Terme aperte in inverno, sette indirizzi dove il benessere è gratuito

Voglia di relax a costo zero? Molte terme sono aperte in inverno, anche in questo periodo di pandemia. Vi proponiamo sette indirizzi per trascorrere un weekend all’insegna del benessere.

Trascorrere un weekend in una delle tante località termali gratuite in Italia è un’esperienza emozionante da vivere, all’insegna del benessere e del relax, in ogni momento dell’anno. Il nostro Paese è ricco di sorgenti termali di acqua calda di incredibile bellezza. Luoghi idilliaci nascosti nel cuore di numerose regioni. Location ricche di fascino, spesso circondate da una natura rigogliosa, dove le acque termali raggiungono temperature che arrivano a 48 gradi centigradi. Queste location sono mete ideali per una mini-fuga all’insegna del relax, cogliendo l’occasione anche per visitare suggestivi borghi tutti da scoprire.

Ecco sette indirizzi dove trovare terme aperte in inverno a costo zero, ammirando panorami mozzafiato e posti di incredibile bellezza.

 Bagni di Craveggia (Piemonte)

Per gli amanti del benessere e del trekking in montagna, sul confine italo-svizzero (a quota 986 metri sulle Alpi Lepontine), sorge una piccola sorgente termale, i Bagni liberi di Craveggia, dove l’acqua affiora ad una temperature costante di 28° gradi. Totalmente immersa nella natura dell’Alta Val Onsernone,  la sorgente consente di trascorrere momenti di relax sulla riva del fiume Isorno, consumando il proprio pic-nic sul prato o  su un tavolo di legno massiccio in un angolo della radura, circondati da un bosco incantevole.

Bagni di Craveggia.
Bagni di Craveggia.

Pur essendo in territorio italiano (Comune di Craveggia, in Val Vigezzo), queste terme si trovano geograficamente sul versante alpino della Svizzera. È possibile raggiungerle dalla parte italiana, ma soltanto a piedi, attraverso il lungo percorso escursionistico che scavalca il crinale montano, partendo da Toceno o Craveggia. Altrimenti dal versante svizzero, percorrendo in auto la valle Onsernone fino a Spruga, da dove si prosegue per una quarantina di minuti a piedi lungo la strada asfaltata. L’accesso alle vasche è libero e aperto tutto l’anno.

Bormio (Lombardia)

Bormio è una delle destinazioni di montagna più famose, ed è anche particolarmente ricca di sorgenti termali. A Bormio (foto di apertura) si trovano sia le celebri ed eleganti terme – Bagni Vecchi e Bagni Nuovi – che le suggestive e bellissime terme libere “Vasche di San Leonardo”.

Le acque termali di Bormio sono solfato-alcaline-terrose-minerali-radioattive, e sgorgano ad una temperatura compresa tra i 38 e i 41°C. Sono particolarmente indicate nel trattamento di varie patologie, come ad esempio riniti, faringiti, bronchiti e malattie reumatiche.

terme di bormio
La cosiddetta Pozza di Leonardo a Bormio.

Le Terme Libere di Bormio sono chiamate Vasche di Leonardo perché fu proprio Leonardo da Vinci per primo a parlare di queste acque e di questa località termale nel suo Codice Atlantico. Leonardo da Vinci venne infatti inviato in quest’area dal Duca di Milano Ludovico il Moro per un sopralluogo, durante uno studio idraulico del bacino dell’Adda.

Le Vasche di Leonardo si trovano fuori dalla cittadina di Bormio, lungo la strada che conduce a Livigno. Lasciata la macchina nell’area di sosta, si procede poi a piedi lungo un sentiero nel bosco, costeggiando il torrente, fino ad arrivare alle vasche naturali.

La vista è davvero particolare: una vasca di acqua azzurra immersa nel verde del bosco, un’atmosfera unica e intima. La vasca non è molto grande, e raccoglie l’acqua della sorgente prima che si riversi nel torrente Braulio. Proprietà delle acque Terme Bormio, ha effetti benefici sugli apparati respiratorio, digerente, genitale, locomotore, oltre che effetti benefici per la pelle e per i disturbi reumatici. Composizione delle acque: solfato, alcaline, terrose, minerali, radioattive. Terme sono libere e ad accesso gratuito.

Saturnia (Toscana)

Un luogo magico dove la natura e il benessere si fondono in un’esperienza unica, da provare nel cuore della Maremma toscana. Parliamo delle Terme Libere di Saturnia, considerate tra le più belle terme libere in Toscana, che si caratterizzano per la temperatura dell’acqua di 37°C alla sorgente, per le straordinarie proprietà benefiche e per la natura incontaminata.

Si tratta di un luogo che si è creato naturalmente, grazie all’azione di una cascata di acque solfuree termali e generata dal torrente termale del Gorello.  Le Cascate del Mulino  sono l’attrattiva turistica più recensita ed apprezzata della Maremma Toscana su TripAdvisor,  e recentemente sono state citate nella classifica stilata da Huffington Post sui siti turistici più importanti d’Italia. Oltre che nell’elenco delle destinazioni da vedere almeno una volta nella vita secondo il New York Times e The Guardian. Lonely Planet le considera fra le dieci migliori sorgenti termali benefiche in Europa.

Le Cascate del Mulino a Saturnia.
Le Cascate del Mulino a Saturnia.

Le Cascate del Mulino si trovano lungo la strada provinciale SP10, che unisce Montemerano e Saturnia. Arrivando da Montemerano è possibile fare una sosta nel punto panoramico lungo la provinciale, da cui si può ammirare tutta la vallata di Saturnia. Lcascatelle (così le chiamano i locali) viste da lontano sembrano il disegno di una cartolina. Sono aperte 24 ore al giorno, tutti i giorni, anche in inverno, e l’ingresso è gratuito. Presso le cascate del Mulino si trovano un bar e un parcheggio, sempre aperti.

Bagni San Filippo (Toscana)

Il cuore della Val d’Orcia custodisce uno dei gioielli termali più belli. Si trova alle falde del Monte Amiata e si tratta di Bagni San Filippo. Un piccolo paese nel sud della Toscana, tra la Val d’Orcia e il Monte Amiata, conosciuto fin dall’antichità per le calde acque termali che qui hanno creato un paesaggio magico di bianche formazioni calcaree, cascatelle e piccole vasche calde.

Inoltrandosi nei boschi appena fuori dal borgo, il visitatore potrà scegliere se approfittare dell’acqua di zolfo che sgorga dalle rocce del Fosso dell’Acqua Bianca, o se attraversare il ponticello più avanti e immergersi nelle piscine fangose dette della “Balena Bianca”.

Bagni San Filippo
Le concrezioni calcaree a Bagni San Filippo.

Il nome del borgo si deve a Filippo Benizi, priore dell’ordine fiorentino dei Servi di Maria, che qui trovò rifugio per sottrarsi all’elezione al soglio pontificio durante il conclave di Viterbo del 1296. Tuttavia Bagni San Filippo era conosciuto come centro termale già in epoca romana. Poi nel corso del ‘500 Cosimo de Medici decise di restaurare le terme restituendo loro fama e prestigio, grazie anche alla citazione nell’opera Mandragola di Niccolò Machiavelli.

Oggi tutti coloro che vogliono passare un po’ di tempo all’insegna del relax e del benessere a Bagni San Filippo possono essere ospitati nel nuovo albergo collegato allo stabilimento termale Nuove Terme San Filippo, dove si trovano una piscina e una cascata d’acqua a 37 °C.

Bagno Vignoni (Toscana)

Nel cuore della Val d’Orcia, in prossimità della Via Francigena, Bagno Vignoni è  un caratteristico borgo tutto da scoprire. Il paesino si caratterizza per la presenza, in Piazza delle Sorgenti, di una grande vasca cinquecentesca di acqua termale che sgorga dalla sottostante sorgente naturale.

La vasca era già utilizzata in epoca romana, e qui si bagnarono personaggi del calibro di Papa Pio II, Caterina da Siena e Lorenzo de’Medici, attirati dalle straordinarie proprietà benefiche e curative delle acque.

bagno vignoni
La piscina termale di Bagno Vignoni corrisponde alla piazza centrale del paese (ph. Discover Tuscay)

Le acque, che sgorgano nella piscina del paese, vengono oggi fatte defluire verso il Parco Naturale dei Mulini. L’acqua termale è composta da carbonato di calcio e ferro, cloruro di sodio, solfato di calcio, magnesio e sodio; ha una temperatura di 38°C ed è particolarmente indicata per la cura di disturbi osteo-articolari, malattie artroreumatiche, problemi broncopolmonari.

Giunti sul posto, vale la pena visitare anche il Parco dei Mulini: qui infatti fino alla fine del 1800 i mulini sfruttavano l’energia dell’acqua delle sorgenti termali. Oggi non sono più in funzione, ma la visita al parco è di grande interesse storico.

Piscine Carletti (Lazio)

Situata a circa 2,5 Km dal centro di Viterbo,  la zona ipertermale gratuita delle Piscine Carletti è situata in prossimità dell’incrocio tra strada Terme e Strada Tuscanese. L’acqua ha una temperatura in uscita di circa 58°C, ed alimenta diverse vasche che sono meta di molti viterbesi e di turisti.

Le Piscine Carletti a Viterbo.

La zona è servita da un grande parcheggio gratuito non custodito molto vicino alla sorgente, ma non dispone di altri servizi. L’area è circondata da aree a prato dove volendo ci si può sdraiare per un momento di totale relax.

Alle piscine Carletti è molto gradevole fare il bagno anche in inverno vista l’alta temperatura delle acque che, all’interno delle pozze, rimane sempre calda. Il bar-trattoria più vicino è a circa 250 metri (La Felicetta).

Ischia (Campania)

Grazie alla sua natura vulcanica, Ischia si configura come uno dei maggiori centri termali d’ Europa. A seconda della loro composizione, le acque ischitane sono un rimedio curativo per patologie quali reumatismi, artrosi, nevralgie, fratture, strappi muscolari, disturbi femminili, malattie dell’apparato respiratorio e malattie cutanee.

La baia di Sorgeto è un vero e proprio parco termale a cielo aperto, gratuito e accessibile tutto l’anno. Si tratta di una cala a forma di mezzaluna, circondata da pareti rocciose in verticale dove le acque termali calde sgorgano direttamente in mare.

baia di Sorgeto a Ischia
Nella baia di Sorgeto (Ischia) le acque termali sgorgano direttamente in mare.

Sorgeto è una delle località più sbalorditive dell’isola. La sua posizione riparata dai venti del quadrante meridionale consente la frequentazione di questo angolo di paradiso anche nei mesi invernali. Per arrivarci, bisogna scendere oltre 200 scalini (il che potrebbe non essere alla portata di tutti). In estate l’alternativa è il comodo servizio taxi-boat da Sant’Angelo.

Chi vuole fare un bagno caldo invernale può andare anche alle Fumarole, il tratto di spiaggia dei Maronti cui si accede dalla Madonnella, la parte alta del borgo di Sant’Angelo. Questo caratteristico tratto di spiaggia è famoso tra l’altro per la particolare usanza di cuocere pollo al cartoccio, patate e uova sode sotto la sabbia, che raggiunge i 100 gradi di temperatura.




Le terme italiane sono aperte e accolgono gli ospiti in sicurezza

L’ultimo DPCM che ha messo l’Italia in semi-lockdown ha chiuso piscine, palestre e centri benessere. Ma le terme italiane sono aperte, nel pieno rispetto delle regole anti-Covid.

Difficile orientarsi in questo periodo tra i vari DPCM che vengono emanati dal governo, le ordinanze regionali, i suggerimenti dei medici. Fatto sta che gli stabilimenti termali – dopo la recente chiusura di palestre, piscine e centri benessere – si sono viste piovere addosso una valanga di disdette da parte di ospiti che avevano effettuato prenotazioni.

Disdette che hanno lasciato decisamente interdetti gli operatori del settore. Dal momento che gli stabilimenti termali non rientrano nelle categorie blindate dal DPCM. Ma tant’è, come si diceva, la confusione è tanta.

le terme italiane sono aperte
Un massaggio ayurvedico presso il centro Ayurmana.

Per questo Federalberghi Terme ha diramato un comunicato in cui mette i puntini sulle i. “Il nuovo decreto – evidenzia Emanuele Boaretto, presidente dell’associazione – prevede espressamente che gli stabilimenti termali muniti di presidio sanitario (di fatto, la stragrande maggioranza delle terme italiane) possono continuare ad offrire i propri servizi. Si tratta di un riconoscimento importante, che sancisce le condizioni di sicurezza in cui operano le aziende termali italiane, con protocolli rigorosi, anche grazie alla presenza del personale medico e sanitario.”

Le terme italiane sono aperte, e lavorano in sicurezza

Anche il Coter (Circuito Termale Emilia Romagna) ci ha tenuto a precisare che le 24 strutture aderenti “continuano ad operare e ad erogare i propri servizi in totale sicurezza, insieme per proteggere la salute dei propri clienti”.

Apertissimi anche gli hotel che hanno fatto dei trattamenti termali il loro punto di forza. Come Villa Eden, a Merano. Grazie alla stretta collaborazione tra lo staff del Longevity Medical Center, l’Azienda Sanitaria locale ed esperti di fama internazionale, Villa Eden ha raggiunto lo status ufficiale di “Covid Safe Hotel”. Il protocollo sanitario è rigorosissimo, e prevede tra l’altro che possano accedere alla struttura solo persone con un test coronavirus negativo (che si può effettuare anche nel Medical Center all’arrivo).

 

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Una struttura a Riccione Terme.




La Moringa, dall’India alla Sardegna per un pieno di salute

Di Manuela Fiorini

Appena qualche settimana fa, camminavo per le vie di Arzachena, suggestivo comune capoluogo della Costa Smeralda, nella magnifica Sardegna, per visitare “Arzachena in fiore”, manifestazione tutta “green” che trasforma le vie del centro storico in un grande e rigoglioso giardino, con piante, fiori, aiuole e mercatino di prodotti tipici, biologici, curiosità.

A un certo punto, eccolo “l’assaggio che non ti aspetti”, quello che colpisce prima la curiosità, poi l’olfatto, infine ti conquista con il gusto, al punto da volerne sapere di più. Mi offrono un pezzetto di “carta da musica”, la sfoglia di pane sottilissima tipica della Sardegna, con spalmato un cucchiaino di pesto verde profumato e speziato, dal gusto che ricorda quello della rucola, ma più aromatico.

Conosco così la Moringa Oleifera, e mi faccio raccontare la sua storia (e le sue proprietà) da Domenico Vargiu, titolare dell’Impresa Agricola Samor – Moringa di Sardegna, a Sassari, la prima in Sardegna in cui si coltiva la Moringa e si producono i suoi derivati per uso alimentare, primo tra tutti il gustosissimo pesto.

La Moringa, l’”Albero dei Miracoli”,

Le origini della Moringa Oleifera sono nell’India Settentrionale, da qui si è poi diffusa nei paesi a clima caldo, come il Sud Est Asiatico e l’Africa, i Caraibi, l’America Meridionale, grazie alla sua grande adattabilità ai terreni impervi e alle condizioni climatiche sfavorevoli. Anche in Italia, oltre alla Sardegna, ha trovato un habitat ideale in Sicilia, in Puglia e nelle regioni del Sud in genere, dove il clima è più caldo-secco.

Usata fin dall’antichità nell’alimentazione, contiene alte concentrazioni di proteine, 18 aminoacidi e 9 aminoacidi essenziali, vitamine e sali minerali, tra cui calcio, ferro, potassio, con effetti benefici sulla salute, al punto da essere considerato un vero e proprio superfood. Ha infatti proprietà antinfiammatorie, antimicrobiche, aiuta a tenere sotto controllo la glicemia e i valori della pressione.

Dalle foglie ai semi, gli usi in cucina

La parte più utilizzata della Moringa sono le foglie. Noi, per esempio, abbiamo assaggiato un buonissimo “pesto” a base di foglie sminuzzate, sale e olio extravergine di oliva. Ottimo sulle bruschette, ma anche sulle uova, sulla carne e nelle frittate.

Qualche fogliolina cruda nelle insalate aggiunge un gusto sfizioso. Senza contare il pieno di vitamine (A, gruppo B, e C) a cui si aggiungono calcio, ferro, potassio, magnesio, fosforo, zinco e sodio.

Facendo essiccare le foglie, anche se in questa versione si perde la concentrazione di elementi benefici, e sminuzzandole, si possono preparare infusi, tè, ma anche aggiungere a salse, zuppe e minestre.

Da tempo inseriti nell’alimentazione delle popolazioni dell’Asia Meridionali, i baccelli ancora immaturi della Moringa si possono invece consumare bolliti per fare il pieno di fibre, e minerali come potassio, magnesio e manganese.

Dai semi, buonissimi anche bolliti o tostati, invece, si ricava un olio brillante, dal colore giallo oro, che ricorda un po’ il nostro extravergine di oliva, chiamato olio di Ben, dal sapore dolce e aromatico.

Ricco di acido oleico e di acido beenico, ha la peculiarità che, con il tempo, non irrancidisce proprio per l’alta presenza di antiossidanti. Oltre all’uso alimentare può essere impiegato in cosmetica per le sue proprietà emollienti, nutrienti e idratanti.

Le radici, invece, si possono tagliare alla julienne e aggiunte alle insalate, oppure grattugiate su zuppe e minestre. Infine, ai frutti di Moringa vengono attribuiti dalla medicina tradizionale proprietà afrodisiache.

Curiosi? Ecco allora una ricetta sfiziosa a base di moringa.

Spaghetti alla Moringa con gamberetti

Ingredienti per 4 persone

  • 60 gr di foglie fresche di Moringa (o 1 cucchiaio di polvere di Moringa)
  • 50 gr di foglie di basilico
  • 2 spicchi di aglio
  • 40 gr di pinoli tostati
  • 40 gr di pecorino grattugiato
  • 100 ml di olio extravergine di oliva
  • 70 gr di gamberetti sgusciati
  • 350 gr di spaghetti
  • Sale e pepe

Tritare in un frullatore le foglie fresche di Moringa il basilico, l’aglio, i pinoli tostati e l’olio d’ oliva e creare una crema morbida, aggiungendo eventualmente poco acqua calda). Aggiungere il pecorino e la polvere di Moringa e mescolare il tutto. Soffriggere i gamberetti con l’olio e condire con sale e pepe. Mettete a cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolateli, poi mescolateli e saltateli in padella per qualche minuto con il preparato a base di Moringa e i gamberetti.

INFO

Samor – Impresa Agricola, via A. Pigliaru 3 (SS), tel 389/9931344

www.moringadisardegna.it

www.facebook.com/pg/samormoringa




Un bagno? Sì, ma di suoni

Di Manuela Fiorini – foto di Matteo Gelatti

Non solo nel mare, al lago, alle terme e in tutte quelle situazioni che richiedono la presenza di acqua…C’è anche il Bagno di Suoni, una tecnica olistica che consente di essere “avvolti” dai suoni che riproducono quelli degli elementi della natura, generati da strumenti dall’origine antica e legati alle diverse culture del mondo.

Benessere per corpo e mente

Il Bagno di suoni, pur non sostituendo alcuna terapia medica, rilassa tutto l’organismo, donando a chi lo riceve un senso generale di benessere e armonia. Gli effetti si prolungano fino a 2/3 settimane dal “bagno”, durante le quali di ci sente più creativi, sicuri di sé e determinati. Tra i benefici “fisici”, invece, c’è il riequilibrio del sistema nervoso autonomo, del sistema cardiovascolare, endocrino e immunitario. Migliorano anche i disturbi causati da ansia e stress.

“Secondo la Medicina tradizionale Cinese”, ci spiega Matteo Gelatti, musicista olistico, “nel nostro corpo sono presenti dei centri energetici, chiamati meridiani, attraverso i quali scorre l’energia vitale che alimenta le funzioni fisiche, psichiche ed emotive. Il Bagno di suoni agisce secondo la “legge di risonanza”, un principio universale secondo il quale, quando due corpi vibrano con la stessa frequenza, si riconoscono e si attraggono”.

Durante il “bagno” vengono messi in vibrazioni più strumenti. Le onde sonore vengono quindi “assorbite” dal nostro organismo e si diffondono a tutti i nostri sistemi energetici attraverso l’acqua, elemento di cui siamo fatti per circa il 65%.

Come si fa un Bagno di suoni

Un “bagno” dura circa 60 minuti e non richiede nessun impegno fisico o mentale. Non ci sono quindi controindicazioni. Ci si stende su un materassino, in un ambiente confortevole, che può essere un centro yoga, una stanza, oppure, nella bella stagione, anche all’aperto. Non esiste uno “spartito” e la scelta degli strumenti e dei suoni viene lasciata al “Maestro” che può adattarli alle situazioni e alle persone.

Nella prima fase le persone vengono invitate a svuotare la mente attraverso la voce e il canto armonico, per poi passare a strumenti “rilassanti”, che riproducono suoni simili a quello dell’acqua, come il “bastone della pioggia”.

C’è poi una fase centrale dove entrano in scena i gong, che vengono suonati con intensità crescente per aiutare a liberarsi dalle tensioni. Nella terza fase, vengono invece utilizzati suoni che trasmettono leggerezza, come l’hang, oppure radicamento, come il tamburo o il didjeridoo che riportano alla percezione del proprio corpo. Infine, c’è una fase di risveglio che avviene con campanellini e koshi per trasmettere un senso di pace.

Suoni e strumenti dal mondo

Nel Bagno di suoni non si utilizzano strumenti convenzionali, ma legati alle culture più o meno antiche del mondo, e che riproducono i suoni della natura. Lo strumento principale è il gong, che secondo la tradizione orientale riproduce il suono primordiale dell’Om e racchiude l’energia dell’Universo.

Le campane tibetane, invece, sono originarie della cultura sciamanica himalayana, mentre i cimbali, sono usati dalle popolazioni tibetane per indurre la meditazione. Dall’India Meridionale arriva lo shruti box, utilizzato spesso insieme al flauto indiano o per accompagnare il canto. La kalimba è uno strumento di origine africana, mentre il didjeridoo è il tipico strumento a fiato degli aborigeni australiani il cui suono allenta le tensioni e induce il rilassamento.

Altri strumenti che possono essere utilizzati nel “Bagno di suoni” sono le conchiglie marine, il più antico strumento a fiato della storia dell’uomo, il tamburo sciamanico, che con le sue vibrazioni profonde rinsalda il legame con la Terra, il Koshi, uno strumento più recente dal suono cristallino, l’Ocean drum, un tamburo che riproduce un suono simile alle onde del mare o al frusciare nel vento, e l’Hang, un altro strumento a percussione con sonorità che suggeriscono leggerezza.

Per provare il Bagno di suoni

Volete provare il “Bagno di suoni”? L’occasione è sabato 17 agosto, nella splendida cornice di Grazzano Visconti, in provincia di Piacenza, tra i borghi medievali più belli d’Italia.

Nell’ambito della Notte degli artisti, dalle 17, le vie del borgo si riempiranno di musicisti, giocolieri, maestri del fuoco e ci sarà la possibilità di provare alcuni Assaggi di Suono, tra gong, campane tibetane, hang e didjeridoo. L’ingresso alla manifestazione è gratuito. Parcheggio € 4.

INFO

www.matteogelatti.it




STRESS DEL VOLO? ANSIETA’? CLAUSTROFOBIA? ECCO 7 MOSSE ‘ANTI-STRESS’ E… UNA DRITTA AMERICANA

DI CESARE ZUCCA  –
Si chiama ‘aviofobia’ ed è piuttosto comune 1 persona su 6 ha paura di volare. Quindi se in arereo  difficilmente ti rilassi e facilmente hai paura, ecco 7 mosse ‘anti-terrore’…
1) Le buone abitudini
Riposarsi prima di partire per evitare che la stanchezza amplifichi il malessere
Distrarsi con un libro, un lettore mp3, il pc e qualsiasi altra cosa pro-relax
Chiudere gli occhi e lasciarsi andare, magare con una mascherina salva occhio
In casi estremi ansiolitici in gocce o pastiglie.


2) Cuscino and Friends
Per chi è ancora vittima di insofferenze a bordo e paranoie in volo, ecco il rimedio: relax! Sono stati inventati un’infinità di gadget anti-stress, come mascherine antiluce fornite di tappi antirumore e cuscinotti salvacollo e salva lato B.

Vanno dall’antiallergico all’ergonomico a quello da ancorare al sediel, fino a quello terapeutico imbottito di grano saraceno. Dai un’occhIata ai cuscini di Magellan’s, gonfiabilie abili di promette di attutire la corsa e fornire supporto. SkyMall ne vende uno riscaldato, mentre Cabeau.com propone il suo evolution cooling pillow.

3) Let’s play!
Molto richiesto è il seat pack pratico contenitore a tre tasche da ancorare allo schienale di fronte per avere sottomano tutto ciò che può servire, dal passaporto a una mini lozione rinfrescante. Durante il volo, la mente va distratta, quindi portarsi a bordo qualche gioco o passatempo, come gli scacchi, il mitico Monopoli e il popolarissimo gioco delle parole Scrabble, tutti rivisitati, magnetizzati e riadattati allo spazio dell’aereo.

Qui a New York tutto questo si trova da Flight 001 negozio-aereo nel West Village, presente anche a Los Angeles, Chicago e San Francisco e i cui prodotti sono reperibili anche online, ma sono certo che, con un po’ di ricerca, si possono trovare anche in Italia.


4) Occhio alla pelle
Il volo disidrata e raggrinzisce. Khiel’s, la più antica e rinomata fabbrica americana di creme per il corpo, presente anche in Italia, propone una linea di prodotti a base di ginseng tibetano e fiori di cactus studiati appositamente per il volo, come il midnight recovery concentrate e l’idratante 24/7 activate moisturizer per l’arrivo dopo un lungo viaggio, il facial fuel eye per‘sgonfiare’ gli occhi e poi ancora il first class per le mani, mentre per il viso basterà una spruzzata diel magico spay in-flight refreshing facial mist.


5) Let’s drink!
Evitare bevande eccitanti, come il caffè o alcoolici. Come alternativa, prova i magici drink di Cocktail Kit, preparati da mixare al vostro liquore preferito (che ti può essere fornito solo da un assistente di volo)A scuola del coraggio


6) A scuola!
Pare infallibile il corso online Fearless Flyer” (Viaggiatore senza Paura) di EasyJet capitanato, è proprio il caso di dirlo, da un Capitano di Volo della compagnia.


7) E per finire…
Una dritta americana per voi e per i vostri amici timorosi.
Wear a hat! Mettiti un cappello! Una ricerca eseguita a Boston, ha scientificamente provato che la semplice azione di indossare un cappellino può ridurre la paura e farti sentire più al sicuro.
Insomma, volare bene, sereni e arrivare splendidi!




PARTI IN VACANZA? GLI ORDINI DELLE PROFESSIONI SANITARIE SONO UNA TUTELA PER LA SALUTE

Tanti Ordini Professionali in un’unica Federazione TSRM PSTRP, che ti potrà essere utile se in vacanza o in città dovrai rivolgerti ad un professionista. Ecco di che cosa si tratta

 Di Dafne Cervi

TSRM PSTRP…non si tratta di un Codice Fiscale, bensì delle sigle appartenenti ad una Federazione che raggruppa tanti ordini professionali che sia in vacanza che in città ti potranno essere utili.

Dallo studio dentistico al negozio di ottica, dall’ambulatorio di logopedia alla sala diagnostica di risonanza magnetica: che si tratti di una visita di routine, di un percorso terapeutico complesso o di un esame strumentale di alta tecnologia diagnostica, le situazioni in cui molti di noi si avvalgono dell’operato dei professionisti della salute sono pressoché quotidiane.

Gli Ordini Professionali, che cosa dice la legge

Da quasi un anno, ogni cittadino ha una garanzia in più: tutti i professionisti sanitari – non solo i Medici, quindi – hanno l’obbligo di iscriversi all’ordine professionale di riferimento. Lo ha stabilito la Legge di riforma Lorenzin, indicata anche più formalmente come Legge 11 gennaio 2018, n. 3.

Tutti gli Ordini neoistituiti sono poi riuniti in un’unica Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica (TSRM) e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, che rappresentano ben 19 profili professionali.

I vantaggi per medici e cittadini

“La prima cosa che vorrei sottolineare è la complessità del progetto che stiamo portando avanti”, dice Alessandro Beux, presidente della Federazione nazionale.

I numeri sono rilevanti se guardiamo il numero dei professionisti coinvolti: 33mila circa tra Tecnici di radiologia e Assistenti sanitari, e circa 200mila per le alte 17 professioni, per un totale che a fine censimento dovrebbe attestarsi intorno ai 230.000 iscritti.

I vantaggi di riunire in un unico Ordine gli operatori di 19 professioni della salute sono sostanzialmente tre. Il primo è un censimento dei soggetti abilitati a operare sul territorio italiano, che farà sì che coloro che ne hanno titolo potranno continuare a esercitare, mentre coloro che non hanno i titoli necessari saranno costretti a interrompere l’esercizio abusivo di una professione sanitaria. In sostanza, sarà più facile di prima contrastare chi esercita con un titolo di studio falso o non adatto.

“Il secondo grande vantaggio è relativo alla interprofessionalità, cioè il collegamento e la collaborazione stretta tra professioni che si trovano a operare nello stesso luogo fisico. Grazie agli Ordini delle professioni sanitarie le differenze che caratterizzano i singoli operatori non saranno più motivo di separazione tra le professioni, ma elemento di ricchezza di un’unica grande famiglia di professionisti sanitari”.

Il terzo vantaggio è la condivisione delle risorse, che andrà a vantaggio dell’efficienza e, soprattutto, della qualità e della sicurezza delle prestazioni sanitarie. Un altro importante vantaggio è relativo alla formazione continua, importante per il mantenimento e l’aggiornamento delle competenze dei professionisti.

“Al di là dell’aspetto burocratico e contabile, noi puntiamo a far sì che ogni iscritto segua un percorso formativo coerente e di qualità, in grado di implementare le competenze davvero utili al professionista all’interno del suo specifico contesto lavorativo”, ha sottolineato Beux. “

D’ora in poi, quindi, chiunque potrà andare sul sito http://www.tsrm.org/ e, attraverso l’albo unico nazionale, verificare se il professionista sanitario a cui si sta rivolgendo è iscritto ad uno dei 61 Ordini territoriali.




HAI LA CATARATTA? NESSUN PROBLEMA CON LE NUOVE LENTI “EVOLUTE”

Tutto è pronto. Le valige sono state fatte e l’itinerario definito. Avete deciso per una vacanza all’aria aperta, in bici, un pochino diversa dalle solite ferie a cui eravate abituati. Da alcuni mesi però avete notato che non avete più la solita vista. Gli oggetti sembrano offuscati, la visione sembra quasi avvolta nella nebbia. Niente paura. Può essere la cataratta, l’opacizzazione del cristallino naturale che abbiamo nell’occhio. Oggi con le tecnologie avanzate e le nuove lenti che sostituiscono il cristallino la vista potrà tornare nitida.

Di Dafne Cervi

La cataratta è stata considerata tradizionalmente una malattia della vecchiaia, e l’operazione per porvi rimedio una dolorosa necessità, spesso anche dagli esiti incerti. Niente di più sbagliato: oggi l’intervento può essere considerato come un’occasione per recuperare la vista che si aveva da giovani, correggendo in pratica tutti i difetti di vista, sia da vicino sia da lontano. Il merito va sicuramente ai progressi della medicina e delle tecniche chirurgiche, che hanno avuto un successo formidabile in termini di efficacia, di sicurezza e di tollerabilità.

Ma che cos’è effettivamente la cataratta?

“La cataratta è l’opacizzazione del cristallino, la piccola lente che abbiamo nell’occhio che svolge la funzione di focalizzare sulla retina le immagini: questa opacizzazione riduce la capacità visiva dell’occhio stesso”, dice Marco Fantozzi, medico oculista di Pescia, in provincia di Pistoia che opera presso Casa di Cura San Rossore a Pisa e tutor di Ultralaser (www.ultralaser.it) che da molti anni si occupa di cataratta. “Si tratta di una condizione parafisiologica nel senso che è un disturbo che si presenta nella quasi totalità delle persone superata una certa età, e non si può considerare una vera e propria patologia”.

Se si riceve una diagnosi di cataratta, dunque, non c’è motivo di allarmarsi, perché l’intervento è ormai di routine: è uno dei più praticati in tutto il mondo, e solo in Italia se ne fanno 650mila circa ogni anno. E gli avanzamenti sono continui.

“L’intervento di cataratta standard consiste sostanzialmente nella facoemulsificazione: il cristallino viene rotto con gli ultrasuoni; poi viene aspirato e sostituito con un cristallino artificiale”, ha aggiunto il dottor Fantozzi. “Un notevole progresso si è avuto in anni recenti con uno speciale laser, chiamato laser a femtosecondi, che emette impulsi di luce estremamente brevi: questo dispositivo sostituisce di fatto gli ultrasuoni nella frantumazione del cristallino opacizzato con una procedura robotizzata, riducendo al minimo il rischio di errori, che anche il più esperto dei chirurghi oculisti può commettere”.

La sostituzione del cristallino naturale con uno artificiale – una sorta di minuscola lente a contatto che sta dentro l’occhio invece che sulla sua superficie – è un’operazione che consente di recuperare la trasparenza della visione, tanto che i pazienti sottoposti all’intervento si meravigliano di come i colori della realtà ritornino molto più vividi. Ma il valore aggiunto è che l’intervento consente anche di correggere i difetti di vista.

Quali lenti scegliere

“Le lentine che vengono inserite possono essere monofocali, che hanno un solo fuoco immagine e per le altre distanze si necessita correzione ottica, oppure le multifocali che hanno più fuochi immagine per tutte le distanze e correggono anche la presbiopia– continua il dottor Fantozzi. “Oggi sono a disposizione anche le lenti trifiocali, che hanno tre fuochi d’immagine, per la visione lontana, intermedia e vicina, e le lenti denominate EDOF, che in pratica hanno un fuoco unico, ma anche una profondità di campo molto estesa”.

Per una perfetta visione da vicino, le più indicate sono le lenti trifocali, mentre chi ha esigenze di vedere bene nell’intermedio dovrà indirizzarsi verso le lenti EDOF: uno degli aspetti più importanti della moderna chirurgia della cataratta con correzione dei difetti visivi è l’estrema personalizzazione dell’intervento.

“Il paziente viene attentamente selezionato anche in base delle caratteristiche anatomiche dell’occhio, durante un’approfondita visita: ogni paziente ha la sua lente”, puntualizza Fantozzi. “Non dimentichiamo poi che per i pazienti con astigmatismo, sono disponibili lenti definite toriche, che correggono anche questo difetto di vista”.

La novità, le lenti monofocali evolute

Alcuni pazienti possono fare più fatica di altri ad adattarsi alla visione con le lenti multifocali, che in alcuni casi producono fastidiosi aloni. Altri soggetti possono non avere un occhio adatto all’impianto delle multifocali. A tutte queste persone viene incontro ora l’ultima novità tecnologica: le lenti monofocali “evolute”.

“Si tratta di lenti disponibili da pochi mesi, che per le loro caratteristiche consentono di vedere bene da lontano, come le monofocali standard, ma in compenso garantiscono una soddisfacente visione anche nell’intermedio: per queste loro caratteristiche, possono essere indicate per esempio per le persone che passano molte ore al computer e non hanno particolari esigenze di vedere perfettamente da vicino”, conclude il dottor Fantozzi. “Quindi in sostanza hanno tutti i vantaggi delle monofocali in termini di tollerabilità, ma offrono molto di più in termini di visione”.

Questo tipo di intervento è estremamente sicuro e si può effettuare ambulatorialmente nell’arco di una mezza giornata, utilizzando solo un’anestesia locale in collirio. Il recupero post-operatorio, è estremamente breve.

INFO

www.ultralaser.it




TERME LUIGIANE, AL VIA LA NUOVA STAGIONE

Tra il territorio di Acquappesa e Guardia Piemontese, in provincia di Cosenza, si trova Terme Lunigiane, le cui acque termali, note fin dai tempi dei romani per le proprietà benefiche e curative, sono le più ricche di zolfo in Europa. Perché allora non ritagliarsi un Weekend in Salus per coccolarsi un po’ e visitare la splendida natura dei dintorni, tra boschi e spiagge?

 Di Isa Grassano

«Presto prendete dalla credenza dell’olio per ungerlo e un panno per strofinarlo e portate il mio ospite alle terme più vicine, perché so che è stanco». Lo scriveva già Apuleio e, ancora oggi, le terme sono l’occasione migliore per una completa remise en forme, tra massaggi, terapie di bellezza e trattamenti per la cura ed il benessere del corpo.
Soprattutto in vista dell’estate, quando si ha voglia di concedersi le prime gite fuori porta, di staccare dalla quotidianità, di ritemprarsi, di stare bene.

L’offerta è sempre più ampia, per tutti i gusti e le tasche, secondo un ventaglio di proposte legate sia al tipo di trattamento (da quelli più classici, agli orientali, ai massaggi a base di frutta o cioccolato) che all’unicità della location da cui viene offerto. Tra le regioni del Sud spicca la Calabria con una stazione termale tra le più antiche, che riapre il prossimo 13 maggio, fresca di lavori di rinnovamento.

Parliamo delle Terme Luigiane, tra il territorio di Acquappesa e Guardia Piemontese in Calabria, che sorgono nell’ampia vallata del fiume Bagni, ricchissima di boschi ma distante soltanto poco più di un chilometro dal mare della Riviera dei Cedri. La fama del potere curativo di queste acque, che hanno i nomi fascinosi di Minosse e Caronte, è confermata persino da Plinio il Vecchio, mentre il primo documento che ne testimonia l’uso terapeutico è una lettera del 1446, firmata di San Francesco da Paola. Illustri medici come Gauthier, De Voto, Porlezza, Talenti, Messini, Frugoni ne hanno attestato poi l’eccezionale efficacia terapeutica, riportata in numerosi trattati e testi universitari.

Sono sulfuree forti salsobromojodiche e sgorgano dalle sovrastanti colline rocciose della “rupe del Diavolo” (a trecento metri d’altezza). La particolarità? Sono le più ricche di zolfo in Europa, “elemento divino” come lo chiamavano i greci e elemento essenziale dell’organismo umano, (grado solfidometrico: 173 mg/l) a una temperatura naturale di 47°C. Si arricchiscono di minerali durante la loro ascesa verso la scaturigine e vengono utilizzate così come sgorgano dalle sorgenti, arrivandoci per dislivello naturale senza che ne venga modificata la temperatura né la concentrazione di sostanze.

Wellness a 360° gradi, insomma. Da un lato le cure termali, rese uniche dall’acqua ipertermale sulfurea salsobromoiodica, e dal fango, rinomato per la sua efficacia terapeutica, dovuta alla composizione fisico-chimica e al processo di maturazione; dall’altro trattamenti estetici, prestazioni di fisiochinesiterapia, attività fisica o semplicemente momenti da dedicare al relax.

UNA PAUSA RELAX TRA IL PARCO TERMALE E IL GRAND HOTEL

 Il benessere continua nell’adiacente parco termale Acquaviva (aperto – h. 9.30-19 – anche agli ospiti esterni alle strutture alberghiere delle Terme, con l’acquisto di un ingresso a 12€ per adulti (15€ ad agosto), dove è piacevole perdersi tra una lussureggiante vegetazione. Tre piscine calde ad acqua termale fluente (ma anche una piscina di acqua dolce), un idromassaggio terapeutico con getti d’acqua a pressione, il nuoto controcorrente.

A disposizione, i distributori di fango termale per un’applicazione personale, dalle insuperabili qualità terapeutiche e cosmetologiche. Si cosparge tutto il corpo, ci si mette al sole finché il fango non si asciuga completamente, poi ci si sciacqua con docce di acqua termali. La pelle appare subito più vellutata e morbida al tatto. La sensazione di benessere è amplificata dalla vista spettacolare sui paesaggi circostanti, mentre le turbo docce rilassano i muscoli, garantiscono effetti tonificanti e accendono il buonumore.

Accanto spicca il Grand Hotel delle Terme, collegato, con un passaggio interno, allo stabilimento Therme Novae, offre 125 confortevoli camere. Fiore all’occhiello la cucina, particolarmente curata e leggera, che si alterna con piatti della tradizione calabrese.

In occasione dell’apertura del Grand Hotel c’è anche uno speciale pacchetto valido dal 31 maggio al 2 giugno che comprende pensione completa con prima colazione a buffet, pranzo e cena serviti a tavola. Accesso illimitato al Parco Termale “Acquaviva” per 3 giorni, 1 ora di percorso relax nella SPA del Centro Benessere “AME-Acquaviva”, 2 trattamenti a scelta, tra applicazione di fango caldo termale “fai da te” o un idromassaggio termale, una cena alla Pizzeria Reginella (il 31 maggio). Costo totale a persona (2 notti/3 giorni) € 125,00

I DINTORNI DA ESPLORARE

Esiste un luogo che, più di altri, vi rimarrà impresso, vuoi per la sua bellezza, vuoi per la sua forte carica evocativa: si tratta dello scoglio della Regina, il faraglione più famoso della riviera dei Cedri. Qui il mare lascia emergere dall’acqua un prezioso dono della natura che spicca in alto, quasi ad accarezzare il cielo, pronto a separare le spiagge dell’Intavolata e Acquappesa, a Nord, da quelle di Guardia Piemontese Marina a Sud.

Allo scoglio della regina è legata anche una leggenda. Si racconta che la Regina Isabella di Francia durante un viaggio, alla ricerca di medici sapienti che avrebbero potuto curare la sua sterilità, approdò per caso sulle spiagge di Guardia. Incuriosita da un flusso di acqua calda proveniente dal torrente Bagni (fiume di acqua termale) che sfocia nel mare, vi si immerse. Dopo qualche giorno scoprì di aspettare un bambino. Da allora lo scoglio, già noto come Petra Majura, venne chiamato scoglio della Regina e si diffuse subito nelle vicine contrade la notizia del suo potere rigenerante.

Dalla costa il passo è breve per scoprire i paesaggi montani dell’entroterra, i boschi di faggi e castagni o i paesi limitrofi, come Guardia Piemontese fondato da un gruppo di esuli dal Piemonte che ancora mantiene le antiche tradizioni, a iniziare dai nomi delle strade che hanno la doppia denominazione in italiano e in dialetto occitano. E si resta incantati sulla piazza Convento, che ha davanti un piccolo slargo che sembra un terrazzo, un salotto sospeso e dove si gode della brezza del mare, di fronte, e delle magiche notti stellate.

INFO

www.termeluigiane.it

Numero verde 800-231-666

COME ARRIVARE

In auto. Autostrada Salerno-Reggio Calabria. Da nord: uscita Tarsia Nord-Spezzano Terme e proseguimento per 42 km sulla superstrada delle Terme in direzione San Marco Argentano e Terme Luigiane. Da sud: uscita Falerna e proseguimento per 58 km sulla S.S.Tirrenica in direzione Amantea, Paola, Terme Luigiane oppure uscita Cosenza Nord e proseguimento per 42 km sulla superstrada per Paola, Terme Luigiane.

In treno. Stazione FF.SS. di Paola sulla linea Napoli-Reggio Calabria e autoservizi in coincidenza con tutti i treni. Le Terme Luigiane distano 16 km da Paola. Stazione FF.SS di Guardia Piemontese a 2 km di distanza.

In aereo. Aeroporto di S. Eufemia di Lamezia Terme a 74 km dalle Terme Luigiane. Possibilità di transfer alle Terme su richiesta.




Il Parmigiano Reggiano fa bene all’intestino. Lo dice una ricerca pubblicata su Nature

Il Parmigiano Reggiano è il formaggio che tutto il mondo ci invidia (e ci imita, con i nomi più strampalati e fantasiosi, primo tra tutti l’irriso Parmesan), ma ora una ricerca coordinata dal professor Marco Ventura e dalla professoressa Francesca Turroni dell’Università di Parma, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Communications, ha dimostrato che il “Re dei Formaggi” non solo svolge un ruolo nutrizionale importante nell’ambito della dieta, ma arricchisce anche il microbiota, cioè la “comunità di microbi” presente nell’intestino umano, con effetti benefici sulla salute.

Si tratta del primo studio che ha rilevato in maniera molto dettagliata la composizione delle comunità batteriche presenti nel Parmigiano Reggiano, rilevando la presenza di specie di batteri benefici presenti in tutta la produzione, sia di differenze legate al sito di produzione.

Ricordiamo, infatti, che la produzione di Parmigiano Reggiano DOP è strettamente legata alla zona di origine, stabilita per disciplinare nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e sinistra del fiume Reno e Mantova nell’area a destra del Po. A farne un prodotto unico al mondo, con un passato secolare, è anche questo microclima ideale.

Sono 330 i caseifici che lo producono, senza aggiungere additivi e conservanti e senza sottoporre il latte impiegato ad alcun trattamento termico, che non solo conserva i batteri benefici presenti, ma contribuisce a trasmettere al prodotto finale il sapore e il profumo dei foraggi assunti dalle mucche.

A ciò si aggiunge la scoperta evidenziata dallo studio: i batteri benefici presenti nel latte vaccino vengono trasmessi all’uomo attraverso l’assunzione di Parmigiano Reggiano. Tra questi ceppi batterici ci sarebbero alcune specie di bifidobatteri, microrganismi probiotici in grado di correggere e arricchire il microbiota intestinale umano.

La ricerca apre la porta a ulteriori studi sui cosiddetti “batteri degli alimenti”, cioè quella tipologia di batteri presenti in alcuni cibi e legati alla loro origine ambientale e alla possibilità di essere trasmessi all’uomo attraverso la filiera alimentare. Non solo, lo studio specifico sul Parmigiano Reggiano spinge ad approfondire come, considerato il ruolo centrale dell’intestino e del suo benessere per quello di tutto l’organismo, si possano ottenere da questo prezioso alimento ulteriori effetti benefici per la salute.

INFO: www.parmigiano-reggiano.it




È primavera! E arriva l’insonnia…

“Aprile, dolce dormire!”, recita il proverbio. Se per alcune persone l’arrivo della Primavera coincide con un aumento della sonnolenza, per circa 12 milioni di italiani, invece, la bella stagione porta con sé una cattiva qualità del sonno. C’è chi fa fatica ad addormentarsi, chi alle prime luci dell’alba è già in piedi e chi si sveglia più volte nel corso della notte. In una parola: insonnia. Una cattiva qualità del sonno, tuttavia, porta a irritabilità, difficoltà a concentrarsi, minore attenzione nelle attività quotidiane e sonnolenza durante il giorno.

Maledetta Primavera!

L’insonnia e i disturbi del sonno in generale rientrano nel cosiddetto “Mal di Primavera”, una serie di disturbi e malesseri che si presentano o si acuiscono con l’arrivo della bella stagione. E a essere più colpite sono le donne, con un rapporto di 6 a 1 rispetto agli uomini.

E la ragione è da ricercarsi nella ciclicità ormonale, che le rende più sensibili ai cambiamenti di clima, luce e temperatura. La buona notizia è che in genere si tratta di disturbi passeggeri e facilmente sopportabili e superabili. Tuttavia, se il gentil sesso è più predisposto ai disturbi del sonno, gli uomini in primavera sono più irritabili e di malumore. Vediamo allora le cause e i rimedi.

Attenzione al cambio dell’ora

Il prossimo fine settimana, nella notte tra il 30 e il 31 marzo, dovremo spostare le lancette dell’orologio avanti di un’ora. Questo prolungamento delle ore di luce, può incidere sulla cosiddetta “latenza di sonno”, cioè sul periodo che intercorre tra quando si spegne la luce e quando ci si addormenta. Anche la continuità del sonno può essere interrotta da un numero più alto di risvegli.

Con la bella stagione, poi, aumentano le ore di luce, le temperature si alzano e siamo tentati a stare all’aperto più a lungo. Con la conseguenza che si tende a cenare più tardi e ad andare anche a dormire più tardi. E, se al mattino la sveglia suona sempre alla stessa ora per andare a scuola o al lavora, matematicamente, si dorme di meno.

Attenzione anche a stare svegli più a lungo, magari davanti a TV, computer, tablet e cellulari, perché la luce artificiale influenza il rilascio di melatonina da parte dell’organismo a discapito della salute del sonno. Niente paura, però, di solito i disturbi legati al cambio dell’ora tendono a sparire nell’arco di una settimana al massimo.

Alcune persone sono più sensibili

Chi soffre di insonnia anche durante il resto dell’anno, oppure hanno un sonno disturbato e poco riposante possono risentire più di altri del passaggio alla bella stagione. Attenzione, in particolare, ai bambini, che sono molto abitudinari e potrebbero fare più fatica ad addormentarsi alla sera e ad alzarsi al mattino. Meglio, allora, mantenere lo stesso orario della nanna, anche se fuori c’è ancora un po’ di luce.

Anche le persone con il cronotipo “allodola”, cioè colore che si alzano presto al mattino e sono più attivi nella prima parte della giornata possono risentire del cambio di ora e di stagione con l’aumento delle ore di luce serali.

Che fare? Ecco alcuni consigli

Innanzitutto è buona regola prendere l’abitudine di andare a dormire sempre alla stessa ora ed evitare di fare attività sportiva la sera dopo le 20, perché fa aumentare il livello di adrenalina nel sangue, con ripercussioni sul sonno. Anche la dieta ha la sua importanza. Sì a una cena leggera, almeno tre ore prima di coricarsi, che preveda tanta acqua, verdura, carni bianche, pesce al forno o al vapore e frutta.

Anche bere un bicchiere di latte prima di andare a dormire può conciliare il sonno, poiché contiene triptofano, che favorisce il rilascio di melatonina. Sì anche a camomilla e tisane. Evitare invece caffè, tè, coca cola e altre bevande a base di caffeina, cioccolato, alcool e sigarette dopo le 16.

Prima di andare a letto, regalatevi poi un bel bagno caldo e rilassante, abbassando le luci e mettendo magari un po’ di musica. Contribuisce infatti a dilatare i vasi sanguigni, a sciogliere i muscoli, a eliminare l’acido lattico, favorendo il rilassamento e il sonno.

Attenzione anche alla temperatura della stanza da letto. Quella ideale è di circa 20 gradi. La stanza deve poi essere sufficientemente buia. Una mascherina di quelle da aereo sugli occhi può essere di aiuto. Infine, computer, cellulari e tablet dovrebbero essere spenti almeno un’ora prima di andare a letto. L’alternativa, un bel libro! Meglio se un po’ noioso…

 




Colesterolo, abbassalo alle terme

Un’ alimentazione troppo ricca di grassi, ma anche la predisposizione e stili di vita scorretti, come la sedentarietà, il fumo e l’eccesso di alcolici possono favorire l’accumulo di colesterolo “cattivo” nelle arterie, con il conseguente aumentato rischio di aterosclerosi, infarto e ictus. Per questo è importante tenere a bada i valori del colesterolo.

Un metodo naturale per combattere l’eccesso di colesterolo “cattivo” sono le cosiddette cure idropiniche, cioè l’assunzione di acqua termale con una composizione particolare, con l’obiettivo di disintossicare il fegato, il cui buon funzionamento è fondamentale per regolare il metabolismo del colesterolo.

Acqua sì, ma quale?

La cura idropinica consiste nel bere acqua termale, nella quantità e modalità stabilite dal proprio medico curante, di solito al mattino e a digiuno. Tuttavia, ogni acqua ha le sue caratteristiche e una diversa composizione. Per esempio, le acque oligominerali hanno una funzione diuretica e depurativa e possono favorire, in chi ne soffre, l’espulsione dei calcoli renali.

Acque con una composizione più ricca e complessa, come le salsobromoiodiche, le bicarbonate, le sulfuree e le solfate, migliorano invece le funzioni digestive, favoriscono il buon funzionamento della cistifellea e delle vie biliari in genere, aiutano a disintossicare il fegato, in particolare se “appesantito” da stili di vita scorretti, come eccesso di alcol, un’alimentazione troppo ricca di grassi o fumo.

La “cura dell’acqua” comincia dal medico di base

Per farsi prescrivere la cura idropinica ci si può rivolgere al proprio medico di famiglia o da uno specialista convenzionato, che formula la richiesta indicando la diagnosi, il ciclo di cure necessario e la posologia, sull’apposito ricettario del Ssn.

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale, infatti, permette a ogni persona di poter usufruire di un ciclo di cure termali una volta all’anno, due in casi particolari, a fronte del pagamento di un ticket dal costo massimo di 55 euro. Si può poi scegliere lo stabilimento termale dove effettuare le cure tra quelli convenzionati.

In alternativa, si può andare privatamente in un centro termale e sottoporsi a una visita di ammissione generale da parte del medico del centro, che a seconda della persona e delle sue condizioni di salute, potrà prescrivere la quantità e modalità di assunzione dell’acqua. Si potrà anche associare alla cura idropinica anche un ciclo di cure tra bagni, inalazioni, fanghi ecc.

Gli stabilimenti 

L’Italia è ricca di stabilimenti termali, da nord a sud. Eccone alcuni dove poter effettuare le cure per il colesterolo. ominciamo da Aosta, dove a Saint Vincent (www.termedisaintvincent.com) ci sono le terme più antiche d’Italia. Le acque hanno una composizione bicarbonato-solfato-magnesica e sono particolarmente efficaci per il trattamento della steatosi epatica, il cosiddetto “fegato grasso” e per fluidificare la bile, impedendo così la formazione dei dolorosi calcoli alla cistifellea.

Alle Terme di Pejo (www.termepejo.it), in provincia di Trento, si può invece usufruire di acque provenienti da tre fonti minerali, l’Antica Fonte, la Nuova Fonte e la Fonte Alpina. In particolare, la Nuova Fonte è un’acqua minerale con un buon contenuto di bicarbonato, ferro e anidride carbonica, utile per ridurre i livelli di colesterolo. Si consiglia l’assunzione da 1 a 4 bicchieri nell’arco della giornata.

Spostandosi in Piemonte, le terme di Bognanco (www.bognanco.it), nella provincia di Verbano Cusio Ossola, sono ricche di magnesio, la cui carenza nell’organismo può portare a un’alterazione del metabolismo dei grassi, facendo aumentare il livello di trigliceridi e di colesterolo “cattivo” nel sangue.  L’acqua di Bognanco, con una percentuale di 356 mg di magnesio per litro, può far abbassare i livelli di colesterolo del 20% e dei trigliceridi del 30%.

In Lombardia, in provincia di Brescia, le terme di Angolo (www.termediangolo.it) propongono un’acqua solfato-bicarbonato-alcalino-terrosa, la San Silvestro, e un’acqua dalla composizione solfato-calcica-magnesiaca, la Fonte Nuova, utili per  ridurre l’acidità gastrica e favorire la digestione, riequilibrare l’intestino e combattere la stitichezza, oltre che abbassare i livelli di colesterolo nel sangue.

In provincia di Verona, le fonti di Aquardens (www.aquardens.it) hanno una composizione salsobromoiodica. Con un ciclo di almeno due settimane, assumendo due bicchieri al mattino a stomaco vuoto, si possono avere benefici sulla normalizzazione dei livelli di colesterolo, ma anche un effetto depurativo generale, in quanto favoriscono la diuresi, facilitano le secrezioni gastriche e alleggeriscono il fegato.

In Emilia Romagna, le Terme di Castel San Pietro (www.termedicastelsanpietro.it) mettono a disposizione delle cure idropiniche un’acqua ad alta concentrazione di idrogeno solforato, che conferisce loro il caratteristico odore.

Presso le Terme di Riccione (www.riccioneterme.it) invece, le acque sulfuree salsobromoiodiche e magnesiche sono indicate per chi soffre di disturbi dell’apparato digerente svolgendo una funzione diuretica, antinfiammatoria, depurativa e regolatrice su fegato, vie biliari, stomaco e intestino. Favoriscono anche il metabolismo di colesterolo, trigliceridi e zuccheri.

Al Centro e al Sud

La Toscana è una regione ricca di stabilimenti termali. In provincia di Pistoia, a Montecatini (www.termemontecatini.it) diverse fonti termali forniscono acque con effetti benefici sulla regolarizzazione dei livelli di colesterolo e trigliceridi.

Presso le Terme di Casciana (www.termedicasciana.com) in provincia di Pisa, si possono fare cure idropiniche basate sull’assunzione di acqua bicarbonato-solfato-calcica che, oltre ad abbassare il colesterolo, favorisce la circolazione venosa e purifica le vie biliari.

L’Acqua Santa delle Terme di Chianciano (www.termechianciano.it)  sgorga alla fonte a una temperatura di 33°C e con un ciclo di base di due settimane, si possono avere benefici sull’abbassamento del livello del colesterolo “cattivo”.

Infine, l’acqua delle Terme di Saturnia (www.termedisaturnia.it ), in provincia di Grosseto, è particolarmente ricca di zolfo, che contribuisce a disintossicare il fegato, facilità i processi digestivi e contribuisce al miglioramento delle funzioni intestinali.

Note fin dall’antichità, le acque delle Terme di Frasassi (www.termedifrasassi.it), in provincia di Ancona, nelle Marche, contengono n’alta concentrazione di zolfo utili contro i livelli alti di colesterolo cattivo, reflusso gastroesofageo e pressione alta.

Infine, alle Terme di Sardara (www.termedisardara.it), nella provincia del Sud Sardegna, sgorgano acque bicarbonato-alcaline-sodiche la cui assunzione per un ciclo di almeno dodici giorni consente di contrastare l’acidità e abbassare i livelli di colesterolo, trigliceridi e glicemia.




Fai il pieno del “Fattore B”

La vitamina B12 non dovrebbe mai mancare nella nostra alimentazione, soprattutto a partire dai 50 anni, quando il corpo fa più fatica ad assimilarla. Ma anche le altre vitamine del gruppo B sono essenziali per il nostro benessere.

Favorisce la sintesi del DNA, aiuta la crescita, regola i cicli del sonno e dell’umore, previene la depressione e rallenta il declino cognitivo negli anziani, prevenendo Alzheimer e demenze. È la vitamina B12 una delle più importanti del gruppo B. In Italia, si stima che circa il 10% degli adulti con più di 60 anni ha una carenza di questa vitamina, poiché, dopo questa età, l’organismo può avere difficoltà ad assimilarla. L’eventuale carenza, e l’eventuale ricorso a integratori sotto prescrizione medica, si può valutare attraverso un semplice esame del sangue.

Si introduce con la dieta

In generale, tuttavia, la B12 si può introdurre con la dieta. Si trova quasi esclusivamente in alimenti di origine animale, come pesce, molluschi, uova, carne e formaggi, oltre che in alcuni tipi di alghe. L’alimento che ne è più ricco in assoluto sono le vongole. Un bel piatto di spaghetti con le vongole è in grado, infatti, di fornire la razione giornaliera raccomandata, che è pari a 2,4 microgrammi per un adulto.

Al fabbisogno di vitamina B12, poi, va affiancato quello di vitamina B9, vale a dire l’acido folico, che si trova nei legumi, nei cereali integrali, ma anche nelle fragole, meloni, kiwi, arance e agrumi.  La loro azione combinata contrasta l’invecchiamento precoce ed è utile per tenere sotto controllo il livello di omocisteina, un aminoacido collegato all’aumento di malattie cardiovascolari e aterosclerosi.

Le vitamine del Gruppo B sono in tutto sette: B1, B2, B3, B5, B6, B9 e B12. I numeri mancanti, per esempio, B4 o B7 si riferivano a sostanze poi non più considerate come vitamine.

Dove trovarla

La vitamina B1 si trova in patate, nocciole, orzo e ceci. La B2 si trova invece nel formaggio, nel latte, nelle uova e nelle mandorle. La B3 abbonda nei pomodori, nei mirtilli, ma anche nel pesce spada e nei funghi. La B5 si trova nelle arachidi, nei crostacei e nei piselli. La B6 è presente in pesci come il tonno e il salmone, ma anche nelle banane, nelle lenticchie e nelle carote.

Tutte le vitamine del gruppo B, in genere, hanno un effetto energizzante, esercitano un’azione antidepressiva e favoriscono il buonumore. Unico neo: i cibi che le contengono, in genere, sono piuttosto calorici e devono essere assunte in quantità moderare da chi segue una dieta dimagrante.

Vi lasciamo allora una ricetta per fare il pieno di vitamine del gruppo B

Gnocchetti sardi con vongole e bottarga

Ingredienti

  • 400 gr di gnocchetti sardi
  • 1 kg di vongole
  • 400 gr di pomodori ciliegino
  • 4 spicchi di aglio
  • 10 gr di bottarga di tonno grattugiata
  • 1 scalogno
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • Olio extra vergine di oliva q.b.

Pulite le vongole, poi versate in una padella un filo di olio evo e gli spicchi d’aglio. Quando saranno rosolati, toglieteli e aggiungete le vongole. Lasciate cuocere a fuoco basso e coperte, finchè non cominceranno a schiudersi. Unite quindi il vino bianco. Prendete una ciotola, appoggiatevi sopra un colino e scolate le vongole filtrando il liquido di cottura. Tenetene da parte un paio di mescoli, poi sgusciate le vongole. Lavate e tagliate a pezzetti i pomodorini, tritate lo scalogno.

Fate rosolare in una padella con un filo di olio, aggiustate di sale e di pepe. Fate appassire per 3 minuti a fuoco lento, aggiungendo qualche cucchiaio del liquido di cottura delle vongole. Quando sarà sfumato, aggiungete le vongole sgusciate e lasciate cuocere per altri due minuti. Mettete a bollire gli gnocchetti sardi in abbondante acqua salata. Scolateli al dente, poi uniteli nella padella alla salsa di vongole e pomodorini. Mescolate e servite con una spolverata di bottarga di tonno.




Camminare fa bene al cuore e all’umore

È un’attività fisica che si può fare ovunque, non richiede un’attrezzatura particolare e fa bene a tutte le età. Camminare, inoltre, è il movimento più naturale che ci sia, non richiede particolare sforzo e può essere divertente e rilassante. Si può fare da soli o in compagnia, favorendo la riflessione o la socialità.

I risultati di uno studio americano

Innumerevoli, poi, i benefici per la salute. Uno studio della Brown University, ha infatti dimostrato come passeggiare per almeno 40 minuti per due volte a settimana riduce del 25% il rischio di insufficienza cardiaca. Se, poi, si cammina a passo veloce, il rischio scende ancora, fino a raggiungere il 40%. La ricerca ha preso in esame 89 mila persone, in particolare donne di età superiore a 50 anni e senza particolari problemi cardiaci. Con la menopausa, infatti, aumento il rischio di eventi cardiovascolari.

Le persone sono state seguite per dieci anni, durante i quali sono state monitorare e registrate le variabili della camminata, tra cui la durata, la frequenza e la velocità. I dati sono poi stati elaborati da un software per calcolare il cosiddetto Met (Metabolic Equivalent of task), cioè un parametro clinico utilizzato per misurare il consumo di energia durante l’attività fisica. I risultati sono poi stati confrontati con l’insorgenza di insufficienza cardiaca.

Ne è emerso che chi aveva avuto un punteggio Met superiore era a minor rischio di sviluppare una patologia cardiaca. In particolare, chi aveva camminato regolarmente per almeno 40 minuti per due volte a settimana, la probabilità di incorrere in una malattia cardiaca era più bassa di una percentuale che andava dal 20 al 25%, mentre in chi aveva camminato a passo più veloce questa percentuale arrivava addirittura al 38-40%.

I dati hanno anche dimostrato che queste percentuali erano comuni in tutte le persone prese in esame, inclusi i soggetti sovrappeso o obesi. Camminare, quindi, fa bene al cuore ed è tutt’altro che un’attività “blanda”. Ma i benefici di una passeggiata non si fermano qui.

Camminare al freddo? Fa ancora meglio!

Soprattutto in inverno, quando le giornate sono corte e le temperature scendono, ogni scusa è buona per…non uscire di casa e rimanere a casa sul divano, rimandando una passeggiata o un’attività fisica all’aperto. Ebbene, un altro studio americano, ha dimostrato, invece, che camminare con le basse temperature potenzia addirittura i benefici apportati all’organismo da questa attività fisica.

Tra questi ci sono gli effetti positivi sull’umore, sulla regolarizzazione del ritmo sonno-veglia, nonché un miglioramento delle difese immunitarie. Il momento migliore della giornata (invernale) per una passeggiata all’aperto sono le ore centrali, quando si può godere di una luce piena, e, magari, in una bella giornata di sole. La luce naturale, infatti, contribuisce a fare aumentare nell’organismo i livelli di serotonina, il cosiddetto “ormone della felicità”, che in inverno tende a diminuire proprio per il minor numero di ore di luce.

Inoltre, la luce del sole migliora l’umore, contribuendo a contrastare la “depressione stagionale”, contribuisce alla produzione di vitamina D, combatte le infiammazioni, potenzia il sistema immunitario e aiuta l’assorbimento del calcio da parte del nostro corpo.

Un ulteriore studio dell’Università del Michigan, condotto su un gruppo di persone invitare a fare una passeggiata in un parco sia in estate sia in inverno, con temperature inferiori allo zero, ha dimostrato come proprio camminare “al freddo” migliori la memoria del 20%, oltre a ridurre la produzione degli ormoni dello stress. Inoltre, muoversi contribuisce anche alla produzione di nuove cellule neuronali, rendendo il cervello più “giovane”.

Insomma, ci sono tanti buoni motivi per uscire a fare una passeggiata, anche quando fuori fa freddo. Non avete più scuse!

 




La pizza? Uno studio dimostra che…crea dipendenza

Dici cucina italiana e dici…pizza! Non solo è il piatto più noto della nostra tradizione culinaria a livello internazionale, ma anche il più imitato, con risultati più o meno soddisfacenti, proposto in centinaia di varianti, dalle più classiche alle versioni “lusso”. E, a riconoscimento della sua genuinità e storica, “l’Arte della pizza napoletana” ha anche ricevuto il prestigioso riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Ora, però, uno studio pubblicato su Cnn Health ha dimostrato anche che la pizza…crea dipendenza! A rendercelo un elemento che “più si mangia più si mangerebbe” concorrono diversi fattori, in primis gli ingredienti, una combinazione sapiente tra grassi, carboidrati, sale e zucchero in grado di sollecitare non solo l’appetito, ma anche l’amigdala, un’area cerebrale che “rende il cervello felice”.

La pizza, poi, sarebbe in grado di “dare piacere” coinvolgendo tutti i sensi. Il suo colore, per esempio, dove domina la salsa di pomodoro, di un rosso vivo e profondo, sarebbe in grado di stimolare i “sensori della fame”. Per non parlare del suo profumo, che già dal forno fa “venire l’acquolina in bocca”, rendendocela irresistibile.

Gli studiosi hanno considerato poi anche il contesto in cui, in genere, si consuma la pizza, legato alla familiarità, all’amicizia, agli affetti e alla socialità, legandola a sensazioni di benessere. Gli studiosi non hanno preso in considerazioni sensi come il tatto e l’udito…ma qui possiamo aiutarvi noi. Volete aggiungere a tutti gli altri il piacere del “crock” di una buona pizza sotto i denti?

Inoltre, molti sostengono che per gustare al meglio la pizza si devono mettere al bando coltello e forchetta e “mangiarla con le mani”, perché acquisisce un sapore inconsciamente migliore. Quindi, se siete tra coloro che “mangerebbero pizza tutti i giorni”, sappiate che c’è una spiegazione scientifica!

 




Via gli occhiali! In viaggio con occhi nuovi

Rilassarsi in un luogo lontano da casa, assaporare un weekend fuori porta, scoprire luoghi belli e interessanti, è magnifico e lo è di più se i nostri occhi possono vedere nitidamente e mettere a fuoco paesaggi vicini e lontani.

Dopo gli “anta” però i nostri occhi, invecchiano e, ci si accorge che per guardare le lancette dell’orologio del campanile o le istruzioni su Google Map sullo smartphone è necessario allungare le braccia e aumentare il carattere. Dopo i 60 anni la vista invece diviene gradualmente annebbiata perché il cristallino naturale che abbiano all’interno del nostro occhio gradualmente si opacizza.

Questi due eventi sono comuni alla quasi totalità delle persone perché insorgono con l’avanzare dell’età. Il primo è la presbiopia, cioè il calo della vista per vicino, che si presenta appunto dopo i fatici “anta” mentre il secondo si presenta un po’ più in là negli anni, ed è la cataratta, cioè l’offuscamento del cristallino.

Dopo gli “anta” ci si vede meno chiaro

Ora i due disturbi possono essere risolti insieme, prendendo a prestito la tecnica chirurgica tradizionalmente riservata alla cataratta. Ne abbiamo parlato con il dottor Marco Fantozzi, medico oculista che opera presso due strutture d’eccellenza, la Casa di cura San Rossore (Pisa) e la Clinica San Camillo a Forte dei Marmi.

“Il cristallino, con il tempo, perde l’elasticità che aveva nell’età giovanile e s’indurisce: insorge così un deficit di accomodazione che è all’origine della difficoltà di mettere a fuoco gli oggetti vicini”, ha spiegato Fantozzi. “La cataratta invece è una condizione para-fisiologica, perché chi arriva alla vecchiaia va quasi sicuramente incontro a un’opacizzazione del cristallino, che all’interno dell’occhio ha il compito di mettere a fuoco le immagini sulla retina”.

Verso i 50-60 anni di età, si può dunque creare una congiunzione di eventi critica, in cui un occhio già da molti anni con un vizio rifrattivo, come la miopia o l’astigmatismo, si trova colpito anche da presbiopia e inizia a mostrare i segni della cataratta. In questi casi, si può considerare l’opzione di un intervento di sostituzione del cristallino con uno artificiale di nuova generazione, chiamato EDOF (Extended Depth of Focus).

Un aiuto dalle nuove tecnologie

“La caratteristica di questo cristallino è quella di essere multifocale: in sostanza, è in grado di correggere diversi difetti della vista, sia quelli da vicino sia quelli da lontano, a differenza dei cristallini tradizionali monofocali e che quindi difficilmente possono liberare dalla schiavitù di portare gli occhiali dopo l’intervento”, ha sottolineato Fantozzi. “Ultimamente si sono rese disponibili anche nuove lenti cosiddette ‘toriche’, che correggono l’astigmatismo; quindi, in definitiva, abbiamo una vasta gamma di scelte per portare il paziente con cataratta a essere sempre più indipendente dalle correzioni successive”.

Dunque, per il 50-60-enne con difetti di vista l’occasione è ghiotta: ritornare a vedere bene con una sostituzione del cristallino, o lensectomia, anche con una cataratta solo incipiente, o addirittura assente. Sempre più pazienti si avvicinano a questa metodica, e a un’età sempre più precoce, complice il fatto che si tratta di un intervento molto ben tollerato ed estremamente sicuro.

Non vedere bene significa anche perdersi spettacoli della natura come questo

L’intervento di cataratta non ha particolari controindicazioni per quanto riguarda lo stato di salute generale del paziente e della salute dell’occhio in particolare; non è un’operazione dolorosa, e viene eseguita in anestesia topica, cioè solo instillando gocce di collirio nell’occhio”, rassicura Fantozzi.

Le prospettive di recupero sono ottimali per i pazienti. I colori diventano più nitidi e si riscopre una visione che non si ricordava dai tempi della fanciullezza. E vedere meglio significa vivere meglio, perché la qualità della vista coincide spesso con la peculiarità della vita.

Dafne Cervi




Contro lo smog…mangia a colori

Con l’arrivo del freddo, in molte città italiane scattano “le giornate senz’auto” o le “domeniche ecologiche” che di fatto ci “costringono” a lasciare l’auto in garage in favore dei mezzi pubblici, oppure della bicicletta o di lunghe passeggiate. E la ragione che spinge molti Comuni a “correre ai ripari” è l’inquinamento.

Con il freddo, infatti, si usa più spesso la macchina e si accende il riscaldamento, con il risultato di fare aumentare lo smog e, in particolare, le famigerate PM10, le polveri sottili, che proprio per le loro piccole dimensioni, inferiori a 10 millesimi di millimetro, una volta inspirate superano i filtri naturali dell’organismo, riuscendo ad arrivare a bronchi e polmoni. Con danni per la salute.

Lo smog infatti crea una condizione costante di infiammazione e aumenta la quantità di radicali liberi, che con il tempo possono originare disturbi all’apparato respiratorio e cardiocircolatorio.

Un aiuto dalla dieta

Evitare del tutto lo smog è impossibile, ma si possono limitare i danni delle polveri sottili con la dieta mediterranea. Considerata da studi scientifici “la migliore del mondo”, grazie alla presenza di frutta, verdura e legumi, alimenti ricchi di antiossidanti, potenzia il sistema immunitario, contribuendo a contrastare le patologie cardiovascolari e respiratorie, ma anche l’invecchiamento precoce e le malattie degenerative.

Il consiglio è quindi quello di introdurre quotidianamente nella dieta frutta e verdura. Un buon parametro e sceglierla di cinque colori diversi: rosso, giallo, arancio, verde, bianco e viola, per assicurarsi un giusto apporto di vitamine e sali minerali preziosi per la salute, come rame, zinco, selenio. Vediamo allora qualche alimento “nemico” dell’inquinamento, scegliendo tra quelli di stagione.

La verdura, i colori autunnali del benessere

Spesso con il freddo si tende a mangiare cibi più calorici e a tralasciare la verdura. È proprio in questo periodo, invece, che bisogna assumerne di più. Tra i vegetali di stagione di colore arancione, le carote e la zucca, sono ricche di betacarotene, precursore della vitamina A, che aiuta a mantenere in salute la pelle e le mucose dell’apparato respiratorio.

Una sfumatura di benefico verde in tavola ci arriva dagli spinaci, ricchi di vitamine C ed E, ferro, calcio, potassio e folati, ma anche di betacarotene. Per un giusto apporto di vitamina C, che si deteriora con la cottura, si possono consumare anche crudi, conditi con olio extra vergine di oliva, oppure cotti al vapore o saltati in padella. Sì anche all’insalata, scegliendo una qualità a piacere, dal momento che tutte sono ricche di vitamine e sali minerali, ma anche di glucosinolati, che aiutano a depurare l’organismo.

Per tocco di rosso, la verdura “principe” sono i pomodori, che si possono trovare in tutte le stagioni. Ricchi di vitamina C e di licopene, si possono consumare sia crudi in insalata, sia sotto forma di passata, magari per accompagnare un piatto di pasta integrale, dal momento che la cottura aumenta la biodisponibilità del licopene che viene così assimilato meglio dall’organismo.

Infine, sulle tavole autunnali non dovrebbero mai mancare i cavoli, ricchi di vitamine A e C, di folati e fibre. Si possono scegliere a piacere le diverse varietà, come il cappuccio, il cavolo rosso, i cavolini di Bruxelles, la verza oppure il kale, da consumare crudi o cotti.

Le sfumature della frutta

Contro i danni dello smog, i frutti dell’autunno, come arance, mandarini, clementine, ma anche limoni, pompelmi e kiwi, che riassumono le sfumature del giallo, dell’arancio e del verde, sono considerati gli antiossidanti per eccellenza, perché ricchi di vitamina C.

Si possono mangiare così come sono, oppure sotto forma di spremute. Il consiglio è però quello di berle appena fatte, perché con il tempo la vitamina C perde le sue proprietà benefiche. No quindi alle preparazioni “del giorno prima” o a spremute conservate in frigorifero.

Un frutto un po’ “dimenticato”, forse perché troppo “brigoso” da sbucciare, è la melagrana, i cui chicchi sono ricchi di polifenoli, flavonoidi e vitamina C. Versatile e gustosa, si può assumere anche sotto forma di marmellata o di succo, oppure come ingrediente di macedonie e insalate.

Contro lo smog, benessere da bere

Soprattutto dopo una giornata fredda, l’ideale è un bel tè caldo, da scegliere tra tè verde o tè nero, o alternandoli. Questa bevanda che arriva dall’Oriente, infatti, contiene polifenoli e bioflavonoidi, nemici dei radicali liberi. Ogni occasione è buona per un tè, dalla colazione del mattino, o durante le pause per la merenda e lo spuntino. Gli Orientali, poi, lo bevono anche ai pasti principali.

Contro i radicali liberi, sì anche a tisane a base di zenzero, che si può anche aggiungere, volendo, ai cibi, sia crudo che cotto.

E ci sono anche i…peccati di gola

I golosi ne saranno felici. Perché il cioccolato fondente è ricco di polifenoli e flavonoidi, potenti antiossidanti. Meglio scegliere la versione con una percentuale di cacao superiore al 75% e non esagerare con la quantità, soprattutto se si è a dieta.

Da sola o come spuntino, si può infine assumere frutta secca. Mandorle, nocciole, noci, arachidi, anacardi e pistacchi sono ricchi di Sali minerali, soprattutto di selenio, oltre che di vitamina E. Attenzione, però, la frutta secca è molto calorica, e non bisogna superare i 30 grammi al giorno, corrispondenti a circa 4-5 noci o a 10 mandorle.