Per una volta

Madrid, cinquanta sfumature di storia (2 parte)

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Di Benedetta Rutigliano

Dopo l’itinerario che comprende i maggiori centri d’arte, torniamo da dove siamo partiti, da quel punto che abbiamo definito cuore pulsante di Madrid, Puerta del Sol.

Se a nord est della piazza è possibile visitare la Real Academia de Bellas Artes de San Fernardo, sottovalutata per l’importanza dei musei già citati, ma con una notevole collezione di opere dei più grandi maestri spagnoli, a nord ovest della piazza sorge un altro edificio di interesse, il Convento de las Descalzas Reales. Gli interni di questo convento di clausura, ampiamente decorati, folgoreranno lo sguardo di chi decide di entrare, esclusivamente dietro visita guidata in spagnolo.

Scendendo a sud verso la Iglesia de San Ginés, una delle chiese più antiche della città, diventa tappa irrinunciabile per i più golosi la Chocolatería de San Ginés, un caffè storico e noto per la sua chocolate con churros, che qui si può gustare dalla colazione fino a tarda notte, per chi segue alla lettera la movida madrileňa.

Da Calle de Arenal alla Basilica di San Francesco

Da questo punto si può facilmente risalire Calle de Arenal e giungere in Plaza de Oriente, una delle più “imperiali” di Madrid, al cui centro si erge la statua equestre di Filippo IV, realizzata sul modello di un dipinto di Velasquez, e attorniata da palazzi elegantissimi, a cui si aggiungono il Teatro Real, e niente meno che il Palacio Real.

Il Palazzo Reale fu fortemente voluto da Filippo V con la volontà di superare la bellezza di qualsiasi altra reggia europea: per questo il sovrano chiamò alla sua corte un architetto italiano, Filippo Juvarra, già noto per la Palazzina di Caccia di Stupinigi e la Basilica di Superga a Torino.

Juvarra, sostituito dopo la morte dall’architetto Giovanni Battista Sacchetti, realizzò un maestoso complesso di 2800 stanze per cui vale la pena fare la fila per l’ingresso: oltre alla preziosità di mobili e oggetti, non è da sottovalutare che per affrescare gli interni vennero chiamati artisti di calibro come, ad esempio, i nostri Giambattista Tiepolo e Corrado Giaquinto.

A sud del Palazzo sorge la Catedral de Nuestra Seňora de Almudena, il cui esterno è più affascinante degli interni, mentre dietro l’abside della chiesa rimangono alcuni interessanti tratti della Muraglia Araba, alcuni databili persino al IX secolo.

Scendendo lungo il viadotto si giunge alla maestosa Basilica de San Francisco El Grande progettata da Francesco Sabatini, meta degli amanti d’arte perché conserva un affresco di Goya nella Capilla de San Bernardino.

Andar per tapas da La Latina a La Moreira

Da qui si è catapultati nel vivace barrio chiamato La Latina, che nei suoi affollati vicoli medievali detiene la miglior selezione di tapas bar, specialmente concentrati in Calle de la Cava Baja.

Con pochi passi si giunge al barrio Lavapiés, decisamente la zona più multiculturale della città. Nel mezzo dei due quartieri sorge l’area dove ogni domenica mattina le bancarelle di oggetti, souvenir, artigianato, vinili, stampe antiche, vestiti, antiquariato, collezionismo, si susseguono una dietro l’altra dando vita al famoso mercato El Rastro, appuntamento sovraffollato ma imperdibile, nato nel XVII secolo come mercato della carne e trasformatosi in tappa obbligata di folklore.

Risalendo La Latina, dove chi ha tempo può visitare il Museo de San Isidro, patrono della città, e la Capilla del Obispo (del Vescovo) si attraversa Plaza de la Paja, una delle mie piazze preferite dove fermarsi per una cena al Naia Bistrot o per una sosta tapas: in questo angolo il tempo e la frenesia della città che non dorme mai paiono sospendersi.

Il nome della piazza, dove in passato si teneva il mercato, sembra provenire da una tradizione cattolica del XVI secolo, quando gli abitanti della città erano obbligati a consegnare paja, cioè graminacee, ai cappellani della Capilla del Obispo affinché potessero nutrire le loro mule.

Adiacente alla cappella vi è il cinquecentesco Palacio de los Vargas, e di fronte il Jardín del Príncipe Anglona, un piccolo giardino segreto che conserva suggestivi tratti ispano-arabi. Qui la sensazione di tuffarsi nella quiete e nel passato, in questo caso nel XVIII secolo, è accentuata; questo piccolo eden è sosta ideale per rinfrescarsi nelle giornate molto calde.

La Moreira, un assaggio d’Oriente a Madrid

In Plaza de la Paja confluiscono tortuosi e suggestivi vicoli che costituiscono La Moreria, dove in seguito alla conquista cristiana di Madrid nell’XI secolo, fu concentrata la popolazione musulmana di Madrid.

Prima di attraversare quella che un tempo era una medina nordafricana in versione mignon, è d’obbligo assaggiare – tutti allineati sul bancone – alcuni tra i migliori pintxos (le tapas basche, qui rivisitate in modo ancor più gustoso e creativo) della città da Juana la Loca: questo locale è altrettanto rinomato per la tortilla de patatas, speciale rispetto alle più consuetudinarie per l’aggiunta di cipolle caramellate, ma anche il menù alla carta non deluderà.

Avventurandosi per le stradine ripide de La Moreria, si sale verso la suggestiva Plaza de la Villa, che dal Medioevo fino a pochi anni fa ospitava, in uno dei magnifici palazzi in stile herreriano (da Juan de Herrera, uno dei maggiori architetti del Rinascimento spagnolo) che le fanno da cornice su tre lati, la sede del governo cittadino.

Da qui, scendendo per una delle traverse di Calle Mayor, è impossibile non essere attratti dalla storica struttura in ferro e vetro del Mercado de San Miguel, risalente ai primi del Novecento: se l’esterno attrae, l’interno risveglia le papille gustative.

Si tratta di uno dei mercati più belli della città, tempio della gastronomia spagnola, dove degustare prodotti freschissimi e selezionati. Assediato nelle ore di punta, ospita circa 33 postazioni che offrono diverse esperienze per il palato. La mia preferita? Casa del Bacalao, fa tornare l’acquolina solo a pensarci, con le sue sfiziose e indimenticabili tapas tutte diverse e colorate.

Da Plaza Mayor al Parco de la Montaňa

A due passi da qui ci si ritrova nella maestosa Plaza Mayor, una delle piazze più affascinanti di Spagna. Progettata nel XVII secolo da Juan Gómez de Mora in stile herreriano, è tutto un succedersi di guglie e tetti d’ardesia, ravvivati dalle facciate ocra e arancioni dei palazzi con loggiato che la incorniciano. Voluta inizialmente per celebrare il patrono Sant’Isidro, questa piazza è stata teatro dei maggiori eventi storici della città: dalle celebrazioni reali, alle corride, alle sentenze dell’Inquisizione…si respira storia dove ora i turisti affollano bar e negozi sotto i porticati.

Le facciate della Casa de la Panaderia, dove un tempo veniva stabilito il prezzo del pane per la città, mentre attualmente ospita il Centro di Turismo di Madrid, attraggono la curiosità dei visitatori, con le loro pitture murali rappresentanti figure mitologiche legate alla ciudad realizzate dall’artista Carlos Franco. Altro capolavoro della piazza è la statua di Filippo III, disegnata da Giambologna e terminata da Pietro Tacca nel 1616.

Dopo quest’immersione nella storia, nell’arte, nelle architetture e nella gastronomia di Madrid, è opportuno segnalare un triangolo verde che si trova invece a nord del Palazzo Reale, i cui angoli sono costituiti dai Jardines de Sabatini, il Parque de la Montaňa e Plaza de Espaňa.

I primi, adiacenti al Palazzo, prima costituivano le stalle dello stesso: rimpiazzate negli anni ‘30 da eleganti giardini alla francese con aiuole curatissime, labirinti e fontane, ora sono scenografia ideale per le foto di molti turisti.

Non stupisca i viaggiatori invece la vista di un tempio egizio a Madrid: non è un’attrazione da parco giochi, è assolutamente autentico! Questo monumento del II secolo a.C. immerso nell’immenso Parco de la Montaňa, esattamente sul colle dove si consumò un episodio sanguinoso della guerra civile spagnola, si chiama Templo de Debod, ed è stato donato alla Spagna dal governo egiziano nel 1968, in segno di ringraziamento per il salvataggio del sito: la Spagna rispose infatti positivamente all’appello UNESCO per evitare che venisse sommerso in seguito alla costruzione della diga di Assuan.

Ricostruito pietra per pietra così com’era, è stato collocato con lo stesso orientamento di quello originario, ed è possibile, in alcuni orari, visitarlo all’interno per ammirare la bellezza dei suoi bassorilievi. L’effetto di entrare in un tempio egizio può disorientare, ed è un’altra delle esperienze che Madrid regala.

Da Plaza de España a Plaza del Dos de Mayo

A due passi da qui si raggiunge Plaza de España, posta all’interno della zona turistica di Sol e della Gran Vía. Al centro della piazza, arricchita da una fontana e da ampie zone verdi, è collocato il monumento dedicato a Cervantes, uno dei preferiti dai turisti. Realizzato da Rafael Martínez Zapatero e Lorenzo Cullaut Valera, fu inaugurato nel 1915.

La piazza è poi affiancata da due edifici emblematici della città: la Torre di Madrid (1957), che con i suoi 142 metri rimane una delle architetture più alte della ciudad, e l’Edificio España, uno dei grattacieli più rappresentativi. Costruito nel 1953 in stile neo-barocco, è alto 117 metri, ed è l’ottavo edificio più alto di Madrid dopo i grattacieli della moderna Cuatro Torres Business Area, i più alti di tutta la Spagna (si trovano nel Paseo de la Castellana).

Proprio sopra Plaza de España si incontra poi uno dei quartieri più vivaci di notte, assieme a Chueca- dal quale è diviso da calle de Fuencarral- e Huertas: Malasaña. Qui si respira un’anima rock e vintage nei locali e nei negozi, che convive con i caffè letterari storici.

Centro del barrio è Plaza del Dos de Mayo, affollata di bambini nel pomeriggio grazie alla presenza di un’area giochi attrezzata, e di giovani verso sera per il gran numero di locali e ristorantini: impossibile resistere alle croquetas di Casa Julio, scelta anche dagli U2 per scattare una foto che segnò ulteriormente la fortuna del ristorante.

Madrid, i miei luoghi del cuore

Garantita la vista, con questo denso itinerario, dei luoghi di maggiore interesse con qualche chicca in più, ci sono certamente molti altri posti di Madrid che mi sono entrati nel cuore: una chiesa affrescata da uno degli artisti che amo di più, e il barrio in cui ho avuto la fortuna di vivere per qualche tempo.

L’edificio religioso è un piccolo gioiello chiamato Ermita di San Antonio de la Florida, nota anche come Panteón de Goya proprio per la volta finemente affrescata dal noto pittore spagnolo nel 1798 per volontà di Carlo IV. Goya rappresenta qui un episodio secondario della vita di Sant’Antonio, celebrato con una gran festa il 13 giugno (pare che tuttora le giovani nubili in cerca di marito, in quella data, preghino all’Ermita per esaudire il loro desiderio): il Santo, trasportato miracolosamente a Lisbona, resuscita un morto assassinato e ne scagiona il padre, ingiustamente accusato del delitto.

Quel che colpisce però, a differenza degli altri dipinti religiosi che siamo soliti osservare, è non solo la vivacità dei colori e la luminosità di questo ciclo di affreschi, ma il fatto che la vicenda sia ambientata nella Madrid contemporanea al pittore, quella più popolare e quotidiana che, ai suoi tempi come adesso, affolla l’area lungo il fiume Manzanares.

Al posto di cherubini e angeli l’artista dipinge l’aristocrazia madrilena, ringhiere a cui si affacciano popolani e mendicanti, bambini curiosi e giovani donne, personaggi che è solito vedere passeggiando per la sua Madrid. Davanti all’altare si trova la tomba di Goya, con i suoi resti traslati da Bordeaux, dove morì. Anche se un po’ fuori dai soliti circuiti turistici, vale la pena visitare questo luogo magico (indirizzo: Glorieta San Antonio de la Florida, 5, metro Principe Pio).

Altra area al di fuori dei soliti itinerari che consiglio di esplorare per scoprire come vivono i veri madrileňi è il quartiere di Chamberí, dove è bastato passeggiare la prima sera per sentirmi davvero a casa. Per un momento di relax basta andare in Plaza de Olavide, dove ragazzi, famiglie con bambini, anziani, si intrattengono mangiando tapas, bevendo un gazpacho, gustando una tortilla de patatas.

La piazza è attrezzata di area giochi per bambini e di molti localini, tra cui segnalo, per la qualità della proposta un po’ più green e salutista, Mama Campo. Sul piano gastronomico, sempre in questo barrio, sono letteralmente indimenticabili la paella de marisco (paella ai frutti di mare) e le almejas a la marinera (vongole) del ristorante Costa Blanca Arrocería.

Riempito lo stomaco, a colmare di bellezza lo sguardo è una visita al prezioso e intimo Museo Sorolla: la casa madrilena del pittore valenciano Joaquín Sorolla su modello delle abitazioni andaluse, permette di entrare nella vita dell’artista, tra le mura abitate dalla sua famiglia frequentemente soggetto dei suoi dipinti. Il giardino è davvero un piccolo paradiso, mentre gli eleganti interni, che corrispondono agli originali ambienti di casa, risplendono della luce mediterranea delle sue opere.

Gli insaziabili curiosi (come me!) possono ancora visitare l’Estación de Chamberí, stazione “fantasma” della metropolitana, in disuso ormai dal 1966. Entrarci farà respirare l’aria del passato, a partire dal 1919, quando fu inaugurata. È un piccolo e insolito museo dove le antiche biglietterie, le pubblicità dell’epoca e altri preziosi cimeli sono conservati così com’erano: è strano sostare su dei binari silenti e inerti, a soli pochi metri dallo stridere delle metropolitane rapide e affollate della città.

Proprio tutto di Madrid non voglio svelare, per lasciare qualche sorpresa al viaggiatore, far sì che si stupisca ancora di qualche scorcio non citato, dei sapori della ciudad, della sua gente, sempre accogliente e ospitale, tanto da farmi sentir parte dei suoi oltre 3 milioni e duecento abitanti nel periodo in che ho avuto la fortuna di viverci.

Avrò convinto i lettori ad andare a Madrid “per una volta”…?

INFO

www.esmadrid.com

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