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Milano in mostra – Mucha e il liberty da scoprire

Si apre oggi, 10 dicembre, per continuare fino al 20 marzo 2016 a Palazzo Reale di Milano la mostra Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau. Promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, 24 ORE Cultura e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova, dove si trasferirà da marzo. In collaborazione con la Richard Fuxa Fundation e il Centro di Ricerca Rossana Bissaglia con patrocinio della città di Praga. La mostra è curata da Karel SRP e da Stefania Cretella.

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Il biglietto intero costa 12 euro e comprende l’audioguida gratuita. Per tutte le Info

Un’esposizione pensata per proporre al pubblico un percorso originale capace di ricostruire il gusto elegante, prezioso e sensuale dell’epoca attraverso le creazioni di Alfons Mucha, gli arredi e le opere d’arte decorativa di artisti e manifatture europei attivi nello stesso periodo storico.

Alfons Mucha nasce a Ivančice, nell’odierna Repubblica Ceca, nel 1860. Fin dall’infanzia il suo primo interesse è quello per il disegno. Nel 1889, abbandonato dal suo mecenate, Mucha si trasferì a Parigi dove il lavoro di illustratore rappresentò per lui il punto di svolta, soprattutto grazie alle rappresentazioni dell’attrice Sarah Bernhardt come poco prima aveva fatto l’estroso conte Henri Toulouse-Lautrec attraverso il suo sodalizio con la ballerina Jane Avril.

Mucha aveva cercato ispirazione nelle stampe giapponesi, finendo poi per tornare al modello rinascimentale delle Veneri di Botticelli. Il mix retro del suo stile passò presto di moda, pur segnando una svolta nella storia delle immagini e della pubblicità. Di lì a qualche anno infatti sarebbe radicalmente cambiato il rapporto fra arte e pubblicità.

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I manufatti in mostra provengono da vari collezionisti. 90 delle litografie di Mucha arrivano dalla fondazione praghese Richard Fuxa. Il presidente le ha comprate dall’ex tennista Ivan Lendl, che a sua volta le aveva acquistate dal figlio di mucha, Jirì.

Queste le parole su Mucha da parte della curatrice della mostra Stefania Cretella: “gli anni di gloria di Mucha sono stati gli ultimi dell’inconsapevolezza, in cui l’arte fallisce il compito, che nemmeno si era posta, di interpretare la società, i suoi conflitti, la storia che stava incubando una terribile guerra”.

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Non è un caso che la mostra sull’Art Nouveau di Palazzo Reale conti del sostegno del neonato Centro di Ricerca Rossana Bissaglia, la grande studiosa mancata nel 2013 a cui si deve la scoperta e la rivalutazione del Liberty e Déco nostrani.

Valerio Terraioli, direttore del centro, nonché collaboratore e allievo della Bissaglia, indica un percorso suggestivo per rivivere le atmosfere del liberty italiano. Uno stile che nel nostro paese risulta peculiare e interpretato senza abbandonare del tutto le strutture tradizionali.

Palazzo Castiglioni, Corso Venezia 47. Costruito nel 1903 dall’architetto Giuseppe Sommaruga. Unisce interni liberty fatti di metalli, vetri e stucchi alla monumentalità classica dell’esterno.

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Acquario civico, Viale Gadio. Costruito nel 1906. Unico padiglione conservato del Esposizione celebrativa del Sempione.

Per quanto riguarda le abitazioni impossibile non nominare Casa Galimberti, Via Malpighi 3. Opera di Giovan Battista Bossi. Casa Campanini, via Bellini 11, l’edificio di via Pisacane 12, ispirato a modelli franco-belgi o Casa Ferrario, in via Spadari 13.

La diffusione del nuovo stile prende il via nel primo decennio del ‘900, privilegiando le zone della Stazione, di Corso Magenta e Porta Venezia.

Una chicca è rappresentata dalla Farmacia Santa Teresa di Piazza Baracca che conserva ancora tutti gli arredi originali.

Assolutamente imperdibile il Cimitero Monumentale, ricco di mausolei ad opera di artisti dell’epoca.