Home » Top Ten Weekend Premium » Le 10 tradizioni più strane del mondo
Top Ten Weekend Premium

Le 10 tradizioni più strane del mondo

Il pianeta Terra è un archivio di rituali che sfidano ogni logica occidentale. Tradizioni nate per domare la morte, scacciare i demoni, trovare marito, onorare gli antenati o semplicemente sopravvivere all’inverno: ogni usanza racconta un frammento dell’umanità che raramente i libri di storia riescono a restituire. Quelle raccolte in questa curiosa TOP 10 non sono leggende metropolitane né curiosità da rotocalco: sono pratiche reali, documentate da antropologi, etnografi e, in alcuni casi, dai siti turistici ufficiali di quei Paesi. Un invito a viaggiare con occhi spalancati.

1. Il diavolo salta sui neonati – Castrillo de Murcia (Spagna)

Ogni anno, dal 1620, in questo piccolo borgo di nemmeno duecento anime nella provincia di Burgos, si svolge uno dei riti di purificazione più sorprendenti al mondo: El Colacho, o «il salto del neonato». Durante la processione del Corpus Domini, uomini travestiti da demoni — con abiti giallo-rossi, maschere grottesche e fruste — corrono per le strade del paese spaventando la folla. Il momento culmine arriva quando i neonati nati nell’anno precedente vengono adagiati su materassi bianchi lungo il percorso della processione.

I Colacho, a tutta velocità, saltano sopra di loro — uno dopo l’altro — nel silenzio trattenuto del pubblico. Secondo la tradizione, il salto trasferisce il peccato originale dal corpo del bambino al diavolo stesso, garantendo protezione da malattie e influenze maligne per tutta la vita. La Chiesa cattolica ha più volte espresso perplessità sul rito, ma non è mai riuscita a sopprimerlo. I genitori partecipano con orgoglio, i bambini dormono quasi sempre tranquilli, e i turisti — ogni anno più numerosi — restano senza parole.

INFO: www.turismocastillayleon.com

2. La danza con i morti (Madagascar)

Negli altipiani del Madagascar, tra i mesi di giugno e settembre, le famiglie Merina e Betsileo aprono le tombe dei propri antenati e riesumano i corpi. Non è un film dell’orrore: è il Famadihana, che in malgascio significa letteralmente «il rivolgimento delle ossa», ed è uno dei riti familiari più sentiti dell’isola. Le spoglie vengono estratte dalla cripta con rispetto e devozione, avvolte in nuovi teli di seta profumati — i lamba mena— e poi portate a spalla in processione attorno alla tomba, per sette giri rituali, al suono di bande musicali tradizionali.

Si balla, si canta, si mangia insieme. I parenti parlano ai defunti, li aggiornano sulle novità della famiglia, chiedono benedizioni. Poi, al tramonto, le spoglie vengono rideposte nella tomba. Il rito si ripete ogni cinque-sette anni. Non è melanconia: è pura gioia collettiva. Per la cultura malgascia, la morte non recide i legami — li trasforma. Gli antenati continuano a vegliare sui vivi, e i vivi hanno il dovere di non dimenticarli.

INFO: www.madagascar-tourisme.com

3. La corsa del formaggio – Cooper’s Hill, Gloucester (Inghilterra)

Ogni anno, nel weekend del Bank Holiday di maggio, una pendice di 200 metri nei pressi di Brockworth — inclinazione fino al 70%, terreno irregolare, zero protezioni — diventa il palcoscenico di una delle competizioni più assurde del pianeta. Un arbitro lancia dall’alto una forma di formaggio Double Gloucester da circa 3,6 kg. I concorrenti si buttano giù a rincorrerla. Non si può descrivere diversamente: è una caduta controllata verso il basso. I partecipanti rotolano, scivolano, volano, si rialzano e ricadono. Il formaggio raggiunge facilmente i 100 km/h — nessun essere umano riesce davvero a «correrci dietro».

 Chi arriva primo in fondo alla collina vince la forma. Chi arriva secondo vince eventuali fratture e molta dignità perduta. Le origini risalgono almeno al 1800, forse ben prima. Negli ultimi anni l’evento è diventato non ufficiale — il Comune di Gloucester non lo organizza più per motivi di sicurezza — ma gli abitanti lo organizzano comunque, ogni anno, incuranti. La forma di formaggio è reale. I lividi anche.

INFO: www.visitgloucestershire.co.uk

4. I morti sospesi sulla scogliera – Sagada (Filippine)

Nelle montagne delle Filippine settentrionali, tra le risaie millenarie della Cordillera, il popolo Igorot di Sagada pratica da oltre 2.000 anni un metodo funerario unico al mondo: i defunti vengono deposti in bare di legno che non scendono sotto terra, ma vengono fissate verticalmente — o appese orizzontalmente — sulle pareti di scogliere a picco sulla vallata. La ragione originaria era pratica: le inondazioni stagionali non avrebbero mai potuto raggiungere i corpi. Ma nel tempo il rito ha acquisito un significato spirituale profondo: più in alto si trovano le spoglie, più facile è il passaggio verso l’aldilà.

Tradizionalmente, ogni anziano che sentiva avvicinarsi la morte costruiva con le proprie mani la propria bara, affinché il lavoro manuale portasse fortuna nel viaggio finale. Oggi le bare — alcune vecchie di secoli, ormai sgretolate — formano una galleria silenziosa e sospesa sulle pareti rocciose intorno al borgo. È uno dei siti più fotografati delle Filippine e uno dei più difficili da dimenticare.

INFO: www.tourism.gov.ph

5. Il «rito dello scapolo» – Danimarca

In Danimarca esiste una tradizione antica e bizzarra che riguarda chi compie 25 anni senza essere ancora sposato o fidanzato: gli amici lo legano a un palo — oppure lo immobilizzano come meglio riescono — e gli versano addosso chili di cannella in polvere. Sul viso, nei capelli, dentro i vestiti. Una nuvola aromatica e implacabile. Le origini della tradizione risalgono al Cinquecento, quando i venditori di spezie danesi erano così indaffarati a girare di città in città che non trovavano mai il tempo di sistemarsi. Da allora, la cannella è diventata il simbolo del celibato involontario. A 25 anni ti cospargono di cannella; se arrivi a 30 anni ancora senza anello, la pena si aggrava: tocca il pepe.

Non si tratta di una derisione: è un rito affettuoso, quasi un rito di passaggio al contrario. I soggetti spesso ridono di gusto — e poi ci vogliono tre docce per togliersi tutto. Nei giorni successivi al compleanno, chiunque in Danimarca odori di spezie viene immediatamente sospettato di essere single.

INFO: www.visitdenmark.it

6. Monkey Buffet Festival – Lopburi (Thailandia)

Ogni novembre, nella città di Lopburi, a nord di Bangkok, i cittadini imbandiscono tavoli carichi di frutta tropicale, dolci, verdure e bibite colorate — e invitano a sedersi i propri ospiti d’onore: oltre duemila macachi dalla coda lunga che vivono stabilmente tra i templi e i tetti della città. Il Monkey Buffet Festival è una festa in loro onore. Le scimmie di Lopburi non sono ospiti occasionali: sono coabitanti permanenti, considerate discendenti del dio-scimmia Hanuman, e la loro presenza è considerata un segno di prosperità.

Il festival — fondato nel 1989 da un imprenditore locale come attrazione turistica, ma radicato in credenze molto più antiche — serve a ringraziare le scimmie per la «protezione» concessa alla città. La scena è surreale: centinaia di macachi si arrampicano sui tavoli, litigano per le angurie, rubano bibite, scappano con il cibo tra i denti. I visitatori restano a bocca aperta — letteralmente, il che è sconsigliato, perché le scimmie non esitano a esplorarla.

INFO:  www.tourismthailand.org

7. Bastonate allo sposo – Corea del Sud

Nella tradizione coreana, la sera del matrimonio non finisce con i festeggiamenti: finisce con lo sposo seduto per terra, le caviglie legate con una corda, mentre gli amici si alternano a colpirgli i piedi con un pesce essiccato. Il pesce utilizzato è la corvina giallahwangtaechi— simbolo di resistenza e forza. Il numero di colpi è variabile, ma la logica è chiara: si tratta di un rito di «allenamento» scherzoso, che dovrebbe infondere allo sposo la forza e la virilità necessarie ad adempiere ai propri doveri coniugali la prima notte. Alcune versioni del rito prevedono anche domande trabocchetto poste dagli amici tra un colpo e l’altro: se lo sposo risponde male, le bastonate aumentano.

Per quanto possa sembrare una punizione, i diretti interessati lo vivono come un momento di complicità e di umorismo condiviso. Il rito è meno diffuso nelle grandi città ma sopravvive vivacemente nelle aree rurali e nelle famiglie più tradizionaliste. Lo sposo sorride — o almeno ci prova — attraverso le lacrime.

INFO: www.visitkorea.or.kr

8. Le ossa degli antenati nel cibo – Amazzonia (Venezuela/Brasile)

Tra le più antiche popolazioni indigene dell’Amazzonia, gli Yanomami hanno sviluppato un rito funebre che agli occhi occidentali appare tra i più estremi al mondo. Quando un membro della tribù muore, il corpo viene cremato su una pira di legno. Ma la cerimonia non finisce con la cremazione. Le ceneri e i frammenti ossei rimasti sul fuoco vengono raccolti con cura, polverizzati e mescolati a una zuppa di banana plantano. Il composto viene poi bevuto dai familiari del defunto durante una cerimonia collettiva. Secondo la cosmologia Yanomami, ingerire fisicamente le ossa del proprio caro è l’unico modo per portare la sua anima al sicuro nell’aldilà, impedendo che rimanga intrappolata nel mondo dei vivi.

La pratica è documentata dagli anni Sessanta da antropologi come Jacques Lizot e Napoleon Chagnon, ed è considerata dagli Yanomami stessa l’espressione più alta di amore per i defunti: non si abbandona nessuno, nemmeno nella morte. Il rito è ancora praticato in alcune comunità remote.

INFO: www.survivalinternational.org/tribes/yanomami

9. Il festival degli uomini nudi nel gelo – Okayama (Giappone)

Ogni terzo sabato di febbraio, al tempio Saidaiji di Okayama, migliaia di uomini si radunano al freddo polare indossando soltanto un perizoma bianco di cotone — il fundoshi — e si immergono in acqua gelata come atto di purificazione. È l’Hadaka Matsuri, il Festival degli Uomini Nudi, che risale a oltre 1.200 anni fa. Il momento più spettacolare avviene a mezzanotte: le luci del tempio vengono spente e il sacerdote lancia dalla finestra due bastoncini sacri di legno — i shingi — tra la folla. Si scatena una mischia totale: migliaia di corpi semi nudi, in pieno inverno, si accalcano nel buio per afferrare i bastoncini. Chi li prende riceverà fortuna per un anno intero.

La cerimonia attira ogni anno circa 10.000 partecipanti e decine di migliaia di spettatori. Nonostante le temperature vicine allo zero, i partecipanti riferiscono di non sentire freddo — l’adrenalina e la concentrazione spirituale fanno il resto. Per i giapponesi è un rito di resistenza, purezza e rinnovamento.

Info: www.japan.travel/it

10. La Noche de Rábanos – Oaxaca (Messico)

Il 23 dicembre, mentre il resto del mondo si prepara a mettere l’albero di Natale, nella città di Oaxaca succede qualcosa di completamente diverso: la piazza principale viene invasa da ravanelli. Non per mangiarli — ma per ammirarli. Da oltre 120 anni, la Noche de Rábanos (Notte dei Ravanelli) è una delle tradizioni natalizie più eccentriche dell’emisfero occidentale. Artigiani e agricoltori locali coltivano per mesi ravanelli giganti — alcuni arrivano a pesare tre chili e a misurare 50 centimetri — e poi li scolpiscono con coltellini da incisione, dando loro le forme più disparate: scene della Natività, danze tradizionali azteche, ritratti di personaggi storici, battaglie, animali mitologici. Le composizioni vengono esposte in gara e giudicate da una commissione ufficiale.

La tradizione nasce nel 1897, quando il sindaco di Oaxaca organizzò un concorso per attirare clienti al mercato natalizio. Ma le radici sono più antiche: i frati domenicani del XVI secolo avevano iniziato a intagliare ravanelli per decorare le chiese durante le feste. Oggi il festival attira migliaia di visitatori e i pezzi più belli vengono fotografati prima ancora che appassiscano — il che avviene nelle ore successive all’esposizione.

INFO: www.oaxaca.travel