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Le 10 tradizioni di Pasqua che non ti aspetti

Uova di cioccolato, coniglietti pasquali, processioni silenziose: la Pasqua ha un volto familiare per chi è cresciuto nel mondo occidentale. Ma basta spostarsi di qualche centinaio di chilometri — o di qualche migliaio — per scoprire che questa festa, così radicata nelle tradizioni cristiane e pre-cristiane, si celebra in modi che sfidano qualsiasi aspettativa. Riti nati dalla peste medievale, dal ricordo delle Crociate, dalla paura delle streghe o semplicemente dall’inventiva di un editore norvegese senza soldi. Ecco in questa Top 10 le dieci tradizioni di Pasqua che non ti aspetti, ma sono assolutamente vere!

1. La Dansa de la Mort di Verges (Catalogna – Spagna)

Nel cuore della Costa Brava catalana, a pochi chilometri da Girona, esiste un borgo di appena duemila anime che ogni Giovedì Santo si trasforma nel palcoscenico di uno degli spettacoli pasquali più inquietanti e affascinanti d’Europa. Si chiama Verges, e la sua tradizione ha un nome che non lascia spazio all’ambiguità: Dansa de la Mort, la Danza della Morte. La serata comincia nel pomeriggio con la rievocazione della Passione di Cristo: romani in armatura, apostoli, figuranti in costumi medievali sfilano per le strade del borgo illuminate solo da torce. Ma il momento che nessuno dimentica arriva a mezzanotte, quando cinque figure vestite interamente da scheletri — due adulti e tre bambini — entrano in scena e iniziano a danzare al ritmo ossessivo di un tamburo.

Ognuno porta in mano un oggetto simbolico: una falce, un piatto colmo di cenere, un orologio senza lancette. La morte non perdona nessuno, e non distingue tra ricchi e poveri. Le origini di questa danza macabra risalgono al Medioevo, con molta probabilità alle epidemie di peste del XIV secolo che decimarono l’Europa. Memento mori: ricordati che devi morire. I primi documenti storici sulla processione di Verges risalgono al 1666, ma la tradizione è quasi certamente più antica. Oggi è dichiarata festa tradizionale di interesse nazionale catalano, e ogni anno richiama migliaia di spettatori che si accalcano nelle strade buie del borgo aspettando che gli scheletri appaiano nel buio.

INFO:  www.catalunyaexperience.it

2 Il Lancio dei Vasi (Corfù – Grecia)

Il Sabato Santo, alle undici di mattina in punto, sull’isola di Corfù conviene guardarsi bene la testa. Non per devozione, ma per sopravvivenza: è il momento in cui gli abitanti di tutta la città si affacciano ai balconi e lanciano verso il basso qualsiasi oggetto di ceramica o terracotta sia in loro possesso. Vasi da fiori, brocche, pentole, piatti, anfore. Tutto quello che è rompibile viene scagliato nel vuoto con grande partecipazione e ancora maggiore entusiasmo. Il fracasso è assordante. I turisti più intraprendenti si radunano per strada e fotografano la pioggia di cocci, mentre i più prudenti restano sui marciapiedi coperti dai portici. Le strade si riempiono di frantumi colorati, e per qualche minuto Corfù suona come un’orchestra di percussioni impazzita. Alcuni artigiani dell’isola producono per l’occasione versioni extralarge dei vasi tradizionali, appositamente pensate per fare più rumore.

L’origine della tradizione è discussa: la versione più accreditata la ricollega ai Veneziani, che dominavano l’isola e che il Capodanno erano soliti buttare dalle finestre gli oggetti vecchi per fare spazio al nuovo. I Corfioti avrebbero poi spostato l’usanza al periodo pasquale, trasformandola in un rito di benvenuto alla primavera e di cacciata simbolica del vecchio. Oggi il rito attira turisti da tutta Europa, e i ristoranti lungo il porto restano prudentemente chiusi fino a che l’ultimo coccio non ha smesso di rimbalzare sull’asfalto.

INFO: www.visitgreece.gr

3. Lo Scoppio del Carro (Firenze – Italia)

La domenica di Pasqua a Firenze, alle undici in punto, dall’altare maggiore del Duomo di Santa Maria del Fiore parte un razzo a forma di colomba bianca. La colombina, come la chiamano i fiorentini, sfreccia su un filo d’acciaio teso per 150 metri, attraversa tutta la navata della cattedrale, esce dal portone centrale e — in mezzo alla piazza gremita di folla — va a colpire il Brindellone: un carro di legno alto tre piani carico di mortaretti, razzi, girandole e fontane di luce. Lo spettacolo pirotecnico che ne segue dura circa venti minuti e si vede e si sente da mezza città. Ma non è solo uno show: è uno dei riti di buon auspicio più antichi d’Europa. Secondo la tradizione, se la colombina compie il percorso di andata e ritorno senza intoppi, sarà un anno di buon raccolto, prosperità e fortuna per Firenze e i suoi abitanti. Gli anni in cui qualcosa va storto — la colombina si inceppa, i fuochi partono in ritardo — vengono ricordati con un certo brivido.

Le origini risalgono alle Crociate: secondo la leggenda, il fiorentino Pazzino de’ Pazzi fu il primo crociato ad issare la bandiera cristiana sulle mura di Gerusalemme nel 1099, e in premio ricevette tre schegge della Pietra del Santo Sepolcro. Queste reliquie — ancora custodite nella chiesa dei Santi Apostoli — venivano usate ogni Pasqua per accendere il «fuoco novello» che, simbolicamente, distribuiva la luce della Resurrezione a tutta la città. Da allora, la cerimonia non si è mai interrotta. Solo una volta, nel 2020, il Covid è riuscito dove mille anni di storia non erano riusciti.

INFO: cultura.comune.fi.it

4. Påskekrim, il “crimine pasquale” (Norvegia)

In Norvegia, a Pasqua, l’intera nazione si chiude in casa con un romanzo giallo. Non è una metafora: è il påskekrim, letteralmente «crimine pasquale», una tradizione nazionale così radicata da avere un nome proprio, una sezione dedicata nelle librerie e persino uno spazio fisso nei palinsesti televisivi. Per tutta la settimana di Pasqua — quattro giorni di vacanza che includono il Giovedì Santo, il Venerdì Santo e il Lunedì dell’Angelo — la Norvegia si immerge collettivamente in storie di omicidi, detective e misteri irrisolti. Le origini di questa bizzarra tradizione risalgono al 1923, quando due scrittori squattrinati, Nordahl Grieg e Nils Lie, avevano urgente bisogno di vendere il proprio romanzo giallo.

Per farlo, convinsero l’editore a pubblicare un’inserzione pubblicitaria sul giornale del giorno prima di Pasqua con la dicitura: «Il treno Bergen-Oslo è stato rapinato stanotte». La notizia sembrava vera, creò il panico, e il romanzo andò esaurito in pochi giorni. Era nato il påskekrim. Da allora, ogni anno gli editori norvegesi pubblicano speciali edizioni pasquali di romanzi noir, le televisioni trasmettono serial crime, e le famiglie si riuniscono non per guardare film di Gesù ma per capire chi ha commesso il delitto nel borgo sperduto della Svezia. I supermercati mettono in vetrina i gialli accanto alle uova di cioccolato. Per i norvegesi, la Pasqua senza un buon crimine sarebbe incompleta.

INFO: www.visitnorway.com

5. La Crocifissione (quella vera!) a  San Pedro Cutud, Pampanga (Filippine)

Ogni Venerdì Santo, nel villaggio di San Pedro Cutud nella provincia di Pampanga — circa 80 chilometri a nord di Manila — alcune decine di fedeli cristiani si sottopongono volontariamente a qualcosa che la Chiesa cattolica ufficiale sconsiglia nel modo più esplicito possibile: vengono inchiodati con veri chiodi a vere croci di legno. Non è una rappresentazione simbolica. I chiodi entrano nelle mani e nei piedi dei penitenti. Le croci vengono issate. Per qualche minuto, quelle persone sono letteralmente crocifisse. La pratica si accompagna a cortei di flagellanti che si percuotono la schiena con mazzi di canne di bambù fino a sanguinare, camminando per chilometri sotto il sole cocente di aprile.

 I penitenti che si fanno crocifiggere sono quasi sempre gli stessi di anno in anno: persone che hanno fatto un voto, che ringraziano Dio per una grazia ricevuta, che chiedono la guarigione di un familiare. Alcuni lo fanno da decenni. C’è chi conta più di trenta crocifissioni nella propria vita. La Chiesa filippina ufficiale e il Vaticano hanno più volte chiesto di interrompere il rito, definendolo non necessario e potenzialmente pericoloso. Ma le autorità locali di Pampanga non lo vietano, e il rito continua ogni anno puntuale. Nel tempo è diventato anche una delle attrazioni più documentate dai fotoreporter di tutto il mondo — uno spettacolo di fede estrema che lascia senza parole chiunque lo osservi, credente o meno.

INFO: www.tourism.gov.ph

6. La Frustata del Lunedì di Pasqua (Repubblica Ceca e Slovacchia)

Il Lunedì di Pasqua in Repubblica Ceca e Slovacchia porta con sé una tradizione che a qualsiasi straniero lascia quantomeno perplessi: uomini e ragazzi girano per le strade e le case armati di pomlázka, bastoni intrecciati di rami di salice decorati con nastri colorati, e con questi sferzano le gambe e i glutei delle donne e delle ragazze che incontrano. Le vittime sono tenute, secondo la tradizione, a ringraziare il percussore con un uovo dipinto, un bicchierino di acquavite o qualche moneta. La logica, per quanto difficile da digerire, affonda le radici nella simbologia precristiana della primavera: il salice è il primo albero a tornare verde dopo l’inverno, simbolo di vita, fertilità e rinnovamento.

La frustata trasmette alla donna la vitalità della pianta, garantendole salute e bellezza per tutto l’anno. I colpi, stando alla tradizione, non devono fare male — «devono soltanto sfiorare» — anche se le testimonianze delle dirette interessate non sempre concordano su questo punto. La pratica è oggi oggetto di acceso dibattito nelle due nazioni, soprattutto tra le generazioni più giovani che la considerano anacronistica. Molte donne urbane la vivono come un gioco collettivo tollerato, altre la rifiutano. Nel frattempo la tradizione — documentata dall’XI secolo — sopravvive, soprattutto nelle aree rurali, dove il Lunedì di Pasqua mantiene ancora intatto il suo carattere di rito comunitario dall’atmosfera ambigua.

INFO: www.czechtourism.com

7. Gli Alberi di Tabacco (Papua Nuova Guinea)

Nella giungla umida e lussureggiante della Papua Nuova Guinea, dove le temperature tropicali rendono il cioccolato una proposta poco pratica, la Pasqua si celebra con un elemento del tutto inatteso: il tabacco. Le famiglie cristiane della nazione — che è a maggioranza cristiana sin dai tempi delle missioni coloniali — decorano gli alberi davanti alle loro case e all’interno delle chiese con pacchetti di sigarette, stecche di tabacco sfuso e cartine arrotolate. Gli alberi così adornati diventano oggetti di venerazione e preghiera durante tutta la Settimana Santa. Al termine della Messa del giorno di Pasqua, la cerimonia raggiunge il suo culmine: gli addobbi vengono rimossi dagli alberi e distribuiti ai fedeli presenti.

L’intera assemblea esce dalla chiesa, si accende una sigaretta e celebra la Resurrezione di Cristo fumando insieme, in un momento di comunione collettiva decisamente inusuale per gli standard occidentali. Il fumo, in molte culture dell’isola, ha un valore spirituale di comunicazione con l’aldilà — e qui si incrocia con il messaggio cristiano della Resurrezione. La tradizione è documentata da missionari e antropologi sin dagli anni Sessanta del Novecento, ed è un esempio perfetto di come il Vangelo si intrecci, in quelle latitudini, con culture locali preesistenti. La Chiesa locale non sembra volerla interrompere. I fedeli, da parte loro, la considerano semplicemente il modo più naturale di festeggiare insieme la gioia pasquale.

INFO: www.papuanewguinea.travel

8. L’Omelette Gigante — (Haute-Garonne, Francia)

Il Lunedì dell’Angelo, nella piccola città di Bessières a una quarantina di chilometri da Tolosa, quaranta cuochi si radunano in piazza con una padella di proporzioni straordinarie — circa quattro metri di diametro — e preparano collettivamente una frittata da 15.000 uova. Non è un’impresa sportiva né una gara gastronomica: è un rito locale che si ripete ogni anno da oltre quattro decenni, e che ha trasformato questo borgo altrimenti sconosciuto in una piccola meta di pellegrinaggio pasquale. La leggenda alla base della tradizione vede protagonista Napoleone Bonaparte in persona.

Si narra che durante una marcia militare nel Sud della Francia, l’imperatore si fermò a Bessières per la notte e fu servito da un oste locale con una frittata così buona da ordinare immediatamente che il giorno successivo venisse preparata una frittata per tutto l’esercito. I cuochi del luogo avrebbero così raccolto migliaia di uova dagli abitanti e cucinato il pasto collettivo più monumentale della storia locale. Che la storia di Napoleone sia vera o leggenda poco importa: oggi la frittata da 15.000 uova viene cucinata sul serio, distribuita gratuitamente ai presenti, e l’evento attira ogni anno decine di migliaia di visitatori. Bessières fa parte della «Confraternita Mondiale dell’Omelette Gigante», un’associazione internazionale che include borghi di tutto il mondo legati a questa stessa tradizione — ma nessuno, per dimensioni, batte la frittata pasquale della Haute-Garonne.

INFO: www.bessieres.fr —it.france.fr

9. Il Venerdì degli Aquiloni (Isole Bermuda)

Il Venerdì Santo alle Bermuda, la tradizione vuole che si faccia qualcosa di insolito: si volano aquiloni. Non è una ricorrenza recente o folkloristica inventata per i turisti: è un rito che la comunità locale pratica da generazioni, e che ha radici in una storia di fede popolare tanto semplice quanto commovente. Secondo la tradizione locale, un insegnante di scuola elementare — alla fine dell’Ottocento — cercava un modo per spiegare ai suoi alunni il concetto dell’Ascensione di Cristo. Non trovando le parole, costruì un aquilone decorato con l’immagine di Gesù e lo mandò in volo sopra Horseshoe Bay, la più bella spiaggia dell’isola. I bambini capirono immediatamente. Da allora, ogni Venerdì Santo, le famiglie delle Bermuda si ritrovano sulla spiaggia per far volare aquiloni costruiti con carta velina colorata, canne di bambù e fili di cotone.

Non si tratta di giocattoli comprati in negozio: la costruzione dell’aquilone è parte integrante del rito, e le famiglie passano i giorni precedenti al Venerdì Santo a costruire i propri, spesso con disegni geometrici elaborati e colori vivaci. Esiste una competizione annuale per il «miglior aquilone», con categorie per adulti e bambini. L’atmosfera il giorno dell’evento è difficile da descrivere: centinaia di aquiloni multicolori che danzano sul blu dell’Atlantico, famiglie sulla sabbia rosa tipica di quelle spiagge, musica tradizionale e il profumo dei codfish cakes, le polpette di merluzzo tradizionali che si mangiano solo quel giorno. È una delle scene pasquali più belle — e meno conosciute — del pianeta.

INFO: www.gotobermuda.com

10. Il Ruzzolone (Umbria – Italia)

Il Lunedì di Pasquetta, nel borgo medievale di Panicale affacciato sul Lago Trasimeno, si gioca a qualcosa che nessun altro posto al mondo fa nello stesso modo: il Ruzzolone. Gli abitanti dividono il paese in squadre, prendono una forma intera di formaggio stagionato — del peso di diversi chili, avvolta da una correggia di cuoio — e la fanno rotolare lungo le strade acciottolate del centro storico con una spinta impressionante. Vince chi completa il percorso nel minor numero di lanci. La forma di formaggio sfreccia tra i vicoli, rimbalza sui ciottoli, gira nelle curve strette, e i giocatori devono dosare forza e direzione con una precisione che richiede anni di pratica. I lanci migliori fanno percorrere alla ruota di formaggio decine di metri in un colpo solo, e gli spettatori ai lati della strada si spostano rapidamente per non essere travolti.

Il formaggio usato è il Pecorino umbro, e a fine gara viene tradizionalmente tagliato e consumato insieme dai partecipanti. Le origini del Ruzzolone si perdono nel Medioevo: alcuni storici lo collegano a tradizioni ancora più antiche, forse risalenti all’età romana, in cui si usavano ruote di pietra o di legno per giochi simili. Oggi il rito è tutelato come Patrimonio Culturale immateriale della regione Umbria. Panicale non è l’unico paese a praticarlo — alcune varianti sopravvivono in altri borghi umbri — ma è quello in cui il Ruzzolone ha conservato il carattere più autentico e partecipato. E il formaggio, alla fine, viene comunque mangiato.

INFO: www.umbriatourism.it —www.comune.panicale.pg.it