WEEKEND & TRAVEL

La terza Napoli. L’ eleganza svelata

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Dopo “Napoli, una volta non basta”, vi abbiamo raccontato la Napoli dei siti UNESCO e ora quella più preziosa, più elegante, che eredita la nobiltà di un passato incancellabile, di quando era la signora del Mediterraneo. E potrebbe tornare a esserlo.

di Marinella Cammarota

“Alcuni luoghi sono un enigma, altri una spiegazione”, e cosi ricominciare finalmente a viaggiare sarà emozionante ancor di più se torneremo a Napoli per carpire le due anime di questa città quella rivelata e quella velata, elegantissima e raffinata. È questa la chiave per indagare la città partenopea con un doppio sguardo, una sensibilità che si gioca nel dialogo tra svelamento e meraviglia, nell’incontro tra sacro e profano, storia antica e contemporanea creatività, nella Napoli dei quartieri e quella elegantissima della Chiaia.

La Napoli rivelata, quella dei media e delle ripetitive immagini di vestiti stesi al vento, vicoli stretti e affollati, è uno spicchio che non rappresenta la vera “Signora”, velata e costellata da meraviglie culturali e intellettuali. La città da svelare regala emozioni di raffinata e naturale bellezza che non è solo quella che si riflette nel mare delle cartoline patinate, ma soprattutto si scopre nella ricercatezza delle donne e degli uomini elegantissimi in abiti sartoriali, nelle case del centro storico, affrescate di arte seicentesca a cui si mescola il design più contemporaneo. Come nelle ville posillipine con giardini magnifici con discese a mare e nei palazzi di architettura liberty delle strade più chic che si possano immaginare.

Sveleremo questa Napoli elegante ed eterea, tra le sue boutique lussuose e palazzi storici   attraverso un percorso   inedito: attraverso le sue scale.

PRIMO GIORNO. Panorami e percorsi inediti verso la Napoli più chic

Partendo dal luogo che più rappresenta la Napoli nota, Via Caracciolo, ci si accorge che questo lungomare di 2,5 km non è l’unica meraviglia, perché a separarla dall’interna via Riviera di Chiaia c’è l’altrettanto estesa Villa Comunale progettata da Luigi Vanvitelli per le passeggiate ricreative dei Borboni.  Attraversare la villa accorcerà il cammino verso la funicolare che ci porterà alle scale della Pedamentina e ci darà la possibilità di ammirare la fontana delle Paperelle e la stazione zoologica Anton Dohrn, l’acquario più antico d’Europa con affreschi dell’800, voluta dallo scienziato omonimo seguace di Darwin.

Qui verso la fine del lungomare, e della sua villa, la sosta sarà  perfetta tra  uno dei tanti ristoranti pizzeria che si affacciano sulla pedonale  via Partenope: la scelta è ampia e tutta giusta, c’è Pizzeria Gino Sorbillo un mito storico della pizza (che usa il lievito madre ‘al mare’) e che si trova anche in Via dei Tribunali ;  l’altrettanto noto “Antonio & Antonio” con le fritturine indimenticabili, o le  più recenti pizzerie come “Fiore Bianco” con menù “progressisti” e pizze originalissime  incorniciate dal nuovo cornicione a ‘canotto’; e in zona Piazza dei Martiri poco lontano dal lungomare c’è  “Tre grani”, la pizzeria gourmet concentrata su pizza in teglia.

Verso l’eleganza partenopea: le scale della Pedamentina

Seppure sazi e con   gli occhi già pieni di meraviglia, il cuore non ha ancora provato i sobbalzi che regalerà la collina di San Martino dalla quale partono le scale dell’itinerario che promette ancora sorprese da scoprire.

Attraverso le scale della Pedamentina, sarà possibile ammirare uno dei panorami più belli di questa città aggrappata come un dedalo alle sue colline, in un continuo alternarsi di salite e discese. E da qui entrare nel cuore della Napoli più elegante. Dal lungomare ci sarà facile attraverso uno dei tanti vicoletti della riviera, (via Bausan ad es.), giungere alla funicolare Chiaia in via del Parco Margherita (una delle 4 di Napoli) e che porterà al borghese e ricco quartiere Vomero della zona collinare, dove fermarci e da San Martino intraprendere l’itinerario.

Le scale della Pedamentina attraversano la città in verticale, dalla punta di San Martino del Vomero fin giù al quartiere Chiaia. Una volta a San Martino, prima di affrontare le scale, non dovrebbe essere persa l’occasione di fare due step interessanti, uno culturale e l’altro conviviale.

Visitare la Certosa e il Museo di San Martino espressione del barocco napoletano, il convento certosino è stato abbellito e decorato da artisti di fama (Dosio, Fanzago) ed è risultato uno dei chiostri più belli d’Italia.

Aperitivo o apericena all’ Archivio Storico, segnalato dal New York Times tra i migliori cocktail bar di Napoli, il primo speakeasy in città, con tanto di passaggio segreto.  L’offerta drink è tra le più contemporanee e aggiornate che la città propone. Per il ristorante, la cucina è affidata alla consulenza di Pasquale Palamaro (chef con stella Michelin).

Affrontando finalmente la discesa si scopre che le ampie scalinate, che un tempo seguivano il corso dei fiumiciattoli, imboccano ancora ora strade che svelano monasteri, castelli e chiese, e raggiungono la città nei suoi angoli più remoti, nei passaggi meno battuti, con piccoli scorci e tesori medievali.

Corso Vittorio Emanuele spalanca alla vista la grande bellezza

Scendere le scale da San Martino è un’emozione autentica: gradino dopo gradino la città si avvicina. Tra i tetti delle case, si possono scorgere le vigne, gli orti e i giardini mediterranei delle residenze bellissime e si può sentire il profumo delle zagare dei limoni. Lo sguardo cerca il punto di riferimento e lo trova nel mare distante sotto il Vesuvio.

Meravigliosi angoli di panorama si nascondono tra le curve per poi tornare a svelarsi imponenti in Corso Vittorio Emanuele, che è uno degli sbocchi più noti di questa passeggiata (l’antica arteria che collega la città da est a ovest), dove il paesaggio non è più così bucolico ma diventa però maestoso. Da qui si spalanca il mare di tutto il Golfo e viene in mente una canzone antica, “Era de Maggio”, con testo di Salvatore Di Giacomo, con musica di Mario Pasquale Costa.

Qui una sosta per un selfie e intanto ci si trova al cospetto del noto Hotel Parker’s dove sarebbe opportuno cedere alla tentazione di prenotare una cena sofisticata e super panoramica al George il rinnovato ristorante gourmet in terrazza, completamente nuovo nel concept, nella cucina e negli spazi dopo il radicale restyling. Il George ha ricevuto, con lo chef Domenico Candela, l’ambito riconoscimento della Stella nella Guida Michelin 2020.

Seguendo il ritmo delle onde e ispirato dalla bellezza in cui si trova, il Grand ’Hotel Parker’s , offre ai suoi ospiti con evolute proposte di raffinato gusto e design  contemporaneo. Nel quartiere Chiaia, cuore della città, su una delle strade più panoramiche e prestigiose, che fa da sponda al mare luccicante, l’Hotel Parker’s domina dall’alto la Napoli più bella.

L’albergo offre 82 camere e suite che conservano inalterato il carattere storico degli interni con marmi, arredi d’epoca e finiture di grande pregio. Ma il tempo si ferma per lasciare posto allo stupore, quando dalle terrazze dell’ultimo piano ci si sente protagonisti di un quadro bellissimo con la baia di Napoli da sfondo e ancora poi voltando le spalle al mare e entrando da ‘George’.

Il rinnovato ristorante gourmet sito all’ultimo piano e firmato dallo studio Pisani Morace, riaperto a luglio 2018. Il George fa immergere gli ospiti in un’atmosfera altrettanto surreale quanto il panorama antistante, attraverso un esperienza food emozionante grazie al design sorprende degli arredi, altrettanto sorprendenti finger food, piccoli capolavori per il palato ,  l’alchimia di sapori estremamente originali di ogni portata, frutto dell’esperienza e della creatività  dello Chef e grazie alle attenzioni di un table service pronto ad erudire sulla storia e le caratteristiche delle scelte culinarie e dei vini.

Ma a questo punto si deve pensare ad una sosta notturna, per riprendere l’indomani l’itinerario del secondo giorno del nostro weekend.   E ci si potrebbe fermare presso il raffinato  Hotel San Francesco  al Monte, che è ospitato in un antico monastero  che di sera viene  illuminato completamente  all’esterno da tante sfumature di colori  suggestivi.

….continua nella seconda pagina…