano, deluso dalla propria vita, dalla città e dal patto razionale su cui si fonda il suo mondo. Il suo sogno di evasione non nasce da uno slancio utopico, ma da una frustrazione profondamente aderente al sistema che lo ha generato. Spietaldo non sogna una liberazione, ma un rovesciamento: da servo a padrone, da escluso a dominatore. Il suo desiderio di rivoluzione è, in realtà, un desiderio di scalata.

Una comunità fatta da giovani donne che incarnano la molteplicità ambigua e non lineare degli “uccelli” decide di accogliere Spietaldo e di offrirgli non un’alternativa, ma una giostra. Una sequenza rituale di eventi, travestita da ascesa trionfale, dove l’uomo potrà finalmente diventare tutto ciò che desidera in un intreccio di comicità e potenza evocativa: capo, profeta, re, dio.
Ma è proprio portando fino all’estremo questa scalata che si disvela la sua natura illusoria. E allora, forse, può accadere la vera trasformazione.
Il pubblico è chiamato a partecipare a questo rito non come testimone, ma come corpo sensibile immerso in un processo. La rivelazione – se avviene – non è prescritta. Non è spiegata. Può accadere o meno. L’unico compito del teatro, forse, è predisporre il campo.
Gli Uccelli nasce come riscrittura della celebre commedia di Aristofane, partendo da una lettura che fin dall’inizio opera un gesto di spostamento strutturale: non ci interessa riprodurre l’impianto satirico dell’originale, né tantomeno attualizzarne il contenuto secondo logiche didascaliche. Ci interessa, piuttosto, utilizzare l’archetipo narrativo – due uomini in fuga dalla città che decidono di fondare un nuovo ordine tra gli uccelli – come base per una riflessione più ampia sul desiderio, sul potere e sulle possibilità (o impossibilità) di una reale trasformazione del sé e del mondo.
al Teatro Studio Melato Resto qui
Al Teatro Studio Melato, dal 3 al 15 marzo, Francesco Niccolini firma la regia di Resto qui, tratto dal romanzo di Marco Balzano.
È la storia di una coppia di sudtirolesi di lingua tedesca, diventati italiani alla fine della Prima guerra mondiale, a Curon in Val Venosta, tra gli anni del ventennio fascista e la costruzione della diga che avrebbe sommerso il paese, lasciando solo la punta del campanile a perenne memoria dell’accaduto.
Protagonisti dello spettacolo – una coproduzione Teatro Stabile di Bolzano e Piccolo Teatro –, Arianna Scommegna e Mattia Fabris.
Le recite del 7, 8, 14 e 15 marzo sono sovratitolate in inglese e in italiano a cura di Prescott Studio.
Le repliche del 7 e 8 marzo sono parte del progetto Piccolo Aperto realizzato con il contributo di Fondazione di Comunità Milano.

La vicenda di Trina ed Erich – testimoni, vittime e, talvolta, anche carnefici della propria storia – incrocia quella del paese di Curon, in Val Venosta, a pochi chilometri dal confine con Austria e Svizzera, sommerso dalla diga inaugurata nel 1950, settantasei anni fa: un’opera che ha cancellato la vita di centinaia di famiglie, sopravvissute al fascismo, a due guerre mondiali e alla scelta forzata tra restare italiani o emigrare in Germania.
I personaggi, marito e moglie, raccontano ciascuno la propria versione: tra Fontamara e Rashomon, prospettive in parte sovrapponibili, in parte divergenti, che finiscono per comporre un quadro doloroso, ma attraversato da una tenace dignità, a dimostrare che si può perdere una battaglia senza essere sconfitti.
Scrive Francesco Niccolini, autore e regista del testo: «Attraverso un incastro drammaturgico di parti narrate e dialoghi, si dipana questo ennesimo pasticciaccio brutto della storia d’Italia. Un allestimento semplice, snello: come avrebbe scritto Melville, antico e malinconico. Storia di mani sporche e tenacia, rabbia, violenza e rimorsi. Disegni. Storia di donne e uomini semplici che non hanno accettato la resa e ora – davanti al Tribunale dell’Umanità e per una figlia che non c’è più – ripercorrono la loro lunga e umiliante sconfitta».
Piccolo Teatro Studio, Via Rivoli, 6
al Teatro Leonardo Scateniamo l’inferno
produzione Manifatture Teatrali Milanesi
Il professor Andrea Roversi deve preparare una lezione su un grandissimo della letteratura italiana, Dante Alighieri.
I fogli sparsi sul tavolo della sala professori, un caffè della macchinetta, un’occhiata alle pagine della Divina Commedia e il pensiero che ogni tanto viaggia nella Commedia umana che viviamo ogni giorno. Fra tante incertezze, cerca l’ispirazione che faccia scattare l’interesse dei ragazzi.

Ad aiutarlo interviene un misterioso bidello, che il professor Roversi è convinto di non aver mai incontrato ma considera al contempo familiare.
Fra terzine dantesche, episodi di vita quotidiana, ricordi appannati e pensieri per il futuro, la diffidenza iniziale di entrambi si trasforma in sfida, in gioco, in un dialogo serrato e ironico che finalmente porterà allo svelamento della vera identità di questo personaggio misterioso.
al Museo Bagatti Valsecchi il cartellone culturale Stasera al Museo
Il Museo Bagatti Valsecchi ha da poco inaugurato la grande mostra Depero Space to Space. La Creazione della Memoria, cardine di tutta la programmazione annuale della Casa Museo.
Ora prende il via anche la quinta edizione di Stasera al Museo dal titolo “Lasciami mezz’ora per vedere” un’espressione usata dallo stesso Fortunato Depero negli anni Quaranta del Novecento quando ha scritto “Lasciatemi almeno mezz’ora giornaliera per vedere, guardare, per rivolgere il pensiero, la mente alle cose nostre, alla nostra realtà, alla nostra arte, alle nostre ideologie che ci riempiono l’animo di ardore, di emozione, di orgoglio e di meraviglia…”.
“Lasciami mezz’ora per vedere” è stata scelta come frase guida di tutta la programmazione 2026 del Museo Bagatti Valsecchi, con la volontà che tutti possano prendersi il tempo necessario per osservare ciò che li circonda, comprendere la realtà e lasciarsi sorprendere dall’arte, come sottolinea il Direttore Antonio D’Amico: «L’intento è quello di esortare i visitatori a guardare oltre l’immediato, pianificando con cura l’orizzonte delle scelte per riflettere sulla storia, sull’interiorità e sulle emozioni che attraversano l’esperienza umana, come recita il motto “Respice finem” – rivolgiti al fine – una massima latina mutuata da Petrarca e incisa nel Salone d’Onore del Museo».

È così che Il Salone d’Onore e i Cortili Storici del Museo Bagatti Valsecchi tornano ad accogliere la quinta edizione di Stasera al museo, un ciclo di appuntamenti che intreccia teatro, musica e danza, accompagnando il pubblico da febbraio a dicembre.
Il cartellone prende il via il 27 febbraio con lo spettacolo teatrale DinAmo New York, un omaggio a Fortunato Depero per la regia di Gaetano Cappa. La New York degli anni Trenta si fa teatro dell’incontro ideale tra due anime futuriste: l’artista Fortunato Depero e il compositore George Antheil. Massimiliano Speziani e Andrea Rebaudengo danno loro vita intrecciando parole e note in un dialogo che pulsa come la dinamo, emblema futurista che qui diventa la perfetta metafora della metropoli americana. Tra ritmi incalzanti e melodie che catturano lo spirito dell’epoca, emerge un tema universale: il sentirsi stranieri, in una terra che promette tutto ma che spesso nega il riconoscimento. Un racconto in cui chiunque abbia sognato altrove può ritrovarsi.
Infine, la nuova collaborazione con Carosello Records, casa discografica milanese attiva da oltre sessant’anni, porterà imperdibili appuntamenti musicali nei Cortili del Museo, dove le sonorità contemporanee incontreranno l’atmosfera senza tempo di Casa Bagatti Valsecchi, generando nuove connessioni tra passato e presente.
Ogni serata si apre con un momento di conviviale accoglienza: gli ospiti sono invitati a condividere un aperitivo offerto da Altemasi Trentodoc, Amaro Alpino e Valverde, prima di lasciarsi trasportare dalle performance che animano la rassegna e ne incarnano lo spirito.
Prenotazione obbligatoria su https://www.vivaticket.com/it/tour/stasera-al-museo/4121
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