LA VITE È BELLA, IL CONSORZIO DEL MONFERRATO VI INVITA ALLA FIERA DEL RAPULE’ DI CALOSSO

 

Di Elisabetta Torrieri

Percorsi enogastronomici, un convegno e il recital-concerto di  Haber e Conte dedicati alla vigna e al vino: “fermentano” i preparativi del primo incontro pubblico organizzato a Calosso (Asti) nell’ambito di Identità Future, il progetto di recupero e valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali, in collaborazione con il Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, che si tiene dal 15 al 17 ottobre.

Calosso, borgo di-vino

Calosso si trova in magnifica posizione panoramica su un bricco che sfiora i 400 metri d’altezza tra le valli del Nizza e del Tinella, nel punto di transizione tra Astigiano e Langhe. Qui tutto ruota attorno alla civiltà del vino: significativa è la produzione di Moscato d’Asti, che costituisce la risorsa principale del territorio, ma ben rappresentati sono anche i vitigni a bacca nera tipici del Piemonte, Barbera, Dolcetto, Nebbiolo, Freisa, cui si aggiunge una vera e propria rarità il Gamba di Pernice.

Calosso si caratterizza per la presenza dei crotin, ambienti sotterranei scavati nel tufo, sotto le case del paese, senza luce né aerazione, adibiti a cantine per la conservazione e l’affinamento dei vini più pregiati. In alcuni crotin, poi si trovano anche delle cisterne d’acqua, che viene immagazzinata per i periodi di siccità. Nei vani più profondi, invece, dove le temperature sono più basse, veniva conservata la neve, che veniva isolata con strati di pula o di paglia, per fungere da freezer naturale.

Il programma della fiera

Si parte alle 17 di venerdì 15 ottobre: nel Salone Don Pierino Monticone di piazza Sant’Alessandro si svolgerà il convegno dal titolo “La vite è bella – I paesi della vigna e del vino”. Relatori saranno l’antropologo Piercarlo Grimaldi, con un intervento dal titolo “Di vino e di bellezza: i musei contadini”, il sociologo Enrico Ercole (“Di museo e di marketing, identità-paesaggio-comunità”), Adriano Da Re, già segretario generale della Fondazione Torino Musei (“L’arte della vigna e del vino”), l’artista Giancarlo Ferraris (“L’arte per comunicare la terra”), l’editore Albino Morando (“Coltivare la bellezza”), il docente universitario Mario Fregoni (“La malora della vigna”) e lo storico Piero Bussi  (“La terra particulata, il caso di Calosso”). Il sindaco Pierfrancesco Migliardi porterà il saluto dell’Amministrazione. A moderare i lavori sarà Salvatore Leto, già direttore del Teatro Alfieri di Asti.

A seguire, alle 19, ci sarà l’apertura ufficiale della Fiera del Rapulè 2021 “Tra i colori d’autunno”, con il tradizionale e suggestivo percorso enogastronomico tra i “crotin”, le antiche cantine scavate nel tufo che giacciono sotto molte abitazioni del centro storico: la manifestazione trae ispirazione dal nome dall’antica pratica della vendemmia dei grappoli tardivi, i “rapulin ‘d San Martin”.

Alle 21, Alessandro Haber e Giorgio Conte si esibiranno in un recital-concerto che intreccerà versi di poesia e vino, dagli antichi greci agli autori contemporanei, con musica e canzoni del vastissimo repertorio del cantautore astigiano: lo spettacolo si svolgerà in piazza del Fossato, in caso di maltempo l’esibizione sarà spostata nel salone comunale.

Il percorso di gusto si paga con i crotin

Per accedere alla Fiera del Rapulé, che sarà aperta, sabato 16 dalle 18 alle 24 e domenica 17 dalle 11 alle 16.30, è necessario essere in possesso di Green Pass e avere acquistato il ticket di ingresso sul sito www.fieradelrapule.it . Il biglietto costa € 25 e include: ingresso alla manifestazione, servizio navetta dal parcheggio alla Piana del Salto, tasca e calice, 20 crotin, l’unica moneta accettata durante la manifestazione per l’acquisto di piatti, degustazioni di vino e acquisto delle bottiglie. 1 crotin corrisponde a 1 euro. Le casse si trovano in piazza sant’Alessandro o all’oratorio parrocchiale.

Il percorso si snoda tra il crotin Girio (risotto al Castelmagno e acciughe al verde), il crotin Duca Bianco (uova al tartufo, guanciotto caramellato al Moscato), Casa Olmi (vin brulé), il crotin ‘d Gonda (insalata di carne cruda), Palazzo de Teatro (ravioli del plin), il crotin Zia Tina (zabaione al Moscato), la Cantina Comunale (gnocchi al ragù di salsicca, torta di nocciole), il crotin Montafia (finanziera), la piazza del Castello (grappe), il parco del Castello (formaggi di Langa).

Si potranno visitare i crotin Barbero Gioia, crotin del Teatro, La Casa della Nonna. Mostre in corso alla Casa San Martino – Biblioteca (vetri e ceramiche raku a cura di Dedo Roggero Fossati), Bottega ‘d Ginin (opere di plastica riciclata a cura di Roberto Montafia), Butega ‘d Calos (mostra “Illuminati” a cura di Federica Cagnotto), Casa Irene (mostra fotografica “Calossesi d’un tempo” e “Casa di una volta” a cura di Giovanna Cardelli.

INFO: www.fieradelrapule.it




Nel Monferrato, fra tartufi e Barbera, la cantina Bava festeggia 110 vendemmie

Di Elisabetta Torrieri

Il Monferrato è una terra fatta di splendide colline (dal 2014 Patrimonio dell’UNESCO), di borghi, di castelli e di grandi tradizioni vitivinicole. Le possibilità di trascorrere un piacevole weekend in Monferrato sono innumerevoli, differenti e tutte particolarmente appetibili. Il periodo consigliato per la visita è l’autunno per i colori caldi del paesaggio, e tutta una sconfinata casistica di piacevolezze che il fortunato turista può scegliere per scoprire angoli nascosti da esplorare e per vivere esperienze culinarie ed enogastronomiche indimenticabili.

Ma ovviamente le possibilità non finiscono qui. Per gli sportivi, il territorio offre interessanti e splendide passeggiate in mountain bike, o a cavallo, o itinerari specifici per il Nordic Walking. Per i più tranquilli e romantici, percorsi a piedi immersi nel verde.

Tappa a Cocconato, tra i “Borghi più belli d’Italia”

Tra scorci panoramici e un clima particolarmente mite, che favorisce la crescita di ulivi, palme e molte piante tipiche di località marittime, per il nostro wine tour troviamo in una posizione privilegiata il borgo di Cocconato.  Entrato a far parte nel 2019 dei Borghi più belli d’Italia e, ad aprile 2021, nella TOP TEN dei dieci borghi più belli d’Italia all’ottava edizione del ‘Borgo dei Borghi‘.

Il piccolo e frizzante borgo piemontese noto come “Riviera del Monferrato“, è situato a nord-ovest della provincia di Asti, ed è facilmente raggiungibile da Asti, Torino e Milano, attraverso la provinciale della Valle Versa, la statale Asti-Chivasso, la provinciale che dal Gallareto porta a Chieri.

A una manciata di chilometri di distanza si trovano le autostrade Torino-Milano (casello Chivasso est) e Torino-Piacenza (casello Asti est).  Naturalmente, per coronare il weekend, è indispensabile godere delle prelibatezze gastronomiche monferrine. Tra i grandi classici della tradizione piemontese, imperdibile, data la stagione propizia, la degustazione del pregiato tartufo bianco d’Alba accompagnato da “blasonati” vini da applausi.

Infine, per gli amanti dell’arte e della cultura, visite ai castelli storici di zona e ai tesori clericali di Cocconato, tra cui la Pieve della Madonna della Neve, la chiesa della Santissima Trinità, la chiesa di Santa Caterina e il Santuario della Madonna delle Grazie.

La pieve della Madonna della neve

La storica cantina Bava festeggia la 110° vendemmia 

Fra le tante cantine del territorio di Cocconato, una tappa obbligata è alla Cantina Bava, che quest’anno celebra la sua 110° vendemmia, ma anche i 90 anni (compiuti a settembre) del suo fondatore, Piero Bava.

Piero Bava, il fondatore della cantina, quest’anno ha festeggiato 90 anni

Chi, infatti, nei prossimi anni, assaggerà uno dei vini Bava della vendemmia 2021, troverà nel calice una Barbera, un Nizza o un Barolo che racchiude ed esprime oltre un secolo di esperienza. Perché quasi mai un vino è il frutto di una sola vendemmia, ma racconta tutta la storia di chi quel vino lo ha pensato, lo ha prodotto, lo ha portato in tavola.

Sono ben 110 le vendemmie della famiglia Bava da quando Giuseppe Bava ha inaugurato a Cocconato l’albergo con ristorante, sala da ballo e cantina. L’edificio sorgeva proprio accanto alla linea ferroviaria Asti – Chivasso che stava nascendo tra le colline dell’Astigiano, a pochi passi dalla stazione: di lì a poco, la ferrovia avrebbe permesso trasporti e commerci più agevoli sulla direttrice di Torino, favorendo scambi e incontri. Era il 1911.

Un’immagine storica dell’albergo della Stazione della famiglia Bava

Quest’anno Bava taglia un nuovo traguardo come impresa storica. A capo della cantina, oggi, c’è è il nipote del fondatore, Piero Bava, riconosciuto nel 2016 come uno dei “Patriarchi della Barbera”, Piero festeggia il suo compleanno insieme alla cantina: ha messo piede nell’edificio quando aveva soltanto pochi mesi e, ancora oggi, porta avanti la tradizione della famiglia con i suoi figli Roberto, Giulio e Paolo e i nipoti, Francesca e Giorgio. Tre diverse generazioni al lavoro fianco a fianco per offrire, su oltre 50 mercati nel mondo, vini che parlano di Piemonte, di autenticità, sostenibilità, rispetto per il territorio, radicati valori familiari e di ospitalità, di passione, di gusto.

Tre generazioni della famiglia Bava

I vini Bava, più di un secolo di storia

In 110 anni si fa la storia: si disegna e si definisce uno stile, in vigna e in cantina, si fa il giro del mondo molte volte tra incontri, degustazioni, brindisi in tutte le lingue. Sono decine e decine i menu ideati da Roberto Bava per i suoi leggendari wine dinner che hanno toccato tutti e cinque i continenti. Oggi, appesi alle pareti della cantina, rappresentano il segno tangibile della creatività e della storia di Bava.

I vigneti di proprietà della famiglia si sono estesi negli anni dal Monferrato fino alla Langa da Barolo (oggi 50 ettari, alternati a 20 ettari di boschi, noccioleti e prato per preservare la biodiversità). Le tecniche si sono via via rinnovate, le idee non sono mai mancate. La produzione si è ampliata negli anni: le etichette Bava sono adesso 14, e rappresentano uno spaccato enologico importante di quest’angolo del Piemonte.

Il primo amore resta la Barbera, a partire dall’espressione del vino più identitario, che è lo Stradivario, una preziosa Barbera d’Asti Superiore dai lunghi tempi di affinamento. Dai vigneti di Agliano nascono Libera, una Barbera d’Asti solo acciaio, e il Nizza Docg Pianoalto. Viva in bottiglia, Barbera del Monferrato frizzante, è un vino di tradizione monferrina che unisce l’eleganza dello stile di produzione dei vini rifermentati in bottiglia con l’autentica tradizione del Piemonte.

Nella scenografica Vigna della Pieve a Cocconato, oltre a Stradivario, si producono le uve per Thou Bianc, sorprendente Chardonnay piemontese, il Sauvignon Relais Bianc e l’Albarossa. Dalla cascina di Castiglione Falletto nelle Langhe, in provincia di Cuneo, nel cuore del cru Scarrone, nascono il Barolo Docg Bava e il Langhe Nebbiolo. Da sempre nella tradizione Bava, gli aromatici del Piemonte: in particolare la Malvasia, (Rosetta e Malvasia Rosé), il Moscato d’Asti e il Ruché di Castagnole Monferrato.

Un percorso di visita guidata dedicato alla storia dell’azienda nelle cantine Bava sarà inaugurato nelle prossime settimane. Intanto, sui canali social istituzionali dell’azienda, il viaggio nella storia Bava è iniziato già da qualche mese tra foto d’epoca, ricordi e racconti con l’hashtag #bava110.

INFO

www.bava.com




Autunno in Alto Adige, tra vigne e castelli

Un weekend dove con l’autunno tornano le antiche tradizioni come il torggelen, quando i contadini e osterie offrono buon vino e castagne. Perdersi tra questi paesaggi a degustare vini nelle cantine sormontati da castelli. Così l’Alto Adige accoglie turisti.

Testo e foto di Vittorio Giannella

Un fine settimana di prossimità prima che arrivi il generale inverno col suo carico di freddo e grigiore? Chiudete gli occhi e immaginate di essere sulle rive di un torrente spumeggiante, tutt’intorno circondato da ripidi declivi ricoperti da vigneti e boschi, e, in fondo, montagne alte fino a tremila metri. Un sogno?

Il fiume Talvera e, sulla sfondo, Castel Roncolo

No, è proprio cosi, esiste davvero ed è la Valle Isarco in provincia di Bolzano, qui in Alto Adige. Noi di Weekend  Premium l’abbiamo scelta per le eccellenze enogastronomiche e di tutto il bello che i dintorni del capoluogo offrono: cantine e degustazioni, pedalate e trekking tra le vigne en plein air, sperimentando in diversi modi la cultura del vino.

Ecco il premio per chi sale fin quassù. Gli uomini di queste valli altoatesine hanno cercato da sempre spazi da condividere con la roccia, strappandole poco alla volta fazzoletti di terra per coltivare i vigneti più a nord d’Italia. Quella di queste divine montagne è una storia geologica antichissima, grazie alla quale si è generata una mineralità del terreno che, conferisce ai vini giusta acidità, freschezza ed eleganza.

BOLZANO: VIGNE E CASTELLI

Lasciamo la A22 del Brennero e raggiungiamo l’hotel Laurin nel cuore di Bolzano, un’oasi verde con alberi secolari, riserva di frescura. Ci inoltriamo tra le vie animate della città, i poggioli delle case colmi di gerani colorano il grigio delle pietre, fino alla caratteristica via dei Portici, nel nucleo originale di Bolzano, con botteghe artigiane, osterie e negozi sfavillanti, dove lasciarsi andare allo shopping, fino ad arrivare nella splendida piazza Walther, in cui spicca il Duomo gotico del XIII secolo, con un elegante campanile a cuspide traforata, ricco di affreschi all’interno.

Il Duomo e il monumento in Piazza Walther

Da sempre la valle Isarco è stata zona di passaggio e nodo di comunicazione tra le regioni italiane e i paesi transalpini, e lo si intuisce per la presenza di castelli e manieri, che troneggiano dall’alto. Sono 800, un numero impressionante che fa dell’Alto Adige la regione europea con la più alta concentrazione di castelli.

L’imponente profilo di Castel Mareccio

Da visitare senza dubbio Castel Mareccio, con torri cilindriche e mastio, attorniato da vigneti. Castel Roncolo, da non perdere per gli affreschi, arroccato su un roccione a picco sul torrente Talvera, lungo la strada per la valle Sarentino, e Castel Firmiano dove è possibile visitare uno dei musei della montagna realizzato dal celebre alpinista Reinhold Messner.

Una delle opere del Museo Messner

DOPO I CASTELLI, LA PRIMA CANTINA

Abbiamo appuntamento alla cantina Nals Margreid nella vicina Nalles, caratteristico borgo ai piedi della muraglia alpina che ospita gran parte dei 14 vitigni, fra cui Schiava, Chardonnay, Kerner, Riesling, Gewurztraminer e altri, fino ai 700 metri di quota, un contesto che unisce il clima delle Alpi al sapore intenso e unico delle brezze mediterranee.

Le botti della cantina Nals Margreid

Colpisce il fatto che ogni bottiglia porti un nome: “Perché in questo modo diamo un segno di carattere unico, ma soprattutto certifica l’origine. Il nome diventa cosi ambasciatore di un’unica simbiosi tra uomo e terra” ci spiega Gottfried Pollinger direttore della cantina, versandoci un fresco Sirmian, pinot bianco, vincitore quest’anno di tre bicchieri del Gambero Rosso. Un veloce giro nella bella struttura fatta di rovere, acciaio e vetro, sinonimi di tradizione, innovazione e concretezza.

Gottfried Pollinger direttore della cantina

Ripartiamo con l’auto appesantita da un po’ di bottiglie, alla volta di Chiusa, la piccola cittadina della bassa Valle Isarco, dove dormiremo all’ hotel Spitalerhof.

SECONDO GIORNO: CANTINE E UN’ABBAZIA

Chiusa è dominata dal monte Sabiona, sulla cui cima svetta l’antichissima residenza dei vescovi che da qui amministravano il Tirolo. Un grande territorio non ha bisogno di grandi parole, si racconta da sé. Qui le radici e la storia sono rimaste le stesse di sempre. Ogni stagione offre un’opportunità, ogni angolo una sorpresa, anche in questi giorni di primo autunno, con le vigne che stanno donando i grappoli maturati a queste quote, una pacchia per l’enoturista che può fare sosta e degustare.

I vigneti della Cantina Kofererhof

Ne approfittiamo per conoscere e degustare i vini di un’altra cantina, nel comune di Novacella, che domina con i suoi vigneti a terrazze, la sottostante celebre abbazia omonima del 1142, tenuta da monaci agostiniani, resa ancora più suggestiva dall’anfiteatro di vigneti. Ci fa da Cicerone Gunther Kerschbaumer, il proprietario della cantina Kofererhof, uno dei più antichi masi dell’Alto Adige.

L’Abbazia di Novacella

Come ovunque nella valle, sono soprattutto le uve bianche a trovare le condizioni ideali per la maturazione. “Su una superficie di 5,5 ettari a 650 metri di altitudine, la mineralità del terreno e il microclima conferiscono ai vini del maso una spiccata acidità, fruttati e freschi, peculiarità proprie delle uve che crescono nelle vigne più a nord d’Italia e che con particolare energia traggono nutrimento da un terreno povero” ci spiega Gunther tra i filari, mentre sua madre Erika, in costume tipico, rientra a casa con un mazzo di fiori per abbellire il tavolo, e sul suo volto risalta l’ambizione, tutta valligiana dell’Alto Adige, di conciliare il turismo con una gestione ideale del territorio e delle risorse naturali.

Gunther Kerschbaumer, proprietario della cantina Kofererhof

Tra muri vecchi di secoli, degustiamo Sylvaner, Muller Thurgau, Kerner e Riesling, sperimentando dal vivo la cultura del vino abbinato alla bellezza del paesaggio che si vede dalle ampie vetrate, potente antidoto a tristezza e stress.

Alcuni vini della cantina Kofererhof

Il sole nel frattempo disceso dietro le montagne non dà più luce né calore ma prima di rientrare in hotel, a Chiusa, ci fermiamo alla cantina Kellerei Valle Isarco, dove, tra il ventaglio di etichette di ottimi vini bianchi che assaggiamo, restiamo particolarmente colpiti dal Vernatch, un vino rosso sorprendente, anche per il prezzo, che ha dentro di sé la purezza del vitigno autoctono Schiava: austero, tannico ed elegante.

Alcune pregiate etichette della Cantina Kellerei

TERZO GIORNO: A 2000 m, CONNEL RIFUGIO DEL GUSTO

L’escursione per raggiungere La Villa in alta Valle Badia comincia di primo mattino, quando la luce del sole incendia di rosa le cime delle Dolomiti, in un’aria che ossigena fisico e cuore, una valle capace di sedurre con un mix di efficienza “tedesca” e calore “ladino” oltre che con l’alta gastronomia e il benessere.

Il profilo del Lagazuoi

Con la cabinovia saliamo due alla volta con le E-bike per poter raggiungere il rifugio Utia de Bioch, vincitore del premio 2021 per la diffusione della cultura del vino, dove abbiamo appuntamento con il proprietario Valentini. Si arriva su un altipiano a 2000 m. d’altitudine e con facilità percorriamo le salite che si presentano fino alla struttura, un attico sul gruppo del Sella e in fondo, la Marmolada, scintillante col suo ghiacciaio.

Il rifugio Utia de Bioch

Il 2021 è un anno ricco di cambiamenti in tutti gli ambiti e rappresenta dunque anche un’occasione di rinascita e innovazione nel settore gastronomico”, ci dice Valentini, “e anche quest’anno, in alta Val Badia sta per cominciare l’iniziativa “sciare con gusto” la dodicesima, dove i rifugi associati come il mio, proporranno menù di otto chef stellati, abbinati ognuno ad un rifugio sulle piste. Per prenotare il proprio tavolo si può chiamare direttamente il rifugio partecipante in cui si vuole mangiare, scegliendo tra i piatti che si addicono meglio ai propri gusti culinari”.

E non è tutto. Nella sua fornitissima vinoteca d’alta quota, si potranno degustare una selezione dei migliori vini dell’Alto Adige, (per info www.altabadia.org). Qui nella bella stagione si può mangiare all’aperto con lo scenario dei Monti Pallidi, patrimonio mondiale dell’umanità, prati e boschi a perdita d’occhio.

Vini di qualità ad alta quota

Mentre parliamo, si susseguono ricette profumate di erbette selvatiche, pino mugo, frutti di bosco e funghi, che accompagnano salmerini, formaggi di malga e canederli, innaffiati da ottimi vini locali. Una cucina autentica, basata su prodotti di un territorio ancora rispettato e protetto.

Un irresistibile stinco di maiale alle erbette

È ora di tornare, ma non prima di aver visitato l’ultima cantina, la più a sud della regione al confine con il Trentino: la cantina Colterenzio, 300 soci, 14 vitigni coltivati in trecento ettari tra i 230 e i 650 metri d’altitudine, 1,9 milioni di bottiglie vendute in 33 paesi in tutto il mondo. Questi i risultati del lavoro di tante famiglie che da anni e anni producono il loro prezioso liquido e si tramandano di figlio in figlio i segreti della coltivazione vitivinicola.

Degustazione di vini alla Cantina Colterenzio

INFO

DOVE DORMIRE

*Parkhotel Laurin a Bolzano, 100 metri dalla stazione ferroviaria www.laurin.it
*Vinum hotel Spitalerhof a Chiusa, con due camere botti tutte da provare. www.spitalerhof.it

Il bistrò del Park Hotel Laurin

DOVE MANGIARE

*Ristorante Kircherhof ad Albes, piatti del territorio, da non perdere le tagliatelle fatte a mano con finferli e ciliegie. Vasta scelta di vini altoatesina. www.kircherhof.it

*Ristorante Turmwirt a Gudon con ingredienti acquistati dai contadini locali. Pane ai vari semi ancora caldo, succhi e grappe di produzione propria. Da non perdere sella di cervo e tortelli di zucca fatti a mano. www.turmwirt.com

*Rifugio Utia de Bioch, a 2000m con un panorama mozzafiato sulla Marmolada e il gruppo del Sella. Vincitore del premio speciale cultura del vino in Alto Adige. Ottima la costoletta di mangalica alla brace con erbette e fichi, dello chef Nicola Laera. www.fornata.it

CANTINE

www.koefererhof.it a Novacella.

www.kellerei-eisacktal.it a Chiusa

www.nalsmargreid.com a Nalles

www.colterenzio.it a Cornaiano




A “Eruzioni del gusto” un turismo di-vino

Autunno, tempo di vendemmia e torna attuale il tema dell’enoturismo. Non solo legato alle visite guidate in cantina e alle passeggiate o pedalate tra gli scenari incantati delle colline ammantate di vigneti, ma anche quello legato ai vini di qualità, prodotti unici e inimitabili, legati ai territori. Perché il loro sapore unico è dato proprio dalle caratteristiche altrettanto uniche del microclima, della terra, dall’arte della viticoltura.

“Eruzioni di gusto” e i vini vulcanici

Delle opportunità e delle potenzialità di un enoturismo legato alle peculiarità dei territori e della necessità di “fare sistema” si è parlato nella terza edizione di “Eruzioni del gusto”, uno degli eventi più importanti e innovativi di tutto il sud Italia, che si è tenuto nei giorni scorsi nella prestigiosa sede del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, tra Napoli e Portici, dove, nel 1839, nacque il primo tratto di ferrovia a doppio binario, lungo 8 km.

L’evento ha coinvolto tutti i grandi territori “vulcanici” d’Italia, non solo dal Vesuvio all’Etna, ma anche tutti i distretti agroalimentari che sono legati per cultura, storia e produzioni alla terra lavica, dal Veneto alla Toscana, dal Lazio alla Lucania. Tra i diversi laboratori di assaggio e i master class, a “Eruzioni di gusto” erano presenti tutti e cinque i consorzi di tutela dei vini campani, che hanno testimoniato la grande biodiversità enologica.

“Eruzioni del gusto” è stato organizzato dall’Associazione culturale Oronero. “Stiamo posizionando, d’intesa con la Regione Campania, il nostro territorio come vetrina internazionale del turismo enogastronomico”, ha detto Carmine Maione, presidente di Oronero. Un progetto che, come afferma “è stato ben accolto anche dalla Regione Toscana, pronta a stendere un protocollo con la Regione Campania sul tema del turismo enogastronomico”.

E sul futuro dell’enoturismo si è espresso anche l’assessore all’Agricoltura della Regione Campania Nicola Caputo: Eventi come Eruzioni del Gusto sono fondamentali per comunicare al mondo la qualità dei nostri prodotti agroalimentari sotto un unico brand “Campania”. Nel futuro, chi mangia e beve campano dovrà essere consapevole della eccezionalità dei prodotti della nostra terra”.

“Siamo la patria della Dieta Mediterranea, non intesa soltanto come stile di vita, ma come declinazione di identità e qualità del cibo. È il momento giusto per consolidare la sinergia tra l’assessorato all’Agricoltura e tutti i soggetti che, in questo senso, contribuiscono a fare sistema. Stiamo lavorando, anche grazie alle risorse della programmazione dei fondi europei, al raggiungimento di questo obbiettivo “.

Il vino motore del turismo a 360°

”Arrivare a Napoli”, ha aggiunto Giampietro Comolli, presidente dell’osservatorio economico del vino, dell’istituto del sale alimentare e docente dei distretti produttivi turistici, “non è solo una questione di eruzione del gusto, ma è una emozione a 360 gradi per quello che il territorio partenopeo offre con alle spalle 2500 anni di storia.”

Dall’evento è infatti emersa l’importanza di una visione nazionale, in termini di indirizzo, brand e valorizzazione unica per presentare un vero sistema-Paese e puntando su un modello diverso da tutti gli altri.

“Occorre”, ha continuato Comolli, “creare una nuova filiera integrata e allargata a tutti i servizi alla persona indispensabili per i fruitori, dai mezzi pubblici alle bici elettriche, dai parcheggi alla cartellonistica, puntando anche su una digitalizzazione forte e hotspot automatici diffusi. Una rete di sistema è l’unica via da intraprendere subito per valorizzare la cultura enogastronomica come attrattore turistico e come espressione dell’identità del territorio”.

INFO: www.eruzionidelgusto.it




Brindisi di Buona Pasqua con i Vini dei Colli Euganei

È un brindisi virtuale, ma ugualmente sentito, quello che il Consorzio dei Vini dei Colli Euganei propone ai lettori di Weekend Premium in diretta Instagram giovedì 1° aprile, alle ore 20.30, per augurare Buona Pasqua, ma anche Buona Primavera e Buona Rinascita.

Un augurio carico di speranza per il quale è stato scelto per il brindisi il Fior d’Arancio Spumante Docg, il Moscato Giallo dei Colli Euganei con aromi di zagara, salvia e albicocca, a bassa gradazione alcolica, di circa 6 gradi, perfetto per accompagnare i dolci pasquali.

La degustazione e il brindisi in diretta si potrà seguire sulla pagina Instagram di Vinieuganei E rimarrà poi a disposizione sul canale Igtv della stessa pagina.

INFO

www.collieuganeidoc.com




Italiani o francesi? Ecco i vini per la Festa della Donna

Delicati, dal sapore fruttato, da bere da soli o come base per deliziosi cocktail. Si avvicina la Festa della Donna e, anche se non si potrà festeggiarla come gli altri anni, a causa dell’emergenza Covid, si può sempre dire di sì a un buon vino, come aperitivo o per un brindisi con il proprio partner.

Per questa, e altre occasioni speciali, si può scegliere un vino italiano, con una storia di tradizione e innovazione al tempo stesso: il Prosecco. Andiamo allora in Veneto, dove le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono state dichiarate dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Tra le tante aziende che hanno contribuito a fare conoscere il Prosecco nel mondo, tanto da fare concorrenza al celebre Champagne, c’è l’azienda Enoitalia, nata nel 1986, tra i maggiori player del vino italiano nel mondo e al 2° posto fra i produttori di Prosecco DOC in Italia e tra i principali produttori della DOC Pinot Grigio delle Venezie. I prestigiosi vini vengono prodotti nelle due winary di Calmasino di Bardolino, nel veronese, e a Montebello Vicentino (VI).

In occasione della Festa della Donna, l’azienda propone un regalo davvero speciale: un box degustazione “per lei” al prezzo speciale di € 36,50 con una selezione di 6 bottiglie pensate apposta per il gusto delle donne dagli enologi di Enowinery: dal Prosecco DOC Rosé al Prosecco DOC nell’elegante bottiglia diamantata di VOGA Italia, fino al Lugana DOC Aristocratico. Non possono poi mancare il Pinot Grigio delle Venezie DOC, e il Moscato Spumante nelle splendide bottiglie blu e femminili con Gemma di Luna. E, per finire, un rosso seducente come Lignum Vitis Frappato Shiraz.

INFO: www.enowinery.it (anche shopping online)

Per chi ama gli aperitivi “alla francese”

Un altro grande territorio famoso per la produzione di vini è la Francia. Un vino francese si distingue per il suo gusto corposo e inconfondibile, strettamente legato alla zona di produzione.

Tra le più famose c’è la zona di Bordeaux, nel sud del paese. Qui, nel 1872, a Podensac, un pittoresco villaggio dove il tempo sembra essersi fermato, è nata la Maison LILLET, specializzata nella produzione di vini pregiati e liquori. Dalla combinazione tra vini francesi attentamente selezionati e liquori di frutta, nel 1887 nasce l’aperitivo Kina LILLET, da subito apprezzato in tutta la Francia e anche oltreoceano. Al punto da diventare l’aperitivo più alla moda nei bar di New York, anche grazie ai manifesti pubblicitari creativi e moderni dell’artista francese Robert Wolff.

Tra gli amanti celebri di LILLET ci sono lo scrittore Ian Fleming, “papà” di James Bond, che nel romanzo Casino Royale fa ordinare alla celebre spia il suo cocktail preferito, il Vesper, con Kina LILLET. Appassionata del marchio anche Wallis Simpson, duchessa di Windsor, che negli anni Cinquanta lo introduce dell’alta società e, in particolare in hotel di lusso come il George V e il Ritz.

Nel 1962, durante il boom economico, la maison decide di proporre al pubblico un prodotto nuovo, dal gusto più corposo, rivolto in particolare agli estimatori di vini rossi, il LILLET Rouge. Nel 2011, dopo quasi cinquant’anni, nasce il LILLET Rosé, dal sapore fresco, vivace e fruttato, pensato per le donne e le giovani generazioni. Ora, la maison è orgogliosa di portare LILLET anche in Italia, in occasione della Festa della donna.

Tre varianti per un aperitivo à la française

Gli aperitivi LILLET sono caratterizzati da una raffinata combinazione di vini francesi e liquori di frutta, con una bassa gradazione alcolica (17% puro o 5,7% in un long drink) e con un basso contenuto calorico. Inoltre sono privi di aromi e coloranti artificiali.

Si può scegliere per esempio il LILLET Blanc, dal colore dorato, dall’aroma floreale e dal gusto nato dal mix di arancia candita, miele, resina e frutta esotica. Si può assaporare in un long drink con acqua tonica, guarnito con ghiaccio, cetriolo, fragole e menta fresca, da servire a una temperatura di 6-8°C.

Il LILLET Rouge, invece, ha un colore rosso rubino nato dalla combinazione di vino rosso e frutti rossi. Ha un gusto corposo, dato da un mix di arance fresche, frutti di bosco, spezie e vaniglia. Si può gustare in un long drink con tonica, ghiaccio e una fetta di arancia. Servito a una temperatura di 6-8°C.

Il LILLET Rosé, invece, ha un colore rosa brillante e un aroma delicato di frutti rossi, fiori d’arancio e pompelmo, a cui viene aggiunta una goccia di LILLET Rouge. Da gustare anche in un long drink con tonica, ghiaccio e una fetta di lime.

Gli aperitivi LILLET si trovano sulle principali piattaforme di e-commerce al costo di € 18,90 a bottiglia. Che scegliate italiano o francese, buona Festa della Donna!

INFO: www.lillet.com




Il Mondo in Italia. In Franciacorta come nella Champagne

Nelle scorse settimane, vi abbiamo proposto uno speciale in tre puntate in cui vi abbiamo suggerito alcune mete della nostra bella Italia che assomigliano per paesaggio, storia, vocazione, ad altre mete estere. Un modo per “viaggiare” in tutto il mondo rimanendo nel nostro splendido Paese, specialmente adesso che gli spostamenti sono limitati a causa dell’emergenza Covid. Di luoghi “gemelli” ne abbiamo trovati altri, e ve ne proporremo uno ogni settimana. Cominciamo, allora, con la Franciacorta e la Champagne, che oltre a essere “sorelle”, in un certo senso sono anche rivali.

Le bollicine della Franciacorta

La Franciacorta è una regione di circa 20 mila ettari che si estende nella provincia di Brescia, in Lombardia, e ha i suoi confini ideali tra il Lago d’Iseo e l’autostrada Milano-Brescia. Nel suo territorio sono compresi 19 Comuni e ben 100 cantine, che producono Il Franciacorta, il primo spumante italiano ad avere ottenuto, nel 1995, la Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita).

I vigneti della Franciacorta

Il disciplinare di produzione è uno dei più “ferrei” che esistano. I vitigni utilizzati sono lo chardonnay, il pinot bianco e il pinot nero, in composizioni diverse. Il Franciacorta può essere bianco o rosé. Questo spumante è diventato, poi, talmente famoso che sulle bottiglia non viene più riportata la denominazione “spumante”, ma direttamente “Franciacorta”.

Che cosa vedere in Franciacorta

Il nome di questa regione vinicola può trarre in inganno. Il riferimento, tuttavia, non è alla Francia, come può sembrare, ma all’espressione latina curtes francae, cioè “corti franche”. Qui, infatti, nel Medioevo si insediarono alcune comunità di monaci benedettini, che per il loro status erano esentati dal pagamento di imposte e dazi. Da qui il toponimo.

Panorama della Franciacorta, tra i vigneti e il lago d’Iseo

I monaci hanno lasciato in Franciacorta diverse testimonianze del loro passaggio. Per esempio, a Rodengo Saiano si trova la splendida abbazia olivetana di San Nicola, il cui nucleo originario è anteriore al XI secolo. Ricostruito nel Quattrocento, include una chiesa centrale e tre chiostri con splendide sale affrescate.

Il chiosco dell’abbazia di San Nicola

Da non perdere, poi, una gita in battello a Montisola, al centro del Lago d’Iseo, che sembra uscita da una fiaba. Accanto, si trova anche la piccola Isola di Loreto, con la sua villa-castello, di proprietà privata. Non si può sbarcare, ma si può fotografare.

Panorama di Montisola

Un’altra bella escursione è quella all’interno della Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino, una splendida area naturale di 360 ettari fatta di specchi d’acqua limpidi e canneti dove dimorano diverse specie di uccelli. Da Provaglio d’Iseo parte un percorso ad anello di 4 km da fare a piedi per ammirare a pieno i paesaggi mozzafiato del parco.

Uno scorcio del Parco delle Torbiere del Sebino

All’interno della Riserva si trova lo splendido Monastero di San Pietro in Lamosa  la cui origine è antichissima. Si pensa infatti che qui sorgesse in epoca romana un tempio dedicato a Mitra, sul quale i monaci benedettini di Cluny costruirono un monastero nel 1083. Questo luogo ha una caratteristica che lo rende unico: nelle sue architetture si possono trovare secoli di storia e di stili. Per esempio, visitando il chiostro si possono ammirare reperti di epoca romano, longobarda e carolingia, mentre nell’architettura sono presenti elementi romanici, gotici, rinascimentali e barocchi.

Il Monastero di San Pietro in Lamosa

Non dimentichiamo, poi, che nel XVII secolo, in Franciacorta i nobili bresciano cominciarono a costruire le loro ville di villeggiatura. Alcune oggi si possono visitare, come Palazzo Porcellaga a Rovato, oppure Palazzo Torri a Corte Franca o, ancora, la Rocca di Passirano. Spostandosi invece a Cazzago San Martino si può ammirare il Castello di Bornato e Villa Orlando, in stile rinascimentale, ma situata all’interno di un castello medievale.

Particolare del Castello di Bornato

Franciacorta, le cantine da non perdere

Imperdibile durante un weekend in Franciacorta una visita a una o più cantine. Il punto di partenza è Erbusco, dove ha sede il Consorzio per la Tutela del Franciacorta e inizia La Strada del vino Franciacorta. Qui è possibile ricevere informazioni, reperire cartine sugli itinerari e prendere parte a degustazioni e tour guidati, oltre ad avere una lista delle cantine aderenti al consorzio.

Proprio a Erbusco si trovano due delle cantine più importanti. Cà del Bosco  è caratterizzata da uno splendido cancello dell’artista Arnaldo Pomodoro, che introduce a un’area di 22 mila metri quadrati.

La Cantina Cà del Bosco

La cantina Bellavista  comprende, oltre alla vigna, anche un albergo, un ristorante e una spa. Per chi vuole fermarsi qualche giorno in completo relax.

La cantina Bellavista

A Monticelli si trovano invece le Tenute La Montina  con la bella Villa Baiana e il ristorante annesso, tra le cantine storiche della Franciacorta.

I vigneti della tenuta La Montina

Come storica è anche la Cantina Lantieri , nel suggestivo borgo medievale di Capriolo, che include un agriturismo di charme, un ristorante e una piscina.

I terreni della cantina Lantieri

Spostandosi poi a Ome, la cantina Al Rocol vanta una tenuta di 34 ettari con agriturismo, B&B, una fattoria didattica e possibilità di fare passeggiate a piedi e in mountain bike.

La cantina Al Rocol

Tutte le cantine offrono visite guidate con degustazioni di Franciacorta abbinato a sapori tipici del territorio, come i formaggi DOP, come il provolone, il quartirolo, il taleggio, il Grana Padano e il Gorgonzola, oppure gli squisiti salumi, tra cui il lardo aromatizzato al vino e la ret, un insaccato a base di coscia di maiale aromatizzata con aglio, rosmarino, salvia e bianco di Franciacorta.

I rinomati formaggi della Franciacorta

INFO: www.franciacorta.net

…scopri nella seconda pagina la regione francese della Champagne…

In Champagne: Reims e la sua cattedrale

Una “somiglianza” e una vocazione, sia vitivinicola, sia per gli altrettanto celebri formaggi francesi, è quella tra la Franciacorta e la Champagne, la regione francese a 150 km a nord est di Parigi dove nascono alcune delle etichette più celebri del mondo. Suddivisa in quattro grandi zone vinicole, la Champagne è ricoperta per ben 34 mila ettari da vigneti. E le “capitali” indiscusse da cui partire per il nostro viaggio sono Reims e Epernay.

La strada del vino in Champagne

In un itinerario ideale che parte da Reims, imprescindibile una visita alla sua splendida cattedrale, celebre per essere stata la sede di ben 25 incoronazioni di re di Francia. La prima corona è stata quella di Luigi VIII, nel 1223, l’ultima quella di Carlo X, nel 1825. Tra quelle più celebri, quella di Carlo VII nel 1429, a cui partecipò anche Giovanna d’Arco.

La cattedrale di Reims, capolavoro del gotico

I lavori per la costruzione della cattedrale, tra i più importanti esempi di stile gotico in Europa, iniziarono nel 1211 per sostituire un edificio religioso preesistente distrutto da un incendio nel 1210. I lavori si protrassero per 80 anni.

Ingresso dell’enoteca Cave des Sacre a Reims

Nella Piazza della Cattedrale, potete iniziare il vostro “viaggio enologico” presso una (o entrambe) delle enoteche presenti: Cave des Sacre e Le Parvis).

Le cantine di Reims

Le cantine di Reims hanno una caratteristica che le rende uniche. Sono distribuite lungo una rete di gallerie sotterranee lunga più di 120 km, tra antichi rifugi e cave di tufo. Qui nascono le più celebri bollicine del mondo e si possono visitare grazie a tour guidati con degustazioni.

Ingresso delle cantine Ruinart

Per esempio, al 4 di Rue des Crayères si trova la Maison Ruinart, la più antica Maison de Champagne della regione. Risale infatti al 1729 ed è stata iscritta nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2015. La cantina è disposta su tre livelli sotterranei, nelle cave di gesso di epoca gallo-romana che arrivano fino a 40 metri di profondità. La visita guidata include anche una raffinata degustazione dei suoi grandi cru.

Le gallerie delle cantine Ruinart

Tra le “maison” di Reims da non perdere c’è la Wranken-Pommery, al 5 di Impasse du General Gouraud, dove centinaia di migliaia di bottiglie di pregiate bollicine “riposano” in 18 km di gallerie. Qui è nato il Pommery Nature, il primo Brut millesimato della storia, frutto dell’intuizione di Madame Pommery.

Ingresso delle cantine Pommery

È invece famosa in tutto il mondo per il suo “nastro rosso”, che è diventato il suo marchio di fabbrica, la cantina Mumm , al 34 di Rue Champ de Mars. Fondata nel 1827, da tre fratelli tedeschi, la cantina è poi stata sequestrata dai francesi durante la Prima Guerra Mondiale, poiché i suoi proprietari, nonostante vivessero in Francia da quasi un secolo, si erano sempre rifiutati di diventare francesi.

La cantina si caratterizza per il mulino a vento, all’ingresso dell’azienda. Il suo prodotto più famoso è il Cordon Rouge, appartenente al marchio Pernod Ricard. Il tour guidato include la visita alle cantine e al museo sulla produzione dello Champagne.

Interno delle cantine Muum

In Place des Droits-de-l’Homme 1 si trova invece la cantina Veuve Clicqout, famosa per i suoi champagne con l’etichetta arancione e il volto di Barbe-Nicole Clicqout, la prima donna a gestire una casa di produzione di champagne, dopo essere rimasta vedova a 28 anni. Le cantine si trovano a 20 metri di profondità e sono state fondate nel 1772. Tra i “pezzi” più celebri c’è una bottiglia del 1893 ritrovata in ottime condizioni nel 2008 nella credenza del Castello di Torosay, nell’Isola di Mull, in Scozia. I tour guidati abbinano la degustazione di champagne a ottimi formaggi locali.

Bottiglie di champagne nelle celle della cantina Veuve Clicqout

Da Reims ad Ay: viaggio attraverso la terra delle “bollicine”

Uscendo da Reims, a circa un chilometro e mezzo dal centro storico, al civico 9 di Place St Niçaise, si trova un’altra celebre cantina storica di Reims, la Taittinger . Qui sono conservate più di 15 milioni di bottiglie, dislocate in galleria di epoca romana, confinanti con quelle scavate dai monaci benedettini nel XIII secolo per conservare la produzione vinicola della vicina abbazia di Saint Niçaise.

Champagne delle cantine Taittinger

A un quarto d’ora di auto, invece, salendo sulla Montagne de Reims, si arriva alle cantine Canarde-Duchêne nel villaggio di Ludes, fondate nel 1868. Il percorso di visita inizia dai vigneti e prosegue nelle cantine, disposte su quattro livelli sotterranei, dove sono custodite 14 milioni di bottiglie di champagne.

La sede delle cantine Canarde-Duchêne

Il viaggio alla scoperta della Champagne (e dello Champagne!) prosegue poi nelle terre del Moet & Chandon. La prima tappa può essere Chamery, dove vale una sosta la chiesa del XII secolo con il suo magnifico campanile.

Chamery con il profilo della chiesa

A Chamery si trova un’altra celebre cantina, la Maison Feneuil-Pointillart , che effettua visite guidate con degustazioni delle sue celebri etichette, tra cui il Feneuil Pointillard – Champagne Cuvée Brut Tradition.

Casse di champagne della Maison Feneuil-Pointillart

Il tour delle cantine in questa splendida zona costellata di vigneti prosegue alla volta di Verzanay, dove si trova l’interessante Museo della Vigna per approfondire la storia dello Champagne e le tecniche di produzione.

Il museo della Vigna a Verzanay

Attraversando la splendida foresta di faggi Faux de Verzy si arriva poi ad Ay dove si trovano altre due storiche cantine che meritano una sosta. La prima è la Maison Ayala , fondata nel 1860 e fornitrice ufficiale di champagne per i reali inglesi.

Facciata della maison Ayala

Nel villaggio di Louvois si trova invece la storica maison Bollinger, fondata nel 1829. Le preziose “bollicine” invecchiano lungo 6 km di gallerie che si snodano sotto il centro abitato. Tra le etichette più celebri c’è il “Bollinger Crystal Set” che celebra lo champagne preferito da James Bond dal 1979. Le quotazioni si aggirano sui 6000 euro a bottiglia!

Épernay, la capitale del Moet & Chandon e del Dom Perignon

Si arriva quindi nella seconda “capitale” dello champagne, Épernay. Nei suoi 110 km di cantine sotterranee nascono le celeberrime etichette Moet & Chandon e Dom Perignon, famose in tutto il mondo. Si stima che qui “invecchino” più di 200 milioni di bottiglie.

Vigneti nella regione della Champagne

La famosa “maison” Moet & Chandon si trova in Avenue de Champagne 18 e le sue cantine, le più grandi della zona, sono lunghe ben 28 km e ospitano champagne del 1743, quando in Francia regnava Luigi XV.

Moet & Chandon, la sede

Sempre in Avenue de Champagne, ma ai civici 68 e 70, si trova la Maison Eugène Mercier, fondata nel 1871 dal ventenne Eugène Mercier che ebbe il merito di promuovere lo champagne non solo come vino d’elité ma alla portata di tutti. La cantina si trova a 30 metri di profondità e vanta ben 18 km di caverne e gallerie. La visita guidata si effettua con un trenino che attraversa, oltre alle cantine storiche, anche i vigneti e gli edifici, con soste per le degustazioni.

Le cantine Mercier

Infine, a 6 km a nord da Épernay si trova l’Abbazia di Saint Pierre d’Hautvillers dove, attorno al 1679, il monaco benedettino Pierre Perignon selezionò i migliori vigneti per produrre lo champagne che in suo onore ancora oggi è conosciuto in tutto il mondo come Dom Perignon.

Abbazia di Saint Pierre d’Hautvillers

La sua tomba si trova nella chiesa dell’abbazia, mentre una sua statua è stata eretta davanti alla sede di Moet & Chandon.

La statua di Dom Perignon davanti alla sede di Moet & Chandon

INFO

www.tourisme-champagne-ardenne.com

 




Una notte in camper tra le vigne con le “Donne del Vino”

Prosegue anche in autunno l’iniziativa lanciata da Donne del Vino Camper Friendly insieme al Touring Club Italiano. In 57 cantine d’Italia gli amanti dei viaggi “in libertà” potranno fare soste tra i filari e usufruire di sconti sullo shopping di vino, organizzare visite e assaggi.

Donne del Vino Camper Friendly è una proposta di soggiorno ecosostenibile a contatto con la natura, nel periodo dell’anno in cui nelle vigne e nei filari, da Nord a Sud, si tiene la vendemmia per scoprire l’autenticità dei territori e l’ospitalità delle persone.

I programmi, da concordare direttamente con le produttrici, includono: soste gratuite in camper per una notte, sconti sull’acquisto di vini, animazioni, e poi degustazioni all’aperto, pic-nic, trekking tra le vigne.

Inoltre, la proposta è assolutamente “covid free” proprio perché la vacanza in camper consente di avere in ogni tappa del viaggio il proprio letto, il proprio cuscino e l’area pranzo personale.

Le Donne del Vino è un’associazione senza scopi di lucro che promuove la cultura del vino e il ruolo delle donne nella filiera produttiva del vino. Nata nel 1988, conta oggi oltre 900 associate tra produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier e giornaliste. Le Donne del vino sono in tutte le regioni italiane coordinate in delegazioni.

INFO

Per conoscere le cantine aderenti, da Nord a Sud, si può consultare il sito

www.donnedelvino.com




Wine weekend in Romagna, dove il mosto del vino si sposa con il mosto delle idee

Di Raffaele d’Argenzio

Mentre l’estate si allontana e l’autunno si avvicina, scegliamo (bene!) di fare una weekend in Romagna, a Forlì, o meglio nel forlivese. Ce l’ha suggerito come wine across experience il Mondo del vino, la holding che ha vigneti dalla Romagna al Piemonte e fino alla Sicilia, quasi sempre in territori con un proprio fascino, che vale pena conoscere.

E venire da queste parti a pochi passi da Forlimpopoli, dove si festeggiano i 200 anni dalla nascita di Pellegrino Artusi,  mi sembra opportuno, quasi doveroso. Qui il grande gastronomo e letterato scrisse e pubblicò a proprie spese, nel lontano 1891, il libro di ricette “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, aprendo la strada a tutti quelli che oggi scrivono di cucina. Troppi.

L’opera dell’Artusi conta ben 111 edizioni, con oltre un milione di copie vendute. Al suo interno sono riunite 790 ricette. Dopo la sua morte, il ricettario non è più stato aggiornato e l’attuale edizione disponibile in commercio è identica a quella del 1911!

Prima tappa: i Poderi Dal Nespoli

Il primo obiettivo di un Wine Weekend non può essere che una cantina, un podere, un vigneto. È così che approdiamo al Poderi Dal Nespoli  a Civitella di Romagna. L’entrata è importante, si capisce subito che qui fanno sul serio. Subito dopo la cantina, c’è la bottega…ma la distesa di verde, dei filari che sembrano sentieri verso l’infinito ci affascina subito.

I filari sono di Sangiovese, il vitigno preferito anche dai vignaioli toscani che si trovano proprio oltre le colline del casentino. Quel Sangiovese che è anche l’uva del celebre Brunello. L’atmosfera è green al massimo, i filari nascono dalla valle e finiscono con il fondersi e confondersi con il bosco ancora intatto, dalla natura selvatica che si addolcisce con i vigneti.

I poderi sono della famiglia Ravaioli, che ora fa parte della holding Mondo del vino, e se avete la fortuna di incontrare durante la vostra visita Celita Ravaioli, fate di tutto per parlarle, lei è la responsabile dei vigneti e ve ne parlerà da innamorata e farà innamorare anche voi, mentre Fabio Ravaioli vi farà innamorare dei loro vini.

La cantina è antica e moderna nello stesso tempo, con presse e botti d’acciaio per il mosto e botti di legno di rovere per dare al vino quel sapore unico. Che sia antico o moderno, tuttavia, il profumo del mosto è sempre uguale: è natura viva, vita che nasce, piena di energia e di profumo.

Il profumo del mare ci chiama. Cervia ci aspetta

Profumo di mosto, ma anche il profumo di mare che ci porta il vento e che forse è un’illusione, ma non resistiamo a quel richiamo e puntiamo verso Cervia, tra mare, sapori e saline.

Prima un lungo sguardo al mare, poi l’appetito si fa sentire e ci precipitiamo alle Officine del sale, una lunga costruzione che un tempo serviva alla lavorazione del sale, ma che oggi ospita una struttura suddivisa fra un ristorante, una bottega di prodotti tipici, un bar, una biblioteca e perfino un teatro, il “Teatro della Musa”, che ospita spettacoli ed eventi.

In questo luogo fuori dal tempo ci si perde, ma il patron delle “Officine” Alessandro Fanelli è pronto a richiamare la vostra attenzione con le sue storie. È una sorta di Virgilio che racconta, spiega, affabula, descrive, un uomo innamorato del suo mestiere e del Gin che ha inventato e che ha chiamato “BANDITO”. E, forse, un simpatico “bandito” lo è anche lui.

Il patron delle Officine del Sale Alessandro Fanelli, istrionico “Bandito” e grande comunicatore, per lui  il ristorante può diventare un palcoscenico

Il suo limoncello invece è per pochi e solo a noi rivela il segreto del profumo: limoni sfusi arrivati da Amalfi e un pizzico di vaniglia.  E, a tavola: antipasto di pesce crudo, poi fritto di paranza e verdure, tutti a base di materie prime locali dal gusto unico, accompagnate dai vini dei Poderi Dal Nespoli, davvero eccezionali!

La torre San Michele ci osserva e sembra indicarci le famose Saline di Cervia, dove il sale è dolce. Non possiamo non andarci. E proprio le celebri saline sono la prossima tappa del nostro itinerario.

…il viaggio continua nella 2° pagina…

Le Saline di Cervia, dove il sale è…dolce

Ci aspetta una barca, ma la nostra meta non è il mare, bensì il canale che porta l’acqua salata alle saline. Vi diciamo subito che sono immense ed è meglio non visitarle in pieno sole. La barca ci porta nel cuore delle saline, ma poi dobbiamo continuare a piedi, percorrendo una fitta rete di sentieri che si snoda fra specchi d’acqua bassissima, che riflettono la luce del sole e riscaldano l’aria.

Il sale di Cervia è celebre per la sua…dolcezza. Ma perché il sale di Cervia è dolce?  In realtà, non è proprio “dolce”, semplicemente non ha il retrogusto amaro del sale comune, perché qui il terreno è argilloso e contribuisce a un’evaporazione più calcolata, che permette di avere il fior fiore del sale, con il minimo d’impurità, senza altri sali a parte il cloruro di sodio. E anche il fango che si deposita sul fondo pare abbia proprietà termali e curative!

Un altro mistero di queste saline è quel colore rosa che non ti aspetti, ma che subito ci ricorda i numerosi fenicotteri, che qui hanno il loro habitat ideale. Questa sfumatura caratteristica, come ci spiega la guida, è dalla presenza di un’alga rosa e da numerosissimi e minuscoli gamberi dello stesso colore, di cui i fenicotteri sono ghiotti. Proprio questa alimentazione così particolare conferisce al loro piumaggio quel rosa che ci piace tanto!

Ritorno a Forlì per ascoltare “Mosto – Il succo delle storie”

Si ritorna verso Forlì, una cittadina ordinata e pulita, che quasi sembra il set spento di un film ormai finito. Sarebbe bello visitare la mostra “Ulisse, l’arte e il mito”, ai Musei San Domenico, ricavati in un convento domenicano del XIII secolo, ma c’è solo il tempo di passare in albergo per togliersi il ricordo del sale per poi tornare ai Poderi Dal Nespoli, dove ci aspetta una serata eccezionale in cui il mosto del vino si sposa al Mosto delle idee.

Proprio così: Marco Martini, CEO del Mondo del Vino in questa splendida cantina crea anche weekend con eventi. E ormai da quattro anni si tiene “Mosto – Il succo delle storie”, in cui vengono invitati personaggi famosi della cultura che si raccontano o rispondono alle interviste di Matteo Caccia, che ne è anche il direttore artistico.

Si cena andando ai banchi dove si trovano piatti tipici realizzati con prodotti locali di qualità e familiarizzando ai tavoli che sono liberi. E il vino? È quello dei Poderi Dal Nespoli, naturalmente. Marco Martini ha messo una maglietta dello Staff e si diverte a farne parte, Matteo Caccia intervista scrittori e registi, ma beve buon vino anche lui. E non si sottrae alla nostra intervista.

Quando era ministro dell’economia, (anche se lui nega di avere mai pronunciato la famigerata frase) Giulio Tremonti disse che “con la cultura non si mangia”, però in Romagna ai Poderi Dal Nespoli con la cultura si beve!

Volete vivere una “wine experience“in Romagna? Clicca qui tutte le occasioni da non perdere 

COME ARRIVARE

In auto: A14 Adriatica con uscita Forlì, oppure la SS9 via Emilia. Da Forlì si può raggiungere Cervia in circa 35 minuti passando per via Cervese e poi sulla SP2 e sulla SP254. In treno: Forlì è servita dalla comoda linea ferroviaria Bologna-Ancora. Scendere alla stazione di Forlì.

DOVE MANGIARE E DORMIRE

*Officine del sale, via Evangelisti 2, Cervia (RA), tel 0544/976565, www.officinedelsale.com

*Borgo dei Guidi, via Villa Rossi 51, Nespoli (FC), tel 329/5480762, www.borgodeiguidi.it Cuore della tenuta del Podere Dal Nespoli, nella splendida villa in stile liberty dei primi del Novecento trovano spazio il ristorante gourmet al primo piano e al piano superiore le spaziose camere, tutte con bagno privato e finestre con vista sul parco secolare.

INFO

www.mondodelvino.com

http://www.turismoforlivese.it/

www.turismo.comunecervia.it

www.salinedicervia.it

 

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Con l’auto/donna regina nel regno dell’Amarone

 

 Il WOMEN’S WORLD CAR YEAR è un titolo importante, ad assegnarlo sono giornaliste dell’auto di oltre trenta Paesi nel mondo: la Regina in carica è la Mazda 3, la più votata nel 2019. E AUTO&DONNA (che è stata la prima rivista al mondo dedicata alla donna che guida e nel 2020 compie proprio 20 anni) ha avuto il privilegio di poterla provare. E dove provarla? Per una Regina ci voleva un regno: il Regno dell’Amarone, fra le dolci colline della Valpolicella.

Mazda 3 weekend

La cantina Tenute SalvaTerra

Per guidarla ci voleva una donna auto-revole, una donna abituata a guidare, in tutti i sensi. Ecco Silvia Coati, manager dell’importante cantina SalvaTerra, in via Cengia 85, A San Pietro in Cariano (Verona).

L’arrivo della Mazda 3 alla Cantina SalvaTerra non poteva che essere accolto da Silvia e dal suo staff con un brindisi per festeggiarla, un brindisi con Amarone, naturalmente, anche se solo con un sorso: l’Amarone si degusta non si beve.

Mazda 3 rossa su strada

Una donna auto-revole alla guida della Mazda 3 in Valpolicella

Silvia è abituata a guidare un’azienda ma anche le auto e non ci pensa due volte a mettersi al volante, per mostrare le bellezze della Valpolicella.

Prima di salire a bordo un’occhiata da intenditrice al design di Mazda 3. Lunga 4,46 m, larga 1,80 m e alta 1,40 m, le forme che modellano questo ibrido tra un hatchback e una coupé sono arrotondate e prive di spigoli e non sono altro che la naturale evoluzione del famoso Kodo Design. Il muso è caratterizzato da un’ampia calandra da cui partono i gruppi ottici a Led, mentre particolari come il doppio scarico e i cerchi da 18 pollici contribuiscono a rendere ancora più accattivante la vettura.

Mazda 3 esterni

il paesaggio della Valpolicella ci aspetta e goderselo a bordo di Mazda 3 è un piacere, perché la vettura ha un’impostazione a misura di d’uomo, anzi di donna, ovvero fortemente simmetrica ed equilibrata, con i comandi indirizzati verso il guidatore. Il design è essenziale e risulta molto raffinato, soprattutto per i materiali impiegati. Lo spazio non manca a bordo della nostra compagna di viaggio, il bagagliaio, infatti, ha una capacità di 351 litri, che arrivano fino a 1019 abbattendo i sedili posteriori.

Curve cantine e cave di marmo

Curve e contro curve, filari di viti con cantine, ma anche cave di marmi, come questa che troviamo sulla strada, dove restano queste affascinanti grotte da cui era cavato il marmo di Prun, sia bianco che dorato, un marmo che si trova nelle tante ville della Valpolicella.

Valpollicella

La Chiesa di Santa Maria Valverde è uno dei punti più belli da cui godere un bellissimo panorama. Silvia ne approfitta per fermarsi ma non certo per riposarsi, la guida della Mazda 3 non stanca, è fluida e dopo svariati chilometri si comincia ad apprezzare lo Skyactiv-X 2.0 da 180 CV con cambio automatico. Il motore risulta molto scorrevole e allegro, nonostante sia particolarmente silenzioso e riesce ad offrire delle prestazioni interessanti senza esagerare, un buon compromesso con quello che può cercare una donna al volante: vere sensazioni, pur non entrando nella sportività.

Silvia si ferma per godersi la visione di queste colline in cui è nata, in cui correva bambina e dove è tornata dopo altre esperienze manageriali per occuparsi dei preziosi vini delle Tenute SalvaTerra ed anche della loro sostenibilità, non per nulla si sta procedendo verso la coltivazione biologica

Mazda 3 rossa

Mazda 3 fra i vigneti

La Mazda 3, fra questi vigneti, non poteva non avere il motore Skyactiv-X ibrido che, per inquinare meno, brucia la benzina in modo più efficiente grazie all’accensione per compressione controllata da candela (Spark Controlled Compression Ignition, SPCCI). Grazie alla tecnologia Mazda M Hybrid produce più potenza ma meno emissioni e utilizza meno carburante di un normale motore a benzina per una guida senza compromessi.

Entrambi i motori diesel e benzina sono dotati di questa tecnologia che, grazie al sistema ibrido 24 cv, recupera energia durante la decelerazione e alimenta un moto generatore elettrico che assiste il motore. In questo modo, migliora lo spunto in accelerazione e riduce l’inerzia nei cambi di marcia.

Si ritorna nella Cantina SalvaTerra, nella barricaia, dove al centro si trova un tavolo artistico fatto appunto con marmo di Prun. Silvia assaggia, gusta…e spiega che una donna centellina il vino, lo gusta. La donna non beve mai vino scadente, beve poco e vuol bere bene.

 

Il segreto dell’Amarone lo scopriamo nella cantina

Le uve vengono lasciate ad appassire fino a all’inizio di febbraio prima essere spremute. Appassire è il termine giusto in quanto deriva proprio da uve destinate anche al passito Recioto, che per sbaglio fu lasciato a fermentare e il dolce del passito diventò alcool e quindi perse il dolce e diventò “amaro”. Da amaro ad Amarone, il passo fu breve. E da allora pian piano l’Amarone è stato conosciuto nel mondo e da tutto il mondo vengono qui a degustarlo (nella foto una turista belga e un inglese).

Vino rosso

La degustazione

Per degustare i vini della Cantina SalvaTerra vengono offerti formaggi e prodotti pregiati del territorio, da gustare secondo una scala di sapori e di profumi.

Mazda 3 esterni

Un ultimo brindisi alla “Regina” Mazda 3, da parte di Silvia e delle ragazze suo staff, che non vorrebbero vederla andar via.

Mazda 3 bagagliaio

Ma prima che parta le donano qualche preziosa bottiglia in ricordo di questa splendida giornata fra le dolci colline dell’Amarone e le lasciano gli indirizzi augurandosi che possa tornare.

Cantina Tenute SalvaTerra

Via Cengia, 85. San Pietro in Cairano (Verona) tel.045.6859025

www.tenutesalvaterra.it

Per la degustazione e tour dei vigneti: info@tenutesalvaterra.it

(Prossima apertura del Resort 5 stelle Villa SalvaTerra, in una villa del ‘400)

La compagna di viaggio

Dimensioni: 446/180/144
Passo: 273 cm
Cilindrata: 2000
CV: 180
Coppia massima: 224 Nm
Cambio: 6 marce automatico
Velocità massima: 216 km/h
Accelerazione 0-100 km/h: 8,2 secondi

La vettura che Silvia Coati ha provato è in allestimento Exclusive, il cui prezzo di listino è di € 31.600,00. Gli optional come la vernice Soul Red Crystal e il cambio automatico Skyactive-Drive 6AT portano il totale a €. 34.800,00.

 

 

 




Merano Wine Festival, al via la 28° edizione per celebrare il vino e le tendenze gastronomiche

Di Vittorina Fellin

Quest’anno il “WineHunter” e patron della manifestazione Helmuth Köcher ha ideato un programma ricco di novità imperdibili, appuntamenti d’intrattenimento e mondanità ‘fuori salone’.

Per chi volesse approfondire le proprie conoscenze enologiche, appuntamento presso l’Hotel Terme Merano, dove si svolgeranno le Charity Wine Masterclasses, degustazioni verticali il cui ricavato sarà devoluto, come ogni anno, in beneficienza.

Chef rinomati, ospiti d’eccezione e focus sulle tendenze culinarie del momento, animeranno lo spazio in Piazza della Rena, centro delle “cucine in fermento” di Wild Cooking, l‘evento dedicato al mondo dei cibi naturali e delle fermentazioni spontanee, quest’anno dedicato alla tematica “Muffe, spore e batteri – The Italian Gran Tour”.

Come ogni anno, le splendide volte in stile Liberty del Kurhaus saranno il cuore pulsante dell’evento The Official Selection – Wine dove gli ospiti, bicchiere alla mano, potranno degustare etichette italiane e internazionali selezionate dalle commissioni d’assaggio The WineHunter.

Per gli amanti dei prodotti gastronomici e culinari sarà d’obbligo una visita agli spazi della GourmetArena, l’area adiacente al Kurhaus, che ospiterà le sezioni Culinaria, Beerpassion e Aquavitae, oltre a Territorium e Consortium.

Con le 950 case vitivinicole presenti, tra le migliori in Italia e nel mondo e gli oltre 120 artigiani del gusto, il Merano Wine Festival rimane, come sempre, l’appuntamento da segnare in agenda per l’autunno.

INFO

www.meranowinefestival.com




In Alto Adige nasce il Vinum Shop per acquistare il vino dei produttori dei Vinum Hotel

Alto Adige, terra di castelli, buoni sapori e di…vino. L’ultima novità si chiama Vinum Shop, un negozio virtuale dove acquistare online i vini prodotti nei Vinum Hotels Alto Adige/Südtirol.

Si tratta di 29 strutture di alto livello, tutte a conduzione familiare, alcune ricavate in edifici storici o castelli, specializzate nella produzione di vino. Si trovano tutte nelle zone vinicole dell’Alto Adige e propongono soggiorni all’insegna della scoperta delle eccellenze del territorio, tra cui la degustazione di vini altoatesini e internazionali, ma anche visite guidate alle cantine e ai vigneti, attività culturali e di benessere.

Per acquistare i vini dei produttori basta collegarsi al sito www.vinumhotels.com e cliccare sul bottone Vinum Shop per avere una panoramica dei vini e delle aziende produttrici.

Le aziende del Vinum Shop

Al momento sono cinque gli albergatori del gruppo Vinum Hotel che producono vino, presenti nel nuovo Vinum Shop. Vediamoli insieme.

Nella zona vinicola Valle Isarco, a Novacella, si trova la Tenuta Pacherhof (www.pacherhof.com ), della cui tradizione vinicola si hanno notizie fin dal Medioevo. Qui, infatti, si trova la splendida Abbazia di Novacella, nei pressi di Varna. La lunga tradizione vitivinicola della famiglia Huber, tramandata attraverso le generazioni, ha dato voce e vita al territorio e ai suoi sapori.

La continua voglia di sperimentare, poi, ha reso possibile la conversione dell’azienda alla coltivazione biodinamica. Tra i vini acquistabili: Gewürztraminer, Riesling, Kerner, Sylvaner, Private Cuvée, Müller Thurgau, Veltliner e Pinot Grigio.

Spostandosi nella zona vinicola Oltradige, incontriamo a San Michele Appiano la Tenuta Stroblhof (www.stroblhof.it) la cui storia risale addirittura al XVI secolo. Qui lo sguardo spazia tra i cinque ettari di vigneti, a 500 m.s.l.m, dove le viti maturano su terreni calcarei e porfirici, coccolati dalle escursioni termiche che oscillano dal tepore mediterraneo di giorno alla freschezza alpina di notte. Da assaggiare: Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco.

Tradizione e innovazione caratterizzano invece la filosofia della Tenuta Klosterhof (www.klosterhof.it ) di Caldaro, dove Oskar Andergassen, viticoltore e maestro cantiniere della tenuta, insieme al figlio Hannes unisce la grande passione enologica alle conoscenze specialistiche per produrre vini primissima qualità, nel rispetto della natura e dei suoi ritmi, dalla vigna alla bottiglia. Tra i vini da acquistare ci sono Moscato giallo, Pinot Nero, Bianco e Rosé, Kalterersee Classico Superiore e Merlot.

A Lagundo, nella zona di Merano, si trova la tenuta dello Schloss Plars (www.schlossplars.com), un castello riconvertito in hotel, circondato da vigneti fin dal 1895. Il sapere di tre generazioni oggi è nella mani del maestro vignaiolo Andreas Theiner, che mette in primo piano la coltivazione nel rispetto della natura, per produrre vini eccellenti, tra cui Sauvignon, Pinot Bianco e Lagrein Merlot.

Spostandosi a Marlengo, la famiglia Waldner gestisce il Romantik Hotel Oberwirt (www.oberwirt.com) e si occupa della Tenuta Eichenstein (www.eichenstein.it) , a 500 mslm. Le perfette condizioni microclimatiche e territoriali, anno dopo anno, danno vita a vini di grande prestigio. Da assaggiare il Sauvignon e Cuveé Bianco.

Terre di vino e di castelli

L’Alto Adige è costellato di castelli, abbazie, pievi per scoprire il fascino del mondo medievale. Basti pensare che il numero di castelli si aggira sulle 800 unità. Vediamo allora alcune eccellenze da visitare nelle zone dove si trovano le tenute citate.

Partiamo da Novacella, nel Comune di Varna, dove, tra frutteti e vigneti, si trova la bella Abbazia, con la sua basilica e una via crucis gotica. Del complesso fanno parte anche la biblioteca del monastero e la fontana delle otto meraviglie. Inoltre l’abbazia ospita anche una scuola privata e una cantina. Davanti invece si trova la cappella di San Michele, nota anche come Castello dell’Angelo, per la sua architettura che ricorda quella romana.

Nel Comune di Appiano, invece, si trovano più di 180 castelli, rocche e residenze storiche. Tra questi citiamo Castel d’Appiano, Castel Freudenstein, che domina la collina sopra San Michele d’Appiano, e poi Castel Englar, poco sopra San Michele,. Castel Guardia, nelle vicinanze di San Paolo, le rovine di Castelvecchio e la Kreideturm, la “torre del gesso”, a Missiano.

Residenze, dimore storiche e castelli arricchiscono anche la zona di Caldaro. Tra questi i castelli Sallegg e Campan, situati nella frazione di Villa di Mezzo, abitati ancora oggi e circondati da curati e rigogliosi giardini.

Infine, nella zona di Merano, ricchissima di castelli, vale una visita il fiabesco Castel Trauttmansdorff, già dimora della leggendaria Principessa Sissi, con i suoi splendidi giardini.

Nel centro storico si trova anche il Castello Principesco, oggi polo museale, mentre nel quartiere di Maia Alta si trova il Castello Rubein. Su uno sperone di roccia all’ingresso della Val Passiria, nei pressi di Merano, si staglia l’imponente profilo di Castel San Zeno.

INFO

www.vinumhotels.com, info@vinunhotels.com, tel 0471/999960




Un museo per il Lambrusco. Al Castello di Levizzano (Mo), inaugura “Rosso Graspa”

Il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, il rosso dalle sfumature tra il rubino e il violaceo, la cui zona di produzione è determinata nella provincia di Modena, e nella zona pedemontana in particolare, avrà un museo dedicato.

Inaugura infatti sabato 13 aprile, nella splendida location del Castello di Levizzano Rangone, il museo del vino e della società rurale “Rosso Graspa”, con un percorso espositivo dedicato al prodotto fiore all’occhiello del territorio, ma anche a numerose testimonianze della vita nei campi. Si potranno infatti vedere attrezzi agricoli, strumenti per la lavorazione del legno e la raccolta dell’uva, ma anche straordinarie testimonianze fotografiche d’epoca e moderne che illustrano le dinamiche sociale e le pratiche agricole della società contadine.

Tuttavia, Rosso Graspa non esaurisce la sua proposta tra le mura del museo, ma propone una serie di iniziative che invitano a vivere il territorio e il paesaggio attorno al Castello di Levizzano, attraverso passeggiate tra i campi, degustazioni guidate e tutto quanto possa contribuire alla conoscenza di questa “terra del vino”.

Il programma inaugurale e le visite guidate

Sabato 13 aprile, il museo aprirà ufficialmente al pubblico nell’ambito di una giornata – evento a ingresso libero con inizio alle 16.30. Seguirà l’apertura dei banchi d’assaggio di vini locali con degustazioni guidate a cura della sommelier Barbara Brandoli, accompagnato da un rinfresco a chilometro zero. E, a fare da colonna sonora, musica tradizionale con concerto di violino, organetto e chitarra.

Il museo osserverà delle aperture straordinarie lunedì 22 aprile e mercoledì 1°maggio. Osserverà poi normale orario di apertura, da aprile a novembre, il sabato dalle 15 alle 18.30 e la domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15. Alle 18.30. Sempre con ingresso gratuito.

Sono poi in programma visite guidate per conoscere il Museo Rosso Graspa e lo splendido Castello di Levizzano nelle giornate del 22 aprile (alle 11 e alle 16), 5 maggio (alle 16), 11 maggio (in notturna alle 21) e 26 maggio (alle 16). Tutti i martedì, poi, è possibile prendere parte (su prenotazione al 338/5474185) a un minicorso di degustazione a cura di un’esperta sommelier.

“I Cammini”, alla scoperta del territorio del Lambrusco

Nei mesi di aprile e maggio è poi in programma un calendario di passeggiate e iniziative per conoscere il territorio e le sue eccellenze. Per esempio, il 14 aprile si potrà percorrere a piedi “L’Anello dei Colli”, un itinerario tra il Castello di Levizzano Rangone e il borgo storico di Castelvetro, ammirando le colline ammantate di vigneti.

Dedicato ai più piccoli e alle loro famiglie, il 28 aprile, si passeggia “Come nelle favole”, una camminata tra i borghi storici di Levizzano con giochi, animazioni, degustazioni e personaggi in costume tra dame, cavalieri, streghe e fate.

Il 12 maggio, invece, si va alla scoperta della Valle de Guerro con l’escursione sul Crinale di Via Lunga con partenza dal borgo di Castelvetro e itinerario nella valle del torrente Guerro, attraversando un paesaggio caratterizzato tra coltivazioni tradizionali e insediamenti colonici storici.

Il 19 maggio, invece, in occasione di Fattorie Aperte, i più piccoli potranno andare alla scoperta degli animali da cortile presso la Fattoria didattica La G.Raffa con giochi, itinerari e laboratori didattici sulla sana alimentazione. A seguire, passeggiata escursionistica al Castello di Levizzano.

INFO

Per prenotazioni alle visite guidate e alle escursioni si può chiamare l’Info Point di Castelvetro al 059/758880 o scrivere a info@visitcastelvetro.it

Per info generali
www.visitcastelvetro.it
www.terredicastelli.eu
www.comune.castelvetro-di-modena.mo.it

COME ARRIVARE

In auto, da Verona A22 del Brennero e seguire per Modena, continuare sull’A1 e uscire a Modena Sud. Seguire per Modena-Castelfranco Emilia sulla SP623, giunti a San Vito proseguire sulla SP 17 per Castelvetro.

Da Bologna, da Borgo Panigale percorrere la SS9 Via Emilia verso Modena, passare i centri di Lavino, Anzola e Ponte Samoggia, attraversare Piumazzo, poi prendere la SP 16, attraversare Spilamberto, poi prendere la SP 569 in direzioni di Castelvetro.

Da Ancona, A14 in direzione Bologna, poi proseguire sull’A1 e uscire a Modena Sud. Seguire sulla SP 623 Modena-Castelfranco Emilia fino a San Vito e poi indicazioni per Castelvetro.

DOVE COMPRARE

*Cantina Settecani, via Modena 184, Settecani di Castelvetro (MO), tel 059/702505, www.cantinasettecani.it Offre un’ampia varietà di vini di qualità tra qui Lambrusco Grasparossa nelle varietà rosso e rosé, e Pignoletto.

*Cantina Corte Manzini, via per Modena 131/3, tel 059/702658, www.cortemanzini.it Azienda agricola con cantina e agriturismo, oltre alle varietà di Lambrusco offre anche marmellate e nocino.

DOVE DORMIRE

*Locanda del Feudo, via Trasversale 2, Castelvetro, tel 059/708711, www.locandadelfeudo.it
Ricavata all’interno delle antiche mura, mette a disposizione raffinate suite con pavimento in cotto e travi di legno, ristorante con menù tipico e ingredienti di prima qualità e cantina con assortimento di vini pregiati. Doppia da € 80.

*Hotel Guerro***, via Destra Guerro 18, Castelvetro, tel 059/799791, www.hotelguerro.it
Si affaccia su una strada alberata e offre camere confortevoli arredate con stile sobrio ed essenziale. A poca distanza dalla Rocca di Vignila e dal Museo Ferrari di Maranello. Doppia con colazione da € 95.

DOVE MANGIARE

*Osteria del Borgo, via Filanda 22, Castelvetro, tel 059/799050 – 335/6298035, https://osteriaborgo.jimdo.com/ nelle atmosfere del borgo medievale, si possono gustare pietanze tipiche del territorio rivisitate dallo chef. Il tutto accompagnato da un buon Lambrusco Grasparossa DOC. Prezzo medio alla carta € 45 pp.

*Il Cappero delle Mura, via Cialdini 36, Castelvetro, tel 059/790842, www.ilcapperodellemura.com Locale intimo e d’atmosfera, con sedie di design e dehors circondato da ulivi. Offre un menù di cucina tradizionale con pasta fatta in casa. Prezzo medio € 45.




Taste Alto Piemonte, Novara ospita la terza edizione

Nelle giornate del 30 e 31 marzo e del 1° Aprile torna Taste Alto Piemonte, il più grande evento dedicato alle eccellenze vinicole e gastronomiche, dei territori delle 4 provincie di Novara, Biella, Vercelli e Verbano Cusio Ossola.

Le sale del Castello Visconteo Sforzesco di Novara saranno ancora il cuore pulsante di questa importante manifestazione organizzata dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, e resa possibile grazie al sostegno delle Regione Piemonte, al patrocinio del Comune di Novara, il supporto delle Camere di Commercio di Novara, Biella e Vercelli, dell’Atl Novara e della Fondazione del Castello di Novara, e alla collaborazione di AIS Piemonte.

Anche quest’anno gli espositori di Taste entreranno in contatto con il pubblico e gli operatori di settore, attraverso walk-around tasting e seminari tecnici di approfondimento sulle denominazioni, realizzati grazie alla preziosa collaborazione di AIS Piemonte e Sesia Val Grande UNESCO Global Geopark.

Il programma della tre giorni

Format che vince non si cambia, e così, il weekend dedicato alle produzioni enogastronomiche dell’Alto Piemonte seguirà il seguente programma.

Sabato 30 marzo dalle 11:00 alle 15:00 apertura riservata agli operatori di settore e dalle 15:00 alle 19:00 al pubblico. Domenica 31 marzo apertura al pubblico dalle ore 10:00 alle 20:00.

Lunedì 1° Aprile invece l’ingresso alle sale del castello sarà riservato esclusivamente agli operatori e ai professionisti del settore, con apertura dei banchi d’assaggio dalle 9:00 alle 14:00. Riconfermato anche l’incoming di giornalisti e buyer europei che si dedicheranno all’assaggio e alla scoperta del territorio nei tre giorni dell’evento.

INFO

www.consnebbiolialtop.it

www.tastealtopiemonte.it




“Novello in vintage”, la cantina Pizzolato di Villorba festeggia l’autunno con una nuova etichetta “green”

Seconda edizione per la “Festa d’autunno – Novello in vintage”, sabato 3 novembre alla Cantina Pizzolato di Villorba (TV). Protagonista assoluto sarà il Novello biologico 2018, primo vino della nuova annata, che potrà essere degustato per tutta la giornata.

Si tratta di un vino che ha molto da raccontare: dalla sua lavorazione, seguendo il metodo della macerazione carbonica, alla sua assenza di solfiti aggiunti e che quest’anno si veste di originalità: un’etichetta nuova, prodotta in carta riciclata realizzata con il 15% di vinacce dell’uva, la cui carta rimanente contiene il 40% di fibre riciclate post consumo e il 45% di cellulosa vergine.

Questo particolare tipo di carta è un’innovazione ecologica, una scelta sostenibile e innovativa della cantina, nei riguardi di un futuro 100% green e della salvaguardia dell’ambiente, aspetti fondamentali su cui si basa lo stile di vita dell’azienda villorbese, certificata biologica dal 1991.Ci poniamo in un’ottica di riciclo maggiore dello scarto di produzione durante la vendemmia” , ha dichiarato Sabrina Rodelli, responsabile commerciale della cantina.

Il programma della festa

Il programma della Festa d’autunno è fitto e variegato. Si comincia già dalla mattina, con la gara ciclistica del Gruppo Aquile Fontane, con l’arrivo dei partecipanti in cantina, previsto per le 12. Non solo. Gli spazi della cantina Pizzolato saranno allestiti dalle esposizioni di Home Design Treviso, My Zizi Jewels e Paola Garzara-Made in Italy, che presenteranno al pubblico mobili di design e lavorazioni realizzate a mano.

La cantina e il punto vendita, poi, saranno aperti al pubblico fino alle 19 con visite guidate dallo staff Pizzolato che illustrerà ai partecipanti l’intera filiera produttiva biologica. La giornata sarà incorniciata dalle eccellenze gastronomiche del food truck “Brambù” di Treviso e il suo Bramburger. Nel tardo pomeriggio, poi, si potrà degustare il Novello abbinato alle caldarroste. L’ingresso all’evento è gratuito.

INFO

Cantina Pizzolato

Via IV novembre 12, Villorba (TV)

www.lacantinapizzolato.com




Per la prima edizione di Milano Wine Week protagonista è il Franciacorta

Un’intera settimana, quella dal 7 al 14 ottobre, dedicata al vino e, in particolare, al Franciacorta. A Milano si tiene infatti la prima edizione di Milano Wine Week, che coinvolgerà la zona più esclusiva della città, quella della zona Brera-Garibaldi-Solferino, che per l’occasione si trasformerà nel Franciacorta Wine District, con una serie di iniziative, incontri e degustazioni con un unico, gustoso denominatore comune, il Franciacorta.

L’11 ottobre è il Franciacorta Day

Giovedì 11 ottobre si comincia con il Franciacorta Day, una giornata intera dedicata alle bollicine italiane. Due gli eventi in programma. A Palazzo Bovara, dalle 17.30 alle 20) si tiene il Festival Franciacorta, con la possibilità di incontrare più di 40 produttori di Franciacorta che saranno presenti con degustazioni e assaggi. L’ingresso costa € 25.

In Piazza San Babila, dalle 19.30 alle 22.30, presso il palazzo dello store Brian & Berry, si tiene invece Franciacorta Stories, un evento in cui sarà possibile conoscere i diversi volti del Franciacorta attraverso le storie del territorio in cui viene prodotti. Cinque i temi trattati, accompagnati da altrettanti vini in degustazione.

Tra i protagonisti ci sarà il Satèn, un vino unico e raffinato, dalla consistenza cremosa e dal profumo inconfondibile che viene prodotto esclusivamente in Franciacorta. Ci sarà poi un’area dedicata alla Cantine Storiche con uno spazio dedicato ai pionieri che per primi hanno dato vita a una delle eccellenze vinicole italiane. Sarà poi possibile conoscere le Piccole Aziende, mentre un omaggio speciale sarà riservato alle Donne del Vino e ai Giovani Produttori. Ingresso € 20.

È possibile acquistare il biglietto cumulativo per Franciacorta Day e Franciacorta Stories a € 35.

I masterclass a Palazzo Bovara

Sempre Palazzo Bovara sarà la location per due masterclass dedicati al Franciacorta. Martedì 9 ottobre, alle 19, si parte con Franciacorta Dosaggio Zero, mentre sabato 13 ottobre, alle 17, si tiene Satén, unicità in Franciacorta, con degustazioni dell’esclusiva e morbida tipologia di vino prodotto solo in Franciacorta. La partecipazione costa € 15 a evento.

Una settimana di degustazione nel Franciacorta Wine District

Per tutta la durata della Milano Wine Week, dal 7 al 14 ottobre, nel quartiere di Brera si potrà scoprire la versatilità delle celebri bollicine attraverso assaggi e degustazioni.
Per esempio, tutte le mattine, presso il Senato Caffè del Senato Hotel Milano, unico Franciacorta Bar Urbano al mondo, si può cominciare la giornata con un calice di Franciacorta a scelta dalla carta dedicata, abbinato all’esclusivo Salmone Coda Nera Riserva e a un buffet dolce e salato.

INFO

http://milano.franciacorta.net/

www.milanowineweek.com