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Top Ten Weekend Premium

Le 10 Infiorate più belle d’Italia

C’è un momento, fra maggio e giugno, in cui l’Italia si copre di petali. Strade, vicoli, scalinate e piazze diventano la tavolozza di una tradizione che affonda le radici nel Seicento — quando, secondo la storia, fu Benedetto Drei, responsabile della Floreria Vaticana, a ideare nel 1625 i primi quadri di fiori per la festa dei Santi Pietro e Paolo. Da allora le infiorate si sono moltiplicate lungo la penisola, intrecciandosi quasi sempre alla solennità del Corpus Domini, che nel 2026 cade domenica 7 giugno. Ogni borgo ha sviluppato la propria tecnica, il proprio stile, la propria poetica: c’è chi lavora di petali, chi di segatura colorata, chi di semi e legumi, chi di piante in vaso. Ma ovunque resta lo stesso, struggente paradosso: mesi di preparazione per opere d’arte che vivono poche ore, prima di essere cancellate dal passaggio della processione. Ecco le dieci più belle.

1. Noto (SR), Sicilia

Quella di Noto, in provincia di Sircusa, è la prima grande infiorata della stagione e l’unica laica di tutto l’elenco: nasce nel 1980 dall’incontro fra gli infioratori netini e quelli genzanesi, e si presenta non come festa religiosa ma come “Saluto alla Primavera”. La 47ª edizione, in programma dal 15 al 19 maggio 2026 (allestimento il venerdì, visite da sabato 16 alle 9.00 fino a martedì 19 alle 23.00), ha per tema La Cultura Pop si racconta: Freddie Mercury con un fiore al posto del microfono nel manifesto, e poi Marilyn, i Beatles, Modugno, Andy Warhol. Sedici bozzetti monumentali ricoprono i 122 metri di via Corrado Nicolaci, la stradina barocca in salita incorniciata dai balconi mostruosi di Palazzo Nicolaci di Villadorata.

Per realizzarli servono circa 400.000 fiori — garofani, gerbere, margherite, rose, fiori di campo — applicati a uno a uno secondo griglie tracciate a terra. Il biglietto d’ingresso costa 5 euro, ridotto a 3 per le scolaresche; nel weekend del 16-17 si tengono il concerto della Banda Musicale della Guardia di Finanza in piazza Municipio e la sfilata del Corteo Barocco settecentesco. Nel frattempo c’è da perdersi fra la Cattedrale ricostruita dopo il crollo del 1996, Palazzo Ducezio, le scalinate di San Carlo e la riserva di Vendicari a un quarto d’ora di macchina. A tavola, granita di mandorla a colazione e cannoli netini imbottiti al momento da Caffè Sicilia in corso Vittorio Emanuele.

INFO: www.infioratadinoto.it

2. Caltagirone (CT), Sicilia

A Caltagirone, Catania, l’infiorata non si stende a terra: si arrampica sui 142 gradini in maiolica policroma della monumentale Scala di Santa Maria del Monte, costruita nel 1606 per collegare la città vecchia a quella nuova. La 37ª edizione della Scala Infiorata, visibile fino al 2 giugno 2026, è dedicata all’80° anniversario della Repubblica Italiana ed è firmata da Giuseppe Ales: oltre 2.000 piante di calandiva e bosso disposte dal personale del Verde pubblico comunale formano un grande tricolore con simboli civili. La tradizione nacque nel 1989 come omaggio alla Madonna di Conadomini, compatrona della città, e si svolge in concomitanza con la festa di maggio: l’ultimo sabato del mese si snoda la processione ‘A Rusedda, sfilata di carri agricoli ornati con la pianta del cisto al suono delle “brogne”, grandi conchiglie trasformate in strumenti a fiato.

Da piazza Municipio e da via Principe Amedeo si abbraccia tutta la scenografia in un colpo d’occhio. Caltagirone è capitale italiana della ceramica artistica: dopo l’infiorata vale la pena salire fino in cima alla Scala per visitare il Museo della Ceramica e perdersi fra le botteghe di maioliche del centro storico, riconosciuto Patrimonio UNESCO insieme al resto del Val di Noto. Piatto da provare: lo ‘mpanata, focaccia rustica ripiena di carne d’agnello e formaggio, tipica del periodo pasquale ma reperibile in molti forni del centro.

INFO: comune.caltagirone.ct.it — Ufficio Turismo Comune di Caltagirone, tel. 0933 41364.

3. Spello (PG), Umbria

A Spello l’infiorata non è una festa: è un’identità collettiva. Il 6 e 7 giugno 2026, in occasione del Corpus Domini, oltre duemila persone — fra cui centinaia di ragazzini — lavoreranno tutta la notte fra sabato e domenica per stendere quasi due chilometri di tappeti e quadri floreali, una sessantina di opere realizzate esclusivamente con materiali naturali raccolti nei mesi precedenti sulle colline del Subasio. La tradizione moderna risale agli anni Trenta del Novecento, quando una donna del paese disegnò sulla strada una semplice composizione con ginestre e finocchi e fu imitata da tutti i vicini, ma ha radici devozionali secentesche.

La sera di sabato il paese si illumina a giorno, locali e botteghe restano aperti, si fa musica e si lavora; alle prime luci dell’alba di domenica il percorso è completo, e alle 11 il vescovo apre la processione camminando sui petali. L’ingresso è libero. Spello è uno dei borghi più belli d’Italia: l’arco di Augusto, le torri romane di Properzio, la Cappella Baglioni nella Chiesa di Santa Maria Maggiore con gli affreschi del Pinturicchio (1501) e i mosaici della Villa romana valgono da soli il viaggio. Da assaggiare: gli strangozzi, pasta lunga ritorta a mano servita con tartufo nero del territorio o sugo all’umbra.

INFO: www.infioratespello.it — Associazione “Le Infiorate di Spello”, tel. e WhatsApp +39 375 952 2499, info@infioratespello.it.

4. Camaiore (LU), Toscana

A Camaiore l’arte si fa con la pula, ovvero la segatura colorata di legni chiari come pioppo e abete, tinta con anilina nei garage e nelle cantine del paese. La tradizione dei Tappeti di Segatura, candidata a Patrimonio Immateriale UNESCO, risale alla prima metà dell’Ottocento: si racconta che furono i servitori spagnoli al seguito di Carlo Ludovico di Borbone a importare l’usanza dei tappeti floreali, e che dal 1930 i petali furono progressivamente sostituiti dalla segatura — più duttile, più cromaticamente ricca, capace di rese pittoriche impossibili con i fiori. Nella notte del 6 giugno 2026, dalle 18.00, una ventina di gruppi di Maestri Tappetari si mette al lavoro nel centro storico di Camaiore con stampi sagomati in compensato e sacchi di pula, per realizzare opere lunghe fino a 40-50 metri ispirate ogni anno a un tema diverso scelto dalla parrocchia.

All’alba di domenica 7 le strade sono un museo a cielo aperto; alle 10, dopo la messa nella Collegiata di Santa Maria Assunta, la processione del Corpus Domini calpesta tutto e l’arte effimera scompare come un mandala tibetano. Conviene arrivare la sera tardi, fra mezzanotte e le due, oppure all’alba. Camaiore offre il Museo d’Arte Sacra (con un arazzo fiammingo del Cinquecento), la Badia di San Pietro dell’VIII secolo e, a dieci chilometri, le spiagge bandiera blu di Lido di Camaiore. Specialità da non perdere: i tordelli camaioresi, ravioli di carne ripieni serviti con ragù di manzo e maiale.

INFO: www.comune.camaiore.lu.it — Ufficio Turismo, tel. 0584 986383.

5. Bolsena (VT), Lazio

Bolsena è il luogo dove il Corpus Domini è nato: fu qui che nel 1263, durante la Messa celebrata da un sacerdote boemo nella Basilica di Santa Cristina, l’ostia avrebbe sanguinato sopra il corporale, oggi conservato nel Duomo di Orvieto. L’anno dopo papa Urbano IV, con la bolla Transiturus, estese a tutta la cristianità la festa del Santissimo Sacramento. La tradizione moderna dell’infiorata bolsenese si consolida nel XIX secolo e oggi il percorso copre circa tre chilometri (sembra essere il più lungo al mondo) lungo le vie del centro storico fino al lago. Il 7 giugno 2026, dalle prime ore del mattino, gli “Infioratori” — divisi per via e per gruppi famigliari — riempiono i contorni tracciati il giorno prima con ginestre, fiordalisi, papaveri, rose, ortensie, calendule, “fojone”, veccia, semi e foglie raccolti all’alba; i colori dominanti sono il giallo, il rosso, il verde e il preziosissimo azzurro del fiordaliso.

La processione vespertina, con il Santissimo Sacramento e la Sacra Pietra macchiata del miracolo, attraversa l’intero tappeto, accompagnata da vescovo, cardinale e autorità civili. Bolsena domina dall’alto l’omonimo lago di origine vulcanica, il più grande lago vulcanico d’Europa: il borgo regala il quartiere medievale del Castello Monaldeschi, la basilica di Santa Cristina con le catacombe, e a maggio-giugno il piacere di un bagno tiepido fuori stagione. A pranzo, coregone arrosto o anguilla in umido nei ristoranti del lungolago.

 INFO: www.prolocobolsena.it — Pro Loco Bolsena, Piazza Matteotti 11, tel. 0761 799923.

6. Diano Marina (IM), Liguria

Sulla Riviera dei Fiori, dove ogni anno si producono le rose e i garofani che fanno il giro del mondo, l’infiorata era quasi un atto dovuto. A Diano Marina si svolge dal 1956 ed è organizzata dal gruppo “Amici dell’Infiorata” con il patrocinio della Regione Liguria. Il 7 giugno 2026, in occasione del Corpus Domini, la posa dei petali inizia dalla sera del 6 in piazza Martiri della Libertà e via Genala, davanti alla chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate, e si conclude all’alba: oltre un milione di petali di garofano, rosa, ginestra e bosso, distribuiti dai volontari su un disegno tracciato a gesso, danno vita a quadri di soggetto sacro che si estendono per centinaia di metri.

La Santa Messa è alle 10.00, la processione solenne alle 11.00. È una delle infiorate più “fragranti” d’Italia: la concentrazione di petali freschi rilascia un profumo che si avverte già da lontano. Diano Marina è una località di mare elegante, con un lungomare lungo tre chilometri, spiagge sabbiose, e a pochi minuti il borgo medievale di Diano Castello. A maggio precede l’Infiorata Aromatica (8-10 maggio 2026), la rassegna dell’agroalimentare ligure dedicata alle erbe officinali. Il piatto è il brandacujun, mantecato di stoccafisso, patate, olio extravergine e prezzemolo, da accompagnare con un Pigato del ponente ligure.

INFO: turismo.dianomarina.im.it — Ufficio IAT Diano Marina, Corso Garibaldi 60, tel. 0183 496956.

7. Cusano Mutri (BN), Campania

Nel cuore del Parco Regionale del Matese, fra le colline del Sannio beneventano, Cusano Mutri è uno dei borghi più belli del Sud Italia, e la sua infiorata è un’opera collettiva che mobilita l’intero paese. La tradizione affonda nel XIX secolo, anche se la manifestazione “ufficiale” è datata 1994: il 7 giugno 2026, dalle 6 del mattino, i vicoli, le scale e le piccole piazze del centro storico medievale (a partire dalla centrale piazza Orticelli) si riempiono di squadre di infioratori che dispongono petali raccolti nei giorni precedenti sulle pendici del Matese. I disegni sono spesso ispirati a opere d’arte sacra famose — riproduzioni rinascimentali, soggetti mariani — ma non mancano composizioni civili a tema sociale o ambientale.

Verso le 18.30, dalla chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, parte la solenne processione del Corpus Domini diretta alla chiesa di San Giovanni Battista, lambendo il tappeto. Cusano è celebre, oltre che per l’infiorata, per la Sagra dei Funghi di settembre e per la cucina sannita: a tavola si servono casatielli ripieni di uova e formaggio, panzarotti dolci con crema di castagne, miele e cioccolato, polenta e funghi porcini con olio del territorio. Da non perdere le vicine Gole di Caccaviola e la Cascata del Vellecupa.

INFO: www.prolococusanomutri.it — Pro Loco Cusanese, tel. 0824 862617,

8. Brugnato (SP), Liguria

Nello spezzino, dietro le Cinque Terre, Brugnato è un piccolo gioiello medievale di poco più di mille abitanti, già sede vescovile e oggi inserito fra i Borghi più belli d’Italia. La sua infiorata è un evento intimo e raccolto, perfetto per chi cerca un’esperienza meno affollata di quelle classiche. Il 7 giugno 2026, giorno del Corpus Domini, il gruppo Infioratori di Brugnato lavora per tutta la giornata fra i caratteristici carruggi del borgo, i vicoli stretti coperti dagli archi delle case in pietra serena: petali, foglie e fiori vengono disposti per realizzare un lungo tappeto colorato che corre fra l’antica Concattedrale dei Santi Pietro, Lorenzo e Colombano (XII secolo) e le piazze.

La manifestazione culmina alle ore 21 con la processione serale alla luce delle fiaccole, che attraversa le opere appena terminate: un’atmosfera che ricorda i borghi di un tempo. Brugnato è un’ottima base per esplorare la Val di Vara — la “Valle del Biologico” della Liguria — il Parco delle Cinque Terre, il Golfo dei Poeti e la storica Levanto. A pranzo, la classica focaccia di Recco col formaggio o la torta dei Fieschi, dolce tradizionale a base di pasta lievitata, mandorle e uvetta che si lega alla famiglia genovese che dominò la zona nel Medioevo.

INFO: www.comune.brugnato.sp.it — Comune di Brugnato, tel. 0187 894134.

9. Pievepelago (MO), Emilia-Romagna

Sull’Appennino modenese, a 781 metri di quota, Pievepelago è il “balcone” del Frignano e la sua infiorata è una delle poche del Nord Italia. Il 7 giugno 2026 si rinnoverà la tradizione lungo l’antica via Tamburù e in piazza Domenico Ricci, nel cuore del paese: a differenza di altre manifestazioni, qui non c’è competizione fra i gruppi ma collaborazione, e il lavoro inizia dal sabato pomeriggio per proseguire tutta la notte. Gli infioratori si recano nei boschi circostanti per raccogliere maggiociondolo, acacia, ginestra, “palla di neve”, margherite — solo specie non protette — bagnando i petali più leggeri perché il vento di montagna non li porti via.

Il momento più intenso è fra le 10 e le 12 della domenica, quando le squadre rifiniscono i quadri unendoli in un unico, lunghissimo manto di fiori; alle 12, dopo la messa, la processione attraversa la via — ma per tradizione solo il sacerdote con l’Ostensorio calpesta il tappeto, mentre il corteo cammina ai bordi cercando di preservare il più possibile l’opera. Il resto del paese è addobbato con rami di ginestra. Pievepelago è anche una buona base per il Lago Santo Modenese, il Monte Cimone e i sentieri del Frignano, e il piatto da non perdere è il borlengo: sottilissima sfoglia croccante di acqua e farina, condita con la cunza (lardo, rosmarino e aglio pestati) e Parmigiano-Reggiano.

INFO: www.comune.pievepelago.mo.it — Ufficio IAT Pievepelago, tel. 0536 71304.

10. Genzano di Roma (RM), Lazio

Genzano è la regina assoluta. La 248ª edizione della Tradizionale Infiorata, in programma il 13, 14 e 15 giugno 2026 e preceduta dall’Infiorata dei Ragazzi (30-31 maggio), trasforma la storica via Italo Belardi — 200 metri di salita ripida fra la piazza principale e la Chiesa di Santa Maria della Cima — in un tappeto di duemila metri quadrati di petali freschi, opera dei Maestri Infioratori e della comunità intera. La tradizione nasce nel 1778 lungo l’antica via Sforza (oggi via Bruno Buozzi), poi dal 1875 si trasferisce in via Belardi e nel 2011 ottiene il riconoscimento di “Patrimonio d’Italia per la Tradizione”.

Il tema 2026, “Fiorita nella pace: 80 anni della Repubblica Italiana”, è dedicato all’anniversario del referendum del 1946 e prevede per la prima volta nella storia della manifestazione un quadro centrale di 80 metri quadri firmato da un artista ospite selezionato tramite open call pubblica. Il rito si svolge in tre tempi: la posa dei petali nel weekend, l’apertura al pubblico, e infine il celebre “spallamento” del lunedì pomeriggio, quando i bambini del paese corrono e calpestano i quadri per chiudere la festa. Genzano è uno dei Castelli Romani affacciato sul lago di Nemi, e merita un giro nei vicoli, nelle cantine e ai musei navali della zona. A tavola: pane di Genzano IGP — uno dei pani migliori d’Italia, cotto con lievito madre in forni a legna — accompagnato da porchetta di Ariccia.

INFO: www.infioratagenzano.it e www.comune.genzanodiroma.roma.it — Pro Loco Genzano, tel. 06 9364511.