Quel caffè con Maradona a Napoli

Di Raffaele d’Argenzio

In una vita on the road capita di incontrare persone che non si dimenticano. A me è capitato di conoscere quel campione ancora ragazzo che sapeva buttare il cuore oltre se stesso, colui che il mondo avrebbe conosciuto come “el pibe de oro”, anche se io gli ho stretto solo la mano.

Ero a Napoli, credo alla Mostra d’Oltremare per un evento. Allora dirigevo Intrepido Sport, ed Enrico, un giovane e intraprendente giornalista, me lo ha presentato. La prima cosa che me lo rese simpatico fu la sua spontaneità e il fatto che fosse alto come me, cioè “poco alto”.

Presi un caffè con quel ragazzo, sì un ragazzo come forse è rimasto per tutta la vita. Con la sua gloria e anche con i suoi errori, ma mai in male fede, mai per far male a qualcuno.

Chi è stato il più bravo calciatore del mondo, Maradona o Pelè?  Non sono certo io a poterlo dire. Ma so che mentre Pelè è stato la bandiera di se stesso, Maradona ha preso da terra la bandiera della sua nazione, l’Argentina, e della “sua” città, Napoli e le ha sollevate, sbandierate, nel cielo del mondo intero.

E ha regalato loro finalmente il sapore della vittoria. Era solo calcio? No, era anche dignità, orgoglio, vittoria di popolo e non di un singolo. Lui prima che un campione sapeva essere argentino e napoletano.

Allora in Argentina c’era la dittatura militare e Napoli, era una città per certi aspetti poverissima. Diego diventò subito l’alfiere che trascinava in alto sia l’Argentina che Napoli. Lui sapeva amare e far amare. Non ho dati alla mano, ma posso tranquillamente affermare che, grazie a Diego Armando Maradona, sia l’Argentina che Napoli forse cominciarono ad avere più turisti, ad essere più amate.

Lui sapeva buttare il cuore oltre se stesso, sapeva battersi per gli altri.  Un esempio? Doveva ricevere un premio nei ricchi e potenti Stati Uniti e uno a Cuba. Diego andò nella Cuba di Fidel Castro che aveva liberato un pezzo d’America dalla dittatura di Battista. Diego era sempre dalla parte del più debole, per dargli un po’ della sua forza.

Oltre che mettersi in gioco negli stadi, si metteva in gioco anche nella vita. Per far vincere il più debole, e se sbagliava perdeva per se stesso. Si vergognava dei suoi errori, come confessare che era schiavo della cocaina, una maledizione da cui non si sarebbe liberato mai. Maradona sapeva fare del bene agli altri e, se faceva del male, lo faceva solo a se stesso.

Maradona amava il calcio, ci ha insegnato ad amarlo, ma ci ha insegnato anche a volere bene alla propria terra, alle proprie radici, alla propria città e a spendersi per farla amare anche agli altri.




Quando il weekend a Milano può prendere una bella piega

Da sempre momento di relax e benessere, la sosta dal parrucchiere  diventa davvero rigenerante in questo periodo forzatamente domestico. I migliori parrucchieri di Milano ci attendono per trattamenti di tendenza, taglio &colore, schiariture, look  personalizzati-

 

 Il “divino”  Aldo Coppola

Se è   vero che  Aldo Coppola ha cambiato la “testa” alle dive, allora  una sosta in uno dei suoi Saloni ci consolerà di tutte le costrizioni in corso. E c’è solo l’imbarazzo della scelta. A Milano, dove Aldo  Coppola ha fondato il suo impero, i suoi Atelier  sono molteplici.

Ultimissimo il decimo, quello aperto in Piazza Tre Torri a Citylife, dove i materiali scelti si declinano in uno stile Pop Art assolutamente inaspettato. C’è anche un’area Mr. Coppola che accoglie gli uomini, sempre più interessati al settore beauty.

Ma il Salone senz’altro  più spettacolare è quello all’ultimo piano della Rinascente, in cui, seduti sulle poltroncine per le coccole di rito, si contemplano le guglie del  Duomo e la statua dorata della Madonnina.

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Il Salone Coppola aperto alla Rinascente.

Da Aldo Coppola di Brian& Barry in via Durini, 28, poi , le mamme trovano il Coppolino, uno spazio dedicato alla cura dei più piccoli, che nel contempo contribuisce a raccogliere fondi a sostegno di Onlus che lavorano con e per i bambini in Italia e nel mondo.

Trattamenti signature per tutti, come l’ultimo “Amo”, dal nome rasserenante, ricostituente per capelli danneggiati.

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Il Coppolino è il Salone di Aldo Coppola riservato ai bambini.

 

Marchina Hair Styling: “luce delle stelle” 

Rimaniamo in centro per andare da Marchina Hair Styling, al secondo piano di corso Venezia 3. Un sapiente servizio di parrucchiere per uomo e donna ad opera di uno staff preparatissimo che utilizza prodotti top di gamma altamente performanti.

Le formule scelte, a base di ingredienti naturali,  sono prive di sostanze chimiche tossiche. Nella ricerca di valorizzare al meglio lo stile di ogni cliente, creando look  personali, spicca la nuova tecnica di schiaritura: la Star Light.

“Per quest’autunno c’è un’estrema voglia di normalità, che nel mondo della colorazione si traduce nel dire basta agli eccessi”, afferma Fabio Marchina.

La nuova tecnica di schiaritura consiste nel decolorare una grande quantità di ciocche estremamente sottili, per apportare nuova luce alla chioma. Questa tecnica è ideale per chi non ama il vistoso effetto ricrescita e per chi cerca tonalità luminose di facile manutenzione, che permettano di ritornare dal parrucchiere anche a distanza di molto tempo.

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Nuove tecniche di schiaritura da Marchina, in corso Venezia.

Le atmosfere lussuose di San Babila 4C

Rimaniamo ancora in centro per visitare San Babila 4C, un  salone che colpisce per la sua atmosfera raffinata. Una combinazione di charme parigino e stile newyorkese, dove cristalli, specchi e marmi creano un effetto incantato.

Il salone è nato dall’esperienza di due famosi hair stylist: Gregory Eymieu e Antonia Mastromauro. Gregory si è formato in Francia e ha lavorato al Principato di Monaco e ai Festival di Cannes, sotto le sue mani sono passate principesse e attrici famose. Antonia, invece, lavora nel settore della bellezza da circa 40 anni e si è formata giovanissima  nelle Accademie di Londra e Parigi.

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Una combinazione di charme parigino e stile newyorkese da San Babila 4C.

Il fiore all’occhiello è il trattamento al Botox per i capelli a base di collagene, olio di caviale e provitamina, che permette di sigillare le doppie punte e dona una lucidità straordinaria. La novità è il trattamento Hairloss Mineral 4C in grado di contrastare la caduta dei capelli.

 

Arvi’s:  una realtà milanese  all’avanguardia

Nella zona più trendy di Milano, ai piedi del grattacielo di piazza Gae Aulenti, si apre Arvi’s Framesi Boutique.  Una posizione facilmente raggiungibile, e nel contempo l’intimità di una location nascosta in una corte verde.

Un vero punto di riferimento per chi cerca moda, consigli personalizzati e trattamenti che esaltano il ruolo dei capelli. I migliori servizi di acconciatura femminile e maschile sono  realizzati esclusivamente con prodotti professionali Framesi.

Il Salone Arvi’s Framesi Boutique, in zona Garibaldi.

Antonia Mastromauro Hair Stylist: l’arte incontra l’esperienza

Si trova in zona Città Studi il Salone di Antonia Mastromauro, che dopo la formazione professionale presso le scuole di “taglio” internazionale, nelle accademie di Londra e Parigi, si afferma come Hair Stylist nei back-stage delle passerelle e in alcuni set cinematografici.

Nel Centro Mastromauro Hair Stylist, un salone di bellezza con un leggero tocco di rosa che infonde armonia e ampi specchi alle pareti, si trova ogni volta con sicurezza la pettinatura giusta per ogni occasione.

Si sperimentano le ultime tendenze di taglio & colore, grazie a un sapiente e originale utilizzo della forbice per creare volumi e sfumature. E mille  trattamenti per la salute e bellezza dei capelli, dal Gloss 4C  per dare luminosità alla chiome, al Natural Shiny Hair  per schiarire i capelli in modo naturale, come alla luce del sole.

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Il Salone Mastromauro si trova a Città Studi.




Il segno del mese. Sagittario, estroversi ed entusiasti

Cari amici del Sagittario, che festeggiate il compleanno tra il 23 novembre e il 21 dicembre, questo mese è dedicato a voi. Da buon segno dominato dal Fuoco, avete trascorso questo difficile 2020 senza perdere mai il vostro entusiasmo e la vostra voglia di fare. Certo, avete cambiato spesso idea e, probabilmente, avete iniziato tanti progetti senza portarne a compimento nemmeno uno, o per causa di forza maggiore, oppure perché vi sono venuti presto a noia.

La mutevolezza e la creatività sono caratteristiche del vostro segno, che se ben bilanciate possono portare a risultati sorprendenti. In questa ultima parte dell’anno, grazie a Saturno che in dicembre tornerà in Acquario, potrete contare su un prezioso alleato che vi aiuterà a prendere decisioni, dissolvere dubbi e aiutarvi a cambiare pagina nelle situazioni di stallo in cui non vi trovate più bene. Vediamo allora i dettagli per questa fine 2020.

Il Sagittario e l’Amore

Diciamo la verità, anche in amore questo 2020 è stato un po’ contradditorio per gli amici del segno. Venere e Marte un po’ in armonia e un po’ litigarelli vi hanno lasciato un po’ in preda alle vostre ansie, gelosie, passioni ed emozioni. In questa ultima parte dell’anno, tuttavia, potrete contare su quattro potenti alleati. Giove e Saturno passano in Acquario, Marte in Ariete e Venere in Sagittario. Il ché significa che avrete le idee più chiare sia su quello che volete, sia su quello che non volete più.

Per i single, dopo un’estate “bollente”, ma con investimenti emotivi spesso male indirizzati, si presenta una fine dell’anno all’insegna della stabilità, della concretezza e delle scelte giuste per realizzare i vostri sogni. Potrete decidere di “mettere la testa a posto con una persona che conoscete già, ma potrete anche conoscerne una nuova che vi farà battere il cuore.

Chi è in coppia, durante questo anno di alti e bassi, dovuti a vecchie ruggini familiari, nell’ultima parte dell’anno ritroverà complicità e armonia, ma raccoglierà anche i frutti della perseveranza e di investimenti azzeccati che vi consentiranno di pianificare importanti scelte future con il partner

Il Sagittario e il Lavoro

Inutile negarlo, finora questo 2020 per i Sagittario è stato un anno di stallo e di attesa, in cui avete investito tanto nella professione senza raccoglierne i frutti concreti. E questo può avervi trasmesso una sensazione di stanchezza e la voglia di dedicarvi completamente ad altro.

Nell’ultima parte dell’anno, tuttavia, ritroverete sia le energie che l’ambizione, ma anche la pazienza di pianificare i vostri prossimi passi, nell’attesa di dedicarvi ai vostri prossimi progetti con anima e corpo. Dovrete pazientare, è vero, ma le stelle sono dalla vostra parte e vi promettono risultati duraturi.

Il Sagittario e il Denaro

È vero, durante quest’anno avete “tenuto botta” e siete stati in grado di amministrare il denaro in maniera oculata e discreta, facendo sempre quadrare i conti. In questi ultimi mesi potrete invece allentare un po’ i cordoni della borsa e godervi gli effetti di un buon investimento, di un pagamento che potrebbe sbloccarsi dopo mesi di stallo, oppure di un aumento delle vostre entrate.

Non è il momento di “darsi alla pazza gioia”, ma qualche sfizio in più, in occasione del Natale, potete tranquillamente concedervelo. Giove in Acquario, soprattutto dal 19 dicembre, vi favorisce con colpi di fortuna.

Il Sagittario e il Benessere

Come tutti i segni di Fuoco, il Sagittario è dinamico per natura e tende a sfogare le proprie energie nel movimento e nello sport. Tuttavia, probabilmente nella prima parte dell’anno, a causa del lockdown, siete stati costretti a un “riposo” forzato, durante il quale avete un po’ esagerato con i dolci, vostra grande passione.

Potreste quindi ritrovarvi con qualche chilo di troppo. Approfittate quindi degli ultimi mesi dell’anno e di un Marte amico per dedicarvi all’attività sportiva e a una dieta sana e ritrovare la forma fisica. I vostri colori per questa fine 2020 sono il marrone scuro, il piombo e il nero, che richiamano la concretezza e l’energia della Terra e di Saturno, amico del segno.

Il Sagittario in viaggio

Dominati da Giove, il pianeta più grande del Sistema Solare, i Sagittario sono i viaggiatori per eccellenza dello Zodiaco. Hanno sempre voglia di partire e di esplorare posti nuovi e stimolanti. Anche in questo periodo in cui gli spostamenti sono limitati, non avete rinunciato a viaggiare con la mente, progettando le vostre mete future, che sono quelle che vi consentiranno di rimanere un po’ da soli con voi stessi, immersi nella natura. Appena, si potrà, quindi, vi consigliamo un viaggio “on the road” in Sudamerica, alla scoperta di paesi e culture diverse, oppure un viaggio in Mongolia, tra le immense steppe e i cacciatori di aquile, con tanto di pernottamento in una yurta sotto le stelle.

Se, invece, volete rimanere in Europa, scegliete una meta naturale e selvaggia, come le Isole Azzorre, tra cascate, cieli stellati e tersi, montagne e oceano.

Le mete per voi in Italia sono la Sardegna del Sud, tra dune che ricordano quelle del deserto, coste frastagliate e forti correnti, oppure i borghi sperduti della Basilicata, senza dimenticare il fascino sempre splendido di Matera.

Il Sagittario a tavola

Il Sagittario non smentisce il suo spirito da esploratore nemmeno a tavola. Per lui il pasto è sperimentazione ed esplorazione. Ama i cibi di culture diverse dalla propria e non si tira mai indietro di fronte a un nuovo piatto o una nuova bevanda da assaggiare per la prima volta.

Di appetito forte e vorace, tende a esagerare con le calorie, soprattutto di fronte a un buffet. Preferisce mangiare che cucinare, quindi se volete farlo felice, portatelo in un ristorante etnico o che offre cucina fusion, con possibilità di assaggiare di tutto.

Il Sagittario in auto

I Sagittario amano viaggiare e amano farlo in compagnia. Per questo anche nella scelta dell’auto sono influenzati dal loro spirito di avventura e convivialità. La loro auto ideale potrebbe quindi essere un fuoristrada “avventuroso” come il Suzuki Jimny, oppure, perché no, anche un camper per potersi muovere in libertà e senza vincoli.

Il sogno proibito? Le luxury che nel loro simbolo richiamo l’arciere metà uomo e metà cavallo, come una Ferrari, con il suo Cavallino Rampante, oppure una Porsche “Panamera 4 E-Hybrid Sport Turismo”, che abbina lusso, sport e avventura.

Personalità famose del Sagittario

Sono nati sotto il segno del Sagittario: Papa Giulio II (5 dicembre 1443), Nostradamus (13 dicembre 1503), Andrea Palladio (30 novembre 1508), Gian Lorenzo Bernini (7 dicembre 1598), Ludwig Van Beethoven (16 dicembre 1770), Gustave Flaubert (12 dicembre 1821), Mark Twain (30 novembre 1835), Italo Svevo (19 dicembre 1861), Winston Churchill (30 novembre 1874), Walt Disney (5 dicembre 1901), Frank Sinatra (12 dicembre 1915), Maria Callas (2 dicembre 1923).

Sono nati nel segno anche Woody Allen (1° dicembre 1935), Tina Turner (26 novembre 1939), Jim Morrison (8 dicembre 1943), Gianni Morandi (11 dicembre 1944), Gianni Versace (2 dicembre 1946), Steven Spielberg (18 dicembre 1946), Giorgio Faletti (25 novembre 1950), Kim Basinger (8 dicembre 1953), Sergio Rubini (21 dicembre 1959), Brad Pitt (18 dicembre 1963), Vincent Cassel (23 novembre 1966), Alberto Tomba (19 dicembre 1966), Paola Cortellesi (24 novembre 1973), Vanessa Incontrada (24 novembre 1978), Britney Spears (2 dicembre 1981), e Miley Cyrus (23 novembre 1992).




Arte dal divano: il MArt protagonista dei musei digitali

L’appuntamento dell’arte dal divano questa settimana vi porterà in Trentino, in uno dei più famosi musei d’arte contemporanea italiana. Parliamo del Mart (Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) e della sua inestimabile raccolta di capolavori. La ricca collezione permanente del Mart conta oggi più di 15.000 opere tra cui quelle di Giorgio de Chirico, Giacomo Balla, Carlo Carrà e Lucio Fontana.

Sala interna museo Mart

 

LA DIGITALIZZAZIONE DEI MUSEI E IL MART UNO DEI PROTAGONISTI

Nel nostro periodo storico, in particolare in mesi come questi, per le istituzioni culturali è stato fondamentale aderire a progetti di condivisione della conoscenza e di digitalizzazione del patrimonio, ma anche a progetti di web communication con l’utilizzo di tecnologie digitali per favorire il dialogo con i visitatori. Ormai promuovere la cultura ad oggi significa rendere accessibili le proprie collezioni anche a coloro che non possono entrare fisicamente nel museo. Creare così una visita interattiva permettendo al pubblico di condividere contenuti, messaggi ed opinioni.

Opera contemporanea Giuseppe Penone museo Mart

Il Mart è considerato uno dei musei più digitali d’Italia. Per farvi un esempio è stato il primo museo italiano ad aver ospitato un wikipediano in residenza, è tra i main partner del Google Cultural Institute. Ma non solo perché il Mart è visitabile anche su TelegramMessenger e tramite Alexa. Risulta quindi attivo sui più popolari social network, incoraggiando i visitatori a condividere fotografie, video e commenti. Da IGTV su Instagram a Facebook, passando per le intelligenze artificiali delle chatbot e di Alexa, questo museo è riuscito a raggiungere tutti i tipi di pubblico. Possiamo quindi dire che il Mart però si è davvero superato!

Per info: info@mart.trento.it

 

Dal 19 Novembre al 10 Dicembre: MOSTRE TEMPORANEE ONLINE

Una porzione di questo progetto digitale è dedicata alle mostre temporanee. I suoi protagonisti sono: Caravaggio, Burri e Pasolini, Giovanni Boldini, Nicola Samorì e Luciano Ventrone. Autori di ogni genere ed epoca storica sono spiegati e approfonditi dai curatori del museo, e da Vittorio Sgarbi in persona! Questi contenuti sono visibili sulle piattaforme di Facebook, YouTube e su IGTV di Instagram e racconteranno gli allestimenti, le loro storie e aneddoti interessanti. Sono stati anche inseriti degli approfondimenti della mostra “Caravaggio. Il contemporaneo” in qualità di dirette streaming.

Caravaggio, il seppellimento di Santa Lucia, 1608

I prossimi appuntamenti saranno il 27 novembre con la giornalista Simona Zecchi in un racconto dedicato a Pier Paolo Pasolini. E il 10 dicembre con il regista Paolo Benvenuti in un monologo dedicato a Caravaggio.

Insomma, se un pomeriggio la noia improvvisamente vi assale sapete cosa fare!

Ecco una piccola anticipazione:




10 luoghi infestati per un weekend da brivido

La nostra bella Italia, con la sua storia lunga e tormentata, è ricca di castelli e dimore storiche. Alcune sono ancora abitate, altre sono state abbandonate, altre ancora rifulgono dell’antico splendore. Qualcuna, però, ha qualcosa di particolare, uno o più “inquilini” che non vogliono saperne di abbandonare le antiche mura. Sono tante, infatti, le leggende legate ai fantasmi. Di seguito, vi presentiamo, da nord a sud, dieci dei castelli e delle dimore più infestate d’Italia. È vero, adesso non ci si può viaggiare ma, intanto, vi raccontiamo le loro storie, in attesa che possiate…incontrarli di persona!

1. Moncalieri (TO), Castello della Rotta

A pochi chilometri da Moncalieri, si trova il Castello della Rotta, che ha la fama di essere il più infestato d’Italia. La ragione sarebbe da ricercarsi nella sua lunga storia, risale al IV secolo d.C, e negli eventi cruenti a cui fece da teatro, tra assalti, battaglie, condanne e morti cruente. Molti sostengono di aver visto passeggiare nel cortile gli spiriti dei condannati a morte, altri di avere sentito il rumore degli eserciti in battaglia.

Il sinistro profilo del castello della Rotta

Tuttavia, la leggenda maggiormente legata al castello narra di una giovane nobildonna, andata in sposa al proprietario del castello, più anziano di lei, zoppo e di brutto aspetto. La ragazza, però, fremeva d’amore per un giovane e coraggioso cavaliere crociato. Scoperto l’adulterio, il marito tradito la gettò giù dalla torre. Il giovane innamorato, dopo aver combattuto in Terrasanta, volle essere sepolto vicino all’amata e sarebbe proprio il suo spirito quello del cavaliere a cavallo che molti giurano di avere visto.

Castello della Rotta, particolare di una finestra

Tuttavia, c’è chi sostiene di avere sentito anche i lamenti di una donna e di un bambino. Un’altra leggenda, infatti, racconta che il figlio piccolo del castellano sia stato investito e ucciso da una carrozza mentre era con la governante. La donna, sconvolta, si tolse la vita e gli spiriti di entrambi aleggerebbero ancora nel maniero.

2. Cortenova (LC), Villa de Vecchi

Conosciuta come la Casa Rossa, Villa de Vecchi ha fama di essere una delle case più infestate del mondo. Costruita a metà dell’Ottocento dal Conte Felice de Vecchi, eroe delle Cinque Giornate di Milano, a Bindo, frazione di Cortenova, nel cuore della Valsassina, è subito teatro di una macabra vicenda.

Villa de Vecchi, nota come la Casa Rossa

Si dice che il conte, rincasando da una passeggiata nei boschi, abbia ritrovato la moglie assassinata e la figlia scomparsa. Decide quindi di abbandonare la villa in fretta e furia, ritenendo la villa maledetta. Da allora, si sono ripetuti le manifestazioni di oscure presenze, come il lamento di una donna provenire da una delle finestre, il suono di un piano e perfino uno zampillo di sangue proveniente dalla fontana nel giardino.

Le storie sulla “maledizione” della villa, tuttavia, varcano i confini internazionali quando, nei primi anni Venti, il satanista Aleister Crowley la sceglie come sede della sua setta. Si dice, tuttavia, che dopo aver dormito per un paio di notti nell’inquietante Casa Rossa, abbia levato le tende in fretta e furia. Il motivo non è dato a sapere, ma si presume che c’entrino i suoi fantasmi. Villa de Vecchi è tutt’ora abbandonata e il suo aspetto, sfregiato dal tempo impietoso, oggi è ancora più sinistro.

3. Venezia, il Palazzo di Cà Dario

Al civico 353 del sestiere di Dorsoduro, a Venezia, si trova il Palazzo di Cà Dario, splendida dimora storica che si affaccia sul Canal Grande. Apparentemente, non ha nulla di strano o particolare, ma alle sue mura è legata una leggenda sinistra. Si dice, infatti, che sia maledetto, perché costruito su un antico cimitero dei Templari. Fin dal 1494, infatti, pare che tutti i possessori del palazzo abbiano fatto una brutta fine, a partire dalla figlia del primo proprietario, morta suicida in seguito alla caduta in disgrazia del marito.

Cà Dario, a prima vista non si direbbe “maledetta”

In seguito, molti di coloro che firmarono un contratto d’acquisto per il palazzo sono morti suicidi, di morte violenta o in circostanze misteriose. L’ultima morte “sospetta”, legata alla maledizione, è stata nel 2002, vittima uno sfortunato musicista. Certo è che, conoscendone la fama, i veneziani che passano da qui provano un inspiegabile senso di inquietudine e tendono a cambiare strada!

4. Gropparello (PC), Castello di Gropparello

A pochi chilometri da Piacenza, si trova il Castello di Gropparello , un luogo di grande interesse turistico. Oltre alle visite guidate, infatti, vengono organizzati eventi e cene e tema, mentre per i più piccoli c’è lo splendido Parco delle Fiabe. Non perde, tuttavia, la sua vocazione di antico maniero e, come tutti i castelli che si rispettino, ha il suo fantasma. Si tratta della timida e infelice Rosania Fulgosio, murata viva dal marito Pietrone da Cagnano nel 1200.

Il Castello di Gropparello dove aleggia il fantasma di Rosania Fulgosio

I fatti risalgono a quell’anno, quando Pietrone è lontano dal castello per condurre le sue truppe in qualche azione militare. Sapendo della sua assenza, le truppe avversarie attaccano il castello, ma Rosania riconosce nel capitano dell’esercito avversario un suo indimenticato amore, tal Lancillotto Anguissola. Tra i due scoppia di nuovo la passione, ma appena Lancillotto lascia il castello con i suoi soldati, Pietrone ritorna e, saputo del tradimento della moglie, prima l’addormenta facendole bere del vino drogato, poi la mura viva in un antro ricavato nella roccia delle fondamenta.

Una delle finestre del castello di Gropparello

Qui la giovane muore di stenti, ma il suo spirito continua a vagare tra le mura del castello. Molti, tra proprietari e visitatori, giurano di avere sentito i suoi pianti e i suoi lamenti, mentre qualcuno afferma di avere intravisto una figura diafana, con i capelli scuri raccolti sulla nuca e una tunica bianca.

5. Bardi (PR), la Fortezza

Le sue mura imponenti sorgono su uno sperone di diaspro rosso che domina la valle. La Fortezza di Bardi  ha anch’essa il suo fantasma. Si tratta del cavaliere Moroello che ancora vaga in pena per il suo sfortunato amore per la bella Soleste.

La Fortezza di Bardi sorge su uno sperone di diaspro rosso

Secondo la leggenda, Soleste, figlia del castellano e promessa sposa di un ricco feudatario, si innamora perdutamente, ricambiata, del capitano delle truppe del padre, il coraggioso Moroello. Con l’aiuto della balia, i due riescono a vivere la loro storia d’amore. Ma ben presto Moroello deve partire con le sue truppe per difendere i confini. Soleste si reca ogni giorno sul mastio e lascia spaziare lo sguardo sulle due vallate per scorgere il ritorno dell’amato. Il destino, tuttavia, si accanisce sui due innamorati.

Il castello di Bardi, teatro dell’infelice amore tra Soleste e Moroello

Dopo lunghe settimane di attesa, Soleste scorge un manipolo di uomini a cavallo, ma i colori dei vessilli sono quelli del nemico. Il suo amato Moroello è quindi stato sconfitto. La giovane, disperata, si uccide buttandosi dal mastio. La balia dà la triste notizia al condottiero che, straziato per la perdita dell’amata, si uccide a sua volta buttandosi dagli spalti di Piazza d’armi. Il suo spirito, tuttavia, è stato avvistato più volte nei pressi del mastio. Alcuni ricercatori del Dipartimento di Ricerca del Centro Studi Parapsicologici di Bologna sarebbero riusciti perfino a fotografarlo con l’ausilio di una sofisticatissima termocamera.

6. Cona di Ferrara, Villa Magnoni

La leggenda nata attorno a Villa Magnoni, situata nella piccola frazione di Cona, in provincia di Ferrara, è relativamente recente. Risale infatti agli anni Ottanta, quando quattro giovani in cerca di emozioni, decidono di avventurarsi all’interno della villa abbandonata, che sorge ai margini di un bosco e lontano dal centro abitato. I quattro amici esplorano la villa, ma a un tratto sentono le urla di un bambino.

La facciata di Villa Magnoni, teatro di misteriosi fatti di sangue

Spaventati, escono di corsa, ma in giardino non trovano nessuno. Decidono così di rientrare, ma appena prima di varcare di nuovo la soglia della villa, alzano gli occhi e, da una finestra, scorgono una vecchia che grida loro di andarsene. A questo punto, i quattro si rimettono in macchina, ma finiscono fuori strade e tre di loro perdono la vita. Il superstite racconta tutto alle autorità. Il sindaco fa murare tutte le porte e le finestre, ma qualche giorno dopo, proprio quella da cui si era affacciata la villa è di nuovo aperta!

Da allora, Villa Magnoni è diventata una delle mete più ambite dai ghost hunter, che giurano di avere sentito urla femminili e pianti di bambini, e di avere visto un’ombra scura vicino alla finestra aperta. La villa e tutt’ora disabitata e ogni tentativo di venderla è andato in fumo.

7. Poggio Torriana (RN), Castello di Montebello

Il fantasma di Montebello, è più famoso del castello dove dimora. Si tratta della piccola Azzurrina, sulla cui storia pare si stia girando anche una fiction. Situato su un colle di 436 metri che domina il borgo è noto anche come castello dei Guidi di Bagno. Attorno alla metà del XIV secolo, a Uguccione di Montebello nacque una bambina albina. La sua condizione, all’epoca, era considerata di natura diabolica.

Il Castello di Montebello “casa” di Azzurrina

Per questo, i suoi genitori la tenevano nascosta tra le mura del castello e i maldestri tentativi della madre di colorarle i capelli per nascondere quel bianco spettrale diedero alla chioma della piccola quella sfumatura azzurra che le valse il soprannome di Azzurrina.

La scala che porta ai sotterranei dove sparì Azzurrina

Un giorno, la bambina, inseguendo la palla di stracci con cui stava giocando, si inoltrò nei locali della ghiacciaia e scomparve misteriosamente. Il suo corpo non venne mai ritrovato, ma si dice che il suo spirito vaghi ancora tra le mura del castello e la si senta piangere o chiamare la mamma. La sua manifestazione avverrebbe ogni cinque anni, durante il solstizio d’estate, il giorno in cui morì.

8. Bolsena (VT), Rocca Monaldeschi

In Piazza della Rocca a Bolsena, in provincia di Viterbo, sorge la maestosa Rocca Monaldeschi della Cervara, dal nome della nobile famiglia che ne ebbe per molto tempo la proprietà. E, anche qui, non poteva mancare il suo fantasma. Costruito nel 1156 per volere di papa Adriano IV, il castello è stato ripetutamente teatro di intrighi e omicidi politici, tanto è vero che al suo interno sono state ritrovate delle ossa umane.

Rocca Monaldeschi al tramonto

Si pensa che esse appartengono proprio alla presenza che continua ad aleggiare tra le spesse mura e che non ha ancora trovato la pace. Si ipotizza che lo spirito inquieto sia quello di un giovane nobile, ucciso per essersi ribellato ai voleri del potente cardinale Tiberio Crispo. La sua presenza si avverte sovente nello splendido salotto dalle pareti affrescate, denominata “sala del fantasma”.

L’Isola Martana, al centro del Lago di Bolsena

E, se decidete di visitare il castello, merita una visita anche l’Isola Martana, che sorge al centro del Lago di Bolsena, su cuoi si affaccia il maniero. La leggenda vuole che qui alberghi il fantasma della regina ostrogota Amalasunta, reclusa sull’isola dopo essere stata spodestata. Nel 535 venne strangolata dal cugino, ma, soprattutto nelle giornate di vento e di nebbia, il suo spirito inquieto è stato visto vagare con il suo abito da nobile dama.

9. Castellamare di Stabia (NA), Castello medievale

Situato a cento metri di altezza, alle pendici del Monte Faito, il Castello medievale di Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli, oggi splendida location di meeting e ricevimenti, ha anch’esso il suo fantasma. È una figura femminile di mezza età, ma ancora bellissima, che appare spesso davanti all’ingresso, come se fosse in attesa di qualcuno.

Il castello medievale di Castellamare

La presenza sarebbe riconducibile a un fatto accaduto nel 1459, durante il regno di Ferrante d’Aragona. Il castello era assediato dalle truppe di Giovanni d’Angiò e la bella castellana, innamorata di un soldato dell’esercito nemico, avrebbe aperto le porte agli assedianti, consentendo loro di conquistare il castello senza perdite.

L’ingresso del castello medievale

Nonostante questo “enorme favore”, l’amante ingrato la respinse, e così fecero i suoi compaesani, che non le perdonarono il tradimento. La donna, ferita e in preda ai sensi di colpa si uccise ingerendo del veleno. Ma il suo spirito inquieto vaga ancora per le sale del maniero. In particolare la sua presenza ostile, si può avvertire anche nella stanza da letto chiamata, per ironia della sorte, “Stanza degli angeli”.  

10. Trani (BT), il Castello svevo

Nonostante oggi sia un importante centro culturale della Puglia, sede della Direzione Regionale dei Musei e Polo Museale, il Castello svevo di Trani, in provincia di Barletta-Andria-Trani, ospita una misteriosa presenza, la cui identità è ancora oggetto di studi. Costruito nel 1233, sotto il regno di Federico II di Svevia, il castello è stata la dimora anche dell’infelice Armida, costretta a sposare un uomo di cui non era innamorata.

Il Castello Svevo di Trani

La sventurata avrebbe intessuto una storia d’amore con un cavaliere, ma il marito, dopo esserne venuto al corrente, decide di punire gli amanti pugnalando a tradimento il cavaliere e rinchiudendo la moglie infedele in una cella dei sotterranei del castello. Qui la giovane passò il resto dei suoi giorni, ma, dopo la sua morte, il suo spirito, descritto come una figura eterea con lunghi capelli neri, gli occhi azzurri e un abito grigio scuro, vagherebbe ancora tra le mura alla ricerca del suo amore perduto.

Particolare del Castello Svevo

Alcuni studi hanno ipotizzato che Armida sia in realtà la contessa Sifridina di Caserta, tenuta prigioniera nelle segrete del castello dal 1268 al 1279 per aver cospirato contro gli Angioini, signori dell’epoca, e qui morta per essersi ostinata a non tradire il suo credo.




Cinque weekend per girare il mondo senza uscire dall’Italia – 3° puntata

Ne abbiamo trovati altri, altri luoghi in Italia che assomigliano ad altri sparsi per il mondo, per godere della bellezza dei quali non occorre prendere un aereo, ideali per un weekend o una gita fuori porta quando potremo tornare a viaggiare.

1. Foliage come in Nord America

Difficile scegliere una sola località quando si parla di foliage, il fenomeno di straordinaria bellezza che si ripete ogni autunno e dona ai paesaggi delle nostre montagne, e non solo, colori dalle sfumature straordinarie, che sembrano uscite dalla tavolozza del pittore. Vi segnaleremo, quindi, i luoghi più belli dove ammirare lo spettacolo delle foglie d’autunno, senza bisogno di “volare” in Nord America.

Foliage in Val di Sole in Trentino

Partendo da Nord, la Val di Non, nella parte più occidentale del Trentino, è uno dei luoghi più belli per ammirare i colori delle foglie in autunno. Una combinazione magica, data dalla fusione delle foglie rosse e gialle di vigneti e meleti (famosissime le mele della Val di Non) con quelle dei fitti boschi che circondano le acque cristalline del lago di Tovel.

I meravigliosi colori della Val di Non in autunno

Foliage da brividi anche negli splendidi boschi della Valle d’Aosta, nella zona poco sopra a Courmayeur, alle pendici del Monte Bianco, e a Courtil, a pochi chilometri da Bard e dal suo castello dove il rosso delle foglie dei faggi contrasta con il verde delle conifere.

Foliage a Courmayeur

In Piemonte, sulle Alpi biellesi, si trova invece la spettacolare Oasi Zegna , un’area di circa 100 kmq voluta dall’imprenditore Ermenegildo Zegna, che mise a dimora più di 500 mila conifere, centinaia di rododendri e altre specie arboree. Percorrendo la Strada Panoramica che attraversa la Valle Cervo e arriva all’Oasi si ammirano paesaggi autunnali di rara bellezza.

Scendendo sull’Appennino Tosco Emiliano, le colline tra Piacenza e Bobbio regala panorami autunnali mozzafiato, grazie ai vigneti che sembrano prendere fuoco. Scendendo verso l’Abetone, in provincia di Pistoia, ci si immerge in boschi dai caldi colori giallo e arancio.

Andiamo poi a Sud, dove ad accendersi con i colori del foliage è la Foresta umbra, gioiello del Parco Nazionale del Gargano , in provincia di Foggia. Aceri, querce, faggi secolari e conifere regalano scorci che non hanno nulla da invidiare alle immense foreste canadesi e nord americane.

Gli splendidi boschi della Foresta Umbra

Infine, anche il Parco Nazionale della Sila, in Calabria, con i suoi splendidi boschi di faggi dalle foglie rosse e gialli sono l’ideale per ammirare il fenomeno del foliage, magari organizzando un’escursione guidata.

I coloratissimi boschi autunnali nel Parco della Sila

All’estero, invece, i paesi più belli dove ammirare il foliage sono il Canada e gli Stati Uniti. Per quanto riguarda il Canada, che ha nella sua bandiera proprio ina foglia di acero, nella provincia dell’Ontario e in particolare a Toronto, sono tutti pazzi per il foliage! I luoghi più belli dove poter osservare il fenomeno dono l’, ben 7725 kmq di foreste, laghi e fiumi, da ammirare a piedi o in canoa.

L’Algonquin Park in Ontario

Foliage da film anche nella provincia del Quebec dove pressoché ovunque si può ammirare lo spettacolo delle foglie cangianti, magari gustando un dolcissimo sciroppo d’acero. Le zone più belle sono quelle di Quebec City e del Parc National Jacques Cartier, dove si trovano aceri, abeti neri, betulle e conifere che regalano al paesaggio un caleidoscopio di colori.

Il Parc National Jacqu Cartier in Quebec

Paesaggi mozzafiato anche lungo la Niagara Parkway la strada che segue il corso del fiume Niagara, spartiacque del confine tra Canada e Stati Uniti, soprattutto nel tratto da Queenston e Niagara-on-the-Lake.

Lo spettacolo del foliage alle Cascate del Niagara

Negli Stati Uniti, invece, gli stati più belli dove ammirare i colori d’autunno sono il New England, il Maine, il New Hampshire, il Massachussets, il Vermont, il Connecticut e Rhode Island. Splendida la zona di Boston oppure si può percorrere la Kancamagus Scenic Byway, una strada panoramica di 43 chilometri che dalle White Mountains, in New Hampshire, porta fino al Vermont e attraversa foreste meravigliose.

Foliage nelle foreste del New England

2. In Maremma come nella pampa Argentina

I Butteri della Maremma toscana e laziale sono ancora oggi considerati i migliori domatori di cavalli selvaggi in tutta Italia. La loro origine è antichissima e risalirebbe addirittura all’epoca degli Etruschi. La figura del buttero, cioè “pungolatore di buoi” ha poi attraversato i secoli, fino a giungere a noi, anche se sotto forma di spettacolo tradizionale.

Uno dei luoghi dove poter ammirare i butteri all’opera, oggi, è l’Azienda Regionale Agricola di Alberese, che sorge nel cuore della Maremma Toscana, a sud di Grosseto. È una delle più grandi aziende biologiche d’Europa e raggruppa alcune delle aziende di proprietà della Regione Toscana. La presenza di grandi spazi e di animali allo stato brado rende indispensabile la figura del buttero, tutelata dalla Regione tra i mestieri a rischio scomparsa.

Nell’azienda lavorano quattro butteri che hanno il compito di controllare le mandrie, conoscono gli animali uno per uno, possono trasferirne centinaia da un luogo all’altro e si occupano anche dei cavalli, delle stalle, dei recinti. I butteri trascorrono a cavallo più di cinque ore al giorno ogni giorno dell’anno e in qualsiasi condizione atmosferica.

C’è poi l’Associazione Butteri dell’Alta Maremma che organizza manifestazioni e spettacoli per mantenere viva la tradizione legata alla figura del buttero, come la “marca” del bestiame, la cavalcata brada, i giochi di equilibrio e le galoppate coreografiche.

“Gemelli” dei nostri butteri sono i gauchos della pampa argentina, le grandi pianure che si estendono dal centro del paese fino alla costa atlantica, sede di pascoli sconfinati e paesaggi mozzafiato. La pampa è costellata da piccoli paesi che sembrano usciti da una fiaba.

Gauchos a San Antonio Areco

Uno dei principali centri della cultura e della tradizione legata ai gauchos è San Antonio de Areco , a circa un’ora e mezzo di auto da Buenos Aires. Dichiarato “centro di interesse nazionale”, tiene viva la cultura dei gauchos attraverso feste popolari, danze, rodei, tropillas, cioè l’abilità di un allevatore di domare la mandria di cavalli, ma anche attraverso la produzione di artigianato e la gastronomia tipica, come l’ottima carne alla brace.

Sfilata di gauchos

A San Antonio si trova anche il Museo gauchesco “Ricardo Güiraldes”, ospitato all’interno di una fattoria, che conserva strumenti, abiti, attrezzi e ritratti dei gauchos.

Museo della cultura gaucha a San Antonio

Ogni anno, poi, attorno al 10 di novembre, si celebra la “Semana de la Tradiciòn” che raduna i gauchos provenienti da tutto il paese e prevede sfilate a cavallo in costume tradizionale, esibizioni a cavallo, ma anche realizzazioni dal vivo di ornamenti per cavalli, e vendita di speroni, abiti, coltelli da gaucho con la tipica impugnatura in argenti.

3. Alle Eolie come alle Hawaii

Le atmosfere sono un po’ diverse, ma simili sono i paesaggi vulcanici, gli imponenti coni e i crateri che svettano su un mare cristallino, le spiagge nere e la vegetazione selvaggia. Se non potete volare fino alle Hawaii, le isole Eolie, Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Alicudi e Filicudi, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, sono l’alternativa italiana.

Veduta delle isole Eolie

Potete salire fino al cratere di Vulcano, dove il mito racconta che avesse la sua fucina il dio Efesto, percorrendo un sentiero che sembra uscire da un paesaggio lunare, tra terra gialla e fumi di zolfo, per poi ammirare dall’altro un paesaggio mozzafiato sulle altre isole e sul mare blu intenso. A Vulcanello si trova poi la suggestiva Valle dei Mostri, con le sculture naturali formate da rocce laviche. Da non perdere le spiagge nere di Porto di Ponente e la Spiaggia dell’Asino.

Il profilo dell’isola di Vulcano

Immancabile lo spettacolo della Sciara del Fuoco a Stromboli, il fiume di lava che dal cratere attivo scivola fino al mare, disegnando paesaggi sempre nuovi e mutevoli.

La Sciara del fuoco a Stromboli

Shopping, bar, ristoranti e negozi sono di casa a Lipari, la più grande delle Eolie, dove si trovano anche la Spiaggia del Canneto, dalla sabbia scura e il Belvedere Quattrocchi, uno dei siti panoramici più suggestivi dell’arcipelago. Per una natura più selvaggia, invece, ci sono le piccole isole di Alicudi e Filicudi, consigliate agli amanti del trekking per i suoi sentieri e le sue mulattiere che si immergono in una natura ancora incontaminata dove la mano dell’uomo è ancora latitante.

Alicudi e FIlicudi, sorelle selvagge

Foreste, vulcani e una natura lussureggiante caratterizzano invece il paesaggio delle Hawaii , che nell’immaginario di molti simboleggiano ancora il Paradiso Terrestre. Lontano dalla modernità dell’isola principale, le isole consentono di effettuare trekking nella natura meravigliosi.

Panorama delle Hawaii

Per esempio, sull’isola di Oahu si trova il Makapu’u Lighthouse Trail, un sentiero che conduce al faro. Da non perdere la Waimea Valley , a nord dell’isola, dove ammirare splendide cascate e una natura rigogliosa.

Il Makapu’u Lighthouse Trail

Sull’isola di Mahui, invece, valgono una visita lo Iao Valley State Park, dove si trova lo Iao Needle, una roccia lavica ricoperta di vegetazione che svetta verso il cielo, e il Pippiwai Trail, che porta alle splendide Seven Sacred Pools.

Il Iao Valley State Park

A Lanai, invece si può percorrere il Munro Trail di 11 km, che porta in cima al Lana’ihale, che con i suoi 1027 metri è la cima più alta dell’isola. Sull’isola di Kauai, invece, da non perdere una visita al Koke’e State Park, percorso per 10 km dall’Awaaouhi Trail, che si snoda nella jungla.

L’avventuroso Munro Trail

Da non perdere un’escursione nell’Hawaii Volcanoes National Park, sull’isola di Hawaii, percorrendo il Devastation Trail, un percorso segnalato di 8 km che attraversa la vallata e si è formato in seguita all’eruzione del vulcano Kilauea Iki nel 1959.

Lo spettacolare Volcanoes National Park

4. In Sardegna come a Stonehenge

Stonehenge è sicuramente unico, anche per l’alone di mistero, misticismo e mito che lo circonda. Ma un interessante paragone, con l’invito a visitare entrambi, è rappresentato da alcuni siti nuragici situati nel nord della Sardegna, nel territorio di Arzachena.

A circa 2 km dal centro storico, lungo la strada che porta a Luogosanto, si trova la splendida Necropoli Li Muri, considerato il sito archeologico più antico della Sardegna. Risalente al Neolitico, ha alle spalle cinquemila anni di storia e si caratterizza per la disposizione circolare delle pietre tombali. Una tipicità più unica che rara e ancora allo studio degli esperti. Attraverso un sentiero sterrato si arriva alla necropoli e si ammirano alcune pietre conficcate nel terreno e una tomba a galleria. Si arriva poi ai “circoli”, costituiti da lastre piantate nel terreno e disposte a cerchi concentrici con un diametro variabile da cinque a otto metri. Il sepolcro si trova al centro.

I circoli di pietra della necropoli li Muri

Da Li Muri si prende poi la Strada Li Lolghi e poi un tratto della SP 14 per arrivare, in circa 10 minuti al nuraghe La Prisgiona. A 600 metri si trova la Tomba dei Giganti di Coddu Vecchiu, una delle meglio conservate. Anche qui, la camera funeraria è circondata da una forma semicircolare composta da una serie di lastre di pietra verticali piantate nel terreno. Al centro spicca invece una stele alta 4,40 metri, la più alta rinvenuta in tutta la Sardegna.

La misteriosa Tomba dei Giganti nel territorio di Arzachena

Stonehenge non ha invece bisogno di presentazioni. Dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità è probabilmente il sito preistorico più famoso del mondo. Sorge vicino ad Amesbury, nello Wiltshire, a circa 13 km da Salisbury, Gran Bretagna. Le pietre, dette megaliti, sono disposte in circolo. Alcune, poi, sono sovrastate da altre pietre disposte in maniera orizzontale. L’attuale disposizione risale ai lavori di ristrutturazione dell’inizio del XX secolo e si suppone che la disposizione odierna rispetti quella originaria.

L’inconfondibile profilo di Stonhenge

Per quanto riguarda la datazione, la maggior parte degli studiosi sostiene che il nucleo originario sia del 3100 a.C, mentre gli ultimi interventi furono conclusi attorno al 1600 a.C. Miti e leggende si susseguono riguardo alle funzioni del famoso circolo di pietre. Alcuni sostengono che si tratti di un rudimentale osservatorio astronomico, altri di un tempio dedicato al culto del sole.

Il circolo di pietre di Stonehenge

Questa teoria sarebbe confermata dalla presenza del cerchio di pietre azzurre che si trova 3 metri dentro al cerchio principale, composto da 40 elementi alti circa 2 metri. Questo tipo di pietra, levigata naturalmente si trova anche in altri siti adibiti al culto del Sole.

Le pietre azzurre di Stonehenge

C’è poi un’altra teoria che sostiene che Stonehenge non sia altro che il fulcro di una necropoli, come dimostrano i tumuli sepolcrali sparsi nel territorio circostanze. Un altro mistero riguarda invece la sua costruzione. Le pietre, infatti, provengono da zone molto lontane e ci si chiede ancora come sia stato possibile trasportarle per una civiltà ancora primitiva.

5. Sicilia, la Scala dei Turchi come le Scogliere di Dover

Nella Baia di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, si trova la spettacolare Scala dei Turchi, una falesia di calcare e argilla dallo straordinario colore bianco immacolato. Il suo nome deriva prima di tutto dal suo aspetto, simile a una scala. Si compone infatti di terrazzamenti ondulati “scalando” i quali si poteva raggiungere la sommità e ammirare il panorama fino a Capo Rossello. Il secondo riferimento è invece ai corsari turchi, che trovavano riparo in questo punto riparato durante le loro incursioni.

La Scala dei Turchi ricorda le bianche Scogliere di Dover, nel Kent, a poca distanza dall’uscita dal tunnel sottomarino che attraversa il Canale della Manica. Composte da calcare bianco latteo, contengono diversi fossili di origine marina risalenti al Cretaceo. Le Scogliere di Dover hanno la stessa composizione di quelle di Calais, in Francia, a dimostrazione che, nei tempi dell’alba della terra, Francia e Gran Bretagna erano unite. Le scogliere sono un vero capolavoro della natura e, nei giorni più limpidi, dalla loro sommità si può ammirare il profilo della “vecchia” Europa.




A Milano con la formula delivery un weekend di gusto anche a casa

Ristoranti chiusi e voglia di mangiare qualcosa di stuzzicante? Ecco cinque indirizzi top a Milano che propongono la formula delivery o take away.

Per chi vive a Milano, ma anche per chi è di passaggio in città per il weekend (lockdown permettendo), la formula delivery o quella take away rappresentano una più che valida alternativa alla classica cena fuori. Complice l’emergenza sanitaria, i ristoranti si adattano e inaugurano servizi di pronta consegna o consegna a domicilio pensati sia per i milanesi, che per gli ospiti di passaggio.

E una volta provata, questa formula  creativa e gustosa sta diventando una nuova piacevole attrattiva. Vastissima l’offerta, per tutti i gusti  e tutte le tasche. Ecco cinque indirizzi da provare subito.

Milano con la formula delivery
Un piatto di Particolare.

Particolare Milano: dallo chef Andrea Cutillo cooking box e delivery creativo

Un servizio 7 giorni su 7 con consegna personalizzata a Milano e hinterland tramite auto. Il vino viene recapitato già in fresco (prenotandolo solo 2 ore prima della consegna).

Il Delivery di Particolare Milano, il ristorante dello chef Andrea Cutillo e del maître e sommelier Luca Beretta, propone  dalla pasta ai sughi pronti, dalla vacca vecchia galiziana alla costata di scottona, dalle ostriche al tonno rosso. Oltre a set cocktail che arrivano direttamente a casa.

Inoltre tre ricette diventano un modo divertente per riprodurre una cucina gourmet a casa: sono le nuove cooking box dello chef Andrea Cutillo, pensate per due persone. Polpo tre cotture con patata viola, olive taggiasche e sedano; risotto al Parmigiano con crudo di gamberi, pesto in polvere, pomodorini confit e lime; Tiramisù Particolare, fiore all’occhiello delle proposte per ristorante, per stupire gli amici con un tiramisù destrutturato, da realizzare con pochi passaggi.

E se si sceglie il take away, si scopre un giardino di oltre 100 mq nascosto a Porta Romana, con 26 coperti all’interno e circa 40 nel giardinetto esterno arredato da piante e luci soffuse.

Particolare Milano, via Tiraboschi 5, tel.+39 0247755016.  

Milano con la formula delivery
Tra le specialità di Acquada, le uova cotte a bassa temperatura.

Acquada di Sara Preceruti:  ingredienti scelti e un video per cucinare

Famosa per le sue  proposte caratterizzate da forti contrasti, gioco di equilibri, consistenze e temperature, la giovane chef Sara Preceruti crea un sistema tutto suo per il delivery:  un menu  raccontato in video, per avvicinarsi il più possibile ai piatti del menu autunnale che fino a poche settimane fa potevano essere consumati nel suo ristorante Acquada.

Ogni piatto arriva a casa dei clienti con l’invito a seguire passo passo le indicazioni di Sara e del suo staff per la cottura delle pietanze, grazie ai video appositamente girati e montati affinché siano facili da seguire, chiari e divertenti. I clienti possono consultarli tramite QRCode, ma anche sul sito del ristorante nella sezione delivery.

Non solo. Oltre ai piatti del menu, è possibile ordinare marmellate preparate nella cucina del ristorante, piccola pasticceria, e pane e grissini, mentre nei prossimi giorni saranno disponibili paste fatte in casa, sottoli e sottaceti. E più in là, il panettone firmato dalla chef, una novità assoluta per la sua cucina.

Il servizio di consegna a domicilio viene effettuato direttamente dallo staff di Acquada e la stessa Sara Preceruti si impegna al massimo per consegnare e raccontare i piatti ai clienti. Per ordinare basta collegarsi al nuovo shop online.

Acquada, via Eugenio Villoresi 16.

Milano con la formula delivery
Gyoza al vapore con salsa di Wagamama.

Wagamama: le specialità della cucina pan-asiatica

Un packaging eco-sostenibile che rispecchia il forte impegno aziendale verso l’ambiente contiene deliziose e nutrienti bowls di ramen, profumate zuppe di noodles, il tradizionale donburi, il riso cotto a vapore e servito con carne, pesce o verdure, il teppanyaki, i famosi ravioli giapponesi gyoza, fino ai piatti iconici di Wagamama come il pollo al katsu curry.

Wagamama, regno della cucina pan-asiatica, è aperto a Milano nelle due sedi di CityLife, all’interno della Food Hall dello Shopping District, e di Via S. Pietro all’Orto in centro.

Un vero viaggio sensoriale in un mondo di profumi e sapori speziati in linea con le tendenze della nutrizione moderna, naturale e salutare. E la nuova App offre al cliente una molteplicità di servizi immediati, tra cui l’ordinazione del servizio take-away e l’accumulo di punti che garantiranno promozioni e vantaggi.

Wagamama

 

Cavoli a merenda:  prelibatezze eno-gastronomiche nel centro storico

Un nuovo menu ogni mese dell’anno, e sempre  materie prime selezionatissime, nell’assoluto rispetto della stagionalità. Nel ristorante Cavoli a Merenda, un vero e proprio salotto del gusto, raffinato ed elegante, si può esser sicuri di trovare cura per ogni dettaglio e per  ogni piatto.

La consegna per le cene a casa è avviato con il nuovo servizio  “Cavoli a Casa!”: un delivery  interamente ecologico, in quanto si utilizzano materiali 100% compostabili e le consegne vengono fatte con mezzo elettrico.

Le prenotazioni vanno effettuate inviando un messaggio al 338.46.79.513 entro le 18.00 da martedì a domenica. Dopo le 18.00 è necessario telefonare.

www.cavoliamerenda.eu

a milano delivery
I lunch box di Cavoli a Merenda.

Earthmeals: la prima alimentazione plant-based

EarthMeals è il primo brand al mondo basato su nutrizione, mindfulness e consapevolezza:  un servizio su misura che cucina piatti pronti a base vegetale, con prodotti freschi e ingredienti bilanciati, e li consegna ogni settimana a casa, in ufficio o in uno dei punti di ritiro presenti sul territorio.

Il regime alimentare a base di ingredienti vegetali, cereali integrali e verdure,  e alimenti funzionali porta a benessere fisico e ad avere una mente più concentrata.

I piatti su  misura si scelgono sulla base di un identikit personale e un test nutrizionale gratuito, sono cucinati in modo  sano e gustoso a vapore o a bassa temperatura, e recapitati a casa in vaschette monoporzione in polipropilene, riciclabili al 100%. Quindi si può proseguire con un programma specifico personalizzato secondo i propri obiettivi.

Tutti gli ingredienti EarthMeals sono certificati OGM free, prevalentemente di origine italiana e a chilometro zero.

www.earthmeals.it

a milano delivery
I piatti di Earthmeals sono preparati “ad personam”.




Arte dal Divano: 5 mostre virtuali italiane da non perdere

Ebbene si, questa domenica vi proponiamo un nuovo capitolo della rubrica “Arte dal divano”. Sembra quasi un ricordo lontano la nostra rubrica risalente ormai al mese di Maggio. Il nuovo lockdown questa volta però non porta sciagure e cattive notizie: nuovamente infatti le grandi mostre e collezioni diventano accessibili con un colpo di click. Con un nuovo palinsesto di contenuti virtuali ricchi di competizione, i musei renderanno la vostra permanenza a casa ricca di contenuti culturali straordinari. Resterete a bocca aperta per la quantità, ma soprattutto la qualità, dei contenuti virtuali disponibili sui siti dei vostri musei preferiti. Per una visita quasi meglio che dal vivo!

Ecco di seguito le prime cinque chicche italiane che abbiamo preparato per voi:

 

Museo e Gypsotheca di Possagno con Antonio Canova – Possagno

Se volete scoprire parte dell’immenso patrimonio prodotto da questo straordinario artista, è necessario assistere a quattro appuntamenti virtuali. Con un team di esperti del museo, potrete visitare la casa di Canova, il tempio da lui progettato e perfino il giardino. Vi saranno raccontate curiosità sulla sua collezione, dalla più nota a quella meno famosa. Gli appuntamenti sono programmati per: 15, 21, 28 e 29 novembre.  Eccitante è il fatto che sarete in live, collegati direttamente con la guida che sarà felice di rispondere a dubbi e curiosità!

Sculture di Antonio Canova all’interno del Museo di Possagno

 

Museo del Novecento – Milano

Un’importante iniziativa è stata presa da uno dei più importanti musei milanesi e d’Italia. Il Museo del Novecento ha deciso di rendere virtuali alcune delle sue mostre attuali. Online infatti è la mostra “Nobody’s Room. Anzi parla”, visitabile dal proprio divano di casa tramite il loro sito e tramite Google Arts&Project (sito che vi invitiamo a visitare per le sue recenti ricche iniziative d’arte). Ma non solo, perché anche “Divine e avanguardie. Le donne nell’arte russa” (di cui vi abbiamo parlato recentemente qui) è ora fruibile sui canali social del museo.

Fotografia interno del Museo del Novecento, Piazza Duomo di Milano

 

Gallerie d’Italia con Tiepolo – Milano

Rimaniamo, anche se virtualmente, nella nostra amata città lombarda. L’evento organizzato dalle Gallerie d’Italia in onore della celebrazione dei 250 anni dalla morte di Giambattista Tiepolo era una delle iniziative più attese. Purtroppo per ora non potremo vederlo con i nostri occhi, ma potremo pregustare alcuni dei capolavori del maestro, come: San Francesco riceve le stimmate, il Banchetto di Antonio e Cleopatra, la Corsa del Carro del Sole e Ulisse scopre Achille tra le figlie di Licomede. La voce narrante sarà interpretata da un ospite d’eccezione: Giandomenico. È il figlio del maestro barocco e ci invita a tuffarci in un suggestivo viaggio nel Settecento. Quindi il nostro consiglio è: accendete gli schermi e fatevi trasportare nel mondo fatato dell’arte.

Giovanni Battista Tiepolo, la stigmatizzazione di San Francesco

 

Uffizi con Wright of Derby. Arte e Scienza nelle “Ipervisioni” – Firenze

Fin dalla scorsa primavera il palinsesto di contenuti virtuali degli Uffizi era subito saltato agli occhi come uno dei più ricchi. Ma, in questo autunno, si sono addirittura superati! L’alta definizione delle immagini viene congiunta a varietà e qualità dei contenuti. Non si tratta però di una semplice mostra virtuale. Il mese scorso, infatti, direttamente dalla National Gallery di Londra, è arrivata una delle opere più famose della storia della scienza: una tela settecentesca di Joseph Wright of Derby. Con maestria e attenzione l’artista ha riprodotto un esperimento svolto su un uccello, dipinto come se fosse una scena sacra o storica. Il museo degli Uffizi ha voluto, virtualmente, collocarla all’interno dello stesso contesto in cui è nata con lo scopo di svelare quanti più dettagli possibili nascosti all’interno della meravigliosa opera.

Arte e Scienza nelle “Ipervisioni” di Joseph Wright of Derby, National Gallery

 

Museo Archeologico con Lascaux 3.0 – Napoli

L’obbiettivo di Napoli invece è quello di farvi fare un tuffo nel passato, ma questa volta nell’estremo passato! Parliamo infatti del Paleolitico e della Grotta di Lascaux. Si tratta di un tesoro artistico e storico di un’unicità rara, diventato nel 1979 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO. Ricco di contenuti e video, il sito del Museo Archeologico vi accompagnerà passo passo in questa nuova avventura. Ecco qui di seguito una piccola anteprima video:

Crediti immagini: siti delle istituzioni (link inseriti)




Mazda, una storia lunga 100 anni: Origine e segreti del marchio premium giapponese

Per celebrare al meglio i 100 anni di Mazda compiuti proprio nel 2020, la nostar Redazione ha deciso di visitare un posto molto speciale battezzato Miataland. Parliamo di un resort situato in Umbria, a pochi chilometri da Todi che si presenta come un luogo magico per tutti gli amanti di auto e soprattutto dell’apprezzatissima MAzda Mx-5, la spider più venduta di tutti i tempi.

Questa coutry house 5 stelle è frutto dell’impegno e della passione di Andrea Mancini, il più grande collezionista italiano di Mazda MX-5. Mancini conserva ed utilizza i suoi preziosi 39 esemplari di Miata nel suo resort, dove appassionati di tutto il mondo possono venire ad apprezzarle da vicino e addirittura fare un giro panoramico su una di esse.

 

Mazda: storia e segreti del marchio nipponico

Dopo aver visitato Miataland, il nostro weekend Premium continua alla scoperta dell’affascinate storia del marchio fondato ad Hiroshima. Parliamo di un lungo secolo di storia iniziato in maniera umile e successivamente caratterizzato da una costante voglia di emergere e di offire prodotti sempre più innovativi e all’avanguardia. La Casa di Hiroshima ha dovuto superare nel corso della sua lunga esistenza una serie di sfide che sembravano insormontabili, inoltre è riuscita a sviluppare tecnologie sofisticate e futuribili per il loro tempo, senza dimenticare le novità stilistiche in grado di fare scuola in tutto il settore automotive.

Da fabbrica di sughero a costruttore di veicoli a tre ruote

Il primo veicolo targato Mazda

Esattamente cento anni fa, Mazda produceva sughero nella città di Hiroshima, in Giappone, ma appena un anno più tardi l’industriale Jujiro Matsuda assunse la guida della Toyo Cork Kogyo e convertì l’azienda in un primo momento in un Costruttore di macchine utensili per poi trasformarla in una fabbrica di veicoli. Nel 1931 venne messo sul mercato il primo modello battezzato Mazda-Go: si trattava di un motocarro a tre ruote sottoposto a continui miglioramenti che gli regalarono ottimi successi commerciali.

Lo scoppio della guerra e una nuova rinascita

Le cose vanno così bene che l’azienda è pronta a lanciare il primo prototipo di auto già negli anni ’40. Purtroppo però lo scoppio della seconda Guerra mondiale porterà il 6 agosto 1945 ad una catastrofe atomica. Quel giorno un aereo dell’aeronautica militare degli Stati Uniti d’America sgancia una bomba atomica su Hiroshima: parliamo di una delle pagine più terribili della storia dell’umanità che ha avuto come conseguenza oltre 200mila morti e una città totalmente rasa al suolo.

Questo evento nefasto ha spinto però la popolazione locale verso una vera e propria rinascita sociale, economica e culturale. la produzione di motocarri riprese già pochi mesi dopo la fine della guerra, mentre  la prima autovettura – la Mazda R360 – debuttò nel 1960 registrando un enorme successo commerciale in tutto il paese e aumentando di conseguenza l’apprezzamento nei confronti del neonato segmento delle kei-car, ovvero quelle piccole vetture molto apprezzate in Giappone.

Una rivoluzione tecnologica chiamata Wenkel

Mazda RX-8

Appena un anno dopo, ovvero 1961, Mazda siglò un accordo di licenza con la casa automobilistica tedesca NSU per lo sviluppo e la realizzazione dei suoi nuovi motori rotativi Wankel compatti e leggeri, realizzando in questo modo una cosa che il resto del mondo riteneva fosse impossibile.

Nel 1967 debuttò la Mazda Cosmo Sport/110S, primo modello di serie al mondo dotato di motore rotativo wenkel. Da allora ebbe inizio un vero e proprio mito tecnologico che portò alla nascita di modelli iconici del calibro della RX-7, oltre alla vendita quasi due milioni di vetture a motore rotativo. Questa futuristica tecnologia fui impiegata con successo anche nel motorsport: nel 1991 Mazda fu infatti il primo costruttore asiatico ha vincere la mitica 24 Ore di Le Mans con la Mazda 787B a quattro rotori, unica vettura al mondo ad aver primeggiato in questa competizione con un motore senza pistoni.

Mazda Mx-5: la Regina delle spider

Mazda MX-5, 2009

Un’altra data che rimarrà impressa per sempre negli annali della storia della storia dell’automobile è il 1989, anno del debutto della Mazda MX-5, una due posti scoperta dalle misure compatte e divertente da guidare, capace di conquistare nel corso del tempo il cuore di milioni di appassionati. Realizzata nel corso degli anni in ben 4 iconiche generazione, la Mx-5 mantiene saldamente in mano il titolo di spider più venduta della storia dell’automotive.

Nuove sfide tecnologie ed un’immagine premium

Mazda MX-30

Oggi la Mazda può vantare una gamma di vetture di carattere premium e dallo stile personale e accattivante, frutto il linguaggio stilistico Kodo – Soul of Motion che sta conquistando premi in tutto il mondo e continua a sfidare le convenzioni. L’azienda Giapponese sta inoltre puntando ancora molto su tecnologie molto avanzate e rivoluzionarie, come ad esempio i motori Skyactiv-X, in grado di unire i vantaggi del benzina con quelli del diesel. Questa nuova famiglia di propulsori a benzina vantano un’accensione per compressione, proprio così come avviene nei propulsori diesel, il tutto ottimizzato dalla presenza di un sistema elettrificato mild hybrid a 24 volt, in grado di ottimizzare ulteriormente consumi di carburante ed emissioni nocive.

A proposito di elettrificazione, la Casa di Hiroshima ha recentemente lanciato l’inedito SUV a zero emissioni MX-30, prima vettura 100% elettrica della storia della Casa nipponica. La MX-30 non è solo una vettura tecnologica ed attenta all’ambiente, ma anche una vettura dalle forme ammalianti, capace di vincere insieme alla CX-30 l’ambito riconoscimento “Red Dot: Product Design 2020”.




I Farmer’s Market di Milano portano il gusto della campagna in città

Nei Farmer’s market di Milano, o mercati contadini, si riscoprono i sapori autentici della campagna e si diventa consumatori consapevoli.

Ebbene sì, siamo chiusi in casa, limitati negli spostamenti, un po’ impauriti. Ma possiamo sempre fare la spesa. E una spesa di eccellenza, se riusciamo a scoprire prodotti di qualità, magari  a chilometro zero, venduti direttamente da contadini o allevatori.

Anche a Milano si è diffusa l’abitudine di fare la spesa nei  farmer’s market, o mercati gestiti direttamente dai contadini. Vendita diretta, dal produttore al consumatore, con una  formula tanto moderna quanto antica. Prodotti stagionali, genuini e freschissimi, a prezzi economici. Garanzia di qualità e gusto e, in qualche occasione, anche  prodotti biologici al giusto prezzo grazie alla filiera corta.

Ricordiamo anche che i mercati gestiti direttamente dai contadini offrono la possibilità di promuovere il patrimonio eno-gastronomico italiano e tenere in vita le piccole aziende agricole.

Ecco qualche suggerimento per trovarli a Milano, anche se bisogna dire che spesso questi mercatini si trovano in zone periferiche, e qualche indicazione può variare secondo le decisioni delle varie organizzazioni che li gestiscono.

farmer's market di Milano
Cascina Cuccagna si trova nel pieno centro di Milano.

Mercato Agricolo della Cuccagna (via della Cuccagna 2/4). Si svolge il martedì pomeriggio in una  cascina del Settecento,  recuperata e restaurata, che incredibilmente si trova in zona Porta Romana, quasi in pieno centro. In vendita prodotti a km 0 e filiera corta di cui è possibile conoscere con certezza la provenienza.

Mercato della Terra di Milano (via Procaccini 4). A cura di Slow Food, ospita soprattutto i produttori del Parco Agricolo Sud di Milano, una delle zone agricole metropolitane più grandi d’Europa. In vendita  ortaggi e frutta, pane, prodotti da forno, birra, pasta, formaggi. Il primo e terzo sabato del mese, dalle 9 alle 14.

La Campagna nutre la Città. Riunisce gli appuntamenti coi mercati agricoli organizzati da Cia Lombardia: il mercoledì mattina in piazza Santa Francesca Romana, il giovedì mattina in piazza San Nazaro in Brolo, il sabato mattina in piazza Durante. Fra i prodotti in vendita: ortaggi, frutta, uova, miele, marmellate, cereali, riso, zafferano, mosto d’uva, formaggi e latte di capra, vaccini, salumi, carni bovine, suine, pollami, conigli e trasformati, pasta fresca e pane.

 

mercato dei contadini
Campagna Amica organizza i mercatini degli associati Coldiretti.

Campagna Amica. Raccoglie i mercatini organizzati da Coldiretti, ha il suo punto focale nel Mercato agricolo coperto di via Friuli 10, il più grande della Lombardia. È un mercato moderno, innovativo, ubicato in uno stabile industriale ristrutturato, dove trovano posto oltre 30 produttori dalla Lombardia ma anche di altre regioni.

La Cordata. Propone tutti i mercoledì pomeriggio un mercatino nel giardino di via Zumbini 6: prodotti di imprese agricole di qualità, per valorizzare le economie locali e le relazioni di comunità. Tutti prodotti a filiera corta e, quando possibile, a Km 0, diversi da quelli proposti da un qualsiasi negozio o grande magazzino, soprattutto dal punto di vista del gusto, poiché non risentono delle lunghe ore di trasporto, della conservazione in frigorifero o di pesanti trattamenti industriali.

Tutti i venditori hanno sottoscritto un patto con i promotori del mercato e con La Cordata: l’impresa sociale mette a disposizione i suoi spazi gratuitamente, e gli agricoltori si impegnano a mantenere una politica di prezzi low cost.

E allora, nella passeggiata tra bancarelle, chiediamo ai  contadini con quale latte realizzano i loro formaggi e come li fanno stagionare; qual è la differenza tra le varie qualità di pomodori e di pere; e poi prendiamo il loro indirizzo per andare a fare la spesa, magari, direttamente in fattoria!

Rete dei Contadini. Sabato mattina in piazza Santa Maria del Suffragio, giovedì mattina in piazza Berlinguer, e ogni quarta domenica del mese in via Solari 40. Questi gli appuntamenti organizzati dalla Rete dei Contadini, che organizza mercati dove si trova – oltre alla frutta e alla verdura – carne, uova, salumi, pasta fresca, miele, formaggi e latticini, vino, succhi biologici. La particolarità di questa associazione è che consente anche di fare la spesa online con consegna a domicilio nelle zone della città adiacenti ai mercati.

Nei mercatini che fanno capo alla Rete dei Contadini si può anche fare la spesa online.