Ansedonia e la città romana di Cosa (GR), una cinta di torri e la Torre che ispirò Puccini

Di Benedetta Rutigliano

Un piccolo borgo costellato di torri, di cui una diede ispirazione al compositore lucchese Giacomo Puccini: non tutti, anzi molto pochi, conoscono questa preziosa frazione di Orbetello, Ansedonia.

A sud della provincia di Grosseto, nel comune di Orbetello, il promontorio di Ansedonia ospita l’antica città romana di Cosa, che si eleva su una vetta a est del monte Argentario.

In posizione dominante, per sottomettere i territori sorvegliati dagli Etruschi e arginare gli attacchi cartaginesi, Cosa, fondata nel 273 a.C., venne strutturata come una fortezza e circondata da un’imponente cinta muraria con diciassette torri quadrate e una rotonda.

Il Museo Archeologico Nazionale di Cosa custodisce i reperti più importanti dell’acropoli, del foro e delle abitazioni private, quelli dell’area del porto e altri materiali rinvenuti sulle rovine. Avanguardistica l’opera di ingegneria che portava, per ottanta metri, l’acqua dall’antico porto della città (Porto Cosanus) alla laguna: un canale scavato nella roccia chiamato oggi “La Tagliata”.

Ancora visibili le fortificazioni di Torre San Biagio, a difesa delle incursioni saracene, Torre San Pancrazio, costruita nella seconda metà del ‘500 dagli spagnoli a livello del mare.

Torre Puccini (XV secolo), sulla riva della spiaggia della Tagliata: deve il nome al noto compositore toscano che proprio qui trovò l’ispirazione per una delle sue opere più famose: Turandot.

DOVE MANGIARE

*L’Antico Botteghino di Ansedonia, Strada Comunale Della Feniglia 18, Orbetello (GR), tel 0564/882070, una location incantevole affacciata sul fiume con squisiti piatti di pesce al ristorante

*Agriturismo Tenuta Grazia, SS1 4B, Orbetello (GR), tel 0564/881182, www.agriturismograzia.com Nell’ambiente suggestivo di un’ antica scuderia, l’atmosfera ideale per scoprire e gustare la straordinaria offerta enogastronomica regionale con sapori stagionali, tutto all’interno di un agriturismo tra il mare di Ansedonia, la laguna di Orbetello e il Monte Argentario

DOVE DORMIRE

*Hotel Fontermosa****, Strada Vicinale dei Bagnacci 15, Fonteblanda (GR), tel 0564/885689, www.fontermosa.it A soli 700 metri dal mare e vicino al famoso Porto di Talamone, raffinato ed elegante, è immerso nel verde.

*Agriturismo Peretti, SP144, Orbetello (GR), tel 0564/885467, www.agriturismoperetti.com Un piccolo angolo di paradiso nella Maremma toscana con un’attenzione profonda al biologico e alle proposte enogastronomiche è, tra gli ulivi e il mare.

INFO

www.proloco-orbetello.it

www.archeotoscana.beniculturali.it




UNESCO con Gusto. L’orto botanico di Padova

L’Orto Botanico dell’Università di Padova è un piccolo grande gioiello della nostra Italia da visitare, magari in occasione delle vacanze estive o durante un weekend che includa una visita culturale alla città veneta.

Istituito nel 1545, è il più antico del mondo occidentale, è servito come esempio per tutti gli altri orti botanici in Italia e in Europa e ha anche dato il via agli studi scientifici partendo dalle piante officinali. Per questo, l’UNESCO ha deciso di inserirlo nella prestigiosa lista dei siti Patrimonio dell’Umanità con questa motivazione:

L’orto botanico di Padova è all’origine di tutti gli orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra la natura e la cultura. Ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne, in particolare la botanica, la medicina, la chimica, l’ecologia e la farmacia.»

Storia e dimensioni dell’Orto…

Tra le peculiarità dell’Orto Botanico di Padova c’è quella di avere conservato la sua architettura originaria, che parte da un progetto dell’architetto Daniele Barbaro, successivamente parzialmente modificata dal collega Michiel.

La pianta originale conta di una circonferenza centrale, simbolo del mondo, circondato da un anello di acqua, dove sono messe a dimora le piante acquatiche. L’area è alimentata da una falda posta a trecento metri sotto il livello del terreno. Nel cerchio è inscritto un quadrato suddiviso in quattro parti da sentieri ortogonali e orientali secondo i punti cardinali. Uno schema che riprende la raffigurazione antica dell’Universo, poi ripresa dagli architetti del Quattrocento e Cinquecento anche per creare la città ideale del Rinascimento.

Nel 1704, poi, sono state riprogettate le quattro entrate e i cancelli in ferro battuto che portavano ai cerchi interni, insieme ai quattro acroteri, sono stati posizionati su otto pilastri, sormontati da quattro paia di piante in ferro battuto. Successivamente, durante la prima metà del XVIII secolo, è stata completata anche la balaustra che sormonta il muro circolare lungo 250 metri.

L’Orto botanico oggi

Attualmente, l’Orto Botanico si estende su una superficie di quasi 22 mila mq e ospita più di 6 mila piante coltivate di 3500 specie differenti. In particolare, nel giardino sono coltivate le piante più rare, mentre sono presenti due importanti collezioni, costituite dall’erbario, il secondo più grande d’Italia, e la biblioteca, che conserva più di 50 mila tra volumi e manoscritti di enorme importanza storica, scientifica e didattica.

Grazie all’Orto Botanico di Padova, poi, sono state introdotte in Italia dall’estero, per la prima volta, piante come la magnolia, la patata, il gelsomino, l’acacia e il ginko biloba.

Visitando il giardino, oggi si possono vedere le piante insettivore, custodite della prima delle serre di origine ottocentesca situata poco dopo la Porta Nord. Nella collezione ci sono poi le piante officinali e velenose, molto utilizzate in passato e continuazione diretta della vocazione originaria dell’Orto botanico.

Un’altra sezione contiene poi la collezione di piante dei Colli Euganei, con esemplari delle piante più caratteristiche del territorio. Nella sezione dedicata alle piante introdotte, si possono invece ammirare esemplari importati, frutto della fitta rete di scambi internazionali intercorsi tra gli studiosi di Padova con quelli del resto del mondo fin dalla fondazione dell’horto.

…scopri nella 2° pagina gli alberi storici e i sapori padovani…

Gli alberi storici

All’interno dell’Orto Botanico sono presenti alcuni esemplari di alberi storici, denominazione attribuita agli esemplari particolarmente longevi. È possibile riconoscerli dall’etichetta che ne indicano il nome scientifico della specie, la famiglia di appartenenza, ma, soprattutto il nome di chi le ha catalogate per primo e la data.

L’ albero più “anziano” di tutti è sicuramente la Palma di Goethe, ospitata nell’Orto Botanico dal 1585 e alta 12 metri. Deve il suo nome alla visita del grande poeta tedesco che, nel 1786, dopo averla ammirata, ebbe l’intuizione per scrivere il suo Saggio sulla metamorfosi delle piante, poi pubblicato nel 1790. La si può ammirare in una serra ottagonale situata presso la Porta Nord.

Un altro primato è riservato all’Acacia (o Robinia), ed è quello del primo esemplare della sua specie introdotto in Italia nel 1662. Il primo esemplare in Europa era arrivato invece sessant’anni prima grazie al giardiniere del re di Francia Enrico IV, di nome Jean Robin, dal cognome del quale il botanico Carlo Linneo, ricavò quello botanico della pianta, appunto, Robinia. Dai semi di questa prima pianta nacque il primo esemplare introdotto in Germania, mentre da quelli dell’Acacia dell’Orto Botanico di Padova nacque un esemplare poi trapiantato dell’orto botanico dell’Arcispedale di Santa Maria Nova di Firenze, poi trapiantato nel Giardino dei Semplici.

Nell’arboreto che si trova nei pressi dell’ingresso si trova invece il Platano Orientale, messo a dimora nel 1680, che spicca per le sue dimensioni imponenti. Risale invece al 1786 l’esemplare di Magnolia, il primo introdotto in Italia, situato tra le porte Ovest e Sud. Spicca per le sue maestose radici, anche se le dimensioni non sono esagerate. Altri due esemplari di inizio Ottocento si trovano presso l’ingresso dell’Orto botanico.

Tra la Fontana delle Quattro Stagioni e la Montagnola si trova invece un raro Cedro dell’Himalaya, qui dal 1828, il primo della sua specie introdotto in Italia, mentre all’interno della Porta Nord si può ammirare il maestoso Ginko Biloba, importato nel 1750 e dalla storia curiosa. In origine, infatti, si trattava di un esemplare maschile, ma circa a metà dell’Ottocento, gli venne fatto un innesto femminile a scopo di studio. Dopo essere stato colpito da un fulmine ha assunto la tipica forma a cono. Sempre Goethe, durante la sua visita, rimase affascinato dal Ginko e gli dedicò uno dei suoi celebri scritti.

Più recente, risale al 1961, invece, la Metasequoia, che si può trovare presso la Porta Sud, quasi a ridosso del muro circolare, tra le piante medicinale. Detto anche Abete d’Acqua perché ama i terreni alluvionali, può raggiungere i 35 metri di altezza.

Sono quattro invece gli esemplari di Cipresso Calvo ospiti dell’Orto Botanico. Sono tutti piuttosto antichi e si trovano nel settore delle piante euganee, presso la Porta sud, presso il Ponte d’Ingresso lungo il canale, dove si trova anche il quarto cipresso, dalla forma rotondeggiante.

Il giardino della biodiversità

Nel 2014 è stato inaugurato all’interno dell’Orto Botanico dell’Università di Padova il Giardino della Biodiversità, con 1300 piante inserite nel percorso espositivo. Il “giardino” è suddiviso in zone climatiche, così che il visitatore ha l’impressione di attraversare le Americhe, l’Africa, il Madagascar, l’Asia, l’Europa temperata e l’Oceania, naturalmente dal punto di vista delle piante.

Attraverso i pannelli informativi, ma anche filmati, exhibit interattivi e didattici si può conoscere lo stretto rapporto che, fin dai tempi più antichi, ha legato l’uomo e il mondo vegetale, contribuendo all’evoluzione, dai primi uomini ai nostri giorni. All’esterno delle serre, invece, sono posizionate aiuole tematiche dedicate a temi specifici e con esemplari compatibili con i climi euganei, come piante fiorite, aromatiche o alimurgiche.

Infine, nell’Orto Botanico di Padova è presente l’Index Seminum, un catalogo di semi presenti disponibili per essere spediti a istituzioni pubbliche per finalità di ricerca, riproduzione, conservazione e istruzione.

All’Orto Botanico un’estate di…Risvegli

Per l’estate 2020 l’Orto botanico più antico del mondo ospita gli eventi della rassegna Risvegli, tra musica, teatro e cultura. La partecipazione alle iniziative è inclusa nel biglietto di ingresso all’Orto (5 euro dalle 16, bambini fino a 12 anni gratis).

Il programma prevede, mercoledì 12 agosto e mercoledì 19 agosto, dalle 18, una visita guidata al tramonto con un esperto naturalista per scoprire i segreti delle piante, tra medicina e magia. Mercoledì 26 agosto, invece, si tiene la visita guidata notturna L’Orto segreto, mentre sabato 5 settembre, alle 16, è in programma E così nacque il mondo, uno spettacolo itinerante dedicato alle famiglie, nell’ambito del progetto europeo “The legend of the Great Birth”, in cui in ogni tappa si parla di un paese europeo e delle sue leggende ancestrali, spesso basate su elementi vegetali e animali.

Martedì 8 settembre, alle 18, evento finale con l’Orchestra di Padova e del Veneto per un insolito concerto in cui la voce si affianca agli strumenti per raccontare la natura in musica. L’appuntamento e nell’area di fronte alle serre. Ogni domenica, poi, per tutta l’estate i più piccoli, ma non solo, potranno prendere parte a una caccia al tesoro botanica¸ inclusa nel biglietto di ingresso.

INFO

www.ortobotanicopd.it

I sapori padovani

Durante la vostra visita all’Orto Botanico, ritagliatevi una pausa per gustare i piatti tipici di Padova e del Veneto. Tra i primi piatti, non perdetevi i risotti, dal classico “risi e bisi” a quelli al radicchio, ai piselli o agli asparagi, oppure i bigoli da gustare al ragù di petto d’oca.

Tra i secondi, invece, troviamo il gran bollito alla padovana, ma anche deliziosi salumi, come il prosciutto di petto d’oca, la soppressa, il cotechino e la salsiccia luganega.

I più golosi avranno solo l’imbarazzo della scelta, tra la fugassa padovana, la torta di fichi (figassa), la smergiassa (focaccia con l’uvetta) e la sbrisolona. Legati alla figura di Sant’Antonio, patrono della città, ci sono invece il Pan del Santo, gli amarettoni e i merletti.

COME ARRIVARE

In auto: A4 Milano-Venezia, uscita Padova Est per chi arriva da Venezia e Padova Ovest per chi arriva da Milano. Per chi arriva da Sud A13 Bologna-Padova con uscita Padova Sud.

DOVE DORMIRE

*Hotel Grand Italia****, Corso del Popolo 81, PD, tel 049/8761111, www.hotelgranditalia.it – Albergo storico ricavato nell’antica residenza nobiliare del Cavalier Guglielmo Foschi, risalente al 1907. A due passi dalla stazione ferroviaria, dal centro storico e comodo per raggiungere Venezia.

*Hotel Sant’Antonio***, via Fermo 118, PD, tel 049/8751393, www.hotelsantantonio.it. Nel centro storico, a 200 metri dalla zona pedonale e dalla cattedrale. Le camere sono arredate con mobili e pavimenti in legno e provviste di wi fi, TV e aria condizionata. Colazione a buffet al bar.

DOVE MANGIARE

*Ristorante pizzeria Pontecorvo, piazzale Pontecorvo 5/C, tel 049/8763819, www.ristorantepontecorvo.com Nel centro di Padova, accoglie gli ospiti in sale con soffitti a volta dall’atmosfera molto suggestiva. Il menù a base di piatti tipici padovani e veneti cambia a seconda degli ingredienti di stagione.

*Bastioni del Moro, via Bronzetti 18, PD, tel 049/8710006, www.bastionidelmoro.it Appena fuori dal centro storico, dispone di tre sale per un totale di 60 posti a sedere e più di 40 nel giardino estivo. Il menù propone piatti della cucina veneta e internazionale, anche senza glutine.

INFO

www.turismopadova.it

 




FERRAGOSTO IN MOSTRA

Per chi resta, per chi arriva, per chi ha voglia di qualche cosa di realmente interessante, ecco le nostre proposte per un “Ferragosto delle Mostre” in Italia.

…A TORINO

Cominciamo da Torino, dove a Camera – Centro Italiano per la Fotografia, Project Room, c’è da “Vedere (il) Barocco: lavori in corso” fino al 30 agosto. 70 immagini per raccontare il modo in cui un nutrito gruppo di fotografi – tra cui Paolo Beccaria, Gianni Berengo Gardin e Giancarlo Dall’Armi – hanno “guardato” al Barocco nella Torino del XX secolo. Una sfida che ha sollecitato soluzioni descrittive che, al di là di un semplice documentario, hanno progressivamente assunto un significato diverso, più interpretativo e critico. Stessa sede e medesima data conclusiva per “Memoria e Passione. Da Capa a Ghirri. Capolavori dalla Collezione Bertero”. Qui Camera si anima attraverso le storie e i racconti celati nelle immagini più significative della Collezione Bertero: raccolta unica in Italia per originalità dell’impostazione e qualità delle fotografie presenti. Tra le oltre duemila immagini della collezione, i curatori ne hanno scelte più di duecento, di una cinquantina di autori provenienti da tutto il mondo: tra i tanti, spiccano Bruno Barbey, Gabriele Basilico e Gianni Berengo Gardin.

…A VICENZA

Un architetto al tempo di Canova: Alessandro Papafava e la sua raccolta” sono i protagonisti della preziosa mostra che, al Palladio Museum di Vicenza (sino al 13 settembre) svela una raccolta di disegni di architettura rimasta intatta per più di 2 secoli, protetta per secoli nell’archivio di una nobile famiglia padovana. L’eccezionale raccolta di 49 fogli di vario formato e di stampe di celebri architetti a cavallo tra due secoli – fra cui Giacomo Quarenghi, Giuseppe Camporese e l’inglese Joseph Michael Gandy – venne riunita da Alessandro Papafava, architetto ed entusiasta studioso d’arte. Quando, rientrato in Italia dopo un periodo trascorso tra Budapest, Dresda, Vienna e Berlino, su consiglio del conterraneo Antonio Canova, aveva iniziato a studiare architettura presso l’Accademia di San Luca. Per un Ferragosto diverso da solito!

…A PADOVA

A nostra immagine. Scultura in terracotta del Rinascimento. Da Donatello a Riccio” è il titolo della emozionante esposizione proposta a Padova, al Museo Diocesano, sino al 27 settembre. Secoli, dispersioni, furti, indifferenza, vandalismi hanno quasi completamente distrutto o disperso un patrimonio d’arte unico al mondo: le sculture in terracotta rinascimentali del territorio padovano. Ma qualcosa di prezioso e significativo è rimasto e il Museo Diocesano di Padova insieme all’Ufficio beni culturali, grazie ad una partecipata campagna di recupero, studi, ricerche e restauri riescono ora a riunire nelle Gallerie del Palazzo vescovile di Padova una ventina di terrecotte rinascimentali del territorio. Si tratta di un’orgogliosa testimonianza delle migliaia che popolavano chiese, sacelli, capitelli, conventi e grandi abbazie di una Diocesi che spazia tra province venete.

…A BARLETTA

Da nord a sud, per giungere a Barletta, dove al Castello a Ferragosto, è proposto “Circuito del Contemporaneo in Puglia INHUMAN”. In essa opere di tre grandi, diversissimi artisti internazionali (Kendell Geers Oleg Kulik e Andres Serrano) si confrontano nella suggestione dei sotterranei del Castello di Barletta. Proponendo altrettante visioni sull’universalità del degrado umano, della violenza esercitata dal singolo o dal potere ai danni della dignità della persona e delle sue libertà sfiora la sfera morale e antropologica. Alla luce del lockdown imposto dalla pandemia e dalle proteste mondiali a tutela delle differenze etniche Giusy Caroppo, curatrice della mostra, prova a lanciare un messaggio a tutta la nazione.

…A BASSANO DEL GRAPPA

Ancora a nord, stavolta a Bassano del Grappa, in Palazzo Sturm, ad essere di scena è “Giambattista Piranesi. Visioni di un architetto senza tempo”, sino al 19 ottobre. In essa risulta evidente come Giambattista Piranesi sia più che un gradissimo incisore. Sia un mito. Marguerite Yourcenar gli dedicò una biografia dove definì le Carceri come «una delle opere più segrete che ci abbia lasciato in eredità un uomo del XVIII secolo». Un’eredità che contagiò Escher e i Surrealisti non meno che Peter Greenaway.

…A FORLI’

A un mito assolutamente universale, quello di Ulisse, è riservata la grandiosa esposizione “Ulisse. L’arte e il mito”, a Forlì, al San Domenico, sino al 31 ottobre. La mostra è di quelle che solo i grandissimi musei internazionali sanno programmare. La sfida, perfettamente riuscita, era quella di confermare il grande livello espositivo, grazie alla forza propulsiva e culturale della Fondazione Cassa dei Risparmi e alla regia di Gianfranco Brunelli, che dei progetti espositivi della Fondazione è il responsabile. Sala dopo sala si resta affascinati dai capolavori qui riuniti e dalle suggestioni culturali che questa mostra-evento esprime.

…A URBINO

In occasione del grande Centenario di Raffaello, la sua città natale, Urbino, nella Sala del Castellare in Palazzo Ducale, celebra il suo Maestro. E lo fa con la magnifica esposizione “Baldassare Castiglione e Raffaello. Volti e momenti della vita di corte”, sino al primo novembre. Ad essere qui raccontata, in modo del tutto originale è la vicenda di un uomo che fu figura centrale del Rinascimento europeo. Baldassarre Castiglione, mantovano di origine, urbinate d’adozione, l’autore del Cortegiano, opera che, tradotta nelle principali lingue dell’epoca, fornì “il” modello di comportamento per l’alta società dell’intero continente. Una storia, la sua, che si intreccia con quelle dei grandi protagonisti del suo tempo e, in primis, con Raffaello, l’altra gloria di Urbino.

…A FERRARA

Un altro Centenario, quelle della morte di Gaetano Previati, offre l’occasione per un’altra, notevolissima esposizione: “Oltre la cornice. Gaetano Previati e il rinnovamento artistico tra Ferrara e Milano”, al Castello Estense, naturalmente a Ferrara, sino al 27 dicembre. La rassegna riunisce una settantina di opere del maestro, accostando una scelta di olii, pastelli e disegni delle collezioni civiche ferraresi (circa 40) ad un importante nucleo di opere concesse in prestito da collezioni pubbliche e private. Completano la selezione alcuni importanti documenti inediti.

…A VERONA

Da Ferrara a Verona, dove alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti a Palazzo della Ragione, sino al 31 gennaio si può ammirare l’ampia rassegna “La mano che crea. La Galleria pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919). Scultore, collezionista e mecenate”. Intorno alla celebrazione di Ugo Zannoni, scultore tra i maggiori dell’Ottocento, si è sviluppato un progetto che indica una nuova modalità di approccio alla realizzazione delle mostre. Le 200 opere della collezione Zannoni, da lui donata alla sua città, documentano l’artista e offrono una potente panoramica sugli maestri del suo tempo, da lui collezionati.

…PARMA

Nel settimo centenario dantesco, la mostra non poteva non soffermarsi anche su un’opera tra le più celebri dello scultore: il Spettacolare, alla Nuova Pilotta di Parma, “Fornasetti. Theatrum Mundi” (sino al 14 febbraio). L’esposizione mette in dialogo le architetture e le opere della Pilotta con l’immaginario di Piero e Barnaba Fornasetti, creando un vero e proprio ‘teatro del mondo’: una rete di rimandi iconografici e suggestioni culturali infonde nuove chiavi di lettura agli oggetti e alle immagini in mostra, rendendone visibile lo spessore e regalando nuove ed emozionanti implicazioni.

Mostre, tutte, che meritano un viaggio. Per il loro oggettivo interesse, innanzitutto. Ma anche perché inserite in contesti e città di grande bellezza. Per coloro che vogliono regalarsi un Ferragosto diverso dal solito!

Di Benedetta D’Argenzio




La Basilica di Sant’Andrea a Vercelli. Primo amore tra romanico e gotico

Di Benedetta Rutigliano

Fu per volere del cardinale italiano Guala Bicchieri che, tra il 1219 e il 1227, venne costruita da un architetto per ora ignoto, forse un monaco cistercense, la Basilica di Sant’Andrea a Vercelli, proprio nel cuore della cittadina.

Quel che è certo e che non tutti sanno di quest’edificio, però, è che rimane un esempio davvero peculiare dell’incontro tra romanico e gotico in nord Italia, e che il cardinale responsabile della sua costruzione chiamò addirittura da Parigi alcuni monaci francesi, tra i primi a importare elementi gotici in Italia.

Allo stile gotico si riconducono, osservando la basilica, l’abside a base rettangolare, il transetto, l’alto tiburio, il coro, gli archi ogivali che separano le tre navate, sostenuti da piloni a fascio.

Legata al romanico lombardo è invece la facciata dell’edificio, dove i colori tenui si contrappongono ai rossi dei due campanili gemelli che la incorniciano, mentre pregevoli sculture di Benedetto Antelami (noto ai più per le opere realizzate per la cattedrale e il battistero di Parma) o di maestri suoi seguaci, la arricchiscono.

Una curiosa asimmetria tuttora misteriosa infrange l’armonia della basilica: la collocazione, accanto alla testata meridionale del transetto e in posizione decisamente sghemba, di una torre campanaria del XV secolo, che per la sua posizione anomala rischiò più volte di essere abbattuta, ma che rende quest’architettura ancor più esemplare e unica.

DOVE MANGIARE

*Ristorantino del Cin Cin, Corso Libertà 97, Vercelli, tel 161/252474, www.ilristorantinodelcincin.it Ottimi vini e cucina creativa con ingredienti stagionali e a km zero.

*Osteria Gaia, via Thaon de Revel 77, Vercelli, tel 0161/214515, www.osteriagaia.com Atmosfera raffinata con i sapori della tradizione .

DOVE DORMIRE

*La Terrazza Vercelli Bed & Charme, via San Paolo 18, Vercelli, tel 347/8559521, www.laterrazzavercelli.it Nel centro storico di Vercelli, un palazzo ottocentesco ospita per chi cerca un ambiente sobrio e accogliente.

*Hotel Ristorante Il Giardinetto***, via Luigi Sereno 3, tel 0161/257230, www.ilgiardinettovercelli.it Relax e buon gusto assicurati all’Hotel Ristorante Il Giardinetto, da trent’anni condotto dalla famiglia Siviero.

INFO

www.altavalsesiavercelli.it

 




Liguria Segreta. Tra capolavori fiamminghi e benedettini. Il Trittico di Sant’Andrea e l’Abbazia di Santa Margherita Ligure (GE)

di Benedetta Rutigliano

Santa Margherita Ligure, che brilla sulla Riviera ligure di Levante in una conca chiusa nella parte nord-occidentale del promontorio di Portofino, e nella parte più interna del golfo del Tigullio, oltre a esser parte di un’area di spiccato interesse naturalistico, custodisce numerosi monumenti religiosi e civili che fecero innamorare poeti e artisti.

Sempre nell’area comunale, ma al di fuori dal centro abitato, ci sono altri due motivi per una visita: il Trittico di Sant’Andrea in San Lorenzo della Costa, opera fiamminga custodita nella chiesa che sorge nell’omonima frazione, e un’abbazia il cui giardino all’italiana rimane un gioiello, il monastero benedettino di San Girolamo, noto come La Cervara.

Il Trittico di Sant’Andrea, che ospita al centro il Martirio di sant’Andrea e negli sportelli laterali Le nozze di Cana e la Risurrezione di Lazzaro, è conservato nella terza cappella della navata sinistra della chiesa di San Lorenzo della Costa (di costruzione romanica, ma la cui facciata è del 1902).

Fu commissionato dal mercante Andrea della Costa nel 1499 alla cerchia di Hans Memling, il noto artista fiammingo, per mostrare al suo paese d’origine lo status sociale raggiunto: il mercante infatti commerciava anche a Bruges, nelle Fiandre. Il trittico fu completato dopo la morte di Memling, e con la sua luminosità e accuratezza restituisce uno spaccato della vita del tempo, inserendo banchieri, mercanti, uomini d’affari, in scene a sfondo religioso. La chiesa custodisce anche opere del pittore Luca Cambiaso, autore di molti affreschi in palazzi e chiese genovesi.

Percorrendo poi la strada che da Santa Margherita conduce a Portofino si scorge il complesso monumentale della Cervara (1361), opera dei monaci benedettini devoti a San Girolamo. Fu meta delle visite di Francesco Petrarca e Santa Caterina da Siena oltre che di diversi papi e letterati, ma la sua peculiarità rimane quel giardino all’italiana affacciato direttamente sul mare, oltre al piccolo giardino di piante aromatiche e officinali, omaggio al sapere botanico delle abbazie (ora anche location per eventi, offre agli ospiti la possibilità di fermarsi in una delle camere nel corpo principale dell’Abbazia e nell’antica Torre Saracena).

COME ARRIVARE

Si può raggiungere Santa Margherita Ligure percorrendo l’autostrada A12: uscire a Rapallo e proseguire per il centro città, poi percorrere la SP 227 per Santa Margherita Ligure.

 DOVE MANGIARE

*Du Coq, via Cairoli 11, Santa Margherita Ligure (GE), tel 0185/293351, www.ducoq.it. Gli amanti di ostriche e frutti di mare non possono mancare questo elegante e ricercato ristorante nel centro di Santa Margherita, con possibilità di mangiare all’aperto tra gli odori delle spezie e i limoni. La chef Margherita Olivieri si aggira per i tavoli per incontrare i suoi clienti al ristorantino

*L’Insolita Zuppa, via Romana 7, Santa Margherita Ligure (GE), tel 0185/289594, www.insolitazuppa.it. Un locale dalla cucina tradizionale rivisitata realizzata solo con ingredienti di qualità e molta passione

 DOVE DORMIRE

*Grand Hotel Miramare****, via Milite Ignoto 30, Santa Margherita Ligure (GE), tel 0185/287013, www.grandhotelmiramare.it Storico, dall’architettura e l’atmosfera liberty e raffinata, è circondato da un grande parco e con vista sul golfo, è dotato di tutti i comfort per un soggiorno perfetto.

 *B&B L’Ora Blu, Corso Rainusso 20, Santa Margherita Ligure (GE), tel 329/6145604, https://b-l-ora-blu-santa-margherita-ligure.hotelmix.it/ . Di recente ristrutturazione, il B&B dispone di camere ampie, arredamento moderno, colori chiari e cortesia.

 INFO

www.comune.santa-margherita-ligure.ge.it

www.cervara.it




Diano Marina (IM), Isole Tremiti (FG) e La Maddalena (SS), ecco tre nuove Bandiere Blu

Questa settimana vi presentiamo altre tre nuove Bandiere Blu, il prestigioso riconoscimento attribuito ogni anno dalla FEE (Foundation for Environmental Education) alle località marine, lacustri e agli approdi con le acque più pulite e programmi di tutela ambientale.

In totale sono 195 i Comuni italiani che hanno ottenuto la Bandiera Blu per il 2020, 12 in più rispetto ai 183 dell’anno scorso, con 12 nuovi ingressi e nessuna uscita.

Diano Marina, la nuova Bandiera Blu in Liguria

La Liguria vanta ben 32 Bandiere Blu. Tra le new entry del 2020 c’è anche la spiaggia di Diano Marina, in provincia di Imperia. Lunga più di 3 km e costituita da granelli di sabbia dorata, lambisce un mare dai fondali bassi e adatti a tutti, ed è costeggiata da splendidi paesaggi naturali. Tantissimi gli sport acquatici che si possono fare, usufruendo anche delle attività di noleggio: dal surf allo snorkeling, dalle immersioni alla vela.

Anche il delizioso borgo di Diano Marina ha molto da offrire per chi decide di scegliere la località per le sue vacanze o weekend. Situato sulla costa di Ponente, la cittadina è abbracciata dall’omonimo golfo, che si estende da Capo Cervo a Capo Berta, tra un mare turchese e un litorale dorato, costellato dalla macchia mediterranea, alternata a coltivazione di ulivi, ma anche fiori e pomodori.

Passeggiare tra le case seminascoste dalla vegetazione è un piacere, tra botteghe artigiane, deliziosi alberghi e negozi. Tra i monumenti degni di nota, nel centro storico si trova il Palazzo della Cultura, che ospita tutto l’anno mostre, concerti, convegni e incontri. Al suo interno si trova anche il Museo Civico, con collezioni dalla preistoria al Rinascimento, la Biblioteca Comunale.

Nel centro storico si trova anche Villa Scarsella, un antico convento domenicano diventato prima dimora nobiliare poi sede di una scuola elementare, e la bella Fontana Delfini, sul lungomare, di fronte al Molo delle Tartarughe.

Tra le chiese che vale la pena visitare c’è quella dedicata a Sant’Antonio Abate, con il vicino Oratorio della SS Annunziata, di origine medievale, ma rimaneggiata nei secoli. Risale invece al XVII secolo la Chiesa di Sant’Anna, realizzata dalla famiglia di Casalmiglia come cappella privata.

Nei dintorni del borgo si trova poi la zona archeologica di Prato Fiorito, dove sono stati ritrovati i resti dell’antico insediamento romano di Lucus Bormani del I secolo a.C.

Nei pressi di Capo Berta si trovano poi il bel Forte di Sant’Elmo e la Torre dell’Alpicella, un sistema di fortificazioni e avvistamento databile tra il XIV e il XV secolo. Simbolo della cittadina è poi il Cannone di Diano Marina, del XVI secolo.

Non dimenticate poi di gustare le specialità liguri, tra cui la focaccia salata, i testaroli al pesto, i piatti a base di fagioli e, soprattutto, il delizioso olio di oliva, semplicemente sulle bruschette.

INFO: www.turismo.dianomarina.im.it

…scopri le altre Bandiere Blu della settimana nella 2° pagina…

Alle Tremiti la Bandiera Blu sventola su Cala delle Arene

Se ci fosse bisogno di un’ulteriore conferma, le meravigliose Isole Tremiti, in provincia di Foggia, conquistano un’altra Bandiera Blu per la spiaggia di Cala delle Arene, sull’Isola di San Domino, una mezzaluna si sabbia bianca affacciata su un mare cristallino.

Se vi trovate sull’Isola di San Domino, oltre alla nuova Bandiera Blu, non perdetevi le altre meraviglie naturali, tra boschi, aree marine protette, grotte, spiagge e piccoli villaggi di pescatori.

Tra le meraviglie della natura c’è il famoso Scoglio dell’Elefante, lungo la costa occidentale. Una magnifica scultura opera del vento e del mare che ricorda un pachiderma con la proboscide immersa nell’acqua che forma un suggestivo arco roccioso.

Sotto la scogliera della Ripa dei Falconi si trova invece la Grotta del Bue Marino, lunga circa 70 metri. In passato qui viveva una colonia di foche monache, oggi non più presente. Tuttavia, vale la pena visitarla per ammirare gli splendidi giochi di luce creati dai raggi del sole che penetrano nella caverna. Altre splendide grotte sono quella delle Rondinelle e la Grotta del Sale.

Un’altra splendida opera naturale è l’Architiello, un arco di roccia situato nel mezzo delle acque di fronte all’isola, circondato da un mare dalle sfumature uniche.

Tra le spiagge da non perdere ci sono anche Cala dei Benedettino, dalle atmosfere tranquille e rilassate. Gli appassionati di storia invece possono andare a Cala degli Inglesi, dove è stato ritrovato il relitto di una nave britannica, mentre la piccola Cala Tonda deve il nome alla sua particolare forma: le rocce sembrano infatti stringersi attorno all’acqua formando un piccolo laghetto tondeggiante dalle acque trasparenti. Cala Matano, invece, era particolarmente cara all’indimenticabile Lucio Dalla.

Lungo la costa settentrionale si trovano poi I Pagliai, una manciata di dieci scogli dalla forma piramidale, che ricorda quella dei cumuli di paglia, che sembrano sorvegliare una delle spiagge più belle dell’isola.

I tramonti più belli si ammirano invece da Punta del Diamante, la punta estrema di San Domino, da fascino selvaggio. Sulla Punta del Diavolo, all’estremità meridionale, si trova invece il Faro, costruito a picco sulla scogliera agli inizi del Novecento. Si raggiunge a piedi attraverso la Pineta di San Domino, la più verde di tutte le Tremiti grazie alla presenza di una colonia di Pini di Aleppo.

INFO: www.pugliaturismo.com/apt-foggia/le-isole-tremiti/

Isola della Maddalena, Cala Gavetta è Bandiera Blu

L’approdo di Cala Gavetta, porta a 8 le Bandiere Blu sull’Isola della Maddalena, in Sardegna. Alla Maddalena si arriva con una traversata di appena 15 minuti in traghetto da Palau che arrivano da Palau. Una volta sbarcati si può andare alla scoperta dell’isola, che ha una superficie di 20 kmq e un perimetro di 45 km.

“Capoluogo” del Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, vanta spiagge da sogno, lambite da acque cristalline, calette da dove ammirare tramonti mozzafiato e una ricca storia “internazionale”.

Prendetevi un po’ di tempo per visitare il borgo marino. Da Cala Gavetta raggiungete la centrale Piazza Garibaldi e passeggiate tra i negozi, bar e ristoranti.

Fermatevi poi alla chiesa di Santa Maria Maddalena, che custodisce un crocifisso dorato donato alla cittadina dall’ammiraglio Nelson prima della Battaglia di Trafalgar, che lo vide soccombere, nel 1805.  Proseguite poi fino al porticciolo di Cala Gavetta, Bandiera Blu 2020, per ammirare uno degli scorci più belli del borgo. Da qui tornate sul lungomare percorrendo via Amendola e arrivate in piazza Umberto I, dove si affaccia il Comando della Marina Militare.

Ancora pochi ed entrerete nel quartiere Moneta, dove ancora si parla il dialetto locale più autentico. Superato il quartiere si raggiunge il ponte che collega La Maddalena con l’Isola di Caprera, che vale una visita per le splendide spiagge e per la casa museo di Giuseppe Garibaldi.

Tra le spiagge più belle della Maddalena c’è invece Monte d’Arena, che si raggiunge percorrendo la strada panoramica in direzione dello Spalmatore. Poco prima di Punta Cannone si arriva a questa splendida distesa di sabbia chiarissima lambita da un mare azzurro.

Nei pressi della frazione di Case Ornano si trova invece la spiaggia di Bassa Trinità, per raggiungere la quale è necessario camminare per circa 500 metri tra le tipiche formazioni rocciose della Gallura.

Da non perdere la bella spiaggia Testa del Polpo, dal nome della forma singolare della roccia che la domina, che spicca per i meravigliosi riflessi, specialmente al tramonto.

A qualche chilometro dal centro abitato si trova anche Cala Spalmatore, racchiusa tra due promontori.

INFO

www.sardegnaturismo.it/it/esplora/la-maddalenawww.lamaddalenapark.it/




ITALIA SEGRETA. Dolceacqua, il colpo di fulmine di Claude Monet

Una serie di weekend, che già avevamo ideato nella rivista WEEKEND PREMIUM, ma che riproponiamo con l’arrivo della bella stagione, per scoprire un’Italia meno conosciuta, e per questo più affascinate. Cominciamo da Dolceacqua, in Liguria. Per la posizione privilegiata, la natura e i colori, la Liguria ha incantato artisti e poeti, ma oltre agli scorci più noti, cela anche angoli sconosciuti ai più e al di fuori dei circuiti turistici consueti: Eden botanici che spiano il mare, grotte con sculture naturali uniche, torri e castelli medievali, borghi con i tipici “carugi” dove respirare leggende di prìncipi, streghe e cavalieri, chiese romaniche d’eccellenza e antiche suggestive abbazie 

Dolceacqua, il borgo che incantò Monet

di Benedetta Rutigliano

Forse non tutti sanno che persino il noto artista Claude Monet si innamorò di Dolceacqua, un piccolo borgo di circa duemila abitanti sulle colline tra Ventimiglia e Bordighera, in provincia di Imperia. Tipico centro medievale della Val Nervia percorso dal torrente Nervia, dà il nome anche al Rossese di Dolceacqua, un vino prelibato derivato dai numerosi vitigni che già addolciscono il paesaggio.

L’artista francese, simbolo dell’Impressionismo, mentre visitava la Riviera di Ponente, si fermò a Dolceacqua il 18 febbraio 1884, e definì il ponte medievale del borgo, formato da un solo arco a tutto sesto di circa 32 metri di luce, un “gioiello di leggerezza”. Rimase così incantato dal ponte e dal castello, da imprimere questi soggetti su alcune delle sue tele, come in “Le Chateau de Dolceacqua”.

Ma da dove deriva il toponimo del borgo?  Pare derivi dal latino “villa dulciaca”, un fondo rustico di età romana chiamato Dulcius (Dolce, un nome personale), trasformato in seguito in “Dusäiga”, attuale nome dialettale, e nella forma “Dulcisacqua”. Un’altra interpretazione accredita l’origine del paese ai Celti, che l’avrebbero chiamato “Dussaga”, modificato poi in Dulsàga e infine in Dolceacqua.

La parte più antica di Dolceacqua, ai piedi del Monte Rebuffao, è dominata dal Castello dei Doria, il cui primo nucleo risale al XII secolo. Posto a segnare il confine tra la Liguria e il Piemonte, subì diverse trasformazioni in particolare grazie all’opera del signore locale Stefano Doria (XVI secolo), e ancora regala ai visitatori una vista mozzafiato in un’atmosfera medievale intatta. Per i visitatori più curiosi, sarà possibile visitare molti degli ambienti interni.

All’ingresso del borgo si trova la Chiesa di San Giorgio, costruita nel XII secolo in stile romanico, e trasformata poi in epoca gotica e barocca: all’interno della cripta sono conservate le tombe di Stefano e Giulio Doria.

Chi visita Dolceacqua non deve aver paura di avventurarsi e perdersi tra i numerosi carugi, i tipici vicoli stretti, qui rimasti danneggiati durante l’ultima guerra mondiale, per ritrovarsi nella piazza dove sorge la parrocchia di Sant’Antonio Abate (1400 circa), che ingloba una torre angolare quadrata delle antiche mura, divenuta base del campanile. Al suo interno è possibile ammirare il prezioso e delicato polittico di Santa Devota, opera del 1515 di Ludovico Brea, caposcuola della corrente pittorica ligure- nizzarda.

Chi desidera unire alla visita culturale anche quella naturalistica, può immergersi nei filmati di alta qualità proiettati dal Visionarium 3D, una sala che dal gennaio 1994 proietta in 3D e 4D documentari d’interesse naturalistico artigianali, un unicum in Italia. Al di fuori del centro abitato, la Chiesa di San Bernando conserva meravigliosi affreschi del XV secolo.

COME ARRIVARE

Autostrada A10 Genova – Ventimiglia, uscire ai caselli di Ventimiglia o Bordighera, poi imboccare la SS Aurelia e poi la strada provinciale della Val Nervia.

DOVE MANGIARE

*A Viassa, via della Liberazione 13, Dolceacqua (IM), tel 0184/206665, www.ristoranteaviassa.it; piccolo, con arredamento minimal e ben curato, propone piatti tradizionali rivisitati con ingredienti freschi del territorio.

*Casa e Bottega, Piazza Garibaldi 2, Dolceaqua (IM), tel 0184/205038, www.ristocasaebottega.it. Vista sul borgo antico in un’atmosfera vintage da bistrot parigino, prepara menù di terra e mare con raffinatezza, e ha una carta dei dolci  da provare

DOVE DORMIRE

*CasaVillatalla, loc. Villatalla, Dolceacqua, tel 0184/206379, www.villatalla.com, atmosfera di una casa di campagna arredata con gusto per soggiornare in un  B&B che si affaccia sull’antico borgo, immerso nella natura e circondato da un delicato giardino con piscina .

*Le Gemme, via Castello 2, Dolceaqua (IM), tel 333/8669323, www.le-gemme.it. B&B,in un’antica casa torre a 20 metri dal ponte antico, restaurata e arredata con gusto. La colazione in un’atmosfera fiabesca sulla terrazza con vista Castello

INFO

www.dolceacqua.it

 




Forlimpopoli festeggia i 200 anni di Pellegrino Artusi

Il 4 agosto 1820 a Forlimpopoli (FC) nasceva Pellegrino Artusi, autore de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, a tutt’oggi il libro di cucina più letto e tradotto nel mondo. Con passione e pazienza certosina, Artusi ha raccolto infatti nella sua opera 790 ricette, dai brodi ai liquori, passando dagli antipasti, alle minestre, secondi e dolci, abbinando per la prima volta la parola “scienza” al mosaico di tradizioni regionali e alle ricette spesso tramandate solo oralmente o dalle famiglie.

L’opera ebbe un successo tardivo, ma fu travolgente. Lo stesso Pellegrino Artusi ne curò personalmente 15 edizioni. Nel 1931, le edizioni arrivarono a 32 e l’”Artusi”, come ormai il ricettario veniva chiamato, dal nome del suo autore, risultò uno dei libri italiani più letti insieme ai “Promessi Sposi” di Manzoni e “Pinocchio” di Collodi”.

Festa Artusiana, il programma e le novità

Quest’’anno, cadono i 200 anni dalla nascita dell’Artusi e la città di Forlimpopoli celebra l’anniversario con un’edizione speciale, la 24°, della Festa Artusiana, che prevede, fino al 9 agosto, un ricco calendario di mostre, spettacoli, degustazioni, convegni e concorsi. Al tutto si aggiunge la presentazione, il 4 agosto, giorno del compleanno del celebre gastronomo, di un francobollo a lui dedicato.

Sempre il 4 agosto, in tutto il mondo, da Honk Kong a Città del Messico, da San Pietroburgo a Riyad si tiene l’International Day of Italian Cuisines dedicata a Pellegrino Artusi dell’Associazione GVCI e prevede la preparazione nei ristoranti aderenti della Ricetta n° 7, cioè i Cappelletti all’uso di Romagna.

Tra le novità di questa edizione speciale della Festa Artusiana ci saranno gli show cooking con grandi chef stellati, che ogni sera offriranno esempi della loro arte culinaria e tenteranno di entrare nel Guinness dei Primati con la “Sfoglia più lunga del mondo”, battendo il record attuale di 130 metri. Si confermano, invece, gli appuntamenti “cult”, come il Premio Marietta, dedicata alle cuoche non professioniste e la possibilità di degustare speciali ricette dedicate all’Artusi nei ristoranti di Forlimpopoli.

Il 4 agosto, poi, farà tappa a Forlimpopoli, nella centrale Piazza Garibaldi, il road show Tramonto DiVino che vedrà i prodotti DOP e IGP dell’Emilia Romagna interpretati dagli chef stellati dell’Associazione Chef to Chef duettare con i vini d’eccellenza della Guida Emilia Romagna da Bere e da Mangiare. Il 5 agosto, invece, sono in programma letture e dialoghi che vedono protagonisti Oscar Farinetti, Camilla Baresani, Giulio Ferroni e la proiezione dell’Arte in cucina di Angela Ricci Lucchi.

Durante tutti i giorni della Festa Artusiana, poi, alle 18.30, è possibile prendere parte a una visita guidata di Forlimpopoli della durata di 30 minuti. La quota di partecipazione è di 3 euro, gratuito per i cittadini di Forlimpopoli. La prenotazione è obbligatoria.

Ricordiamo che tutte le iniziative si svolgono nel rispetto delle disposizioni di legge in tema di prevenzione Covid 19. È richiesto di indossare la mascherina, di utilizzare l’igienizzante mani messo a disposizione dall’organizzazione e di mantenere la distanza interpersonale di almeno 1 metro.

INFO

www.forlimpopolicittartusiana.it

www.festartusiana.it

www.casartusi.it

…scopri nella 2° pagina che cosa vedere a Forlimpopoli…

Forlimpopoli, l’itinerario “artusiano”

Anche se l’origine è romana, che la chiamarono Forum Populi, oggi Forlimpopoli è una cittadina che mantiene il suo profilo otto-novecentesco, tra palazzi, piazze, vie e recuperi urbanistici. Il nostro itinerario “sulle tracce dell’Artusi” non può che iniziare da Casa Artusi, un museo “vivo”, nato dalla ristrutturazione del trecentesco Convento dei Servi e della vicina Chiesa.

La struttura fa parte del network dei Musei del Gusto dell’Emilia Romagna e si presenta non come un archivio “statico”, ma come un luogo dinamico, aperto a curiosi, gastronomi, chef, cuochi e appassionati di cucina, insomma a tutti coloro che amano le tradizioni o la convivialità della tavola e che possono partecipare a corsi, seminari, incontri, scuole di cucina, ma anche presentare i prodotti delle loro aziende.

Nella Biblioteca di Casa Artusi, invece, si possono ammirare la Collezione Artusiana, che include l’archivio e la libreria di Pellegrino Artusi, tra cui tutte le edizioni de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, e la “Raccolta di gastronomia italiana, una collezione antica e moderna di libri, riviste, documenti a tema gastronomico. La Biblioteca è nata grazie a una clausola testamentaria dello stesso Artusi, che ha stabilità che tutti i libri lasciati in eredità al Comune di Forlimpopoli dovessero convergere in una biblioteca pubblica.

All’ingresso di Casa Artusi potete invece trovare la Bottega, dove potersi portare a casa come ricordo una copia della “Scienza in Cucina e l’Arte di mangiar bene”, ma anche un telaio per fare i garganelli, le teglie per la piadina, piatti in ceramica di Faenza, grembiuli e borse, oltre a una selezione di prodotti gastronomici.

Infine, non potete mancare una sosta golosa al Ristorante di Casa Artusi, che è anche osteria ed enoteca. Il menù stagionale propone ricette della tradizione riportate nell’opera dell’Artusi, realizzate con ingredienti del territorio, come l’olio extravergine delle Colline di Romagna e di Brisighella DOP, carni di Mora Romagnola e di Razza Bovina Romagnola, Sale di Cervia, zafferano delle Colline di Faenza o frutti dimenticati di Riolo Terme, selezionati da aziende locali.

Non possono mancare, per esempio, piadina e gnocco fritto con salumi e formaggi locali. Presso l’Enoteca, invece, si può prendere l’aperitivo o fare una golosa degustazione a base dei migliori vini regionali, come l’Albana, il Sangiovese, il Trebbiano e il Pagadebit.

Da vedere in città…oltre l’Artusi

Artusi sì, ma non solo. Forlimpopoli è una cittadina ricca di spunti e testimonianze storiche, artistiche e culturali. Per rendersi conto del suo ricco e antico passato, visitate il MAF Museo Archeologico dove sono custodite alcuni interessanti testimonianze, fra cui alcune anfore romane uniche nel loro genere per il loro fondo piatto. Il museo è ospitato tra le possenti mura della Rocca Albornoziana, dal nome del suo edificatore, il cardinale Egidio Albornoz, che la fece erigere tra il 1360 e il 1365.

La Rocca si affaccia su Piazza Garibaldi, dove, sul lato opposto, si trova anche il Palazzo della Torre. Raggiungendo, invece, Piazza Pompilio si può avere un’idea della vita quotidiana ed economica di un tempo ammirando la Loggia della Beccheria e della Misura.

Se proseguite lungo via Costa, arriverete invece alla Chiesa dei Servi che, oltre al complesso museale dedicato all’Artusi, di cui vi abbiamo parlato prima, custodisce nel monastero e nella chiesa rinascimentale alcune preziose opere d’arte, tra cui spicca L’Annunciazione del Palmezzano del 1533.

COME ARRIVARE

In auto: A14 Adriatica con uscita Forlì per chi viene da Nord e Cesena Nord per chi arriva da Sud. Poi percorrere la SS 9 via Emilia seguendo le indicazioni per Forlimpopoli, che dista 8 km da Forlì e 9 da Cesena.

DOVE MANGIARE

*Ristorante Casa Artusi, via Costa 31, Forlimpopoli (FC), tel 0543/748049, www.casartusi.it Nel cuore del complesso artusiano, propone ricette della tradizione emiliano romagnola e artusiane con attenzione alla stagionalità e alla qualità delle materie prime.

*Osteria San Nicola, via Sendi 8, tel 0543/560590, www.osteriasannicola.com Ricavata in un’antica chiesa del 1573 propone un menù con i sapori della cucina tradizionale e ingredienti selezionati da filiere controllate, a Km zero o stagionali.

*Hotel Ristorante Edo, via Mazzini 10, Forlimpopoli, tel 0543/745175, www.hoteledo.net Comodo a tutte le principali attrazioni, dispone di 18 camere confortevoli. Ristorante con menù artusiano.

*Locanda alla mano, via della Repubblica 16/B, Forlimpopoli (FC), tel 0543/747108, www.locandaallamano.it . Bella e accogliente struttura con quattro camere ribattezzate con il nome delle stagioni, arredate in stile provenzale, luminose e moderne.




Il “Mistero dei Monti” a Madonna di Campiglio

Si intitola “L’arte della discesa” la 18° edizione del festival “Mistero dei Monti” che si tiene fino al 13 agosto presso il Salone Hofer di Madonna di Campiglio, con un appuntamento a Pinzolo e uno “itinerante” sul Monte Spinale. In totale sono 11 gli incontri in calendario, tra ricercatori, filosofi, divulgatori scientifici, storici, alpinisti e botanici, ma anche medici ed esperti d’arte che offriranno agli intervenuti interessanti dibattiti su temi di passato, presente e futuro.

“Mistero dei Monti”: gli incontri in programma

Dopo l’apertura con Mario Tozzi, primo ricercatore del Cnr e divulgatore scientifico, intervenuto sul tema Uomo sapiens. Pianeta dolens, l’incontro a Pinzolo con l’alpinista Simone Moro e il nuotatore elvetico Ernst Bromeis, martedì 4 agosto, si torna al Salone Hofer, alle 17.30 con Alberto Zangrillo, primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale e Referente Direzionale Aree Cliniche dell’IRCCS dell’Ospedale San Raffaele di Milano, che insieme a Mario Elefanti, Direttore Generale  della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma, e Francesco Landi, direttore Uoc Riabilitazione e Medicina Fisica  del Policlinico Universitario Gemelli, affronterà il tema più che mai attuale e complesso: “Covid 19. Discesa sul campo”.

Mercoledì 5 agosto, sempre presso il Salone Hofer alle 17.30, sarà la volta di Nicoletta Agazzi, storica dell’arte, che parlerà di un grande artista, ingiustamente sconosciuto ai non addetti ai lavori, Lorenzo Haili (1643-1702). Anche il grande pubblico potrà così conoscere questo talentuoso intagliatore, originario della Val Rendena, poi emigrato a Mantova e in seguito alla corte di Ranuccio II Farnese, duca di Parma e Piacenza, per il quale realizzò le sue sculture lignee più belle.

Giovedì 6 agosto, invece, alle ore 10, sarà il botanico della Fondazione Museo Civico di Rovereto Alessio Bertolli a guidare una passeggiata sul Monte Spinale per andare alla scoperta delle oltre 50 specie di fiori più caratteristici e rappresentativi delle Dolomiti del Brenta e degli altri otto sistemi iscritti nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

La rassegna prosegue, domenica 9 agosto, stesso luogo e orario, con il teologo Vito Mancuso, che tratterà il tema della “Discesa interiore. Coraggio e paura. Lunedì 10, invece, sarà la volta dello storico Ugo Pistoia e dello studioso di storia del paesaggio Gianfranco Bettega, che insieme tratteranno il tema “Un fiume di legno. Storiche fluttuazioni”, raccontando l’antica pratica del trasporto del legname dal Trentino a Venezia tra il XV e il XX secolo, sfruttando i tronchi galleggianti e i corsi d’acqua.

Ancora un incontro per gli appassionati di storia, martedì 11 agosto, sempre al Salone Hofer alle 17.30. I ricercatori di storia locale Paolo Luconi Bisti ed Ennio Lappi presenteranno la figura di Franz Josef Oesterreicher, antesignano del turismo in Trentino e oggetto di un saggio scritto a quattro mani.

Dalla storia all’arte, mercoledì 12 agosto, con Flavio Caroli, habitué del “Mistero dei Monti” che anticiperà alcuni argomenti tratti dal suo libro di prossima uscita “Da Van Eyck a Kiefer. Fluitazioni d’arte”.

Conclude la rassegna, giovedì 13 agosto, Marco Albino Ferrari, scrittore e giornalista, che presenterà la sua ultima fatica letteraria dal titolo Mia sconosciuta.

“Mistero dei Monti”, le modalità di partecipazione

Tutti gli incontri della rassegna “Il Mistero dei Monti” sono gratuiti, ma siamo sempre in emergenza Covid e per ognuno i posti sono limitati con obbligo di prenotazione. Nelle giornate delle conferenze, dalle 15 alle 17 verranno distribuiti i biglietti gratuiti, che danno diritto al posto a sedere. Contemporaneamente, viene consegnato anche il modulo di autocertificazione Covid 19 da riconsegnare prima dell’ingresso alla sala.

I biglietti potranno essere ritirati presso l’ingresso dell’Hotel Del Alpes di Madonna di Campiglio per gli appuntamenti al Salone Hofer. L’ingresso in sala per i possessori del biglietto sarà poi consentito dalle 16.45 alle 17.15 (orario oltre il quale il posto prenotato non sarà più garantito), previa consegna del tagliando e dell’autocertificazione Covid.  Si ricorda infine che sono obbligatori l’utilizzo della mascherina per tutta la durata delle conferenze e il rispetto della distanza interpersonale di almeno 1 metro.

INFO

Azienda per il Turismo di Campiglio, Pinzolo e Val Rendena

Tel 0465/447501

www.campigliodolomiti.it

info@campigliodolomiti.it

 




PAOLO VENTURA. Carousel: un mondo fiabesco e surreale in mostra

Chi è Paolo Ventura? E’ un fotografo, artista e scenografo italiano. Nato a Milano nel 1968, vive tra questa città e Anghiari, in provincia di Arezzo. Dopo essersi dedicato per anni alla fotografia di moda, si trasferisce a New York. Qui realizza piccoli set teatrali e scene animate da miniature di burattini, vestiti da soldati o con abiti dei tempi passati. La fotografia si trasforma in un processo creativo in cui l’artista da vita alle sue fantasie  oniriche, sempre partendo dal reale. Dopo dieci anni rientra in Italia, dove continua a costruire le sue storie e le sue scenografie. L’artista non si accontenta mai della realtà così come è, ma vuole ricostruirla sulla “propria misura”, proprio come si confeziona un abito.

LA MOSTRA

Dal 20 Settembre al 29 Novembre 2020, a Torino, CAMERA (Centro Italiano per la Fotografia) ospiterà «Carousel», un percorso all’interno dell’eclettica carriera di Paolo Ventura. Le sale del museo ospiteranno alcune delle opere più suggestive degli ultimi quindici anni dell’artista, provenienti da collezioni italiane e straniere, oltre che dallo studio dell’artista (disegni, modellini, scenografie, maschere di cartapesta e costumi teatrali). Si tratta di una vera e propria messa in scena di tutti i temi ricorrenti della sua poetica, fra i quali spiccano quello del doppio e della finzione. In mostra anche due progetti inediti: «Grazia Ricevuta» e il lavoro che Paolo Ventura sta realizzando a seguito di una residenza presso l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma, avviata grazie alla collaborazione fra CAMERA e l’ente del Ministero.

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia-Via delle Rosine 18, Torino. Orari di apertura: Lunedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato, Domenica: 11.00–19.00. Giovedì: 11-21. Martedì chiuso. Ingresso Intero € 10. Ridotto € 6, fino a 26 anni, oltre 70 anni. Gratuito: bambini fino a 12 anni.

Alcune delizie culinarie nate a Torino ed esportate nel mondo

Torino è una città dalla grande tradizione gastronomico-culinaria. Nel corso degli anni, in questa splendida città sono nate alcune ghiottissime invenzioni di cucina,che si sono poi diffuse in tutto il mondo. Vi stupirete sapere che il tramezzino, uno dei panini più mangiati al mondo, è nato proprio a Torino. E’ nato in uno dei caffè storici della città, il Caffè Mulassano, situato nei pressi di Piazza Castello, dove ancora oggi è possibile gustarlo.

È nata qui nel 1939, nell’antica Gelateria Pepino, una delle invenzioni più golose del panorama gastronomico torinese: il gelato da passeggio su stecco. Il famosissimo Pinguino. Al gusto di caffè, crema, gianduia, menta, nocciola e violetta, ricoperto di un croccante strato di cioccolato.

Non possiamo non menzionare i famosissimi grissini. Questo alimento è nato proprio qui nel 1679. Tradizione vuole che il fornaio della corte Antonio Brunero su indicazione del medico reale inventò un diverso tipo di pane per farlo mangiare al futuro Re Vittorio Amedeo II. Il Re, infatti, non digeriva la mollica.

Il goloso Il Gianduiotto, inventato nel 1865 nello stabilimento dolciario della Caffarel. Nacque dall’esigenza di ridurre nell’impasto la presenza di cacao con le nocciole delle Langhe. Infatti le importazioni di cacao durante il blocco napoleonico erano ridotte. Venne presentato durante il carnevale di quell’anno e distribuito per le strade della città da una persona vestita da Gianduja, la maschera da cui prende il nome.

Infine, il Bicerin:  questa deliziosa bevanda calda a base di cioccolato fondente, caffè e crema di latte è nata nel 1763 nello storico Caffè Confetteria Al Bicerin, che ancora oggi custodisce gelosamente la ricetta originale con le giuste dosi degli ingredienti.

Di Benedetta D’Argenzio




Veneto, una regione per tutte le vacanze

Amate il mare, la montagna, il lago, le città d’arte, le terme o siete appassionati di turismo enogastronomico? Se amate spaziare tra tutte queste opportunità la meta della vostra prossima vacanza non può essere che il Veneto, dove tutto è stato predisposto per accogliere i visitatori in tutta sicurezza, nel rispetto delle norme anti Covid, dalle spiagge agli hotel, dai ristoranti ai campeggi agli appartamenti.

Al mare in Veneto, tra spiagge infinite e mare azzurro

Spiagge dalla sabbia morbida che accompagna pian piano verso il mare, con ombrelloni e stabilimenti attrezzati e attività all’insegna del relax, dello sport e del divertimento sono gli “ingredienti” di un’estate in Veneto. Potete, per esempio, scegliere Bibione  che vanta il primato di spiaggia più grande d’Italia e proprio per questo può garantire “posti al sole” spaziosi, con postazioni che offrono fino a 64 metri di libertà. La propria postazione, poi, si può prenotare direttamente on line sul sito www.bibionespiaggiaonline.com per evitare assembramenti. I prezzi? Tra 17,50 e 20,50 euro per una giornata al mare, a seconda delle sistemazioni. Da non perdere poi la Passeggiata Adriatico, una pista ciclopedonale unica in Italia lunga 9 km che si snoda lungo la costa di Bibione dalla laguna al faro e fino alla foce del Tagliamento, tra il verde della pineta e l’azzurro del mare.

Viaggiate con i bambini o con un amico a quattro zampe? Allora la vostra spiaggia ideale è Jesolo , che offre chilometri di spiaggia e acque cristalline a misura di bambino e di…pelosi. Non solo, la spiaggia è stata premiata con la Bandiera Blu e la Bandiera Verde. Inoltre, la Bau Bau Beach vanta il primato di essere stata la prima spiaggia attrezzata in Italia per gli amici a quattro zampe ed è la più famosa di tutta la Riviera Adriatica.

Per chi ama le vacanze a contatto con la natura, invece, consigliamo Cavallino Treponti, che vanta il primato di distretto europeo per le vacanze all’aria aperta con la più alta concentrazione di campeggi. Fiore all’occhiello, l’immensa spiaggia che corre ininterrottamente per 15 km dal Faro di Cavallino a Punta Sabbioni ed è interamente ricoperta di sabbia fine e dorata, tra dune e pinete. Proprio l’ampiezza della spiaggia garantisce un distanziamento tra gli ombrelloni da 16 a 50 mq.

Se invece volete unire in una sola vacanza il soggiorno al mare e la scoperta della storia e delle tradizioni, scegliete Caorle, antico borgo di pescatori dalla storia millenaria, con un centro storico da cartolina, tra campielli, calli e le tipiche abitazioni veneziane. Fermatevi per una visita al Duomo medievale del 1038 con il campanile cilindrico. La spiaggia, invece, è lunga ben 18 km e dispone sia di tratti attrezzati che di zone libere. Non a caso, Caorle conserva da anni la Bandiera Blu e ha guadagnato anche la Bandiera Verde come spiaggia “a misura di bambino”.

Doppia Bandiera, Blu e Verde, anche per Sottomarina Lido, con la sua spiaggia lunga 10 km e larga 300 metri che vanta una sabbia finissima e ricca di minerali, mentre l’aria ricca di iodio è consigliata per le cure elioterapiche. Nelle vicinanze si può visitare Chioggia, che nel 1987 ha ricevuto dall’UNESCO il prestigioso riconoscimento di “Città d’arte” e “Città di mare” per la sua lunga storia che risale al Medioevo, quando era la “capitale del sale”, poi divenne la seconda città del Dogado della Repubblica Serenissima per importanza politica e commerciale.

…preferisci la montagna? Leggi che cosa offre il Veneto nella 2° pagina…

 In Veneto una montagna per tutti

Il Veneto offre splendide montagne che vanno calle morbide colline alle cime “lunari” delle Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, dove poter trascorrere una vacanza rilassante oppure sportiva nella natura.

Se amate passeggiare tra prati e boschi potete scegliere Asiago (VI), capoluogo dell’Altopiano dei Sette Comuni. Assocerete subito il nome al rinomato formaggio DOP, che qui viene prodotto. Tra un trekking, una passeggiata e un percorso in MTB non mancate di visitare in città il Sacrario Militare del Leiten, dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale e l’Osservatorio astrofisico e astronomico.

Oltre ad Asiago, l’Altopiano comprende anche i Comuni di Rotzo, Roana, Lusiana, Conco, Gallio, Foza ed Enezo, piccoli borghi tranquilli per chi è alla ricerca di una vacanza tranquilla e ricca di bellezze naturali, come le malghe, dove si producono latte, burro e i rinomati formaggi.Lasciatevi poi sorprendere dagli straordinari paesaggi della Lessinia, terra di leggende, di fate e di streghe, ma anche di storia e natura. Basti pensare che qui, 50 milioni di anni fa, c’era il mare, che oggi restituisce un patrimonio di fossili unico al mondo. Da non perdere anche una visita al ponte naturale di Veja, un gigantesco architrave che costituisce l’ingresso di una caverna carsica.

Per una vacanza di natura e relax c’è Recoaro Terme, sempre nel vicentino. Oltre al rinomato stabilimento termale potrete andare alla scoperta della splendida Conca di Smeraldo dove nascono le acque benefiche e sgorgano sorgenti di acqua pura e cristallina. Le Piccole Dolomiti, invece, sono la “palestra” ideale per gli appassionati di escursioni, MTB, ma anche parapendio e arrampicata. Da non perdere una visita all’affascinante Montagna Spaccata, profonda 90 metri.

Per una vacanza di riflessione, potete invece visitare il Monte Grappa (VI), considerato il “monte sacro alla Patria” per le testimonianze degli eventi bellici della Prima e Seconda Guerra Mondiale, tra cui l’imponente Sacrario. Se invece siete appassionati di parapendio o di altri sport di “volo libero”, il Monte Grappa è famoso in tutto il mondo per le sue correnti ascensionali.

Chi vuole andare alla scoperta della montagna meno conosciuta del Veneto, può scegliere l’area di Alpago, Cansiglio e Nevegal. Il fulcro è il Lago di Santa Croce, con le sue acque azzurre, circondato dalle foreste di Alpago che si alternano agli ampi pascoli. L’Alpe di Nevegal, invece, sorprende per i suoi splendidi panorami che, nelle giornate terse, lasciano spaziare la vista vino alla laguna veneta. Il Cansiglio, invece, vanta la seconda foresta italiana (ben 7000 ettari!) di faggi e abeti. Per gli amanti delle passeggiate.

Non dimentichiamo poi che in Veneto si trova anche la “regina delle Dolomiti” Cortina d’Ampezzo, meta del jet set internazionale, ma anche città d’arte e di tradizioni. Tra le cime tutelate dall’UNESCO potete raggiungere da qui l’Antelao, Sorapiss, le Tofane, la croda Rossa e il Cristallo e sbizzarrirvi tra trekking, arrampicate, alpinismo, MTB, grazie agli oltre 300 km di sentieri.

Auronzo di Cadore (BL) è invece il punto di partenza per raggiungere le famose Tre Cime di Lavaredo, anch’esse Patrimonio Unesco. Potete poi passeggiare lungo le rive del lago di Santa Caterina, mentre se siete amanti delle due ruote potete cimentarvi lungo la nuova ciclabile che collega il centro del paese a Misurina. Per i più piccoli, invece, c’è il divertente Tre Cime Adventure Park oppure la Fun Bob, la pista di Bob più lunga del mondo.

Poco distante da Cortina, San Vito di Cadore è il punto di partenza per raggiungere l’Antelao e il Pelmo, entrambi nella lista UNESCO, che regalano una natura incontaminata e paesaggi mozzafiato. Tra le esperienze da non perdere una pedalata sulla Lunga via delle Dolomiti, la ciclabile che collega Cortina a Calalzo di Cadore, e una puntatina a Mondeval dove è stato ritrovato un cacciatore preistorico vissuto 7000 anni fa, noto come “l’uomo di Mondeval”, attualmente conservato al Museo di Selva di Cadore.

A Pieve di Cadore si può invece visitare la casa natale del pittore Tiziano Vecellio e il curioso Museo dell’Occhiale. In Cadore si trova anche Cibiana, noto come “il paese dipinto” con le sue case in pietra decorate con grandi murales che raccontano la storia dei suoi abitanti.

Altre splendide valli sono la Valle di Fodom sovrastata dal maestoso gruppo dolomitico del Sella, Conca Agordina, la porta meridionale delle Dolomiti Patrimonio UNESCO, tra cui il massiccio del Civetta, paradiso degli alpinisti più esperti, le Pale di San Lucano, con le pareti a precipizio, le cime di San Sebastiano, che regalano paesaggi quasi lunari, e l’impressionante Monte Agner.

Cuore della Valle del Biois è Falcade, punto di partenza per vette di rara bellezza, tra cui la Marmolada, la Civetta, e le Pale di San Martino. I massicci del Pelmo e del Civetta dominano anche la Val di Zoldo, un angolo ancora incontaminato che confina con la parte settentrionale del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, con testimonianze del passato a vocazione mineraria, tra cui il Museo del Ferro e del Chiodo e il Museo Etnografico della Val di Goima e Val di Zoldo.

Racchiusa tra l’abbraccio del massiccio del Civetta e il lago, la cittadina di Alleghe consente di vivere una vacanza all’insegna del relax e della tranquillità, con possibilità di noleggiare canoe, kajak e pedalò per una rilassante gita sul lago.

Borghi antichi, tra cui Pescul e Santa Fosca, boschi secolari e vette dolomitiche costituiscono il paesaggio sorprendente della Val Fiorentina, mentre da Rocca Pietore si può partire per esplorare la suggestiva Val Pettorina, porta di ingresso a una delle mete più amate dagli alpinisti, la Marmolada, che con i suoi 3343 metri è la più alta vetta dolomitica. Merita una visita anche Sottoguda, annoverato nella lista dei Borghi Più Belli d’Italia del Touring Club.

Lasciatevi poi sorprendere dalla Val Belluna, ancora poco popolata e caratterizzata da una natura selvaggia e incontaminata, che si estende lungo il corso del fiume Piave, a sud della provincia di Belluno. L’area è inclusa nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e comprende il Monte Serva, i Monti del Sole e il gruppo della Schiara, mete degli appassionati di arrampicata provenienti da tutto il mondo per le pareti verticali. Da non perdere, per gli appassionati di storia e tradizioni, una visita a Belluno, oppure ai borghi medievali di Feltre e Mel, anch’essi tra “i più belli d’Italia”, o, ancora seguire le orme di Dino Buzzati nella Valmorel.

Infine, per conoscere da vicino la storia e le tradizioni ladine, non perdetevi un passaggio o un soggiorno a Colle Santa Lucia, uno dei 18 Comuni che formano la Ladinia, la comunità di lingua ladina che sorge intorno al gruppo del Sella, situato a 1453 metri di altezza. Cuore della tradizione ladina è Livinallongo del Col di Lana, in ladino Fodòm, composto da borgate e frazioni, la cui più grande è Pieve, che ospita il Museo di Storia, Usi e Costumi della Gente ladina.

…vacanze al lago? Scopri le località in Veneto a pagina 3…

 Il Garda e gli altri laghi del Veneto

Il Lago di Garda occupa buona parte del territorio del Veneto. Sulle sue sponde si affacciano località rinomate per le bellezze paesaggistiche e per le eccellenze enogastronomiche.

Come Bardolino, antico villaggio di pescatori sulla sponda veronese del lago, divenuta celebre per l’omonimo vino. Qui sono ancora vive le testimonianze del prestigioso passato, tra mura antiche, castelli, palazzi, e le chiese di San Zeno e San Severo che hanno visto passare imperatori, monaci e nobili. Da qui passa la Strada del Vino di Bardolino, mentre gli appassionati di sport acquatici, ma anche di trekking e passeggiate possono sbizzarrirsi tra il lungolago e le colline.

Sulla Riviera degli Ulivi si trovano invece Brenzone e le sue sedici frazioni che accompagnano il visitatore dalle sponde del Lago di Garda alla cima del Monte Baldo, a circa duemila metri. I sentieri per la vetta partono da Prada e si può camminare sulle tracce degli antichi boscaioli e allevatori, oppure salire comodamente con gli impianti di risalita di Prada-Costabella per uno spettacolo mozzafiato del lago dall’alto.

Rinomata località di villeggiatura, Garda vanta una delle spiagge lacustri più estese della Riviera degli Ulivi e un centro storico affascinante, tra vicoli, ville nobiliari, come la cinquecentesca Villa Brenzoni Guarienti e Villa Albertini. Da non perdere una visita al Castello di Garda e una sosta gastronomica per gustare il rinomato pesce di lago.

Un’altra perla della Riviera degli Ulive è Lazise, prestigiosa località di villeggiatura sulla sponda orientale del Lago di Garda che reca ancora testimonianze del suo passato medievale, come la Rocca Scaligera e la cinta muraria che circonda il centro storico dove si snodano suggestivi vicoli dalle atmosfere antiche.

Splendida la piazza che si affaccia sul piccolo porto, dove si può vedere la Dogana Veneta, costruita ai tempi della dominazione della Serenissima, che qui teneva una piccola flotta di imbarcazioni per controllare i commerci. Nella zona di fronte al porto si trovano ancora alcuni relitti di navi. Nella frazione di Pacengo, invece, si trova un grande villaggio di Palafitte risalente al Neolitico. Per i più piccoli, invece, da non perdere i grandi parchi di divertimento di Gardaland e Caneva.

Romantica e panoramica, la bella Malcesine, sulla riva orientale del Lago di Garda, ha conquistato personalità celebri, tra cui Goethe che vi passò durante il suo viaggio in Italia rimanendone affascinato. Spicca il Castello Scaligero, costruito tra il 1277 e il 1387, che domina uno sperone roccioso e ospita il Museo di Storia Naturale del Monte Baldo e del Garda. Nei pressi del porto si trova invece lo splendido Palazzo dei Capitani, in stile veneziano, mentre per una visione d’insieme davvero mozzafiato si può salire sulla funivia Malcesine-Monte Baldo.

Gioiello di architettura, Peschiera del Garda è nota come la “città fortezza” caratterizzata da una pianta pentagonale. Sorge all’estremità meridionale della Riviera degli Ulivi ed è stata un importante centro fin dalla preistoria. Qui si sono alternate le più importanti famiglie della storia italiana, dagli Scaligeri ai Visconti, ma è sotto la dominazione veneziana che assume sempre più importanza, anche grazie agli interventi degli architetti più rinomati. Tra le opere più rinomate spicca la Fortezza con la cinta muraria pentagonale, iscritto nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2017. Nelle vicinanze merita una visita il Santuario della Madonna del Frassino, meta di pellegrinaggio e monumento di importanza nazionale.

Infine, potete lasciarvi conquistare da Torri del Benaco, caratterizzata da pinete, oliveti, limonaie, chiesette e antichi palazzi veneziani. Il borgo è dominato dal Castello Scaligero del XIV secolo che ospita al suo interno l’interessante Museo Etnografico. Tra i monumenti storici che meritano una visita ci sono anche la Chiesa della SS Trinità, che custodisce affreschi del Trecento, e la Torre di Berengario. Per gli sportivi sono tante le occasioni tra passeggiate, trekking, percorsi in MTB ma, soprattutto vela e windsurf. Torri del Benaco è anche un importante centro per gli appassionati di immersioni. Da qui si può poi partire per raggiungere le altre località grazie al servizio di traghetti.

…preferite la collina…seguiteci a pagina 4…

In Veneto, il gusto di una vacanza in collina

Un weekend o una deviazione sulle colline venete nell’ambito di una vacanza più lunga vi consentiranno di scoprire paesaggi inediti attraverso escursioni a piedi, a cavallo o in biciclette. Potrete anche dedicarvi al nordic walking o al golf, ma il fiore all’occhiello sono le proposte enogastronomiche. Qui infatti, nascono vini celebri in tutto il mondo e prodotti tipici tutti da gustare.

Per esempio, i Colli Berici sono la culla di vino, grappe e dell’Olio DOP Veneto Euganei e Berici. Da non perdere il Prosciutto Veneto Berico-Euganeo DOPO, i piselli di Lumignano, dove si trova anche una famosa parete di arrampicata per gli amanti di questo sport, e le ciliegie di Castegnero. Tutti da gustare percorrendo la Strada dei Vini dei Colli Berici. Non dimentichiamo, poi, che il celebre architetto Andrea Palladio ha lasciato qui numerose testimonianze della sua arte tra ville ed edifici neoclassici.

Piccole valli caratterizzate da saliscendi naturali caratterizzano invece la Valpolicella, famosa in tutto il mondo per i suoi vini, come il Valpolicella, l’Amarone e il Recioto. La Strada del Vino Valpolicella consente di visitare questo meraviglioso territorio di antica tradizione vinicola, con soste alle cantine per le degustazioni. In quest’area della Pedemontana veronese, poi, si trovano numerose Ville Venete, oltre a dimore storiche, pievi e oratori dalla storia antica.

Dirigendoci a Est delle colline veronesi troviamo le terre del Soave, dove nasce il celebre “bianco”, Soave Doc e DOCG e il Recioto di Soave DOCG, tra i più conosciuti all’estero per le loro caratteristiche uniche. Anche qui potete scoprirli, tra degustazioni e visite guidate, percorrendo l’itinerario della Strada del Soave. Ma non dimentichiamo anche gli altri prodotti tipici, tra cui il gustoso formaggio Monte Veronese DOP e l’Olio Extravergine di Oliva Valpolicella DOP, da provare in una delle numerose osterie, agriturismi o ristoranti gourmet. Da non perdere, poi, una visita al borgo medievale di Soave, insignito della Bandiera Arancione, per ammirare la sua cinta muraria intatta.

A nord della provincia di Trevisi si incontrano invece le Colline del Prosecco, la cui tradizione vitivinicola ha una storia secolare. Le bollicine più famose del mondo si possono scoprire lungo la Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano-Valdobbiadene, dove le cantine si alternato ad antiche rocche e castelli, ville nobiliari, eremi, pieve e abbazie. Tra i borghi da visitare ci sono Conegliano, Valdobbiadene, Follina e Vittorio Veneto.

Alle spalle di Padova si trovano infine i Colli Euganei, famosi per le rinomate località termali, ma anche per gli splendidi paesaggi, caratterizzate da colline dalla forma a cono, grazie all’origine vulcanica, che forniscono le acque benefiche delle terme. Qui distese di oliveti, vigneti e frutteti si alternano a borghi densi di arte e cultura. Come Arquà Petrarca, tra i Borghi più Belli d’Italia, e Monselice d’Este che conserva ancora il suo impianto medievale.

Insomma, avete solo l’imbarazzo della scelta per una vacanza a 360° tra bellezze paesaggistiche, sport, soggiorni marittimi o all’insegna del relax, con un unico denominatore comune: il Veneto!

INFO

www.veneto.eu

 




Fiat Panda ha 40 anni: ecco perché è ancora la più amata

Il 1980 ha segnato l’inizio di un’epoca indimenticabile, durante la quale i sogni potevano divenatre realtà e i limiti erano legati esclusivamente alla propria immaginazione. Nel corso di quell’anno, esattamente il 5 marzo 1980, fu svelata sotto i riflettori del Salone di Ginevra la prima generazione della Fiat Panda, utilitaria moderna, originale e “tuttofare” frutto della matita del geniale Giorgetto Giugiaro.

3 generazioni e 30 anni di carriera

La vettura fu prodotta nel corso di questi 30 anni in sole tre generazioni: la prima, nata appunto nel 1980; la seconda nata nel 2003 e disegnata da Giuliano Biasio per Bertone; e la terza, nata nel 2012 e disegnata dal centro stile Fiat sotto la direzione di Roberto Giolito. Il successo commerciale di questa vettura è stato a dir poco sbalorditivo, basti pensare che al termine della seconda generazione la vettura era stata distribuita in oltre 6 milioni e mezzo di esemplari.

I segreti del suo successo

Tra i segreti del successo di Panda ci sono le dimensioni esterne compatte, il grande spazio interno configurabile per ogni esigenza di trasporto, l’ampia scelta di motori e le numerose combinazioni cromatiche. Il tutto racchiuso in una “forma” familiare, robusta e rassicurante che suscita subito simpatia e complicità, sia nell’impiego in città, sia nei più remoti luoghi di montagna. Non a caso Panda è la vettura più amata dagli italiani, ma anche dai tanti europei che l’hanno scelta quale “compagna di vita” sulle strade di tutti giorni. Panda è una vettura urbana, ma allo stesso tempo anche un piccolo SUV quando ancora nessuno sapeva che cosa fosse un SUV. E poi nella versione 4×4 è davvero inarrestabile.

DNA unico

Del resto, è nel DNA di Fiat offrire stile originale e funzionalità con soluzioni intelligenti che semplificano e migliorano la vita a bordo. Così è per Panda che si è evoluta nel tempo, rimanendo però sempre fedele a se stessa, in un perfetto equilibrio tra forma e funzione. Perché la city car di Fiat di generazione in generazione, ha saputo reinterpretare alcuni suoi stilemi, senza perdere mai la propria identità, ma soprattutto senza mai rinunciare alla versatilità. Fiat Panda è l’icona funzionale della gamma, con quei suoi elementi di design distintivi che fanno riconoscere immediatamente una Panda, qualunque sia la serie o l’anno di immatricolazione. I dettagli unici passano dai sedili abbattibili a quello spazio interno da riempire come si vuole, dalla linea di cintura alla plancia contenitore. Senza dimenticare la disposizione semplice e intuitiva dei comandi per una guida sempre piacevole e sicura.

Un futuro ricco di sorprese

Nel prossimo futuro Fiat Panda è destinata ancora a sorprendere perché la sua carica innovativa è una continua fonte di ispirazione per i designer del Centro Stile che lavorano per trovare soluzioni smart e ancora più funzionali per la city car di domani.  Ed è proprio all’interno di uno dei molteplici processi creativi che è scaturito il Fiat Concept Centoventi, ovvero la risposta di Fiat alla mobilità elettrica e sostenibile di domani basata su oltre 120 anni di storia.




DEODATO ARTE: a Levanto l’arte in vacanza con te

DI COSA DI TRATTA

Deodato Arte è un brand che si occupa di vendita di arte contemporanea di artisti internazionali molto noti, ma investe anche su artisti emergenti. E’ stato fondato nel 2015 da un informatico e teologo, un esperto di processi aziendali e digital marketing. La Società ha la sua sede principale a Milano, ma nel capoluogo lombardo ha altri due sedi. Il suo modello innovativo di galleria d’arte è in forte espansione ed è presente anche in Svizzera ed ad Hong Kong, in Francia, in UK ed in altri paesi europei.

Ogni artista è presente con le sue opere in diversi formati e, ovviamente, a prezzi differenti. Per Deodato Arte, l’arte è vissuta per godimento, ma anche per investimento. Questo necessita una organizzazione strutturata che non vuole effettuare vendite di artisti occasionali  o non professionisti. Tuttavia, anche i giovani artisti trovano un loro spazio. Deodato Arte, investendo in talenti emegenti, lavora così per il lungo periodo. La sua strategia si basa sul passaparola e non per massimizzare un guadagno immediato. Non cerca mai di vendere nulla. Regala invece emozioni e informazioni. Chi le apprezza può decidere di acquistare o di non farlo. Lo si può in galleria e on-line.

IL PROGETTO

Deodato Arte è sempre in movimento. Quest’estate ha riproposto lo slogan: Veniamo in vacanza con te!“. Ha infatti confermato anche quest’anno la sua presenza a Porto Cervo dall’11 luglio al 5 settembre. In questi mesi, si apre una nuova Temporary Gallery nella splendida Levanto (Spezia) , dall’11 luglio al 30 agosto, dalle h.17.30 alle h.23, in Corso Italia, 5. L’ingresso è rigorosamente gratuito. L’elegante ospitalità è una costante. In mostra opere di Banksy, Mr.Brainwash, Romero Britto, Jeff Koons, Mr.Savethewall, Andy Warhol, Basquiat e tanti altri protagonisti della scena contemporanea.

Indirizzo: Waterfront Costa Smeralda – Pod 11 – Marina di Porto Cervo, Porto Vecchio Arzachena (OT)

Orario: dal Lunedì alla Domenica18.00 – 01.00

 

Le tradizioni gastronomiche liguri del Golfo dei Poeti

Levanto è la porta che si apre alle Cinque Terre. Terra generosa anche per i vegetariani che trovano squisite verdure racchiuse da sfoglie, torte di riso, erbe che diventano salse. Un piatto tipico sono i gattafin: ravioli ripieni di bietoline o erbette selvatiche con formaggio e uova, fritti. La sfoglia è leggerissima e il ripieno molto equilibrato. Sono serviti solitamente come antipasto. Le Cinque Terre hanno una cucina semplice, perché rispecchia l’animo di un popolo schivo che ha saputo tirare fuori il meglio dal poco che il mare e la terra potevano donargli.

Tra i piatti tipici della cucina locale c’è Il “Polpo di Tellaro” condito con prezzemolo tritato, aglio ed olio d’oliva. E poi il pesto, la salsa ligure per eccellenza. Troviamo poi i panigacci: una sorta di piadina, leggermente spessa e dalla forma rotonda. Sono realizzati solo con acqua, farina e sale. Si cuociono fra due testi di terracotta o argilla ben caldi. Possono essere un ottimo piatto portante oppure fare da apripista al pasto. Di solito vengono accompagnati da affettati, salumi e formaggi.

Un primo piatto squisito sono i testaroli: un tipo di pasta piuttosto morbida, che veniva preparata già dagli antichi Romani. Vengono serviti tondi o tagliati a quadretti e conditi con pesto, olio e formaggio oppure con sugo di funghi (il cosiddetto “tris” perché nel piatto ci sono tre pezzi con i relativi condimenti). Ed infine troviamo la farinata, una sorta di torta bassa salata preparata con farina di ceci, che può essere sia un ottimo antipasto che un piatto unico.

Di Benedetta D’Argenzio




A Bellaria Igea Marina la spiaggia libera è Safety Beach

A Bellaria Igea Marina, rinomata località balneare della riviera romagnola, in provincia di Rimini, è partita una sperimentazione che farà scuola e già si presenta come un esempio da seguire per garantire vacanze al mare in tutta sicurezza.

Il progetto si chiama Safety Beach ed è nato da un’idea dell’agenzia 7Events di Milano, che l’ha realizzata in collaborazione con la Fondazione Verdeblu. Ma in che cosa consiste, in concreto? Nella porzione di spiaggia libera posta al confine sud dell’area del Beky Bay si accede tramite una registrazione. Steward e hostess accolgono poi la clientela e vigilano sul regolare svolgimento degli accessi e delle permanenze, oltre a informare i frequentatori della spiaggia sulle condizioni d’uso dei servizi.

A tutti gli ospiti registrati, poi, sarà consegnato un braccialetto che consentirà allo staff di verificare che tutti i presenti si siano regolarmente registrati.  Nell’area sono presenti diversi “stalli”, distanziati e delimitati da un cordone, che potranno accogliere ognuno un nucleo familiare di massimo quattro persone, per una capacità complessiva di 800 persone, per garantire il distanziamento sociale nel rispetto delle norme anti Covid. Il servizio è arricchito dalla possibilità di verificare la disponibilità di “stalli” attraverso l’App www.safety-beach.it

Non solo. Il profetto Safety Beach ha anche altri aspetti positivi, come la possibilità di un lavoro offerto a due persone in cassa integrazione e a un ragazzo inoccupato.  Infine, Safety Beach si pone come un modello per migliorare anche in futuro la gestione e la fruizione della spiaggia libera.

INFO

www.safety-beach.it




Agriturismi Top: gli 11 finalisti, chi vincerà?

Tra gli Awards, i riconoscimenti dedicati alle eccellenze italiane attribuiti da Weekendpremium, non potevano mancare gli agriturismi, i TOP degli agriturismi. Piccole realtà che oggi più che mai rappresentano appieno l’essenza del turismo slow e green.

Noi abbiamo cercato, visitato e amato alcuni: agriturismi, locande, ristoranti che ancora oggi mantengono prevalentemente una struttura a conduzione familiare. Votate quello che secondo voi è meritevole o segnalatene uno che meriterebbe di entrare in classifica.

Agriturismi Top: tutti i finalisti

  • Amici della Ratta (La Valletta Brianza LC)
  • Agriturismo Biologico Barone Antonio Negri(Gaiano, SA)
  • Agriturismo Malabaila (Canale, CN)
  • Agriturismo Capodacqua (Cervignano, TE)
  • Casa Clelia (Sotto il Monte, BG)
  • Cascina Caremma (Besate, MI)
  • Fiores Eco-Green Azienda Agricola Biologica Sèn Jan di Fassa (TN)
  • Il Rigo (San Quirico d’Orcia, SI)
  • Masseria Pilano (Crispiano, TA)
  • Montagna Verde (Licciana Nardi, MS)
  • Villaggio della Salute Più (Monterenzio, BO)

Andiamo a scoprire nel dettaglio tutti gli agriturismi Top!

Amici della Ratta (La Valletta Brianza LC)

Foto: www.amicidellaratta.it

Immerso nella natura incontaminata e rigogliola del Parco Regionale di Montevecchia, l’agriturismo Amici della Ratta è il  punto di riferimento di chi cerca un soggiorno green, all’insegna dell’ospitalità familiare. Cinzia e Maurizio, i gestori, hanno infatti aperto le porte agli amanti del buon cibo, della tradizione, della natura e del relax.  Nell’atmosfera fiabesca fatta di candeline e piccoli oggetti del passato vengono serviti piatti realizzati con i prodotti tipici del territorio ma rivisitati per un tocco glamour.

Info: amicidellaratta.it

Agriturismo Biologico Barone Antonio Negri (Gaiano, SA)

Foto: www.tripadvisor.it

Una tenuta familiare che si è trasformata in un’ azienda agricola immersa in una natura incontaminata, un’azienda agrituristica biologica di grande eleganza dove l’ospite si sente a casa.   Da qui si raggiungono  alcuni tra i siti più belli della Campania: Salerno e la Costiera Amalfitana, Pompei e il Vesuvio, Napoli e Capri, Paestum e la Costa Cilentana, Caserta.

Info: agrinegri.it

Agriturismo Malabaila (Canale CN)

Foto: malabaila.it

A cavallo fra Langhe e Roero, immerso tra i vigneti e gli antichi borghi delle colline del cuneese, l’agriturismo è un’oasi di pace dove la parola d’ordine è relax. All’origine era un mulino ma la sapiente ristrutturazione ha conservato una parte della struttura originale con scale in pietra e travi a vista risalenti al Settecento mantenendo intatto il fascino del passato.

Info: malabaila.it

Capodacqua(Cermignano, TE)

Agriturismi Abruzzo
Foto: www.vivilabruzzo.it

Immerso nella meravigliosa campagna teramana, circondato da borghi medievali, antichi sentieri e abbazie benedettine, è una struttura ricettiva dedicata a chi ama la natura, la tranquillità e la buona cucina. Il ristoro agrituristico presente al piano terra di Capodacqua offre piatti della tradizione  preparati con prodotti  biologici.

Info: agriturismocapodacqua.com

Casa Clelia (Sotto il Monte Giovanni XXIII -BG)

Agriturismi
Foto: www.visitbergamo.net

Gli amanti della natura e della buona cucina non possono non fare una sosta a Casa Clelia, un edificio dell’XI secolo tornato a risplendere grazie a un sapiente restauro conservativo seguendo però i canoni dell’ecobioedilizia. Deliziosi ambienti in armonia con l’ambiente circostante mantenendo quello che fu il passato. Qui è possibile organizzare cerimonie, gustarsi una romantica cena sotto un pergolato di glicini e gelsomini, trascorrere una vacanza all’insegna della privacy e del relax.

Cascina Caremma (Besate, MI)

Foto: www.tripadvisor.it

Nella Valle del Ticino, offre da più di 25 anni un’esperienza sensoriale con la natura a 360 gradi. Un vero agriturismo green circondato da piante autoctone che permettono di dar vita alla biodiversità dell’ecosistema agricolo.  A Cascina Caremma ci si può tuffare nella bellissima piscina spaziando con lo sguardo dalle vetrate sulle verdi campagne circostanti.

Info: caremma.com

Fiores Eco-Green Azienda Agricola Biologica Sèn Jan di Fassa, TN)

Foto: www.fiores.it

Questo eco-green immerso nella natura delle Dolomiti è la casa di Nadia e della sua famiglia ed è il luogo ideale per chi ama il turismo sostenibile. La struttura è stata completamente edificata con materiali naturali, come il legno e il vetro, che sprigionano energia. La pace e il silenzio sono le peculiarità di questo ambiente montano per una vacanza in pieno comfort.

Info: fiores.it

Il Rigo (San Quirico d’Orcia, SI)

Foto: www.agriturismi.it

Le strutture di questo podere un tempo ha ospitato famiglie di mezzadri oggi offre vacanze all’insegna del relax in mezzo alla natura, corsi di cucina, eventi e manifestazioni culturali.

Info: agriturismoilrigo.com

Masseria Pilano (Crispiano, TA)

Foto: www.pilano.it

Da una bellissima masseria del XVII secolo  immersa nella piana della zona pre-murgiana nel mezzo del Parco Naturale Regionale “Terra delle Gravine”, è nato questo agriturismo che offre ospitalità nei trulli secenteschi perfettamente ristrutturati. Una cornice ideale per eventi e per rilassanti vacanze.  Nella masseria si producono olio Extravergine Biologico e si allevano le vacche Podoliche Pugliesi e i cavalli Murgesi.

Info: pilano.it

Montagna Verde (Licciana Nardi, MS)

Foto: montagnaverde.it

Siamo nell’alta Toscana nel cuore della Lunigiana. Tutt’intorno i castagneti del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. La natura qui la fa da padrona e va a braccetto con l’affabilità dei gestori dell’agriturismo, la famiglia Maffei.   Il paesaggio che circonda quest’area riconosciuta da maggio 2015 Riserva MAB UNESCO scalda il cuore e permette di vivere forti emozioni con escursioni a cavallo, trekking o passeggiate in mezzo al verde tra pecore e mucche in pascolo.

Info: montagnaverde.it

Villaggio della Salute Più (Monterenzio, BO)

Foto: www.villaggiodellasalutepiu.it

Il Villaggio della Salute Più, tra Castel San Pietro Terme e Monterenzio (BO), è un immenso anfiteatro che ospita una natura variegata tra colline e boschi, laghi e pianori, coltivazioni biologiche e sorgenti termali, di cui tre a scopo terapeutico e riconosciute dal Ministero della Salute. Il territorio è SIC – Sito di Interesse Comunitario IT4050011 per la sua naturalità, mentre la certificazione ambientale UNI ISO 140001 testimonia la conservazione dell’ambiente e della biodiversità a tutela del benessere. Grazie ai suoi servizi è in grado di offrire tutto l’anno tante proposte per vivere la natura: un agriturismo a coltivazione biologica, un albergo diffuso, uno stabilimento termale, il grande Acquapark estivo con 24 piscine scoperte, vasche idromassaggio; sentieri e 49 percorsi fitness. Le possibilità di pernottare al Villaggio della Salute Più sono tantissime infatti, oltre ai confortevoli Casali immersi nella natura e distanziati tra loro, sono a disposizione appartamenti panoramici ai piedi di boschi secolari, in posizione isolata e con un panorama mozzafiato; l’Ostello Ca’ degli Aironi nel cuore dell’area sportiva e a due passi dal centro del Villaggio, e un’area camping attrezzata per tende, camper e roulotte. Due i ristoranti, oltre a bar e chioschi: il Ristorante Sillaro, in un palazzo del ‘700, propone una cucina tradizionale, biologica e di stagione (carni di produzione propria, pane e pasta fatti in casa, Birra Monti all’acqua termale, etc.); il Ristorante Panoramico, collegato alle terme da un corridoio vetrato riscaldato, offre piatti interessanti, tra cui la gustosa Pizza all’acqua termale e i Taglieri del Villaggio a base di salumi del territorio, formaggi e tigelle

Info: villaggiodellasalutepiu.it

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Pietro Guida a Copertino: dal cemento un inno alla vita

Si trova proprio in Salento il Castello di Copertino. Una premessa è d’obbligo: questo castello è uno degli spazi museali e monumentali pugliesi tra i più interessanti, per la sua progettualità legata all’arte contemporanea. Ha un’interessante programmazione espositiva, anche didattica, attraverso talk e workshop con artisti. Si trova a venti minuti da Lecce e non lontano da Gallipoli e da altre mete turistiche. A differenza di molti castelli pugliesi, la sua ritrovata verginità espositiva (uno spazio tutto da costruire in termini di visione, identità e prospettiva) lo rende una meta irrinunciabile, per chi ama un turismo raffinato e curioso. Dal 14 Luglio al 19 Settembre 2020, La Direzione Regionale Musei Puglia e la Direzione del Castello di Copertino presentano la mostra di Pietro Guida “Piazza d’Italia. In occasione del 99esimo compleanno del maestro.

BREVE PRESENTAZIONE DELL’ARTISTA E DELLA MOSTRA

Presentando brevemente l’artista si può dire che Pietro Guida è nato a S. Maria Capua Vetere (Caserta) nel 1921. Vive e lavora a Manduria (TA), dopo aver conseguito il diploma di scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli ed è uno dei protagonisti del rinnovamento culturale del capoluogo campano.

Coppie, Donne in attesa, Acrobati, Genitori e Bambini, ma anche figure mitologiche e rappresentazioni di sogni sembrano essersi dati appuntamento nella piazza d’armi del Castello di Copertino per tutta l’estate 2020. Tutte queste sculture, concepite negli ultimi venticinque anni, rappresentano una sfida alla solitudine e alla precarietà dell’esistenza. Da esse sembra sprigionare un poetico e forte inno alla vita e alla cultura, attraverso la forza dell’arte. Un appuntamento quindi di alto significato, specialmente in quest’epoca di post lockdown. Figure plasmate in una materia complessa e densa di suggestioni come il cemento, materia modernsa e dura. Presenze senza tempo, brandelli di forme che si rincorrono, si solidificano e vivono lo spazio architettonico della piazza d’armi del maniero. Una sezione interna della mostra presenta un nucleo selezionato di disegni del maestro realizzati con diverse tecniche tra gli anni ‘80 e gli ultimi mesi, insieme alla proiezione di alcune interviste-video.

COPERTINO DA GUSTARE

La bellezza culturale di un luogo è anche consuetudini gastronomiche, e Copertino ne esistono di speciali. Nonostante la povertà degli ingredienti dei piatti tipici, la cucina salentina è ricca di fantasia e colori. Declina ogni sapore in mille modi diversi passando dal raffinato al rustico, dal goloso allo stuzzicante. Numerosi i piatti tipici, soprattutto a base di verdure e pesce, ma anche la carne ha la sua importanza, in particolare la carne equina e di agnello. Infatti, la cultura contadina locale e quella gitana hanno come protagonista un piatto tipico: i pezzetti di cavallo alla pignata (pezzetti di cavallo al sugo). Il piatto ha origini antiche, che risalgono alla tradizione equestre dei gitani. Infatti, nel XIV secolo, periodo delle immigrazioni gitane che dai balcani pare siano sbarcati su tutte le coste adriatiche e quindi anche nel Salento.

La gastronomia in questa zona è tipica “da passeggio”. Si hanno infatti piatti come il pane con le olive chiamato puccia, e il “rustico”. Quest’ultimo è composto da una sfoglia sottile (cotta al forno) contenente un impasto di mozzarella, pomodoro besciamella e pepe. Ricordiamo anche le “frisedde” o “frise“: ciambelle di pane biscottato di grande durezza, realizzato con farina di grano o di orzo (recentemente anche di farro) e tagliato a metà cottura in senso orizzontale. Vanno inoltre ammorbidite mediante breve immersione in acqua e quindi condite con olio, sale e pomodoro.

Molto apprezzate sono anche le “pittule“, frittelle di forma grossolana bianche il cui impasto può essere anche arricchito con pomodori e capperi, alici, cavolfiori, rape. Buon appetito!

di Benedetta D’Argenzio