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IN KIRGHIZISTAN PER I “NOMAD GAMES”

Guardando un cavaliere lanciarsi al galoppo, un arciere tendere l’arco o due atleti affrontarsi lottando, è facile vedere soltanto una competizione, ma dietro quei gesti c’è una storia, una lotta per la vita.

Una vita trascorsa per secoli a lottare e combattere per vivere, a muoversi attraverso le steppe e le montagne, a seguire le stagioni, a vivere insieme agli animali e a conoscere il territorio non attraverso mappe e confini, ma attraverso sentieri, pascoli, fiumi e orizzonti. Il grande villaggio etnografico, allestito nella gola di Kyrchyn, ha contribuito a trasformare l’evento in una sorta di viaggio nella memoria: tende tradizionali, artigianato, musica, costumi e antichi giochi hanno raccontato al pubblico un modo di vivere sviluppatosi per secoli nelle steppe dell’Asia Centrale.

Nell’avvicinarsi dell’autunno, dal 31 agosto al 6 settembre, circa 3.000 atleti provenienti da 113 Paesi si sono incontrati sulle rive del lago Issyk-Kul, in Kirghizistan, per partecipare alla sesta edizione dei World Nomad Games. Una manifestazione nata nel 2014 come grande evento sportivo internazionale ma con una caratteristica particolare: confrontarsi in discipline che affondano le proprie radici nella storia delle popolazioni nomadi. I World Nomad games infatti non celebrano soltanto gli atleti, ma anche il patrimonio culturale delle discipline che rappresentano.

ANCHE L’ITALIA HA PARTERCIPATO

I risultati sportivi raccontano la dimensione internazionale della manifestazione. Il Kazakistan ha chiuso al primo posto nel medagliere con 32 ori e 74 medaglie complessive, mentre il Kirghizistan, padrone di casa, ha conquistato il secondo posto con 30 ori e 84 medaglie totali. Anche l’Italia, presente con la Federazione Italiana Kurash e lotte tradizionali (guidata dal Direttore Tecnico Mattia Galbiati) e sei arcieri del Gruppo Storico Flagellum Dei (guidati dal Presidente Nandor Keresztes), è tornata a casa con il suo bagaglio di premi nel wrestling, il koshti pahlavani (lotta persiana), la lucta italica e il tiro con l’arco.

Ma il vero risultato dei Giochi è probabilmente più difficile da misurare. È il numero di giovani che hanno scoperto una tradizione della propria terra. È l’incontro tra comunità provenienti da Paesi diversi. È la possibilità che una pratica antica continui a essere conosciuta anche fuori dal luogo in cui è nata.

Per questo i World Nomad Games hanno un valore che va oltre le medaglie.

Il kok-boru (gioco tradizionale del Kirghizistan, consistente in due squadre di cavalieri che si contendono la carcassa di una capra), le corse a cavallo, il tiro con l’arco tradizionale, la lotta e gli antichi giochi di strategia non sono nati per essere esibiti davanti a un pubblico internazionale, ma per tramandare un modo di essere. Ed è forse questo che rende così speciali i World Nomad Games: trasformano la memoria in qualcosa che possiamo ancora vedere, ascoltare e, in qualche modo, sentire. Prendono pratiche che un tempo facevano parte della vita quotidiana e le portano davanti a un pubblico internazionale. È proprio questa combinazione di sport e cultura a rendere i Giochi così importanti.

PERCHÉ PRESERVARE LA CULTURA NOMADE

La cultura nomade non appartiene soltanto al passato. È una parte ancora viva dell’identità di molti popoli dell’Asia centrale e conserva conoscenze, valori e tradizioni che rischierebbero altrimenti di essere dimenticati. Il nomadismo ha sviluppato un rapporto particolare con la natura, con gli animali e con gli spazi aperti. Ha prodotto forme di musica, poesia, artigianato, equitazione e narrazione tramandate di generazione in generazione.

Preservare questa cultura significa quindi proteggere una memoria collettiva, ma anche permettere alle nuove generazioni di comprenderne il valore. Come è stato sottolineato durante la manifestazione, il mondo nomade rappresenta una civiltà fondata su valori e tradizioni particolari, tra cui un forte rapporto di armonia tra uomo e natura. Ma le tradizioni sopravvivono quando continuano a essere praticate, insegnate e reinterpretate. In questo senso, lo sport può diventare uno straordinario strumento di trasmissione culturale.

Infatti, nel corso dei Giochi, alle competizioni sportive si sono affiancati festival musicali, dimostrazioni artigianali, spettacoli e iniziative dedicate alla storia e alle tradizioni dei popoli nomadi. Artisti provenienti da 38 Paesi hanno partecipato al festival internazionale di musica tradizionale Kochmondor Sanaty.

IL KIRGHIZISTAN COME PONTE TRA PASSATO E FUTURO

C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che i World Nomad Games siano nati proprio sulle rive del Lago Issyk-Kul in Kirghizistan. Un Paese di montagne immense, di vallate, di cavalli e di tradizioni che continuano a essere parte della vita quotidiana. Qui il patrimonio nomade non è soltanto qualcosa da conservare per i turisti. È parte dell’identità nazionale.

Per il Kirghizistan, ospitare questa edizione ha avuto un significato particolarmente forte. I Giochi nel corso degli anni si sono trasformati in un movimento internazionale dedicato alle culture nomadi.  La loro conclusione è un invito a continuare a raccontare, praticare e tramandare le culture nomadi. Perché una tradizione è davvero viva soltanto quando riesce a passare da una generazione all’altra. E forse è proprio questo il messaggio più importante lasciato dall’edizione 2026: guardare al futuro senza dimenticare da dove si viene. Appuntamento quindi in Tatarstan, nel 2028 per la settima edizione.