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Giorgio Vacchiano, lo scienziato che abbraccia gli alberi

Di Raffaele d’Argenzio

Il suo ultimo libro, pubblicato con Mondadori, si intitola “La resilienza del bosco”, e proprio agli alberi Giorgio Vacchiano ha dedicato la sua vita. Torinese, classe 1980, è laureato in Scienze Forestali e Ambientali, ha conseguito il Dottorato in Scienze Agrarie, Forestali e Agroambientali. Attualmente, è ricercatore e docente in Gestione e Pianificazione Forestali all’Università Statale di Milano. La sua ricerca su come alberi e foreste rispondono al climate change gli hanno valso la citazione sulla prestigiosa rivista Nature, tra gli 11 scienziati emergenti nel mondo. Lo abbiamo intervistato.

La pandemia ha cambiato qualcosa nel rapporto uomo-alberi?

“Vorrei sperare che la costrizione nelle quattro mura di casa e i vari lockdown abbiamo stimolato la voglia e necessità di riconnetterci con la natura… Su scala globale però non dobbiamo dimenticarci che siamo già “impegnati” in una relazione molto intensa con le foreste del mondo, troppo spesso a svantaggio di queste ultime. Nei paesi in via di sviluppo, le difficoltà economiche, sanitarie e di ordine pubblico, generate dalla pandemia, hanno aumentato la pressione sulle foreste e la deforestazione illegale. Inoltre, se gli investimenti per la ripresa non saranno pienamente sostenibili e compatibili con la transizione climatica, rischieranno di accelerare attività dannose per il clima e per gli ecosistemi, controproducenti anche per il nostro benessere.

Abbracciare gli alberi può mitigare il divieto di abbracciarci fra noi?

Abbracciare alberi è bellissimo, ma non dimentichiamoci che è ancora possibile anche abbracciare le persone, se non fisicamente anche attraverso le attenzioni, le parole. Certamente gli alberi ci danno moltissimi benefici, ma è altrettanto chiaro che non c’è intenzionalità nel loro dare. Le foreste esistono da quasi mezzo miliardo di anni, e non hanno bisogno di noi per stare bene – piuttosto, noi di loro! Detto questo, passeggiare in un bosco per me è fonte di meraviglia, di tranquillità, di energie e di mente sgombra e cuore pieno, quindi un abbraccio di gratitudine ogni tanto mi scappa…e se abbracciare un albero ci fa star bene, perché non farlo?


Che il clima stia cambiando è accertato, gli alberi ci possono aiutare?

Gli alberi sono uno dei due principali “pozzi” di carbonio sul pianeta, assorbendo oltre il 25% delle nostre emissioni “extra” di gas climalteranti. Il carbonio non è “sequestrato” solo da tronco e radici, ma anche dal legno, materia prima rinnovabile che può trattenere per secoli la CO2 immagazzinata negli alberi in manufatti per mille diversi utilizzi. Ma c’è di più: gli alberi possono aumentare la nostra resilienza agli effetti del cambiamento climatico, sia nei territori naturali (pensiamo al ruolo del bosco nel trattenere i versanti, impedire l’erosione e le frane, rallentare o bloccare i massi in caduta lungo le pendici) che in città, dove possono svolgere un ruolo straordinario per l’adattamento alle ondate di calore, alle precipitazioni intense, all’inquinamento atmosferico.


Cosa possiamo  e dobbiamo  fare per ritrovare un equilibrio uomo-alberi?

Gli alberi possono essere abbracciati, contemplati, amati, ma anche saputi coltivare. Non credo esista un rapporto numerico ottimale, credo sia più importante la qualità e la possibilità di fruizione. Volendo dare dei numeri, in Italia, con una stima grossolana, potremmo conteggiare circa 12 miliardi di alberi solo nei boschi, cioé in teoria 200 alberi per ognuno dei 60 milioni di abitanti, situati però in gran parte lontani dalle aree densamente urbanizzate e popolate.  È quindi importante piantare alberi in pianura e creare foreste periurbane. A livello globale, il rapporto è circa il doppio (3000 miliardi di alberi per 7 miliardi di abitanti), ma non dimentichiamo che fino a poche centinaia di anni fa le foreste occupavano il doppio della superficie che occupano ora.


Quali sono i Paesi nel Mondo che hanno il migliore equilibrio e stanno lottando per mantenerlo? E le regioni Italiane?

In teoria quei Paesi, concentrati nelle zone più ricche del Pianeta, dove il concetto di sostenibilità si è diffuso e radicato, dove le aree forestali sono in espansione e le città sono sempre più verdi. Tuttavia questi Paesi spesso sfruttano la situazione degli altri, quelli poveri, importando deforestazione, non solo attraverso il commercio illegale di legname, ma anche di carne, di pelli… Come esempio virtuoso, invece, vorrei citare il Costa Rica, un paese dove le foreste sono state pesantemente colpite dalla deforestazione per produrre beni agricoli e si sono ridotte del 75% dal Dopoguerra fino alla metà degli anni Ottanta. In seguito a una nuova politica del Governo, che ha iniziato a riconoscere ai contadini un reddito per NON distruggere o per ripristinare la foresta, pari al valore ambientale dell’ecosistema da conservare, oggi le foreste del Costa Rica sono tra le più floride del Centroamerica.

In Italia vorrei citare, per quanto riguarda il rapporto con le foreste, il Trentino-Alto Adige: qui il territorio forestale è pianificato in gran parte, ci sono importanti aree protette forestali, c’è turismo verde, ma c’è anche una filiera consolidata del legname da opera e una bioeconomia legata al legno.


Quali sono gli alberi più adatti alle città?

Dipende dall’obiettivo ambientale che vogliamo ottenere. Alcune specie sono più veloci nel crescere e quindi assorbire CO2, altre hanno le foglie grandi e adatte a bloccare le sostanze inquinanti, altre ancora hanno le radici profonde e resistono bene al vento e alla siccità, continuando a far evaporare acqua anche durante le ondate di calore e mantenendo così il loro potere rinfrescanti nei confronti dell’aria e degli edifici che li circondano. L’importante è conoscere bene le caratteristiche di ciascun albero e scegliere “il posto giusto per l’albero giusto”. Così come non dobbiamo dimenticarci che l’investimento deve comprendere almeno alcuni anni (da cinque a sette) di cure post-impianto: nei primi anni di vita l’albero va protetto dal clima e dai danni.

Una foglia di acero samara

INFO

www.giorgiovacchiano.com