Covid19
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Covid19….. siamo italiani ce la faremo

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Eccomi al ventesimo giorno di quarantena e di getto scrivo le mie sensazioni. Questa pandemia ha messo in ginocchio il mondo. Fisicamente, psicologicamente ed economicamente. Le notizie nefaste che hanno accompagnato questo momento drammatico hanno messo a dura prova la resistenza emotiva di ognuno di noi. Non siamo fatti per restare soli. Abbiamo bisogno del contatto con gli altri ma, data la situazione di pericolo derivante dal contagio del COVID19, gli unici contatti che possiamo avere sono quelli virtuali. E quegli stessi contatti che, fino a poco tempo fa, mi piacevano tanto e di cui facevo largo uso, ora mi hanno fatto riscoprire l’importanza di un abbraccio, di un sorriso, di una stretta di mano forte, vigorosa, di quelle che trasmettono coraggio.

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Solitudine, abbandono, paura.  Una sensazione che ti attanaglia dalle prime luci del mattino e ti accompagna sino a notte inoltrata quando finalmente il sonno ti fa dimenticare per qualche ora questo incubo. Un incubo che non vivi di notte ma di giorno con la paura di affrontare un’altra lunga giornata di dolore con il sottofondo delle sirene delle autoambulanze che passano a ritmo continuo. Con la paura di ascoltare le cifre spaventose di quelli che non ce l’hanno fatta e di tutti quelli che stanno combattendo strenuamente a fianco e nei letti di ospedale. E poi ti viene quasi naturale pensare  se e quanto manca ad arrivare a te. Ed ecco che la paura si trasforma in terrore. L’impulso è quello di fuggire. Ma è una fuga verso l’interno: il corpo si irrigidisce, le mani tremano, hai un nodo alla gola, vorresti urlare ma non riesci. Cerchi di calmarti e arrivano i primi messaggini degli amici, dei parenti che spesso annunciano che qualcun altro se n’è andato. E in totale e spaventosa solitudine. Nulla da raccontare, nulla se non la condivisione della paura e dell’angoscia. Ti sforzi e rispondi: Sì, bene fortunatamente. Ma ti prego non darmi il bollettino di guerra, oggi no, per favore. E speri che capisca e che al massimo ti mandi qualche vignetta simpatica con cui sorridere qualche istante.

Inizia la mia lunga giornata fatta di attività che mi tengano impegnata: mi muovo, salgo sulle scale, stacco quadri, pulisco pezzi di arredamento di cui non ricordavo nemmeno l’esistenza e penso, penso, penso. È un pensiero costante che  non mi abbandona. Vuole che tu faccia i conti con la tua testa e la tua anima. Ed effettivamente pensi un po’ alla tua vita, a cosa hai fatto, alle cose che avresti dovuto evitare, alle sofferenze che forse hai provocato, ai rimpianti, alle cose non dette, alla mia mamma e al mio papà e su quanto mi mancano in questa situazione di solitudine. A cosa farò se non sarò io ad aumentare il numero del bollettino televisivo delle 18.

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Il pensiero è rivolto soprattutto a chi ha vissuto già in prima persona la tragedia. La mia mente corre spesso alle modalità in cui il Covid ti prende. Lo fa in maniera subdola, cattiva ti toglie gli affetti, ti vuole solo, non ti vuole distratto da nulla. Niente saluto alla mamma, alla figlia, a un padre. Solo è stato il tuo arrivo e solo ti riprende.

Che grande dolore ascoltare racconti di persone che hanno visto uscire di casa il proprio caro e non ne hanno visto il ritorno. Ma soprattutto leggere nei loro sguardi la grande sofferenza per non sapere il percorso del loro amato. Ha sofferto? Ti ha cercato? Ti voleva dire un’ultima cosa? Queste domande saranno per sempre e per sempre non avranno una risposta. Elaborare questo lutto è difficilissimo. Le notizie che vengono date durante la degenza dei malati Covid sono poche e generalmente sono con bollettini giornalieri: stazionario, è stato intubato, reagisce ecc  e poi c’è    anche un altro squillo del telefono spesso è un suono di morte. La comunicazione fredda, attraverso un filo, in cui ti viene comunicata la perdita. Qualche breve notizia sulle modalità di cremazione è tutto. Cremazione? Si perché non c’è scelta. Il corpo viene cremato.   Penso dunque al desiderio dei miei genitori che poco prima di morire mi fecero promettere che non avrei mai scelto la cremazione per loro. Il desiderio di papà e mamma era di essere seppelliti nella terra. Ecco questo loro, ultimo,  desiderio è stato possibile per me rispettarlo. Cosa avrei fatto oggi? In una situazione di questo genere? Nemmeno il desiderio di riposare eternamente Covid ti fa scegliere.

Nel frattempo vedi immagini che non vorresti vedere: centinaia di sacchi neri appoggiati a terra negli ospedali, file di camion militari che trasportano salme. Che dolore…   perché provo così tanto dolore? Perché il Covid aleggia intorno a me e vivo costantemente con la paura che potrebbe essere il mio momento di combattere con la malattia o con la sofferenza di avere un caro ammalato.

Mi faccio forza, leggo, rileggo guardo foto dei miei tanti viaggi e sogno nuovamente luoghi, colori, sorrisi e ne assaporo gli odori. I ricordi… indelebili nella memoria e soprattutto nel cuore. Quanto riescono a lenire la sofferenza e allora mi sforzo e mi dico: “certo che tutto tornerà come prima. Siamo italiani. Ne abbiamo viste anche di peggio”.

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