Vedere la musica. A Rovigo per assistere all’incontro magico tra arte e musica

È davvero possibile ascoltare la musica con gli occhi? Si può dare forma al suono e colore all’invisibile? A queste domande la mostra spettacolo di Rovigo ha dato delle risposte. L’esposizione prende il nome “vedere la musica, l’arte dal Simbolismo alle avanguardie” ed è in programma a Palazzo Roverella fino al 4 luglio 2021 (secondo direttive ministeriali causa Covid-19). È proprio la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con l’Accademia dei Concordi e il Comune di Rovigo, che ha voluto ripercorrere la lunga e intricata storia che ha unito musica e arte tramite la curatela di Paolo Bolpagni. Si tratta quindi di una perfetta occasione per andare a visitare la città di Rovigo per lasciarsi affascinare dalle sue meraviglie!

Vedere la musica. A Rovigo per assistere all'incontro magico tra arte e musica
Giacomo Balla, Bozzetto per il balletto di sole luci “Feu d’Artifice”, 1917, Milano, Museo Teatrale alla Scala© Giacomo Balla, by SIAE 2021

 

LA MOSTRA: vedere la musica 

Questa mostra esplora le molteplici relazioni tra le due sfere espressive, dalla stagione simbolista fino agli anni Trenta del Novecento. Il percorso è composto da 170 opere provenienti da quaranta musei e altrettanti prestatori privati. 

Bolpagni ricorda come, “alla fine del XIX secolo, si assista all’affermarsi in tutta Europa di un filone artistico che si ispira alle opere e alle teorie estetiche di un compositore carismatico e affascinante come Richard Wagner: i miti nibelungici, la leggenda di Tristano e Isotta, l’epopea del Graal, il tutto spesso condito di implicazioni esoteriche. A partire dal primo decennio del Novecento, però, la riscoperta di Johann Sebastian Bach e il fascino esercitato dalla purezza dei suoi contrappunti vengono a sostituirsi al modello wagneriano, non solamente in campo musicale. Infatti, il cammino in direzione dell’astrattismo troverà riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità delle fughe di Bach, alluse nei titoli delle opere di Vasilij Kandinskij, Paul Klee, František Kupka, Félix Del Marle, Augusto Giacometti e molti altri”.

Vedere la musica. A Rovigo per assistere all'incontro magico tra arte e musica
Paul Klee, at night, 1921, matita, penna, acquarello su carta

Si arriva quindi ad evidenziare le infinite, originali sfaccettature delle interazioni tra l’elemento musicale e le arti visive. Proponendo esempi emblematici di entrambe le arti si è creata così una mostra-spettacolo di assoluto fascino capace di farvi “vedere la musica” in tutti i sensi. 

Info: info@palazzoroverella.com e 0425 460093

Orari: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00; sabato, domenica e i giorni festivi fino alle 20.00 

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Vasilij Kandinskij, La grande porta (Nella capitale Kiev), 1928, Colonia, Theaterwissenschaftliche Sammlung der Universität

 

 

LA GUIDA A ROVIGO 

Come sempre non manca la nostra guida alla scoperta di meraviglie culturali e culinarie! La città tra i due fiumi, si estende tra l’Adige a nord e il Canalbianco a sud e dista una quarantina di chilometri dalla costa del mare Adriatico. Il suo piccolo centro storico con i suoi palazzi, il castello medievale e le dimore nobiliari, testimonia le influenze a cui è stata sottoposta la città nel corso degli anni. Oltre al centro storico e a Palazzo Roverella, assolutamente da vedere: Palazzo Roncale, Teatro Sociale, Tempio de La Rotonda, Museo dei Grandi Fiumi.

Vedere la musica. A Rovigo per assistere all'incontro magico tra arte e musica
chiesa della beata vergine , Rovigo dopo il rifacimento della piazza foto by Mauro Cordioli

E adesso ecco la guida ai vostri palati! Da provare sono i risotti, uno dei piatti tipici, vista conformazione del territorio ricco di risaie. Più in generale, i piatti raccontano la storia della tradizione locale, attraverso un’esperienza gastronomica di gusto e creatività.

Vedere la musica. A Rovigo per assistere all'incontro magico tra arte e musica

Dove mangiare

Ristorante Al Postiglione. Un viaggio tra sapori, gusto e tradizione. Locale raffinato e familiare, immerso in un grande giardino.

Dove dormire

Millefiori la Corte delle Rose. A soli dieci chilometri dal centro di Rovigo, una vera oasi di pace. Questo agriturismo offre ospitalità completa in 10 eleganti camere dotate di ogni comfort. Offre anche la possibilità di pranzare e cenare all’interno della struttura.




Weekend e vacanze 2021: come scegliere dove e quando

Di Giuseppe Ortolano

La bella stagione è alle porte e con essa le vacanze estive che, anche quest’anno, saranno condizionate dalle regole da rispettare per uscire dalla pandemia. Meglio quindi optare per una vacanza di prossimità, dato che viaggi più impegnativi all’estero – specie nei paesi extra-europei – sono, nella maggior parte dei casi, ancora pieni di incognite.

La prima regola base da rispettare, ovunque si voglia andare, riguarda la prenotazione. Passaggi aerei, alberghi, case vacanze, villaggi turistici, residence e tutti i servizi turistici per i quali viene chiesta una caparra, se non il pagamento anticipato, devono potere essere disdetti per cause di forza maggiore (peggioramento della situazione sanitaria, quarantena o malattia per sé o un familiare, ordinanze e limitazione delle autorità, chiusure delle frontiere nazionali o regionali, ecc.) senza alcuna penale.

E i soldi versati devono essere rimborsati, senza alcun obbligo di accettare voucher da utilizzare per lo stesso servizio entro un determinato tempo.  E veniamo al tipo di sistemazione preferita.

DESTINAZIONI RURALI E ISOLATE

Secondo alcune delle evidenze emerse da un sondaggio Airbnb presentato in occasione dell’accordo con Agriturist, prima associazione di agriturismo in Italia, cambia l’idea del viaggio: oltre alla rinnovata attenzione per sicurezza e distanziamento, la voglia di disconnessione, di “staccare” dalle preoccupazioni e dalle videoconferenze, si traduce in un forte interesse per il turismo rurale di prossimità e per destinazioni isolate. Insieme agli agriturismi sono in forte crescita anche le case vacanze, meglio se con piscina, per effetto del rifiuto agli assembramenti, l’indipendenza dalla ristorazione e la comodità come alloggio.

IL MARE: LE ISOLE, LA PUGLIA E LA SARDEGNA SEGRETA

Passando alle mete, il mare la fa, come da tradizione, da padrone. Già ma dove andare per evitare luoghi troppo affollati? La prima scelta riguarda il quando non il dove. Infatti se si parte per le vacanze nei mesi di giugno o di luglio, ma anche a settembre, qualsiasi meta è buona, e sicuramente si possono risparmiare dei bei soldi. Tra i luoghi dove trascorrere una piacevole vacanza marina c’è ancora una volta la Puglia, magari scegliendo le dune e il mare cristallino della poco frequentata costa tarantina, da Torre Colimena a Campomarino, da Bagnara a Ginosa.

La spiaggia di Torre Colimena

Se preferite le isole ecco le tranquille Marettimo e Levanzo, nell’arcipelago delle Egadi o, tra le isole toscane, la selvaggia Capraia e la zona della Costa dei Gabbiani nei pressi di Capoliveri, una vera e propria oasi di serenità.

L’isola di Capraia

In Sardegna si possono evitare le mete più conosciute per scegliere piccoli gioielli incontaminati, come il tratto di costa fra Marina di Gairo e Cardedu, con la spiaggia di Coccorrocci, o le dune e i deserti di sabbia della Costa Verde, nella vecchia zona mineraria nel sud ovest dell’isola. Un’altra meta possibile è la costa molisana, con le spiagge sabbiose di Campomarino e di Marina di Petacciato.

Lo splendido mare della Costa Verde, in Sardegna

IN MONTAGNA: DA NUS A CADERZONE TERME

In montagna è decisamente più facile trovare luoghi meno frequentati. Provate la bellissima Val di Saint-Barthélemy, nei pressi di Nus in Valle d’Aosta, con il suo osservatorio astronomico e le sere stellate e prive di inquinamento luminoso.

Val di Saint-Barthélemy

O l’Oasi Zegna in Piemonte, con i sentieri che la attraversano dedicati al forest bathing, dove è stata dimostrata l’elevata capacità di rilascio di sostanze volatili, i monoterpeni, efficaci nello stimolare positivamente le difese immunitarie.

In Alto Adige si può raggiungere il grazioso paesino di Mazia, frazione di Malles in Val Venosta, che si fregia del titolo di Villaggio degli Alpinisti essendo impegnato nella tutela di un territorio montano spesso minacciato da un turismo di massa sempre più invasivo, promuovendo un turismo ecologico e sostenibile dove esseri umani e ambienti naturali convivono in armonia.

Mazia, in Val Venosta

Nel vicino Trentino si può optare per Caderzone Terme (Borgo Green 2019, WEEKEND PREMIUM AWARD), un piccolo Eden con solo 600 abitanti a 13 km da Madonna di Campiglio. Un vero e proprio Borgo della Salute con un rilassante centro termale e di benessere nato grazie all’acqua della fonte ferruginosa di Sant’Antonio e un museo della Malga che racconta la vita contadina del passato.

Il borgo green di Caderzone Terme

Se invece si vuole scegliere l’Appennino, si possono raggiungere le Foreste Casentinesi, tra Toscana e Romagna, con oltre 600 km di sentieri, gli itinerari dedicati alla MTB, i sentieri natura e i percorsi ad alta accessibilità.

Giochi d’acqua nel Parco delle Foreste Casentinesi

L’ultima “dritta” che ci sentiamo di darvi riguarda due luoghi immersi nella natura dove, pur non essendoci né mare né montagne, è realmente possibile staccare e recuperare la serenità messa a dura prova dai tanti lockdown.

IN COLLINA: DA BORGOTUFI AL CASTELLO DI POSTIGNANO

Sono il Castello di Postignano, suggestivo borgo medievale nel cuore della Valnerina, in Umbria, rinato nel 2007, con case private, un affascinante albergo diffuso, un’accogliente trattoria, un bar panoramico, un laboratorio di tessitura, una bottega antiquaria e diversi spazi espositivi immersi nel verde della natura.

Il Castello di Postignano

In Molise si può invece scegliere Borgotufi, antica frazione rurale nel comune di Castel del Giudice, restaurata e trasformata in albergo diffuso attraverso un attento ed accurato recupero architettonico. Due luoghi da vivere lentamente, leggendo, ascoltando musica, rilassandosi e dedicando il proprio tempo alle passeggiate nella natura e al buon cibo. Perché la vacanza in tempo di Covid può e deve essere un momento di rigenerazione. Ovviamente sempre in piena sicurezza.

Borgotufi




In viaggio con Dante. Noli, l’antica Repubblica Marinara

Vassi in San Leo e discendesi in Noli,

montasi su in Bismantova e ‘n Cacume

con esso i pié; ma qui convien ch’om voli;

Purgatorio, Canto IV, 25-27

Continua il nostro “Viaggio con Dante”, alla scoperta dei luoghi che sono stati citati nel suo capolavoro assoluto, la Divina Commedia, ma anche quelli che il Sommo Poeta ha visitato personalmente.

Dopo avervi presentato Gradara e Bismantova, questa settimana ci spostiamo in Liguria, in provincia di Savona, dove si trova il borgo medievale di Noli, su cui sventola la Bandiera Blu del Touring e annoverato tra i Borghi più belli d’Italia”.

Ai tempi di Dante, Civitas Nauli era una roccaforte guelfa e Repubblica Marinara dal 1193, alleata di Genova e ai ferri corti con Savona. Dante la visitò nel 1306, mentre si recava in Francia, e rimase talmente colpito dalla sua bellezza da decidere di immortalarla nell’architettura del Purgatorio, sebbene “nascosta” da artefatti poetici.

Visitare Noli sulle tracce di Dante

Visitare Noli, oggi, significa vedere quello che, più o meno, vide lo stesso Dante. Siamo nel Ponente Ligure, tra Capo Noli e Punta Vescovato. Il centro storico è uno splendido esempio di architetture medievali e conserva ancora 72 torri, di cui 8 originali.

Una targa ricorda il passaggio di Dante nella Loggia della Repubblica

Di questa, la Torre di San Giovanni si può visitare. Si cammina per le strade ammirando antichi palazzi nobiliari e la cinta muraria che conduce fino al Castello di Monte Ursino, protetto da due pieghe della montagna e a picco sul mare azzurro.

Il Castello di Monte Ursino con la conta muraria

Seguendo uno splendido portico si arriva poi al Palazzo Comunale, anch’esso di origine medievale, la cui Torre Civica è una delle otto originali rimaste. Tra gli edifici religiosi spicca la Cattedrale di San Paragorio, a tre navate e con un portico quattrocentesco. Al suo interno, oltre ad alcuni sepolcri, si trovano alcuni affreschi del trecento, una cattedra del Duecento e un crocifisso ligneo di pregevole fattura.

La Cattedrale di San Paragorio

Merita una visita anche la Cattedrale di San Pietro, del 1200, ma restaurata nel 1600. Arrivando fino alle pendici del monte, si arriva al Palazzo Vescovile, oggi un hotel con ristorante stellato, che conserva ancora affreschi e arredi d’epoca. Interessante il Museo Civico Diffuso, che comprende i due begli itinerari del “Sentiero del Pellegrino”, e l’antica “Strada Romana di Voze”.

Pescatori sulla spiaggia di Noli

Percorrendo invece la Passeggiata dei Pescatori si arriva fino al Mercato ittico di Noli. La cittadina, dal 2014, è Presidio Slow Food per i cicciarelli, i tipici pesci del golfo che si pescano ancora secondo l’antica tradizione della sciabica.

Frittura di cicciareli

Da non perdere, poi, un momento di relax sulla bella spiaggia sabbiosa che si estende da Capo Vescovado a Capo Noli, abbracciata da una piccola baia ad arco. Le acque cristalline in cui si bagna sono Bandiera Blu dal 2013. Non per niente, Noli è meta degli amanti delle attività subacquee, della vela e del windsurf.

Spiaggia dei Pescatgori

La Passeggiata Dantesca

Quando Dante arriva a Noli, nel 1306, si sta dirigendo in Francia e sta percorrendo la mulattiera che si snoda sulle alture del golfo. Oggi, è possibile percorrere la Passeggiata di Dante, un percorso segnalato che si addentra nell’entroterra, regalando scorci di rara bellezza e monumenti interessanti.

La segnaletica della Passeggiata Dantesca

Il percorso parte da via XXV Aprile, a Noli, dove si incontra la segnaletica. Si prosegue poi sul sentiero che risale il versante orientale di Caponoli e si passa accanto alle vestigia delle chiese romaniche di San Lazzaro e di Santa Margherita. Si arriva quindi sul crinale, in località Semaforo. Di qui si prende a destra e si percorre la via sterrata che si snoda lungo il crinale per circa 1,5 km. Arrivati in località Cian du Feru si svolta a destra e si sala fino a Crovi.

Lo splendido panorama sul percorso della Passeggiata Dantesca

Si raggiunge poi il bivio Terrerosse e si prende prima a destra poi a sinistra. Si prosegue fino alla segnalazione di “Sentiero ripido” e si svolta a destra attraversando il Bosco del Perasso. Si incontra poi una strada asfaltata che risale fino a Voze. Si passa dal centro storico, poi si prende l’antica mulattiera, o strada romana, che in una ventina di minuti riporta a Noli.

DOVE DORMIRE

*Hotel Palazzo Vescovile****, Piazzale Rosselli, Noli, tel. 019/7499059, www.hotelvescovado.it Hotel di charme ricavato nell’antica sede dell’arcivescovado di Noli. Si affaccia in uno degli angoli più suggestivi della costa, tra Capo Noli e il Castello di monte Ursino.

*Hotel Glicine***, Piazza Garibaldi 7, Noli, tel 019/748168, www.albergoilglicine.eu Nel centro storico di Noli a soli 200 metri dalle spiagge, offre camere arredate in colori pastello con wi fi gratuito.

DOVE MANGIARE

*U bucun du preve, via Musso 16, Noli (SV), tel 019/7485289, trattoria nel centro storico con piatti della cucina ligure e particolare attenzione ai prodotti del territorio.

*Da Pino, via Sartorio 4, Noli (SV), tel 348/4251148 https://pino.playrestaurant.tv/ Piatti di pesce e della cucina ligure. Buona carta dei vini.

INFO

www.comunenoli.gov.it




LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino

Oggi, giorno di Pasqua e quindi di festa, la rubrica weekend in arte vi porta ad esplorare il magico mondo dell’Emilia Romagna. Una tappa obbligatoria per chi, come noi, ama l’arte ma anche il buon cibo. Il viaggio di oggi vi porterà in un piccolo, ma meraviglioso borgo emiliano, proclamato uno dei più bei borghi d’Italia: Gualtieri. In un panorama ai limiti del magico, viene inserita una mostra dedicata ad uno degli artisti degli artisti più eclettici e misteriosi d’Italia, Antonio Ligabue. Dall’8 maggio al 14 novembre 2021, Palazzo Bentivoglio ospiterà un nuovo corpus di opere dell’artista, selezionate da Francesco Negri. 

LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino
Antonio Ligabue, Gorilla nella foresta, s.d., 1949-1950, Olio su tavola di compensato, 77 x 71 cm

 

LA MOSTRA: Ligabue, la figura ritrovata. 11 artisti contemporanei a confronto

Questa esposizione propone un inedito dialogo tra la mano di Antonio Ligabue e quella di undici artisti contemporanei che operano, per la maggior parte, in ambito figurativo: Evita Andùjar, Mirko Baricchi, Elisa Bertaglia, Marco Grassi, Fabio Lombardi, Juan Eugenio Ochoa, Michele Parisi, Ettore Pinelli, Maurizio Pometti, Giorgio Tentolini e Marika Vicari. Nella costruzione della mostra, essi avevano l’obbiettivo di porsi in dialogo con le 16 opere selezionate di Ligabue, che ha portato ad avere la figura come elemento protagonista. È infatti la figura che accomuna tutte le opere e subisce, nel percorso, una mutazione tale da diventare alla fine una mera rappresentazione del colore. Palazzo Bentivoglio diventa quindi lo spazio di un confronto di reciprocità e convergenze che invita a cogliere, nell’attualità dei linguaggi dell’oggi, lo stesso spirito trascendente e la centralità di riflessione posta sull’uomo.

LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino
Antonio Ligabue, Figura di donna, s.d. (1953), olio su tavola di faesite, cm. 200×100

“La scelta di questi artisti – spiega il curatore Matteo Galbiati – guarda alla specificità delle loro ricerche che, senza condizionamenti o scelte d’occasione, hanno sempre posto l’essenza della loro visione proprio sull’animo come centro di valore per le loro esperienze estetiche. Il loro linguaggio consacra la potenza dell’immaginazione che sa guidare lo sguardo di ogni osservatore ben oltre la singolarità del racconto specifico e rende ciascuna opera una soglia spalancata sulla sincerità del pathos umano”. Ma questo non significa che essi siano solo imitatori dell’artista novecentesco. “In loro – spiega Galbiati – prosegue l’ideale di coinvolgimento dell’altro, la connessione della realtà con un altrove denso di mistero e di tutta la sua trepidante speranza”.

Per info: sito del Museo Antonio Ligabue, +39 0522 221853, info@museo-ligabue.it

MA CHI ERA LIGABUE? 

Antonio Laccabue (vero cognome) nacque a Zurigo nel 1899, da Elisabetta Costa e Bonfiglio. All’età di un anno fu dato in affido alla famiglia Gobel. Ebbe un’infanzia emotivamente molto sofferta passando da scuole speciali e ricoveri in ospedali. Nel 1919 fu mandato a Gualtieri, paese del padre, dove crebbe la sua sofferenza, che esprimeva con azioni autolesionistiche e con la pittura. Visse molti anni nella golena del Po, dove fu scoperto e aiutato dallo scultore Marino Mazzacurati. Nei suoi dipinti e nelle sculture raffigurò soprattutto animali e autoritratti come espressione della continua ricerca dell’Io, in un dialogo stretto tra sé e la natura. Fu ricoverato tre volte all’Ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Una grande mostra alla “Barcaccia” a Roma lo lanciò a livello nazionale, ma fu un successo troncato presto da un colpo apoplettico. Morì a Gualtieri il 27 maggio 1965. Sulla tomba fu posta dall’amico Andrea Mozzali la sua maschera funebre in bronzo.

LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino
Antonio Ligabue, Autoritratto, s.d. (1951- 1952), olio su tavola di faesite, 53 x 60 cm. Courtesy Comune di Gualtieri

 

VISITARE E GUSTARE GUALTIERI 

Sono paesaggi d’acqua e di terra, quelli che circondano Gualtieri, una delle piccole capitali padane, disegnata come una minuscola corte ben attrezzata dai marchesi Bentivoglio, signori delle acque e delle bonifiche. Il largo respiro monumentale del palazzo nobiliare nella bellissima piazza quasi perfettamente quadrata, poco oltre la quale respira il Po, dà il segno di un raffinato gioco prospettico e di un’ambizione teatrale. I progettisti, esperti d’arte teatrale a Ferrara, hanno voluto coinvolgere lo spettatore in una messinscena simbolica e spettacolare del potere. E dalle nebbie invernali, nei boschi a ridosso delle golene del Po, esce il fantasma di Ligabue, che qui viveva selvaggio con i leopardi della sua immaginazione.

LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino
piazza principale del borgo di Gualtieri, emilia-Romagna

Niente paura, non ci siamo dimenticati della nostra tradizionale guida al cucina tipica del luogo! Essendo Gualtieri in emilia, è impossibile non nominare prodotti come il prosciutto crudo DOP, pasta ripiena e Parmigiano Reggiano. Il prosciutto crudo però è solo uno degli ottimi salumi che questa zona vi può offrire, infatti straordinari sono anche il culatello della Valle del Po, il salame, la coppa e la spalla cotta. Se si passa ai primi piatti, tipici sono gli anolini, i tortellini, i tortelli per non citare le tagliatelle e i risotti. In particolare a Gualteri tipici sono i cappelletti in brodo e i tortelli di zucca. Per un pasto completo la carne è d’obbligo! Spiccano infatti i bolliti, la trippa, lo stracotto di manzo. Da ricordare anche la cocomera reggiana di Santa Vittoria. Per gli amanti del vino il prodotto del borgo è l’uva fogarina, proveniente da un antico vitigno recuperato nel 2007. Da quest’uva, protagonista di una celebre canzone della tradizione popolare, si ricavano: il vino rosato, il passito e la grappa

LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino
tavola tipica emiliana

Leggete anche: a Parma, capitale della cultura 2020, per scoprire il genio “pazzo” di Ligabue 

Diritti immagini: rivista di viaggi suntime

 




In viaggio con Dante: Bismantova, la montagna del Purgatorio

«Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,
montasi su Bismantova in cacume
con esso i piè; ma qui convien ch’om voli;

dico con l’ale snelle e con le piume
del gran disio, di retro a quel condotto
che speranza mi dava e facea lume»

(Dante, Purgatorio, canto IV, vv.25-30)

La nostra rubrica “In viaggio con Dante”, questa settimana vi porta sulla Pietra di Bismantova, nel Comune di Castelnovo ne’ Monti, in provincia di Reggio Emilia, in Emilia Romagna. Dante non solo la cita lo splendido monolito, che ricorda un po’ nella forma il celebre Ayers Rock australiano, nel IV canto del Purgatorio, ma molti studiosi concordano che proprio la “pietra” abbia ispirato la geografia del Monte del Purgatorio, contribuendo a determinare la struttura di tutta la seconda Cantica della Divina Commedia.

Dante e la “Pietra”

Dante descrive la Montagna del Purgatorio come un monte altissimo, che si erge su un’isola, con lati composti da balzi rocciosi e uno spazio pianeggiante sulla sommità, dove colloca il Giardino dell’Eden. Una descrizione assai simile alla Pietra di Bismantova, che era conosciuta nel Medioevo e che lo stesso Dante ebbe modo di vedere di persona, nel 1306, mentre era in viaggio verso Luni, in provincia de La Spezia. Ne rimase talmente affascinato che decise di salire fino alla sua sommità, ammirando il meraviglioso panorama. La caratteristica forma della Pietra è poi stata ripresa nei secoli da diversi “illustratori” della Divina Commedia, tra qui il più celebre è Gustav Doré, alla fine dell’Ottocento.

Bismantova, un luogo “magico”

Per la sua forma singolare, la Pietra di Bismantova è stata da sempre un luogo legato alla divinità, al mistero, al sacro. Già nel XI secolo a.C. le sue pendici furono scelte per ospitare una necropoli (Campo Pianelli), mentre ai suoi piedi sono sorti spesso accampamenti militari, mentre la sommità era destinata ai luoghi di culto. Nei secoli, poi, sono aumentate le leggende legate a fatti misteriosi.

Scavi nella necropoli di Campo Pianelli

Nel 1617 ai piedi della rupe i monaci benedettini costruirono un eremo, oggi diventato Santuario Mariano. Al suo interno sono conservati splendidi affreschi del XV secolo, tra cui quello che raffigura la Madonna di Bismantova, oggetto di pellegrinaggi fin dai tempi più antichi. I pellegrini partivano, spesso senza scarpe, da Castelnovo e risalivano fino all’eremo lungo l’antico sentiero per poi continuare la salita fino alla sommità della Pietra.

Il Santuario Mariano alle pendici delle Pietra

Il monolito ha da sempre esercitato un’attrazione magnetica sugli abitanti di Castelnovo, al punto che esiste ancora l’espressione dialettale al mal d’la Preda (Il male della Pietra) per indicare la nostalgia per la propria terra da parte di chi è costretto a starvi lontano.

La Pietra oggi, tra antichi borghi e Parmigiano Reggiano

Territorio a vocazione rurale fin dai tempi più antichi, quello attorno alla Pietra vede la fondazione di Castelnovo ne’ Monti solo nel XV secolo, intorno a quello che era il Castrum Novo, nel XI secolo. Oltre al capoluogo, comprende i borghi di Campolungo, Carnola, Ginepreto, Maro Casale e Vologno, nei quali è possibile ammirare testimonianze del ricco passato. È anche territorio di produzione del Parmigiano Reggiano. Nella Latteria di Casale, per esempio, nascono 6000 forme all’anno, mentre in quella di Carnola 5000.

La salita alla Pietra

Per seguire le orme di Dante e salire sulla Pietra di Bismantova si lascia l’auto nel parcheggio ai suoi piedi e si comincia a salire lungo un facile sentiero che arriva alla cima in circa 30 minuti. Si tratta di un bellissimo percorso panoramico accessibile a tutti, affiancato da imponenti pareti di roccia da un lato e i panorami sempre più belli a mano a mano che si sale.

Il sentiero che sale sulla cima della Pietra di Bismantova

Fino ad arrivare in cima alla rupe, dove lo sguardo si apre su un’ampia radura da cui si gode lo splendido panorama della vallata e del crinale dell’Appennino tosco-emiliano a 360°. E si ha la sensazione di volare, la stessa che provò Dante.

Il Giro della Pietra

Un altro bell’itinerario da percorrere è il Giro della Pietra, un percorso ad anello di 16 km di strada asfaltata che consente di ammirare la rupe da tutti gli angoli e, nello stesso tempo, passare da borghi e paesini che animano il territorio. Si parte da Castelnovo ne’ Monti e si toccano Carnola, Ginepreto, Vologno, Maro Casale e Campolungo, tra campi e boschi. Si può percorrere l’anello a piedi, in bicicletta, oppure di corsa, con i roller o con i bastoncini da Nordic Walking.

Podisti lungo il Giro della Pietra

Inoltre, è possibile ammirare anche il Sentiero della Via Crucis, con 14 stazioni realizzate su tavole di ceramica e affisse a pannelli di legno. Inaugurato nel 2012, è un sentiero adatti a tutti e che parte e arriva in Piazzale Dante, ai piedi della Pietra di Bismantova.

La Pietra, una palestra di roccia

La Pietra, poi, è un’eccellente palestra di roccia, la più importante dell’Emilia Romagna. Arrampicatori e appassionati di tutte le età e livello si cimentano sulle sue numerose vie tracciate, da quelle lunghe e quelle classiche a quelle più moderne, di diverse difficoltà. Inoltre, una via ferrata consente agli escursionisti più esperti di raggiungere la cima attraverso passaggi e paesaggi di rara bellezza.

INFO

www.lapietraelabismantova.it




Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie

Con l’arrivo a pochi giorni della zona gialla, cominciano ad affiorare le prime iniziative culturali museali: prima fra tutte “sul filo di Raffaello” aperta dal 21 Maggio al 12 Settembre 2021. La Galleria Nazionale delle Marche, in collaborazione con i Musei Vaticani e con il Mobilier National di Parigi, organizza, a Palazzo Ducale di Urbino, una mostra dedicata a Raffaello e al mondo degli arazzi. Essa così indaga sia l’apporto che il pittore fornì in questo specifico settore per il quale sperimentò invenzioni e realizzò cartoni e tessuti, sia la fortuna che le opere di Raffaello conobbero nel corso dei secoli nella produzione di arazzi.

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
Manifattura Gobelins (da Raffaello), Attila scacciato da Roma, arazzo, 1732-1736, cm 485 x 850, Mobilier National, Parigi

 

SUL FILO DI RAFFAELLO: LA MOSTRA

Con dodici grandiose pezze tessute nelle migliori arazzerie europee, raffiguranti principalmente le pitture delle Stanze Vaticane, Urbino potrà esibire tutta la monumentale opera pittorica del suo cittadino più illustre. Esse rappresentano la potenza e l’equilibrio classico che Raffaello raggiunse a Roma, circa 25 anni dopo aver lasciato la sua città natale. Gli spazi dove Raffaello aveva camminato da bambino accompagnato dal padre Giovanni Santi accoglieranno – all’indomani del cinquecentenario della morte del pittore – la sua opera più grandiosa, realizzata a Roma per i papi, apprezzata da artisti, critici, conoscitori e dai turisti di tutte le epoche.

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
Manifattura Gobelins, atelier Lefebvre (da Raffaello), Giudizio di Paride, arazzo, 1691-1703, cm 455 x 640, Mobilier National, Parigi

Spettacolare la visione che avrà lo spettatore entrando nel salone del Trono del palazzo di Federico di Montefeltro: vi troverà squadernati i celebri affreschi che Raffaello ha realizzato a Roma, qui proposti nei colori e negli intrecci delle tessiture. Undici degli arazzi esposti provengono dal Mobilier National di Parigi e testimoniano come la Francia, più di ogni altro paese, abbia nutrito una vera e propria venerazione nei confronti di Raffaello. Una venerazione che ha permesso la realizzazione della mostra Sul filo di Raffaello.

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
Manifattura Gobelins (da Raffaello), L’incendio di Borgo, arazzo, 1690 c., cm 487 x 800, Mobilier National, Parigi

 

PERCHÉ PROPRIO GLI ARAZZI?

Il successo ottenuto dalle immagini tessute, riproposte in tempi e manifatture differenti, entra a pieno titolo nel tema della fortuna che l’artista urbinate conobbe nel corso dei secoli. Modelli inesauribili di forme e d’invenzioni, le opere di Raffaello raggiunsero i contesti più disparati, grazie all’opera di tanti incisori che con i loro intagli ne consentirono una rapida diffusione. Raffaello aveva offerto il suo fondamentale contributo alla diffusione delle pratiche incisorie con le quali si era garantito una notevole pubblicità. L’incisione lo avrebbe ripagato nel corso dei secoli rendendolo l’autore più tradotto di tutti i tempi. Con gli arazzi si verificò di fatto la stessa cosa: i suoi cartoni nobilitarono questo genere artistico che, più tardi, avrebbe contribuito al consolidamento e all’arricchimento della sua fortuna.

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
Manifattura Gobelins (da Raffaello), Cacciata di Eliodoro dal tempio, arazzo, XVIII sec., cm 500 x 895, Mobilier National, Parigi

 

URBINO DA SCOPRIRE…

Oltre alla mostra Sul filo di Raffaello, la città di Urbino offre molti altri luoghi interessanti da visitare. In pieno centro storico, per esempio, è situato l’Oratorio di San Giovanni, visitabile con un biglietto di 2,50€, che possiede un meraviglioso ciclo di affreschi dei fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino (1400 circa), tra gli interpreti più importanti del tardo gotico marchigiano. A due chilometri da centro, in piena campagna, sorge la Chiesa di San Bernardino, chiamata anche Mausoleo dei duchi, poiché destinata ad accogliere le spoglie di Federico da Montefeltro. Si ritiene che sia il risultato della collaborazione tra Giorgio Martini e Bramante, di cui tipico è lo stile semplice all’interno della struttura.

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
Panoramica ciclo di affreschi Oratorio di San Giovanni, Urbino

 

…E DA GUSTARE

Gli amanti della tavola adoreranno essere avvolti da pietanze ricche di funghi e tartufi. Ma sappiate che il prodotto tipico locale è la crescia, una specie di piadina da accompagnare con il Salame di Montefeltro, con il Prosciutto di Carpegna, con il pecorino di fossa e, soprattutto, con la Casciotta, un pecorino D.O.P. di origini antiche molto apprezzato anche da Michelangelo. Per quanto riguarda la carne ottima è la marchigiana, razza locale che fornisce straordinarie bistecche

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
crescia: piadina con il Salame di Montefeltro, Prosciutto di Carpegna, pecorino di fossa e Casciotta

COME ARRIVARE

In auto: da Nord autostrada Bologna-Taranto, uscita Pesaro Urbino. Imboccare poi la SS423. Da Ancona, prendere l’A14 Taranto-Bologna con uscita Fano e procedere lungo la SS3 Flaminia verso Roma. Da Sud-Est prendere la SS3 Flaminia per Fano. Da Ovest prendere la E45, uscire a S. Giustino e prendere la SS73 bis in direzione di Urbino e Urbania.

DOVE MANGIARE

*Ristorante Antica Osteria Da La Stella, via Santa Margherita 1, tel. 0722 320228, www.anticaosteriadalastella.com, in pieno centro storico offre piatti marchigiani creativi in un elegante locale dalle travi a vista, con arredi e pavimento di legno scuro.

*Osteria km 0, via Puccinotti 21, tel. 0722 320369, www.osteriakmzero.it, situata nella piazza principale di Urbino accoglie i clienti con un’atmosfera tipica di un’osteria casereccia, che tra i piatti tipici locali offre la crescia.

DOVE DORMIRE

*Residenza storica Volta della Mortevia Volta della Morte 6, tel 329/3556050,. https://residenza-storica-volta-della-morte.business.site/, per chi vuole godersi un pernottamento in pieno centro all’interno di una residenza storica. È un’ottima scelta che arricchisce la vostra visita e vi permette di inglobare la vostra notte in un’atmosfera antica.

*Country House Ca’ Brunello, in Ca’ BRunello, www.a-hotel.com/it/italia/ , meravigliosa struttura per gli amanti della campagna e della tranquillità, a pochi chilometri dal centro (con colazione inclusa). Offre anche il servizio di noleggio auto.

I nostri consigli sono validi in linea con le norme in vigore causa Covid-19.

 




Il 25 marzo è il Dantedì: ecco le iniziative più belle

“Considerate la vostra semenza / fatti non foste per viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza” (Inferno, XXVI, 118-120).

Il prossimo 25 marzo sarà il Dantedì, il giorno dedicato a Dante, il Sommo Poeta di cui quest’anno si celebrano anche i 700 anni dalla morte. Saranno tantissime le iniziative in tutta Italia, anche se tutte virtuali, a causa della pandemia. Tra laboratori di realtà aumentata, videogiochi, cacce al tesoro, cori basati sulle terzine della Divina Commedia, conferenze e letture, sarà un’occasione per tutti per riscoprire i versi immortali del grande fiorentino.

Ma perché è stato scelto il 25 marzo come Dantedì? Perché è stato proprio in questo giorno, Equinozio di Primavera del 1300, che Dante, in compagnia di Virgilio, ha iniziato il suo viaggio nei tre regni d’Oltretomba. Abbiamo selezionato alcune delle iniziative più belle.

Caccia al tesoro “dantesca”

Un evento “senza frontiere”, quello organizzato in occasione del Dantedì, il 25 marzo, da Play the City e Elesta Art Travel. Si tratta di una caccia al tesoro virtuale sulle tracce di Dante, nei luoghi in cui ha vissuto il sommo poeta. E tutto senza muoversi di casa. Si parte da Firenze e si toccano, con l’ausilio di Google Street View, Roma, Pisa, Treviso, Padova, Verona e Ravenna.

La Monte del Purgatorio

Ci si muoverà virtualmente lungo tutto lo stivale, per un totale di 18 luoghi danteschi, risolvendo giochi di abilità ed enigmi, si seguiranno indizi e si cercherà di scoprire anche alcune terzine nascoste della Divina Commedia. La formula è stata sperimentata con successo nei mesi scorsi e ha visto la partecipazione di più di 400 giocatori da tutta Italia.

Per iscriversi cliccate qui

Il Dantedì al Forte di Bard (AO)

Lo splendido Forte di Bard, in Valle d’Aosta, fa da sfondo al progetto, per ora solo online, “Omaggio a Dante 1321-2021” allestito all’interno della Cappella della fortezza e dedicato alla Divina Commedia. La mostra, che rimarrà allestita fino al prossimo 6 giugno, nella speranza di poterla aprire ai visitatori, ruota attorno a un prezioso incunabolo “La Comedia del Divino Poeta Fiorentino Dante Aleghieri”, stampato a Brescia nel 1487 da Bonino De Boninis, uno dei primi editori a utilizzare in Italia la stampa a caratteri mobili inventata da Gutenberg.

La fortezza di Bard

De Boninis decise infatti di stampare un’edizione assai pregiata della Divina Commedia, arricchendola con 60 xilografie realizzate da altrettanti artisti dell’epoca. L’opera esposta a Bard proviene dalla collezione del Castello di Castiglione di Bagnone, in provincia di Massa.

Info: www.fortedibard.it

Il Dantedì a Verona

Fittissimo il calendario delle iniziative che Verona, dove il Sommo Poeta fu più volte ospite di Cangrande della Scala, dedica al Dantedì. Si inizia con il video La Verona di Dante”, un viaggio nei luoghi di Dante in città per la regia di Fabrizio Arcuri e musiche di Giulio Ragno Favero e letture di Francesca Barra. A intervallare il racconto, ci sarà l’attore Claudio Santamaria che leggerà alcuni brani danteschi.

Monumento equestre a Cangrande della Scala

Saranno invece attori e ospiti speciali come Lino Guanciale, Filippo Nigro, Isabella Ragonese, Vinicio Marchioni e Leo Gullotta a realizzare tracce audio di 15 minuti ciascuno per il Dante’s box, per fare immergere gli spettatori nei versi danteschi, resi più vivi da musiche originali.

L’attore Lino Guanciale sarà una delle “voci” di Dante

La storica dell’Arte Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici di Verona, presenterà poi l’immagine coordinata legata alla mostra Tra Dante e Shakespeare, il mito di Verona, ispirata a uno dei disegni realizzati da Sandro Botticelli per illustrare il Paradiso. La mostra si terrà poi presso la Galleria d’Arte Moderna “Achille Forti” a Palazzo della Ragione dal 7 maggio al 3 ottobre 2021.

Dante e Shakespeare, due giganti della letteratura a confronto

La chiusura del Dantedì, alle 17.30, è invece affidata al dialogo in diretta streaming tra il dantista Zygmunt Baranski dell’Università di Cambridge e il filologo Paolo Pellegrini dell’Università di Verona, autore del recentissimo libro “Dante Alighieri. Una vita” (Einaudi).

Per seguire le iniziative: www.danteaverona.it

Il Dantedì a Modena

Un doppio omaggio, a Dante e al dantista Marco Santagata, recentemente scomparso, quello che si tiene il 24 marzo, alle 18, in diretta streaming su Facebook e sul canale Youtube delle Biblioteche di Modena e Archivio Storico. Il giornalista e scrittore Roberto Barbolini ed Ermanna Montanari, autrice, attrice e direttrice artistica del Teatro delle Albe presenteranno il libro postumo di Santagata: “Le donne di Dante” edito da Il Mulino. Si tratta di un itinerario tra parole e immagine, tra realtà storica e invenzione letteraria in cui Santagata racconta delle donne di casa Alighieri, tra cui la madre Bella, la moglie Gemma Donati e Beatrice Portinari, a quelle della Divina Commedia, da Francesca da Rimini a Matelda.

Dante incontra Beatrice

INFO: www.comune.modena.it/biblioteche

Dantedì sulla Pietra di Bismantova (RE)

 “Vassi in Sanleo e discendesi in Noli, montasi su Bismantova e ‘n Cacume con esso i piè; ma qui convien ch’om voli; dico con l’ale snelle e con le piume del gran disio, di retro a quel condotto che speranza mi dava e facea lume” – Dante, Purgatorio, canto IV, vv. 25-30

La Pietra di Bismantova avrebbe ispirato a Dante la Montagna del Purgatorio

In questi versi Dante ha reso immortale la Pietra di Bismantova, nel Comune di Castelnovo Monti, sull’Appennino reggiano, dando le sue fattezze alla montagna del Purgatorio. La Pietra si trova nel territorio del Parco Nazionale dell’Appennino tosco emiliano che, si dice, Dante vide personalmente, nel 1306, mentre si recava da Padova alla Lunigiana per trattare la pace tra i Malaspina e i vescovi di Luni. In occasione del Dantedì, alle 20.45, si tiene l’incontro “Dante Alighieri, tra Lunigiana e Bismantova e, a seguire, la presentazione del libro “Bismantova, la Montagna del Purgatorio” (Corsiero, 2021) a cura degli autori Clementina Santi e Giuseppe Ligabue.

INFO: www.parcoappennino.it

Il Dantedì a Ravenna

A Ravenna c’è la tomba di Dante e la città romagnola dedica all’autore della Divina Commedia una serie di iniziative. Come Futura Dante live, in diretta streaming dalla Biblioteca Classense, che include una serie di laboratori didattici rivolti alle scuole sulla figura di Dante e sulla sua opera. Il 25 marzo, presso la tomba di Dante, si tiene invece “Luce e poesia”. Alle 9.30 il sindaco di Ravenna aprirà la tomba del poeta e rabboccherà l’olio donato dai fiorentini e che arde in maniera perenne.

La tomba di Dante Ravenna

Seguirà una lettura del primo Canto della Divina Commedia da parte di Mara Dirani. Ci si sposta poi alla Biblioteca Cassense per la diretta del cortometraggio “Dante, per nostra fortuna”, di Massimiliano Finazzer Flory. Alle 21.30, il cantautore Lorenzo Baglioni conduce “Suona Dante”, con gli artisti under 35 del progetto “Il treno di Dante” che saranno protagonisti, fino al 21 giugno, di performance nelle stazioni di Ravenna, Firenze e Faenza.

Il calendario completo su www.vivadante.it

Il Dantedì a Napoli

Sono due le iniziative dedicate a Dante che l’Università di Napoli “Federico II” propone in occasione del Dantedì. La prima è Re-doneDanteNella selva dei media, un progetto per integrare la prestigiosa tradizione degli studi danteschi della più antica università laica d’Europa con uno sguardo attento a nuovi media attraverso cui l’opera di Dante continua a trovare nuove forme di rielaborazione. La musica, i videogiochi, i fumetti, l’illustrazione e l’installazione ambientale sono solo alcune delle forme contemporanee attraverso le quali Dante continua a parlare al pubblico.

Piazza Dante a Napoli

Il progetto propone brevi video con conversazioni tra ricercatori del Dipartimento di Studi Umanistici ed esperti di nuovi media e artisti contemporanei. La seconda iniziativa, invece, è un viaggio ultraterreno in 7 giorni: una serie di brevi narrazioni dei sette giorni del viaggio dantesco fatte dai membri del gruppo di ricerca “Illuminated Dante Project” che saranno illustrate con immagini dei più famosi codici miniati della Commedia.

L’Università Federico II di Napoli

I video dei due progetti saranno caricati dal 25 marzo sui portali www.unina.it e www.dante.unina.it




Venezia compie 1600 anni. E li dimostra tutti con orgoglio

Di Luciana Sidari

Venezia il 25 marzo 2021 compie MILLESEICENTO primavere, rinnovando il miracolo della sua leggendaria fondazione (25 marzo 421 d.C.) e della sua esistenza.

I canali al tramonto

Il poeta Diego Valeri, uno dei tanti che l’hanno celebrata, in questo incipit della poesia dedicata alla città ha detto tutto: C’è una città di questo mondo/ ma così bella, ma così strana/ che pare un gioco di fata morgana /e una visione del cuore profondo. Avviluppata in un roseo velo/ sta con le sue chiese, palazzi, giardini/ tutta sospesa tra due turchini/ quello del mare, quello del cielo….

Il poeta Diego Valeri

Dallo scorso 2020 abbiamo tutti visto una Venezia surreale, senza turisti e pochissimi residenti in giro. VUOTA ma ancor più bella e ricca di fascino, al contrario di tante altre città, perché la sua essenza ci ha guadagnato.

Piazza San Marco deserta durante il lockdown

In questo 2021 non è che le cose siano cambiate ma giovedì 25 marzo alle 16.00 tutte le campane dei campanili, quella di San Marco e delle altre disseminate nei sestieri della città suoneranno a festa, per rendere omaggio a Venezia, icona di bellezza, imitatissima nel mondo (negli Usa, in Cina, in Turchia ecc ), ma assolutamente inimitabile, perché la finzione è ridicola, di cattivo gusto, falsa.  Venezia è unica, anche con tutti i suoi problemi, è sopravvissuta a pestilenze, guerre, acque alte, inondazioni, lei è sempre lì, ci aspetta, con i suoi suoni, odori, riflessi, sciabordii.

La Basilica di San Marco

RAI2 il 25 marzo, alle 18.30, trasmetterà un servizio con magnifiche immagini della città, che con brani musicali eseguiti dall’Orchestra del Gran Teatro La Fenice   di Venezia, racconteranno la storia della città, dalla fondazione fino alla sua decadenza.

La facciata del teatro La Fenice

Non tutti conoscono le tradizioni minori di Venezia, ma a distanza di un mese, il 25 aprile ci sarà un’altra festività alla quale i Veneziani non rinunciano. Per tutti quella data è il simbolo della Liberazione, ma a Venezia si festeggia da secoli San Marco Evangelista, discepolo di Paolo e di Pietro, come ci ricorda il famoso leone alato simbolo della città che tiene con una zampa il libro con la scritta “PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS”. In questa data a ogni donna viene regalato il bocolo cioè un unico bocciolo di rosa rosso fuoco. Guai al fidanzato, marito, figlio che arrivi a casa a mani vuote….

Il Leone di San Marco, simbolo della Serenissima

Dal 25 marzo con una messa solenne nella Basilica consacrata a San Marco nell’832, prenderà il via una serie di eventi, che si snoderanno per un anno in città, per ora ne sono segnalati 250, quindi non perdiamo la speranza di poter vivere un bellissimo weekend a Venezia o in Riviera del Brenta.  Speriamo che San Marco faccia un miracolo e che liberi la città dalla pandemia, che ci si vaccini tutti, che non si parli più di rosso, arancione, giallo, ma solo dei due turchini.

Weekend Premium consiglia di iniziare con una visita a Rialto (Rivus Altus, dove avvenne il primo insediamento) e alla Chiesa di San Giacometto , eretta  il giorno dell’Annunciazione, nei pressi del mercato di Rialto, il 25 marzo 421 da un carpentiere.

Il Ponte di Rialto

DOVE DORMIRE

*Monaco & Grand Canal****, Piazza San Marco 1332, Venezia, tel 041/5200211, www.hotelmonaco.it In magnifica posizione, con vista sul Canal Grande e davanti alle isole della Giudecca e San Giorgio.

*Hotel Bauer*****, Piscina S. Moise 1459, Venezia, tel 041/5207022, www.bauervenezia.com In uno splendido palazzo rinascimentale, uno degli hotel di lusso di Venezia. Per una vacanza da sogno.

*The Gritti Palace*****, Campo Santa Maria del Giglio 2467, Venezia, tel 041/794611, www.marriott.com In un palazzo del XV secolo, hotel di lusso dal 1895. Per un salto nella storia.

*Ca’ Dei Cuori, Calle Soranzo 1633, Venezia, tel 338/7493492, www.cadeicuorivenezia.it  Ricavato nel cinquecentesco Palazzo Correr Contarini, in posizione splendida, tra il Canal Grande, Santa Lucia e Rialto.

DOVE MANGIARE

*Da Mario alla Fava, Calle Stagneri 5242, www.ristorantemarioallafava.it Locale tipico con tavoli all’aperto e menù con piatti della cucina veneziana, soprattutto a base di pesce. Anche vegan. Buona carta dei vini.

*Danieli Bistrot, Riva degli Schiavoni 4196, Venezia, www.danielibistro.com Per arrivare al Bistrot occorre salire fino al piano sotto il terrazzo di Palazzo Dandolo, con vista sul bacino di San Marco. Per un pasto veloce e di qualità con salumi, formaggi, baccalà mantecato e polpo scottato.

*Estro, Dorsoduro 3778, Venezia, www.estrovenezia.com A metà tra il winebar e il bistrot, offre un menù degustazione accompagnato da ottimi vini. Tra i piatti rapa bianca marinata, paccheri alla parmigiana, ombrina alla griglia. Da non perdere i dolci della casa.

INFO

www.veneziaunica.it  




In viaggio con Dante. Gradara, il borgo di Paolo e Francesca

Nell’anno di Dante, in qui si celebrano i 700 anni della morte del Sommo Poeta, comincia il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi che hanno fatto parte della sua vicenda umana e poetica. E anche se ancora non si può viaggiare, noi ve li presentiamo, in modo che possiate metterli tra le mete da visitare appena si potrà.

Ritratto di Dante

Questa settimana andiamo a Gradara, in provincia di Pesaro Urbino, nelle Marche, borgo medievale su cui sventola la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, ma anche meta degli innamorati per aver fatto da sfondo all’infelice amore tra Paolo e Francesca, che Dante incontra nel Girone dei Lussuriosi nel suo immaginario viaggio nei tre regni d’Oltretomba nel suo capolavoro universale, la Divina Commedia.

La rocca di Gradara

Dante descrive il tragico amore tra i due giovani nel V Canto dell’Inferno, con versi immortali. Come “vuolsi così colà dove si puote/ciò che si vuole, e più non dimandare, oppure “Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende” e “Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse”, fino alla terzina che ha sancito il mito romantico di Paolo e Francesca ““Amor, ch’a nullo amato amar perdona”, /mi prese del costui piacer sì forte, /che, come vedi, ancor non m’abbandona”.

Paolo e Francesca tra storia e mito

Nonostante collochi Paolo e Francesca all’Inferno, come il peccato di adulterio richiede nella morale medievale, Dante guarda con benevolenza all’infelice amore tra i due giovani, al punto da commuoversi al racconto di Francesca fino a svenire. “Mentre che l’uno spirto questo disse/l’altro piangea; sì che di pietade/io venni men così com’io morisse. E caddi come corpo morto cade. Benevolenza confermata dal fatto che il poeta pone i lussuriosi nel II Cerchio infernale, tra i peccati meno gravi.

Dante e Virgilio incontrano Paolo e Francesca nel Girone dei Lussuriosi (incisione di Gustav Doré)

Ma chi erano Paolo e Francesca e che cosa c’è di vero nella storia narrata da Dante? All’epoca di Dante, la loro storia era sulla bocca di tutti e il poeta probabilmente la conobbe da Bernardino da Polenta, fratello maggiore di Francesca, con la quale aveva combattuto contro gli Aretini nella battaglia di Campaldino, nel 1289, qualche anno dopo la morte dei due giovani sventurati, avvenuta nel 1285.

È Boccaccio, tuttavia, a definire i contorni della vicenda e a tramandarla come noi oggi la conosciamo. Tutto inizia quando la giovane Francesca da Polenta, figlia del signore di Ravenna Guido, viene data in sposa per ragioni politiche a Gianciotto Malatesta, figlio di Malatesta da Verrucchio, signore di Rimini. Gianciotto era brutto e deforme e Francesca si innamora di suo fratello minore Paolo.

Dante immagina che la passione tra i due sia scoppiata leggendo un libro del ciclo arturiano che narrava dell’amore proibito tra Lancillotto e Ginevra. Dante, tuttavia, non dice dove l’adulterio è stato consumato, né dove i due amanti, scoperti da Gianciotto, vengono da questi uccisi. Tuttavia, con il tempo, si identifica come teatro della triste storia la Rocca di Gradara, di proprietà della potente famiglia Malatesta.

Morte di Paolo e Francesca

Per fare di Francesca un’eroina romantica, vengono taciuti alcuni particolare. Come, per esempio, che Paolo era anch’egli sposato con Beatrice Orabile, contesa di Ghiaggiolo, che gli aveva dato due figli. E che Gianciotto, il marito tradito, un anno dopo aver ucciso la moglie e il suo amante si risposò con Zambrasina Zambrasi ed ebbe una vita assai lunga.

Visitare la Rocca di Gradara

Se le possenti mura della Rocca di Gradara potessero parlare racconterebbero una storia lunga e tormentata. Dopo il casato dei Malatesta, infatti, nel 1463 subentrarono gli Sforza di Pesaro. A Giovanni Sforza, papa Alessandro VI Borgia diede in sposa la figlia quattordicenne, la famosa Lucrezia Borgia, che dimorò con il marito nella rocca fino al 1497, quando lo stesso Papa sciolse il matrimonio. Gradara passò quindi sotto i domini del fratello di Lucrezia, Cesare Borgia, detto il “Valentino”. Alla morte di Alessandro VI, il successore, Giulio II Della Rovere affida Gradara al nipote Francesco Maria II e la potente famiglia governerà il borgo fino al 1631, quando tornerà nei possedimenti della Chiesa.

Ritratto di Lucrezia Borgia che abitò per un periodo nella rocca di Gradara

La visita alla rocca comincia dopo il ponte levatoio, dal quale si accede al Cortile d’Onore. Su di esso si affaccia il mastio nel quale si trovano la Sala delle Torture e le prigioni. Si sale poi al piano nobile, dove si ammirano il Salone di Sigismondo e Isotta, la Sala della Passione, la Sala Malatestiana, il Camerino di Lucrezia Borgia, la Sala del Leone Sforzesco, la Camera del Cardinale, la Sala dei Putti, la Sala Rossa, la Sala del Consiglio, la Cappella Gentilizia e, soprattutto, la Camera di Francesca.

Le mura della rocca di Gradara

Vi si acceda tramite un passaggio stretto dalla Sala del Consiglio. La sala è stata restaurata negli anni Venti del XX secolo dall’ingegner Zanvettori ed è stata ispirata interamente alla tragedia di Gabriele D’AnnunzioFrancesca da Rimini”, poi interpretata a teatro dalla sua amante Eleonora Duse.

Eleonora Duse interpretò Francesca da Rimini nell’omonima tragedia di Gabriele D’Annunzio

La sala mostra tutti i particolare del dramma dannunziano, dal leggio con il “libro galeotto” e due sedili accostati, il letto in posizione angolare e persino la botola da cui Paolo tentò di fuggire invano, prima di essere passato a fil di spada da Gianciotto. Si può vedere inoltre l’abito di scena che la stilista Alberta Ferretti ha creato partendo dai disegni originali di quello indossato dalla Duse nella sua interpretazione di Francesca da Rimini.

Abito di scena di Francesca da Rimini nella Camera di Francesca

Gradara, che cosa vedere nel borgo

Oltre alla rocca, vale la pena trascorrere un weekend a Gradara per visitare le bellezze del borgo medievale, che svetta su un colle a 142 metri di altitudine. A circa un km dal centro storico si trova il Cimitero Inglese, dove sono sepolti 1191 soldati del Commonwealth morti nell’autunno del 1944 nei combattimenti sulla Linea Gotica.

Ingresso del Cimitero Inglese

Al centro storico si accede invece attraverso la Porta dell’Orologio e si arriva in Piazza V Novembre. Qui, a sinistra, si trovano il Municipio e la Chiesa del Santissimo Sacramento, che custodisce le reliquie di san Clemente, martire romano del II secolo.

La Porta dell’Orologio da cui si accede al borgo di Gradara

A destra della Porta dell’Orologio, invece, si trova l’accesso ai camminamenti di ronda da cui si gode di uno splendido panorama dall’alto, lasciando spaziare la vista dalla valle del fosso Taviolo al promontorio di Gabicce e all’Adriatico. La cinta muraria di Gradara è lunga 700 metri e intervallata da 14 torri a pianta quadrata e merlate.

Camminamenti di ronda sulle mura del castello di Gradara

Una volta scesi di nuovo fino alla Porta dell’Orologio si può percorrere via Umberto I, che porta al centro medievale, tra case basse e botteghe artigiane. Tra i palazzi signorili degni di nota ci sono il settecentesco Palazzo Rubini Vesin, vecchia sede del Municipio. Si arriva poi al Museo Storico, al cui interno si trova una delle grotte sotterranee scavate nella collina.

Palazzo Rubini Vesin

Tra una torre e il campanile della chiesa di San Giovanni Battista si trova una seconda Porta risalente al 1290, ma restaurata a fine Settecento. Nella chiesa si possono ammirare alcune opere d’arte, tra cui una pala d’altare settecentesca e il Crocifisso ligneo della prima metà del Seicento. Il Crocifisso ha la particolarità di creare l’illusione di muoversi. Infatti se lo si osserva da destra, il suo volto appare sofferente, osservandolo dal centro agonizzante e da sinistra morto.

Il crocifisso ligneo nella Chiesa di San Giovanni Battista

Infine, non dimenticate di gustare il Tagliolino con la Bomba, il piatto tipico di Gradara la cui tradizione “povera” risale alla Prima Guerra Mondiale.

Il tagliolino con la bomba, piatto tipico di Gradara

DOVE DORMIRE

*La Loggia Relais***, via Dante Alighieri 1, Gradara (PU), tel 0541/964154, www.laloggiagradara.it Ai piedi della rocca e vista sul castello, dispone di terrazzo con vasca idromassaggio e spa. Ambiente raffinato.

*Terra di Gradara, via Sotto il Bosco 2, Gradara (PU), tel 0541/9305, www.terradigradara.it A 100 metri dalla rocca, la struttura è circondata da un vigneto, da un uliveto e da un frutteto. Dispone di spa, solarium e piscina esterna riscaldata anche in inverno.

*Al Borgo***, via Mancini 36, Gradara (PU), tel 0541/969586, www.affittacameregradara.com A pochi passi dalla rocca, dispone di cinque alloggi, di cui uno, la “Torre”, con vista panoramica sul borgo e sulla riviera Adriatica.

DOVE MANGIARE

*Tavernetta Paolo e Francesca, via Umberto I 24, Gradara (PU), tel 333/1969263, www.tavernettapaoloefrancesca.it Ottimi piatti della cucina emiliano romagnola e, naturalmente, l’irrinunciabile piadina fatta in casa.

*Mastin Vecchio, via Dante Alighieri 5, tel 338/8190845, www.mastinvecchiogradara.it Ricavato in una struttura del Duecento con giardino, offre piatti casalinghi tra pareti di mattoni in un’atmosfera suggestiva.

*Taverna nel Luppolo, Passeggiata degli Innamorati, Gradara (PU); tel 338/8456351, www.tavernadelluppolo.it Ristorante birreria con piatti della cucina casereccia e tradizionale.

INFO

www.gradara.org

www.roccadigradara.org




In Valsugana la neve è un’arte

Di Edoardo Stucchi

Valsugana, ovvero “il posto del cuore”: è il territorio trentino con la più estesa varietà paesaggistica e culturale, che spaziando da due laghi “Bandiera Blu” alla wilderness incontaminata della catena montuosa del Lagorai, dalla land art di Arte Sella alla più alta fonte termale d’Europa, fino al richiamo delle fortezze asburgiche sugli altipiani.

Panorama di Levico

Una caratteristica che è valsa ad ottenere, prima destinazione a livello mondiale, la certificazione di sostenibilità assegnata dal GSTC (Global Sustainable Tourism Council); questo riconoscimento è importante tassello di un progetto che punta ad elevare gli standard di sostenibilità – non solo ambientale ma anche energetica, economica, sociale – della zona, seguendo i 17 obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 dettati dell’ONU.

Passo Vezzena in inverno

Neve in Valsugana

Circondati dallo splendido paesaggio naturale delle Catene del Lagorai e Ortigara-Cima 12, in Valsugana è possibile divertirsi sugli sci, ciaspolare nella neve e passeggiare tra le meraviglie invernali in questo angolo ancora poco conosciuto di Trentino. Una località che vanta incantevoli impianti sciistici a misura di famiglia: Funivie Lagorai – Passo Brocon e Panarotta 2002.

Sci alpinismo a Roncegno

La skiarea Panarotta 2002

Con i suoi 18 km di piste a soli 12 km da Levico Terme, è un punto di riferimento per chi vuole passare una giornata in alta quota all’insegna del divertimento. Ideale per una tranquilla e sicura esperienza sulla neve, la skiarea Panarotta 2002 offre piste dalle delicate pendenze e panorami mozzafiato, con la vista che spazia addirittura fino alle Dolomiti di Brenta.

La skiarea Panarotta

Per i più piccoli non manca, presso la Scuola Italiana di Sci Panarotta 2002, un Baby Park movimentato da spettacoli di animazione a tema durante le festività natalizie, per trascorrere giornate indimenticabili per tutta la famiglia. Novità 2020/2021 è la pista per slittini da 1800 metri servita da seggiovia per la risalita!

La skiarea Lagorai

All’altro capo della valle si trova un’altra stazione sciistica con lo stesso motto: divertimento in sicurezza. Il comprensorio Funivie Lagorai è situato sul Passo Brocon, al confine con il Veneto, e offre piste sempre ben imbiancate grazie a un efficiente sistema di innevamento programmato, che ricopre i 15 km di percorsi offerti.

Il comprensorio funivie Lagorai – Passo Brocon

Dalla pista per bob e slittini servita da un comodo tapis-roulant per la risalita, alla pista gommoni, dal tracciato dotato di cronometro per competizioni adrenaliniche tra amici ai percorsi più impegnativi come la nera Strafaiole o le numerose rosse. Sul passo Brocon si scia anche di sera, ogni mercoledì e venerdì fino alle 22:30 il comprensorio offre la possibilità di sciare sotto le stelle e di effettuare risalite di scialpinismo con le pelli.

La pista dedicata agli slittini nella skiarea del Lagorai

In Valsugana non solo sci

Certamente gli sci da discesa rappresentano uno mezzo perfetto per godere della montagna, ma la Valsugana nella sua veste invernale può essere vissuta in tanti altri modi. Numerosissimi sono infatti i percorsi adatti a ciaspole e ramponcini tra i boschi e le radure del Lagorai: dalle dolci passeggiate in Val Calamento, Val Campelle e Valle dei Mocheni alle viste impagabili dalle cime del Pizzo di Levico e del Dosso di Costalta, la scelta di certo non manca.

Escursione con le ciaspole nei pressi di Levico

Tappa d’obbligo sono inoltre i rifugi disseminati in quota come i Rifugi Sette Selle, Serot e Malga Conseria, che sanno rinfrancare anche i più freddolosi con la loro calda accoglienza e i rinvigorenti piatti della tradizione trentina. Per chi infine agli sci non vuole proprio rinunciare, ma preferisce pendenze meno estreme, gli anelli di sci da fondo della Val Campelle e della Val di Sella (oltre ai centri fondo presenti sugli Altipiani di Vezzena e Marcesina) sono sicuramente un’ottima alternativa.

Arte e cultura della Valsugana

Arte e cultura fra antiche chiesette, gli affascinanti borghi alpini e le imponenti fortezze asburgiche, che raccontano la storia del primo conflitto mondiale sul fronte del Trentino Orientale. Le stelle possono essere ammirate dalle piste del Passo del Brocon ma anche, e soprattutto, dall’Osservatorio Astronomico del Celado: un’occasione da non perdere per conoscere meglio la nostra galassia.

L’Osservatorio Astronomico del Celado

Scoprite la magia di Arte Sella, la fusione perfetta tra arte e cultura: un’esposizione internazionale di arte a cielo aperto, dove le opere sono realizzate prevalentemente con materiali naturali come sassi, tronchi, alberi e dove la mano dell’uomo è solamente passeggera, ciò che deriva dalla natura con il passare del tempo infatti vi ritornerà.

Arte Sella è uno spettacolo che non smette mai di stupire; aperta 365 giorni l’anno, rivela sfumature sempre nuove a ogni visita e il silenzio della neve invernale rende la passeggiata tra le opere un’esperienza difficilmente dimenticabile.

Pizzo di Levico al tramonto

DOVE DORMIRE

*Albergo Passo Brocon*** Loc. Passo Brocon, Castello Tesino (TN), tel 0461/594364 www.brocon.it info@brocon.it Comodo per raggiungere le piste, è provvisto di un piccolo centro benessere, colazione con prodotti tipici e utilizza energia rinnovabile.

*Albergo Pizzo degli Uccelli***, Loc. Passo Brocon, Castello Tesino (TN), tel 0461/594365, www.hotelpizzodegliuccelli.it In posizione panoramica. Cucina con specialità altoatesine.

*Garnì and Wellness Anderle, località Compet, 3/A, Vignola Falesina, tel 0461/ 706467, www.aurora-anderle.com  info@garnianderle.it

L’albergo Passo Brocon

DOVE MANGIARE

*Chalet Paradiso, loc. Marande (TN), c/o Funivie Lagorai, tel 0461/1866060

*Ristorante L’Istciot,  località Compet 28, Vignola Falesina (TN), tel 0461/706467,  info@auroracompet.it, www.aurora-anderle.com

*Ristorante Al Cacciatore, località Prati di Monte, Levico Terme (TN), tel 348/ 4437692, www.albergoalcacciatore.eu

INFO

Ufficio turistico Valsugana, tel. 0461. 727700, info@visitvalsugana.it, www.visitvalsugana.it




Feltre inaugura una collezione di vetri veneziani dall’immenso valore affettivo

Questa settimana la nostra rubrica racconta di una delle arti più antiche del mondo, la lavorazione del vetro. Quasi come una tradizione senza fine, la città di Feltre accoglie ancora una volta l’arte del vetro nei suoi magnifici palazzi. L’8 maggio 2021 verrà inaugurata la nuova sezione espositiva dedicata alla Collezione di vetri veneziani Carla Nasci – Ferruccio Franzoia alla Galleria d’arte moderna Rizzarda di Feltre. Si tratta di un percorso nella bellezza capace di parlare a ciascuno e di caratterizzare sempre di più la città di Feltre sul tema delle arti decorative. Lo annuncia l’Assessore alla Cultura Alessandro del Bianco: “Auspichiamo che l’inaugurazione della collezione possa coincidere con un periodo di ripresa, quantomeno parziale, dopo questi lunghi mesi di pandemia”

Feltre inaugura una collezione di vetri veneziani dall'immenso valore affettivo
Tapio Wirkkala per Venini, Bottiglie della serie Bolle, 1966

STRUTTURA DELLA COLLEZIONE DI FELTRE

Si tratta di oltre 800 pezzi che spaziano dal XVIII secolo alla contemporaneità, con uno speciale focus sulla produzione muranese e, in particolare, sui grandi “creativi” del vetro.

L’acquisizione di questa ambitissima collezione è in perfetta continuità con il nucleo originario della Galleria. Molte creazioni di Rizzarda sono completate da preziosi elementi vitrei di manifatture muranesi. Rarissimi vetri di Carlo Scarpa si trovano inoltre nella sua personale collezione. Per esporre i manufatti vitrei acquistati con la consorte Carla Nasci in oltre trent’anni di passione collezionistica, Franzoia ha ideato un itinerario “capriccioso”, sulla falsariga delle scelte qualitative e di gusto personale che hanno ispirato la genesi della collezione. Si è lasciato guidare da empatia, assonanze, emozioni e ricordi.

Feltre inaugura una collezione di vetri veneziani dall'immenso valore affettivo
Vittorio Zecchin per VSM Cappellin-Venini & C.,, Vasi Veronese, 1921-1922

Nelle diverse sale sono documentati capolavori unici di maestri che passeranno alla storia (se non lo hanno già fatto). Da Giacomo Cappellin e Paolo Venini, a cui è dedicata la prima sala, a Vittorio Zecchin che con i suoi elegantissimi soffiati trasparenti ispirati al Rinascimento, impresse una svolta determinante nella produzione muranese. Anche la figura di Carlo Scarpa appare rilevante all’interno della mostra, fu infatti uno straordinario ideatore di forme e tessuti vitrei innovativi di grande successo. Nella seconda sala, oltre alle opere di Scarpa sono esposti esemplari della produzione Venini degli anni tra il 1925 e gli anni ’60. Con essi anche una miscellanea di prodotti di altre ditte attive in laguna e di altri autori significativi che testimoniano l’alta qualità diffusa della produzione muranese. Il terzo e ultimo settore è dedicato ai vetri da mensa, beni di consumo destinati ad un utilizzo effimero e pertanto testimonianza particolarmente rara ed interessante. Gran parte dei pezzi in collezione fanno riferimento ai modelli creati da Zecchin negli anni ’20.

Per info: tel 0439/885234-242 e museo@comune.feltre.bl.it

Feltre inaugura una collezione di vetri veneziani dall'immenso valore affettivo
Vittorio Zecchin per VSM Cappellin-Venini & C., 1921-1925

 

UNA COLLEZIONE CON UN VALORE AFFETTIVO 

Una collezione di vetri così ricca e straordinaria sarebbe forse più a suoi agio in un luogo come Venezia o Murano. Quindi perché proprio Feltre? È lo stesso architetto Ferruccio Franzoia, donatore dei magnifici pezzi, che racconta la nascita e dello sviluppo della collezione. Un amore per il bello tutto concentrato nell’intervallo di tempo tra le due guerre mondiali, “L’epoca della rinascita delle arti decorative, e del vetro in particolare”, ha sottolineato Franzoia, che con Scarpa ha avuto anche una lunga frequentazione personale, oltre che professionale. “Al museo Rizzarda, ha aggiunto l’architetto feltrino, mi unisce anche un legame familiare: Carlo Rizzarda era fratello di mia nonna e vedere ora i vetri della nostra collezione privata riunirsi ai suoi ferri battuti è per me motivo di grande gioia ed orgoglio”. Si tratta quindi di un ritrovo familiare che accresce ancora di più il valore della collezione. 

Feltre inaugura una collezione di vetri veneziani dall'immenso valore affettivo
Laura Diaz de Santillana per Eos, anni ’80

Leggete anche: Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata

Diritti foto copertina: solotravel.it




Tarvisio, turismo…al confine

Di Edoardo Stucchi

Una Montagna 365 giorni all’anno. Dalle Dolomiti alle Alpi e Prealpi Giulie passando dalle Alpi Carniche, il Friuli Venezia Giulia offre l’occasione di sciare oltre i confini nazionali, tra centinaia di attrazioni sulla neve, passeggiate immersi nella foresta millenaria o alla scoperta del fascino dei borghi alpini e, infine, rilassarsi nelle calde acque dei centri termali.

Le montagne del Friuli Venezia Giulia offrono sicurezza senza affollamento e una varietà di scelte adatte a ogni livello di preparazione. Skipass studiati ad hoc e numerosi vantaggi con la FVG Card per soddisfare le esigenze di sciatori, famiglie, appassionati alla montagna o che hanno appena iniziato a scoprirne la magia: i bambini fino a 7 anni in sciano sempre gratis e le famiglie possono godere di sconti fino al 35%. Gli skipass valgono molto di più di una semplice discesa sulla neve.

Sciare nella più grande foresta millenaria d’Italia

Situata ai tre confini di Italia, Austria e Slovenia, Tarvisio è abbracciata dalle Alpi Giulie e da una foresta millenaria che, con i suoi 24.000 ettari, rappresenta la più grande foresta demaniale d’Italia.

La rigogliosa Foresta Millenaria

Una cittadina moderna, ma con un’anima antica e piena di tradizioni tutte da scoprire. – 25 km di aree sciabili tra cui i 4km della pista di Prampero, che scende dal monte Lussari, palcoscenico di diverse edizioni della Coppa del Mondo di sci femminile e aperta su una vista mozzafiato, disponibile anche in notturna ogni martedì e venerdì sera.

La pista di Prampero

L’Arena Paruzzi e le piste della alta e bassa Val Saisera, sono il paradiso dei fondisti.  C’è lo sleddog nella piana di Fusine, trekking con le ciaspole nel silenzio della Val Bartolo, passeggiate in Val Saisera lungo il sentiero wild track nella foresta millenaria, bob su rotaia e parco giochi per i bambini, pattinaggio sul ghiaccio.

Sleddog nella piana di Fusine

Le piste di Sella Nevea – Kanin

Le piste di Sella Nevea – Kanin in quota tra i 1100 e gli oltre 2100 metri d’altitudine sono ideali per lo sci primaverile. È un autentico paradiso del freeride, con un’area dedicata agli amanti di questa disciplina, corsi, attività specifiche per affrontare la neve fresca ed è anche la sede di numerosi eventi di Coppa Europa e FIS, al quale è dedicato un centro agonistico per le discipline veloci. Grazie al collegamento transfrontaliero in questo polo è possibile sciare oltre confine e raggiungere con lo stesso skipass la località slovena di Bovec.

La skiarea di Sella Nevea

Escursioni con le ciaspole nel Parco delle Prealpi Giulie, arrampicata su maestose pareti e cascate di ghiaccio in Val Raccolana. Piste tecniche e veloci sulle quali si sono sfidati in numerosi eventi di Coppa Europa e gare FIS i grandi campioni di squadre nazionali e internazionali.

Per chi vuole prendere una pausa dalle piste, non resta che scegliere fra escursioni con le ciaspole, arrampicate sul ghiaccio per tutti i livelli di preparazione e poi gite in carrozza, semplici camminate, sleddog ai laghi di Fusine, bob su rotaia e un’area divertimenti adatta a grandi e piccini: la neve, lo sci e il ghiaccio a Tarvisio, sono alla portata di tutti!

Due compagni di avventura per lo Sleddog

Sella Nevea, paradiso bianco

Situata all’estremo nord-est del Friuli Venezia Giulia, nell’angolo dei tre confini, a 1200 metri di quota e in una splendida conca incastonata tra i monti Canin e Montasio, non si chiama così a caso: Sella Nevea è una località dove la neve scende abbondante e dove puoi sciare anche in primavera e oltre confine in Slovenia.

Da quota 1100 a 2000 sono 15 i km totali di piste transfrontaliere di cui 10,5 in Italia e 4,5 in Slovenia. Se non scii o vuoi prenderti una pausa dalle piste, non ti resta che scegliere fra ciaspolate diurne o notturne organizzate dalle guide alpine, arrampicate sul ghiaccio delle cascate nel Parco delle Prealpi Giulie o attraversate del lago di Cave del Predil in canoa in inverno.

DOVE DORMIRE

*Hotel Edelhof****, via Armando Diaz 27, Tarvisio (UD), tel 0428/40081, www.hoteledelhof.it Bella struttura in stile chalet, a pochi km dalle piste del Monte Santo.

*Gli Chalet di Rutte, via Luigi Cadorna km 175,92, Tarvisio (UD), tel 393/5651100, www.glichaletdirutte.com Suggestiva location con l’aspetto di un piccolo villaggio composto da 4 chalet, in uno splendido ambiente montano.

*Hotel Il Cervo****, via Priesnig 72, Tarvisio (UD), tel 0428/40305, www.hotelilcervo.com Struttura a cavallo dei tre confini con spa, 2 ristoranti e servizio di baby sitter.

L’Hotel Il Cervo

DOVE MANGIARE

*Hosteria Hladik, via Romana 33, Tarvisio (UD); tel 0428/668343

*Rosenwirth Hutte, Monte Lussari, Tarvisio (UD), t el 335/216603

*Rifugio Locanda Al Convento, Monte Lussari 184, Camporosso, Tarvisio (UD), tel 338/1781133

Veduta da una stanza del Rifugio Locanda Al Convento

INFO

www.turismofvg.it




A San Martino di Castrozza il turismo bianco è green

Di Edoardo Stucchi

Il fascino del gruppo dolomitico delle Pale di San Martino, Patrimonio Naturale dell’Umanità, la lunga tradizione turistica e la calorosa accoglienza che il territorio offre, rendono San Martino di Castrozza meta d’eccellenza nel panorama delle Alpi e del Trentino. Qui, nel cuore delle Dolomiti, sia d’inverno che d’estate le parole chiave della vacanza sono: natura incontaminata, panorami mozzafiato e buona cucina.

Panorama di San Martino di Castrozza

Chi sceglie questo meraviglioso angolo di Trentino per la vacanza, ha negli occhi immagini indelebili di scenari dominati da imponenti montagne e da una natura magica, caratterizzata da ambienti profondamente diversi ma ugualmente suggestivi: altopiani rocciosi e pareti di bianca dolomia, verticali dirupi di porfido scuro, forre scavate da impetuosi torrenti e piccoli ghiacciai, dolci pascoli alpini e rotonde praterie fiorite, limpidi specchi d’acqua, suggestive e secolari foreste che amplificano le voci della natura.

Le Pale di San Martino al tramonto

Il Parco Naturale di Panaveggio

Tutto questo straordinario patrimonio di paesaggi è salvaguardato dal Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino: un’area di 20.000 ettari dove la riscoperta dell’ambiente, lontano dal caos, è naturale come un fugace incontro con cervi e marmotte durante una passeggiata o l’avvistamento di camosci e galli cedroni nel corso di una giornata di sci o ciaspole. Qui l’ambiente è definito da un solido equilibrio tra uomo e natura, tra attività rurali legate all’alpeggio e all’esbosco, in sintonia con l’attività turistica.

Cascata nel Parco di Paneveggio

Uno stile di vita unico, sintetizzato nella formula Green Way Primiero, la filosofia che il territorio ha scelto di darsi per promuovere una realtà ai vertici dell’eccellenza ambientale, con progetti innovativi in campo energetico, la cura del paesaggio e la promozione della mobilità alternativa.

San Martino di Castrozza, il Salotto delle Dolomiti

A San Martino di Castrozza, d’inverno, sembra di poter toccare le montagne con un dito e la natura si integra perfettamente con il piccolo centro alpino, permettendo una vacanza in quota con tutti gli agi e le comodità di una capitale alpina estiva ed invernale. Le distanze sono sempre contenute, gli impianti di risalita sono raggiungibili anche a piedi.

Il servizio di skibus agevola gli spostamenti e collega a Passo Rolle, a 9 km di distanza. Per gli appassionati di montagna e di sport è la meta ideale: in inverno offre tutte le possibilità legate alla neve, oltre al classico sci da discesa ci sono snowboard, freeride, sci di fondo, ciaspole, sci alpinismo. Tutto raggiungibile a piedi come in un “Salotto”.

Parola d’ordine: sostenibilità

Qui, anche nelle situazioni quotidiane, si percepisce un rispetto consapevole per l’equilibrio tra le attività dell’uomo e della natura che si traduce in una serie di iniziative concrete sul tema della sostenibilità ambientale promosse dalla filosofia Green Way Primiero, che hanno permesso alle Valli di Primiero e Vanoi di diventare nel corso degli anni delle realtà ai vertici dell’eccellenza ambientale, con progetti innovativi in campo energetico tali da meritare nel 2016 il riconoscimento da Legambiente come “Territori 100% rinnovabili”.

Bici elettriche

La skiarea

Per gli appassionati di montagna e di sport è la meta ideale: in inverno, la skiarea San Martino di Castrozza Passo Rolle con i suoi 60 km di piste offre tutte le possibilità legate alle avventure sulla neve, oltre al classico sci alpino ci sono snowboard, freeride, sci di fondo, sci alpinismo e ciaspole. Il piacere di vivere esperienze in pista o fuori si coniuga anche con le gioie del palato all’interno del Carosello delle malghe, il famoso circuito che si snoda lungo rifugi e malghe disseminati nei punti più caratteristici della skiarea.

Il Carosello delle Malghe

Piste per tutti i gusti

Al cospetto delle Pale di San Martino, in uno dei luoghi più scenografici delle Alpi, si snodano i 60 chilometri della ski area San Martino di Castrozza e Passo Rolle, punta meridionale del circuito Dolomiti Superski. Uno splendido angolo di Trentino a misura di famiglia, nel cuore del Parco Paneveggio Pale di San Martino, con panoramiche piste perfettamente battute e mai troppo affollate, ideali sia per chi desidera cimentarsi per la prima volta con lo sci di discesa (come i piccoli, cui sono dedicati il campo scuola Prà delle Nasse e il Kinderland Tognola), sia per chi è già esperto.

Il Kinderland Tognola

Tutta la skiarea è immersa all’interno del Parco, un territorio di 190 km quadrati di ambiente integro e incontaminato, incastonato tra le magnifiche Pale di San Martino e la porfirica catena del Lagorai. Sessanta sono i chilometri di piste presenti nel comprensorio, servito da 22 impianti di risalita che portano dai 1400 metri del centro abitato fino ai 2400 metri di Punta Tognola.

Il potenziamento del sistema di innevamento programmato e due nuovissimi impianti, la cabinovia Colbricon Express nell’area di Ces e la seggiovia esaposto Cigolera sull’Alpe Tognola, agevolano e velocizzano i trasferimenti e garantiscono piacevoli giornate sulla neve, in pieno relax.

La skiarea comprende anche un tracciato per lo sci notturno e 30 chilometri di piste di sci nordico. Lo sci alpino rimane comunque il fiore all’occhiello di questo angolo di Trentino in modo particolare lungo il Carosello delle Malghe, i quarantacinque chilometri di piste che dall’Alpe Tognola conducono fino a Malga Ces, passando per Cima Tognola, Malga Valcigolera e Punta Ces, connubio ideale tra la passione per lo sci e il piacere della buona tavola. I pendii hanno esposizioni varie, garantendo così sole e condizioni ottimali di neve dal primo mattino fino a pomeriggio inoltrato.

Non soltanto sci

Ai piedi delle Pale di San Martino l’inverno non è solo sinonimo di sci. Sono davvero numerose le esperienze da provare sulla neve, dagli adrenalinici voli in parapendio a delle divertenti ciaspolate in compagnia delle guide alpine Aquile di San Martino, senza dimenticare l’aperitivo in motoslitta e il pistenbully tour, adatti alle coppie innamorate quanto alle famiglie con bambini.

Esperienze top sulla neve

Esperienze top famiglia

DOVE DORMIRE

*Chalet Pra’ delle Nasse****, via Cavallazza 24, San Martino di Castrozza (TN), tel 0439/768893, www.ristorante-da-anita.com Lusso ed eleganza con gli elementi della tipica architettura alpina. Ristorante gourmet con specialità regionali e vini pregiati.

*Hotel Centrale***, via Passo Rolle 74, San Martino di Castrozza (TN), tel 0439/68083, www.hcentrale.it In posizione centrale, offre un’atmosfera calda e accogliente e un bel ristorante panoramico.

*Hotel Colfosco***, via Passo Rolle 20, San Martino di Castrozza (TN), tel 0439/68224, www.hotelcolfosco.it Sotto alle Pale di San Martino, in posizione strategica tra piste e centro, dispone di una piccola spa e terrazzo panoramico.

DOVE MANGIARE

*Malga Civertaghe, loc. Civertaghe 1, San Martino di Castrozza (TN), tel 340/8711861, www.malga-civertaghe.it Nello splendido scenario delle Pale, offre colazioni e primi piatti di pasta e minestroni.

*Ristorante Malga Ces, loc. Malga Ces, San Martino di Castrozza (TN), tel 0439/68223, www.malgaces.it Gestito dal 1942 dalla famiglia Scalet, propone un’ottima cucina tradizionale in ambiente caldo e accogliente.

*La Stube, via Val di Roda 2, San Martino di Castrozza (TN), tel 0439/768825. Locale piccolo e accogliente con arredi il legno. Menù di piatti della tradizione trentina con vista sulle Pale.

Il ristorante Malga Ces

INFO

Ufficio turistico San Martino di Castrozza, Via Passo Rolle 165, tel. 0439.768867 o scrivere a info@sanmartino.com, www.sanmartino.com




Sciare in Val Pusteria, le stazioni più belle

Di Edoardo Stucchi

L’Alta Pusteria, in Alto Adige, comprende le località di San Candido, Sesto Pusteria, Dobbiaco, Villabassa e Braies, mete ideali per trascorrere una vacanza in inverno. Durante questa stagione sono disponibili 27 impianti di risalita, 50 km di piste da discesa, 200 km di piste da fondo e 5 piste per slittini.

I centri sciistici di Monte BaranciMonte Elmo e Croda Rossa offrono piste ideali per esperti e dilettanti. Ma in val Pusteria non si scia soltanto, si può anche fare snowboard, pattinare e scendere le piste con la slitta. C’è solo l’imbarazzo della scelta fra sci alpinismo, sci di fondo e arrampicata su ghiaccio.

Numerosi sono i comprensori e le aree sciistiche della Val Pusteria e delle sue valli laterali. Ogni comprensorio offre numerose piste per lo sci, per lo slittino e per lo snowboard. Scoprite l’area più adatta alle vostre esigenze e preparatevi ad una vacanza indimenticabile tra le Dolomiti!

Monte Elmo (Alta Pusteria)

Il comprensorio sciistico del Monte Elmo si trova in Alta Pusteria, a poca distanza dalle Dolomiti di Sesto, e fa parte del carosello sciistico Dolomiti Superski. Dispone di 9 impianti di risalita e 21 km di piste, di ogni grado di difficoltà. Qui si trova una pista da discesa di 4,8 km di lunghezza, una delle più lunghe dell’Alto Adige.

La skiarea di Monte Elmo

Croda Rossa (Alta Pusteria)

L’area sciistica della Croda Rossa fa parte del comprensorio Dolomiti di Sesto – Alta Pusteria e del carosello sciistico Dolomiti Superski. Dispone di 5 impianti di risalita e 17 km di piste. È un’area sciistica ideale per le famiglie e qui si trova anche un parco per appassionati dello snowboard.

Croda Rossa, le piste

Monte Baranci (San Candido)

L’area sciistica del Monte Baranci si trova nei pressi di San Candido. Fa parte del comprensorio Dolomiti di Sesto – Alta Pusteria ed è di piccole dimensioni. È anche presente un circuito per motoslitte. La seggiovia quadriposto sul Monte Baranci, paradiso per famiglie, a 1.500 m slm parte direttamente dal centro di San Candido. Ci sono cinque impianti di risalita, 23 km di piste da sci, quattro rifugi e una pista illuminata per lo sci notturno completano l’offerta.

La skiarea a Monte Baranci

Il grande giro delle cime

Ma l’esperienza più interessante di questo comprensorio è il Grande Giro delle cime, che può essere diviso in due: 34 km di piste e 5600 m. di dislivello. Un tour sugli sci per vivere le bellezze delle Dolomiti, angoli mozzafiato in un ambiente incomparabile, facente parte Patrimonio mondiale UNESCO. Alcuni tratti vengono coperti dallo Ski-Shuttle SALTO.

Poiché ci sono alcune sentieri sci per completare il Giro, il tour è adatto solo in misura limitata per gli snowboarder! C’è una tratta più breve, denominata “Giro delle Cime” parte da Versciaco fino alla Croda Rossa mentre Il “Grande Giro delle Cime“ porterà fino alla Ski Area Val Comelico.

L’itinerario del Tour

Dalla stazione a valle di Versciaco/Monte Elmo si sale a 2.200 m, il punto più alto del tour. Prima di scendere sul versante soleggiato verso la cabinovia Stiergarten, potrai goderti per un momento il panorama mozzafiato e ammirare i primi raggi di sole, sorseggiando un caffè. La cabinovia Stiergarten porta fino all’omonimo pascolo, dove un tempo i tori trascorrevano l’estate.

La cabinovia Stiergarten

Da qui parte la pista Tre Cime che porta fino alla stazione di valle, Signaue, da dove si può raggiungere la Croda Rossa e da qui rientrare dal piccolo “Giro delle Cime”. Dopo aver salutato il piccolo branco di renne e i pupazzi di neve giganti, si prosegue verso il Passo Monte Croce dove ci si potrà cimentare, nei panni del campione Marc Girardelli, sull’omonima pista.

La Ski Area Val Comelico

Dall’arrivo dello skilift parte una via per i Bagni di Valgrande. Una volta arrivati lì, bisogna salire sullo skibus SALTO per raggiungere la Ski Area Val Comelico. E poi di nuovo salita in montagna con la seggiovia Col della Tenda, dove é possibile provare meravigliosi piatti italiani nel rifugio che porta lo stesso nome.

Se avete già notato che qui il panorama sembra un po’ diverso rispetto al punto di partenza di questa avventura è perché ora è stato attraversato un confine di provincia: non siamo più in Alto Adige, ma a Belluno! Lo Skibus SALTO porterà comodamente alla Signaue a Moso da dove con la cabinovia Tre Cime si raggiungerà di nuovo lo Stiergarten e la stazione intermedia.

La funivia panoramica Monte Elmo

Dopo una breve salita con la cabinovia Stiergarten, scendendo attraverso una pista nera, si raggiungerà la stazione a valle della funivia panoramica Monte Elmo, a Sesto da dove si potrà salire sul Monte Elmo. E via per un’ultima discesa! L’ultima sfida del giorno è la pista denominata Helmissimo, lunga 4,75 km che ti porta al punto di partenza del tour, a Versciaco.

La pista Helmissimo

DOVE DORMIRE

*Adler Suite & Stube****, Piazza Von Kurz 3, Villabassa (Bz), tel 0474/745128, www.hoteladler.com A 3 minuti dalla stazione ferroviaria e a 9 km dal Lago di Braies, dispone di ristorante, sauna, palestra e piscina coperta.

*Hotel Schopfenhof***, Costanosellari 12, Dobbiaco (BZ), tel 0474/913384, www.hotel-schopfenhof.com. Il stile chalet con balconi in legno, a 3 km dalle piste dell’Alta Pusteria, dispone di centro benessere e parco giochi.

*Hotel Eggele****, via San Silvestro 12, San Candido (BZ), tel 0474/966724, www.eggele.it Con spa e noleggio sci e parco giochi per bambini.

La spa dell’Adler Suite & Stube

DOVE MANGIARE

*Ristorante Weberhof, via Conti Künigl, 26, Dobbiaco (BZ), tel 0474/972491, www.weberhof.it A conduzione familiare, offre piatti della cucina locale e mediterranea. Annessi anche chalet e agriturismo.

*Wiesthaler, via Duca Tassilo 3, San Candido (BZ), tel 0474/913103, www.wiesthaler.com Locale storico ricavato in una splendida casa del Cinquecento con giardino. Menù con piatti tirolesi e internazionali.

*Lanterna Verde, via Waldheim 10, Sesto (BZ), t el 0474/710140, www.gruenelaterne.it Cucina internazionale e tradizionale, con piatti altoatesini e pasta fatta in casa.

La sala del ristorante Lanterna Verde

INFO

www.valpusteria.com




Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata

Questa settimana vi raccontiamo di un miracolo archeologico avvenuto in Italia. In un luogo dove la magia dell’arte e del tempo si mescolano e diventano realtà proprio come in una fiaba: Pompei. Il Parco Archeologico di Pompei poco tempo fa infatti, annuncia il rinvenimento di un reperto straordinario, emerso integro dallo scavo della villa suburbana in località Civita Giuliana. Si tratta di grande carro cerimoniale a quattro ruote che mai finora era stato rinvenuto in Italia e che, proprio in un periodo delicato come questo, ha deciso venire alla luce. Sarà un segno? 

Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata
Primo piano del carro da parata a quattro ruote emerso integro dallo scavo di Villa Civita Giuliana

POMPEI: UN CARRO CHE RAPPRESENTA UN UNICUM 

Un ritrovamento unico nel suo genere: un grande carro cerimoniale a quattro ruote con i suoi elementi in ferro, le bellissime decorazioni in bronzo e stagno, i resti lignei mineralizzati, le impronte degli elementi organici (dalle corde a resti di decorazioni vegetali). Un ritrovamento eccezionale, non solo perché aggiunge un elemento in più alla storia di questa dimora, al racconto degli ultimi istanti di vita di chi abitava la villa, ma soprattutto perché restituisce un reperto unico – mai finora rinvenuto in Italia – in ottimo stato di conservazione.

Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata
Cartina: posizione della Villa di Civita Giuliana a nord di Pompei

Questo tipo di carro è un vero e proprio unicum in Italia non solo per il livello di conservazione, in quanto non abbiamo solo le singole decorazioni ma l’intero veicolo. Ma anche perché non è un carro da trasporto per i prodotti agricoli o per le attività della vita quotidiana, già attestati sia a Pompei che a Stabia. I medaglioni che impreziosiscono il retro del carro raffigurano satiri e ninfe, mentre alcuni eroti abbelliscono le numerose borchie di questa meravigliosa struttura che potremmo immaginare fosse un veicolo da trasporto usato nel mondo romano dalle élites in contesti cerimoniali.

Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata
Decorazione con piccoli medaglioni nella parte superiore del carro

 

UN RITROVAMENTO SOTTRATTO ALLA RAZZIA DEI TOMBAROLI 

l progetto di scavo in corso ha una duplice finalità. Da un lato cooperare nelle indagini con la Procura di Torre Annunziata, per arrestare il depredamento del patrimonio culturale ad opera di clandestini che nella zona avevano praticato diversi cunicoli per intercettare tesori archeologici. Dall’altro portare alla luce e salvare dall’azione di saccheggio una delle ville più significative del territorio vesuviano.

Gli scavi, che hanno permesso di verificare anche l’estensione dei cunicoli dei clandestini e i danni perpetrati al patrimonio, sono stati accompagnati costantemente da attività di messa in sicurezza e restauro di quanto emerso via via. Lo scavo, infatti, ha mostrato fin dall’inizio una notevole complessità tecnica-operativa in quanto gli ambienti da indagare sono in parte al di sotto e a ridosso delle abitazioni moderne, con conseguenti difficoltà sia di tipo strutturale che logistico.

Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata
Panoramica carro a quattro ruote, noto come “pilentum”

Lo scavo quindi ha portato alla luce un carro cerimoniale, risparmiato miracolosamente sia dai crolli delle murature e delle coperture dell’ambiente sia dalle attività clandestine, che con lo scavo di due cunicoli lo hanno sfiorano su due lati, senza averne compromessa la struttura.

Vi lasciamo ad un breve video che mostra straordinaria maestria con cui si è lavorato a questo meraviglioso progetto:

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Abruzzo-Alto Sangro, da Roccaraso a Scanno la neve al centro

Di Edoardo Stucchi

Quando si parla di neve nel centro Italia il punto di riferimento è l’Abruzzo, dove sono riconosciute due aree sciistiche, quelle dell’Alto Sangro e l’Alto Sagittario, tra il Parco Nazionale d’Abruzzo e il Parco Nazionale della Majella. Si scia anche nell’area Gran Sasso-Majella, con quote che raggiungono i 3.000 metri del Corno Grande.

Roccaraso, una skiarea per tutti gli sport invernali

Nell’Alto Sangro ci sono più di 100 chilometri di piste pronte con un innevamento naturale eccellente. Roccaraso è la località più conosciuta per gli sport invernali in Abruzzo, con un comprensorio vasto e attrezzato servito da 38 impianti di risalita veloci e con innevamento artificiale.

Uno splendido scorcio di Roccaraso innevata

Il comprensorio Alto Sangro è diviso in tre aree sciabili, Aremogna, Monte Pratello e Monte Pizzalto, tutte collegate tra loro e distanti appena 2 chilometri dal paese. L’area per lo sci da fondo è comprensiva di anelli per 60 km.  di piste immerse nella natura e poi ci sono percorsi per ciaspole, snowpark, snowkite e possibilità di utilizzare l’eliski per le aree inaccessibili. La località ha appena compiuto cento anni di attività.

Snowkite sulle piste di Roccaraso

Nel comprensorio di Roccaraso, dopo la costruzione delle due nuove cabinovie del 2016, Leitner Ropeways sta realizzando una nuova cabinovia a 10 posti che andrà a sostituire la storica seggiovia fissa a 3 posti Pallottieri. Le cabine Diamond 10 offrono, infatti, un ottimo comfort di viaggio lungo tutto il tracciato e per favorire un comodo approdo in quota e proteggere i passeggeri da eventuali avverse condizioni meteo, la stazione a monte, a quota 1.900 m, è stata avvolta in una speciale costruzione.

Impianti di risalita nel comprensorio di Aramogna-Roccaraso

Sciare tra i borghi più belli d’Italia

Del comprensorio fa parte anche il paese di Pescocostanzo, una località sciistica tra monte Calvario e l’altipiano delle Cinque miglia, membro del prestigioso club dei Borghi più belli d’Italia.  9 km di piste che dalla stazione di partenza di Vallefura a 1440 metri si arriva ai 1750 metri del rifugio, da dove si gode un ottimo panorama. Un baby park e uno snowpark completano l’offerta sciistica.

Lo snowpark a Pescocostanzo

Molto frequentata anche la stazione di Pescasseroli, tra Monte Vitelle e Monte Ceraso a 1800 metri, che offre 20 km. Di piste, una delle quali, la Direttissima per sciatori esperti, con pendenze e varianti adatte agli allenamenti degli agonisti. Il paese è la sede del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

La Direttissima, la “nera” di Monte Pratello

Non bisogna poi dimenticare Scanno, alla base del Monte Rotondo che con i suoi 1878 metri di quota offre piste che terminano nell’abitato di Scanno a mille metri. In tutto tre impianti per 15 chilometri di piste in questo paese premiato con la Bandiera Arancione del Touring Club italiano e inserito fra i Borghi più belli d’Italia, con le sue chiese, palazzi storico e fontane.

Scorcio di Scanno, tra i Borghi più belli d’Italia

Il comprensorio di Rivisondoli – Monte Pratello.

A circa 3 km dal comune di Rivisondoli si trovano gli impianti sciistici di Rivisondoli – Monte Pratello. È una delle località sciistiche più importanti dell’Abruzzo, ubicata a est dell’Altopiano delle Cinque Miglia, sull’altopiano del Prato. Essa si estende su un’area che va dai 1390 metri alla base degli impianti ai 2056 metri del Monte Pratello.

Piste a Pescocostanzo

È attrezzata con 10 impianti, tra cui una cabinovia esaposto con agganciamento automatico, che servono 35 km di piste, 26 km per lo sci alpino, di difficoltà variabile: dal campo scuola a quelle omologate per gare nazionali e internazionali.

Ciaspolate sulle nevi della Majella (foto Majellando)

Queste ultime sono collegate con i 67 km di piste di Pizzalto e Aremogna di Roccaraso con cui gli impianti del Pratello danno vita ad un carosello di 110 Km di piste perfettamente attrezzate per tutti i diversi livelli di difficoltà. La pista Monte Pratello –Direttissima è una bella e interessante nera lunga 2100 metri.

La “Direttissima”, 2° pista più bella d’Italia

La pista Direttissima sul Monte Pratello a Rivisondoli (M3) è una bella pista che si è classificata come seconda tra le migliori d’Italia nel sondaggio promosso dalla rivista “Sci”. La Direttissima è il gioiello del comprensorio più esteso del centro sud Italia Roccaraso-Rivisondoli. Ha ospitato molte gare dei Mondiali Juniores e proprio per quegli eventi la pista abruzzese è stata modificata e addolciti i tre cambi di pendenza.

La Direttissima 

Inizia a 2031 metri sul Monte Pratello vicino alla stazione d’arrivo della cabinovia esaposto Monte Pratello. Qui lo sguardo può spaziare sul monte Pratello che raggiunge i 2056 m, sulle piste che si dipanano sullo stesso monte e verso Pizzalto e il Piano dell’Aremogna. Alle spalle sovrastano le Toppe del Tesoro con la cima a 2142 m. Vale la pena fermarsi e rubare qualche minuto allo sci per gustarsi il panorama.

Panorama della Direttissima, la seconda pista più bella d’Italia

La Direttissima è una nera, molto tecnica nella prima parte, mentre diventa rossa, più accessibile e sciabile in velocità nella seconda metà, specie nell’ultimo tratto. Dopo 2031 metri si unisce alla pista nera Del Bosco che proviene da destra. Percorrendo poi le piste blu M1 Azzurra e P1 Fontanile si arriva fino a valle. Non è sempre è aperta, perché si trova in un punto dove battono venti fortissimi (gli Appennini hanno venti molto forti) e rendono il manto nevoso instabile.

La “rossa” Le Aquile”

DOVE DORMIRE

*Hotel Boschetto, via Aremogna 42, Roccaraso (AQ), tel 0864/602367, www.hboschetto.it A pochi metri dagli impianti sciistici, con ristorante e centro benessere.

*Hotel Il Riccio, viale Napoli 85, Roccaraso (AQ), tel 0864/62573, www.hotelilriccio.it Boutique hotel a pochi km dalle piste, con arredi in legno, giardino e area lounge.

*Hotel Le Ortensie****, via Roncone 31, Roccaraso (AQ), tel. 0864/602025, www.hotelleortensie.it  un bel 4 stelle in zona tranquilla, con splendida vista sulle montagne.

*Hotel Belvedere***, via del Sannio 3, Roccaraso (AQ) tel. 0864/62279, www.hbelvedere.net Situato in un delizioso villaggio, dista appena 6 minuti a piedi dal comprensorio sciistico di Roccaraso.

L’interno dell’Hotel Le Ortensie

DOVE MANGIARE

*Osteria del Tarassaco, Piazza sotto la Casa Universale 6, Rivisondoli (AQ), tel 348/7434269. Menù tradizionale con il meglio dei piatti della settimana, abbinamenti di qualità con olio e vini.

*Da Giocondo, via Suffragio 2, Rivisondoli (AQ), tel 0864/69123, www.ristorantedagiocondo.it Dal 1981 propone una cucina abruzzese gustosa e tradizionale, con materie prime di qualità. Ottimi i secondi di carne, i dolci caserecci e i taglieri di salumi e formaggi.

*La Fattoria, SS 17, Roccaraso (AQ), t el 0864/62980, www.lafattoria-roccaraso.com Ristorante pizzeria dove gustare un’ottima pizza napoletana e piatti della tradizione.

INFO

ALTO SANGRO TURISMO, tel 0864/577822, info@altosangroturismo.it, www.altosangroturismo.it